Le mirabolanti imprese dei “firma-tutto” continuano a riempire le caselle di posta dei colleghi. E ogni racconto è una perla, anche senza scomodare il Regno della Previdenza.
L’ultima, in ordine di tempo, riguarda la settimana corta: cruccio e feticcio di chi, in sordina, ha tagliato tremila differenziali alla vigilia dell’estate e ora spera, legittimamente, che si parli d’altro. D’altronde, la faccia è una sola e, in qualche modo, bisogna pur presentarla…
Così, mentre tutto il mondo chiede di investire maggiormente sul lavoro agile, i nostri eroi cosa propongono? La permanenza in sede a oltranza per introdurre la settimana cotta.
Non riprenderemo qui tutte le osservazioni su questa “innovazione” contrattuale; ciò che intendiamo discutere, piuttosto, è l’operazione di propaganda strumentale costruita attorno.
Prendiamo il toro per le corna. Ebbene sì, abbiamo firmato un contratto, quello del CONI, che prevede un incremento tabellare di oltre il 10%.
Percentuale appena appena diversa dal 5,78% offerto in elemosina alle Funzioni Centrali, che i lavoratori non hanno notato neppure in busta paga.
Restiamo fermamente convinti della necessità di declinare la settimana corta nel suo senso letterale — meno ore a parità di salario — ma siamo ancora in grado di riconoscere quando un impianto è, nel complesso, condivisibile oppure no.
Comprendiamo, però, la fatica a certe latitudini: la faida creata sui differenziali sta lì a testimoniare come i soldi, per alcuni, siano un dettaglio.
Allora facciamo così. Noi abbiamo spiegato il “lodo Coni” agli interessatissimi lavoratori dell’INPS, che stamane si erano svegliati tra i cerchi olimpici. Adesso, se non è troppo disturbo, qualcuno ci spiega perché al CONI si firma un contratto con aumenti oltre il 10% e alle Funzioni Centrali toccano le briciole? Così, di grazia…
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo