In questi giorni i Colleghi e le Colleghe, contribuenti della Fondazione ONAOSI, stanno ricevendo – o hanno già ricevuto – il materiale necessario per partecipare alle elezioni degli Organi di Governo dell’Ente.
Il voto dovrà pervenire entro le ore 20.00 del 30 giugno 2026, tramite posta, corriere o consegna diretta.
Come noto, la Fondazione ONAOSI è un Ente di grande valore sociale, la cui contribuzione – con finalità solidaristiche – è prevista per legge per medici, veterinari e farmacisti dipendenti pubblici attraverso una trattenuta in busta paga fiscalmente deducibile.
ONAOSI rappresenta un patrimonio importante per tutti i contribuenti perché promuove concretamente il diritto allo studio e sostiene i percorsi di crescita e formazione dei giovani. Lo fa sia attraverso il sistema dei Collegi universitari presenti in molte città italiane, sia mediante interventi economici a favore dei figli dei contribuenti che affrontano situazioni di particolare difficoltà personale o familiare.
Tutte le numerose attività e prestazioni erogate dalla Fondazione sono consultabili sul sito istituzionale https://www.onaosi.it/. Negli anni, la FP CGIL Medici e Dirigenti SSN contribuisce attraverso la presenza di propri rappresentanti negli Organi di Governo dell’Ente, con l’obiettivo di garantire ai contribuenti una rappresentanza competente, autorevole e attenta alle scelte strategiche necessarie a rafforzare e sviluppare i servizi offerti.
Oggi abbiamo nuovamente l’opportunità di confermare questa presenza e questa rappresentanza.
Con il rinnovo del Comitato di Indirizzo per il quadriennio 2026–2030, il voto alla lista “ONAOSI FUTURA 2.0” consentirà di proseguire il lavoro svolto finora e rafforzare il ruolo dei professionisti all’interno della Fondazione.
Anche per questa tornata elettorale, l’Intersindacale della Dirigenza Medica – composta da ANAAO ASSOMED, CIMO-FESMED, AAROI-EMAC, FASSID, FP CGIL Medici e Dirigenti SSN, FVM – Federazione Veterinari e Medici, UIL FPL Coordinamento Nazionale Aree Contrattuali Medica, Veterinaria e Sanitaria, CISL Medici – ha presentato una lista unitaria: “ONAOSI FUTURA 2.0”.
Tra i candidati della lista sono presenti due rappresentanti che hanno dato la propria disponibilità a proseguire il lavoro di rappresentanza della FP CGIL Medici e Dirigenti SSN all’interno di ONAOSI:
• Dr. Paolo Giovenali – Medico – Perugia
• Dott.ssa Crescenza Abbinante – Medica – Bari.
Mantenere una rappresentanza forte ed efficace all’interno della Fondazione sarà possibile soltanto attraverso una partecipazione ampia al voto. Per questo invitiamo tutte le iscritte e gli iscritti al nostro Sindacato– insieme agli iscritti delle altre Organizzazioni aderenti alla lista unitaria – a sostenere con convinzione ONAOSI FUTURA 2.0 entro il prossimo 30 giugno.
La forza della FP CGIL Medici e Dirigenti SSN nasce dalla capacità di essere uniti e partecipi nelle sfide che riguardano la professione e il nostro sistema di rappresentanza.
Grazie per il sostegno che vorrete accordare alla nostra lista.
FP CGIL Medici e Dirigenti SSN
Durante l’assemblea nazionale delle delegate e dei delegati della CGIL, Una e indivisibile, l’Italia riparte dal Mezzogiorno, sono intervenute due lavoratrici dei servizi pubblici: Alessia Cofano, AUPP del Tribunale di Bari, e Loredana Maresca, dirigente sanitario di Napoli.
Alessia e Loredana hanno ricordato la necessità di investire risorse per rafforzare i servizi pubblici che garantiscono alla popolazione i diritti fondamentali come quelli alla salute e alla giustizia.
Serve stabilizzare tutti i precari Pnrr e serve assumere personale!
Chiediamo un piano straordinario per l’occupazione nella PA e la valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori di tutti i servizi pubblici!

Video dell’Assemblea:
Fp Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs: «Un importante risultato contrattuale che rafforza il sistema di welfare del settore e amplia le tutele previdenziali per le lavoratrici e i lavoratori»
Roma, 20 maggio 2026 – Nasce Previfonder, il Fondo Nazionale di Previdenza Complementare dedicato alle oltre 60mila lavoratrici e ai lavoratori degli Istituti scolastici e socio-sanitari, assistenziali ed educativi, delle università pontificie e facoltà ecclesiastiche, dipendenti dall’Autorità ecclesiastica. A comunicarlo le organizzazioni sindacali di categoria Fp Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs che, insieme alle categorie della scuola e della conoscenza e alle rispettive confederazioni, hanno sottoscritto con Agidae, al termine di un lungo percorso negoziale, l’atto notarile e lo statuto del fondo, dando così attuazione ad una delle misure più significative introdotte con il rinnovo dei Ccnl di settore.
Con la nascita di Previfonder viene colmata una storica lacuna del settore, che fino ad oggi era privo di uno strumento di previdenza complementare di categoria, fondamentale per garantire una tutela previdenziale integrativa in un contesto caratterizzato dall’evoluzione demografica e dalle trasformazioni del sistema pensionistico pubblico.
Potranno aderire al Fondo tutti i lavoratori dipendenti ai quali si applica il Contratto nazionale di settore. L’adesione consente di beneficiare: del contributo obbligatorio del datore di lavoro, definito dalla contrattazione collettiva di riferimento al 2%; del versamento della propria quota di TFR maturando; di un contributo volontario individuale nella misura liberamente scelta dall’iscritto.
Le risorse accumulate saranno gestite secondo criteri di prudenza e trasparenza e destinate all’erogazione di prestazioni previdenziali integrative rispetto alla pensione pubblica, oltre alle ulteriori prestazioni previste dalla normativa vigente, tra cui anticipazioni, riscatti e Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA).
Previsti anche importanti vantaggi fiscali: i contributi versati al Fondo saranno deducibili dal reddito imponibile fino a 5.300 euro annui, mentre i rendimenti maturati beneficeranno di una tassazione agevolata pari al 20%, inferiore rispetto a quella ordinaria prevista per i redditi finanziari. Anche le prestazioni finali godranno di una fiscalità agevolata, con aliquote decrescenti in base agli anni di partecipazione.
«Con la costituzione di Previfonder rafforziamo il sistema di welfare contrattuale del settore e mettiamo finalmente a disposizione delle lavoratrici e dei lavoratori uno strumento di previdenza complementare atteso da tempo» dichiarano Fp Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. «Invitiamo tutte le lavoratrici e i lavoratori a valutare con attenzione l’opportunità di aderire al Fondo anche mediante una quota aggiuntiva a loro carico, al fine di integrare la pensione pubblica e costruire maggiori garanzie per il futuro. Nei prossimi mesi promuoveremo momenti informativi e assemblee nei luoghi di lavoro per illustrare il funzionamento del Fondo e accompagnare lavoratrici e lavoratori in un processo di conoscenza consapevole».
Dal 1° luglio 2026 saranno adeguati gli importi attualmente riconosciuti in busta paga delle indennità di vacanza contrattuale (IVC).
L’IVC, che anticipa gli effetti del contratto 2025-2027, viene corrisposta in misura pari all’1% degli stipendi tabellari dal 1° luglio 2025, secondo quanto definito dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dalla legge di bilancio 2025.
Se hai dubbi sulla tua busta paga o vuoi chiarimenti puoi rivolgerti al tuo delegato o alla sede FP CGIL più vicina.
“Proclami, tanti. Interventi, zero. Ancora una volta la maggioranza preferisce la propaganda alla concretezza. Niente assunzioni, nessun investimento, nessuna nuova tutela, nessuna vera riforma per la Polizia locale. Abbiamo sostenuto numerosi emendamenti, ma c’è stata solo chiusura. Come Fp Cgil continueremo in ogni sede a difendere la dignità di lavoratrici e lavoratori della Polizia locale, sollecitando l’approvazione di una riforma vera, in linea con le esigenze di una Polizia locale moderna”.
Così la Segretaria nazionale Fp Cgil Tatiana Cazzaniga commenta l’approvazione alla Camera, in prima lettura, della delega al governo per il riordino delle funzioni e dell’ordinamento della Polizia locale. “L’occasione di un riordino è troppo importante per mortificarla con una scatola vuota. Servono subito risorse, investimenti, tecnologie, innovazione. Senza tutto ciò è impossibile fare un passo avanti degno di questo nome. I nodi di certo non si affrontano con le chiacchiere e i rinvii. Aumentare le responsabilità senza aggiungere risorse dimostra che l’intenzione della maggioranza è solo quella di recitare uno slogan, piantare una bandierina. Le esigenze di lavoratrici e lavoratori non sono evidentemente la priorità ed anzi, nulla si fa per evitare il depauperamento di un comparto strategico per le nostre comunità”, ha concluso.
I dati sulle scoperture evidenziati dal sindacato in un’iniziativa pubblica a Firenze: in Toscana in Corte di Appello manca il 78% dei Cancellieri esperti, alla Procura della Repubblica su 157 dipendenti previsti ce ne sono solo 105.
Il Tribunale di Venezia è privo del 50% del personale, al Tribunale di Milano mancano 207 dipendenti sui 593 previsti dall’organico. A Napoli, distretto di Corte d’Appello negli uffici requirenti, -33,7% di cancellieri esperti e -21,1% di assistenti giudiziari.
“Nel nostro Paese i dati sull’organico del Dipartimento per l’Organizzazione Giudiziaria disegnano un quadro drammatico: la carenza media di personale è pari a oltre il 30% a livello nazionale, con sedi in cui arriva a riscontrare il – 50%, e con lacune per alcune figure professionali chiave di migliaia di dipendenti. Ad esempio, mancano 2.688 Cancellieri esperti, pari al 45%, e 3.485 Assistenti giudiziari, pari al 31%. Carenze che toccano punte di oltre l’80% per altre figure come i funzionari contabili (85%) e gli assistenti tecnici (98%)”.
Sono alcuni dei dati evidenziati dalla Funzione Pubblica Cgil in occasione di un’iniziativa pubblica dal titolo “Un’altra idea di giustizia” svoltasi a Firenze.
“C’è poi l’assoluta priorità del nuovo modello organizzativo dell’Ufficio per il Processo che ha portato all’assunzione, a termine, di migliaia di lavoratrici e lavoratori, funzionari addetti alla diretta collaborazione con i magistrati. Un modello – evidenzia Fp Cgil – che oggi il Governo vuole far scomparire invece di renderlo strutturale con l’introduzione dei profili professionali, lasciando senza lavoro, dal 30 giugno 2026, 1.500 di quelle migliaia di lavoratrici e lavoratori e disperdendo così tutte le professionalità che hanno contribuito in modo determinante a migliorare l’efficienza dei procedimenti e a consentire il taglio dei tempi dei processi”.
Relativamente alle scoperture di personale, Fp Cgil ha sottolineato i dati di alcuni distretti: “in Toscana in Corte di Appello manca il 78% dei Cancellieri esperti mentre al Tribunale per i Minorenni questa figura professionale non è proprio presente. Alla Procura della Repubblica su 157 dipendenti previsti ce ne sono solo 105. Una carenza complessiva di organico che varia dal -27% al -35%. In Emilia-Romagna la Procura Generale ha 25 dipendenti sui 42 previsti dall’organico, il Tribunale per i Minorenni ha una scopertura del 50%. In Liguria, al Tribunale di Genova ci sono scoperture pari al 44% e in Corte di Appello manca il 50,8% del personale. In Lombardia, al Tribunale di Milano mancano 207 dipendenti sui 593 previsti dall’organico, a Brescia il Tribunale per i Minorenni ha una scopertura del 50%. In Veneto, il Tribunale di Venezia è privo del 50% del personale e negli uffici del Giudice di Pace di Belluno manca l’80%. A Napoli, distretto di Corte d’Appello negli uffici requirenti, -33,7% di cancellieri esperti e -21,1% di assistenti giudiziari.
“Le difficoltà del Dipartimento per l’Organizzazione Giudiziaria sono analoghe a quelle degli Archivi Notarili (con carenze intorno oltre il 35% dell’organico, con punte di 80% in alcune realtà) e degli uffici del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità (DGMC) e del Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria (DAP)”, evidenzia ancora il sindacato “che hanno bisogno di maggior personale per poter assolvere la loro missione costituzionale”.
Le richieste di Fp Cgil, che “da decenni denuncia la grave situazione in cui versa il Ministero della Giustizia a causa della carenza di personale e della pluriennale assenza di investimenti”, sono chiare: “stabilizzare tutti i precari Pnrr senza ulteriori prove concorsuali, strutturare a regime l’Ufficio del Processo e prevedere il profilo professionale di ruolo, assumere personale e aumentare le dotazioni organiche di tutti i dipartimenti, valorizzare il personale in servizio, investire nelle infrastrutture informatiche e nell’edilizia delle sedi giudiziarie. È questa la vera riforma della giustizia che serve”.
All’iniziativa hanno partecipato Mirella Dato, Segretaria Funzioni Centrali Fp Cgil Toscana, Barbara Fabbrini, Giudice del Tribunale di Firenze già Capo Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, lavoratrici e lavoratori del Ministero della Giustizia, Giordana Pallone, Segretaria nazionale Fp Cgil.
Si terrà domani 14 maggio, dalle ore 12 alle 14, a Firenze, presso Palazzo di Giustizia un’iniziativa pubblica\flash mob dal titolo “Un’altra idea di giustizia”, promosso dalla Funzione pubblica Cgil.
Introduzione di Mirella Dato, Segretaria Funzioni Centrali Fp Cgil Toscana, intervento della dott.ssa Barbara Fabbrini, Giudice del Tribunale di Firenze già Capo Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, interventi di lavoratrici e lavoratori del Ministero della Giustizia.
Conclusioni di Giordana Pallone, Segretaria nazionale Fp Cgil.
Particolare attenzione sarà rivolta al tema della grave situazione in cui versa il Ministero della Giustizia a causa della carenza di personale e della pluriennale assenza degli investimenti necessari per rafforzare un sistema che garantisce un diritto essenziale alla popolazione, quello alla giustizia, fondamenta del principio di uguaglianza proprio di uno Stato che vuole dirsi democratico. Situazione che si aggraverà ulteriormente con la mancata stabilizzazione di tutti i precari PNRR e la mancata strutturazione dell’ufficio per il processo.
Si è svolta oggi, a Roma, presso “Spazio Pubblico”, l’assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori delle Commissioni Territoriali per la protezione internazionale e della Commissione Nazionale per i richiedenti asilo organizzata dalla FP CGIL, NIdiL CGIL e con la partecipazione della CGIL.
Gestire in chiave emergenziale le politiche migratorie, di accoglienza e permanenza delle persone provenienti da Paesi extra UE è il segno preoccupante di una deriva xenofoba e razzista che coinvolge tutta l’Unione Europea e che, con il Nuovo Patto su migrazione ed asilo, cambierà – in peggio – il volto dell’accoglienza in Italia.
Se oggi tale sistema può ancora consentire il rispetto di diritti fondamentali – si legge in una nota di Fp Cgil e NIdiL Cgil – è grazie al lavoro di poche centinaia di persone che, nonostante l’indegno trattamento finora ricevuto, mettono a disposizione dello Stato le proprie capacità, competenze e professionalità.
Eppure, il Ministero dell’Interno si mostra attento ed interessato solo alla velocità con cui si devono sbrigare le pratiche, sottoponendo il personale a ritmi di lavoro insostenibili, ed alla sottrazione di autonomia decisionale dei singoli collegi, accentrando poteri nelle mani dei soli Presidenti delle Commissioni, con la conseguente compressione dei diritti umani fondamentali di chi arriva e con la continua violazione di norme di legge e contrattuali a tutela della condizione di lavoratrici e lavoratori, diretti e somministrati.
Lavoratrici e lavoratori vogliono il rispetto dei contratti, il riconoscimento delle professionalità e che vengano banditi i concorsi per il reclutamento del personale necessario a far funzionare le Commissioni, senza ricorrere a forme di lavoro precario, e che si valorizzi l’esperienza maturata attraverso la somministrazione lavoro.
Si metta fine alla propaganda sulla pelle dei migranti e dei lavoratori dell’asilo: sensazionalismi come i famigerati centri in Albania e continui cambi normativi caratterizzano la sclerosi di un settore i cui lavoratori e la cui utenza sono costantemente alla mercé della propaganda politica.
L’unica risposta seria sarebbe quella di ricreare un canale legale di ingresso in Italia anziché intasare il sistema asilo che al momento rappresenta l’unico canale di temporanea regolarizzazione delle persone immigrate.
Criminalizzare l’immigrazione riducendola unicamente ad una questione di sicurezza, parlare di “invasioni” e di persone come “pratiche da smaltire”, la retorica xenofoba, sono tutte narrazioni fuorvianti che servono solo a creare volutamente clandestini – e quindi forza lavoro senza diritti – livellando verso il basso le condizioni del lavoro di tutte e tutti, a squalificare e rendere precari i servizi dell’asilo e i servizi pubblici in generale, a tutto vantaggio dei profitti privati e saranno tutti i cittadini a pagarne il costo, in tutti i sensi.
