INPS – Assemblee territoriali e dintorni

27 Luglio 2026

ASSEMBLEE TERRITORIALI E DINTORNI

Care colleghe e cari colleghi, in queste settimane sto partecipando alle assemblee sul voto per la pre-intesa di rinnovo del nostro contratto collettivo nazionale di lavoro: un’occasione preziosa per incontrarvi di persona, ascoltare le vostre valutazioni sull’accordo raggiunto, in un vero e proprio esercizio di democrazia diretta che ci contraddistingue, e raccogliere le difficoltà che vivete ogni giorno. Il riscontro in termini di partecipazione attiva è stato sorprendente, segno che, anche se siamo in periodo estivo, c’è voglia di discutere e confrontarsi.

Le notizie di questi giorni lasciano intendere che si potrà arrivare alla sottoscrizione definitiva in tempi brevi: alleghiamo quindi qui un link per chi non avesse ancora avuto modo di esprimersi. Ho quindi voluto raccogliere e dare voce a tutto ciò che è emerso dalle assemblee, impegnandomi a portare le vostre istanze ai tavoli di trattativa non appena vi torneremo.

CARENZA DI ORGANICO

Un tema che ci viene segnalato con particolare insistenza, già affrontato anche nei nostri precedenti comunicati, è quello della carenza di organico, che inevitabilmente si traduce in un aggravio del carico di lavoro sul personale. Pur apprezzando gli sforzi compiuti con i concorsi attualmente aperti, a fronte di anni di totale immobilismo le colleghe e i colleghi interpellati non si sono certo espressi in maniera positiva. La realtà è che, in molti casi, le nuove assunzioni non bastano nemmeno a compensare i pensionamenti.

Quello che mi ha colpito particolarmente è il senso di appartenenza e di responsabilità delle lavoratrici e dei lavoratori, che spesso si fanno carico in prima persona della carenza strutturale, lavorando anche nei weekend o oltre gli standard assegnati, pur di garantire il servizio.

Da questa situazione ne deriva un diffuso senso di insoddisfazione: il personale neoassunto vive spesso un evidente disorientamento, trovandosi in un contesto profondamente diverso da quello immaginato prima dell’ingresso in Istituto. Dall’altra parte la frustrazione di chi è in INPS da molto tempo. Le parole che ho appuntato sono eloquenti: disagio, sofferenza, senso di abbandono, soprattutto nei territori più periferici. Un vero e proprio grido di dolore, che in alcuni casi arriva a descrivere un personale al limite del burnout, al punto da valutare persino le dimissioni, che in alcuni casi si concretizzano per approdare ad altre realtà lavorative.

METAPROCESSO

Se è questa la ricetta individuata dall’amministrazione per far fronte alla carenza di organico, le colleghe e i colleghi non sembrano affatto convinti. Da un lato lo strumento può servire a redistribuire il carico di lavoro tra le diverse sedi, dall’altro non può in alcun modo diventare la giustificazione per non ripopolare alcuni uffici, arrivando addirittura a minacciarne la chiusura con evidenti ricadute sul servizio pubblico.

Le notizie dal territorio confermano inoltre disagi per l’utenza: lo spostamento delle pratiche priva i cittadini di punti di riferimento certi. Ciò li mette in seria difficoltà disorientandoli e allo stesso modo il personale stesso si trova costretto a gestire il malcontento trovandosi a giustificare dinamiche organizzative complesse.

MOBILITÀ

Lo svuotamento delle sedi del Nord, che si registra puntualmente ad ogni apertura delle procedure di mobilità, ci lancia un segnale molto chiaro. È un fenomeno che va inquadrato alla luce di una situazione ormai evidente, legata al costo della vita, degli affitti e delle abitazioni nelle grandi città del Nord, spesso insostenibili.

Non si tratta di un capriccio individuale, ma di una scelta obbligata: non ci si può limitare a lavorare per sopravvivere, ma per costruirsi una vita dignitosa. Finché la situazione rimarrà questa, la mobilità continuerà a essere, per molti, l’unica valvola di sfogo praticabile.

Scelta che comprendiamo, per molti versi naturale e obbligata a fronte di evidenti motivazioni. Non possiamo però ignorare il malcontento di chi resta, soprattutto nelle sedi del Nord, che si ritrovano costantemente svuotate. Una situazione che spesso rischia di far scaturire una guerra tra poveri. Le ragioni sono entrambe legittime, ed è la carenza strutturale di organico – non chi sceglie di trasferirsi – il vero nodo da sciogliere.

Non possiamo quindi esimerci da una riflessione più ampia sulla reale attrattività della Pubblica Amministrazione. Il quadro complessivo che emerge – salari non competitivi, carenze di organico mai colmate, condizioni di lavoro sempre più gravose – non è frutto del caso, ma il risultato di una precisa scelta politica, quasi costruita ad arte per svuotare progressivamente gli uffici pubblici. Un disegno che, se lasciato irrisolto, rischia di preparare il terreno a future pericolose scelte di esternalizzazione dei servizi, assolutamente inaccettabili.

A pensar male si fa peccato, ma qualche volta ci si azzecca.

FORMAZIONE

Un altro tema che emerge con chiarezza dalle assemblee è quello della formazione, che spesso risulta fine a sé stessa e orientata unicamente al raggiungimento delle 40 ore imposte, più che alla crescita reale del personale e delle sue capacità professionali e operative. Per quanto sia corretto ampliare i propri orizzonti di conoscenza, non può avvenire a discapito del rafforzamento della professionalità specifica, che dovrebbe restare prioritario.

Questa impostazione ricade sul personale in due modi. Da un lato, chi è neoassunto spesso non riceve una formazione realmente adeguata, e finisce per affidarsi all’esperienza diretta dei colleghi più anziani. Dall’altro, proprio questi ultimi si trovano a dover formare i nuovi colleghi di propria iniziativa, in aggiunta al carico delle ore di formazione obbligatoria imposte, senza alcun riconoscimento per questo impegno ulteriore.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Va segnalato positivamente come il nuovo contratto tenga conto di questa criticità, inserendo a pieno titolo l’intelligenza artificiale come tema di contrattazione, di fronte a quella che si configura come una vera e propria rivoluzione industriale.

Un passaggio che riteniamo di fondamentale importanza è quello che pone la persona al centro dei processi lavorativi, definendo con chiarezza i limiti dell’utilizzo: uno strumento a supporto del lavoro, non un mezzo per governare chi lo svolge.

Un’istituzione come l’INPS, che su questo fronte si trova già un passo avanti rispetto a molte altre realtà per livello di utilizzo, ha il dovere di saper sfruttare al meglio questa occasione, facendone un’opportunità di crescita per l’organizzazione e per chi ci lavora.

SISTEMA DI VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE

Sulla stessa falsariga della formazione, viaggia il tema della valutazione della performance, i cui regolamenti vengono contestati da molti perché lasciano un margine eccessivo di discrezionalità valutativa a fronte di obiettivi che restano comuni. Un meccanismo che finisce per alimentare una vera e propria guerra tra poveri, mettendo in competizione continua colleghe e colleghi, invece di favorire un fronte comune capace di assolvere collettivamente al grande compito che l’INPS svolge per il vivere quotidiano della nostra società.

Uno dei nostri obiettivi, non appena torneremo al tavolo di trattativa, sarà chiederne una modifica, affinché questo strumento non si trasformi in un mezzo di ricatto contro chi critica eventuali modelli operativi, precludendo loro le aspettative di carriera e di progressione economica e creando, di fatto, imbarazzanti figure di yes man.

Tutto ciò ci sembra calzare a pennello sullo schema del perlomeno discutibile “dl merito”.

PROGRESSIONI

Un tema che ci preme sottolineare, e che ci viene assolutamente segnalato nelle assemblee, è quello delle progressioni economiche. L’attuale sistema, avallato da chi era al tavolo di contrattazione e ha sottoscritto in solitaria il contratto integrativo, approfittando della nostra forzata assenza, risulta assolutamente iniquo e ha finito per escludere troppi lavoratori dalla possibilità di crescere economicamente. Proseguire su questa strada porterebbe a un ulteriore sistema di premiazione riservato a una ristretta cerchia di privilegiati.

La nostra idea rimane quella di allargare la platea dei beneficiari il più possibile, puntando più su obiettivi comuni, prendendo come base di calcolo di partenza l’ultima progressione effettuata.

UN’IDEA DI SINDACATO

Un’ultima riflessione riguarda l’idea stessa di sindacato, e qui la condivisione deve partire da voi. C’è chi pensa che fare sindacato significhi disporre di un mezzo clientelare, un canale di servizio per aprire porte che altrimenti resterebbero precluse con la compiacenza di chi avvalora questa politica. Noi non siamo questo e non vogliamo esserlo: il nostro ruolo è e sarà esattamente sempre l’opposto, facendo in modo che questo non accada, vigilando che tutto si svolga nella maniera più trasparente possibile e intervenendo con decisione su chi pensa di poter

approfittare della propria posizione.

Continueremo le nostre assemblee con l’obiettivo di raggiungere più posti di lavoro possibili perché pensiamo che il nostro ruolo sia principalmente quello di ascoltarvi e se, come trapelato dalla vostra voce, la soluzione sarà quella di intraprendere delle mobilitazioni su questi temi sicuramente saremo pronti a sostenervi.

Un caro saluto

Il Coordinatore nazionale INPS
LUCA GIOVINAZZO 

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