MIBACT: comunicato su decreto enti locali

15 Giugno 2015

 

News

 
Non si accettano furbizie
 

COMUNICATO     

 

Il Sole 24 Ore dell’altro giorno ha pubblicato
una versione del decreto enti locali, con all’interno un articolo, il 5, tutto
dedicato al Ministero. Un articolo che invece risulterebbe opportunamente
espunto nella sua versione definitiva, con una decisione saggia quanto tardiva.
La previsione normativa è quella da far sobbalzare sulla sedia: passaggio degli
Archivi storici, e Istituti culturali con immobili e dotazioni annesse al
MIBACT e trasferimento del relativo personale nei ruoli del Ministero, anche in
soprannumero, con tanto di pagamento a valere sul budget assunzionale del
Ministero nei limiti di 2,5 milioni di euro. Ovvero sessanta-settanta
dipendenti complessivi, una goccia nel mare degli esuberi delle Province, e un
patrimonio da tutelare ancora da definire nella dimensione, che la norma rinvia
ad un passaggio successivo. Naturalmente tutto a carico del MIBACT. Insomma,
per effetto dei processi di ristrutturazione definiti nella famosa cabina di
regia alla Funzione Pubblica, prevale l’idea che se una amministrazione assorbe
competenze ex Province ed il relativo personale se lo deve pagare come fosse
una acquisizione societaria. In cambio il MIBACT avrebbe ottenuto la bellezza
di 100 funzionari da assumere e qui viene il bello: la procedura prevista
sarebbe una selezione internazionale ed il profilo professionale, istituito
direttamente dal decreto, sarebbe quello di Direttore di Museo.  Insomma si farebbe un bando internazionale
per assumere funzionari in un profilo inesistente ed i cui contenuti sono
talmente oscuri al punto da poter definire i 100 i Guardiani della rivoluzione,
ovvero un nucleo ideologizzato di giovani funzionari da adibire in una
competenza che normalmente non può essere la sola distintiva di una prestazione
professionale ma il frutto di un percorso professionale e formativo. Quindi non
certamente un profilo che può essere posto come inquadramento iniziale. Il
tutto con buona pace delle professionalità interne, verso le quali si dimostra
pochissima fiducia, e pescando sul mercato internazionale del lavoro, a
dispetto delle decine di migliaia di laureati italiani a spasso.

Tutto questo nel mezzo di un confronto
delicatissimo sugli organici, con un intervento a piedi uniti sul sistema
ordinamentale professionale, che è materia di confronto.

Adesso, per fortuna, la norma sembra ritirata,
ma questo non basta certo a tranquillizzarci, anzi. Perchè quella norma è
rivelatrice di una tendenza, diremmo ideologica, che mal s’acconcia con la
dichiarata disponibilità al dialogo e certo dà una immagine della riforma assai
preoccupante circa le intenzioni del Ministro.

Queste sono furbizie inaccettabili, noi ci
stiamo impegnando in un confronto dalle modalità costruttive, ma non ce l’ha
certo prescritto il medico: il confronto si fa se si mantengono i patti,
altrimenti ognuno gioca la sua partita e ne vedremo delle belle.  E a questo punto diventa essenziale conoscere
ufficialmente il piano assunzionale del Ministero, che non deve essere un
segreto di stato buono per i vari agenti sindacali all’Avana a caccia di
notizie da corridoio. Lo ribadiamo: il Ministro si deve assumere le sue
responsabilità: noi abbiamo chiesto più volte un incontro, che lui
evidentemente non vuole concedere, per discutere di occupazione e di crescita
professionale. Non si vuole calendarizzare ed il motivo ci pare evidente: mani
libere su assunzioni spot, da vendere ai media come il giusto corollario della
grande riforma. Non funziona così. La questione occupazionale e   quella  
professionale

sono un problema che incide sulla carne viva dei
lavoratori e dei cittadini che il lavoro lo stanno faticosamente cercando. Non
materia di spot pubblicitario.  
Roma, 15 giugno 2015 

FPCGIL MIBACT
Claudio
Meloni

 
 
 
 
 
 

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