Ministero Interno – Il triste abbandono dei territori

22 Luglio 2026

Ci stiamo oramai abituando ad un sostanziale declino della presenza sui territori dei presidi di sicurezza rappresentati dalle Prefetture-UTG e dalle molteplici funzioni a supporto dell’attività istituzionale della Polizia di Stato.

Nell’ultimo piano relativo alle piante organiche predisposto dal Viminale e presentato alle OO.SS. firmatarie dell’ormai vecchio CCNL, si delinea un quadro sempre più deficitario relativo al personale sia in termini di numeri per tutte le qualifiche, sia in relazione alla corrispondenza effettiva delle necessità per rispondere alle esigenze di sicurezza dei territori.

E se tutto questo lo leghiamo alle logiche del Governo che ogni giorno parla del problema della sicurezza infilandosi dentro tutti i fatti di cronaca (dando spesso un giudizio non richiesto) ed inasprendo i toni senza indicare una strada, appare evidente che la scelta di risparmiare anche in questo settore è in perfetta contraddizione con la logica di dare maggiore sicurezza ai cittadini.

Se poi entriamo nel merito delle molteplici attività che i nostri colleghi sopportano, dovuto all’aumento delle competenze da un lato e dall’altro alla sostanziale diminuzione del personale con un aggravio del lavoro e conseguente difficoltà nell’azione amministrativa rivolta ai cittadini (per esempio nel settore immigrazione con ritardi clamorosi nel rilascio dei permessi di soggiorno e con tanti extracomunitari in attesa che creano inevitabilmente un’idea di insicurezza nel Paese), è evidente che la direzione intrapresa ormai da qualche anno preoccupa non poco.

Se infine aggiungiamo che nei prossimi anni molto personale andrà in pensione e l’organizzazione ministeriale nel suo complesso è in ritardo sui processi di informatizzazione e digitalizzazione del lavoro con scelte spesso incomprensibili in tema di investimenti in software che non seguono un filo comune, ma in cui ogni Dipartimento di fatto cammina indipendentemente senza un quadro chiaro, ognuno con le proprie società informatiche con inevitabile aggravio di spesa (alla faccia del settore dedicato all’Innovazione Tecnologica che dovrebbe sviluppare queste attività), allora possiamo tranquillamente concludere che questo piano non è affatto soddisfacente.

Il Coordinatore Nazionale FpCgil
Stefano Mirti

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