L’anno appena trascorso si è chiuso nel peggiore dei modi: con la firma del cosiddetto blocca-carriere, 3.000 dipendenti dell’INPS sono stati di fatto condannati all’attesa. Nel 2025 non verrà riconosciuto loro alcun differenziale e il rischio concreto è che, anche con i prossimi integrativi, le aspettative restino ulteriormente deluse: si è costruito un meccanismo che li relega in una sorta di cono d’ombra.
Sul fronte sindacale, la responsabilità è fin troppo evidente: una sola sigla ha avallato quell’impianto. Ma anche l’Amministrazione ha promosso un contratto destinato a frustrare ambizioni e professionalità di tante lavoratrici e tanti lavoratori: ex assistenti, analisti, consulenti di protezione sociale, amministrativi rimasti magari per anni nei livelli intermedi del vecchio ordinamento. Tutti finiti in un limbo.
Questo, però, non è l’unico torto ascrivibile all’Amministrazione.
Per tutto l’anno passato abbiamo evidenziato come l’attenzione verso il centro e la noncuranza per i territori stessero diventando una costante.
Al di là delle campagne d’ascolto, infatti, il Fondo è stato ulteriormente prosciugato a beneficio di posizioni apicali di dubbio valore. Siamo arrivati a quota 99 Elevate Professionalità: un profilo specialistico presente in Direzione Generale che nulla ha a che vedere con la Quarta Area.
Doveva essere, in origine, una riserva di eccellenze: uno strumento per evitare che si creassero tappi nei percorsi di carriera. È diventato invece un recinto ampio, che non sempre sembra includere funzioni realmente strategiche. Il caso più noto — che abbiamo criticato apertamente a suo tempo — è quello dell’Elevata Professionalità riconosciuta alla ex DC Benessere Organizzativo, la cui costituzione è avvenuta all’indomani della soppressione della stessa struttura che avrebbe dovuto ospitare l’EP. Singolare.
A richiamare le critiche che abbiamo formulato è intervenuto anche il Collegio dei Sindaci, che ha stigmatizzato il “continuo aumento del numero di attribuzioni di Elevate professionalità”, rilevando come la “frequente adozione, nel corso dell’anno 2025, di determinazioni in materia” fosse “sintomo di una inadeguata programmazione”.
Senza contare che, in taluni casi, non è neppure stato chiarito l’ambito funzionale che avrebbe motivato tali scelte.
Anche sul versante delle aree dirigenziali non mancano le osservazioni critiche, in particolare per lo spostamento delle aree manageriali dal territorio alla DG (14 unità).
Se l’INPS è ancora un ente di prossimità che punta alla valorizzazione dei talenti, se il suo orizzonte naturale è costruire un ambiente in cui si premiano le professionalità che producono valore pubblico, la rotta va invertita.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo