C’è qualcosa di poeticamente rivelatore nel fatto che l’unica sedicente organizzazione sindacale ad aver firmato il contratto integrativo sia anche quella che, con ammirevole pudore, ha scelto di non parlarne. Un silenzio quasi monastico: dalle clausole contrattuali alla clausura il passo, in fondo, è brevissimo.
Del resto, quando un’opera è destinata a lasciare il segno, non occorre illustrarla: basta lasciarla agire. E infatti agirà.
Noi, che difettiamo di spirito contemplativo, nei precedenti comunicati abbiamo provato a descrivere ciò che l’accordo contiene. A partire da quel raffinato congegno del blocca-carriere: un dispositivo voluto dalla sola “ragioneria” che, con elegante semplicità, disegna per moltissimi funzionari e funzionarie una prospettiva in cui la progressione economica si trasforma in un miraggio amministrativo.
Non una sospensione temporanea, ma un vero e proprio posto di blocco.
Con tanto di rafforzamento del potere dirigenziale nella valutazione individuale. Ricordiamolo agli smemorati: è stato archiviato il meccanismo di garanzia — quello che ponderava l’anzianità sulla base dell’ultimo differenziale conseguito — e sono state solennemente incoronate le pagelline (qui il dettaglio: link).
Un risultato di indubbia originalità, che fa dell’INPS l’unico ente in cui il parere del dirigente vale ben 42 punti. Vi sentite orgogliosi, sì?
Naturalmente, quando gli effetti si renderanno evidenti, qualcuno dovrà occuparsene. Qualcuno dovrà trovare soluzioni ai problemi generati da una certa disinvoltura negoziale. E, come spesso accade, toccherà a chi il sindacato lo pratica davvero — nel merito, nei tavoli, negli atti — rimettere ordine dove altri hanno firmato con leggerezza.
Abbiamo già segnalato, ad esempio, la vistosa stortura relativa agli infermieri (link): una situazione talmente paradossale da rendere necessario un appello all’Amministrazione affinché non proceda alla richiesta di restituzione di indennità già riconosciute e percepite.
In un ordinamento lineare, un contratto integrativo dovrebbe consolidare diritti; qui ci si trova invece a invocare clemenza per evitare di perdere soldi.
Questo è solo un frammento del quadro. Le criticità potenziali sono molteplici e, con ogni probabilità, emergeranno con la stessa gradualità con cui oggi si preferisce non parlarne.
Forse così si spiega il silenzio. Un silenzio discreto, quasi imbarazzato, di chi sembra voler nascondere ciò che ha messo nero su bianco. Un silenzio riempito di altri argomenti, di altre narrazioni, di bersagli più comodi.
Oh, intendiamoci: noi, come bersagli, ci prestiamo volentieri. Perché siamo l’alternativa, e abbiamo avuto il torto imperdonabile di dire che il re è nudo e che un contratto a firma solitaria nasce fragile e rischia di invecchiare peggio.
Parlare d’altro è più semplice che spiegare la ratio di un’azione contrattuale che, alla prova dei fatti, mostra crepe evidenti.
Noi continueremo a fare ciò che riteniamo doveroso: leggere le clausole, misurarne gli effetti, segnalarne le distorsioni, proporre correttivi. Nell’interesse di chi lavora e non si riconosce nell’accordicchio firmato da una ristretta minoranza.
Il resto lo farà il tempo. E, purtroppo, le buste paga.
Perché il CCNL era l’antipasto: in INPS la sappiamo più lunga.
Roma, 12.02.2026
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo