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Patto Salute: Cgil, intesa primo passo utile ma non sufficiente. Ora mettere in sicurezza diritto salute colpito da ticket e tagli

Roma, 11 luglio – “Un primo passo utile ma non sufficiente. Ora bisogna
mettere in sicurezza il diritto alla Salute, colpito duramente dai
ticket e dai tagli di questi anni”. Così il segretario confederale della
Cgil, Vera Lamonica, commenta l’intesa raggiunta ieri tra governo e
regioni sul nuovo Patto per la Salute. Nel merito, osserva la dirigente
sindacale, “per quest’anno il fondo sanitario stabilito dal Patto sarà
di 109,9 miliardi, non vi saranno perciò i 2 miliardi di ticket
aggiuntivi: si tratta di un risultato positivo, dovuto anche alla nostra
pressione. Per gli anni successivi il finanziamento finalmente cresce,
ma è inferiore (-3,5 miliardi) a quello che aveva annunciato il Ministro
Lorenzin, e potrà essere ridotto in caso di manovre finanziarie.
Tuttavia è importante sia finita la stagione dei tagli lineari”.

Per Lamonica “gli argomenti che il Patto affronta sono ambiziosi:
riordino rete ospedaliera per potenziare cure primarie e assistenza
territoriale, non autosufficienza e cronicità, piani di riqualificazione
al posto dei punitivi piani di rientro, revisione Ticket e nuovi Lea, i
risparmi della spending review restano in sanità e altro. Ma – precisa –
sono tutti titoli da realizzare davvero e per farlo bisogna aprire un
grande ‘cantiere per l’innovazione’ che coinvolga operatori, cittadini,
associazioni sociali e sindacato. Questo non è avvenuto finora, anzi: il
Patto è il frutto di un confronto tra governo e regioni, esclusivo e
chiuso ad ogni dialogo”.

Secondo il segretario confederale della Cgil “per ristabilire in tutto
il Paese il diritto universale alla tutela della salute e a cure di
qualità serve ben altro, bisogna mettere in moto le migliori energie, a
partire dal lavoro. Per questo la Cgil incalzerà l’attuazione del Patto
con la campagna ‘Salviamo la Salute’, che da settembre a giugno
attraverserà l’Italia con mobilitazioni e iniziative. Cinque proposte
chiare per: abolire i ticket, lotta alla corruzione, salute semplice e
veloce, assistenza h 24 socio sanitaria con le ‘Case della salute’,
qualità del lavoro è qualità dei servizi”, conclude Lamonica.

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Comunicato sulla riunione con il Ministro della Giustizia.

 

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Richiesta di incontro urgente con il Comandante Logistico Esercito – corrette relazioni sindacali

 

  

                                              ALLO STATO MAGGIORE ESERCITO
                             E,p.c.         AL      COMANDANTE LOGISTICO E.I.
 

     
      OGGETTO: COMLOG E.I. – Relazioni Sindacali    
 
 

Le scriventi OO.SS. devono purtroppo rappresentare che – nonostante siano cambiati gli interlocutori, le “relazioni sindacali” continuano ad essere per il Comando Logistico dell’Esercito, parole prive di significato e di contenuto.
 
In primo luogo appare indispensabile che si comprenda – una volta per tutte – che la RSU quando viene convocata e/o interpellata dal Delegato alle Relazioni Sindacali, non è MAI sottoposta ad alcun rapporto gerarchico con l’interlocutore e le uniche regole vigenti sono quelle del rispetto reciproco dei ruoli e delle persone.
 
Per nessuna ragione quindi saranno ancora tollerati comportamenti aggressivi ed offensivi e, si sottolinea, che qualunque comportamento adottato nei confronti della RSU o dei singoli componenti di questa, sarà interpretato come se fosse stato indirizzato direttamente ai lavoratori ed alle Parti Sociali che li rappresentano.
 
Inoltre si ritiene oltremodo necessario che si chiarisca che l’Amministrazione non ha titolo ad interferire nell’organizzazione interna della RSU stessa.
 
Per quanto poi attiene al rispetto delle norme in vigore, in particolar modo del C.C.N.L., si sottolinea che non è sufficiente citarlo nelle comunicazioni, ma bisogna dare corso a quanto in esso previsto.
 
A tal proposito si contesta la comunicazione fatta dal Delegato alle Relazioni Sindacali alla RSU sulla riconfigurazione del Comando Logistico (che si allega in copia per lo S.M.E.). Senza voler disquisire sulla “laconicità” della comunicazione stessa, si sottolinea come la stessa NON sia stata inoltrata anche alle OO.SS. Territoriali (come previsto dal C.C.N.L.), e l’incompletezza della comunicazione stessa che non allega gli organici a cui si fa riferimento.
 
Se è vero, come sembrerebbe esserlo, che in un momento così delicato per l’Amministrazione Difesa, codesto Stato Maggiore per primo ha riconosciuto la valenza, l’opportunità e l’utilità derivante da un costante confronto con le Parti Sociali, si chiede di intervenire presso il Comando Logistico dell’Esercito al fine di evitare inutili quanto dannosi contenziosi.
 
Nel restare in attesa di riscontro, si ribadisce la necessità che il Delegato alle Relazioni Sindacali invii a TUTTE le Parti Sociali gli organici dell’Ente.
 
Distinti saluti
 

Roma, 07.07.2014
 

      FP CGIL                    CISL FP                  UIL PA
A.   AMANTINI           M. GARGARUTI         M.C. CILENTO

 
 
 
 
 
 
 

 

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COMUNICATO UNITARIO

 

             ALLE OO.SS. NAZIONALI DIFESA

Le OO.SS. del PMAL di Terni, nelle more della definizione del percorso di riordino della Pianta Organica, chiedono ai Coordinatori nazionali Difesa di fissare un incontro urgente con il Comandate Logistico dell’Esercito, Gen. C.A. MONTUORI, al fine di affrontare le problematiche interne del Polo, che per la loro gravità e imminenza hanno necessità di risposte rapide, chiare ed efficaci.
In particolare devono trovare risoluzione problemi quali:
–   il continuo e inesorabile esodo di personale civile a causa del collocamento a riposo (circa 70 unità nel triennio 2014-2016) senza alcuna previsione di sblocco del turn over;
–   la mancanza da almeno due anni di un chiaro e preciso programma lavori e di una definizione aggiornata della mission del PMAL;
–   la sempre minore quantità di fondi assegnati sui capitoli di istituto, che rende quasi impossibile il raggiungimento dei compiti assegnati, non consentendo neanche l’acquisto di materie prime, ricambistica ed impedendo di effettuare le manutenzioni degli impianti, fondamentali per la sopravvivenza di un’azienda meccanica;
–   la scarsa e incerta assegnazione di fondi sul capitolo dello straordinario, imprescindibile se si tiene conto della progressiva diminuzione del personale in servizio.
Alla luce di quanto espresso le scriventi non possono non valutare negativamente i segnali che arrivano dall’atteggiamento della Direzione: mancanza di provvedimenti miranti al miglioramento e o incremento delle capacità produttive e dell’organizzazione di reparti e uffici, diminuzione delle missioni di supporto logistico ai reparti fuori sede, aumento della tensione all’interno di luoghi di lavoro particolarmente sensibili.
In attesa della comunicazione della data prevista per il suddetto incontro, le OO.SS. del PMAL confermano lo stato di agitazione e le forme di mobilitazione e protesta che di volta in volta saranno individuate insieme ai lavoratori.

Terni, 10 luglio 2014

 
P.M.A.L. TERNI
RSU    CGIL      CISL     UIL
              

 
 
 
 
 
 
 

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Circolare e nota unitaria su calzature donne -LAZIO

 Le scriventi OO.SS. sono venute a conoscenza che in alcuni Enti/Comandi dell’Esercito in area Capitale, i Direttori/Comandanti hanno emanato circolari volte a richiamare l’attenzione del personale femminile circa i rischi derivanti dall’uso di calzature eccessivamente alte, negli ambienti di lavoro.
Conoscendo la situazione delle infrastrutture degli Enti/Comandi della Difesa, appare quanto meno fuori luogo che si tenti di riversare eventuali responsabilità per infortuni (passati e futuri) sul personale, mentre in realtà non si può o non si vuole agire in maniera prioritaria, eliminando ogni possibile rischio derivante da ambienti di lavoro non a norma.
Finché, comunque, quanto emanato dai Datori di Lavoro rientri nell’ambito di una raccomandazione, di un suggerimento, di una richiesta di collaborazione, il senso di responsabilità, da sempre dimostrato dalle scriventi, suggerisce di non eccepire.
Reazione e giudizi completamente diversi ha suscitato quanto emanato dall’RSPP dell’8° Cerimant in data 14 aprile scorso – che ad ogni buon fine si allega in copia.
In tale Ente si intende trattare la materia come imposizione, facendo espresso riferimento all’art. 20 del D. Lgs. 81 che rende sanzionabile disciplinarmente il mancato rispetto delle direttive date dal Datore di lavoro.
Nel merito si chiarisce che:
    tale direttiva ha legittimità ad essere emanata solo ed unicamente se il documento di valutazione del rischio ha evidenziato l’uso di calzature con tacchi alti e fini come causa esclusiva di infortuni accaduti.
    La già citata direttiva si pone come atto discriminante nei confronti del personale femminile, in quanto nell’allegato che riporta con grande solerzia e chiarezza quali sono le calzature da indossare e quali quelle “vietate”, figurano anche i sandali, ovviamente da donna. Ne deriva che una lavoratrice che si rechi al lavoro con i sandali è sanzionabile ai sensi dell’art. 20, mentre non lo è il lavoratore che decida nel periodo estivo di indossare calzature aperte.
    L’atto emanato dall’RSPP dell’8° Cerimant è nel suo complesso irritante, offensivo ed  inadeguato, in quanto fine a se stesso e non inserito in un contesto più ampio avente come obiettivo un miglioramento generale dell’ambiente lavorativo dal punto di vista della sicurezza. Ci sarebbe piaciuto leggere, ad esempio, un invito a tutti i lavoratori a segnalare al Datore di lavoro (come peraltro previsto dall’art. 20) ogni utile elemento considerato di rischio.
    In estrema sintesi sembra che non sia considerato un rischio la presenza negli uffici di cavi e collegamenti elettrici non a norma, pavimenti sconnessi, irregolarità nell’asfalto, ecc.. purchè il personale femminile – e solo quello! – abbia cura di indossare le calzature così come da foto allegate alla direttiva.
Per quanto sopra esposto si chiede:
    Al Direttore dell’8° Cerimant di rendere disponibile il Documento di valutazione del rischio e di comunicare alle scriventi OO.SS. quanti sono gli infortuni occorsi al personale femminile negli ultimi cinque anni che possono essere esclusivamente imputati all’uso di calzature che nella direttiva vengono riportate come “vietate”. A tal proposito, le scriventi restano in attesa di conoscere le modalità con le quali il Datore di lavoro intenda rendere possibile la consultazione.
    A SME di conoscere se le iniziative prese dai Direttori/Comandanti – con particolare riferimento all’8° Cerimant, scaturiscano da apposite direttive emanate da codesto S.M. In caso affermativo si chiede di averne copia. Nel caso  invece che tutto ciò risulti essere solo frutto di “personali” iniziative dei Direttori/Comandanti, si suggerisce di invitare tali Dirigenti ad assumere altre e più concrete iniziative a tutela della salute dei propri dipendenti e a tralasciare inutili quanto discutibili provvedimenti in quanto l’attuale momento storico/politico del Paese invita tutti noi a risparmiare energie, per affrontare temi concreti ed urgenti, senza consentire a nessuno “perdite di tempo” per risolvere problemi che – ad un occhio poco attento – potrebbero risultare come un bizzarro tentativo di eludere le responsabilità proprie del Datore di lavoro.

Roma, 6 maggio 2014
 

      CGIL FP                       CISL FP                            UILPA 
Fiorella PUGLIA        Marco GARGARUTI         M. Carmela CILENTO
 

        
    CONFSAL    UNSA              UGL INTESA               FLP DIFESA
Maurizio GIACOMELLI         Franco CHINI          Vincenza TEOFILI
 


 

 

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Comunicato sulla riunione di oggi con il Ministro Orlando

 

                                            Alle lavoratrici ed ai lavoratori
                                            della giustizia
 

 

Si è svolta la riunione con il Ministro Orlando, il Capo di gabinetto Pres. Melillo e il Capo Dipartimento Presidente Barbuto e le OO.SS. sulla riforma della giustizia.
La FPCGIL ha espresso alcune osservazioni come da intervento allegato.
In esito alla riunione il Ministro ha dato disponibilità all’apertura di un confronto continuo per approfondire le diverse questioni e i punti della riforma.
Sulla riqualificazione del personale ha detto che aspetta che vengano quantificate risorse, fondi e quantificati risparmi di spesa nonché gli esiti della conversione in legge del Dl 90 sulla P.A. A settembre riprenderà il confronto per sviluppare un progetto che tenga in considerazione il personale. Sulla questione tirocinanti ha accolto il suggerimento di un loro inserimento nell’ufficio per il processo ed ha assicurato che i suoi uffici avrebbero fatto degli approfondimenti per trovare possibili soluzioni.
Anche il Presidente Barbuto ha preso l’impegno ad aprire un tavolo su questioni pendenti come mobilità, esiti geografica giudiziaria, interpello, fua ed altro.
Il Capo di Gabinetto ha assicurato l’apertura di un tavolo sul pct e una interlocuzione sul nuovo regolamento di organizzazione del Ministero.
Vi terremo informati sugli sviluppi.
 
Roma, 11 luglio 2014
 

                                Per Funzioni Centrali FPCGIL 
                                         Nicoletta Grieco
 

 

OSSERVAZIONI FPCGIL ALLE PROPOSTE DI RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

  

Abbiamo letto con attenzione sia i provvedimenti contenuti nel DL 90 sia le linee guida sulla giustizia e gli approfondimenti presenti sul sito.
Prima di tutto vogliamo evidenziare che lo spacchettamento di alcune misure, alcune inserite nel DL sulla riforma della pubblica amministrazione e altre nella riforma che verrà varata a settembre, non ci sembra un’operazione corretta in quanto le misure organizzative non possono essere slegate da quelle normative. Per fare una buona riforma c’è bisogno di un progetto organico e non di norme spot.
Per quanto attiene le norme di cui al DL 90 ci riferiamo in particolare a quelle relative all’art. 50.
L’istituzione dell’ufficio per il processo, che è una modalità organizzativa, non dovrebbe essere fatta per legge ma per il tramite contrattuale.
Infatti in questo caso la norma, del tutto inadeguata a nostro avviso, determina semplicemente l’inserimento di alcune figure nell’ambito di una modalità organizzativa non definita; riteniamo, ed è quello che abbiamo messo nero su bianco negli emendamenti che abbiamo presentato unitariamente al governo, che la parte organizzativa debba essere demandata alla contrattazione integrativa e che dunque i soggetti ed i compiti della nuova struttura organizzativa debbano essere definiti contrattualmente; pertanto l’utilizzo di figure ‘esterne’ alle cancellerie deve essere una opzione e tali figure devono essere utilizzate in maniera non confliggente con la organizzazione degli uffici. Così come scritta la norma sembra definire uno ‘staff del giudice’ più che una nuova modalità organizzativa che metta al centro il servizio.
Inserire, senza definire le modalità organizzative, nuove figure nell’ambito degli uffici che, con ogni probabilità, andranno a svolgere ulteriori funzioni, finirebbe per essere un ulteriore aggravio del carico di lavoro del personale di cancelleria. Soprattutto se alcune di queste figure, ci riferiamo in particolare ai giudici ausiliari e onorari, vanno a svolgere funzioni paragiurisdizionali come annunciato in alcuni discorsi programmatici del Ministro. L’assegnazione a personale esterno a titolo oneroso di queste mansioni confligge con la piattaforma di cgil cisl e uil che abbiamo inviato a marzo, che prevede invece un modello di funzionario/cancelliere ispirato a esperienze europee. Tale piattaforma infatti progetta una riorganizzazione degli uffici attraverso la valorizzazione del personale che, come lo stesso Ministro ha sostenuto durante la conferenza stampa della scorsa settimana, va valorizzato e riqualificato.
Siamo certi che intendiamo la stessa cosa quando parliamo di riqualificazione, uno dei punti inseriti nella riforma della giustizia, e del quale ringraziamo il Ministro Orlando.
Per noi significa ovviare alla ingiustizia creatasi con la mancata applicazione del C.I. del 2000 che ha lasciato indietro i lavoratori giudiziari rispetto a tutti gli altri del comparto. Il nostro progetto  prevede la riqualificazione giuridica ed economica del personale attraverso la ricomposizione dei profili professionali che svolgono lavori affini e l’attribuzione di funzioni paragiurisdizionali, che operano una deflazione dell’attività della magistratura,  alle figure apicali del personale giudiziario, aprendo così una prospettiva di carriera per tutti i lavoratori. Vanno rivisti i profili professionali per rivalutare le qualifiche  anche in vista delle nuove attribuzioni: pensiamo ai settori della volontaria giurisdizione, delle successioni (e vediamo con soddisfazione che non è nella riforma la cessione di queste attività al notariato)  dell’esecuzione penale, delle esecuzioni civili, delle aste giudiziarie e delle procedure d’ingiunzione. In relazione al settore penale pensiamo a: provvedimenti relativi alla recidiva, atti relativi al presofferto ed alla conoscibilità degli indagati.
         Chiediamo quindi di aprire dei tavoli tecnici nei quali discutere della piattaforma e di come possa andare a configurare un modello organizzativo virtuoso che possa contribuire alla annunciata riforma della giustizia. Infatti a nostro avviso la ricerca della deflazione delle attività della magistratura con l’inserimento di altre figure, che hanno un costo, rischia di essere l’ennesimo tentativo tampone che alla fine invece di velocizzare le attività crea ingorghi organizzativi.
         E’ chiaro che qualunque riforma della giustizia, soprattutto se così ambiziosa, non può prescindere da un piano di reclutamento e/o assunzione che colmi le gravi carenze di organico; qualsiasi processo però va preceduto dalla opportunità della progressione in carriera del personale interno che, altrimenti, mal sopporterebbe l’ingresso di altro personale che viene dall’esterno e che negli ultimi 10 anni ha potuto progredire mentre al personale giudiziario non è stata data questa opportunità. Ciò va detto in tutta sincerità se si vuole la collaborazione del personale per la riuscita della riforma; si tratta di personale bistrattato, trasferito a seguito della sciatta e confusa riforma della geografia giudiziaria (che anche negli approfondimenti del Ministero sembrerebbe inadeguata quando si fa riferimento alle Corti di Appello) e che non capirebbe ulteriori ritardi senza essere finalmente considerato. Con un emendamento all’art. 53 si potrebbero inoltre recuperare risorse da investire per il personale nell’ambito dell’Ufficio per il processo.
         Non va inoltre dimenticata la posizione dei circa 3000 tirocinanti ex cassaitegrati/in mobilità, che da 4 anni anni svolgono la loro attività negli uffici giudiziari e che alla fine dell’anno completeranno il tirocinio formativo in virtù della ultima legge finanziaria. Va trovato uno spazio nell’ambito della riforma della giustizia per favorire una forma contrattuale che ne riconosca i diritti ed il lavoro in modo da non disperdere le professionalità acquisite, certificate anche da numerose lettere di encomio, non ultima quella del Primo Presidente di Cassazione e del Procuratore Generale della Cassazione. Non si può, ancora una volta, rimandare il tutto alla prossima legge di stabilità, si tratta della vita di 3000 lavoratori a tutti gli effetti che sino ad oggi hanno contribuito pressoché gratis a far funzionare gli uffici e ad impedirne lo stallo.
         Abbiamo idee anche per finanziare la riforma organizzativa e le abbiamo inserite nei dodici punti che abbiamo mandato unitariamente a rivoluzione@governo.it; mi riferisco al rifinaziamento del fua con quota parte del contributo unificato e modifica della norma del Fondo Unico di Giustizia a favore della riorganizzazione e del personale.
         In relazione agli approfondimenti pubblicati sul sito del Ministero possiamo certamente affermare che alcuni punti  coincidono con quelli contenuti nella nostra piattaforma: riqualificazione, informatizzazione e dimezzamento dei tempi dei processi.
Anche noi vogliamo fare tutto questo e per farlo ci sono idee e proposte nella piattaforma e nei 12+1 punti mandati al governo, siamo però convinti che vada privilegiata la riorganizzazione e la valorizzazione del personale e che le norme da sole non ‘hanno gambe forti’,  così come affermato dal Ministro Orlando. Ad esempio riguardo alla informatizzazione completa occorre fare un piano composito a lungo termine sull’informatica onde evitare sprechi e continui cambiamenti di software e hardware, valorizzando le competenze progettuali interne dei CISIA e della DGSIA. Per fare una segnalazione il pct è partito con una formazione quasi inesistente del personale ed abbiamo notizia di  molte difficoltà che si stanno verificano.
Le misure di degiurisdizionalizzazione ci sembrano essere volte soprattutto, come spesso ripetuto nel testo, ad una valorizzazione della categoria degli avvocati che dovrebbero assorbire una quantità di procedimenti attraverso la negoziazione assistita e l’arbitrato. Non siamo contrari per principio a forme di conciliazione, anzi, ma riteniamo che la degiurisdizionalizzazione potrebbe comportare un aumento dei costi per i cittadini e dunque una loro non uguaglianza di fronte alla legge. Noi crediamo che, in concorrenza virtuosa con la degiurisdizionalizzazione, si può favorire una forma di ‘giurisdizione attenuata’ che, attraverso il potenziamento degli organici e valorizzando le professionalità interne già dotate di grandissima esperienza professionale, porti all’apertura di sportelli di conciliazione ed arbitrato  all’interno dei Tribunali e del servizio pubblico con costi concorrenziali e trasparenza garantita, nonché maggiori entrate per lo stato.
Ugualmente nell’ambito del processo di cognizione e di esecuzione un maggiore utilizzo e valorizzazione delle professionalità degli ufficiali giudiziari e funzionari ufficiali giudiziari può contribuire a migliorare le proposte di riforma, nelle quali appaiono alcuni punti di contatto con quanto da noi richiesto, e rendere più agili le procedure. Crediamo sia opportuno aprire un tavolo tecnico anche su queste proposte. (Per gli ufficiali giudiziari/funzionari ufficiali giudiziari pensiamo ad esempio: processo di cognizione) verbali di accertamento, di constatazione, di ricognizione dello stato dei fatti o delle cose,  inventari,   dichiarazioni giurate,   asseverazione con giuramento di perizie stragiudiziali e traduzioni di atti scritti, apposizione e rimozioni di sigilli su delega dell’autorità giudiziari e redazione dei relativi verbali di inventario, autenticazione di sottoscrizioni; processo di esecuzione: dichiarazione del terzo pignorato, elezione di domicilio o dichiarazione di residenza del pignorato, accesso all’anagrafe tributaria, obbligo della dichiarazione del debitore pignorato, atti di interpello nei confronti di amministrazioni e di privati, vendite all’incanto, aste immobiliari dei beni pignorati.)
Riteniamo che il confronto e un nuovo corso di relazioni sindacali sia essenziale per rilanciare il servizio e restituire ai lavoratori i diritti di cui in parte sono stati privati in questi ultimi anni di indifferenza e arroganza. Se ri vuole la collaborazione per l’applicazione della riforma va ritirata la circolare che azzera la contrattazione di posto di lavoro e riavviato il confronto sull’organizzazione del lavoro a livello centrale e locale.
Vi sono molteplici questioni pendenti, come la mobilità, gli esiti non sempre positivi della geografia giudiziaria, i diritti come la legge 104, l’art. 42 bis, le invalidità, l’inadeguatezza dell’ultimo interpello in cui alcune qualifiche sono state dimenticate ed altre mortificate senza motivo e in via del tutto arbitraria, nonché il salario accessorio, che vanno discussi al più presto. Dobbiamo purtroppo ancora denunciare che la Direzione Generale del personale continua a tenere sulla scrivania pratiche che riguardano la vita dei lavoratori facendole scadere e creando loro danni; inoltre le relazioni sindacali sono tali che non siamo stati messi al corrente né dell’interpello né della circolare sulla formazione che, si presume i lavoratori interni dovrebbero fare ai lavoratori comunali per coprire gli uffici del giudice di pace rimasti aperti a proprie spese e che sta creando il caos.   Per fare ciò bisogna cambiare passo e dunque chiediamo l’apertura di un tavolo permanente con il neoinsediato Capo Dipartimento per affrontare tutte le questioni nel dettaglio.
Inoltre è urgente aprire tavoli specifici anche sul Dap e sulla giustizia minorile in relazione all’applicazione dei recenti provvedimenti legislativi sulle carceri.
Come ultimo punto, il numero 13, da aggiungere ai 12 punti della riforma, non possiamo non ricordare che i lavoratori della giustizia, come tutti quelli del pubblico impiego, attendono il rinnovo del contratto di lavoro bloccato da troppo tempo. Il contratto è un diritto e chiediamo al governo di rinnovarlo al più presto. 
 

 
 
 
 
 
 
 

 

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A tutti i lavoratori

 
 

COMUNICATO UNITARIO
 
 
Nel corso della riunione del tavolo nazionale tenutasi ieri, abbiamo anzitutto sottoscritto, in linea con quanto previsto dall’Accordo di Programma 2014-2016 e come chiesto da Cgil Cisl e Uil agli inizi del 2014, un’intesa sul telelavoro domiciliare e sul progetto sperimentale di telelavoro satellitare che provvederemo ad inviare a tutto il personale nei prossimi giorni.

 

Nel corso dell’incontro, l’Amministrazione ha anche consegnato alle OO.SS. un prospetto contenente i dati, aggiornati al 9/7 u.s., relativi ai pensionamenti/pre-pensionamenti da spending.

Dal prospetto consegnatoci emerge che:

 

– le posizioni soprannumerarie da riassorbire, tutte concentrate in area C, ammontano a complessive n. 1.359 unità;

 

– il numero dei volontari che potranno accedere alle procedure di pensionamento in deroga è pari a n. 781 unità (il numero totale delle disponibilità al collocamento a riposo in deroga è di 1.065 unità);

 

– avranno accesso al pensionamento in deroga i colleghi con almeno 1.895 settimane di anzianità contributiva al 31/12/2013. Come è noto, in ragione di quanto previsto nella stessa determinazione n. 97/2014, a parità di anzianità contributiva, accederanno alle procedure di pensionamento in deroga i colleghi con più elevata età anagrafica;

 

– i pensionamenti ordinari che saranno utilizzati ai fini del riassorbimento del soprannumero ammontano a complessive n. 578 unità (n. 315 lavoratori con requisiti pre-Fornero al 31/12/2011 e n. 263 lavoratori con requisiti Fornero).

Le comunicazioni di collocamento a riposo saranno inviate a tutti i lavoratori interessati agli interventi di pensionamento/pre-pensionamento da spending non appena approvata, con apposita determinazione del Direttore Generale, la graduatoria dei colleghi che hanno rappresentato il proprio interesse all’accesso alle procedure di pensionamento in deroga. Tali comunicazioni saranno comunque inviate in tempo utile per consentire, in particolare ai volontari collocatisi in posizione utile nell’ambito della citata graduatoria, il collocamento a riposo con decorrenza dal 1° febbraio 2015.

La chiusura delle operazioni connesse ai pensionamenti/pre-pensionamenti da spending permetterà, come previsto nell’accordo di programma 2014-2016, di dare corso agli interventi volti all’acquisizione delle autorizzazioni per procedere a nuove assunzioni e ai passaggi di area.

 

L’Amministrazione ci ha inoltre comunicato che, con il cedolino di luglio, salvo il buon esito del già avviato iter tecnico/contabile e ferma rimanendo la norma di salvaguardia delle retribuzioni prevista dall’art. 8 del CCNI 2013, sarà erogato, come a più riprese chiesto dalle scriventi, un ulteriore acconto dell’incentivo 2013 di importo pari a 500,00 € medi pro-capite.

 

A chiusura dell’incontro, su nostra specifica richiesta, l’Amministrazione si è impegnata ad inserire all’o.d.g. dei prossimi incontri del tavolo nazionale la trattazione dei seguenti argomenti:

 

– in linea con quanto previsto nell’accordo di programma 2014-2016, la definizione dei requisiti di partecipazione e delle modalità di selezione relativi ai passaggi economici interni alle aree e la problematica concernente il personlae che, per effetto dell’incorporazione degli Enti soppressi, risulta assunto e/o inquadrato in area B, nei profili specialistici informatico e socio-assistenziale;

 

– il tema del contingentamento delle uscite in relazione all’avviato processo di mobilità nazionale a domanda. Sul tema, l’Amministrazione si è impegnata a pubblicare le relative graduatorie tra il mese di settembre e quello di ottobre.
Roma, 11 luglio 2014

 
 
FP CGIL/INPS
Oreste CIARROCCHI
CISL FP/INPS
Andrea NARDELLA
UIL PA/INPS
Sergio CERVO
 
 

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Sussidi Funeratizi: comunicazione Ente Assistenza.

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GOM: richiesta chiarimenti su canoni di affitto – nota Fp Cgil.

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Uspev: richiesta pagamento fesi 2013 – nota Fp Cgil.

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V. Commissari III° corso RDO: pagamento competenze economiche arretrate.

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CC Brescia: problematiche NTP – nota Fp Cgil Lombardia.

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