“Abbiamo sottoscritto un accordo preliminare per il rinnovo del CCNL Federculture per il triennio 2022/2024. Il partecipato percorso assembleare delle scorse settimane ha consentito un incremento rispetto a quanto prospettato a dicembre da parte datoriale che, pur non assicurando il pieno recupero del potere d’acquisto, rappresenta il miglior risultato possibile nel contesto dato. E’ solo grazie alla determinazione ed alla alta rappresentatività di FP CGIL che è stato possibile evitare una sottoscrizione arrendevole una settimana fa e incrementare ulteriormente il riconoscimento economico tabellare e gli arretrati”.
Così Fp Cgil in una nota.
“Abbiamo rinnovato per riaprire subito il 25-27 e dare risposte alle lavoratrici e lavoratori del settore, ribadendo il nostro significativo presidio su tutto il territorio nel settore culturale. Questo CCNL ha l’ambizione di essere il contratto di riferimento per il mondo della cultura e perché sia così è necessario innovare la parte normativa e produrre avanzamenti per la valorizzazione economica del personale che svolge attività culturali’”, ha concluso Fp Cgil.
“I dati presentati ieri dal Garante Nazionale per i detenuti sul numero dei decessi in carcere ci conferma quello che, come rappresentanti sindacali di lavoratrici e lavoratori pubblici, sosteniamo da sempre: serve un radicale cambio di paradigma nella gestione degli istituti penitenziari”.
Così Fp Cgil in una nota.
“Le carceri sovraffollate sono diventate da ‘eccezione’ una ‘regola’ che tradisce il mandato rieducativo della detenzione, sancito dalla Costituzione, lasciando le persone ristrette in condizioni inumane e che nega il diritto a un lavoro dignitoso per tutte quelle professionalità che negli istituti penitenziari svolgono quotidianamente il proprio lavoro, troppo spesso in condizioni massacranti. A partire dalle donne e dagli uomini della Polizia penitenziaria – evidenzia Fp Cgil – che sono chiamati a operare, insieme a educatori, assistenti sociali, e tutte le altre figure professionali, dopo che l’intero sistema ha fallito perché non ha prevenuto quelle azioni illegali che portano a commettere un illecito e alla detenzione”.
“Il sovraffollamento delle carceri, l’assenza di un’adeguata dotazione organica, l’inadeguatezza delle strutture troppo spesso causa di condizioni di lavoro e di detenzione inumane, l’assenza di dispositivi di sicurezza per il personale e gli effetti che i carichi di lavoro provocano in termini di stress lavoro correlato sono elementi ricorrenti che mettono a rischio costantemente la vita sia di chi lavora nelle carceri sia quella di chi vi è ristretto, come dimostrano i dati diffusi dal Garante”, prosegue Fp Cgil.
“Tutto questo impone un cambio di paradigma nell’approcciare il tema del governo delle pene. Servono risorse, servono politiche che valorizzino il personale, serve superare l’impostazione securitaria e servono investimenti per consentire l’esecuzione penale esterna e ridurre il sovraffollamento. Serve un nuovo governo delle pene che metta al centro la persona: le lavoratrice e i lavoratori penitenziari del comparto sicurezza e del comparto funzioni centrali, e le persone ristrette. È evidente, invece, che, al di là della propaganda, nemmeno su questo fronte, la riforma della giustizia cambierà nulla e per questo voteremo NO al referendum del 22 e 23 marzo prossimi”, conclude Fp Cgil.
“L’incontro odierno presso il Ministero della Salute si è concluso con esito negativo. Nonostante la convocazione positiva e l’impegno di mediazione da parte del Ministero della Salute e della Conferenza Delle Regioni, non abbiamo registrato alcuna reale volontà delle parti datoriali di aprire concretamente la stagione dei rinnovi. È una situazione inaccettabile: non siamo più disposti a tollerare ulteriori attese e rinvii sulla pelle di chi garantisce la salute pubblica. Pertanto, confermiamo e rilanciamo lo sciopero nazionale del settore per il prossimo 17 aprile”.
Lo annunciano in una nota unitaria i Segretari Generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
“Parliamo di contratti che interessano 300 mila lavoratrici e lavoratori – spiegano i segretari – che assicurano ogni giorno la resilienza del Sistema Sanitario Nazionale e garantiscono i livelli essenziali di assistenza al pari dei colleghi del pubblico. Eppure, Aris e Aiop continuano a sottrarsi alle proprie responsabilità”.
Nel merito della vertenza, i sindacati ribadiscono la necessità di regole ferree: “abbiamo chiesto al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni un nuovo sistema di accreditamento che sia indissolubilmente vincolato all’applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. La vigenza del CCNL non può accumulare questa enorme distanza dal settore pubblico: chi effettua un servizio pubblico deve avere pari dignità salariale e normativa. Non accettiamo alcuna disparità di trattamento”.
“La mobilitazione prosegue ora senza sosta in tutti i territori – concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi –. Intensificheremo le richieste di ispezioni nelle strutture e il 17 aprile porteremo la voce della sanità privata in piazza a Roma: la tutela della salute dei cittadini passa necessariamente attraverso il rispetto del lavoro e il rinnovo dei diritti di chi se ne prende cura”.
È disponibile “Nurses Speak!”, il questionario nazionale promosso da FP CGIL per raccogliere dati su soddisfazione lavorativa, benessere organizzativo, stress lavoro-correlato e riconoscimento professionale degli infermieri che operano nei diversi contesti della sanità italiana.
Il questionario è parte di una ricerca più ampia che mira a costruire un quadro fondato sull’esperienza reale del lavoro infermieristico, utile a orientare scelte organizzative e politiche per il miglioramento delle condizioni di lavoro e dei sistemi di valorizzazione professionale.
La compilazione del questionario:
- richiede pochi minuti
- è anonima
- non prevede alcuna registrazione
- avviene tramite la piattaforma LimeSurvey (piattaforma utilizzata per ricerche e studi in ambito sanitario e accademico).
- prevede il trattamento dei dati nel rispetto della normativa vigente (GDPR)
La partecipazione consente alle infermiere e agli infermieri di contribuire direttamente alla produzione di dati basati su evidenze, rafforzando un’azione sindacale fondata sulla realtà del lavoro.
“Quando succedono tragedie come la morte di un bambino di due anni, bisognerebbe solo tacere e lasciare che i magistrati e tutti gli organi competenti facciano il proprio lavoro, perché la famiglia colpita dalla tragedia merita verità, vicinanza e soprattutto rispetto. Non è decoroso rilasciare dichiarazioni che gettano dubbi sull’operato di un’intera comunità di professioniste e professionisti”. Così la Funzione Pubblica CGIL commenta le dichiarazioni del Presidente FNOMCEO, Filippo Anelli, rilasciate a La Stampa lo scorso 28 febbraio, secondo cui la tragedia della morte del piccolo Domenico possa dipendere anche dall’attribuzione di competenze agli infermieri.
“Avremmo preferito non esprimerci – prosegue il sindacato – ma se non corrette o smentite, le dichiarazioni di Anelli rappresentano una posizione grave e di sterile difesa corporativa. Insinuare nei cittadini il dubbio è un atto irrispettoso del lavoro che infermieri e professionisti sanitari svolgono ogni giorno con dedizione e spesso in condizioni difficili. E rischia di alimentare in modo irresponsabile un sentimento di sfiducia di cui nessuno sente il bisogno. Probabilmente sfugge al Presidente Anelli – aggiunge la Fp Cgil – che per il trapianto in Italia si opera secondo standard nazionali sotto il coordinamento della Rete Nazionale Trapianti, che coinvolgono tutta l’equipe”.
“Tragedie come quelle di cui stiamo parlando meritano verità e non strumentalizzazioni, senza dimenticare mai le migliaia di vite che tutto il SSN (non solo i medici, la cui stragrande maggioranza è peraltro del tutto conscia del valore del lavoro in equipe) con abnegazione e senso di responsabilità ogni giorno salvano in silenzio”, conclude la Funzione Pubblica CGIL.
“Abbiamo apprezzato l’apertura del tavolo fissato per il 4 marzo alla presenza del Ministro della Salute: è un segnale che arriva dopo settimane di mobilitazione e pressione costante da parte nostra. Tuttavia non siamo disponibili a ricadere in una dinamica ciclica e inconcludente come quella vissuta negli ultimi due anni, con tavoli convocati che non hanno prodotto alcun passo avanti concreto. Pertanto proclamiamo lo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata e delle RSA per il prossimo 17 aprile a Roma”.
Lo annunciano, in una nota stampa, le segreterie nazionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.
“Non c’è più tempo da perdere – specificano -: è necessario entrare nel merito delle trattative, con risorse certe e con una disponibilità reale, non solo di facciata, da parte delle controparti Aris e Aiop, che nelle dichiarazioni affermano di voler rinnovare i contratti ma nei fatti subordinano l’apertura e la conclusione delle trattative alla piena copertura economica dei costi del rinnovo contrattuale da parte di Governo e Regioni. Parliamo di due CCNL scaduti rispettivamente da 8 e 13 anni: una situazione che non è più tollerabile. Proprio per questo chiediamo con forza al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni di definire regole certe e vincolanti sugli accreditamenti istituzionali che rendano automatico il rinnovo dei contratti alle stesse vigenze della sanità pubblica, impedendo il ricorso al dumping contrattuale messo in atto da soggetti datoriali e organizzazioni sindacali non rappresentative”.
Il differenziale salariale tra pubblico e privato, spiegano i sindacati, è evidente: “per una figura come quella dell’infermiere parliamo di circa 500 euro mensili in meno rispetto ai colleghi della sanità pubblica che, dopo il rinnovo del contratto 2022-2024, riceveranno ulteriori incrementi con le risorse stanziate per il triennio 2025-2027. Un divario che sta generando una fuga di personale da questi comparti, con ricadute pesanti sulla qualità dei servizi e sulla vita delle persone più fragili che si rivolgono alla sanità privata e degli anziani ospiti delle RSA. È una condizione divenuta insostenibile che sta danneggiando prima di tutto l’utenza più esposta”.
“Per questo motivo – concludono le segreterie di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – oltre ai presidi sui territori e al proseguire capillarmente nell’invio di richieste di ispezioni nei luoghi di lavoro in tutta Italia per verificare il rispetto delle regole di accreditamento e delle condizioni operative, porteremo in piazza, a Roma, il prossimo 17 aprile, la voce di 300mila lavoratrici, lavoratori e professionisti che ogni giorno svolgono un servizio pubblico essenziale”.
“Non abbiamo sottoscritto a novembre l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto 2022/2024 dei Dirigenti Medici, Veterinari e Sanitari e non firmiamo oggi il definitivo perchè non ci sono le condizioni sindacali minime economiche e normative. Rimane un contratto definanziato di ben 580 euro lordi rispetto all’inflazione del triennio, che non introduce nulla di normativo e che peggiora le sperequazioni a danno dei Dirigenti Sanitari e delle Professioni Sanitarie”.
Lo afferma Andrea Filippi, Segretario Nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN che ribadisce il no alla sottoscrizione del contratto 2022/2024 anche per i Dirigenti del SSN.
“Il SSN – prosegue – sta vivendo la peggiore fase storica da quando è stato istituito, il definanziamento tocca punte al ribasso mai raggiunte rispetto al PIL, manca personale su tutto il territorio nazionale, le retribuzioni sono le più basse d’Europa, le condizioni di lavoro dei professionisti e la qualità dei servizi peggiorano ogni giorno, ormai quotidiane le aggressioni contro gli operatori da parte di cittadini estenuati dalle liste di attesa, i concorsi vanno deserti perché il SSN a queste condizioni non può più essere attrattivo e inarrestabile è la fuga dei professionisti verso l’estero o verso il privato. Di fronte a questo scenario desolante come Organizzazione sindacale sentiamo il dovere di opporci allo smantellamento dell’offerta di salute pubblica che questo Governo sta perpetrando a partire dal definanziamento del Contratto”.
“Inaccettabile poi che a fronte di un aumento mortificante di 90 euro lordi sul tabellare che purtroppo troveremo in busta paga a marzo/aprile rispetto a quanto già percepito, si sia deciso di congelare fino al prossimo contratto le risorse già finanziate per l’aumento dell’indennità di specificità. Circa 300 euro lordi in più al mese che a tutt’oggi mancano per i Dirigenti Sanitari e delle Professioni Sanitarie”.
“Contestare oggi questo contratto ci deve dare la forza e la rappresentanza, coinvolgendo lavoratrici e lavoratori nella nostra vertenza, per creare migliori presupposti per il triennio 2025/2027 che deve essere avviato nel più breve tempo possibile, soprattutto per recuperare le risorse ancora assenti per le indennità di specificità e di esclusività dei Dirigenti Sanitari e delle Professioni Sanitarie, avviare da subito una nuova, vera stagione contrattuale per affrontare i temi economici e normativi utili a migliorare le condizioni di lavoro e la qualità delle cure che oggi non hanno trovato nessuna risposta. Noi saremo comunque, con le nostre Rappresentanze sindacali aziendali, su tutti i tavoli a vigilare sulla corretta applicazione delle norme contrattuali ancora vigenti, su orario di lavoro, carriere e fondi dei professionisti”, conclude Filippi.
“Smart working non è gentile concessione, continueremo a mobilitarci”
“L’amministrazione ha predisposto uno schema di direttiva da applicare in tutti i Dipartimenti e Strutture della Presidenza del Consiglio dei ministri che uniforma al ribasso il ricorso al lavoro agile riducendone a 1 giorno a settimana la possibilità, con deroghe limitate a specifiche categorie di personale e per il limite massimo di 2 giorni a settimana. Lo avevano anticipato nella trattativa per il CCNL della PCM, e lo stanno facendo: sul lavoro agile la Presidenza del Consiglio vuole il ritorno al passato”.
Così la Funzione pubblica della Cgil, in una nota.
“Siamo in presenza di una stretta inspiegabile che cancella gli esiti positivi avuti in anni di ricorso alla modalità di lavoro agile e riporta al tempo che fu le lavoratrici e i lavoratori che in questi mesi e in questi anni hanno dimostrato di poter e saper svolgere con professionalità e al meglio il loro lavoro sia in presenza sia a distanza, garantendo gli obiettivi posti e migliorando il benessere lavorativo dell’intera Presidenza del Consiglio. Questa decisione unilaterale dell’amministrazione – si prosegue – segue mesi di richieste di confronto per definire un quadro uniforme, capace di rispondere alle legittime istanze di conciliazione vita e lavoro della generalità di lavoratrici e lavoratori”.
“Durante l’incontro svoltosi questa mattina per il tentativo di conciliazione al Ministero del Lavoro abbiamo espresso all’amministrazione la netta contrarietà all’ipotesi delineata nello schema di direttiva del Segretario Generale della PCM e abbiamo rappresentato le modifiche che riteniamo necessarie al fine di migliorare le condizioni di lavoro del personale. Verificheremo nei prossimi giorni se saranno prese in considerazione o l’amministrazione proseguirà con questo annunciato ritorno al passato. La FP CGIL continuerà a mobilitarsi affinché il lavoro agile sia realtà in Presidenza del Consiglio e in tutta la Pubblica Amministrazione e non solo una gentile e centellinata concessione”, conclude Fp Cgil.
“La convocazione al Ministero della Salute per il 4 Marzo per discutere del rinnovo dei CCNL della sanità privata è un passaggio importante, reso possibile grazie alle costanti pressioni esercitate unitariamente e alla massima determinazione con cui, nelle ultime settimane, è stata mantenuta alta l’attenzione sulle criticità che investono lavoratrici e lavoratori della sanità privata e delle RSA”.
Così, in una nota stampa, le segreterie nazionali di FP CGIL, CISL FP e UIL FPL.
“Le iniziative di mobilitazione, le richieste formali di apertura del tavolo e le interlocuzioni istituzionali promosse hanno riportato con forza la vertenza al centro dell’agenda ministeriale, fino ad arrivare alla convocazione alla presenza del Ministro. Parteciperemo all’incontro con spirito costruttivo ma con fermezza, ribadendo le nostre rivendicazioni e pretendendo risposte concrete e verificabili. Dopo anni di rinvii e incontri senza esiti, non è più tempo di attese. Pretendiamo inoltre che la Conferenza delle Regioni definisca regole chiare e vincolanti in materia di accreditamento, affinché le strutture che erogano servizi pubblici e ricevono finanziamenti regionali siano obbligate ad applicare e rinnovare regolarmente i CCNL sottoscritti con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”, proseguono le tre sigle sindacali.
“Allo stato attuale, essendo fallito il tentativo di conciliazione presso il Ministero del Lavoro, la proclamazione dello sciopero che verrà messa in atto a breve è la diretta conseguenza dell’assoluta mancanza di volontà di rinnovare il CCNL da parte delle associazioni datoriali responsabili del blocco, avendo subordinato l’apertura dei tavoli alla preventiva garanzia di risorse da parte delle istituzioni competenti, Governo e Regioni”, aggiungono.
“In assenza di risultati tangibili, saranno intensificate le iniziative sui territori fino alla proclamazione dello sciopero. L’obiettivo resta chiaro: rinnovare tutti i contratti e definire regole certe che impediscano il ripetersi di blocchi contrattuali e fenomeni di dumping ai danni delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata e delle RSA”, concludono i sindacati.
“Abbiamo scritto una lettera al capo di gabinetto del Ministro Giuli per chiedere di individuare tempestivamente le soluzioni necessarie a garantire la continuità occupazionale delle centinaia di precari part-time a 18 ore del Ministero della cultura che rimarranno a casa dal 1 marzo 2026″. Così in una nota FP CGIL e UIL PA.
“Nel DL milleproroghe avevamo proposto degli appositi emendamenti per la loro proroga finalizzata alla stabilizzazione, ma sono stati ritirati o respinti”, continuano le organizzazioni sindacali.
“Si tratta dei precari assunti in 4 regioni del sud, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia dell’obiettivo convergenza delle politiche europee, provenienti da percorsi di tirocini di molti anni precedenti, che per gli ultimi 30 mesi hanno dato il proprio contributo con grande professionalità al servizio dell’amministrazione”.
“Visto anche l’ordine del giorno a prima firma dell’on. Vietri (FdI) approvato ieri dall’aula di Montecitorio con parere favorevole del Governo, che impegna l’esecutivo a trovare delle soluzioni per la proroga dei loro contratti ormai in prossima scadenza, chiediamo immediate garanzie per la loro continuità occupazionale, l’individuazione delle risorse per la loro stabilizzazione e il passaggio a full-time”, concludono FP CGIL e UIL PA.
“Dopo aver consultato oltre la metà del personale del comparto delle funzioni locali, ed in attesa si completi la consultazione, abbiamo registrato che ben il 92% di lavoratrici e lavoratori si è espresso per la non sottoscrizione del contratto delle Funzioni locali”. A farlo sapere è la Funzione pubblica Cgil, che il 19 novembre scorso ha lanciato una consultazione sulle previsioni del contratto 2022-24.
“Un contratto che non abbiamo sottoscritto – ricorda la Fp Cgil – perchè lavoratrici e lavoratori perdono il 10% in busta paga rispetto al costo della vita. Si tratta di un contratto che, infatti, prevede aumenti inferiori al 6% per un triennio in cui l’inflazione è schizzata al 16%: un contratto che, di fatto, impoverisce i lavoratori, le lavoratrici e le loro famiglie. Perdere 10 punti di potere d’acquisto vuol dire avere più difficoltà di prima a pagare, per esempio, l’affitto, il mutuo, la spesa. Per noi tutto questo è inaccettabile”.
“Come Fp Cgil continueremo a chiedere risorse, assunzioni, valorizzazione del personale e a difendere la dignità del lavoro pubblico”, conclude la nota.
“Prioritario superare le disfunzioni e investire sull’inclusione”. Le proposte del sindacato
“Dobbiamo avere il coraggio di dirlo: le nostre Pubbliche Amministrazioni non stanno facendo ancora abbastanza. Abbiamo leggi bellissime, considerate anche tra le più avanzate in Europa. Assumiamo per dovere di legge, ma poi ci dimentichiamo di accogliere”.
Lo ha detto il Segretario generale Fp Cgil Federico Bozzanca nel corso dell’iniziativa promossa a Roma dalla Funzione pubblica della Cgil dal titolo ‘disabilità e lavoro pubblico, tra principio di uguaglianza e inclusione concreta’.
“Nel decennio 2011 – 2021 si è registrato a livello globale un aumento considerevole delle persone con disabilità. Sono poche nel mercato del lavoro e vengono pagate meno (le donne peggio degli uomini). A livello nazionale, nel 2023, le scoperture temporanee dichiarate ammontavano a 178.328 posizioni, pari al 30,1% della quota di riserva complessiva (dati XII relazione al Parlamento sullo stato di attuazione legge 68-99). Vuol dire che, in Italia, 178.328 persone potrebbero lavorare nella Pubblica amministrazione ma a causa delle disfunzioni del sistema non riescono a farlo”, ha osservato Bozzanca.
Quanto alle proposte, ha spiegato il Segretario generale Fp Cgil, “è necessario avere dati sulla collocazione ed effettiva inclusione del personale presente che ha una disabilità, come viene utilizzato e informazioni sulle condizioni di lavoro. Occorre prevenire, inoltre, il diffuso fenomeno delle dimissioni. Nei Siti delle Amministrazioni occorrerebbe prevedere una collocazione evidente e facilmente individuabile per informazioni specifiche, norme, circolari utili, nuove procedure e contatti per i dipendenti con disabilità; individuare pratiche efficaci per accedere ad accomodamenti ragionevoli tra cui l’accesso allo smartworking o il telelavoro. Chiediamo che lo Smart working sia una scelta di libertà e autonomia, non un confino domiciliare. Inoltre, serve coinvolgere l’Organismo paritetico per l’innovazione sulle problematiche delle persone con disabilità impiegate. E chiediamo, con forza, che nei territori si sviluppino Sportelli di ascolto: luoghi dove il lavoratore e la sua famiglia possano trovare una rete, un supporto contro il mobbing, un consiglio su come conciliare le cure con la carriera. Un luogo dove l’amministrazione e il sindacato possano lavorare insieme”.
“Le persone con disabilità vivono l’inserimento e il mantenimento nel posto di lavoro con difficoltà, in un panorama del mercato del lavoro generale del nostro Paese che evidenzia profonde disuguaglianze”, ha osservato Maria Grazia Gabrielli, Segretaria nazionale Cgil. “Non bisogna parlare più solo del dato quantitativo: finché le analisi non assumono anche un criterio di ordine qualitativo non potremmo certamente dire che la condizione reale delle persone, e quindi anche delle persone con disabilità, stia realmente cambiando. Le leggi ci sono, serve un cambio di approccio: come passare dal diritto formale ad un diritto sostanziale, al lavoro per le persone con disabilità: è questo il grande tema. Occorre altresì affrontare il problema del disallineamento che c’è tra il lavoro delle procedure di collocamento previste dalla legge 68 e le nuove misure e procedure, compresa la nuova valutazione della disabilità, che deriva dal decreto legislativo 62-2024. Occorre capire come allineiamo fattori e condizioni perché da queste nuove normative non derivi disagio per le persone con disabilità e le proprie famiglie. Centrale, inoltre, appare il ruolo dei Centri per l’impiego e, più complessivamente, il rafforzamento della Pubblica amministrazione, perché significa dotare la Pa di quanto ha bisogno per farla diventare un sistema efficace ed efficiente. La misura con cui si valuta la qualità costituzionale dell’amministrazione passa anche attraverso il come si fa e come si produce realmente inclusione”.
All’iniziativa hanno partecipato, inoltre, Diego Seggi, Fp Cgil nazionale, Antonio Naddeo, presidente Aran, Valerio Talamo, direttore ufficio contrattazione collettiva Dip. Funzione pubblica, Marco Alparone, Presidente Comitato di Settore delle Regioni per comparto Sanità, Veronica Nicotra, Segretaria generale Anci, Domenico Sabia, rappresentante Fand, Vincenzo Falabella, presidente nazionale Fish.
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