”Siamo scesi in piazza, a Roma, per protestare contro ‘l’emendamento della vergogna’: la norma al Decreto Lavoro che penalizza gravemente lavoratrici, lavoratori e professionisti del sociosanitario accreditato che vengono esclusi dalla misura che prevede un adeguamento automatico delle retribuzioni a titolo di anticipazione sul futuro rinnovo. Un emendamento che, se approvato, certificherà che in Italia ci sono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Una vergogna che favorisce pochissimi e danneggia tantissimi”.

Lo hanno dichiarato i segretari generali di FP CGIL, CISL FP e UIL FP, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi a margine del presìdio.
“Una disparità di trattamento indecorosa nei confronti di chi opera nel socio-sanitario e garantisce ogni giorno servizi essenziali di assistenza e presa in carico delle persone fragili per conto e a carico del Servizio sanitario nazionale e più complessivamente del sistema pubblico”.
“Il personale della sanità privata attende il rinnovo da 8 anni, quello delle RSA da 14 anni: a questa condizione già insostenibile si somma oggi un intervento normativo che va nella direzione opposta a quella necessaria. Un vero e proprio accanimento contro lavoratrici e lavoratori che respingiamo con forza che contrasteremo con la massima determinazione. Sui diritti bisogna andare avanti, non tornare indietro!”, hanno concluso.
“I numeri forniti dalla fondazione Agnelli sullo stato di avanzamento della spesa Pnrr per gli asili nido in Italia (45,6% di fondi Pnrr spesi) destano, allo stesso tempo, amarezza e rabbia. Amarezza perchè il nostro Paese avrebbe potuto fare grandi passi avanti su una priorità strategica per bambine, bambini e famiglie, e rabbia perchè noi di Fp Cgil da tempo denunciamo lentezze, miopie politiche e rivendichiamo la assoluta necessità di fare presto e bene per allineare l’Italia ai migliori standard europei. Rilanciamo quindi con forza la nostra proposta di riconoscere il nido come un diritto fondamentale e non più un servizio a domanda individuale a carico delle famiglie. Serve subito una svolta”.
Lo dice in una nota la segretaria nazionale Fp Cgil Tatiana Cazzaniga.
“Se vogliamo dare un futuro alla nostra società dobbiamo partire subito con un investimento forte. Per troppo tempo la prospettiva dei governi non ha guardato all’investimento su bambine e bambini. Per fare questo servono sì strutture, ma soprattutto personale: in Italia abbiamo una carenza di circa 29mila educatrici ed educatori. E’ qui che bisogna investire aumentando l’attrattività della professione e costruendo un percorso di maggiore sostegno alle famiglie, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”, conclude.
Domani, mercoledì 24 giugno, a Roma, a partire dalle ore 11.00, le delegazioni di FP CGIL, CISL FP e UIL FP saranno in Piazza Vidoni, per protestare contro quello che i sindacati della Funzione Pubblica hanno definito “l’emendamento della vergogna”: si tratta della norma al Decreto Lavoro che penalizza lavoratrici, lavoratori e professionisti del sociosanitario accreditato, escludendoli dalla misura che prevede un adeguamento automatico delle retribuzioni, a titolo di anticipazione sul futuro rinnovo.
“È una scelta inaccettabile e profondamente sbagliata – dichiarano i segretari generali di FP CGIL, CISL FP e UIL FP, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi – perché introduce una disparità di trattamento proprio nei confronti di chi opera nel socio-sanitario, garantendo ogni giorno servizi essenziali di assistenza e presa in carico delle persone fragili per conto e a carico del Servizio sanitario nazionale e più complessivamente del sistema pubblico”.
Per le organizzazioni sindacali, “si tratta di un vero e proprio regalino alle controparti datoriali, nel momento peggiore possibile. In particolare, ai mancati rinnovi contrattuali, attesi da anni da oltre 300mila lavoratrici, lavoratori, si aggiunge ora la decisione improvvida assunta con i contenuti del Decreto Lavoro: invece di sostenere la ripresa del negoziato e rafforzare le tutele, si sceglie di indebolire ulteriormente le leve negoziali a disposizione dei sindacati, intervenendo di fatto in favore delle controparti ARIS ed AIOP. E tutto questo mentre si discute di aggiornamento dei DRG e mentre le associazioni datoriali non stanno concretamente avviando le trattative, nonostante i tentativi di mediazione della Conferenza delle Regioni e del Ministero della Salute”.
FP CGIL, CISL FP e UIL FP ricordano che il personale della sanità privata attende il rinnovo da 8 anni, mentre quello delle RSA da 14 anni: “parliamo di persone che non hanno mai smesso di garantire assistenza, continuità dei servizi e qualità delle prestazioni, con un differenziale economico con il settore pubblico sempre più ampio in ragione della stagione contrattuale che prosegue regolarmente per i dipendenti del SSN. A questa condizione già insostenibile si somma oggi un intervento normativo che va nella direzione opposta a quella necessaria. Dare questo segnale proprio ora scava un solco ancora più profondo tra lavoratrici e lavoratori, istituzioni e parti datoriali, invece di creare le condizioni per arrivare finalmente ai rinnovi. È un messaggio gravissimo, soprattutto mentre il tavolo è bloccato e ARIS e AIOP continuano a non aprire realmente le trattative. Ma è un segnale negativo anche per tutti gli altri tavoli negoziali del settore sociosanitario, settore per il quale chiediamo un’attenzione specifica proprio per la funzione che ha assunto nei confronti di centinaia di migliaia di cittadine e di cittadini.”
Da qui la decisione di scendere in piazza: “Il 24 giugno, dalle ore 11, insieme ai rappresentanti delle confederazioni CGIL, CISL e UIL, saremo in Piazza Vidoni mentre il Decreto lavoro verrà discusso al Senato della Repubblica per chiedere il ritiro di una norma ingiusta e per rivendicare il rinnovo immediato dei contratti della sanità privata e delle RSA. Basta rinvii, basta alibi, basta scelte improvvide che aggravano una vertenza già aperta da troppo tempo. Basta scaricare sui lavoratori e sulle lavoratrici il costo dell’inerzia datoriale. La dignità del lavoro di cura non si deroga”, concludono Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.

