Avevamo annunciato, già nel recente passato, la volontà dell’Amministrazione di non investire ulteriormente sul telelavoro, per orientare il lavoro a distanza sui due istituti riconosciuti dal CCNL: lavoro agile e lavoro da remoto.
Con ogni probabilità verrà quindi superato uno strumento che, come organizzazione sindacale, abbiamo fermamente difeso, perché per anni ha contribuito alla tutela delle lavoratrici e dei lavoratori di questo Ente.
Dicevamo in premessa che è un esito che non giunge inatteso. Anche perché, in tutto il 2025, non era stato fatto alcuno sforzo di equiparazione del trattamento economico, con l’anomalia – vistosa, evidente – di distinguere la platea dei lavoratori a distanza in due categorie, inibendo soltanto ai fruitori del telelavoro la possibilità di maturare il buono pasto.
Era, già quello, il segnale più evidente di una volontà di relegare in soffitta uno strumento che pure ha funzionato per oltre un decennio, in un contesto tecnologico e professionale diverso, diventando un elemento di tutela per situazioni di particolare fragilità.
Se questa è la cornice, lo sforzo da compiere è quello di non far coincidere tale scelta con un’erosione del perimetro dei diritti di chi opera in Istituto, magari prospettando una riduzione dell’orario di lavoro, con conseguenze dirette anche sul piano retributivo e un prevedibile riflesso sull’ampliamento delle disuguaglianze di genere.
Diventa quindi essenziale che la tutela finora garantita dal telelavoro trovi continuità quasi speculare attraverso accordi individuali di Smart working/lavoro da remoto realmente ispirati alla salvaguardia delle esigenze “dell’utente interno”, una linea uniforme e non subordinata a interpretazioni discrezionali dei singoli dirigenti sul territorio che hanno già prodotto un Istituto in cui troppo spesso si procede a macchia di leopardo.
L’indirizzo espresso finora, ne diamo atto, va verso un utilizzo più ampio del lavoro a distanza. Ciò rappresenta un primo segnale positivo. Parimenti positiva è la volontà espressa dall’Amministrazione di non ricorrere a un approccio restrittivo, ma di voler procedere con oculatezza. Questo è ciò che occorre: un impegno coerente e omogeneo su tutto il territorio nazionale, affinché nessuna lavoratrice e nessun lavoratore si trovi privo degli strumenti necessari per conciliare responsabilità professionali e carichi familiari.
Il tema non riguarda soltanto l’organizzazione del lavoro, ma la qualità del servizio pubblico, la parità di accesso alle opportunità e la capacità della pubblica amministrazione di evolversi in senso moderno ed equo.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo