Ministero Difesa: Comunicato Unitario – Incontro con capo di Stato Maggiore Esercito

In
data odierna si è tenuto l’incontro con il Capo di Stato Maggiore Esercito,
Gen. C.A. Danilo Errico,

nell’ambito
del quale abbiamo avuto modo di esaminare rilevanti problematiche sia di
carattere generale

che
particolare con il vertice della Forza Armata, proponendo possibili soluzioni.

Nel
merito abbiamo evidenziato:
 · L’
assoluta necessità di porre in essere iniziative tese all’attenuazione della
problematica relativa alla

perdita
di professionalità determinata dal blocco del turn-over che incide pesantemente
sulla

produttività
degli enti dell’Area Industriale. A tal fine abbiamo esposto le nostre
proposte, peraltro

già
in possesso del Ministro della difesa, che ci siamo riservati di inviare anche
al vertice della Forza

Armata.
 · Che
nell’ambito delle contrattazioni concernenti il FUS 2016, alcuni
Comandanti/Direttori sono

orientati
ad osservare i contenuti della circolare esplicativa della Direzione Generale
piuttosto che

quanto
stabilito nel CCNI “Accordo per la distribuzione del Fondo Unico di
Amministrazione”. Nel

merito
abbiamo argomentato che la circolare è un’interpretazione unilaterale del
predetto accordo

che
in alcuni passaggi è in contrasto con l’accordo stesso e che comunque una
circolare, per norma,

non
può avere valenza superiore ad un accordo. Pertanto abbiamo chiesto che sia
fatta opera di

sensibilizzazione
affinché nelle trattative locali i rappresentanti dell’Amministrazione facciano

riferimento
esclusivamente a quanto stabilito dall’accordo nazionale.

 · Che
relativamente alla riorganizzazione dell’Area Infrastrutturale, a nostro
avviso, appare non

congruo,
sia dal punto di vista operativo che economico, il provvedimento afferente la
chiusura della

sez.
staccata Genio militare di Verona illustratoci nella sessione informativa dell’
8 novembre u.s.

 · Il
perdurare, a distanza di tre anni del passaggio al cedolino unico, delle
problematiche gestionali da

parte
di NOIPA che incidono in generale sul puntuale pagamento della retribuzione
accessoria ed

in
particolare determinando nella regione Piemonte un inaccettabile ritardo nella
corresponsione

delle
somme relative al FUS 2015. A tal proposito abbiamo proposto, in analogia a
quanto in atto

presso
altre pubbliche amministrazioni, che i vari servizi amministrativi vengano
messi in grado di

interagire
direttamente con NOIPA.

 · La
necessità di attuare corsi di formazione/aggiornamento professionale,
attualmente pressoché

inesistenti,
rivolti al personale della seconda area e da rendere fruibili anche al
personale

appartenente
alla prima.

 · La
necessità di rivedere le modalità per il reimpiego del personale militare che
transita nei ruoli civili

per
inabilità fisica al servizio in quanto, a parte l’abuso che attualmente viene
fatto dell’istituto,

l’attuale
sistema, a nostro parere, non è adeguato alle esigenze funzionali dell’
Amministrazione. In

particolare
abbiamo chiesto che nell’attribuzione dei profili professionali sia data
priorità alla

professionalità
acquisita nel corso del servizio militare e che comunque il personale che
transita sia

adeguatamente
formato.

In
sede di replica il Capo di Stato Maggiore, recependo le nostre osservazioni, ha
assicurato la

massima
attenzione sulle problematiche da noi esposte precisando, relativamente al

provvedimento
di chiusura della sez. staccata Genio militare di Verona, che esso rientra in
un

quadro
strategico più generale di riorganizzazione della forza armata ed attuato in
applicazione del

decreto
l.vo n. 7/2014, riservandosi comunque di fare un ulteriore approfondimento e,
in merito

alla
problematica NOIPA l’invio di nota ufficiale al Ministero dell’Economia e delle
Finanze.

Vi
terremo informati sugli sviluppi.

Roma,
23 novembre 2016

       FP
CGIL               CISL FP                UIL PA

Francesco
Quinti      Paolo Bonomo      Sandro
Colombi

Comunicato unitario

PROGRESSIONI ECONOMICHE

Il giorno 22
novembre siamo stati convocati per un incontro avente ad oggetto “l’attivazione del tavolo tecnico sulle
progressioni economiche all’interno delle aree”. Ci sono voluti solo 5 mesi dalla sottoscrizione
dell’accordo sul Fua 2015 per convocare un incontro utile all’individuazione dei
criteri e delle procedure necessarie alla realizzazione delle progressioni
economiche con decorrenza 1 gennaio 2016.

Non sono servite le
reiterate richieste da parte sindacale di attivazione del confronto sul tema
formulate ancor prima della definizione dell’accordo sul FUA 2015.

Non è servito
ribadire che i nuovi orientamenti interpretativi di del MEF e del Dipartimento
della Funzione Pubblica imponevano, tra l’altro, la chiusura delle procedure
entro il 31 dicembre 2016. Di questo sembra che l’amministrazione si sia resa
conto solo nel corso degli ultimi giorni dopo un interlocuzione con gli uffici
della Ragioneria Generale. Nonostante le indubbie criticità che si trova ad
affrontare il nostro Ministero relativamente alla istituzione delle due nuove
agenzie, complicate dall’avvicendamento del Direttore Generale del personale,
non possiamo che definire inaccettabile l’atteggiamento dell’amministrazione.  Infatti 
il suo comportamento ha sicuramente creato una danno morale ed
anche  economico verso i  lavoratori, alimentando un clima di
disorientamento e di sfiducia di cui nessuno ne avvertiva la necessità.  
L’amministrazione ci ha, in ogni caso,
riferito che gli uffici del MEF sembrerebbero confermare la possibilità di
realizzare le progressioni economiche con decorrenza 1 gennaio 2017, nonostante
il previsto avvio delle due nuove Agenzie, con le medesime modalità e cioè
mediante inserimento di un apposita norma programmatica nell’accordo sul Fua
2016.

Naturalmente
resta fermo il nostro obiettivo e cioè quello di consentire gli sviluppi
economici del personale seppur con un anno di ritardo, ma come risulta
evidente, a questo punto la procedura sarà inevitabilmente più complessa. Per
tali ragioni abbiamo richiesto alla delegazione di parte pubblica di
coinvolgere i rappresentanti dell’INL e dell’ANPAL, anche attraverso
l’attivazione di una specifica delega per la gestione di tali procedure nella
fase di avvalimento, di conoscere la tempistica della definizione dei Decreti
di trasferimento delle risorse economiche e di avviare , senza far trascorrere
altro tempo,  la contrattazione sul Fua
2016. Solo con queste garanzie siamo disposti all’apertura del tavolo tecnico
per la definizione dei principi generali, dei criteri e degli
adempimenti necessari a rendere possibile la realizzazione delle procedure di
riqualificazione economica del personale.
Roma, 24
novembre 2016

       

            FP CGIL                     CISL FP                             UILPA

   
       Matteo Ariano               Paolo Bonomo              Angelo Vignocchi      
    Giuseppe Palumbo

Nota su Codice Etico

Roma, 22 novembre 2016

Al MIBACT

Sig. Capo di Gabinetto
prof. Giampaolo D’Andrea

Sig. Direttore Generale Organizzazione
dr.ssa Marina
Giuseppone

Oggetto: Nota prot. 11232/2016 a firma
del DG Musei -incompatibilità presunta rispetto alle funzioni di caposervizio
svolte da dirigente sindacale FP CGIL

La scrivente O.S. ha acquisito la nota di cui all’oggetto, che ad
ogni buon fine si allega in copia, inerente una risposta della DG Musei ad una
lettera di richiesta chiarimenti da parte di uno Studio legale incaricato dalla
FP CGIL Piemonte, rispetto alla decisione di sollevare dalle proprie incombenze
lavorative di caposervizio una rappresentante FP CGIL presso il Castello di
Racconigi.
Nel merito, oltre a protestare vivamente per i toni contenuti nella
nota allegata, a parere della scrivente assolutamente irrispettosi nei
confronti di questa O.S., si richiama all’attenzione delle SS.LL. un modus operandi
assolutamente contraddittorio nelle decisioni e figlio di un Codice Etico su
cui siamo ampiamente intervenuti, purtroppo senza alcun esito. Per cui ci
ritroviamo con decisioni di ripristino nel ruolo di Direzione di funzionari che
hanno ricoperto incarichi sindacali e con decisioni come questa in oggetto che
invece negano ad un lavoratore di seconda area l’espletamento di mansioni
propire del profilo sulla base di una presunta incompatibilità. Fermo restando
che il comportamento della DG Musei è oggetto di valutazione da parte
dll’Ufficio legale interessato ai fini della inevitabile iniziativa
conseguente, appare del tutto imprescindibile un chiarimento rispetto ai
seguenti punti:
* resta
prioritaria la necessità di una modifica profonda del Codice Etico, la cui
interpretazione sulla condizione di incompatibilità estesa a tutti i soggetti
che in qualche modo ineriscono le attività interessate offre il fianco ad
incursioni del tutto strumentali come nel caso di Torino;
* sulla
interpretazione della cosiddetta condizione di incompatibilità ci troviamo
interpretazioni differenti ed in alcuni casi contrapposte a seconda della
Direzione generale che interviene sul caso specifico. Ci chiediamo quale
titolarità deve invece svolgere sul tema la Direzione Generale Organizzazione
in quanto soggetto titolare delle relazioni sindacali. Questo al fine di
uniformare l’indirizzo applicativo;

 

* occorre chiarire gli ambiti di
applicazione della condizione di incompatibilità legata alle funzioni di
Direzione tramite un indirizzo uniforme su tutto il territorio nazionale. Se,
ad esempio, si ritiene compatibile o meno la funzione di Direzione di un
Ufficio non dirigenziale, questa regola deve valere per tutti i soggetti
interessati.

Su quanto sopra
esposto si chiede un urgente chiarimento.
Distinti saluti

FP CGIL MIBACT
Claudio Meloni

News

Nota al capo dipartimento protezione civile

     
Nota al Capo Dipartimento della Protezione Civile in merito al Decreto Legge 11 novembre 2016, n. 205 – Articolo 4 -Disposizioni concernenti il personale dei Comuni e del Dipartimento della protezione civile

 
 
 

Comunicato della delegazione trattante nazionale in merito alle progressioni economiche 2017

      
Di seguito il comunicato.

Procedure ex art. 21 quater – Avviso di rinvio del giorno di apertura della piattaforma e-learning

22.11.2016
          
Al seguente link

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_16_1.page?contentId=NEW1288261&previsiousPage=homepage

trovate il rinvio al prossimo 24 novembre dell’ apertura della
piattaforma e-learning.

__________________________________________________________________
Si comunica che sabato 12 novembre sono state pubblicate sul sito della giustizia le graduatorie degli ammessi alla formazione per la riqualificazione. 
A voi il link: 
https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_9_9_15.page?previsiousPage=mg_16_1  

La Coordinatrice Nazionale 
FPCGIL Giustizia DOG 
Amina D’Orazio   

Welfare – MdL – Nota CGIL Confederale sul parere 56 della Funzione Pubblica sui tempi determinati

 
 
 
 

Welfare – MdL – Comunicato sui servizi ispettivi

 

Con la definitiva approvazione della legge 133/2008, e con l’emanazione delle relative circolari applicative del Ministro del Lavoro, sono stati destrutturati i provvedimenti approvati nella precedente legislatura volti a favorire l’emersione dal lavoro nero, la stabilizzazione del precariato, il rispetto della normativa sulla sicurezza nei posti di lavoro.

Questo perché, con il mutato atteggiamento della maggioranza parlamentare, si è voluto mettere al centro dell’attenzione e dell’interesse generale non più il lavoratore ed il cittadino ma l’impresa: un obiettivo da perseguire senza obbligazioni e vincoli nella gestione dei processi produttivi e dei rapporti di lavoro, in nome di una errata convinzione che solo attraverso la sua centralità si possa garantire sviluppo economico ed occupazione.

Con questi provvedimenti si esplicita l’intenzione di questo Governo di porre fine ad un’azione di contrasto, fortemente sostenuta da tutto il movimento sindacale, che stava iniziando a dare i suoi frutti attraverso lo strumento dello sgravio fiscale nei confronti delle imprese disposte a regolarizzarsi, con il deterrente delle pesanti sanzioni e penalità nei confronti dei datori di lavoro in caso di reiterate irregolarità; in particolare, per quanto riguarda la Funzione Pubblica CGIL, nei settori della Sanità Privata e del Socio Sanitario Assistenziale ed Educativo Privato.

Da oggi, invece, potrebbe non essere più così: con il venire meno dei vincoli preesistenti s’instaurerà un nuovo sistema che, se non contrastato, cambierà profondamente le modalità ispettive e l’accertamento delle irregolarità, con la conseguenza che i lavoratori avranno minori tutele e diritti anche in flagranza di violazione.

Ciò anche in conseguenza della radicale modifica apportata alle procedure concernenti la tenuta dei registri contabili da parte dei datori di lavoro attraverso l’introduzione del libro unico; questo, infatti, diversamente dal passato non sarà più obbligatoriamente depositato ave opera l’impresa, ma anche in un luogo diverso e distante; il risultato di tutto questo renderà più difficile l’azione di controllo nei confronti delle imprese e più problematica l’azione di tutela nei confronti dei lavoratori.

Anche perché, al riguardo, è stato previsto un periodo di franchigia di 15 giorni per consentire ai soggetti a cui è stato affidato l’incarico di tenere il libro unico di presentarlo agli organi di vigilanza che l’hanno richiesto.

Un ulteriore segnale di questo cambiamento d’indirizzo operato dal Governo lo si riscontra là dove, in presenza di gravi violazioni che potrebbero comportare la sospensione dell’attività dell’impresa, con una circolare interna della Direzione Generale delle attività di vigilanza, si raccomanda gli ispettori di valutare con la massima attenzione l’eventualità di assumere tale provvedimento, soprattutto nel settore delle microimprese.

A tal fine, per consentire ai datori di lavoro di regolarizzarsi, l’invito della citata circolare prevede che la sospensione debba essere attivata non prima delle ore 12 del giorno successivo all’accesso ispettivo ed all’accertamento delle irregolarità.

Tutto questo implica che, d’ora in avanti, potrebbe non essere più possibile compiere sopralluoghi a seguito di denuncia da parte del sindacato o dei lavoratori, ad eccezione di situazioni gravi ed eclatanti che possano pregiudicare la salute degli addetti; ciò per indirizzare, “razionalizzare e dosare”, le attività ispettive esclusivamente nell’ambito d’azioni programmate e per specifici settori merceologici.

Assumendo quest’impostazione il Governo dà pertanto il via libera ad una radicale trasformazione del ruolo e delle funzioni ispettive nel quale non sarà più predominante la funzione di vigilanza e controllo riguardo l’operato ed il rispetto delle leggi, bensì l’assistenza e la consulenza all’imprenditore, cercando di fare attenzione a distinguere tra il contravventore od il trasgressore occasionale ed episodico e coloro che operano su larga scala con intenti criminosi ed elusivi (!!!!).

Per questa ragione, secondo il Ministero del Lavoro, servirà dunque un nuovo approccio che privilegi la conciliazione e l’accomodamento piuttosto che la repressione, con una attività di persuasione che potrà essere attivata anche attraverso la ricerca della collaborazione dei consulenti e delle imprese.

In conseguenza a questo nuovo “modus operandi”, tutta la partita della composizione delle irregolarità commesse a danno dei lavoratori sarà d’ora in vanti competenza dell’istituto della conciliazione monocratica preventiva , di cui all’art 11 del dlgs 124/2004; tale istituto sarà attivato essenzialmente su denuncia sindacale o dei singoli lavoratori e non più a seguito dell’intervento ispettivo, soprattutto nei casi di lavoro certificato.

Secondo queste nuove disposizioni ministeriali, sugli ispettori graverà il peso della “discrezionalità della decisione ” in presenza di violazioni ed illeciti, perché là dove queste saranno accertate, gli stessi si troveranno di fronte al dilemma di ottemperare come pubblico ufficiale agli obblighi di legge, contravvenendo così alle indicazioni di “disponibilità” del Ministero, ovvero, in caso contrario, a disattendere la legge di fronte ad una accertata violazione della normativa vigente.

Per quanta riguarda la CGIL, ritenendo illegittimi questi inviti, chiederemo, in tutte le sedi, che siano applicate rigorosamente le sanzioni previste per legge in presenza di irregolarità ed inadempienze, fino a denunciare, se necessario, le Direzioni Provinciali del Lavoro sedi degli uffici ispettivi territoriali del Ministero qualora si riscontrassero inottemperanze nel merito da parte degli ispettori.

Fortunatamente per i lavoratori, le tante contraddizioni che contraddistinguono la 133, ed ancor di più le successive direttive del Ministero del Lavoro, che vanno ben oltre le disposizioni di legge in modo del tutto arbitrario e soggettivo, renderanno difficile e macchinosa l’attuazione di questo indirizzo; soprattutto se il sindacato riuscirà a sviluppare nei posti di lavoro una forte attività di vigilanza, denuncia e contrasto nei confronti di possibili irregolarità commesse da parte dei datori.

Ma non basta, con quest’ottica servirà anche sviluppare una pressante iniziativa d’indirizzo delle attività ispettive, rivendicando il rispetto degli obblighi di legge, in tutte le sedi istituzionali dove è prevista la presenza sindacale (in particolare nei CLES, nei Comitati Regionali e Provinciali del Ministero del Lavoro, dell’INPS, INAIL ed ENPALS, e nelle Commissioni Regionali per i Servizi Ispettivi Sanitari), con lo scopo di avviare nei territori interventi comuni tra gli enti al fine di una più capillare azione di controllo delle attività delle imprese, mettendo insieme risorse umane e finanziarie, nonché le banche dati.
 

Il tutto attraverso un coordinamento della CGIL Confederale ai vari livelli, che metta insieme le esigenze d’intervento nei territori delle categorie, con l’attività di programmazione ed indirizzo delle Commissioni e con l’azione che la Funzione Pubblica svolge nei servizi all’impiego ed ispettivi.

Per quanto ci riguarda, come prima iniziativa, ci adopereremo nei confronti della Direzione Generale per le Attività Ispettive affinché non venga meno nel prossimo futuro l’efficacia dell’azione di vigilanza svolta fino ad oggi nonostante le nuove disposizioni sancite dalla legge 133/2008.
 

             p.Segreteria Nazionale FP CGIL Dipartimento Welfare-MdL
                             Mauro Beschi – Gian Guido Santucci

Di seguito alleghiamo:

* Circolare Sacconi del 18-9-2008 

* Attività Ispettive del 12-11-2008

Servizi ispettivi e attività di vigilanza
Direttiva del Ministro
IL MINISTRO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI

VISTO l’articolo 8 della legge 14 febbraio 2003, n. 30;
VISTO il decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124;
VISTO il decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito, con modificazioni, con la legge 6
agosto 2008, n. 133;
VISTA la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 luglio 2002 sulla attività
ispettiva;
EMANA LA SEGUENTE DIRETTIVA
(ex art. 2, comma 2, decreto legislativo n. 124 del 2004)

Finalità

La presente direttiva, prendendo spunto dal radicale mutamento delle attività ispettive e di vigilanza a seguito della eliminazione dei libri paga e matricola e di altri libri obbligatori e della loro sostituzione, a far data dal 18 agosto 2008, con il libro unico del lavoro (articoli 39 e 40 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133), intende rilanciare la filosofia preventiva e promozionale di cui al decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124 contenente misure di razionalizzazione delle funzioni ispettive e di vigilanza in materia di previdenza sociale e di lavoro a norma dell’articolo 8 della legge 14 febbraio 2003, n. 30.
 
In questa prospettiva, anche al fine di avviare un rinnovato e costruttivo rapporto con gli operatori economici e i loro consulenti, essenziale per portare a compimento il processo di modernizzazione del mercato del lavoro avviato con la «legge Biagi», si richiama la centralità di una visione delle attività di vigilanza attenta alla qualità ed efficacia della azione ispettiva.

Azione che deve essere cioè diretta essenzialmente a prevenire gli abusi e a sanzionare i fenomeni di irregolarità sostanziale abbandonando, per contro, ogni residua impostazione di carattere puramente formale e burocratico, che intralcia inutilmente l’efficienza del sistema produttivo senza portare alcun minimo contributo concreto alla tutela della persona che lavora.

Il personale ispettivo e di vigilanza, ministeriale e previdenziale, non può dunque trascurare, nello svolgimento dei propri compiti istituzionali, i profili legati alla attività di verifica e ispezione in senso stretto, ma neppure quelli, altrettanto fondamentali nell’impianto del decreto legislativo n. 124 del 2004, di prevenzione, promozione e informazione che a esso sono stati affidati dalla legge.
 
 Nei moderni mercati del lavoro, sempre più complessi e diversificati, l’autorevolezza e credibilità dell’ispettore incaricato degli accertamenti assumerà infatti un ruolo decisivo non solo in relazione al buon esito della singola ispezione, ma anche in funzione del governo attivo e del controllo complessivo del territorio e, più in generale, del contributo che i servizi ispettivi sapranno fornire, per quanto di loro competenza e in coerenza con le indicazioni della Organizzazione Internazionale del lavoro in materia ispettiva, alla implementazione delle policy – locali, nazionali, ma anche comunitarie e internazionali – di sostegno a una crescita equilibrata e socialmente sostenibile.

Il conseguimento di un siffatto obiettivo dipenderà non solo dalla competenza tecnica e dalla professionalità degli ispettori nell’applicare fedelmente leggi e regolamenti, secondo le linee guida e gli indirizzi forniti dal livello centrale, coerentemente alla impostazione del decreto legislativo n. 124 del 2004, ma anche dalla capacità di interpretare in modo moderno ed efficace il ruolo istituzionale dell’ispettore.
 
 Il tutto in una logica di servizio e non di mero esercizio di potere, secondo parametri di correttezza, trasparenza e uniformità sull’intero territorio nazionale, che potranno utilmente essere esaltati in funzione della esperienza, della sensibilità e delle capacità relazionali del singolo ispettore.

Programmazione
Fondamentale è la costruzione di una innovativa policy per l’ispezione sul lavoro che, tuttavia, non può fondarsi su una visione centralistica della attività di vigilanza in materia di lavoro e previdenza sociale. Il governo della ispezione del lavoro, infatti, deve sempre più divenire sintesi sinergica delle azioni programmate dai diversi organi ispettivi e attuate, in modo coordinato e in linea di principio uniforme, a livello territoriale, anche in considerazione delle specifiche realtà e delle caratteristiche peculiari delle singole aree e dei diversi distretti economici.
 
La programmazione della attività rappresenta il momento determinante nella impostazione di una azione ispettiva che intenda essere effettivamente ed efficacemente concentrata su obiettivi concreti e sostanziali di prevenzione e repressione delle violazioni.
 
 A essa, pertanto, i titolari degli uffici periferici, con particolare riguardo ai dirigenti delle Direzioni provinciali del lavoro, dovranno pervenire attraverso una puntuale raccolta e analisi degli elementi di valutazione utili a delineare le diverse caratteristiche della realtà territoriale in cui operano, anche in base a una più intensa collaborazione con le organizzazioni sindacali dei lavoratori e con le associazioni datoriali, con i consulenti del lavoro, nonché coi rappresentanti istituzionali delle amministrazioni provinciali e comunali, delle Università e dei centri di ricerca, al fine di acquisire la migliore conoscenza dei problemi che connotano le singole realtà aziendali e territoriali e i vari settori merceologici, per un più appropriato e proficuo indirizzo della vigilanza.
 
In questa prospettiva, peraltro, si dovrà tener conto, a livello provinciale, delle risultanze statistiche degli interventi ispettivi svolti sul territorio negli anni precedenti, al fine di indirizzare correttamente le operazioni ispettive in modo da non lasciare aree di insediamento produttivo o zone territoriali che sfuggano completamente ai controlli.

Nell’organizzare le azioni ispettive i dirigenti delle Direzioni provinciali del lavoro dovranno operare in un costante equilibrio tra l’ispezione di iniziativa c.d. “a vista”, fondata sulla individuazione di un determinato territorio o di uno specifico insediamento produttivo, e l’ispezione di iniziativa programmata. In particolare si dovrà aver cura di evitare che un eccesso di discrezionalità di ispezionare “a vista” riconosciuta al personale ispettivo possa condurre a una mancanza di sistema nelle ispezioni, coniugando, quindi, una serie di operazioni speciali a obiettivo non singolarmente identificato, con una normale programmazione per singole aziende in apposito ordine di servizio, determinato volta per volta dal dirigente o dal responsabile del servizio ispettivo, al quale non sarà possibile derogare se non per gravi e urgenti ragioni, delle quali gli ispettori dovranno dare avviso immediato.
 
In particolare, il piano delle ispezioni verrà fissato dai direttori delle Direzioni provinciali del lavoro, in base ai criteri che saranno stabiliti dalla Direzione generale per l’attività ispettiva al fine di una regolare organizzazione della vigilanza in modo uniforme su tutto il territorio e secondo precise linee di priorità.

Spetterà poi ai dirigenti delle Direzioni regionali del lavoro svolgere un fondamentale ruolo di coordinamento delle evidenze provinciali, al fine di rendere chiara la strategia ispettiva su tutto il territorio regionale e riferirne alla Direzione Generale per l’attività ispettiva e, per il tramite di questa, alla Commissione centrale di coordinamento della attività di vigilanza.

Mentre su un piano informativo e statistico la competente Direzione regionale del lavoro, in fase di raccordo dei dati sul territorio, e la Direzione generale per l’attività ispettiva dovranno monitorare, a cadenza bimestrale, l’andamento della vigilanza.

Presupposto indefettibile della programmazione della attività ispettiva è altresì il coordinamento con tutti gli altri organismi incaricati della vigilanza nelle materie di competenza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, da attuarsi con reciproci scambi di informazione nei tre livelli (centrale, regionale e territoriale), secondo le specifiche disposizioni di cui agli articoli 3, 4 e 5 del decreto legislativo n. 124 del 2004.
 
In tal senso si porrà la massima attenzione nello sviluppo di tecnologie informatiche che consentano di superare problematiche note, come quella della sovrapposizione degli interventi ispettivi, indirizzando l’attività di vigilanza su obiettivi sensibili, di particolare rilevanza e frutto di analitiche azioni di intelligence legate allo sviluppo di oggettivi indicatori di rischio.

Spetterà, infine, alla Direzione Generale per l’attività ispettiva, nell’esercizio dei compiti suoi propri di direzione e coordinamento delle attività di vigilanza, fornire sulla base delle direttive emanate dal Ministro, specifiche direttive operative, con la duplice finalità di assicurare l’esercizio unitario della attività ispettiva e l’uniformità di comportamento dei diversi organi di vigilanza, unica effettiva garanzia di una ispezione del lavoro efficace e credibile che incide sui comportamenti concreti degli operatori economici e dei loro consulenti, vera garanzia del rispetto dell’equilibrio, interpretato dalle norme di legge, tra le esigenze di competitività delle imprese e le imprescindibili istanze di tutela della persona che lavora.

Nella propria opera di direzione e coordinamento la Direzione Generale per l’attività ispettiva dovrà tenere conto, anche al fine di ottimizzare le risorse disponibili, della presenza di forme di controllo sociale (come gli enti bilaterali) o anche forme di controllo istituzionale alternative (come le sedi di certificazione dei contratti di lavoro e di appalto), riservando una particolare attenzione alle situazioni che sono totalmente esenti da controllo o verifica preventiva.

Da ultimo, in termini di programmazione, dovrà essere cura dei funzionari incaricati della ispezione procedere, prima di avviare l’indagine affidata, a una attenta preparazione della stessa, secondo le previsioni dell’articolo 6 del «Codice di comportamento» approvato con decreto direttoriale 20 aprile 2006, in base alle specifiche indicazioni offerte dal responsabile del servizio ispezione lavoro della Direzione provinciale di appartenenza ovvero dai responsabili delle unità operative della vigilanza alle quali sono assegnati.

Richieste di intervento e conciliazione monocratica
Particolarmente delicata, proprio in ragione di una attenta e coerente programmazione della attività ispettiva, è la valutazione delle richieste di intervento provenienti da uno o più lavoratori ovvero da una organizzazione sindacale nei confronti di una specifica realtà aziendale. In merito, anche al fine di evitare una strumentalizzazione del ruolo dell’ispettore, si ritiene di non dover dare seguito a richieste anonime, presentate a mezzo posta, e-mail, fax o telefono.
 
Di regola, e fatte salve alcune limitate eccezioni in cui emerga con palese e incontrovertibile evidenza la particolare gravità e attendibilità dei fatti denunciati, anche quando circostanziata o dettagliata, la denuncia anonima non può e non deve essere presa in considerazione per la programmazione di interventi ispettivi perché contraria ai principi di correttezza e trasparenza della azione della amministrazione pubblica.

Da sempre il carico di richieste di intervento e di denunce pervenute alle Direzioni provinciali del lavoro, spesso strumentali o infondate, rappresenta del resto un freno alla più efficace vigilanza di iniziativa e un vero e proprio ostacolo alla attuazione di una efficiente programmazione della attività ispettiva in materia di lavoro, specie in talune realtà territoriali segnate da una forte incidenza quantitativa, in termini di densità di insediamenti produttivi.

Proprio su tale dato deve fondarsi una totale ed efficace attuazione dell’istituto della conciliazione monocratica preventiva di cui all’articolo 11 del decreto legislativo n. 124 del 2004, rivolgendo una attenzione privilegiata alle richieste di intervento da prendersi a spunto per l’avvio di un tentativo di conciliazione tra il lavoratore denunciante e il datore di lavoro.

La corretta e generale attuazione della conciliazione monocratica nella sua forma preventiva consentirà ai servizi di ispezione del lavoro delle Direzioni provinciali del lavoro di riorganizzarsi, anche in termini di programmazione della attività ispettiva, mantenendo ferma l’iniziativa ispettiva su richiesta di intervento soltanto per le richieste di intervento caratterizzate dalla denuncia di irregolarità gravi, come quelle di rilevanza penale, ovvero quelle che interessano altri lavoratori oltre al denunciante, o ancora quelle che riguardano fenomeni di elusione particolarmente diffusi sul territorio di riferimento, anche in considerazione del fatto che l’ispezione su richiesta di intervento segue generalmente un momento di “rottura” dei rapporti interpersonali tra denunciante e denunciato, tanto da mettere in pre-allarme il datore di lavoro rispetto a una visita ispettiva la quale, pertanto, non potrà mai avere la stessa efficacia della ispezione di iniziativa programmata.

Al fine di meglio orientare l’azione ispettiva a criteri di programmazione degli interventi, secondo i principi di efficienza, efficacia ed economicità della azione amministrativa, si precisa che la semplice presentazione agli uffici di una richiesta di intervento non costituisce una ipotesi riconducibile all’articolo 2, comma 1, della legge n. 241 del 1990, e dunque di per sé non comporta per l’amministrazione l’obbligo di dare necessariamente corso alla verifica ispettiva, a meno che i fatti denunciati non siano di natura penale, per cui quest’obbligo sussiste sempre. Pertanto, in caso di richieste di intervento che, pur sottoscritte dal denunciante, tuttavia non presentano i caratteri della oggettiva attendibilità dei fatti esposti e della concreta possibilità di provare quanto viene denunciato, l’ufficio può non dare corso alla richiesta di intervento, che può essere archiviata, qualora non pervengano all’ufficio nuovi elementi, alla fine dell’anno successivo a quello di presentazione della richiesta di intervento stessa, previo avviso sc ritto al denunciante.
 
Si ritiene che questa disposizione sia particolarmente opportuna soprattutto nelle realtà territoriali che registrano un notevole numero di richieste di intervento rispetto alle risorse ispettive a disposizione.

In questa prospettiva, un equilibrato bilanciamento tra l’ispezione di iniziativa e quella su richiesta, permetterà agli uffici periferici del Ministero di avviare cicli di ispezioni mirate sui singoli ambiti territoriali o sui diversi settori merceologici, in grado di favorire l’emersione del lavoro sommerso e, soprattutto con l’utilizzo dello strumento della diffida obbligatoria (di cui all’articolo 13 del decreto legislativo n. 124 del 2004), di avviare il sistema imprenditoriale verso una “emersione guidata”, che non abbia effetti devastanti sulla non facile tenuta della iniziativa economica locale, garantendo, in tal modo, la tutela complessiva dei livelli occupazionali e non soltanto del singolo lavoratore.

Accesso ispettivo e verbalizzazione
Per impostare correttamente l’accesso in azienda occorre oggi considerare, in via preliminare, il radicale mutamento delle attività ispettive e di vigilanza a seguito della eliminazione dei libri paga e matricola e di altri libri obbligatori e della loro sostituzione, a far data dal 18 agosto 2008, con il libro unico del lavoro (articoli 39 e 40 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112).

In considerazione delle nuove funzionalità del libro unico del lavoro, l’ispezione del lavoro dovrà declinare una sistematicità di rapidi accessi ispettivi programmati, volti a rendere percepibile sul territorio la presenza dell’organo di vigilanza e a contrastare il lavoro sommerso, rilevato sulla base della omessa preventiva comunicazione obbligatoria – per i rapporti di lavoro soggetti a tale regime – e della mancanza di qualsiasi altra scritturazione, documentazione o comunicazione, incoraggiando la emersione e promuovendo la legalità, anche recuperando le azioni di prevenzione e promozione di cui all’articolo 8 del decreto legislativo n. 124 del 2004.
 
D’altra parte, non soltanto l’accesso ispettivo in sé considerato, ma ancor più la delicata fase di acquisizione delle dichiarazioni dai lavoratori richiede un atteggiamento peculiare da parte dell’ispettore, radicalmente diverso rispetto a quello fin qui generalmente tenuto.
 
L’ispettore dovrà infatti comportarsi e atteggiarsi nei confronti del lavoratore come colui che chiede una collaborazione costruttiva: se è vero che l’ispettore ha necessità e può pretendere, per i poteri a lui conferiti, informazioni dai lavoratori occupati e trovati intenti al lavoro, tuttavia l’atteggiamento relativamente al lavoratore che rilascia la dichiarazione, specie quando trattasi di situazioni di illegalità o di sommerso, deve essere vissuto al contrario, nel senso di “chiedere aiuto” al lavoratore e non già di rivolgersi a lui come a qualcuno che ha bisogno di aiuto.

Si tratta, come è facile intuire, di instaurare un clima psicologico positivo e collaborativo che consenta al lavoratore di sentirsi al sicuro e non in soggezione.
 
 In tal senso si dovrà aver cura di acquisire le dichiarazioni in modalità tali che ne preservino la “rispettabilità” nei confronti dei propri colleghi e del datore di lavoro e che consentano al lavoratore di comprendere la utilità dell’intervento ispettivo per la sua condizione di vita e per le caratteristiche del suo lavoro e dei propri colleghi, nonché della stessa azienda.

Tale clima collaborativo andrà altresì instaurato, sempre in una logica di servizio e di trasparenza della Pubblica Amministrazione, anche nei confronti dei datori di lavoro ispezionati, avendo cura, al riguardo, di distinguere il contravventore o il trasgressore occasionale ed episodico, da colui che persegue disegni criminosi o elusivi su larga scala: mentre nella seconda ipotesi (da reprimere ad ogni livello e con la massima collaborazione tra i vari enti ed organismi) verrà presumibilmente incontrata una particolare resistenza, anche tecnico-legale, e un occultamento scientifico e sistematico delle prove degli illeciti, nel primo caso potrà soccorrere un atteggiamento che – pur nella puntuale repressione delle violazioni riscontrate – non sia particolarmente accanito.
 
In tal senso potrà essere utile la ricerca della collaborazione del consulente del lavoro o degli altri professionisti e soggetti abilitati, particolarmente per far comprendere al datore di lavoro i limiti e la qualificazione dell’illecito, spesso radicati, nelle micro e piccole imprese, più in atteggiamenti superficiali o di scarsa consapevolezza che in una reale e persistente volontà elusiva. In tale prospettiva, è auspicabile un atteggiarsi della vigilanza con finalità di prevenzione, di rafforzamento e di identificazione dei comportamenti positivi, o anche di maggiore conoscenza ed attenzione verso le problematiche aziendali (ad esempio, sul versante della sicurezza sul lavoro).

Le dichiarazioni acquisite dai lavoratori soccorreranno l’attività ispettiva solo a valle, nella fase dell’accertamento, mentre nella immediatezza dell’avvio della indagine la prova regina, a fondamento dei successivi eventuali illeciti constatati e riscontrati, rimarrà soltanto la verbalizzazione di primo accesso.
 
Il verbale di primo accesso ispettivo diviene, dunque, vero e proprio obbligo per il personale ispettivo che accede in azienda, il quale dovrà aver cura di indicare esattamente, in questa prima verbalizzazione da consegnare in originale all’ispezionato, le circostanze di fatto oggetto di investigazione, con particolare riguardo ai lavoratori trovati intenti al lavoro, ai luoghi di lavoro, alle situazioni avvenute in presenza degli ispettori.

Particolare rilievo probatorio acquisirà, anche per il prosieguo degli accertamenti, oltreché per le eventuali fasi di contenzioso amministrativo e giudiziario, la esatta identificazione dei lavoratori (quando possibile attraverso l’esibizione di un documento di identità), la puntuale descrizione delle attività lavorative svolte dai lavoratori individuati all’atto dell’accesso ispettivo (anche con riferimento all’abbigliamento da lavoro, ai cartellini identificativi o alle attrezzature o macchine utilizzate).

Soltanto un verbale di primo accesso ispettivo ben redatto consentirà alla Amministrazione di difendere in ogni sede l’esito degli accertamenti ispettivi. D’altro canto, soltanto con tale verbalizzazione il datore di lavoro potrà conoscere compiutamente i fatti sui quali verrà investigato a garanzia completa del suo diritto costituzionale di difesa.
 
Sempre nel verbale di primo accesso ispettivo dovranno trovare evidenza le richieste documentali, con particolare riguardo al libro unico del lavoro, che si muovono all’ispezionato o al consulente del lavoro o professionista che lo assistono o al servizio o centro di assistenza dell’associazione di categoria alla quale si è affidato.

Infine, la prima verbalizzazione dovrà fare espressa riserva di contestazione e notificazione degli illeciti amministrativi riscontrati soltanto al termine degli accertamenti e previa diffida obbligatoria ove previsto.

Nella nuova organizzazione dei servizi ispettivi, peraltro, la semplificazione normativa impone anche un alleggerimento degli oneri burocratici connessi alla procedura ispettiva.
 
La Direzione Generale per l’attività ispettiva avrà cura di formalizzare una apposita modulistica semplificata, unica ed unitaria, che garantisca, nel rispetto della legge 24 novembre 1981, n. 689 e del menzionato decreto legislativo n. 124 del 2004, l’obbligo per il funzionario ispettivo di redigere (e per l’ispezionato di vedersi notificato) un unico provvedimento sanzionatorio, il verbale di accertamento e notificazione, che faccia seguito al verbale di primo accesso e che contenga gli esiti dell’accertamento e, contestualmente, la possibilità di estinguere gli illeciti mediante ottemperanza alla diffida e pagamento della sanzione ridottissima ovvero per le violazioni non diffidabili attraverso la conciliazione amministrativa e il pagamento in misura ridotta, nonché la specifica indicazione degli ulteriori strumenti di difesa e degli organi avanti ai quali è possibile proporre ricorso, con adeguata specificazione dei relativi termini di impugnazione.

Restano fermi, naturalmente, gli eventuali provvedimenti di polizia giudiziaria (prescrizione obbligatoria ex articolo 15 del decreto legislativo n. 124 del 2004) ovvero l’eventuale provvedimento di sospensione della attività d’impresa (articolo 14 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, come modificato dal decreto legge n. 112 del 2008), i quali si aggiungeranno ai provvedimenti sanzionatori amministrativi semplificati.

Quanto alla sospensione della attività d’impresa, peraltro, sembra opportuno un richiamo sulla opportunità di adottare tale grave provvedimento, penalmente sanzionato in caso di inottemperanza con la pena dell’arresto fino a sei mesi, in maniera tale da non creare intollerabili discriminazioni, ma anche in modo da non punire esasperatamente le microimprese.

In questa prospettiva la discrezionalità dell’ispettore nella adozione del provvedimento dovrà limitarsi esclusivamente alla verifica della sussistenza dei requisiti di legge e delle condizioni di effettivo rischio e pericolo in una ottica di tutela e prevenzione della salute e sicurezza dei lavoratori.
 
Si ritiene, dunque, che la sospensione possa essere adottata normalmente con decorrenza dalle ore 12 del giorno successivo all’accesso ispettivo ovvero, nell’edilizia e in agricoltura, dalla cessazione della attività in corso che non può essere utilmente interrotta, salvo che non vi sia pericolo imminente o grave rischio per la salute dei lavoratori o di terzi, nel qual caso l’ordine di sospensione dovrà essere impartito con decorrenza immediata.
 
 D’altro canto, per quanto concerne la percentuale di lavoratori “in nero”, si ritiene che nella micro-impresa trovata con un solo dipendente irregolarmente occupato non siano di regola sussistenti i requisiti essenziali di tutela di cui al decreto legislativo n. 81 del 2008 idonei a sfociare in un provvedimento di sospensione.

Modalità di accertamento
Quanto all’accertamento delle violazioni, penali e amministrative, riscontrate durante l’attività di vigilanza il personale ispettivo dovrà aver cura di mantenere l’atteggiamento più sopra evidenziato nel corso di tutta l’ispezione.
 
 Compiti dell’ispettore del lavoro sono, infatti, tanto la tutela del prestatore di lavoro, quanto la garanzia di una leale concorrenza tra le imprese, che si coniugano certamente con la puntuale repressione degli illeciti, ma anche, e forse soprattutto, con la prevenzione degli stessi e con la promozione di una più diffusa e radicata cultura della legalità.

Le profonde modifiche e semplificazioni, introdotte dal decreto legge n. 112 del 2008, convertito dalla legge n. 133 del 2008, nel campo degli adempimenti formali, suggeriscono come prerogativa della attività ispettiva l’accertamento delle violazioni sostanziali.
 
In tal senso potrà essere utile, nella fase di accesso ispettivo, valorizzare l’esperienza e la sensibilità dell’ispettore e la sua conoscenza del mondo imprenditoriale (materia su cui sviluppare anche specifiche attività formative). In tal modo gli attori della vigilanza devono essere in grado di percepire e cogliere, con osservazione attenta ed immediata, quegli aspetti peculiari dell’organizzazione del funzionamento aziendale su cui effettuare e indirizzare i successivi riscontri, anche a livello documentale.

In questa prospettiva, abbandonando ogni logica formalistica del passato, fondata sul numero delle violazioni riscontrate e sulla natura formale delle stesse, occorre operare una valorizzazione della qualità della attività di vigilanza e ispettiva in senso stretto, a cominciare dalle modalità di espletamento degli accertamenti in taluni ambiti sensibili.

Verifiche sulle collaborazioni coordinate e continuative e sulle associazioni in partecipazione con apporto dilavoro.
Con riferimento ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa, in qualsiasi modalità anche a progetto, e alle associazioni in partecipazione con apporto di lavoro si dovrà concentrare l’accertamento ispettivo esclusivamente su quelli che non siano già stati sottoposti al vaglio di una delle commissioni di certificazione di cui all’articolo 76 del decreto legislativo n. 276 del 2003, in quanto positivamente certificati o ancora in fase di valutazione, salvo che non si evinca con evidenza immediata e non controvertibile la palese incongruenza tra il contratto certificato e le modalità concrete di esecuzione del rapporto di lavoro.
 
Nei riguardi dei contratti non certificati l’ispettore del lavoro dovrà acquisire, confrontando i contenuti del programma negoziale con le dichiarazioni rese dal lavoratore interessato e dagli altri che eventualmente con lo stesso collaborino, tutti gli elementi utili a valutare la corretta qualificazione del rapporto di lavoro, in linea con quanto precisato nelle circolari n. 1 del 2004 e n. 17 del 2006 (senza tenere conto della elencazione di attività e delle preclusioni contenute nella circolare n. 4 del 2008, da ritenersi complessivamente non coerenti con l’impianto e le finalità della «legge Biagi»), evidenziandoli specificamente nel verbale di accertamento e notificazione col quale si disconosca la natura autonoma del rapporto investigato, contrastando l’uso fraudolento del contratto di collaborazione.
 
 Le collaborazioni coordinate certificate saranno oggetto di verifica ispettiva soltanto a seguito di richiesta di intervento del lavoratore interessato e sempreché sia fallito il preventivo tentativo di conciliazione monocratica.
 
Verifiche sui rapporti di lavoro flessibile.
Anche nell’ambito della vigilanza relativa ai contratti di lavoro flessibile (lavoro a tempo determinato, a tempo parziale, intermittente, occasionale) l’attenzione degli ispettori dovrà concentrarsi soltanto sui contratti non certificati. Le verifiche dovranno essere mirate a contrastare l’uso distorto degli istituti contrattuali in argomento, con specifico riguardo all’utilizzo del lavoratore al di fuori del regime di flessibilità contrattato e in coerenza con le linee guida e gli indirizzi interpretativi forniti dal Ministero. I contratti certificati potranno formare oggetto di verifica ispettiva solo a seguito di richiesta di intervento del lavoratore e dopo il fallimento del tentativo di conciliazione monocratica.

Verifiche sull’organizzazione dell’orario di lavoro.
La massima prudenza deve guidare i funzionari ispettivi nell’approccio alla vigilanza nella materia della organizzazione dei regimi di orario di lavoro.
 
L’intervento del legislatore col decreto legge n. 112 del 2008, convertito, con modifiche, con la legge n. 133 del 2008, ha segnato un momento di sicuro ampliamento della flessibilità nei regimi di orario, in coerenza con le direttive comunitarie vigenti in materia, a fronte di una riduzione dell’impatto sanzionatorio per le eventuali violazioni. In questa prospettiva l’ispezione dovrà considerare il quadro normativo accanto a quello contrattuale
collettivo, anche aziendale, al fine di contestare legittimamente le violazioni riscontrate rispetto al regime giuridico vigente in azienda.

Verifiche sugli appalti illeciti. I contratti di appalto e di subappalto dovranno essere oggetto di specifico e attento esame da parte degli ispettori del lavoro, non soltanto nel contesto del settore edile, ma in ogni settore produttivo di beni e servizi. L’attività investigativa, peraltro, dovrà concentrarsi sui contratti che non sono stati oggetto di certificazione.
 
Obiettivo assoluto è il contrasto alla interposizione illecita e fraudolenta, mediante la verifica della sussistenza dei criteri di genuinità di cui all’articolo 29 del decreto legislativo n. 276 del 2003.

Vigilanza sulle categorie svantaggiate e lavori occasionali accessori.

Non andrà trascurata, inoltre, la vigilanza speciale nei riguardi di quella fondamentale legislazione sociale che è data dal complesso delle leggi a tutela del lavoro dei disabili, dei minori e degli stranieri e anche delle donne specie con riferimento alle lavoratrici in stato di gravidanza e al fenomeno delle c.d. dimissioni in bianco.
 
In questa prospettiva appare quanto mai opportuno che una apposita articolazione organizzativa del servizio ispettivo di ciascuna Direzione provinciale del lavoro sia dedicata a iniziative di vigilanza e di ispezione in queste materie.
 
Analogamente, si dovrà porre attenzione su iniziative di promozione e di accompagnamento a istituti normativi di contrasto al lavoro sommerso, come nel caso del lavoro occasionale accessorio, facendo poi seguire a stretto giro operazioni di vigilanza che reprimano le condotte illecite di chi non coglie l’opportunità di avviare e utilizzare regolarmente forme di lavoro occasionale attraverso l’impiego dei c.d. buoni lavoro.

Vigilanza per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro.
Da ultimo, una particolare attenzione dovrà dedicarsi alla materia della salute e sicurezza sul lavoro. In attesa di ulteriori direttive, alla luce del confronto avviato in materia con le Regioni e le parti sociali, si rileva sin da ora che, per quanto le competenze dei servizi ispettivi del Ministero siano limitate soltanto ad alcuni settori, gli ispettori del lavoro non potranno esonerarsi dal segnalare alla azienda sanitaria locale territorialmente competente, in una logica pro-attiva e di leale collaborazione istituzionale, le situazioni di dubbia regolarità in materia che si appalesano nel corso di un regolare accertamento ispettivo in materia di lavoro nelle aziende che operano in settori e per attività estranee a quelle di cui all’articolo 13, comma 2, del decreto legislativo n. 81 del 2008.

Diffida accertativa
Sotto altro profilo, va richiamata l’attenzione del personale ispettivo anche alla corretta adozione dello strumento della diffida accertativa per crediti patrimoniali del lavoratore di cui all’articolo 12 del decreto legislativo n. 124 del 2004. Si tratta, infatti, di un potere di straordinaria importanza assegnato agli ispettori del lavoro che in tal modo possono riconoscere al lavoratore interessato la soddisfazione più rapida dei crediti pecuniari vantati nei confronti del datore di lavoro in conseguenza del rapporto di lavoro.

Sussidi e indennità pubbliche
Lo sviluppo di un mercato del lavoro trasparente e inclusivo impone un attento controllo non solo sul rispetto dei vincoli normativi, ma anche sull’utilizzo delle (scarse) risorse pubbliche al fine di un loro ottimale e corretto utilizzo in favore dei gruppi deboli e delle categorie di lavoratori realmente svantaggiati.
 
 In questa prospettiva l’ispettore del lavoro diviene un arbitro della legalità del mercato del lavoro a 360 gradi, operando con particolare attenzione sulla effettività dei percorsi formativi o dei piani inserimento professionale economicamente incentivati (come nel caso del contratto di apprendistato o del contratto di inserimento al lavoro), ma anche nei riguardi dei lavoratori che fruiscono dei benefici derivanti dalla applicazione degli ammortizzatori sociali, al fine di evitare iniquità di trattamento e di applicare quella elementare regola di responsabilità, introdotta dal decreto legislativo n. 276 del 2003, che vuole sanzionato con la decadenza dal beneficio o dalla indennità il lavoratore che percepisce un trattamento oppure rifiuti una occasione congrua di lavoro o un percorso formativo di riqualificazione professionale.
 
 Analogamente dovrà operarsi con assoluta severità in sede ispettiva, anche rispetto al rilievo delle relative ipotesi di reato, nei confronti dei lavoratori che percependo trattamenti assistenziali, assicurativi o previdenziali si lascino occupare “in nero” presso datori di lavoro conniventi.

Gli organi ispettivi sono pertanto chiamati a dare piena e completa attuazione alla circolare n. 5 del 22 febbraio 2006, la cui attuazione costituisce una fondamentale premessa per una modernizzazione del sistema italiano di Welfare in una logica di workfare.
 
Al fine di evitare possibili danni erariali e comportamenti elusivi si richiama la necessità di verificare con particolare attenzione che le agenzie accreditate o comunque autorizzate alla somministrazione di lavoro di cui agli articoli 4, 5, 6 e 7 del decreto legislativo n. 276 del 2003 abbiamo puntualmente comunicato all’INPS e al servizio per l’impiego territorialmente competente i casi in cui i lavoratori abbiano rifiutato una offerta formativa, di lavoro o un percorso di reinserimento nel mercato del lavoro ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 276 del 2003 e dell’articolo 1-quinquies del decreto legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 291 del 2004.

Prevenzione, promozione e trasparenza della azione ispettiva
La efficacia della azione ispettiva, in un determinato territorio provinciale, si misura in considerazione della stima del lavoro sommerso che in quello stesso ambito viene eliminato, nonché delle situazioni di regolarità gestionale dei rapporti di lavoro che si riscontrano.

A tal fine, sembra indispensabile un serio e costante investimento, da parte delle Direzioni provinciali del lavoro, in un coordinamento diretto con la Direzione regionale competente e con la Direzione generale per l’attività ispettiva, nelle azioni di prevenzione e di promozione di cui all’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo n. 124 del 2004.
 
Tali azioni dovranno risolversi in apposite iniziative, a cadenza almeno mensile, anche presso associazioni di categoria o singoli datori di lavoro, con riferimento a questioni e problematiche di rilevanza generale, al fine di garantire e assicurare l’integrale rispetto della normativa in materia di lavoro e di previdenza ovvero per diffondere la corretta applicazione dei nuovi istituti legislativi secondo le indicazioni interpretative provenienti dall’Amministrazione.
 
Nel caso invece in cui l’ispettore partecipi a iniziative seminariali o convegnistiche per ragioni non che venga specificato nelle relative locandine e brochure promozionali) che l’intervento è svolto a titolo personale e che le opinioni espresse non rappresentano necessariamente quelle dell’istituto di appartenenza.
 
Sempre in questa prospettiva si ricorda l’importanza di un corretto utilizzo e di una ampia diffusione dell’istituto dell’interpello, nonché la possibilità per le Direzioni regionali, le Direzioni provinciali del lavoro e gli Enti previdenziali, anche d’intesa tra loro, di svolgere attività di informazione e aggiornamento nei confronti di enti, datori di lavoro ed associazioni a cura e spese degli stessi ai sensi di quanto disposto dall’articolo 8, comma 3, del decreto legislativo n. 124 del 2004.

Né, d’altro canto, può essere trascurata la centralità della formazione di tutto il personale ispettivo, ministeriale e previdenziale, rispetto alla quale è onere della Direzione generale per l’attività ispettiva, avvalendosi del Centro Studi Attività Ispettiva istituito al suo interno, garantire iniziative di aggiornamento a cadenza almeno trimestrale, rivolte a tutto il personale ispettivo, anche attraverso strumentazione telematica a distanza, tenendo conto delle novità normative, della prassi e della giurisprudenza.

Particolarmente importante è il coinvolgimento degli altri Enti ed Istituti previdenziali nella realizzazione di tali occasioni formative.

La massima riservatezza e trasparenza della azione dei singoli ispettori – e degli organi dirigenti in particolare – rappresenta infine un profilo di importanza fondamentale.
 
La fiducia e la credibilità che i servizi ispettivi godranno presso le categorie interessate sono infatti le risorse più preziose per l’efficienza e l’efficacia della attività di vigilanza. Per raggiungere tale obiettivo di trasparenza occorrerà che gli incaricati della ispezione operino con la massima trasparenza e correttezza, non solo nel rigoroso rispetto del «Codice di comportamento» approvato con decreto direttoriale 20 aprile 2006 e delle disposizioni di cui al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 28 novembre 2000, ma anche adottando con tutti i soggetti e le categorie interessate alla ispezione un comportamento complessivo consono al ruolo e alle funzioni rivestite e in ogni caso tale da evitare ogni possibile sospetto di parzialità e accondiscendenza, vuoi verso le imprese e i loro consulenti, vuoi verso i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali.

Roma, 18 settembre 2008
Maurizio Sacconi

Dipartimento della Funzione pubblica – Parere n. 56/08 sui tempi determinati

Com’era facilmente prevedibile, la prossima espulsione dal lavoro di decine di migliaia di precari del Pubblico Impiego inizia a preoccupare sia le Amministrazioni delle Regioni e degli Enti Locali, che dello Stato e delle Funzioni Centrali, per la tenuta dei servizi e delle attività, in particolare quelle rivolte direttamente ai singoli cittadini come ad es. le prestazioni del welfare locale, le attività mediche ed infermieristiche, i servizi educativi all’infanzia.

Sale quindi la richiesta d’indicazioni alla Funzione Pubblica per trovare il modo di dare continuità a quei servizi che oggi sono erogati da precari che presto dovranno andare via, grazie alle nuove disposizioni stabilite dalla legge 133/2008 sull’utilizzo del lavoro flessibile nelle Pubbliche Amministrazioni.

Ciò non fa altro che confermare la giustezza delle critiche avanzate dalla CGIL nei confronti delle misure restrittive adottate dal Governo sul lavoro pubblico, concepite sul presupposto che la Pubblica Amministrazione rappresenta un ingombrante costo che impedisce lo sviluppo piuttosto che una importante risorsa per il paese.

Un atteggiamento questo che ha determinato come conseguenza il taglio indiscriminato delle spese per fare cassa, trascurando le esigenze dei cittadini che, molto opportunamente, il precedente Governo aveva recepito nel Memorandum Governo-Sindacati rendendoli protagonisti dei processi di riorganizzazione e crescita delle attività; la mortificazione dei lavoratori pubblici ai quali in questo modo sono state sottratte risorse preziose che dovevano servire ad attivare processi formativi e di valorizzazione professionale nonché a per stabilizzare i precari.

Per queste ragioni riteniamo importante l’allegato parere del Dipartimento della Funzione Pubblica rilasciato all’ANCI per rispondere all’esigenza degli Enti Locali di garantire la continuità del servizio educativo e dei nidi, attraverso l’utilizzo del personale a tempo determinato inserito nelle graduatorie.

La risposta data all’ANCI dal Dipartimento della Funzione Pubblica, per sua stessa ammissione, è la dimostrazione che il problema della gestibilità dei servizi minacciati di chiusura per i motivi sopra esposti è oramai ineludibile e non può trovare risposte attraverso il comma 3 dell’art 36.

La soluzione indicata deve essere un’altra.

Purtroppo su quella fornita dal Dipartimento non possiamo che esprimere forti riserve e contrarietà perché non fa altro che perpetuare a vita la condizione di precarietà attraverso un’ escamotage giuridico che non risolve in alcun modo le problematiche gestionali legate al precariato delle amministrazioni pubbliche.

Infatti, la soluzione ideata riconduce il tema del tempo determinato, oggetto della richiesta di chiarimento da parte dell’ANCI, nell’ambito dei rapporti di lavoro subordinato nell’impresa normati dal dlgs 368/2001, così come modificato dall’art 21 della legge 133/2008.

Al riguardo si ricorda che su questa specifica disposizione pesa da tempo il forte giudizio critico da parte della CGIL; in particolare sul delicato tema della successione dei contratti che la norma in questione rimanda alla contrattazione territoriale e/o aziendale per il rinnovo dei medesimi, anche oltre i 36 mesi in alternativa alla stabilizzazione, in deroga a quanto disciplinato dai CCNL stravolgendo così l’attuale ordinamento giuslavoristico in tema di gerarchia delle fonti.

Segnaliamo inoltre, con questo parere, una nuova lettura del comma 3 dell’art 49 della 133 secondo cui il vincolo dei tre anni nei 5 anni opera solo nel caso in cui il lavoratore abbia avuto rapporti di lavoro flessibile di natura diversa con la medesima amministrazione; non in presenza di continuità della tipologia lavorativa per la quale, invece, si dovrà applicare la specifica disciplina contrattuale.

Per non parlare della pleonastica precisazione secondo la quale l’aver vinto un concorso pubblico per un nuovo contratto esaurisce l’eventuale limite massimo di 36 mesi raggiunti in precedenza presso la stessa amministrazione.

Come si vede le certezze di questo Governo iniziano a venir meno ai primi problemi sollevati riguardo l’applicazione dei recenti provvedimenti governativi sul lavoro pubblico; in particolare notiamo come la scelta di bloccare il processo di superamento del precariato abbia effetti pesanti sulla stessa funzionalità delle Pubbliche amministrazioni.

Se non si stabilizza e non si mantiene in servizio, è ovvio, il problema non è solo dei lavoratori ma anche delle amministrazioni .

Rispetto a questo modo di operare, la Cgil continuerà ad opporsi ed a battersi affinché vengano portate a termine le procedure di stabilizzazione avviate in precedenza ai sensi delle leggi 296/06 e 244/07 e che, in ogni caso, siano mantenuti in servizio i lavoratori ai quali sia stato riconosciuto il diritto alla stabilizzazione, fino alla definitiva assunzione per garantire la continuità dei servizi pubblici ed agli stessi una prospettiva di dignità nella propria vita le nel lavoro.

Con la riserva di ulteriori informazioni al riguardo.

p. Dipartimento Welfare-MdL – Gian Guido Santucci

Roma, 5 dicembre 2008

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OGGETTO: Art. 36, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 come modificato
dall’art. 49 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito in legge, con modificazioni,
dall’art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133. Applicazione della disposizione alle scuole
gestite dalle autonomie locali.

Si fa riferimento alla nota n. 973/CG/VN/IPR/AD/ml-08 del 3 settembre 2008 nella quale si rappresentano le difficoltà applicative della disposizione indicata in oggetto in relazione alle esigenze di copertura delle sezioni vacanti delle scuole di infanzia paritarie e degli Asili nido gestiti dagli Enti locali.

In particolare, la nuova formulazione dell’art. 36 del d.lgs n. 165 del 2001, come sostituito dall’art. 49 del d.l. n. 112 del 2008, prevede, al comma 3, che le amministrazioni non possono ricorrere all’utilizzo del medesimo lavoratore con più tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori al triennio nell’arco dell’ultimo quinquennio.

Il rispetto di detto limite comporta la necessità di subordinare il conferimento di un incarico di supplenza alla previa verifica che i tempi lavorati nel singolo ente dal possibile supplente, mediante il ricorso a più tipologie contrattuali, non raggiungano, cumulati complessivamente, il limite dei tre anni nel quinquennio.

Poiché il superamento del predetto limite potrebbe ricorrere in maniera diffusa, codesta Associazione paventa effetti negativi sulla continuità del servizio scolastico, che trova il suo fondamento nei diritti, costituzionalmente garantiti, all’educazione, all’istruzione ed allo studio (art. 33 e 34 della Costituzione), effetti negativi dovuti al rischio di non poter utilizzare il personale inserito nelle graduatorie.

A tutela dei predetti diritti la Circolare del 18 marzo 2008, n. 3, dello scrivente Dipartimento, che interveniva per dettare linee di indirizzo in merito alla stipula di contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, in attuazione delle modifiche apportate all’art. 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 dall’articolo 3, comma 79, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), aveva, in via interpretativa, ritenuto che le scuole di infanzia paritarie e gli Asili nido gestiti dagli Enti locali potessero derogare alla rigida disciplina introdotta dalla novella all’art. 36 ed ispirarsi alla disciplina prevista per le scuole statali tenuto anche conto dei principi di cui al CCNL del comparto Regioni ed autonomie locali, sottoscritto il 14 settembre 2000, che dedica una particolare attenzione all’attività didattica ed educativa svolta dal predetto personale docente delle scuole materne e delle scuole gestite appunto dagli enti locali, nonché a quella svolta dal personale educativo degli asili nido.

La predetta soluzione interpretativa era finalizzata a superare la rigida disciplina antiprecariato introdotta dal previgente art. 36 che prevedeva, per il contratto a tempo determinato, una durata massima pari a 3 mesi; durata che, ovviamente, non si poteva conciliare con la frequente necessità di conferire incarichi di supplenza annuali e quindi con l’esigenza di una costante garanzia della continuità del servizio scolastico. Il limite massimo dei tre anni oggi previsto, invece, non confligge con il conferimento di supplenze annuali.

Ciò rappresentato occorre, tuttavia, puntualizzare alcuni aspetti fondamentali. Il limite previsto dal vigente art. 36, comma 3, del d.lgs. 165/2001, secondo cui le amministrazioni non possono ricorrere all’utilizzo del medesimo lavoratore con più tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori al triennio nell’arco dell’ultimo quinquennio, si applica solo nel caso in cui il soggetto sia stato utilizzato con più tipologie contrattuali di tipo flessibile diverse, ferma restando per la medesima tipologia di contratto la disciplina sulla durata prevista dalla normativa specifica.

In sostanza l’art. 36 non interviene per modificare con una disposizione speciale il regime previsto dalla legislazione ordinaria sulla durata del singolo contratto. La normativa dettata per ogni tipo di lavoro flessibile dovrebbe contenere già in sé le misure volte ad evitare l’abuso del tipo contrattuale.

L’art. 36 mira a colpire un altro fenomeno diffuso che è quello di ricorrere a diverse tipologie di lavoro flessibile per eludere i vincoli temporali previsti dalla normativa del singolo istituto contrattuale e continuare così a mantenere il rapporto di lavoro con il medesimo soggetto. Questo fenomeno è espressione di un ricorso patologico al lavoro flessibile perché un utilizzo costante e continuativo di un lavoratore è espressione non di un bisogno di carattere temporaneo ma piuttosto di un’esigenza avente altrettante caratteristiche di continuità e durata. Si tratterebbe in sostanza di utilizzare lavoro flessibile per un fabbisogno ordinario e permanente che, come noto, non è ammesso in quanto a detto tipo di fabbisogno occorre far fronte esclusivamente con assunzioni a tempo indeterminato, per evitare oltretutto un’elusione della disciplina in materia di vincoli al regime assunzionale a tempo indeterminato.

Le supplenze scolastiche vengono conferite mediante contratti di lavoro a tempo determinato. Trattandosi di una stessa tipologia di contratto è inappropriato, per quanto riguarda la durata, il richiamo al predetto art. 36, comma 3, che riguarda il cumulo di periodi riferiti a contratti diversi.

E’ invece corretto fare riferimento al decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 in materia di successione di contratti a tempo determinato (art. 5) e di esclusioni e disciplina specifica (art. 10).

Il nuovo testo dell’art. 36, infatti, a differenza di quello previgente che dettava una normativa del tutto speciale per le amministrazioni pubbliche, riconduce ora il regime del tempo determinato alla legge sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa e quindi appunto al citato d.lgs. 368/2001.

L’art. 5, comma 4-bis, dello stesso decreto legislativo, comma aggiunto dal comma 40 dell’art. 1, della legge 24 dicembre 2007, n. 247 e poi modificato dall’art. 21, del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, prevede che, ferma restando la disciplina della successione di contratti e “fatte salve diverse disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale qualora per effetto di successione di contratti a termine per lo svolgimento di mansioni equivalenti il rapporto di lavoro fra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore abbia complessivamente superato i trentasei mesi comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l’altro, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato ai sensi del comma 2. In deroga a quanto disposto dal primo periodo del presente comma, un ulteriore successivo contratto a termine fra gli stessi soggetti può essere stipulato per una sola volta, a condizione che la stipula avvenga presso la direzione provinciale del lavoro competente per territorio e con l’assistenza di un rappresentante di una delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale cui il lavoratore sia iscritto o conferisca mandato. Le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale stabiliscono con avvisi comuni la durata del predetto ulteriore contratto”.

Si aggiunge inoltre che l’art. 10 del predetto d.lgs 368/2001 prevede esclusioni e discipline specifiche senza dare indicazioni rispetto al settore scolastico che possano consentire di individuare deroghe ex lege.

Rimane da verificare se la richiesta di codesta Associazione di un’interpretazione volta a superare il limite massimo dei 3 anni per il contratto a tempo determinato, per rispondere alle peculiarità del servizio scolastico, possa trovare una soluzione favorevole nelle previsioni contenute nei “contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale” come indicato anche dal
citato articolo 5, comma 4-bis, del d.lgs. 368/2001.

In tal senso non sono di aiuto le disposizioni dettate in materia dal CCNL per il personale del comparto delle Regioni e delle autonomie locali successivo a quello dell’1.4.1999, sottoscritto il 14 settembre 2000 che, per quanto riguarda il personale delle scuole, sull’applicazione dell’istituto delle supplenze, rinvia alla disciplina dell’art 7, comma 3, dello stesso contratto, che a sua volta rinvia agli art. 35 e 36 del d.lg. 165/2001 e quindi alla disciplina prevista in materia di assunzioni e di forme contrattuali flessibili previste dal codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa.

Nella sostanza i Contratti collettivi in materia di personale scolastico non prevedono eccezioni rispetto alla durata massima di 36 mesi dei contratti a tempo determinato prescritta dal d.lgs. 368/2001 né si può giungere in via interpretativa al superamento del predetto limite, fissato per evitare l’abuso del lavoro flessibile e quindi forme di precariato tra l’altro tipiche anche del settore scuola.

Laddove non sia possibile ricorrere ad altra assunzione, la necessità di garantire la continuità del servizio scolastico mediante conferimento di supplenza annuale, potrà essere valutata come motivazione atta a consentire agli enti locali di stipulare un ulteriore successivo contratto a termine per una sola volta.

Quanto sopra conferma che il regime restrittivo fissato per tutti i lavoratori, anche del settore privato, può essere superato con gli strumenti indicati dall’art. 5, comma 4-bis, del d.lgs 368/2001, ovvero da un intervento in sede di contrattazione collettiva oppure ricorrendo per una sola volta alla stipula del contratto presso la direzione provinciale del lavoro con le modalità indicate dalla norma stessa.

Si aggiunge infine che il limite massimo dei 36 mesi va riferito ad ogni singola procedura di concorso pubblico e quindi va conteggiato separatamente per ogni graduatoria concorsuale. Ogni procedura di reclutamento a tempo determinato, nel rigoroso rispetto della normativa di cui all’art. 35 del d.lgs. 165/2001, rispondendo ad un fabbisogno temporaneo di volta in volta nuovo, è assimilabile al caso di mansioni non equivalenti ed azzera, pertanto, i periodi di contratto di lavoro flessibile precedentemente stipulati con la stessa amministrazione. Detta lettura della norma risulta coerente anche con l’art. 51 della Costituzione.

Il Capo Dipartimento
Antonio Naddeo

Comunicato di Carlo Podda Segretario Generale FP Cgil su slittamento atto Senato 1167

La situazione determinatasi in Parlamento a seguito della sovrapposizione di numerosi provvedimenti di legge aventi carattere d’urgenza comporterà quasi certamente lo slittamento dell’iter legislativo relativo al Collegato alla Finanziaria sul Lavoro (A.S. 1167).

Di conseguenza, poiché tale situazione consente la possibilità di utilizzare ancora la normativa di cui alla legge 296/06 e 244/07 per quanto riguarda la stabilizzazione dei precariato, soprattutto nei Comparti delle Regioni-Autonomie Locali e Sanità, è necessario approfittare di questo ulteriore tempo a disposizione per intensificare gli sforzi per chiudere le situazioni non ancora risolte.

Soprattutto là dove gli enti hanno sospeso le procedure di stabilizzazione, dando per scontata l’imminente entrata in vigore del “famigerato” art 7 dell’A.S.1167; a questi si dovrà ricordare che essendo tale atto un Disegno di Legge, fino al momento della sua trasformazione in legge continueranno a valere le precedenti disposizioni legislative.

Il tempo a disposizione è poco; servirà dunque uno sforzo, un impegno straordinario di tutta l’organizzazione per cercare di chiudere positivamente la questione del precariato presente nei nostri comparti, consapevoli che una volta divenuto legge il Collegato alla Finanziaria tutta la partita delle stabilizzazioni diventerà molto più difficile e problematica. 

            Il Segretario Generale FP CGIL Nazionale
                                Carlo Podda


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Ancona – Comunicato Stampa: 12 Dicembre, uno sciopero che vale doppio!

09.12.2008 – Allegato di seguito il Comunicato Stampa lanciato da Renato Ripanti, Coordinatore FPCGIL VVF, in relazione allo sciopero generale CGIL del 12 dicembre p.v..

 

COMUNICATO STAMPA

 

12 Dicembre, uno sciopero che vale doppio!

 

Coerentemente con quanto già avvenuto in occasione dello sciopero del 3 Novembre il Coordinamento CGIL Vigili del Fuoco Ancona sosterrà, con forza e determinazione, sia lo sciopero sia la manifestazione che si svolgerà nella nostra città.
 
Analogamente a tutti i lavoratori del settore pubblico e privato anche i Vigili del Fuoco, a dispetto del loro delicato ruolo d’aiuto e sostegno ai cittadini e alle famiglie in caso di eventi incidentali o calamità naturali, ricevono, da questa classe politica umiliazione e disattenzione.
 
Umiliazione perché i 70 € lordi proposti per il rinnovo contrattuale, anche per i Vigili del Fuoco al pari di tutti gli altri lavoratori, oltre a non riconoscere il delicato e rischioso ruolo di questa categoria, non copre nemmeno la metà di quella che è ora l’inflazione reale riducendo di fatto il potere d’acquisto degli stipendi.
 
Umiliazione perché in maniera populista e demagogica si cerca di far passare messaggi forvianti come quello sul “Bonus Sicurezza” anche per i Pompieri, tralasciando volutamente che ben che vada saranno come al solito pochi spiccioli!
 
Disattenzione perché contestualmente, nella Finanziaria approvata nei famosi nove minuti, non ci sono le risposte ai reali problemi dei Vigili del Fuoco, infanti mancano totalmente le risorse per ripianare le carenza di organico, 15.000 circa a livello Nazionale, 54 unità nella sola Provincia di Ancona, mancano le risorse per stabilizzare i Precari i quali hanno sopperito in questi anni alle carenze di personale permanente, mancano le risorse per l’ammodernamento dei mezzi, delle attrezzature, delle sedi di servizio, come quella di Ancona che sta cadendo letteralmente a pezzi, ma in cambio si tagliano ulteriormente i già insufficienti fondi per la manutenzione e per l’acquisto del carburante dei mezzi mettendo seriamente in crisi l’espletamento del servizio di soccorso.
 
Allo stesso modo i Vigili del Fuoco e le loro famiglie fanno parte di questa società civile che paga e pagherà per il futuro prossimo buona parte di questo sconquasso economico generato dalla crisi.
 
Infatti, i tagli attuati in tutti i settori come la scuola, la sanità, i Comuni, genereranno inevitabilmente aumenti e disagi che peseranno prevalentemente sui redditi più bassi peggiorando una situazione già oggi critica e resa ancora più precaria dal rischio concreto di veder perdere il posto di lavoro da parte di altri componenti della famiglia, aggravando ulteriormente il già misero bilancio familiare.
 
Per questo sosteniamo con forza questo sciopero, il quale deve avere una valenza doppia, da un lato la difesa della dignità di lavoratore Vigile del Fuoco, messa fortemente in discussione, dall’altro la difesa del futuro delle nostre famiglie e della dignità dei nostri figli.

Aderiamo numerosi allo sciopero e partecipiamo compatti alla Manifestazione Regionale Ancona; concentramento: ore 9.00 C.so Carlo Alberto; comizio: ore 11.00 Piazza Pertini.

Documentazione

Immagini manifestazione 1 dicembre 2007

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