Ccnl Polizia Penitenziaria: Fp Cgil, “dal governo ennesima presa in giro”

15 Luglio 2026
“Il nuovo CCNL delle Forze di Polizia ad ordinamento Civile che riguarda il Corpo della Polizia Penitenziaria non migliora in misura adeguata le condizioni economiche del comparto, e, soprattutto, non tiene in alcun modo conto del disagio che si vive nelle carceri di questo Paese e che riguarda, oltre al personale detenuto, anche chi lavora negli istituti penitenziari”.
Lo afferma la segretaria nazionale Fp Cgil Giordana Pallone secondo la quale “oggi si è consumato l’ultimo atto della grande presa in giro del Governo alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria. Un Governo tanto impegnato a invocare maggiore sicurezza e ad approvare norme che aumentano le fattispecie di reato, e per nulla attento alle condizioni di chi poi si trova a dover subire le conseguenze di queste politiche miopi”.
“Non c’è nulla sul limite al lavoro straordinario (7,5 milioni di ore nel 2025!), cui troppo spesso si deve far ricorso per sopperire alle carenze di organico drammatiche negli istituti penitenziari a fronte di percentuali di sovraffollamento contrarie al senso di umanità di un Paese democratico, nulla sul benessere del personale e sulla salute e sicurezza degli operatori, nulla sulla loro formazione – evidenzia Pallone -. Tale è la consapevolezza di queste ennesime mancanze che il Governo si è apprestato a sottoscrivere un documento di generici impegni per risolvere in futuro un’altra questione tutt’ora inevasa: la tutela previdenziale per il personale della Polizia Penitenziaria, penalizzato oggi mentre lavora, penalizzato domani quando andrà in pensione. Nulla, infatti, neanche in questo contratto per la previdenza dedicata e complementare”.
“La Fp Cgil continuerà ad essere al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori del Corpo della Polizia Penitenziaria che da troppo tempo stanno affrontando una crisi senza precedenti caratterizzata da una grave carenza di organico, condizioni di lavoro insostenibili cui si aggiunge l’aumento delle aggressioni subite dovute a politiche detentive inumane. Servono risorse, servono politiche che valorizzino il personale, servono investimenti per consentire l’esecuzione penale esterna e ridurre il sovraffollamento”, conclude.
X
Questo sito usa i cookie per offrirti la migliore esperienza possibile. Procedendo con la navigazione sul sito o scrollando la pagina, accetti implicitamente l'utilizzo dei cookie sul tuo dispositivo. Informativa sull'utilizzo dei cookie Accetto