Al Dott. Rocco Flore

Direttore Centrale del Personale

Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

Ai direttori interregionali, regionali, interprovincial

Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

E p.c.

Alle Strutture regionali

FPCGIL, CISLFP, UILPA, ConfsalUNSA

Ai Coordinatori regionali Agenzia Dogane e Monopoli

FPCGIL, CISLFP, UILPA, ConfsaUNSA

LORO SEDI

Oggetto: Nota Prot.98532/RU del 25 marzo 2020 “Emergenza da Covid 19”. Relazioni sindacali nelle sedi territoriali della Agenzia.

Prendiamo atto delle informazioni e delle indicazioni contenute nella Nota 25 marzo 2020 dell’Agenzia, Prot. 98532/RU, in risposta al nostro Comunicato unitario consegnato alla stessa Agenzia in data 22 marzo 2020.
Nel merito gli impegni e le indicazioni dell’Agenzia relative all’emergenza Covid19 come confermati nella nota, possono essere riferiti, in estrema sintesi, come segue:
– l’Agenzia ha disposto ed incentivato la massima adozione “senza particolari prescrizioni” del lavoro in smart working che risulta assegnato a circa l’80% del personale; – l’Agenzia ha disposto linee e mezzi di prevenzione sanitaria, in adesione ai provvedimenti governativi, per tutti i lavoratori che continuano ad assicurare i servizi essenziali ed ha programmato “interventi di sanificazione delle sedi territoriali e centrali”; – l’Agenzia utilizza una gestione delle presenze “flessibile” per aderire alle deleghe assegnatele dal “Commissario Straordinario per il coordinamento delle misure di contrasto dell’emergenza”.
Rispetto a tali informazioni – in parte riassuntive di precedenti direttive in parte recanti elementi programmatici insufficienti – ci riserviamo di rappresentare all’Agenzia nei prossimi giorni una apposita richiesta di ulteriori approfondimenti ed interlocuzioni nell’ambito del mantenimento di corrette relazioni tra le parti.
La citata nota dell’Agenzia, inoltre, integra le risposte forniteci con il richiamo ad una precisa disposizione del Direttore Dott. Minenna – contenuta nella Direttiva n.2 dell’8 marzo scorso – dove i direttori interregionali, regionali ed interprovinciale sono stati invitati “ad attivare con cogni possibile sollecitudine tavoli di confronto con le OO.SS.”
Riteniamo particolarmente importante tale richiamo perché nel nostro documento unitario dello scorso 22 marzo avevamo voluto denunciare, tra l’altro, la attuazione distorta, in alcune realtà territoriali, delle disposizioni governative, delle Autorità sanitarie e dell’Agenzia, spesso assunte, appunto, senza il confronto con i sindacati come invece chiaramente prescritto dal Direttore.
L’amministrazione doganale, anche in una fase così difficile e complicata, è comunque obbligata a garantire funzioni istituzionali e di contrasto alle frodi. Ma proprio per tale “tipicità” la nostra amministrazione ha assoluto bisogno – per la stessa efficienza ed immediatezza della propria azione – di dotarsi di relazioni sindacali stabili che, proprio ora, debbono essere mantenute attive, costanti e partecipate a tutti i livelli.
Fermo restando che le sedi di trattazione delle problematiche non sono solo locali ma hanno anche carattere generale e nazionale, riteniamo in questa fase di aderire per parte nostra alla ultima prescrizione contenuta nella citata Nota 98532/RU del 25 marzo 2020 dove, nell’ambito del richiamo a mantenere corrette relazioni sindacali, stabilisce che “qualsiasi difficoltà dovesse insorgere va discussa e affrontata in sede locale”.

Tutto quanto evidenziato ci induce a ritenere che in quelle realtà regionali ove ci sono state segnalate e denunciate criticità, i dirigenti stiano provvedendo giudiziosamente ad avviare o proseguire il prescritto confronto con le OO.SS..

Invitiamo pertanto le nostre strutture regionali, che leggono per conoscenza, a riassumere formalmente ai direttori interregionli, regionali ed interprovinciale, tutte le questioni da discutere e a garantire la propria disponibilità al confronto fin da subito, anche con modalità compatibili con le condizioni legate al Covid19, segnalandoci ogni ritardo o comportamento difforme che inoltreremo al Direttore del Personale per l’adesione agli adempimenti contenuti nella Nota in oggetto.

Roma 27 marzo 2020

FPCGIL                              CISLFP                          UILPA                               Confsal/UNS

Iervolino                              Fanfani                       Procopio                                     Veltri

E’ ORA DI AGIRE

Il 9 marzo u.s. abbiamo chiesto all’Amministrazione una serie di misure urgenti a beneficio del personale per far fronte all’emergenza corona virus. Tra queste vi era la sospensione delle rate dei mutui ipotecari per i dipendenti Inps attivati ai sensi dell’ex art. 59 del DPR n.509/1979. Dieci giorni dopo, il 19 marzo, abbiamo di nuovo sollecitato l’Amministrazione per un incontro sul tema. Ad oggi però siamo costretti a constatare il silenzio totale sull’argomento dell’Amministrazione. Ed è quindi per questo che, nel momento in cui la Direzione Centrale Credito e welfare mette in atto un provvedimento sulla sospensione dei mutui degli iscritti alla gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, chiediamo con forza che si proceda alla sospensione delle rate anche per il personale dell’istituto. La richiesta si pone però, per essere chiari, con decorrenza dalla rata di marzo e senza alcuna sorpresa di interessi aggiuntivi per le rate sospese, come è invece avvenuto purtroppo per Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, scelta che non condividiamo considerandola anche in contrasto con la finalità della Gestione, finanziata esclusivamente dagli stessi iscritti. Alla luce di ciò ci preme sottolineare che per i mutui e i prestiti ai dipendenti, essendo parte del Welfare aziendale, a differenza della Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, vige la contrattazione.
Ribadiamo, quindi, la richiesta urgente di un incontro per ridurre sia il tasso fisso di interesse dei mutui portandolo allo 0,50% che quello dei prestiti, come già richiesto più volte, ed estendendo tali provvedimenti anche ai pensionati ex dipendenti dell’Istituto.

FP CGIL

Antonella Trevisani – Matteo Ariano

Lotta all’emergenza epidemiologica da Covid-19. I lavoratori del comparto sicurezza e difesa ci sono, ma va tutelata anche la salute loro e delle rispettive famiglie

È il momento più duro per il nostro Paese dalla seconda guerra mondiale. Stavolta c’è da combattere un nemico invisibile e subdolo che attenta alla vita delle persone più deboli e vulnerabili. Contro la pandemia, in prima linea c’è il personale della sanità. Girano su tutti i media i volti stravolti dalla fatica dei medici, degli infermieri, di tutti i soccorritori. Tanti di essi hanno contratto il virus e purtroppo qualcuno ci ha rimesso la vita. A loro va il nostro più sentito grazie! Oggi ci si rende conto di quanto importante è la sanità pubblica e quanto deleteri, insensati e dannosi sono stati i tagli lineari degli ultimi anni. Subito dietro al personale della sanità ci sono gli operatori delle Forze di Polizia e delle Forze Armate che, malgrado le carenze organiche, continuano a garantire la sicurezza e l’ordine pubblico mettendo a rischio la salute propria e delle loro famiglie. Ancora una volta, nel momento del bisogno, questa categoria di lavoratori sta dimostrando professionalità, abnegazione e spirito di sacrificio. Si chiede di pensare anche alla sicurezza ed alla salute di queste donne e di questi uomini e delle loro famiglie. Servono Dispositivi di Protezione Individuale efficaci ed una corretta formazione sul loro utilizzo, serve materiale igienizzante, serve garantire la sanificazione dei luoghi e dei mezzi di lavoro, serve organizzare i servizi in maniera tale da mantenere l’operatività con la minore presenza possibile negli uffici, servono strumenti per la misurazione della temperatura corporea. Occorre che in tutte le regioni, senza eccezione alcuna, al personale del comparto sia riconosciuta una corsia preferenziale (subito dopo il personale sanitario) per l’accesso ai tamponi e ad una profilassi dedicata. Vi è infine la necessità e l’urgenza di aprire un tavolo di confronto continuo e diretto tra le Amministrazioni e le OO.SS. del comparto, comprese quelle del personale militare, al fine di: ▪ garantire la corretta, omogenea e puntuale applicazione di tutti quegli istituti (lavoro agile e dispensa precauzionale in particolare) che consentono di far fronte alle esigenze di servizio, limitando al massimo la mobilità del personale e la presenza in ufficio, di garantire in ogni momento un contingente di personale sano e prontamente operativo e di ridurre il rischio di chiusura di interi Uffici/Reparti; ▪ assicurare la giusta retribuzione a tutti gli operatori impiegati, in maniera precisa, puntuale ed omogenea tra le diverse Amministrazioni; ▪ evitare che “eccessi” da competizione portino a sottovalutare i rischi per il personale. Rispetto alle criticità evidenziate ci aspettiamo dal Governo la giusta attenzione, per continuare a svolgere con la dovuta serenità il nostro compito di soccorso pubblico, oltre che di garante dell’ordine e della sicurezza pubblica, per la cittadinanza. Roma, 26 marzo 2020.

FP CGIL           SILP CGIL                            SILF                      SILCA                             SIAM                      SILME
UIL POLIZIA
Prestini                 Tissone                         Zavattolo                    Bortoli                             Melis                    Pesciaioli

Al Presidente CONI

Dott. Giovanni Malagò

 

Alla Società Sport e Salute S.p.A.

Presidente e Amministratore delegato

Avv. Vito Cozzoli

 

Ai Presidenti Federazioni Nazionali Sportive

Al Direttore Risorse Umane

Dott. Riccardo Meloni

 

e p.c.

Al Capo di Gabinetto del Ministro

per le Politiche giovanili e Sport

Prof. Giovanni Panebianco

Egregi,
con la recente emanazione del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo scorso, promulgato per far fronte alla straordinaria necessità e urgenza di contenere gli effetti negativi che l’emergenza epidemiologica COVID-19 sta producendo sul tessuto socio-economico nazionale, sono state come noto adottate misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale, della protezione civile e della sicurezza, nonché di sostegno al mondo del lavoro pubblico e privato, e a favore delle famiglie e delle imprese. In tal senso, e per quanto rileva ai fini della presente comunicazione, quel decreto introduce tutta una serie di norme straordinarie in materia di lavoro e di sostegno ai lavoratori rinvenibili in diversi articoli, a cominciare dall’art. 23 e fino all’art. 87, che invero nello spirito, e in qualche misura evidentemente ridotta, le parti datoriali e sindacali avevano avuto modo di anticipare e realizzare – seppure a condizione epidemiologica assai diversa dall’attuale – nella stesura dell’accordo raggiunto il 6 marzo u.s. (di cui a maggior ragione oggi rivendichiamo e ribadiamo validità ed efficacia), con particolare riguardo all’introduzione diffusa dello smart working o lavoro agile per i dipendenti del comparto.
Una misura comunemente definita in sede di accordo come prevalente rispetto all’eventuale ricorso e attivazione di tutti gli altri strumenti contrattuali vigenti per il personale dipendente, peraltro anch’essi disciplinati nell’accordo (art. 6), nel quale trovò giusta collocazione (all’art.7) anche il principio secondo il quale “Resta in ogni caso ferma l’applicabilità degli istituti previsti nel presente accordo qualora siano più favorevoli rispetto alle nuove disposizioni di legge”. Eppure, come certo rammenterete, già nei giorni seguenti alla stipula dell’accordo fummo purtroppo costretti ad intervenire nei vostri confronti – con la nota del 10 marzo c.a. – per rivendicare il rispetto dell’intesa e invitarvi a richiamare tutti i datori di lavoro operanti nel Comparto (leggi in particolare federazioni nazionali) all’osservanza delle previsioni contenute nell’accordo del 6 marzo 2020, con particolare riferimento alla disciplina sul lavoro agile, diffidandoli dal porre in essere azioni e comportamenti non conformi alle previsioni ivi contenute. Oggi, e sono trascorsi solo pochi giorni, pur non sapendo se l’invito richiesto in quella recente occasione sia poi stato accolto e l’intervento richiesto in seguito prodotto, siamo nuovamente costretti a sollecitare la vostra attenzione in quanto, stando a quanto appreso dai nostri iscritti, diverse federazioni continuano a non voler osservare i contenuti del predetto accordo per il proprio personale dipendente, in taluni casi non accordando il lavoro agile – che in ultimo anche il Decreto Legge n. 18 definisce come “la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa…omissis” – e in altri addirittura disponendo d’ufficio l’utilizzo delle ferie anno 2020 (misura non consentita relativamente all’anno in corso), pure in presenza della possibilità di ricorrere a tutti gli strumenti contrattuali previsti dal vigente Contratto collettivo nazionale di lavoro e dalla predetta normativa, che oggi peraltro include misure più favorevoli per i lavoratori, e in costanza di un sostanziale e pressoché generalizzata forte riduzione di tutte le attività. In proposito, tenuto conto delle preoccupanti informazioni che in queste ore ci stanno raggiungendo, pare che taluni datori di lavoro starebbero addirittura ipotizzando il ricorso a strumenti di integrazione salariale di cui non si avverte affatto l’esigenza, peraltro malgrado già usufruiscano di cospicui finanziamenti pubblici funzionali allo svolgimento delle rispettive attività istituzionali. Alla luce di quanto appena espresso, nel rinnovare la richiesta di intervento contenuta nella nota poc’anzi menzionata, vale forse la pena rimettere alla vostra considerazione la responsabilità che assume il datore di lavoro nei confronti del rispetto della salute e della sicurezza dei propri dipendenti sia in sede penale che civile nel caso di mancata, parziale o errata applicazione delle norme di legge citate in questo particolare momento di grave emergenza epidemiologica determinata dal COVID-19. Vi chiediamo, quindi, di voler porre in essere gli interventi ritenuti necessari a rimuovere tutti gli ostacoli che allo stato attuale non consentono alle lavoratrici e ai
lavoratori dipendenti di avvalersi dei contenuti dell’accordo del 6 marzo e, soprattutto, delle norme di maggior favore contenute nel predetto Decreto Legge n. 18, sapendo che in difetto le scriventi organizzazioni sindacali a tutela dei propri iscritti si vedranno costrette a rimettere il tema all’attenzione dei rispettivi studi legali per le valutazioni del caso. Si resta in attesa di cortese urgente riscontro.
Con viva cordialità

FP CGIL                                 CISL FP                             UILPA                           CISAL FIALP

Francesco Quinti             Alessandro Bruni           Paolo Liberati                      Dino Carola

Al Presidente del CdA ASDEP

Roberto Grisci

 

Alla Presidente dell’Assemblea ASDEP

Rosanna Ferreri

 

OGGETTO: EMERGENZA COVID-19, AMPLIAMENTO POLIZZA

Considerata la delicata fase che si sta attraversando, si chiede se questa Associazione si sia attivata o abbia intenzione di attivarsi per individuare al più presto tutele ulteriori in favore dei propri iscritti, prevedendo un ampliamento delle garanzie già previste dalla polizza.
In attesa di riscontro, si porgono cordiali saluti.

FP CGIL

Antonella Trevisani -Matteo Ariano

 

clicca qui:   26 03 2020 – DPC Covid 19- iniziative

 

-Primavera – assemblea permanente in rete (primo appuntamento 26.03.2020 ore 18)

clicca qui:Primavera.

Supporto psicologico tra pari per pari

 

 

Al Ministro della Difesa

On.le Lorenzo Guerini

Al Sottosegretario delegato

On.le Angelo Tofalo

Al Capo di Stato Maggiore della Difesa

Al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Aeronautica e Marina

 

Al Segretario Generale della Difesa

Oggetto: Richiesta informazioni emergenza sanitaria – COVID-19.

Egregi, le scriventi OO.SS. sono venute di recente a conoscenza, peraltro solo a mezzo stampa, dei numerosi casi di positività al virus responsabile della patologia COVID-19 registrati tra gli ufficiali di più alto grado delle FF.AA. a cui sono stati attribuiti incarichi di massimo livello. In ragione di quanto sopra esposto, ovvero della possibile implicazione dei numerosi dipendenti civili degli Enti diretti da quegli ufficiali, e alla luce del perdurare della grave emergenza sanitaria in atto, che già ha causato vittime sia tra il personale militare che tra quello civile, le scriventi organizzazioni sindacali confederali chiedono di conoscere quali sono state le misure di prevenzione, contenimento, e tracciabilità avviate per tutelare la salute del personale civile della difesa in servizio nei suddetti luoghi di lavoro e, soprattutto, se a seguito di quella positività, verso tutti quei dipendenti sono state o meno disposte le indagini epidemiologiche del caso, necessarie a scongiurare il pericolo di ulteriore contagio. Considerata la delicatezza degli argomenti trattati e l’urgenza delle azioni da porre in essere, FP CGIL, CISL FP e UIL PA invitano codeste autorità a dare cortese urgentissimo riscontro alla presente, avvertendo che in difetto si vedranno costrette ad agire in tutte le sedi deputate. Cordiali saluti.

FP CGIL                               CISL FP                                     UIL PA

Francesco Quinti                     Massimo Ferri                      Sandro Colombi

Roberto De Cesaris                    Franco Volpi

Roma, 25 marzo 2020

Al Direttore Generale del personale e delle risorse

– D.A.P. Dott. Massimo PARISI Roma

E, p.c.

All’Ufficio relazioni sindacali

– D.A.P. dott.ssa Ida DEL GROSSO Roma

Oggetto: indennità giornaliera per i servizi esterni.

Con la ministeriale GDAP – 0098134 del 24 marzo u.s. si è proceduto a comunicare che al personale impiegato in turni di 12 ore continuative per esigenze eccezionali dell’Amministrazione a partire dal 1° marzo, sarà corrisposta l’indennità per servizi esterni in misura doppia. Con la presente, questo Coordinamento nazionale intende farle notare che l’indennità doppia va corrisposta al personale in servizio che presta già 9 ore di lavoro continuativo, così come comunicato nell’Ordine di Servizio n°473 del 17/01/2013 di codesta Amministrazione con il quale si è stabilito quanto segue:

“vista la decisione del Consiglio di Stato (N. 02979/2011 REG. PROV. COLL, N. 02117/2011 REG.RIC), a tutto il personale di Polizia Penitenziaria che espleta il doppio turno giornaliero, l’indennità giornaliera per i servizi esterni di cui trattasi, va comunque rapportata non al giorno solare ma all’ordinaria durata della giornata lavorativa, tanto premesso e considerato, si dispone che venga percepita dal personale di Polizia Penitenziaria la doppia presenza giornaliera dopo aver svolto le 9 (nove) ore di lavoro e sino ad un massimo di 30 (trenta) presenze mensili.”

Pertanto, si chiede di rivedere quanto comunicato con la ministeriale in oggetto, alla luce di quanto evidenziato.

In attesa di un celere riscontro, si porgono cordiali saluti.

Il Coordinatore Nazionale

FP CGIL Polizia Penitenziaria

Stefano BRANCHI

L’Epsu  ha firmato una dichiarazione insieme alle Organizzazioni della Società Civile indirizzata alla Commissione Europea e agli eurodeputati che sottolinea la necessità di una risposta onnicomprensiva in materia di salute pubblica da parte dell’Unione Europea e dei governi nazionali alla crisi COVID-19. Richiede, tra l’altro, che tutti gli strumenti medici sviluppati in risposta alla crisi siano gratuiti  alla consegna in particolare per le popolazioni vulnerabili. Sostiene Epsu, insieme alle Organizzazioni cofirmatarie, che  in emergenze sanitarie pubbliche come questa, non si può permettere un approccio “business as usual” in cui le dinamiche di mercato dettano il prezzo delle cure mediche e non un rapido accesso, e in cui le considerazioni finanziarie – piuttosto che la salute pubblica -stabiliscano dove e quando i prodotti saranno disponibili.  La dichiarazione  evidenzia l’urgenza di dare priorità alle esigenze sanitarie rispetto ai profitti e chiede che l’UE e gli Stati membri adottino misure come clausole pro-pubblico per la trasparenza, l’accessibilità economica, la disponibilità e le licenze non esclusive per la Ricerca e lo Sviluppo sui coronavirus.
Pubblichiamo la dichiarazione tradotta e la versione originale.

Inoltre ai seguenti link altre informazioni ed azioni relativamente alla priorità alle persone rispetto al profitto si vedano i seguenti link:

Al Direttore dell’Agenzia

Avv. Ernesto Maria Ruffini

Ai Direttori Regionali e Provinciali

Le scriventi OO.SS., nella tarda serata del 24 marzo u.s., sono state informate dall’Ufficio Relazioni Sindacali e Normativa del lavoro dell’emanazione della “direttiva” (prot. n. 141696 del 24.3.2020) a Sua firma, peraltro già in diffusione ai lavoratori da parte di molti direttori regionali e provinciali, con cui codesto vertice autodetermina le “attività essenziali” dell’Agenzia delle Entrate. Non si può non rilevare che la Sua direttiva, nella migliore delle ipotesi, è mal scritta, dal punto di vista del drafti ng amministrativo e alimenta confusioni interpretative le cui conseguenze stiamo già purtroppo fronteggiando a livello locale…ma temiamo, addirittura, che sia in più punti palesemente illegittima. Il citato DPCM, infatti, consente di svolgere i servizi di pubblica utilità nonché i servizi pubblici essenziali di cui alla Legge 146/90. Poiché l’Agenzia delle Entrate non ha servizi pubblici essenziali da garantire, se l’intento fosse stato quello di individuare generiche attività assimilabili a quelle di pubblica utilità solo a questa categoria di attività si sarebbe dovuto fare riferimento e non già a servizi/attività di cui alla legge n. 146/90. Non può che essere di pacifica evidenza giuridica che i servizi pubblici essenziali, per la rilevanza strategica che il legislatore ha voluto loro assegnare (per il sistema Paese), sono normativamente e tassativamente previste dalla l. n. 146/90 e non può, quindi, un atto amministrativo interno tramutare le attività dell’Agenzia che “ieri” erano considerate da svolgere con modalità indifferibili e/o differibili, nella loro esecuzione, in “servizi essenziali”. È esclusivamente il legislatore a poter definire e/o modificare i servizi essenziali proprio per i molteplici rilevanti riflessi nei confronti dei cittadini e dei lavoratori interessati! Appare assai grave che, pur comprendendo le difficoltà contingenti legate al momento emergenziale da COVIP-!9, codesta Agenzia provi a sopperire alle evidenti incapacità organizzative recentemente dimostrate, assenza di chiare assunzioni di responsabilità dei pochi dirigenti rimasti sul territorio, con provvedimenti del vertice che appaiono, se letti letteralmente, assolutamente illegittimi e finalizzati, anche, ad inaccettabili forzature “istituzionali” tendenti a contrastare i provvedimenti di sospensione delle attività adottati da alcuni Presidenti di Regione (es.: Lombardia).
Ci si aspetta da un’Amministrazione che ha il dovere istituzionale di perseguire la legalità fiscale dei cittadini di essere essa stessa attenta a che la propria organizzazione sia basata sulla legalità. Non è, infatti, in alcun modo, possibile:

1. di poter derogare all’elenco tassativo dei servizi essenziali previsto per legge;

2. di essere titolare, nella materia, di un potere di contrattazione sindacale finalizzato alla definizione di nuovi, peraltro innumerevoli, servizi essenziali diversamente non previsto in quanto la contrattazione è esclusivamente riservata all’eventualità di declinare, nello specifico, le modalità di erogazione dei servizi tassativamente definiti per legge, nonché la potestà contrattuale che, diversamente, è riservata alla contrattazione di livello superiore a quello della singola amministrazione;

3. di poter rientrare, come descritto in direttiva tra le “ imprese c h e s v olg o n o  a t tivit à industriali e commerciali ” di cui all’art. 1, comma 1, lett. a) del DPCM 22 marzo 2020 per il semplice fatto che per le residuali attività, non prettamente istituzionali, che in teoria l’Agenzia può svolgere in campo “commerciale e industriale” è assegnataria del codice “ATECO 84”…

Tutto ciò non può che fornire un quadro confuso che alimenta modalità organizzative in assoluta contrapposizione con il seppur faticoso percorso seguito in queste ultime settimane che aveva portato a una più chiara definizione di quali fossero le attività dell’Agenzia indifferibili da svolgere con la necessaria presenza in ufficio e quelle comunque da svolgere in lavoro agile. Per quanto sopra esposto, le Scriventi diffidano codesta Agenzia, a tutti i livelli decisionali, dal dare seguito alla citata direttiva ove non fossero rimosse le descritte illegittimità. Si invita, quindi, codesta Agenzia a chiarire nell’immediato la portata e i limiti della direttiva. Si diffidano, altresì, i direttori regionali e provinciali dal modificare le direttive precedentemente fornite dall’Agenzia su modalità di ordinario svolgimento della prestazione lavorativa e, in particolare, il direttore regionale della Lombardia dal riaprire gli uffici chiusi per effetto dell’Ordinanza del Presidente della Regione.

FP CGIL                 CISL FP                  UIL PA              CONFSAL/UNSA                        FLP

Boldorini                   Silveri                    Cavallaro                  Sempreboni                        Patricelli

Al Capo de Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità
Dr.ssa Gemma Tuccillo

e, p.c.

Al Direttore Generale del personale
Dr. Vincenzo Starita

Al Direttore Generale dell’area penale esterna e di messa alla prova.
Dr.ssa Lucia Castellano

In questo periodo così difficile per il Paese e per i lavoratori tutti, nell’apprezzare l’impegno di codesto Dipartimento nel recepire le nostre richieste attraverso l’emanazione di direttive finalizzate alla prevenzione del contagio da COVID-19 e alla promozione dell’attività lavorativa in smart working, non possiamo esimerci dal segnalare come le disposizioni impartite non siano state rispettate da alcuni dirigenti delle articolazioni periferiche, in particolare degli uffici di area penale esterna.
Ciò, oltre a determinare una incomprensibile disparità di trattamento tra lavoratori, nella sostanza ha disatteso lo spirito degli interventi del Governo tesi ad incentivare la permanenza della popolazione nelle abitazioni di residenza e a rendere lo smart working la forma ordinaria di lavoro nella pubblica amministrazione.
Ancora oggi si registra una certa ritrosia nel ridurre al minimo le presenze del personale nei luoghi di lavoro, a limitare l’accesso degli utenti, a distribuire a tutti i dispositivi di protezione individuale da contagio e ad effettuare le procedure di sanificazione degli ambienti di lavoro.
Chiediamo, pertanto, di sollecitare l’esatto adempimento di quanto disposto, magari facendo anche una ricognizione delle misure recepite sul territorio e, in considerazione della gravità della situazione, di riorganizzare in maniera compatibile con lo smart working tutte le attività di istituto, comprese quelle relative all’accertamento del domicilio e di sottoscrizione dei verbali di inizio misura, dotando il personale, tra l’altro, di telefonini ed utenze di servizio nonché di smart card necessarie per l’accesso da remoto ai servizi informatici. Infine, per tutti i servizi non residenziali, si chiede la chiusura nella giornata del sabato.
Cordiali saluti

FP CGIL                          CISL FP

Prestini\Macigno           Marra

EMERGENZA COVID – 19 – URGENTE

Ci pervengono ancora segnalazioni di difformi interpretazioni sul territorio nazionale in ordine alla applicazione del lavoro agile, dell’orario multiperiodale nonché degli istituti contrattuali riguardanti permessi e ferie. Occorre chiarire che, in seguito alla emanazione del D.L 18 del 2020 ( Decreto “CURA ITALIA” ), il lavoro agile e’ la modalità’ ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni. Non è pertanto necessaria alcuna richiesta da parte del dipendente né alcuna autorizzazione da parte del dirigente. Va evidenziato che al personale degli uffici di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Pavia, Piacenza, Sassari, Sondrio, Varese e Ravenna, chiusi completamente, in base alla Direttiva n°5 del Segretario Generale ACI, verrà attribuito il codice PES ( permesso emergenza sanitari) per tutto il periodo di chiusura e fino al 25 marzo. Dal 26 marzo l’Amministrazione ha valutato di riprendere la operatività da remoto anche di questi uffici. Pertanto, anche per questi uffici verrà applicato dal 26 marzo lo smartworking come modalità ordinaria di lavoro. Quanto alla modalità di svolgimento dello smartworking, appare necessario ribadire che l’orario ordinario di lavoro si distribuisce nell’ambito dell’intera giornata tenendo presente che dalle 19.30 alle 7.30 è garantito il cd. diritto alla disconessione e il dipendente non può essere contattato dalla amministrazione. Quindi il lavoratore può in autonomia definire, nell’ambito della fascia oraria 7.3019.30, come distribuire il lavoro rispettando l’orario ordinario previsto per quella giornata (es. 7 ore e 12 minuti o il diverso orario previsto per i lavoratori part time) E’ necessario che il dipendente si renda contattabile via telefono o via mail solo durante il proprio profilo orario (come da contratto). Ricordiamo che tutte le comunicazioni possono avvenire, anche via mail; non è necessario in tutti i casi contattare i dipendenti per telefono se non per motivi particolari che lo rendano opportuno. Quanto all’utilizzo dell’orario multi periodale, la Direttiva ACI n°4 specifica che “è possibile autorizzare per il periodo di emergenza Covid -19 giornate di permesso a recupero”. Pertanto, l’utilizzo di tale istituto è a richiesta del dipendente.
Non è possibile attribuire il codice in base a valutazioni discrezionali del dirigente e non si può imporre ai dipendenti di utilizzare questo istituto. Ci vengono segnalati problemi anche in merito alle ferie e agli altri istituti contrattuali. Si ribadisce che l’utilizzo di ferie e altri istituti deve avvenire nel rispetto di quanto previsto dai CCNL di comparto. Con particolare riguardo all’utilizzo delle ferie pregresse, va evidenziato che i CCNL prevedono che il dipendente debba fruire delle ferie residue e non utilizzate per motivi di carattere personale, entro il mese di aprile dell’anno successivo a quello di spettanza. Nel caso in cui indifferibili esigenze di servizio non abbiano reso possibile il godimento delle ferie nel corso dell’anno, le ferie dovranno essere fruite entro il 30 giugno dell’anno successivo. Nella pianificazione delle ferie residue si deve tenere conto dei termini contrattualmente previsti. In generale, rispetto alle ferie, va ricordato che le stesse secondo il contratto “sono fruite, in periodi compatibili con le esigenze di servizio, tenuto conto delle richieste del dipendente”. Pertanto non è possibile imporre ai dipendenti periodi di ferie, se non quando, non utilizzate, si sia a ridosso dei limiti contrattuali 30 aprile e 30 giugno. Se dovessero continuare comportamenti di dirigenti volti a non applicare correttamente le norme di legge relative al lavoro agile, le direttive ministeriali e interne relative al lavoro agile o le altre norme contrattuali, le scriventi valuteranno se denunciare i fatti alla Funzione Pubblica. Vi informiamo, inoltre, che con una nota a firma del Segretario Generale è stato dato un primo riscontro alla nostra richiesta sulla corresponsione dei buoni pasto nelle giornate di lavoro agile. L’Amministrazione sta facendo le opportune verifiche amministrative e contrattuali nonché quelle necessarie per assicurare la tracciabilità della prestazione lavorativa e sta considerando di formulare uno specifico parere all’Aran. Valutiamo positivamente il fatto che l’Amministrazione abbia tenuto conto delle nostre argomentazioni normative e che, rispetto alla chiusura iniziale, stia esaminando tale possibilità. Riteniamo, però, inutile una richiesta di parere all’Aran, in quanto lo smartworking è un istituto non ancora contrattualizzato; di conseguenza, tale questione non rientra nelle competenze dell’Aran. Si rischierebbe di avere una risposta solo interlocutoria, allungando inutilmente i tempi. Trattandosi di verificare la compatibilità delle norme contrattuali con il mutato quadro normativo, che ha introdotto il lavoro agile come modalità ordinaria di lavoro, a nostro parere il quesito semmai andrebbe posto alla Funzione Pubblica. Si sottolinea che, in considerazione della convinzione circa le nostre argomentazioni nel merito, l’esito positivo all’eventuale quesito non potrà che avere carattere di retroattività, ovvero le somme non impegnate nel periodo di attesa verranno comunque rivendicate nei tempi e nei modi più idonei, al fine di evitare il danno economico ai lavoratori.
In ogni caso ci aspettiamo una risposta in tempi brevi per dare certezze ai lavoratori.

FP CGIL ACI

D. Figliuolo

 

FP CISL ACI

M. Semprini

 

UILPA ACI ACP

P. Piccirilli

CONFINTESA FP ACI

L. De Santi

CONFSAL UNSA ACI

A. G. Cappelli

 

 

 

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