Vogliano scusarci le lavoratrici e i lavoratori dell’Inail se, per un istante, distogliamo lo sguardo da quelli che sono gli effetti negativi su tutto il personale INAIL dell’ipotesi di CIE 2026 e del CIE normativo 22/24.
Lo facciamo perché lo dobbiamo a chi, assieme a noi, prescindendo dall’appartenenza sindacale, agisce il proprio ruolo con onestà e buonafede nell’interesse di TUTTI.
Accade che, nella fretta di smarcare proprie responsabilità rispetto alla firma apposta ad un verbale, si ricorra alle più disparate affermazioni, più o meno offensive, pur di uscirne in qualche modo.
In questo percorso ad ostacoli, c’è il rischio che prima o poi ci si imbatta nella proverbiale buccia di banana, che nel caso in esame ha le sembianze di Don Mariano Arena, celebre boss mafioso protagonista del romanzo di Leonardo Sciascia “Il giorno della civetta”; ovvero colui che classifica l’umanità in determinate categorie.
Ora, che un mafioso possa avere una lettura negativa di coloro che non appartengono al proprio mondo, non ci stupisce. Ma che ci sia qualcuno che utilizzi quella classificazione dell’umanità per screditare rappresentanti sindacali, qualche perplessità ce la lascia, non fosse altro per il ruolo ricoperto da chi (Don Mariano), quelle parole, le pronuncia.
Sia chiaro, noi siamo fieri di non appartenere al mondo “rappresentato” dal mafioso, così come siamo certi lo sono anche le centinaia di donne e uomini che nel Sindacato TUTTO ancora ci credono e che quotidianamente mettono la propria faccia per agire sempre in favore delle lavoratrici e dei lavoratori che rappresentano.
E siamo certi che non sono avvezzi a sugellare accordi con la “parola” o con una stretta di mano, come sono soliti fare gli “amici di Don Mariano”, ma pretendono di apporre o non apporre la propria firma in calce ad un verbale: unico modo per agire la propria rappresentanza e generare effetti con efficacia erga omnes – ci auguriamo sia una lettura condivisa anche dalla stessa Amministrazione tirata in ballo rispetto a modalità “alternative”.
Ed è proprio per rispetto del lavoro e della dignità di tutti coloro che rivestono incarichi sindacali che invitiamo i nostri interlocutori a soppesare sempre le parole prima di spararle senza ragionare sul loro significato pur di “colpire” l’avversario quando non si hanno più elementi oggettivi per difendere la propria posizione, in quel caso: un bel tacer non fu mai scritto.
FP CGIL UIL FP INAIL
Alessio Mercanti Giuseppe Paglia