Come Fp Cgil con una nostra delegazione abbiamo assistito ieri, giovedì 8 gennaio, in tribuna dell’aula del Senato della Repubblica al dibattito su un’interrogazione parlamentare depositata dalla vice Presidente del Senato sen. Anna Rossomando (PD), relativa alla richiesta di stanziare adeguate risorse per la stabilizzazione totale delle lavoratrici e dei lavoratori precari PNRR del Ministero della giustizia.
A rispondere per il Governo era presente il Viceministro sen. Francesco Paolo Sisto.
Purtroppo non possiamo, né apprezzare, né condividere la risposta, che si allega: sono state confermate le risorse previste dalla legge di bilancio per l’anno 2025, sufficienti appena a stabilizzare solo 3.000 dei 12.000 oggi in servizio. Ha riferito nuovamente che l’intenzione del Governo è quella di stabilizzare 6.000 unità di personale dal 1 luglio 2026, senza specificare con quali risorse si possano stabilizzare gli altri 3.000.
Ha riportato, inoltre, che è stata concordata con le organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL 2022/2024 una fantomatica prova selettiva, che servirà solo a lasciare a casa migliaia di lavoratrici e lavoratori, rappresentando la novità inserita nella legge di bilancio del 2026 di aver prorogato i termini di validità della graduatoria finale ad esito della procedura per tre anni. Peccato che senza prevedere la proroga dei rapporti di lavoro dal 1 luglio 2026 per quanti non rientrino in questa prima procedura, questa sarà l’ennesimo bacino di precari, questa volta anche disoccupati, che dovrebbero rimanere a disposizione delle amministrazioni che (bontà loro) potranno scorrerla liberamente per le loro esigenze.
Alla fine dell’audizione abbiamo avuto un incontro con la senatrice Rossomando a cui abbiamo rappresentato l’urgenza, la necessità, della stabilizzazione di tutti i precari, nell’interesse in primis dell’amministrazione poiché senza questi lavoratori molti uffici saranno a rischio chiusura, date le gravi carenze di organico che fanno segnare punte di scoperture di oltre il 50%. Oltre al diritto di queste lavoratrici e lavoratori di vedere confermata la propria permanenza a tempo indeterminato dopo 4 anni di precariato, anche alla luce dei risultati conseguiti in questi anni in termini di riduzione dell’arretrato ed efficientamento dell’attività giudiziaria.
L’Italia non può permettersi di buttare a mare il lavoro fatto anche grazie ai fondi europei del PNRR, ma ci si deve preoccupare subito di strutturare a regime il modello dell’ufficio del processo con la definizione di tutte le relative figure professionali, anche per traguardare una nuova, moderna e più efficiente organizzazione, che valorizzi tutto il personale presente negli uffici. Questa sarebbe la vera riforma della giustizia che serve al Paese in questo momento.
Se ciò non avviene, dobbiamo prendere atto che il progetto presentato in Europa per avere le risorse per assumere, digitalizzare e innovare è stato lo specchio per le allodole per incassare miliardi. Infatti, sprecare questa opportunità è un grave atto di irresponsabilità, un danno per il Paese, poiché la lentezza delle risposte alle istanze di giustizia è costata al Paese da un punto ad un punto e mezzo di PIL.
Da luglio 2026 in assenza di queste lavoratrici e lavoratori il rischio concreto è che la macchina della giustizia subirà un’importante battuta di arresto, si tornerà indietro e i tempi dei processi si dilateranno ancor più dal 2022, date le importanti carenze di organico che si continuano a registrare nel Ministero della giustizia a partire dalle 15.000 al 31/12/2024 cui si sommano le oltre 4.500 previste per il biennio 2025/2026, con l’arretrato che riprenderà a crescere in modo esponenziale e il personale tutto che sarà spinto al burnout dovendo sopperire ancora di più alle gravi carenze che si sono determinate.
La senatrice e tutto il gruppo parlamentare hanno confermato l’impegno a sostenere la vertenza come fatto finora, anche presentando degli emendamenti al DL milleproroghe in discussione ora alla Camera dei Deputati per proporre almeno la proroga al 31 dicembre 2026 finalizzata all’individuazione delle risorse necessarie nella prossima legge di bilancio a stabilizzare tutti coloro che dovessero rimanere fuori al 30 giugno 2026.
Resta fermo il nostro impegno fino alla trasformazione dell’ultimo contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, cogliendo la grande opportunità della campagna referendaria per spiegare che la vera riforma della giustizia è il buon funzionamento degli uffici giudiziari, la strutturazione a regime dell’ufficio del processo e non la separazione delle carriere.
La coordinatrice nazionale FP CGIL del Ministero della giustizia
Felicia Russo
Pubblichiamo il link della seduta
https://webtv.senato.it/webtv/assemblea/seduta-di-assemblea-n-378-1?advm=0