“La Fp Cgil Vvf proclama lo stato di agitazione nazionale del personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco a causa del perdurare della mancata osservanza delle corrette relazioni sindacali da parte del Dipartimento dei Vigili del Fuoco in relazione a problematiche che concernono sia le condizioni del personale sia l’operato dell’intero Corpo Nazionale, ancora oggi prive di soluzioni adeguate”.

Lo si legge in una nota di Fp Cgil Vigili del fuoco sottoscritta dal coordinatore nazionale Fp Cgil Vvf Mauro Giulianella e dalla segretaria nazionale Fp Cgil Giordana Pallone.

“Tante sono le questioni rappresentate tra cui il ruolo tecnico-professionale, la mobilità del personale ispettore informatico, il settore delle specialità, la formazione e l’organizzazione dei corsi per il personale aeronavigante, nautico e SMZT, i direttivi speciali operativi, il riordino delle carriere, il lavoro agile, il servizio mensa, la pianificazione dei concorsi e dei corsi di formazione, lo scorrimento delle graduatorie e il trattamento economico del personale. Particolare rilevanza – prosegue la nota – assume la questione relativa alla retribuzione spettante durante i periodi di ferie; a ciò si aggiungono le ripetute segnalazioni della Fp Cgil Vvf sulla cronica carenza di personale che interessa il Corpo Nazionale e sulle conseguenti ricadute sull’efficienza del soccorso, sull’organizzazione del lavoro, sui carichi operativi, sulla fruizione degli istituti contrattuali e sulla sicurezza degli operatori. La situazione è ulteriormente aggravata dalle crescenti difficoltà nel garantire la piena operatività del dispositivo di soccorso a causa delle carenze di organico che coinvolgono personale operativo, amministrativo, tecnico-professionale e specialista. Ciò comporta, in numerosi territori, una riduzione della capacità di risposta ai cittadini, il ricorso a soluzioni emergenziali, la compressione dei diritti del personale e difficoltà nella programmazione delle attività operative, formative e di specializzazione”.

“La Fp Cgil Vvf ha inoltre più volte denunciato il rischio di depotenziamento di sedi operative, presidi specialistici e servizi essenziali, sollecitando una pianificazione straordinaria delle assunzioni, l’accelerazione delle procedure concorsuali, lo scorrimento delle graduatorie e una più efficace gestione delle assegnazioni del personale. L’assenza di risposte alle lavoratrici e ai lavoratori su problematiche che incidono direttamente sulle condizioni di lavoro, sui percorsi professionali e formativi, sull’organizzazione dei servizi, sull’efficienza del soccorso pubblico, sulla sicurezza degli operatori, sulla tutela dei diritti economici del personale e sul futuro assetto di settori strategici del Corpo Nazionale risulta, dunque, particolarmente grave: per questi motivi la Fp Cgil Vvf dichiara formalmente lo stato di agitazione nazionale del personale e diffida l’Amministrazione dal perseverare nell’attuale atteggiamento di chiusura e mancata interlocuzione, riservandosi ogni ulteriore iniziativa sindacale prevista dalla normativa vigente”, conclude Fp Cgil Vvf.

OGGI LA CULTURA SI È FERMATA.
Soddisfazione dei sindacati FP CGIL e NIdiL CGIL per il primo sciopero nazionale del settore
FP CGIL e NIdiL CGIL: “Oggi, per la prima volta, le lavoratrici e i lavoratori del settore culturale, uniti, si sono fermati in tutto il territorio nazionale contro tagli, precarietà e bassi salari.” Così FP e NIdiL CGIL in una nota.
Tante le città italiane che hanno ospitato presidi e assemblee: da Roma a Milano, da Napoli a Torino, da Venezia a Bari, da Genova a Cagliari. A Firenze, chiuso l’Archivio di Stato e gli uffici amministrativi degli Uffizi; a Venezia chiusi alcuni padiglioni della Biennale; a Milano la Biblioteca Nazionale Braidense nel pomeriggio riduce i servizi, chiusi la sala pubblica di lettura e il servizio accoglienza; a Roma chiusi il Museo dei Fori Imperiali, call center turistico e punti informativi, musei a postazioni ridotte; a Brescia saltate le aperture dei cinema; a Ravenna chiusi i presidi culturali del Battistero degli Ariani, Mausoleo di Teodorico, Ravennantica e Museo Nazionale. L’elenco è in costante aggiornamento.
Lo sciopero dell’intera giornata, proclamato da FP CGIL e NIdiL CGIL con la partecipazione dell’associazione Mi Riconosci?, ha coinvolto lavoratrici e lavoratori con ogni tipologia contrattuale — dipendenti pubblici, somministrate/i, collaboratrici e collaboratori, partite IVA — superando per la prima volta quella frammentazione contrattuale che ha a lungo reso impossibile un’azione collettiva nel comparto.
Alla base della mobilitazione una piattaforma in cinque punti: il riconoscimento della dignità professionale ed economica del lavoro culturale; il superamento della precarietà strutturale attraverso la reinternalizzazione dei servizi esternalizzati e la stabilizzazione; un piano straordinario di assunzioni nel Ministero della Cultura e nelle istituzioni pubbliche; la piena applicazione delle norme di salute e sicurezza anche per chi lavora con contratti atipici o discontinui; l’istituzione di un reddito di discontinuità per tutte le professioni culturali caratterizzate da intermittenza strutturale.
Sullo sfondo, la denuncia politica più netta: i ripetuti tagli al finanziamento pubblico della cultura, aggravati dalla scelta del governo di destinare risorse crescenti alla spesa militare, hanno prodotto ripercussioni dirette sull’occupazione dell’intera filiera, mettendo a rischio festival, rassegne e istituzioni su tutto il territorio nazionale. “Noi scegliamo la cultura, il lavoro, la pace”, hanno ribadito le organizzazioni sindacali.
“Il settore della cultura in Italia è da troppo tempo sottofinanziato, non riconosciuto nella sua specificità professionale, con un ricorso continuo alla precarietà. Un settore frammentato, invisibile e spesso ricattabile. Questa mobilitazione serve a rompere quel silenzio: serve a dire che un Paese che non rispetta chi produce cultura non merita di chiamarsi civile”, afferma Roberta Turi, segretaria nazionale NIdiL CGIL.
“Questo sciopero è un primo passo, non un punto d’arrivo. Le lavoratrici e i lavoratori dei settori culturali hanno scioperato e si sono mobilitati per chiedere al Governo un’altra politica culturale per il Paese, dopo anni di tagli. Servono maggiori risorse e investimenti per valorizzare le tante professionalità che ogni giorno sono impegnate a custodire, valorizzare, restaurare, rendere accessibile e produrre il patrimonio culturale. Chiediamo risorse e assunzioni di personale per il Ministero della Cultura, tutte le istituzioni pubbliche e i servizi culturali impegnati a svolgere una funzione essenziale che garantiscono con aperture continuative e che non è più sostenibile ricevano stanziamenti come fossero attività accessorie. Chiediamo investimenti pubblici per contrastare il continuo ricorso alle esternalizzazioni e agli appalti, con applicazione di contratti impropri, crescita della precarietà che in alcuni ambiti diviene strutturale, e la generalizzata diminuzione dei salari, dei diritti e delle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori della cultura”, osserva Giordana Pallone, segretaria nazionale Fp Cgil.
“Oggi è solo l’inizio di un percorso di mobilitazione. Il mondo del lavoro culturale — dipendenti pubblici, somministrate/i, collaboratrici e collaboratori, lavoratrici e lavoratori autonomi — ha dimostrato di potersi unire al di là della frammentazione contrattuale che le controparti hanno finora usato come strumento di divisione. Nuove mobilitazioni seguiranno”, concludono i sindacati.
“Questa mattina siamo stati in piazza con le lavoratrici e i lavoratori della Presidenza del Consiglio per ribadire che il lavoro agile è una misura che garantisce maggiori condizioni di flessibilità organizzativa e una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro: non una gentile concessione della controparte datoriale, ma un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori che continueremo a chiedere sia considerato tale dall’amministrazione e recepito, come per tutti i comparti pubblici, nel CCNL”.
Lo si legge in una nota diffusa dalla Funzione pubblica della Cgil, che prosegue: “per questo continueremo a chiedere il ritiro di una direttiva che, emanata ignorando le richieste di lavoratrici e lavoratori, invece di riconoscere il lavoro a distanza come una modalità innovativa per svolgere la normale attività di lavoro, introduce irrigidimenti e restrizioni che non trovano spiegazione se non nella volontà di un ritorno al passato che non c’è più. Siamo certi che dopo l’importante mobilitazione di oggi l’amministrazione non potrà che ascoltare il proprio personale, fare un passo indietro e aprire un vero tavolo negoziale per innovare per davvero la PA. Noi ci siamo”.

COMUNICATO STAMPA

DOMANI 12 GIUGNO LA CULTURA SI FERMA

FP CGIL e NIdiL CGIL proclamano il primo sciopero nazionale del settore

“La Cultura italiana non esiste senza le persone che la producono ogni giorno. Eppure, le lavoratrici e i lavoratori dei settori della Cultura operano troppo spesso in condizioni inaccettabili dovute ai ripetuti tagli al finanziamento pubblico: carenze di organico strutturali che agevolano i processi di esternalizzazioni e precarietà, sottoremunerazione, contratti impropri o inesistenti, precarietà strutturale, assenza di tutele previdenziali e sociali per chi è precaria/o. È un paradosso che un Paese come l’Italia, che deve alla Cultura una parte essenziale della propria identità e del proprio valore nel mondo, tratti in questo modo chi quella ricchezza la costruisce e la preserva e la valorizza ogni giorno”. Così FP CGIL e NIdiL CGIL in una nota che proclama il primo sciopero nazionale del settore, presso il Ministero della Cultura e nel comparto Federculture per l’intera giornata del 12 giugno 2026.

Venerdì 12 giugno, quindi, lavoratrici e lavoratori culturali, con qualunque tipologia di rapporto di lavoro, si fermano uniti. Questa iniziativa non nasce dall’improvvisazione: è il frutto di un percorso costruito nell’arco di oltre un anno da associazioni e sindacati, che hanno condiviso rivendicazioni e lavorato insieme per dare vita alla prima mobilitazione nazionale del settore.

Alla base delle rivendicazioni il riconoscimento della dignità professionale ed economica del lavoro culturale, con contratti di filiera che restituiscano autorità alla contrattazione collettiva; il superamento strutturale della precarietà attraverso la reinternalizzazione dei servizi esternalizzati e la stabilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori precari con un piano straordinario di assunzioni nel Ministero della Cultura e nelle istituzioni pubbliche e valorizzazione del personale; l’istituzione di un reddito di discontinuità per tutte le professioni culturali caratterizzate da intermittenza strutturale, la piena applicazione delle norme di salute e sicurezza anche per chi lavora con contratti atipici o discontinui. A tutto ciò si aggiunge una denuncia politica netta: è inaccettabile che il governo scelga di tagliare i finanziamenti alla Cultura per alimentare la corsa al riarmo. “Noi scegliamo la Cultura, il Lavoro, la pace.” Commentano le categorie confederali.

Non tutti hanno gli stessi diritti, tutele e retribuzioni. Bisogna investire risorse nei settori culturali.

Il settore della Cultura in Italia è da troppo tempo sottofinanziato, non riconosciuto nella sua specificità professionale, con un ricorso continuo alla precarietà. Un settore che non valorizza lavoratrici e lavoratori, frammentato, invisibile e spesso ricattabile” dichiarano Giordana Pallone, Segretaria nazionale FP CGIL, e Roberta Turi, Segretaria nazionale NIdiL CGIL. “Questa mobilitazione serve a rompere quel silenzio. Serve a dire che un Paese che non rispetta chi produce cultura non merita di chiamarsi civile. Il 12 giugno chiediamo a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori del settore di alzare la testa insieme per chiedere investimenti pubblici in tutti i settori culturali per riconoscere il valore di chi la cultura la promuove, la custodisce, la crea”, concludono le sindacaliste.

Le piazze della mobilitazione nazionale:

NAPOLI: presidio a Piazza Plebiscito ore 10,00

FIRENZE: presidio Uffizi ore 9,30

PISA: presidio Piazza XX Settembre ore 10,00

MILANO: presidio Pinacoteca di Brera ore 10,00

BRESCIA: presidio territoriale Capitolium, piazza del Foro, ore 10.30

GENOVA: presidio Prefettura ore 10,00

BARI: presidio Cittadella della Cultura ore 10,00

VENEZIA: presidio Gallerie dell’Accademia ore 16,00

TORINO: presidio Piazza Garignano ore 10,00

PADOVA: conferenza stampa Biblioteca Universitaria ore 10,00

RAVENNA: presidio Piazza del Popolo ore 10,00

ROMA: presidio Piazza del Planetario di Roma (Museo Nazionale Romano) ore 10,00

ROMA: presidio Largo Argentina ore 17,00

CAGLIARI: sede e orario da definire

L’AQUILA: presidio davanti alla prefettura in orario mattutino

MANTOVA: volantinaggio piazza Sordello ore 10

FP CGIL, CISL FP e UIL FP hanno inviato oggi una richiesta formale di incontro urgente al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, e al Presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, sulla vertenza per il rinnovo dei contratti della Sanità privata e delle RSA, che riguarda migliaia di lavoratrici, lavoratori e professionisti impegnati ogni giorno nell’assistenza, nella cura e nella continuità dei servizi ai cittadini.
Le organizzazioni sindacali giudicano “non più sostenibile l’atteggiamento assunto dalle associazioni datoriali Aiop e Aris. Dopo anni di attesa, non è accettabile che il rinnovo contrattuale venga ancora subordinato alla richiesta di ulteriori risorse pubbliche o alla revisione dei meccanismi tariffari. La Sanità privata e le RSA rappresentano una parte rilevante del sistema di cura del Paese. Non è pensabile che qualità dell’assistenza, dignità professionale e diritti contrattuali continuino a essere trattati come variabili dipendenti dagli equilibri economici delle imprese”.
Una situazione resa ancora più grave dal quadro complessivo che si sta determinando nel settore sanitario: “A breve potrebbe arrivare la sottoscrizione del contratto 2025-2027 della sanità pubblica, un passaggio importante e atteso che rischia però di allargare ulteriormente la forbice tra lavoratrici e lavoratori del pubblico e del privato accreditato. Parliamo di personale che, pur dipendendo da soggetti privati, opera in strutture accreditate e garantisce ogni giorno prestazioni rese per conto del Servizio sanitario nazionale, assicurando quindi un servizio pubblico essenziale alle cittadine e ai cittadini”.
Dall’ultimo confronto svoltosi presso il Ministero della Salute non sono emersi avanzamenti concreti: “Per questa ragione – spiegano – le federazioni hanno chiesto un incontro urgente, finalizzato a individuare soluzioni che consentano di superare una vertenza ormai annosa e di garantire il regolare rinnovo dei contratti collettivi del settore”.
Per FP CGIL, CISL FP e UIL FP “il Governo ha svolto in questi mesi una azione di mediazione, che riconosciamo. Tuttavia, sul piano concreto, alcune scelte stanno andando nella direzione opposta rispetto alla necessità di ricomporre la vertenza. Il riferimento è anche all’emendamento al Decreto Lavoro che, invece di estendere tutele minime anche a chi opera nel sociosanitario e nelle strutture accreditate, introduce una deroga che rischia di penalizzare proprio lavoratrici e lavoratori già segnati da salari bassi, carichi elevati e rinnovi contrattuali troppo spesso rinviati. Così si scava un solco ancora più profondo tra lavoratori, istituzioni e parti datoriali, anziché creare le condizioni per una soluzione equa e dignitosa”.
“È necessario riaffermare con chiarezza un principio: nessun modello sanitario può reggersi sulla compressione del valore del lavoro. La qualità dell’assistenza, la dignità professionale e la tenuta dei servizi passano anche dal rispetto dei contratti e dal loro rinnovo nei tempi dovuti. Non può esistere un sistema in cui chi garantisce prestazioni pubbliche attraverso strutture accreditate viene trattato come personale di serie B, con diritti e retribuzioni sempre più distanti da quelli del personale pubblico”.
“In assenza di risposte e del superamento del silenzio da parte di tutti i soggetti coinvolti, FP CGIL, CISL FP e UIL FP valuteranno ulteriori iniziative di mobilitazione, dando continuità al percorso già avviato con lo sciopero nazionale del 17 aprile scorso”, concludono.
“L’emendamento di maggioranza al Decreto Lavoro rappresenta un nuovo e gravissimo arretramento per le lavoratrici e i lavoratori del settore sociosanitario e delle strutture accreditate che operano per conto e a carico del Servizio sanitario nazionale. Il testo prevede, al comma 2, che in caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi entro nove mesi dalla loro naturale scadenza, le retribuzioni siano automaticamente adeguate, a titolo di anticipazione, in misura pari al 50% della variazione dell’indicatore IPCA-NEI. Si tratta di un meccanismo minimo di tutela economica, pensato per evitare che il ritardo nei rinnovi contrattuali ricada interamente sulle lavoratrici e sui lavoratori. Ma il comma 3 introduce una deroga pesantissima proprio per alcuni settori, tra cui quelli in cui operano i soggetti erogatori di prestazioni sanitarie e sociosanitarie per conto e a carico del SSN. Per queste lavoratrici e questi lavoratori l’adeguamento non scatterebbe automaticamente, ma verrebbe rimesso alla contrattazione collettiva, sulla base di indicatori economici settoriali, con il solo limite massimo della percentuale prevista dal comma 2. È una scelta inaccettabile”.

Lo si legge in una nota diffusa da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp.

“Ancora una volta, chi lavora nelle strutture sociosanitarie accreditate viene trattato come una categoria di serie B. Parliamo di lavoratrici e lavoratori che garantiscono ogni giorno servizi essenziali, assistenza, cura e continuità delle prestazioni a persone fragili, anziane, non autosufficienti, spesso in condizioni di lavoro già segnate da bassi salari, carichi pesanti e contratti rinnovati con ritardi insostenibili. Con questa norma, mentre per la generalità dei lavoratori si introduce un meccanismo automatico di parziale tutela in caso di mancato rinnovo contrattuale, per il sociosanitario accreditato si sceglie di non garantire nemmeno quella soglia minima. Il messaggio è chiarissimo: il diritto alla tutela economica può valere per tutti, tranne che per chi lavora in un settore già fragile, sottopagato e troppo spesso lasciato ai margini delle politiche pubbliche. Il rinvio alla contrattazione, in questo caso, non è una garanzia: è un regalo esplicito alle controparti datoriali e a quei soggetti sindacali disponibili a firmare contratti al ribasso. Gli stessi – proseguono i sindacati – che in questi anni hanno accettato condizioni economiche insufficienti non avranno difficoltà a concedere ulteriori sconti, scaricando ancora una volta il peso del mancato rinnovo sulle buste paga di lavoratrici e lavoratori. Non si può continuare a finanziare il sistema sociosanitario accreditato comprimendo il costo del lavoro. Non si può chiedere qualità dell’assistenza, continuità dei servizi e presa in carico delle persone fragili, mentre si negano tutele salariali minime a chi quei servizi li rende possibili. Chiediamo il ritiro immediato di questa previsione e l’estensione piena e automatica del meccanismo di adeguamento economico anche alle lavoratrici e ai lavoratori delle strutture sanitarie e sociosanitarie accreditate. Il lavoro di cura non può essere il luogo in cui si sperimentano deroghe peggiorative. Chi lavora per garantire il diritto alla salute deve avere gli stessi diritti, le stesse tutele e lo stesso riconoscimento economico di tutte le altre lavoratrici e lavoratori”, conclude la nota.
Introdotto meccanismo di verifica per prevenire aumenti inflattivi non previsti a tutela dei salari, e dopo trent’anni inserito diritto alle ferie uguale per neoassunti e colleghi con maggiore anzianità
“Abbiamo sottoscritto l’ipotesi di Contratto collettivo nazionale per il personale del comparto delle Funzioni Centrali per il triennio 2025-2027: finalmente si torna a tutelare i salari di lavoratrici e lavoratori con un aumento delle retribuzioni superiore all’inflazione oggi prevista per il triennio di riferimento e, per la prima volta, con l’introduzione di un meccanismo di verifica successivo a salvaguardia del potere di acquisto”.
Lo annuncia il Segretario generale Fp Cgil Federico Bozzanca.
“Tra i punti principali della preintesa: un incremento a regime mensile da 126 a 221 euro, la verifica del possibile scostamento tra incrementi contrattuali e inflazione che si andrà a registrare per individuare ulteriori risorse a tutela dei salari. E ancora: dopo trent’anni di disparità finalmente è stato inserito il diritto alle ferie uguale per tutti attraverso l’equiparazione del numero di giornate di ferie annue per il personale neoassunto a quelle dei colleghi con maggiore anzianità, nonché il pagamento delle indennità di turno durante i periodi di ferie. Inserito anche il recepimento della direttiva comunitaria sulla trasparenza salariale, il miglioramento della disciplina degli istituti di conciliazione (congedi, flessibilità oraria e ferie solidali), lo sblocco del tetto al buono pasto (un primo passo per aumentarne l’importo), e l’incremento dei trattamenti di trasferta, il rafforzamento delle relazioni sindacali con una migliore declinazione delle materie, la regolamentazione dell’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale per migliorare le modalità di lavoro ed evitarne l’uso improprio a scapito del personale e dei servizi. Attenzione, inoltre, alla condizione occupazionale delle persone con disabilità e monitoraggio dell’andamento degli sviluppi di carriera, contro ogni discriminazione. Attenzione altresì ai percorsi di formazione e alla loro pianificazione strategica, per la crescita professionale di tutte e tutti. Ora – conclude Bozzanca – la parola passa a lavoratrici e lavoratori per il giudizio definitivo”.

Vvf: Fp Cgil, “grave carenza organico, soccorso a rischio”

Roma, 8 giugno – “La gravissima e inaccettabile situazione emergenziale in cui versano i Vigili del Fuoco sta assumendo dimensioni senza precedenti e rappresenta un rischio concreto sia per il personale impegnato quotidianamente nelle attività di soccorso sia per le cittadine e i cittadini che confidano in un servizio pubblico essenziale. Dopo aver denunciato nelle scorse settimane la temporanea chiusura e l’inoperatività di numerosi Reparti Volo strategici per la sicurezza del territorio nazionale, continuano ad arrivare segnalazioni allarmanti da tutto il Paese riguardanti la riduzione o la sospensione delle attività di Distaccamenti territoriali, Nuclei Sommozzatori e Nuclei Nautici a causa della cronica carenza di personale operativo, specialista e qualificato”.
A denunciarlo sono il coordinatore nazionale Fp Cgil Vigili del Fuoco, Mauro Giulianella, e la segretaria nazionale Fp Cgil, Giordana Pallone.
“Da ultimo – spiegano – la Direzione regionale della Sardegna ha comunicato al Dipartimento che il Reparto Volo di Alghero sarà non operativo a causa dell’assenza di istruttori elisoccorritori impegnati nelle attività formative programmate, del corso Ispettori Aeronaviganti in svolgimento, della forte carenza di tecnici di bordo e dell’approssimarsi del periodo estivo, durante il quale il personale dovrà necessariamente usufruire delle ferie maturate. Una situazione che certifica ancora una volta l’insostenibilità dell’attuale modello organizzativo”.
“Le vertenze territoriali aperte dalla Fp Cgil si moltiplicano giorno dopo giorno. Toscana, Puglia, Sardegna, Lazio, Lombardia, Campania, Sicilia, Emilia Romagna e Piemonte sono state tra le prime regioni a dichiarare lo stato di agitazione del personale, ma il disagio è ormai diffuso sull’intero territorio nazionale. La carenza di organico interessa ogni settore del Corpo, ogni qualifica e ogni ruolo, compromettendo la piena operatività delle sedi di servizio e riducendo la capacità di risposta alle emergenze”.
“Non è più il tempo della comprensione o delle giustificazioni – proseguono Giulianella e Pallone – ma quello delle decisioni concrete. Il Governo deve ascoltare il grido d’allarme che proviene non solo dalle organizzazioni sindacali ma anche dagli stessi dirigenti del Corpo e intervenire con urgenza per scongiurare un ulteriore aggravio dei carichi di lavoro del personale operativo, garantire adeguati livelli di sicurezza agli operatori e assicurare la continuità del soccorso tecnico urgente su tutto il territorio nazionale”.
Secondo la Fp Cgil desta particolare preoccupazione il continuo ricorso a straordinari, richiami in servizio e rientri programmati per sopperire alle carenze strutturali.
“Una situazione che peggiora di giorno in giorno e che rischia di esplodere con l’arrivo dell’estate, delle alte temperature, degli incendi boschivi, degli eventi meteorologici estremi, dell’incremento della mobilità sulle arterie autostradali e dell’aumento delle presenze turistiche. In questo contesto il soccorso tecnico urgente sarà chiamato a uno sforzo ancora maggiore in ambito terrestre, acquatico e aereo, proprio mentre vengono meno uomini e risorse indispensabili per garantire l’efficienza del sistema”.
“La Fp Cgil Vigili del Fuoco non intende arretrare di un solo passo sulla vertenza assunzionale. Non si possono continuare a garantire servizi essenziali senza il personale necessario. Non è accettabile continuare a chiedere sacrifici ai lavoratori facendo leva sul loro senso del dovere e sulla loro impossibilità morale di sottrarsi al soccorso delle persone”.
“Quando lo straordinario e il rientro in servizio diventano strumenti ordinari per mantenere operativo il dispositivo di soccorso si supera il limite della sostenibilità. Un esempio? Un tempo le partenze delle Auto Pompa Serbatoio erano composte da sei unità operative; oggi, troppo spesso, si interviene con equipaggi ridotti, confidando nell’arrivo successivo di rinforzi. Una condizione che riteniamo inaccettabile e che espone lavoratori e cittadini a rischi crescenti”.
“Quando viene meno la presenza dei professionisti del soccorso sul territorio, a diminuire non è soltanto un presidio operativo, ma la capacità dello Stato di garantire tempi di risposta adeguati e un soccorso efficace alle comunità”.
“La Fp Cgil Vigili del Fuoco sarà pronta a intraprendere ogni utile iniziativa nei confronti del Dipartimento qualora dovessero verificarsi eventi lesivi per il personale riconducibili alle carenze di organico, all’eccessivo ricorso allo straordinario o ai richiami in servizio. Se necessario, tuteleremo le lavoratrici e i lavoratori in ogni sede”.
Lavoratrici e lavoratori della Pcm protestano contro le scelte unilaterali dell’amministrazione
​“Mentre al Forum Pa si discuterà di innovazione nella pubblica amministrazione, nelle strutture della Presidenza del Consiglio dei ministri si sta dando attuazione all’applicazione di una direttiva, emanata ignorando le richieste di lavoratrici e lavoratori, che invece di riconoscere il lavoro da remoto come modalità innovativa per svolgere la normale attività, introduce irrigidimenti e restrizioni che non trovano spiegazione se non nella volontà di un ritorno al passato che non c’è più”.
Lo si legge in una nota diffusa da Fp Cgil.
“Il personale della Presidenza, dopo che nelle settimane passate sono falliti i tentativi di conciliazione con l’amministrazione, continuerà a chiedere il ritiro della direttiva e l’apertura di un vero tavolo negoziale per innovare per davvero la Pubblica Amministrazione e favorire la conciliazione vita lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori, dando anche una risposta concreta alla crescita del costo del carburante. Per questo continueremo ad essere al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della Pcm e invitiamo tutte e tutti a partecipare alla mobilitazione di giovedì 11, con il presidio a piazza Capranica alle ore 10”, conclude la nota.
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