La celebre battuta di Piero Chiambretti a Sanremo sembra il manifesto perfetto per vendere l’accordo sui differenziali INPS: un successo proclamato da una sola organizzazione, indipendentemente da ciò che ne pensano lavoratrici e lavoratori.
Peccato che la realtà, nei luoghi di lavoro, racconti tutt’altra storia.
Lo scetticismo non è un’opinione da trinariciuti: è un dato di fatto.
Un segnale chiaro, inequivocabile, che fotografa il malcontento diffuso. L’emblema di una distanza crescente tra chi firma gli accordi e chi li vive sulla propria pelle.
Questa distanza non ci sorprende: lo abbiamo scritto nei mesi scorsi che, a furia di firmare ogni accordicchio, si svilisce la stessa funzione negoziale. Se a ciò aggiungiamo la narrazione trionfalistica a dispetto delle condizioni reali di lavoro, il quadro è completo.
Chi lavora chiede rispetto del proprio percorso professionale, trasparenza e valorizzazione dell’attività svolta. Invece, tra il peso rafforzato delle pagelline (sempre più severe) e la sforbiciata data a chi potrà accedere al differenziale (tremila colleghi resteranno a bocca asciutta), abbiamo davanti un’operazione di facciata cui occorrerà rimediare negli anni a venire. E non sarà semplice. Se per qualcuno “comunque vada sarà un successo”, per chi vive ogni giorno l’INPS il giudizio è chiaro: tra assegnazioni e mobilità inevase, valutazioni individuali arbitrarie e differenziali sempre più simili a miraggi, il successo è solo della controparte.
Giuseppe Lombardo