Dirigenza Penitenziaria – Orario di lavoro dei direttori

19 Maggio 2023

Al Direttore della Direzione generale del personale

Dott. Massimo Parisi

Dipartimento Amministrazione penitenziaria

e, p.c. Ai signori Provveditori

Loro sedi

OGGETTO : Orario di lavoro personale Funzioni Centrali

Mentre tutti gli operatori penitenziari, compresi i dirigenti direttori degli istituti, affrontano quotidianamente le note difficoltà, gestionali ed organizzative, cercando di rispettare i mille adempimenti amministrativi e tentando di mantenere serenità e sicurezza all’interno delle strutture penitenziarie, costantemente sovraffollate e afflitte da croniche carenze di risorse, la Direzione da Lei diretta con nota a Sua firma alla quale hanno fatto seguito le solerti indicazioni di alcuni Provveditori, con diligenza incomparabile ha ricordato a tutti i dipendenti la disciplina sull’orario di servizio (omettiamo di declinarne i contenuti per brevità posto che la materia è da tutti ben conosciuta).

Nonostante tale questione sia già prevista dal CCNL e debba essere meglio articolata nelle singole realtà territoriali ( essendo oggetto di contrattazione con le OOSS) in ragione delle peculiari esigenze operative, degli assetti e delle unità di personale a disposizione, la Direzione generale da Ella diretta ha valutato come non rinviabile richiamare i direttori ad applicare nei confronti dei dipendenti delle Funzioni centrali, l’orario di servizio strutturato su due rientri settimanali in luogo delle sette ore e 12 minuti (7 ore e 42 minuti con l’osservanza della pausa pranzo), limitando quindi il diritto ad avere accesso al servizio mensa ovvero, nei casi residuali, all’erogazione del buono pasto.

Tale indicazione pare dimenticare che l’articolazione dell’orario di servizio su cinque o sei giorni settimanali all’interno della maggior parte delle organizzazione periferiche, ma

anche centrali, assicura una maggiore efficacia dell’azione amministrativa consentendo una presenza più articolata e diffusa durante tutta la settimana ed in particolare nelle ore pomeridiane quando con più calma si possono affrontare questioni e predisporre approfondimenti per i quali si ha la necessità di poter contare anche sulla presenza dei collaboratori amministrativi.

Ma questo aspetto, ben noto a chi lavora in periferia, evidentemente non è stato mai volutamente preso in considerazione né tanto meno è stato portato in evidenza ai tavoli interministeriali.

Alcuni Provveditori hanno preso spunto da questa Sua iniziativa, per ricordare anche ai direttori e vice direttori di disciplinare il proprio orario di servizio secondo queste disposizioni sempre sulla scorta di note di codesta Direzione generale che ricordavano ai dirigenti che non potevano superare il tetto del monte ore di straordinario ( fissato in una risibile quota) per carenza di fondi e di attenersi all’orario di servizio.

Tutto questo è molto triste, inaccettabile e pericoloso.

Da sempre questa Amministrazione ha omesso di rappresentare al mondo delle PA ed ai governi dei diversi orientamenti politici che si sono succeduti, il peculiare lavoro svolto dal direttore penitenziario e dal personale che con esso collabora , per la sua specificità e particolarità, gestendo insieme aspetti legati alla sicurezza, al disagio sociale e ai relativi percorsi di inclusione, e che quindi riveste una connotazione unica nel panorama della pubblica amministrazione.

Inaccettabile, anche perché questa Amministrazione continua a gestire la questione penitenziaria in maniera schizofrenica!

Da un lato solleva (come necessario) le questioni un tempo emergenziali, ora purtroppo di ordinaria amministrazione, legate alle note carenze di organico, ed alle risorse mai sufficienti per affrontare e garantire la gestione delle complessità quotidiane, dall’altro da diligente impiegato adempie all’obbligo di ricordare i limiti di orario ed il tetto del monte ore straordinario. Poi se accade un “evento critico” il direttore (che è di fatto in servizio H24, senza nessuna copertura giuridica essendo vacante la relativa contrattazione ed al quale non è neanche riconosciuta la reperibilità) personalmente risponde di tutto in ossequio al noto paradigma di una responsabilità oggettiva praticamente illimitata e senza ristoro alcuno.

Prendiamo atto della performance del bravo amministratore che agisce una leadership adempitiva, ma non possiamo riconoscerci in questo modello né tanto meno apprezzarlo.

Omettiamo di ricordare il reiterato comportamento colpevole di questa Amministrazione che in 30 anni, governo dopo governo, non è riuscita a concretizzare l’accordo negoziale per la dirigenza penitenziaria.

Nonostante questa gravissima inadempienza e in assenza di norme contrattuali a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dirigenti penitenziari, questa Amministrazione ha solo umiliato e preteso da questa categoria senza essere in grado di tutelarne il ruolo, le funzioni e le responsabilità che sono dal 2005 ad oggi cresciute in proporzione esponenziale.

Prendiamo atto delle comunicazioni che sono state inviate. Da lavoratori ma anche quali datori di lavoro terremo conto degli esiti della contrattazione con le OOSS e delle istanze del personale alle nostre dirette dipendenze che come noi vive disagio per il sovraccarico di lavoro, per la frustrazione di non riuscire a fare fronte a tutte le richieste dei detenuti che spesso sono post-poste per gli obblighi adempitivi (a tratti bulimici) delle articolazioni superiori.

Come sempre adempiremo ma nel modo che il nostro ruolo ci impone: quello di utilizzare la nostra leadership emotiva; competenza professionale indispensabile per riuscire a gestire una organizzazione complessa come quella del carcere.

Spiace dovere ancora una volta rilevare la iniqua valutazione del ruolo del dirigente d’istituto penitenziario.

La Coordinatrice Nazionale della Dirigenza penitenziaria

Carla Ciavarella

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