“Frutto della nostra mobilitazione. Sabato 31 saremo davanti alle Corti d’appello per tutti i lavoratori della Giustizia”
“Il Ministero della giustizia ha individuato dai propri piani assunzionali risorse aggiuntive a quelle stanziate dalla legge di bilancio per il 2025 per la stabilizzazione di 9.368 precari assunti per il Pnrr su 11.211 attualmente in servizio. Un risultato importante, frutto della mobilitazione straordinaria delle lavoratrici e dei lavoratori insieme alla Fp Cgil negli ultimi 4 anni”.
E’ quanto si legge in una nota diffusa dalla segretaria nazionale Fp Cgil, Giordana Pallone.
“Non ci siamo arresi – ricorda – quando i loro contratti sarebbero dovuti scadere a dicembre 2024 e abbiamo ottenuto la proroga per tutti a giugno 2026. Non ci siamo arresi quando da più parti della politica e dell’amministrazione ci avevano detto che sarebbero stati 3.000 e non uno di più, non l’abbiamo fatto quando l’amministrazione sussurrava nei corridoi che sarebbero arrivati a 6.000 e basta. Oggi ne mancano poco meno di 2.000 all’appello e continueremo a lavorare con le istituzioni per raggiungere l’obiettivo che da sempre la Fp Cgil si è posta: stabilizzazione di tutti i precari, insieme ai precari dell’Obiettivo convergenza per le regioni del sud, e strutturazione a regime del modello dell’ufficio per il processo, di cui ancora non si hanno certezze da via Arenula”.
“Anche per questo abbiamo proposto degli emendamenti al DL milleproroghe che sarà discusso nei prossimi giorni alla Camera dei deputati, che sono sostenuti da diversi parlamentari. Proseguiremo la nostra lotta per la lavoratrici e lavoratori e per un’altra idea di giustizia a partire dai numerosi presìdi e volantinaggi previsti nella mattinata di sabato 31 gennaio, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, presso numerose Corti d’appello, in particolare a Venezia, Milano, Firenze, Bologna, Napoli, Palermo, Catania, Bari, Lecce, Catanzaro, Reggio Calabria, Trieste, Genova, Roma, Ancona, L’Aquila”, conclude Pallone.
“A distanza di settimane dall’incontro istituzionale del 22 dicembre scorso al Ministero della Salute, non è ancora arrivata alcuna convocazione del tavolo di confronto annunciato. Un fatto grave, che smentisce gli impegni assunti davanti alle lavoratrici e ai lavoratori e alimenta una frustrazione ormai insostenibile”.
Lo dichiarano, in una nota stampa, i Segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, commentando la mancata apertura del negoziato con le centrali datoriali Aiop e Aris per il rinnovo dei CCNL della sanità privata e delle RSA.
“Parliamo di oltre 300mila lavoratrici, lavoratori e professionisti – proseguono – con contratti scaduti da 8 e 13 anni, che continuano ogni giorno a garantire un servizio pubblico essenziale, spesso alle persone più fragili, senza alcuna prospettiva di rivalutazione salariale e di aggiornamento normativo. È inaccettabile che, mentre per la sanità pubblica è imminente l’avvio della trattativa 2025–2027, chi svolge lo stesso ruolo nel privato accreditato resti ancora senza risposte”.
“Questa situazione – sottolineano i sindacati – pesa anche sulle profonde disuguaglianze retributive rispetto alla sanità pubblica: per alcune figure, come gli infermieri, il divario arriva a circa 500 euro mensili. Una condizione che rende sempre meno attrattivo il lavoro nelle strutture accreditate e mette a rischio la qualità e la tenuta dei servizi”.
“Ministero della Salute e Conferenza delle Regioni devono ora assumere un ruolo più incisivo – aggiungono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – anche nei confronti di AIOP e ARIS, che ricevono risorse pubbliche. L’accreditamento istituzionale deve essere vincolato all’applicazione e al rinnovo dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative. Non sono più accettabili ambiguità o rimpalli di responsabilità”.
“L’assenza di atti concreti e di una chiara volontà politica – concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi – configura una grave mancanza di rispetto verso chi lavora e verso i cittadini. Per questo proclamiamo lo stato di agitazione del personale della sanità privata e delle RSA e ci riserviamo di attivare tutte le iniziative di mobilitazione necessarie, comprese quelle più incisive, qualora non si proceda con urgenza alla convocazione del tavolo negoziale. Restiamo disponibili al confronto, ma non tollereremo ulteriori rinvii”.
“Continueremo a sostenere e a rivendicare con forza la necessità che il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco esca dall’ambito del Ministero dell’Interno per entrare a far parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, insieme al Dipartimento della Protezione Civile, al fine di realizzare una piena e reale cooperazione tra tutti gli enti e le associazioni del settore, coordinati e diretti, in caso di emergenza, dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco”.
Lo dichiara Mauro Giulianella, Coordinatore nazionale Fp Cgil Vigili del Fuoco, nel ricordare Giuseppe Zamberletti, nell’anniversario della sua morte avvenuta il 26 gennaio 2019, fondatore e ispiratore del sistema di Protezione Civile italiano.
“Ricordare Zamberletti – prosegue – significa tornare con la memoria al 1976 e al terremoto del Friuli, evento che segnò una svolta profonda nel modo di concepire il soccorso pubblico nel nostro Paese. Sotto la guida del commissario straordinario Zamberletti quell’esperienza divenne il laboratorio da cui presero forma i princìpi fondanti della Protezione Civile italiana: il coordinamento, la responsabilità pubblica, la centralità delle competenze e la capacità di tenere insieme istituzioni e comunità. Da lì nacque una visione moderna del soccorso, che ancora oggi rappresenta un riferimento imprescindibile per il Paese”.
“Noi pompieri c’eravamo allora. C’eravamo in Friuli nel 1976, in Irpinia nel 1980 e in tutte le grandi emergenze che hanno colpito il Paese, fino alle più recenti, quando il ciclone Harry ha messo in ginocchio la Sicilia, la Calabria e la Sardegna. Sempre con lo stesso spirito di servizio, con la stessa professionalità e con la consapevolezza di essere una componente essenziale del sistema di Protezione Civile immaginato anche grazie all’intuizione e alla determinazione di Giuseppe Zamberletti”, aggiunge Giulianella.
“Quanto all’oggi – afferma ancora il Coordinatore nazionale Fp Cgil Vigili del Fuoco – evidenziamo ancora una volta che la nostra proposta di riforma si pone in netta contrapposizione a quella proposta dall’Amministrazione e dal Governo, che va nella direzione di una progressiva militarizzazione e gerarchizzazione del Corpo attraverso l’introduzione delle funzioni di pubblica sicurezza. Anziché snellire l’impianto organizzativo e rafforzare il dispositivo di soccorso si propone addirittura di aumentare il numero dei dirigenti, mentre il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco sta progressivamente collassando sotto il peso dei pensionamenti e di una cronica e grave carenza di organico. Ricordare oggi Giuseppe Zamberletti non è solo un doveroso omaggio alla sua figura ma significa riaffermare un modello di Protezione Civile fondato sul ruolo centrale dello Stato, sulla professionalità dei Vigili del Fuoco e sulla solidarietà concreta che unisce il Paese nei momenti più difficili. È su queste basi che continueremo a rivendicare con forza una riforma strutturale coerente con la storia del Corpo e con le reali esigenze del soccorso pubblico”, conclude.
-Federazione Europea Servizi Pubblici (Epsu) scrive alla Commissione europea: “governo italiano non vanifichi miglioramenti apportati dal Pnrr”-
“La Fp Cgil esprime un primo apprezzamento per quanto indicato ieri al Ministero della Giustizia nella presentazione del PIAO dove si sarebbe evidenziata la possibilità di arrivare a poco più di 8.000 stabilizzazioni del personale assunto per il Pnrr sugli oltre 11.000 attualmente in servizio. Un ulteriore risultato della straordinaria mobilitazione delle precarie e dei precari insieme alla Fp Cgil di questi ultimi quattro anni che si è intensificata con gli scioperi ben riusciti dei precari prima, il 16 settembre, e poi di tutto il Ministero della giustizia, lo scorso 5 dicembre, per rivendicare la stabilizzazione totale di tutto il personale precario, risorse per nuove assunzioni e valorizzazione professionale delle lavoratrici e dei lavoratori della giustizia”.
Lo afferma Fp Cgil in una nota.
“Tutto questo però non basta perché rimangono ancora fuori migliaia di precari. La stabilizzazione di tutti, anche di quelli dell’Obiettivo convergenza per le regioni del sud, senza dover ripetere una nuova procedura concorsuale, e la strutturazione a regime dell’Ufficio del Processo sono un imperativo se l’Italia vuole rendere veramente efficiente l’amministrazione giudiziaria, ridurre i tempi dei processi, garantire i servizi della giustizia ai cittadini. Per questo – prosegue Fp Cgil – continueremo a mobilitarci fino all’ultima trasformazione dei loro contratti da tempo determinato a indeterminato perché nessuno sia lasciato a casa. Lo chiediamo fin dall’inizio e continueremo a farlo, anche con il sostegno della Federazione Europea dei Servizi Pubblici EPSU il cui Segretario Generale, Jan Willem Goudriaan, ha scritto una lettera alla Vice Presidente della Commissione europea, Roxana Minzatu, e al Commissario europeo, Valdis Dombrovskis, per chiedere esplicitamente che il Governo italiano non vanifichi i miglioramenti introdotti con le risorse del Pnrr, metta a regime l’Ufficio per il Processo, e stabilizzi le lavoratrici e i lavoratori che hanno reso possibili questi miglioramenti e la cui professionalità contribuisce fortemente all’efficienza del sistema giudiziario italiano”.
“Condividiamo, ed anzi evidenziamo che noi lo diciamo a gran voce e da tempo, quanto affermato dal presidente di Anci, Gaetano Manfredi: per la Polizia Locale servono risorse, investimenti, tecnologie, innovazione. Senza adeguate risorse è impossibile fare un passo avanti che sia degno di questo nome”.
Lo dice in una nota Tatiana Cazzaniga, Segretaria nazionale Fp Cgil, commentando le dichiarazioni di Gaetano Manfredi, presidente Anci.
“La Polizia Locale fornisce un contributo fondamentale all’ordinato svolgersi della vita delle comunità locali salvaguardando i diritti dei cittadini attraverso un’azione di contrasto alle illegalità e alla violazione delle norme sulla civile convivenza, e attraverso un’azione di garanzia della pubblica sicurezza. I processi di riforma di questi anni hanno accresciuto il ruolo dei sindaci nel garantire la sicurezza delle comunità locali. Questo ha visto accrescere i compiti dei Corpi di Polizia Locale esponendo le lavoratrici e i lavoratori a rischi crescenti cui non sempre sono corrisposte adeguate tutele. E per questo, la nostra azione in questi anni ha mirato ad adeguare o a equiparare le tutele dei lavoratori della Polizia Locale a quelle degli altri Corpi di Polizia, per esempio in ambito legale e previdenziale, o a ripristinarle quando erano state compromesse. Crediamo, tuttavia, che debba essere sempre salvaguardata la specificità della Polizia Locale, non solo all’interno del comparto ma anche rispetto agli altri Corpi di Polizia, anche con l’approvazione della non più rinviabile Riforma della Polizia locale”.
“Bisogna subito invertire la rotta e tornare ad investire, pena il depauperamento di un comparto strategico per le nostre comunità”, conclude Cazzaniga.
“Un’altra idea di giustizia” è il titolo dell’iniziativa che si svolgerà lunedi 19 gennaio a Napoli alle ore 9,30 (Palazzo di Giustizia, Sala Arengario, piazza Giovanni Porzio), promossa dalla Fp Cgil.
I lavori inizieranno con l’intervento di Alfredo Garzi Cosentino, Segretario Generale Fp Cgil Napoli. A seguire la relazione introduttiva di Giordana Pallone, Segretaria Nazionale Fp Cgil, gli interventi di lavoratrici e lavoratori della Giustizia, di Giovanni Bachelet, Presidente Comitato società civile per il No al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, Marcello De Chiara, Vice presidente dell’Anm e Paola Briguori, Magistrata della Corte dei Conti.
Conclusioni di Maurizio Landini.
“La legge di bilancio appena approvata in prima lettura al Senato non ha messo un euro in più per le stabilizzazioni di tutti i precari, per valorizzare competenze e professionalità del personale, per investimenti in strumentazioni, innovazione e nella dignità del lavoro di tutto il personale della giustizia”.
Lo si legge in una nota di Fp Cgil.
“Con questa legge di bilancio il governo ha confermato che l’investimento serio e strutturale sulla giustizia non è una priorità, a partire dalla valorizzazione del suo personale. L’unico emendamento che si occupa del personale parla della durata triennale delle graduatorie che saranno formate ad esito delle procedure selettive. Frutto della nostra costante e pressante mobilitazione sul tema, ma senza aver definito una proroga finalizzata alla stabilizzazione totale di tutte e tutti i precari PNRR della giustizia sarà solo un’altra scusa per lasciarli a casa”.
“Si vorrebbe un sistema giustizia più veloce ed efficiente, ma nel frattempo si determinano le condizioni per mandare a casa i lavoratori di un ministero che già di per sé ha punte di sottorganico di oltre il 50% che mettono a rischio chiusura i servizi di Tribunali e Corti d’Appello – prosegue la nota -. Ci sarebbero gli spazi per stabilizzare tutti i precari, quelli del PNRR così come quelli a 18 ore dell’Obiettivo Convergenza delle regioni del sud, e fare nuove assunzioni al Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria e agli archivi notarili ma anche per quei profili particolarmente in sofferenza del DAP (Amministrazione penitenziaria) e DGMC (Giustizia minorile) come funzionari contabili, del servizio sociale, tecnici e FOR, giuridico-pedagogici ed educatori oltre agli assistenti amministrativi. Anche per questo la mobilitazione prosegue, perché il Governo deve stanziare le risorse necessarie a dare risposte a tutto il personale del ministero della Giustizia: stabilizzazione di tutte le precarie e i precari senza alcuna interruzione dei rapporti di lavoro, anche a partire dal DL proroga termini il cui testo definitivo non risulta ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale, strutturazione a regime del modello dell’ufficio per il processo, nuove assunzioni per garantire i servizi, valorizzazione del personale di ruolo. Questo serve al sistema della Giustizia per essere efficiente, non una riforma che mette in discussione l’indipendenza della magistratura, indebolendone la funzione costituzionale e che contrasteremo nel referendum. La battaglia della Fp Cgil a tutela di lavoratrici e lavoratori non si fermerà finché non otterremo ciò che spetta loro. Valorizzare il lavoro pubblico deve essere una priorità”, conclude Fp Cgil.
In data odierna si è svolta, presso la sede del Ministero della Salute, la programmata riunione tra Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, le associazioni datoriali Aris e Aiop, il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni, finalizzata a proseguire il confronto sulle note criticità connesse al mancato rinnovo dei CCNL di riferimento del comparto della sanità privata e delle RSA.
Nel corso dell’incontro abbiamo ribadito con forza alle istituzioni presenti e alle associazioni datoriali l’urgenza improcrastinabile di procedere al rinnovo dei contratti nazionali, scaduti da molti anni. Abbiamo inoltre sottolineato l’irrinunciabilità della definizione di regole certe e vincolanti in materia di finanziamento e accreditamento istituzionale, al fine di garantire che l’erogazione di servizi finanziati con risorse pubbliche sia riservata esclusivamente ai soggetti che applicano CCNL sottoscritti con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative e che ne assicurano il rinnovo in tempi congrui”.
Lo dichiarano, a margine dell’incontro, i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
“Il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni – proseguono – hanno manifestato comprensione e condivisione delle preoccupazioni espresse dalle organizzazioni sindacali, evidenziando come sia responsabilità e volontà di tutte le parti presenti al tavolo giungere a una soluzione della vertenza in tempi rapidi, in considerazione delle importanti risorse in procinto di essere stanziate dalla Legge di Bilancio 2026, fondamentali per l’aggiornamento dei DRG e delle quote destinate al finanziamento dei rinnovi contrattuali”.
“Nell’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori e al fine di garantire servizi di qualità alle cittadine e ai cittadini utenti dei servizi accreditati, auspichiamo che il percorso condiviso avviato possa condurre a una rapida e positiva conclusione della vertenza. A seguito dell’incontro preliminare tra Conferenza delle Regioni e Ministero sulla ripartizione delle risorse, stabilito entro il giorno 15 gennaio, le Parti presenti all’incontro hanno concordato di aprire la negoziazione entro il prossimo 20 gennaio. L’obiettivo, dopo 8 e 13 anni, è quello di giungere quanto prima all’apertura dei tavoli di contrattazione nazionale per dare risposte ai legittimi bisogni di lavoratrici, lavoratori e professionisti sanitari, in ragione del forte dumping contrattuale tra operatori del settore pubblico e privato a parità di inquadramento”, specificano.
“In mancanza di un’apertura, già nelle prossime settimane, le organizzazioni sindacali si riservano di intensificare la mobilitazione a tutela del personale in servizio e della qualità assistenziale in favore dei cittadini”, concludono i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.
Oggi l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto sport, specificatamente di Sport e Salute S.p.A. e delle Federazioni Sportive Nazionali, ha approvato all’unanimità l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL relativo al quadriennio 2022-2025 sottoscritta venerdì 19 dicembre scorso.
“Il consenso registrato su questa ipotesi di rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro è la più evidente conferma della bontà del risultato raggiunto. Circa 2000 lavoratrici e lavoratori del comparto sportivo riceveranno incrementi salariali complessivi del 12% e arretrati pieni e immediati. Così si tutelano le retribuzioni ed il potere d’acquisto dall’inflazione che, negli scorsi anni, ha raggiunto picchi significativi”.
Lo dichiarano Vincenzo Malatesta e Tommaso Vigliotti che hanno condotto la trattativa per la Fp Cgil.
“Per la cosiddetta figura media si tratta di 261 euro mensili complessivi di aumento, dei quali 218 sulla voce stipendio, e con arretrati per circa 8200 euro, che saranno corrisposti da subito e non a tranches, ovviamente riparametrati sulla base degli inquadramenti. Questi valori fanno di questo rinnovo contrattuale uno dei più importanti degli ultimi tempi”, ha spiegato Vincenzo Malatesta di Fp Cgil.
“Non è stata una trattativa semplice”, ha osservato Tommaso Vigliotti di Fp Cgil, “in quanto il confronto era partito in salita con la pretesa, da parte datoriale, di allungare l’orario di lavoro settimanale e di peggiorare la distribuzione dello stesso, con gravi ricadute sulla vita personale di 2000 famiglie. Questo tentativo è stato respinto al mittente grazie ad una grande manifestazione di partecipazione, unità e compattezza da parte di lavoratrici e lavoratori e delle organizzazioni sindacali che non hanno mai arretrato”.
“Sono importanti anche l’impegno a ripartire subito con il confronto per il rinnovo del prossimo CCNL e l’introduzione, per la prima volta, dell’indennità di vacanza contrattuale, ma non bisogna dimenticare che un’altra importante partita è aperta e riguarda la chiusura di diverse sedi periferiche con conseguenti impatti sulla vita di chi ci lavora, tema sul quale come Fp Cgil intendiamo riaprire subito il confronto per individuare soluzioni adeguate”, hanno concluso i dirigenti sindacali.
“Non abbiamo firmato la preintesa di un contratto definanziato di ben 560 euro medi mensili procapite e ora la legge di bilancio congela fino al prossimo contratto le risorse già finanziate a regime dal 2026 per l’aumento dell’indennità di specificità”: è quanto denuncia Andrea Filippi, Segretario Nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, in riferimento alla bozza della legge di bilancio che verrà votata dalle Camere nelle prossime ore.
“Parliamo di circa 270 euro lordi in più che avrebbero potuto compensare almeno il 50% di quanto il contratto ci ha sottratto. Ma la cosa che non possiamo proprio accettare è che il finanziamento previsto per i Dirigenti Sanitari è 6 volte inferiore a quello degli altri professionisti dell’Area, solo 40 euro lordi invece di 270, una sperequazione vergognosa che mina l’unità e la compattezza dei servizi”.
“Lo avevamo detto che era un errore firmare la preintesa di un contratto già povero a scatola chiusa, senza prima contrattare le risorse aggiuntive della legge di bilancio, lasciando mano libera al governo che con questa manovra congela le risorse e mortifica 17 mila Psicologi, Biologi, Chimici, Farmacisti, Fisici e Dirigenti delle Professioni Sanitarie, trattandoli come professonisti di serie C. Con il contratto avremmo dovuto sanare le sperequazioni già esistenti tra le diverse indennità che invece ora vengono addirittura aumentate. Lavoratrici e lavoratori devono sapere che sono questi i motivi per cui non abbiamo firmato e per i quali continueremo la vertenza fino a sanare queste gravi disuguaglianze”, conclude Filippi.
“Prosegue lo stato di agitazione dei lavoratori e delle lavoratrici cui si applica il CCNL Fabbricerie, il contratto degli enti che custodiscono, preservano e valorizzano i monumenti più iconici dell’arte e dell’architettura italiane”: lo si legge in una nota diramata da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.
Come deliberato dall’assemblea nazionale, tra il 3 e l’11 dicembre si sono svolti volantinaggi e presìdi presso il Duomo di Orvieto, il Duomo di Siena, Santa Croce e Santa Maria del Fiore a Firenze, la Basilica di San Marco a Venezia e la Piazza dei Miracoli a Pisa. Nonostante i tentativi delle controparti di dividere il fronte sindacale con proposte di accordi locali – tentativi prontamente respinti al mittente dal personale – le manifestazioni si sono rivelate un grande successo di partecipazione e compattezza. I lavoratori e le lavoratrici chiedono all’Associazione Fabbricerie Italiane (AFI) la riapertura immediata del tavolo di trattativa, accompagnata da una proposta economica adeguata, capace di ristorare la grave perdita di potere di acquisto subìta dai salari. È inaccettabile che, a fronte di introiti cresciuti esponenzialmente grazie al boom del turismo, i salari di chi rende possibile tutto questo siano rimasti al palo”.
”Uno dei risultati più significativi delle manifestazioni è stato il rompere il muro dell’anonimato. I presìdi hanno permesso di rimettere al centro le persone, dando finalmente un volto e una voce a chi opera quotidianamente all’ombra di questi capolavori. Cittadini e turisti non si sono limitati a esprimere solidarietà, ma hanno riconosciuto il valore essenziale di queste professionalità, invitando i lavoratori a pretendere con forza l’attenzione delle autorità pubbliche, laiche e religiose, su questa situazione intollerabile. La mobilitazione proseguirà, pertanto, fino a quando l’AFI non riaprirà il tavolo, fornendo risposte concrete alle legittime richieste dei suoi lavoratori e delle sue lavoratrici”, concludono i sindacati.
“I Vigili del Fuoco aderiscono allo sciopero generale di domani, venerdì 12 dicembre, proclamato dalla CGIL a seguito del perdurante silenzio del governo sulle questioni fondamentali poste dal sindacato sulla legge di Bilancio 2026 e della chiusura da parte dell’amministrazione alle richieste presentate sul riordino del Corpo”.
Lo annuncia il Coordinatore nazionale della FP CGIL VVF, Mauro Giulianella, che evidenzia “l’assenza di impegni concreti su aumento delle dotazioni organiche, retribuzioni del personale e tutele previdenziali indispensabili per un Corpo che opera quotidianamente in condizioni di rischio elevato”.
“Nonostante le richieste avanzate in tutte le sedi istituzionali, appena martedì scorso l’ultimo incontro presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, non emerge purtroppo alcuna risposta. Il governo, invece, non mette risorse per la previdenza dedicata, nulla su previdenza complementare e introduce con l’art. 42 del disegno di legge di bilancio un aumento di sei mesi dell’età pensionabile, una misura ingiustificata e non rispettosa delle caratteristiche operative di un Corpo impegnato nel soccorso tecnico urgente”.
Il Coordinatore nazionale denuncia, inoltre, “un tentativo subdolo di militarizzare l’assetto organizzativo dei Vigili del Fuoco, con la riforma del Corpo proposta che prevede un rafforzamento della gerarchia e dell’area dirigenziale insieme all’introduzione di compiti di pubblica sicurezza cancellando progressi storici frutto di decenni di impegno e di riforme orientate alla valorizzazione del ruolo civile del Corpo. Continua, inoltre, a mancare l’estensione delle tutele INAIL, circostanza inaccettabile anche a fronte dei rischi derivanti dai PFAS contenuti negli indumenti in dotazione e dalle particelle tossiche assorbite dall’organismo. Il personale, come dichiarato dallo IARC che ha aggiunto al gruppo 1 (cancerogena per l’uomo) l’esposizione professionale dei Vigili del Fuoco, avrebbe il diritto di vedere la sua attività riconosciuta ad alto rischio cancerogeno anche attraverso una indennità economica specifica”.
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