11 aprile, Roma, ore 15
Partenza da Colosseo e arrivo a Porta San Paolo (Piramide)

Cuba sta precipitando in una crisi umanitaria a causa delle ulteriori restrizioni imposte dagli Stati Uniti.

La carenza di carburante, i blackout sempre più frequenti, la riduzione dei collegamenti aerei e il crollo del turismo stanno paralizzando la vita economica e sociale del Paese.

La mancanza di energia, inoltre, minaccia il funzionamento di servizi essenziali come gli ospedali e le scuole. Tale situazione rischia, nel brevissimo periodo, di trasformarsi in un collasso umanitario, con conseguenze gravissime sulla sopravvivenza della popolazione e delle lavoratrici e lavoratori.

Per queste ragioni, già nelle scorse settimane la FP CGIL ha partecipato all’European Convoy for Cuba, portando medicinali e aiuti a Cuba e ha contribuito con una raccolta fondi destinata alla popolazione cubana. 

Come possiamo aiutare Cuba?

  • partecipando alla manifestazione nazionale contro il blocco a Cuba.
    Si terrà sabato 11 aprile a Roma, alle ore 15.
    Il corteo partirà da Colosseo e arriverà a Porta San Paolo (Piramide)
  • con una donazione al fondo ‘Cuba: energia per la vita’, a sostegno del sistema elettro-energetico per l’acquisto di prodotti, attrezzature e altri supporti tecnici per il funzionamento dei pannelli solari. I beni acquistati saranno destinati al funzionamento di scuole, ospedali, luoghi di lavoro e di cultura e attività essenziali per far vivere l’isola.Le donazioni saranno raccolte nel conto corrente intestato a
    NEXUS SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE EMILIA-ROMAGNA
    IBAN: IT58D 05018 02400 000011318730
    Causale: Energia per la vita
    I contributi versati con queste modalità sono detraibili ai fini fiscali in base alle norme vigenti.

“Ddl approvato al Senato. Così vengono sviliti gli Ispettorati territoriali Mimit e arretra la funzione di controllo dello Stato”

Roma, 7 apr – “L’approvazione al Senato del Disegno di Legge 1624 sottrae all’amministrazione pubblica le ispezioni di bordo all’estero per delegarle a società private accreditate. Il rischio è un preoccupante arretramento della funzione di controllo dello Stato che potrebbe diventare un punto di non ritorno per gli Ispettorati Territoriali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT)”.
Lo denuncia Fp Cgil a margine di una riunione con il capo di gabinetto del Ministero in cui si sono affrontate diverse criticità dell’amministrazione.
“Viene da chiedersi: si tratta di una semplificazione amministrativa o di un pericoloso regalo agli armatori? Delegare le verifiche sulla sicurezza a enti privati, eliminando la terzietà finora garantita dal personale tecnico del Ministero, rischia di piegare il rigore dei controlli a logiche di mercato. La sicurezza in mare non può essere oggetto di una svendita che favorisce i soggetti controllati a discapito dell’imparzialità pubblica. È invece necessario invertire la rotta, assumere il personale necessario e garantire adeguata formazione, ben oltre le 40 ore previste a fronte di corsi di durata ben superiore nel passato. Sono anni che l’Amministrazione non provvede a formare il personale né ad assumere nuovi tecnici per garantire il necessario ricambio generazionale: questa inerzia ha ridotto gli Ispettorati ai minimi termini, portando snodi marittimi vitali, ad esempio Genova e Trieste, ad avere pochissime unità a disposizione per svolgere l’attività. Il personale degli Ispettorati denuncia con forza lo svuotamento di funzioni, che sta privando l’amministrazione di un ruolo cardine e consegna asset strategici della sicurezza nazionale nelle mani di privati. Indebolire gli strumenti e l’organico dello Stato significa, di fatto, rendere la sicurezza un obiettivo intenzionalmente inadeguato e impossibile da perseguire”.
“Chiediamo, dunque, l’apertura immediata di un tavolo di confronto con i vertici del Ministero sul futuro di queste attività. È indispensabile fermare questo processo di privatizzazione che svilisce la professionalità dei dipendenti pubblici e compromette la sicurezza collettiva per assecondare interessi di parte”, conclude Fp Cgil.

“Assistiamo in questi giorni a martellanti campagne di comunicazione, in particolare dell’associazione datoriale AIOP che, sui territori, prova a narrare una sanità privata in sofferenza, quasi ‘vittima’ del rapporto con il pubblico. È tempo di ristabilire la verità: sebbene sia necessario adeguare i finanziamenti, siamo di fronte a un mercato protetto dove, a fronte di un rischio d’impresa pressoché nullo, i profitti corrono mentre i salari restano congelati da oltre un decennio. Non accettiamo più questo ‘pianto’ strategico: il 17 aprile sarà sciopero nazionale per restituire dignità a oltre 300mila operatori del settore”.

Lo dichiarano, in una nota unitaria, i Segretari Generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.

“Le analisi recenti di Mediobanca sul comparto – spiegano – fotografano una realtà ben diversa da quella descritta dai manifesti datoriali, rivelando un sistema che ha saputo capitalizzare le nuove dinamiche di mercato. Nel 2023, il fatturato netto complessivo dei principali player ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro, segnando una crescita strutturale del 15,5% rispetto al 2019. Non è un settore in crisi: è un comparto industriale che macina margini operativi lordi per oltre 1,1 miliardi di euro, con un incremento del 28,7% in un solo anno. Utilizzare risorse pubbliche garantite per far lievitare il patrimonio netto fino a 5,5 miliardi senza ridistribuire un solo euro a chi quelle cure le eroga materialmente è un paradosso inaccettabile”.

“Mentre alcuni grandi gruppi accumulano una ‘potenza di fuoco’ finanziaria da 1,8 miliardi di euro in liquidità, le lavoratrici e i lavoratori sono intrappolati in un limbo che dura da 8 anni per la sanità privata e da ben 14 anni per le RSA, generando un divario vergognoso e ingiustificabile con i colleghi di sanità pubblica: per fare un esempio, siamo a circa 500€ di differenziale salariale mensile che separa un infermiere del privato da un collega del SSN. Questo dumping contrattuale sta svuotando le strutture, alimentando una fuga di personale verso il settore pubblico che mette a rischio la qualità stessa dell’assistenza per i cittadini più fragili”.

Per Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl la strada è una sola e passa per “rinnovi contrattuali immediati, allineando diritti, tutele e salari al settore pubblico ma, soprattutto, una riforma radicale del sistema di accreditamento. Abbiamo chiesto, al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni, che le risorse pubbliche siano vincolate a criteri di accreditamento e che premino solo le aziende che rispettano i contratti firmati con le organizzazioni maggiormente rappresentative e valorizzano concretamente il lavoro. Nessun rinnovo contrattuale? Nessun accreditamento. Il 17 aprile i colleghi di sanità privata e Rsa, nelle aziende associate ad AIOP e ARIS, si fermeranno per ripartire su basi di giustizia: porteremo a Roma, in Piazza Santi Apostoli, dalle ore 9 alle ore 13, la voce di chi garantisce un servizio pubblico essenziale e non accetta più che il profitto delle strutture si regga sulla svalutazione del lavoro”.

Decreto carceri: Fp Cgil, una legge per pochi “eletti”

Non servono norme securitarie, necessario investire sul personale

 

“La Fp Cgil chiede al Sottosegretario di Stato alla Giustizia, Sen. Andrea Ostellari, cui sono state attribuite le deleghe per il DAP e la Polizia Penitenziaria, che si avvii al più presto un confronto per affrontare e risolvere con urgenza sia le problematiche drammatiche legate al sistema penitenziario italiano che quelle connesse alle condizioni di vita e di lavoro all’interno degli istituti, che devono cambiare. I numerosi e continui casi di aggressioni agli agenti ne sono una testimonianza ulteriore”.
E’ quanto si legge in una nota di Fp Cgil.
“Siamo in presenza di un sistema caratterizzato da una strutturale carenza di organico, a partire dalla Polizia Penitenziaria – prosegue Fp Cgil – che scarica su lavoratrici e lavoratori carichi di lavoro estenuanti, con ricorso eccessivo a straordinari utilizzati per coprire il fabbisogno di personale, e i conseguenti effetti in termini di salute e stress lavoro correlato fino ad arrivare al dramma dei suicidi. Un’emergenza che coinvolge chi lavora negli istituti e chi vi è ristretto e che deve essere affrontata immediatamente. Serve un radicale cambio di paradigma che inverta la strada intrapresa da questo Governo con le norme securitarie, a favore di interventi che mettano al centro le persone che operano nel sistema dell’amministrazione penitenziaria per assolvere la funzione essenziale che la Costituzione gli attribuisce. In più, servono assunzioni per aumentare le dotazioni organiche di tutto il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria, servono politiche che valorizzino professionalmente ed economicamente il personale impegnato in prima linea ogni giorno, servono investimenti per le strutture e per le politiche volte al reinserimento e alla rieducazione della popolazione ristretta”.

Appena pubblicati gli ennesimi bandi per le ulteriori selezioni che dovranno affrontare i precari PNRR della giustizia amministrativa, dopo quelli per la giustizia ordinaria dello scorso 16 marzo
“Sebbene riteniamo positiva ogni azione volta a garantire la prosecuzione a tempo indeterminato dei rapporti di lavoro dei precari Pnrr, non possiamo assolutamente ritenerci soddisfatti dalle modalità di questa che non è una stabilizzazione ma un vero e proprio nuovo concorso per quanti l’hanno già superato con successo e lavorano da anni alle dipendenze di un’amministrazione pubblica”.
Lo si legge in una nota di Fp Cgil.
“Non c’è molto tempo per evitare che centinaia di precari rimangano a casa dal 1° luglio 2026: invitiamo il Governo a intervenire subito approvando gli emendamenti proposti per evitare che si arrechi un danno alla pubblica amministrazione, alla garanzia del servizio pubblico, oltre che alla vita delle lavoratrici e dei lavoratori.”
“Chiediamo quindi che il Governo stanzi le risorse necessarie alla loro stabilizzazione totale, superando dei bandi inutili che non servono a certificare competenze che il personale ha già dimostrato di possedere. Vista la sonora bocciatura da parte della maggioranza dei cittadini della riforma della giustizia, consigliamo al Governo di utilizzare le risorse che avrebbero impegnato per il doppio CSM e l’Alta corte disciplinare per attuare la vera riforma della giustizia che serve: stabilizzazione di tutti i precari, assunzioni di nuovo personale, investimento nelle strutture e nella strumentazione digitale, strutturazione a regime dell’ufficio per il processo”, conclude Fp Cgil.
“È stato sottoscritto oggi, 1 aprile, definitivamente, il nuovo CCNL Fabbricerie 2024-2026. Dopo quasi due anni di trattativa e una vertenza che ha visto i lavoratori delle Fabbricerie italiane mobilitarsi con successo, abbiamo finalmente siglato il rinnovo del contratto nazionale. Si tratta di un risultato importante e per nulla scontato, che dà risposte concrete sia sul piano normativo che su quello economico”.
Lo annunciano in una nota unitaria le segreterie nazionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.
“Il rinnovo – spiegano i sindacati – prevede modifiche normative rilevanti su temi centrali come i contenuti dei contratti di assunzione, l’utilizzo dei permessi della banca delle ore e le tutele per maternità e paternità. Sul piano dei diritti, è stato fondamentale respingere il tentativo della parte datoriale di peggiorare le condizioni economiche dei giorni di malattia e del lavoro flessibile: una tenuta sindacale che ha permesso di salvaguardare la dignità dei lavoratori”.
Sul fronte economico, “l’aumento complessivo è dell’8,4%, di cui il 7% sul trattamento tabellare, mentre l’1,4% (calcolato sulla massa salariale del 2023 per ciascuna fabbrica) sarà destinato al trattamento accessorio del personale. Gli incrementi saranno così scanditi: 1,3% dal 1° gennaio 2024, 3,3% dal 1° gennaio 2025 e il 7% a regime dal 1° gennaio 2026. Per la prima volta, inoltre, viene applicato il principio contrattuale per cui questo triennio compensa, almeno in parte, lo scarto inflattivo negativo registrato nel triennio precedente”.
“Inoltre – concludono le segreterie di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – è stata concordata una rapida riapertura delle trattative per il rinnovo del CCNL 2027-2029, che avrà luogo entro ottobre 2026. Ora bisogna lavorare alla piattaforma per il nuovo contratto e interloquire con la controparte a fronte delle possibili modifiche agli assetti giuridici che le Fabbricerie potrebbero conoscere nei prossimi mesi. La firma di oggi è la base solida da cui ripartire per continuare a valorizzare le professionalità delle colleghe e dei colleghi”.

“La sanità privata sciopererà il 17 aprile con una grande manifestazione a Roma, in piazza Santi Apostoli, dalle ore 9 alle ore 13. Diciamo a gran voce ‘no’ alla penalizzazione continua di 300mila lavoratrici e lavoratori”.

L’annuncio è di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, che osservano: “nonostante le Istituzioni abbiano già previsto adeguamenti tariffari per Drg di oltre 1,3 miliardi nel 2026, che diventeranno 2 miliardi nel 2027, continuiamo a non ricevere alcun riscontro da Aris e Aiop, né dal Ministero della Salute e dalla Conferenza delle Regioni. Ogni giorno di più si continua a giocare a nascondino sulla pelle di lavoratrici, lavoratori e professionisti senza contratto da 8 anni per la sanità privata e 14 anni per le Rsa”.

I sindacati denunciano “un differenziale salariale tra pubblico e privato insostenibile: per una figura come quella dell’infermiere parliamo di circa 500 euro mensili in meno rispetto ai colleghi della sanità pubblica. Un divario che sta generando una fuga di personale da questi comparti, con ricadute pesanti sulla qualità dei servizi per le persone più fragili. C’è un paradosso poi che i cittadini devono conoscere: la stragrande maggioranza degli utenti non è consapevole della natura privatistica di queste strutture perché riceve un servizio pubblico a tutti gli effetti. Chi entra in una RSA, chi svolge riabilitazione o chi effettua visite e analisi tramite CUP, rischia oggi di ricevere un’assistenza di minore qualità proprio perché il sistema sta perdendo i suoi professionisti migliori. Chiediamo al Ministero e alle Regioni una svolta immediata: serve un sistema di accreditamento che vincoli il finanziamento pubblico all’applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Inoltre, tra i requisiti organizzativi e le regole per accreditarsi con il Servizio Sanitario Nazionale deve essere previsto il rinnovo dei contratti alle stesse vigenze del contratto della sanità pubblica: è inammissibile che ad uno stesso lavoro non corrispondano stessi salari e stessi diritti”.

“Scioperiamo – concludono i sindacati – per difendere la dignità di lavoratrici e lavoratori, e perché non si può più consentire che il profitto delle strutture accreditate si regga sul dumping contrattuale di chi assicura la salute dei cittadini. Il 17 aprile sarà solo l’inizio di una mobilitazione ancora più forte, determinata e unitaria”.

“La straordinaria vittoria del NO che ha respinto la riforma della giustizia voluta dalla maggioranza di Governo conferma quello che diciamo da tempo: serve un’altra idea di giustizia, fondata sul personale che tutti i giorni lavora per garantire i servizi della giustizia alla cittadinanza”.
E’ quanto si afferma in una nota di Fp Cgil.
“Serve aumentare e rivedere le dotazioni organiche di tutti i dipartimenti, stabilizzare tutti i precari del PNRR senza ulteriori selezioni e mettere a regime l’ufficio per il processo. Serve investire risorse per assicurare strumentazioni adeguate e sedi idonee alla essenziale funzione che migliaia di lavoratrici e lavoratori assolvono tutti i giorni, spesso in situazioni disagiate, in tutti gli uffici giudiziari e centrali. Per una giustizia efficiente per davvero, serve aumentare il personale per colmare le carenze strutturali e valorizzare la professionalità di tutto il personale”, conclude Fp Cgil.
“Ad oggi non abbiamo ricevuto alcun riscontro ufficiale relativo all’incontro dello scorso 18 marzo tra Ministero della Salute, Conferenza delle Regioni e associazioni datoriali: occasione che avrebbe dovuto definire il quadro dei finanziamenti. Siamo davanti ad uno stallo inaccettabile che conferma i nostri timori: si continua a giocare a nascondino sulla pelle di 300mila lavoratrici, lavoratori e professionisti, senza contratto da 8 e 14 anni. A questo punto gli alibi sono finiti: il 17 aprile sarà sciopero nazionale con una grande manifestazione a Roma”.
Lo annunciano in una nota unitaria i Segretari Generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
“L’incontro del 18 marzo avrebbe dovuto sciogliere il nodo delle risorse, condizione che Aris e Aiop pongono da mesi come pregiudiziale per aprire la trattativa. Il risultato è invece un totale silenzio. C’è un paradosso – spiegano i sindacati – che i cittadini devono conoscere: la stragrande maggioranza degli utenti che usufruisce di questi servizi non è nemmeno consapevole della loro natura privatistica. Chi riceve una visita cardiologica o ortopedica, chi effettua accertamenti diagnostici come risonanze, TC ed ecografie, o chi affronta un intervento chirurgico in regime di ricovero, spesso lo fa tramite CUP convinto di rivolgersi allo Stato. Lo stesso vale per le migliaia di famiglie che si affidano alle RSA per l’assistenza quotidiana garantita da OSS e OSA o per le attività di riabilitazione fisioterapica necessarie al recupero funzionale. Sono servizi pubblici a tutti gli effetti, finanziati dalle tasse dei cittadini e garantiti dalla Costituzione, ma erogati da personale che attende il contratto da oltre un decennio”.
Il differenziale salariale tra pubblico e privato è infatti insostenibile: “per una figura come quella dell’infermiere parliamo di circa 500 euro mensili in meno rispetto ai colleghi della sanità pubblica. Un divario che sta generando una fuga di personale da questi comparti, con ricadute pesanti sulla qualità dei servizi per le persone più fragili. Per questo chiediamo al Ministero e alle Regioni una svolta immediata: serve un sistema di accreditamento che vincoli il finanziamento pubblico all’applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative”.
“Scioperiamo perché non si può più permettere che il profitto delle strutture accreditate si regga sul dumping contrattuale di chi assicura la salute dei cittadini”, concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi.

Pronti a confronto sul merito, non a sottoscrivere  ‘la qualunque’

“Al Ministero della giustizia a forza di fare tavoli con le organizzazioni sindacali che dicono di sì a qualsiasi cosa si devono esser persi i fogli con i numeri per le dotazioni organiche e la strutturazione a regime dell’ufficio del processo. Praticamente stanno chiedendo ai precari di partecipare a un’altra selezione concorsuale senza neanche sapere quanti posti sono messi a bando e in quale distretto finiranno. E chi rimane fuori? A casa senza stipendio?”.
E’ la replica della Segretaria nazionale Fp Cgil Giordana Pallone alla nota del ministero della Giustizia sui precari Pnrr.
“Al Ministero ribadiamo: se vuole convocare le organizzazioni sindacali rappresentative per trovare una soluzione per stabilizzare tutte e tutti nelle proprie sedi di servizio siamo sempre a disposizione per confrontarci nel merito, non per sottoscrivere la qualunque”.

“Chiediamo all’amministrazione di non adottare un provvedimento al ribasso sul lavoro agile che peggiorerebbe le condizioni di lavoro e di vita di tutte e tutti”. E’ la richiesta di Fp Cgil in occasione del presìdio promosso oggi con lavoratrici e lavoratori della Presidenza del Consiglio dei ministri che si è svolto in piazza Vidoni a Roma.

“Lavoratrici e lavoratori hanno espresso chiaramente le loro richieste nelle numerose assemblee che si sono susseguite – prosegue Fp Cgil -: nonostante ciò l’amministrazione, con un atto unilaterale, ha adottato una stretta e ridotto la possibilità di accedere allo Smart working portando tutti i dipartimenti a massimo 1 giorno a settimana, con poche possibilità di deroghe e ancor meno flessibilità nella gestione delle giornate. E’ così che si consente a lavoratrici e lavoratori di conciliare le esigenze vita-lavoro? Siamo molto preoccupati, anche perché registriamo in tante amministrazioni pubbliche una tendenza che vuole riportarci a un passato in cui il valore dell’attività lavorativa si misurava sulla presenza. Sarebbe un tuffo nel passato dannoso, anacronistico e irrispettoso delle esigenze del personale”.

“Noi di Fp Cgil chiediamo all’amministrazione di prevedere 2 giorni per tutte e tutti, flessibilità nella gestione delle giornate, possibilità di ulteriori giorni per il personale con fragilità, carichi di cura e pendolari. Dopo il presìdio di oggi continueremo a mobilitarci e difenderemo sempre, con coerenza e determinazione, diritti e dignità di lavoratrici e lavoratori”, conclude il sindacato.

“Sono stati ufficialmente pubblicati i bandi per la stabilizzazione di 9.368 precari del PNRR al Ministero della Giustizia a fronte degli 11.211 censiti dall’amministrazione nel PIAO 2026-2028. Un risultato straordinario della nostra mobilitazione costante e instancabile insieme alle lavoratrici e ai lavoratori. Ora avanti fino alla stabilizzazione degli ultimi 1.800”.
Così la Funzione Pubblica Cgil.
“Le lavoratrici e i lavoratori non si sono mai arresi, anche quando non era prevista alcuna stabilizzazione. La loro e la nostra determinazione hanno portato il Governo a correggere il tiro, prima con 3.000 unità finanziate dalle legge di bilancio per il 2025, poi con l’impegno del Ministero per raggiungere le 6.000 unità, dopo ancora 8.000 e oggi le 9.368 indicate nei bandi”, ricorda il sindacato.
“Ma”, prosegue la nota, “ci sono diversi elementi di criticità, a partire dall’assenza di garanzie sulla messa a regime dell’ufficio per il processo con la definizione delle dotazioni organiche. Un aspetto determinante che per molti si tradurrà nell’impossibilità di proseguire l’attività lavorativa nelle proprie sedi di servizio, con la contestuale formazione di graduatorie distrettuali da cui l’amministrazione potrà attingere. Rimane, inoltre, il tema degli ultimi 1.800 precari che sono rimasti fuori e che dal 1° luglio 2026 andranno a casa. Il sistema Giustizia non può privarsi di personale altamente qualificato come loro che, in questi anni, hanno maturato una grande esperienza sul campo. Per questo abbiamo proposto degli emendamenti al DL PNRR, le cui formulazioni sono state depositate da diversi gruppi parlamentari e sono state segnalate per la prosecuzione della discussione nella V Commissione bilancio della Camera dei Deputati”.
“Il costo per coprire queste ultime stabilizzazioni rimaste è di 85 milioni di euro, un ultimo sforzo che il Governo deve assolutamente compiere. O vengono immediatamente stabilizzati con le coperture previste dalla scorsa legge di bilancio, oppure bisogna prorogare il loro contratto fino al 31 dicembre 2026 per trovare le risorse necessarie nella prossima legge di bilancio. Questa è la vera riforma della giustizia che serve: stabilizzazione di tutti i precari, assunzioni di nuovo personale, investimento nelle strutture e nella strumentazione digitale, strutturazione a regime dell’ufficio per il processo”, conclude la Funzione Pubblica Cgil.
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