Venerdì scorso, all’ora di pranzo, la sedicente organizzazione che ha firmato in solitaria il Blocca Carriere, salvo mettere una nota a verbale con cui prendeva le distanze dalla sua stessa firma, ha annunciato trionfale: “Abbiamo sottoscritto un verbale di interpretazione autentica e abbiamo risolto le problematiche relative al sistema indennitario”.
Toni di giubilo e grande festa, il “pappapero” come cifra stilistica e un ringraziamento sentito all’Amministrazione, che ha tolto le castagne dal fuoco accettando un confronto a due, di nascosto anche alle organizzazioni firmatarie del CCNL che siedono al tavolo.
Tutto è bene quel che finisce bene? Non proprio…
1) LA LOGICA.
Domanda retorica: avete memoria storica, nel recente passato, di “verbali di interpretazione autentica”, perdipiù approvati di soppiatto, ahumm ahumm?
La risposta è no.
Perché se un contratto è scritto bene, non c’è alcun bisogno di interpretare.
Se il dettato è chiaro, non bisogna trasmettere mail furtive per chiedere incontri riservati.
Se si commettono errori, se si scrivono castronerie che minacciano la tenuta delle tutele stabilite dal negoziato, allora sì bisogna ritornare a vedersi a quattr’occhi. E di gran corsa.
Proprio quello che è accaduto.
Lo abbiamo scritto e lo ribadiamo: bisognava appellarsi alla clemenza dell’Amministrazione per mondare le criticità riportate nell’accordicchio di luglio. E la clemenza è stata infine concessa.
2) La FORMA.
Se davvero è stato scritto un verbale, se cioè l’intesa ha assunto questa forma, le probabilità che lo stesso testo debba passare dal controllo dei ministeri vigilanti crescono.
Non pensiamo sia andata così, ma nel qual caso non abbiamo dubbi sul fatto che INPS saprà spendersi per rimediare ai danni di un’intesa a perdere.
Qualche dubbio in più ci sovviene se chi ha proposto l’accordo è la stessa brillante ragioneria che nell’ipotesi originaria aveva creato un sistema bizantino di incentivi, un sistema per il quale si riconosceva un indennizzo ai lavoratori destinati ad andare in pensione (a danno di tutti gli altri) e al contempo si inibiva agli stessi l’accesso ai differenziali. Il tutto in nome dei PES.
Errori da matita rossa, che chi di dovere ha rispedito al mittente, coi rimbrotti del caso.
3) La DIATRIBA.
Gli stracci tra le organizzazioni firmatarie del CCNL ci interessano poco. Fa però fa sorridere l’idea che qualcuno sia pronto a firmare un testo che ha apertamente contestato nelle scorse settimane, recitando la parte di arruffapopolo. Siamo ai limiti della schizofrenia negoziale, e in questo la sedicente organizzazione firmataria non ha davvero tutti i torti.
Il Blocca Carriere ha talmente tante storture che appellarsi alla magnanimità dell’Amministrazione per aggiungere una firma in calce ha un significato univoco: captatio benevolentiae.
Sorprende? No. Se non ci fosse stata la remotizzazione forzata causa Covid, avremmo ancora vigenti – grazie a lor signori – le regole di un’intesa che prevedeva il lavoro agile a malapena per il 10% del personale, rimettendo all’Amministrazione ogni valutazione estensiva. Per dire la capacità di comprendere i tempi…
4) Il fattore TEMPO.
Non è un elemento marginale, è la cifra di fondo dell’accordicchio.
Si firma a ridosso delle vacanze estive, perché non faccia scalpore.
L’ipotesi diventa definitiva al tramonto dell’anno, tra panettoni e spumante.
Poi si fa un bell’incontro riparatore alla vigilia di San Valentino, lontano da occhi indiscreti.
Il sotterfugio come metodo operativo, l’opacità come strategia.
Più che una soluzione sembra l’ennesima toppa cucita in fretta su uno strappo che non si vuole ammettere. Firmano un accordo scritto coi piedi, pregano la controparte di dare un aiutino, infine celebrano “lo storico successo”. Il tutto con evidente sprezzo del ridicolo.
Un copione già visto e sperimentato. Peccato che per il mondo INPS non sia una commedia brillante ma sempre la stessa farsa. Con il conto da pagare a carico di chi lavora.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo