Nella giornata di venerdì 1° agosto, durante l’incontro riguardante la procedura di raffreddamento e conciliazione con Utilitalia, Cisambiente – Confindustria, Assoambiente e le Centrali cooperative, si è consumata la rottura delle trattative per il rinnovo del CCNL unico di settore dei Servizi Ambientali.

Dopo mesi di trattative infruttuose, le Associazioni datoriali hanno confermato l’assoluta intransigenza e la mancanza di volontà di rinnovare il CCNL, necessario per rispondere alle trasformazioni del settore e indispensabile per aumentare le tutele economiche e sociali di lavoratrici e lavoratori.

Le Associazioni datoriali hanno messo in campo un atteggiamento dilatorio inaccettabile.

Non si può più rinviare un rinnovo che deve dare risposte a esigenze urgenti come l’ampliamento delle tutele su salute e sicurezza e l’adeguamento delle retribuzioni sempre più erose dall’inflazione negli ultimi anni.

Come Organizzazioni sindacali abbiamo fatto proposte – anche nel dettaglio – sviluppando i temi delle piattaforme sindacali affinché si possa sottoscrivere un rinnovo contrattuale di prospettiva, più coerente con l’indispensabile sviluppo industriale del settore e rinnovato nelle regole e nelle tutele per lavoratrici e lavoratori.

Nonostante il senso di responsabilità mostrato da lavoratrici e lavoratori in tutti questi anni, le Associazioni datoriali sia pubbliche che private hanno palesemente ignorato le nostre proposte e, quindi, le necessità e le fragilità che persistono nel settore.

La rottura del confronto, come deciso dall’Attivo Nazionale unitario dello scorso luglio, ha indotto le Segreterie Nazionali a proclamare, per il prossimo 17 ottobre 2025, una giornata di sciopero in tutte le imprese pubbliche e private dell’intero territorio nazionale.

La categoria sciopera per:

Garantire la sicurezza e la salute di tutte le lavoratrici e lavoratori;

Sviluppare la classificazione del personale;

Migliorare gli articoli contrattuali relativi ai lavoratori degli impianti;

Recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione;

Per tutelare maggiormente i lavoratori degli appalti;

Sviluppare il welfare contrattuale e il sistema delle indennità;

Rafforzare l’esercizio del diritto di sciopero.

Non permetteremo che il Contratto Collettivo nazionale possa essere trasformato in uno

strumento di precarizzazione e flessibilità senza regole per favorire un mercato basato sulla logica dell’abbattimento del costo del lavoro.

Non permetteremo che si mettano in discussione le tutele e la professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori, la rappresentanza sindacale e il diritto alla salute e alla sicurezza di chi opera nel settore.

Il contratto collettivo deve essere uno strumento di crescita e coesione tra aziende, lavoratrici e lavoratori e non un insieme di norme utili solo a precarizzare il lavoro.

Oggi inizia la mobilitazione, il 17 ottobre è sciopero nazionale.

Sapremo, con la forza delle nostre idee e della nostra determinazione, conseguire un giusto rinnovo del contratto collettivo di settore, per tutte le lavoratrici e i lavoratori.

Le Segreterie Nazionali

FP CGIL    FIT CISL    UILTRASPORTI   FIADEL

Quando venne sottoscritto il CCNL 2022-2024, la nostra organizzazione denunciò il metodo scelto dal Governo e dall’ARAN. Evidenziammo subito come quell’accordo fosse stato firmato con la più risicata maggioranza mai vista nella storia della contrattazione: un precedente pericoloso.

Il principio che regge il sistema delle relazioni sindacali pubbliche non è quello della mera “maggioranza numerica”, ma quello della ricerca del più ampio consenso possibile. Questo garantisce contratti stabili, regole condivise e un equilibrio tra le diverse rappresentanze. Quando si abbandona questa logica, e ci si accontenta di un 51%, si trasforma la contrattazione in un gioco di schieramenti, favorendo accordi fragili e divisivi, spesso frutto della compiacenza di pochi.

Per questo non ci sorprende vedere lo smarrimento di alcune sigle che allora scelsero di avallare quel metodo e che oggi, di fronte al CCNI 2025 sottoscritto da una sola organizzazione sindacale (sempre la stessa…), scoprono l’amara verità: senza un consenso largo e condiviso, gli accordi non sono autorevoli, non durano e finiscono col danneggiare l’intero sistema.

Il sindacato non può ridursi a una logica di numeri minimi: la sua forza sta nella rappresentanza corale di tutte le lavoratrici e i lavoratori. Difendere il principio del più ampio consenso, per noi che facciamo sindacato per davvero, significa difendere la qualità stessa dei contratti, la dignità della contrattazione collettiva.

Veniamo all’INPS, dove il CCNI 2025 firmato in solitaria segna un arretramento senza precedenti per chi lavora nell’Istituto. Non solo vengono bruciati oltre 3.000 differenziali,

deludendo le legittime aspettative di migliaia di colleghi; non solo si crea un “cono d’ombra” in cui molti rischiano di restare senza alcuna possibilità di ottenere la prima progressione economica prevista dal nuovo sistema; ma i criteri scelti aggravano disuguaglianze e penalizzazioni.

  • Le valutazioni individuali sono sempre più arbitrarie: pesano 42 punti, caso unico nelle Funzioni Centrali, consegnando ai dirigenti un potere discrezionale sugli avanzamenti.

  • I titoli di studio sono ormai svalutati: l’impegno, dentro e fuori l’Istituto, viene ignorato, premiando logiche corporative.

  • Gli incentivi sono iniqui: c’è un’evidente disparità nella distribuzione tra territori e tra generazioni. Chi va in pensione nell’anno ottiene un bonus di 20 punti, mentre agli assunti del 2023 – ai quali erano state fatte tante promesse – resta la bocca asciutta.

Un accordo così non integra, ma divide: tra giovani e anziani, tra sedi diverse, perfino tra colleghi con le stesse mansioni.

E mentre chi lavora allo sportello, ogni giorno a contatto con i cittadini, riceve solo una maggiorazione ridicola, l’Amministrazione già prepara di fatto il suo superamento con la consulenza online, alla quale naturalmente non viene riconosciuto alcun compenso aggiuntivo. Questo non è un contratto integrativo: è un contratto che mortifica il lavoro e alimenta ingiustizie. È, in definitiva, l’ennesima dimostrazione di cosa accade quando si firmano intese fragili. Già il fatto che ci sia confusione sull’iter di certificazione tra le stesse organizzazioni che siedono al tavolo la dice lunga sul percorso intrapreso.

Serve una contrattazione vera, trasparente e partecipata, capace di garantire equità. E si può realizzare soltanto se tutte le forze rappresentative siedono al tavolo. Questa è la prova del nove.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Abbiamo appreso con grande preoccupazione che, il Governo intende sottrarre al nostro Ministero le attività di ispezione di bordo, per affidarle a società private accreditate attraverso un disegno di legge di propria iniziativa. Un’operazione già tentata in passato, su richiesta delle associazioni degli armatori, ma senza successo.

Le ispezioni di bordo rappresentano un presidio fondamentale del Ministero: garanzia di imparzialità, trasparenza e sicurezza che solo il controllo pubblico può assicurare grazie alla professionalità e all’esperienza del personale che da anni svolge con rigore questo delicato compito.

Il MIMIT è l’organo unico competente al rilascio delle Licenze di Esercizio delle stazioni RTF, documenti in cui sono elencati tutti gli apparati di radiocomunicazione di bordo, strettamente legati alla sicurezza della vita umana in mare.

Per determinate classi di navi, l’esercizio degli apparati radio è affidato a imprese concessionarie, titolari di apposita autorizzazione generale rilasciata dal MIMIT. A tali Concessionarie, designate dall’Armatore per la gestione della stazione radio, è intestata la Licenza di esercizio RTF, nell’ambito di rapporti regolati da contratti conformi alla normativa vigente.

Lo schema di DDL in discussione prevede che l’attività ispettiva RTF all’estero, oggi svolta

dal personale ministeriale, venga trasferita a organismi riconosciuti ai sensi del D.Lgs. 104/2011.

In tale quadro, i loro ispettori non solo si interfaccerebbero direttamente con le Concessionarie titolari delle stazioni radio, ma riceverebbero anche la facoltà di aggiornare o addirittura rilasciare Licenze di esercizio provvisorie per conto del Ministero stesso.

Tale prospettiva è inaccettabile: significherebbe spogliare il MIMIT delle sue prerogative fondamentali, privando il controllo pubblico della sua funzione di garanzia e affidando a soggetti privati competenze che hanno un impatto diretto sulla sicurezza della navigazione e sulla vita delle persone.

A ciò si aggiunge che il servizio è da anni gravato da una carenza cronica di organico, che non può essere considerata una semplice contingenza, ma appare come un disegno preciso per depotenziare progressivamente la funzione pubblica e legittimare il suo smantellamento.

Questa “ricetta” è ormai la regola nella Pubblica Amministrazione: depotenziare il settore, ridurre i fondi e renderlo impossibilitato ad agire, esponendolo anche a critiche pubbliche, per avere poi la scusa per esternalizzare e privatizzare il servizio. Contestiamo vivamente questa scelta rivendicando il ruolo insostituibile del personale del Ministero e siamo pronti a mettere in campo tutte le forme di lotta necessarie per difendere questa attività.

Luca Giovinazzo

Coordinatore nazionale FP CGIL

Mail: luca.giovinazzo@mise.gov.it

È proseguito ieri il confronto con l’Amministrazione sul testo dei nuovi criteri per l’attribuzione degli incarichi di coordinamento a professionisti e medici, alla presenza costante del Direttore Generale che ha mostrato attenzione e disponibilità all’ascolto delle istanze sindacali.

Sono stati affrontati i restanti temi riguardanti la parte generale del regolamento, ferma restando al momento – come anticipato – la disciplina concernente i punteggi per le diverse categorie di professionisti e per i medici.

In particolare, è stata prevista la possibilità dell’ammissione alla selezione con riserva del professionista o medico destinatario di procedimenti disciplinari che siano stati impugnati in sede giudiziale. In tal caso sarebbe conferito provvisoriamente un interim, nelle more del giudizio, ad altro professionista già titolare di incarico.

Dovrebbe essere soppressa l’attuale previsione (assai poco comprensibile) per cui, nella selezione per il coordinatore generale, l’individuazione della rosa dei candidati da parte della commissione ha valenza solo istruttoria e non vincola la decisione degli organi.

Le graduatorie relative alle selezioni per gli incarichi di coordinamento non generale, inoltre, dovrebbero avere una durata di 24 mesi e non più 4 anni (ma neanche 12 mesi, come proposto dall’Amministrazione), nell’attesa di definire una disciplina transitoria a garanzia delle aspettative nel frattempo maturate da parte dei colleghi in graduatoria.

Come FP CGIL ci siamo opposti alle proposte, emerse nel corso della discussione, relative alla possibilità del conferimento di un terzo incarico, senza selezione, al coordinatore cui

manchino meno di dodici mesi alla pensione (non lo consente il CCNL il regolamento dell’Istituto in materia di rotazione); nonché alla possibilità che nella commissione per l’attribuzione degli incarichi di coordinamento non generale non vi sia neanche un membro esterno (anche questo non è consentito dal CCNL, che prevede tassativamente la presenza di “uno o più componenti esterni di chiara valenza professionale e di comprovata esperienza”).

I lavori sono stati aggiornati all’8 settembre, data per la quale l’Amministrazione si è impegnata a presentare un nuovo testo, nel quale verificheremo gli esiti del confronto e in quale misura sono state accolte le nostre istanze.

FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo
Giuseppe Cipriani
Francesco Reali

743. Tanti sono gli ispettivi ancora in servizio ad agosto di quest’anno. I dati forniti dall’Amministrazione attestano una crisi senza precedenti, che va inquadrata nella più ampia cornice delle carenze di personale ormai comune a tutte le Amministrazioni. Il dato, però, stride rumorosamente in un ente come l’INPS: la cronaca di questi giorni riporta come ogni cavillo della futura legge di bilancio sia inesorabilmente destinato a gravare sull’Istituto, sulla funzione che esso esercita, sul ruolo strategico che assolve.

Nella giornata di ieri abbiamo così accolto la notizia dello “sblocco” delle assunzioni degli ispettivi. Ci fermiamo a quota 403: un contingente esiguo che tappa una falla, ma non restituisce respiro a chi deve operare quale presidio di legalità.

Torniamo, allora, a quanto già scritto nel maggio di quest’anno: che fine ha fatto il percorso destinato a consentire il cambio di famiglia professionale ai funzionari amministrativi interessati alla funzione ispettiva?

Dovevano essere 77 unità, ma l’impasse non si è mai sbloccata. Eppure servirebbero subito nuove leve, con un processo formativo utile all’esercizio di tale attività.

Intendiamoci: va sgomberato il campo da un equivoco. L’opaca procedura legata al reperimento di informatici tramite il cambio di famiglia professionale non rappresenta un precedente incoraggiante.

L’Amministrazione deve ancora chiarire tre punti, anche per evitare ulteriori strascichi:

  • chi è stato selezionato;

  • quali requisiti sono stati considerati utili;

  • dove troviamo uno straccio di graduatoria. Serve un’operazione verità.

E parallelamente occorre un impegno reale in favore della funzione ispettiva.

A giugno abbiamo proposto l’attivazione di un tavolo per le assunzioni: ribadendo la necessità di documentare le carenze d’organico sede per sede, agenzia per agenzia, scrivevamo che a nostro avviso “occorrerebbe definire il ruolo che l’INPS intende svolgere nel sistema- paese, per determinare poi con esattezza la più efficiente distribuzione e adeguare il trattamento economico nel contratto integrativo“.

Proprio ieri, intervenendo sul Sole24Ore, Antonio Naddeo ha dettato la visione dell’ARAN: “Troppo spesso le amministrazioni pubbliche si limitano a fotografare l’esistente (…). L’analisi del fabbisogno deve invece partire da una domanda fondamentale: quali saranno le sfide che questa amministrazione dovrà affrontare nei prossimi due decenni?“.

Ce lo chiediamo tutti, dunque. Sorge spontanea una domanda: perché non avviare un tavolo di confronto aperto a tutte le organizzazioni sindacali?

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Come da nostra richiesta, e di altre sigle sindacali, ieri si è tenuto l’incontro sul testo dei nuovi criteri per l’attribuzione degli incarichi di coordinamento a professionisti e medici, proposto dall’amministrazione ai primi di agosto.

Alla presenza del Direttore Generale abbiamo espresso la nostra contrarietà rispetto a un testo che non si limita ad affrontare quelle parti del regolamento che in questi anni hanno determinato problemi applicativi (durata delle graduatorie, modalità del loro scorrimento, ecc.), ma che stravolge l’intero impianto della procedura come disciplinato dal regolamento vigente.

In particolare, vengono previsti:

  • la possibilità della riconferma dopo il primo incarico senza interpello;

  • l’ingiustificato incremento dell’incidenza di titoli di studio e incarichi di coordinamento;

  • la forte compressione del punteggio per l’esperienza professionale.

Il Direttore Generale, preso atto dei numerosi rilievi espressi dalle organizzazioni sindacali presenti, nell’evidenziare la necessità di apportare in tempi brevi alcune modifiche alla procedura stante l’urgenza di bandire la selezione per il coordinatore generale legale e di coprire alcune posizioni sul territorio del coordinamento tecnico-edilizio, ha mostrato disponibilità a stralciare tutte le modifiche proposte in relazione ai punteggi e a discutere solo della parte generale del regolamento.

Già in questo primo incontro si è pertanto chiarito tra l’altro che:

  • quanto alla eventuale riconferma per il secondo incarico, ci si atterrà alle previsioni del regolamento sulla rotazione e pertanto si procederà in ogni caso previo espletamento di una nuova selezione;

  • saranno ampliati i requisiti per poter partecipare alla selezione per il coordinamento generale, mediante estensione del periodo entro il quale dovrà essere stato rivestito un incarico di coordinamento (attualmente 10 anni);

  • sarà prevista la possibilità, per le aree legale, tecnico edilizio e statistico attuariale, in ipotesi di interpello con esito negativo, di effettuare interpelli in deroga alla regola dell’anzianità di servizio di sei anni;

  • sarà consentito lo scorrimento della graduatoria anche se il professionista abbia accettato nelle more un altro incarico, ma solo se per un incarico cui sia correlata una indennità di maggiore importo; e per la medesima finalità di favorire la stabilità degli assetti, nei primi dodici mesi di espletamento dell’incarico, non si potrà partecipare a selezioni per incarichi cui sia correlata una indennità di importo pari o minore.

MEDICI:

Sul versante del personale medico dell’Istituto, nell’interlocuzione con l’Amministrazione abbiamo chiesto la riduzione da 10 a 6 anni di effettivo servizio per poter partecipare alle procedure di interpello per le UOS, registrando sul punto una disponibilità di massima dell’Amministrazione.

Sembrano ancora troppi, invece, quelli necessari per accedere all’interpello di Coordinatore Generale Medico legale (15 anni), ivi considerate le recenti assunzioni e nella prospettiva di accogliere quanto prima nuovo personale.

Un aspetto che a nostro parere va chiarito è la definizione di “effettivo servizio”: un medico transitato in Istituto non può assolutamente perdere l’anzianità maturata presso diversa struttura pubblica. Se il principio è stato recepito dall’Amministrazione sul comparto, non si capisce la differenziazione per i medici.

I lavori sono stati aggiornati a lunedì 1° settembre.

Vi terremo aggiornati.

FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Giuseppe Cipriani

Francesco Reali

Per quanto tempo i funzionari di questo Istituto hanno aspettato la possibilità di crescere professionalmente, di vedere riconosciuto al massimo livello il servizio svolto per quest’Amministrazione e per il Paese? Per quanto tempo abbiamo insistito sulla necessaria valorizzazione delle risorse in organico?

Eppure, adesso che un’opportunità si è finalmente manifestata con la procedura comparata che porterà alla selezione di nuovi dirigenti, la stessa non sembra scaldare il cuore delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Istituto.

La prova è sulla Intranet: la notizia, vista da oltre quattromila colleghi, ha un rating pessimo. Il giudizio degli “utenti interni” è di appena una stella su quattro.

Come mai questo livore?

Noi avevamo lanciato un monito, sin dal primo istante in cui l’ipotesi di un “concorso” interno era balenata, mettendo in chiaro l’assoluta necessità di garantire una procedura solida e trasparente.

La pesatura dei titoli pre-selettivi e il valore infimo riconosciuto ai percorsi di studio ha invece creato quel malcontento che oggi si manifesta apertamente. Un malcontento che non nasce dal rifiuto delle regole, ma dalla percezione che non vi sia una reale corrispondenza tra il merito maturato sul campo, la professionalità dimostrata, gli studi intrapresi e i criteri effettivamente adottati.

Il rischio concreto, lo abbiamo detto e continuiamo a ripeterlo, è quello di svilire questi strumenti, trasformandoli in adempimenti piuttosto che in occasioni di crescita per chi, da anni, tiene in piedi i servizi.

Come organizzazione sindacale ribadiamo che la valorizzazione delle competenze e delle carriere interne non può ridursi a un meccanismo percepito come ingiusto. Servono criteri chiari e una benedetta ponderazione equilibrata tra esperienza e formazione, garanzie di imparzialità e strumenti di verifica trasparenti.

Solo così potremo parlare di passi in avanti e non di occasioni mancate.

La partecipazione dei lavoratori, la fiducia nel modello organizzativo e il riconoscimento del merito sono le condizioni minime per dare senso a un percorso che, altrimenti, rischia di essere bollato come l’ennesimo “successone” sulla carta, ma che in realtà lascia amarezze e rancori.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Nelle ultime settimane si rincorrono voci confuse sulla mobilità inter-enti. Mentre la nostra organizzazione richiede sul punto piena trasparenza – e cioè una ricognizione formale dell’Istituto sulle carenze d’organico, con una mappatura sede per sede e agenzia per agenzia delle difficoltà registrate – altre realtà sembrano più intente a promettere corsie preferenziali verso il centro-sud a chi proviene da altre PA.

A dispetto dei diversi concorsi che si sono susseguiti dal 2018 in avanti, la pesante riduzione del personale che colpisce questo ente non sembra conoscere battute d’arresto. Non a caso abbiamo parlato, nel recente passato, di un’autentica città fantasma.

Ogni mese il deficit di unità si aggrava, con il progressivo aumento dei pensionamenti e malgrado le revisioni sul fabbisogno necessario. Ma la terapia d’urto, ovvero l’immissione di nuove unità e la stabilizzazione di chi già opera in INPS (tutti, inclusi gli art. 42 bis d.lgs. 151/2001, abbandonati dall’Amministrazione), non può sovvertire ogni regola.

Non è possibile immaginare che qualcuno ambisca a trovare una scappatoia per entrare prima in una data sede, mentre altre risorse – già presenti in Istituto – attendono una procedura di mobilità, specie dopo le promesse dei vertici dal 2023 in avanti.

Il bando inter-enti è un’opportunità se copre le lacune del centro-nord; non può diventare un espediente per forzare il sistema.

È una questione di serietà e di rispetto verso chi lavora in INPS e ha lasciato la famiglia dall’altra parte dello Stivale, con l’idea di tornare appena se ne sarebbero create le condizioni. Ma è anche una questione di serietà e rispetto verso l’utenza, che vede in discussione la tenuta

della linea dei diritti sul territorio, elemento su cui, come organizzazione confederale, non siamo disposti a transigere.

Chi la pensa diversamente, tradisce tutti. 

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Apprendiamo dal comunicato di CISL, FLP, CONFSAL, sottoscrittrici dell’ultimo accordo (ricordiamo che in Corte sono attive ben SETTE sigle), le ultime nuove dalla contrattazione, che dovevano decidere sia i criteri di ripartizione del FRD 2025, sia le regole ed i numeri riguardanti le PEO 2025. E siamo rimasti senza parole! Infatti,

SENZA VERGOGNA

l’Amministrazione e le tre OO.SS. firmatarie hanno concordato di istituire 12 “super posizioni organizzative” di 3.800 euro ciascuna, da assegnare a 12 funzionari. Non sono note le motivazioni e i criteri per l’istituzione delle stesse.

Siamo consapevoli delle responsabilità che si assumono i Preposti, ma non comprendiamo il senso dell’aumento di 300 euro della loro quota, ed inoltre ribadiamo che non è corretto finanziare con il Fondo del Personale qualsiasi singolarità dell’Amministrazione legata all’organizzazione del lavoro.

SENZA VERGOGNA

Hanno deciso di reiterare gli stessi identici errori commessi nelle progressioni precedenti, con la giustificazione dei tempi ristretti:

  1. espletare esclusivamente a Roma le prove, a discapito di tutti i colleghi delle sedi decentrate, quando sarebbe stato possibile organizzarle presso le sedi di appartenenza senza ulteriore sperpero di denaro pubblico e grave disagio per il Personale, già verificatosi nelle precedenti progressioni;

  2. fornire come unica formazione, probabilmente, i video già oggetto di contestazione nella scorsa stagione PEO 2024;

  3. nessuna banca dati e un punteggio negativo per ogni risposta errata.

Oltretutto, nonostante le promesse e le Commissioni costituite ad hoc, l’Amministrazione non ha fatto nulla per modificare il nostro sistema di valutazione, così disomogeneo e poco trasparente da non poter essere utilizzato come parametro valido per le selezioni delle PEO.

Inoltre, sottolineiamo ancora una volta, che le valutazioni avvengono senza il dovuto confronto e senza la dovuta informazione a tutto il Personale dell’ufficio.

SENZA VERGOGNA

Hanno trattato l’esperienza professionale maturata alla stessa stregua degli anni di “vecchiaia”, come se in Corte dei conti gli anni lavorati e tutta la professionalità acquisita non contassero nulla al fine del riconoscimento del miglioramento professionale, per cui lavoratori con esperienza ultratrentennale saranno penalizzati dal punteggio a loro assegnato.

Noi continuiamo a ritenere che nel nostro FRD sono disponibili somme annuali che potrebbero far progredire fino al 50% del Personale. Oltretutto, se non fossero state destinate risorse ulteriori alla creazione di nuove super P.O. e agli aumenti delle posizioni di preposizione, la percentuale di riqualificazione sarebbe stata sicuramente più elevata.

NOI NON STAREMO IN SILENZIO!

                                                                      FP CGIL               UIL PA                           USB PI

                                                             Susanna Di Folco       Fernanda Amidani          Stefania Vassura

Come anticipato lo scorso 23 giugno dalla nostra organizzazione, sulla scorta della deliberazione

n. 130/2025 del CdA, INPS ha indetto le seguenti procedure comparative – ai sensi dell’art. 28, comma 1-ter, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 – riservate al personale interno per la selezione di:

  • 3 dirigenti di seconda fascia con competenze informatiche;

  • 10 dirigenti di seconda fascia.

Chi volesse inoltrare la propria candidatura dovrà presentare la domanda esclusivamente online

, tramite compilazione del format disponibile sul portale InPA, entro 30 giorni. Di seguito i link utili:

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

Al Capo Dipartimento per la Valorizzazione

Dott.ssa Alfonsina Russo

Al Direttore Generale Musei

Prof. Massimo Osanna

Oggetto: circolare DIVA n. 11 – rilievi

Egregi,

abbiamo letto con sgomento la circolare di cui all’oggetto, che contestiamo sia nel metodo che nel merito.

Nel metodo, per una pluralità di ragioni. Intanto perché si rivolge a una platea di lavoratrici e lavoratori con più di qualche anno di servizio al loro attivo, che quindi ben conoscono le procedure operative; non trattandosi di una nota che novella la normativa, ma, piuttosto, che ribadisce disposizioni vigenti da diversi anni, appare ingenerosa.

In seconda battuta, intervenire su un tema così delicato ad agosto, in pieno periodo di ferie, avvalora il discredito che si vuole attribuire alle relazioni sindacali e al coinvolgimento delle parti sociali su un argomento costantemente all’attenzione collettiva, da anni. Riteniamo che l’urgenza (!) con cui è stata pubblicata sia, in realtà, una risposta decisamente chiara alla vertenza su Pompei e su Canne della Battaglia che FP CGIL e UIL PA hanno sottoposto anche grazie alle denunce a mezzo stampa.

Anche nel merito della questione le considerazioni da fare sono diverse. Intanto, non si è verificato alcun mutamento della normativa di settore né si fa esplicito riferimento alla riorganizzazione interna, perciò non esisteva alcuna necessità di pubblicare la circolare. Subito dopo, è impossibile non notare come la nota snoccioli tutta una serie di categorie che, nella generica definizione di “risorse”, vanno sistematicamente a ingrossare le fila del precariato, fino ad arrivare alla vigilanza privata che in più di una sede abbiamo contestato e che respingeremo con determinazione qualora l’Amministrazione dovesse procedere. All’uopo è bene rimarcare quanto segue. FP CGIL e UIL PA da sempre sostengono la necessità di un’occupazione stabile e a tempo indeterminato, frutto di selezioni pubbliche condotte con serietà e trasparenza. Abbiamo migliaia di colleghe e colleghi precari che lavorano nei nostri Istituti e attendono la stabilizzazione o la trasformazione del contratto in full time. Abbiamo anche dirigenti idonei che hanno superato un concorso e attendono l’immissione in ruolo, ma l’Amministrazione sembra protesa a individuare sistematicamente risorse esterne invece di valorizzare quelle che già operano nei nostri siti.

Su questo si possono (si devono!) fare confronti con tutte le Organizzazioni Sindacali nazionali rappresentative per individuare le migliori soluzioni e garantire la piena operatività di tutti gli

uffici. Aumentare la precarizzazione dell’impiego non rientra fra i nostri valori e, anche da un punto di vista strategico, la stabilizzazione è molto più vantaggiosa socialmente poiché una buona parte dei destinatari è ampiamente formato dalla quotidianità dei cicli di valorizzazione.

Non da ultimo, la circolare sembra dare per scontato che ogni Istituto subordinato abbia «un budget utile a tale scopo», ma senza fornire garanzie rispetto al fatto che potrebbe crearsi una disparità di trattamento fra siti che possono avvalersi di personale esterno e siti che, invece, per dimensioni ridotte, non ne hanno la possibilità, destinandoli inevitabilmente alla chiusura nel più totale silenzio.

FP CGIL e UIL PA non sono mai state a favore di “aperture ad ogni costo”, perché ciò rispecchia una visione della valorizzazione sideralmente lontana da quanto accade nelle realtà europee e internazionali, anche a voler considerare le differenze fra i rispettivi sistemi museali. Anche su questo vorremmo un confronto costruttivo, abbiamo le competenze necessarie a fare proposte alternative.

Chiediamo, quindi, il ritiro della circolare in attesa di miglior esito. Nell’attesa di essere convocati verificheremo puntualmente l’applicazione di quanto contenuto nella circolare: formazione in tema di sicurezza, emergenze ed antincendio; assegnazione scrupolosa delle attività; condivisione del piano di emergenza ed evacuazione; coordinamento fra RSPP, preposti e personale non MIC. Non esiteremo a denunciare le eventuali inadempienze dell’Amministrazione presso gli uffici competenti, informandone la collettività e l’utenza, nelle forme da noi ritenute più idonee.

Dell’esito di questa verifica riteniamo doveroso e utile informare la collettività e l’utenza, nelle forme da noi ritenute più idonee.

Distinti saluti

FP CGIL MIC        UIL PA MIC

 V. Giunta              F. Trastulli

Dopo aver perso il primato nel comparto delle Funzioni Centrali alle ultime elezioni RSU, dopo aver svenduto i lavoratori avallando un CCNL che ha messo il pubblico impiego alla sbarra, la sedicente organizzazione dal bollino verde continua a dedicarci le sue attenzioni.

Anziché però rispondere sui fatti e sulle esigenze di chi opera in Istituto – e cioè sulla firma che in INPS ha letteralmente mandato in fumo oltre 2.500 differenziali, stabilendo principi discriminatori nella distribuzione degli incentivi al personale – povera d’argomenti la ragioneria sindacale si trincera in avventate ricostruzioni giornalistiche, peraltro già smentite dai fatti (in rete c’è una vasta letteratura a tal proposito).

Lo fa citando testate importanti, curiosamente di proprietà del gruppo Angelucci, parlamentare della Lega Nord distintosi per astensionismo in questa legislatura.

D’altronde, si sa, loro non badano molto alle firme sui contratti, figuriamoci a quelle sulla carta stampata.

Per una realtà che si professa “apolitica” e che ha già sottoscritto, sotto il solleone, un integrativo talmente offensivo da non trovare alcuna sigla sindacale disposta a condividere la scelta, è comunque un notevole diversivo.

Che dire? In altri tempi avremmo parlato di un colpo di calore, ancorché editoriale, preoccupandoci dei potenziali effetti; ma siamo sicuri di aver offerto, con il salario perso nello scorso triennio, un posto al sole ben riparato. Tant’è.

Coordinatore nazionale FP CGIL INPS

Giuseppe Lombardo

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