PETIZIONE DEI DIRIGENTI SANITARI E DELLE PROFESSIONI SANITARIE
DIRIGENTI DI SERIE B? NO GRAZIE.
Il finanziamento previsto a regime dal 2026 per l’aumento dell’indennità di specificità per i Dirigenti della sanità, peggiora le sperequazioni esistenti tra professionisti appartenenti alla medesima area contrattuale, che in verità provengono da percorsi formativi di analoga complessità e che condividono nella quotidianità lavorativa oneri e responsabilità di medesima caratura. Stiamo parlando della dirigenza sanitaria e delle professioni sanitarie, destinataria di un aumento mensile dell’indennità di specificità di soli 60 euro lordi.
Non si tratta solo di una questione di cifre, ma di svalorizzazione professionale e della funzione sociale della tutela della salute; si tratta di approssimazione e disinteresse nei confronti di Professionisti che nei servizi, anche in condizione strutturali, organizzative ed economiche avverse, garantiscono la cura e la salute delle persone; un disinteresse che comincia fin dal percorso di specializzazione, finanziato in misura economicamente minore per i dirigenti sanitari.
Oggi, come dirigenti biologi, chimici, farmacisti, fisici sanitari, psicologi e dirigenti delle professioni sanitarie sentiamo il dovere di accendere un faro su questa situazione discriminante, ponendola all’attenzione di tutti i colleghi e le colleghe. Non possiamo più accettare che si legittimi e perpetui una sperequazione vergognosa che oltre ad offendere la dignità dei professionisti, mina l’unità e la compattezza dei servizi.
Il Servizio Sanitario Nazionale, infatti, si regge su un’architettura interprofessionale, multiprofessionale e multidisciplinare, perché i bisogni di salute hanno natura multidimensionale e richiedono una presa in carico globale, articolata e continuativa. La tenuta del Ssn passa anche dalla capacità di sviluppare modelli organizzativi innovativi, resilienti e sostenibili, in cui ciascun professionista possa esprimere le proprie competenze professionali e gestionali. Trattare biologi, chimici, farmacisti, fisici sanitari, psicologi e dirigenti delle professioni sanitarie come figure “minori” significa ignorare il cuore pulsante della prevenzione, della gestione integrata delle cure, della diagnostica, della riabilitazione, della ricerca e del benessere psicologico, pilastri insostituibili del diritto alla salute.
La prospettiva dell’iniquo finanziamento che ricade sul Ccnl 2025/2027 dell’indennità di specificità dei dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie rischia di avallare una visione ospedalocentrica, tutta incentrata sulla singola prestazione, frammentando e logorando il Servizio Sanitario Nazionale; una visione che non trova riscontro nella realtà operativa dei nostri ospedali e servizi territoriali e va in direzione contraria al modello bio-psico-sociale adottato dall’Oms e ispiratore del Pnrr. L’equa valorizzazione dei dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie rappresenta invece la dimostrazione concreta che le linee di attività garantite dai dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie non sono accessorie, bensì complementari a quelle di tutti gli altri professionisti; tale complementarietà assicura che il Servizio Sanitario Nazionale risponda alla complessità dei bisogni di salute di tutti e tutte con una speculare complessità della presa in carico, dell’assistenza e della cura.
La trattativa per il rinnovo del Ccnl 2025-2027 è l’occasione per cambiare rotta.
Vogliamo dare voce ai dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie che non vogliono rassegnarsi a essere trattati come “dirigenti di serie B”.
Continueremo a difendere il Ccnl come strumento di equità e di attuazione dei più moderni sviluppi delle politiche di salute.
Invitiamo tutte le colleghe e i colleghi, indipendentemente dalla propria appartenenza sindacale, a sottoscrivere questo appello.
Chiediamo un impegno formale, pubblico e vincolante di Governo e Regioni a impegnarsi perché venga riparato il danno del sottofinanziamento dell’indennità di specificità previsto dalla legge di bilancio 2026, sperequato di ben 5 volte a danno dei Dirigenti sanitari, che ancora una volta prevedono un’iniqua distribuzione delle risorse.
Riprendiamoci la dignità che ci spetta per tutelare la dignità dei servizi in cui lavoriamo e delle persone di cui ci prendiamo cura; per difendere, in definitiva, il nostro Servizio Sanitario Nazionale integrato, pubblico, universale, equo, solidale.
Petizione promossa da:
ANAAO ASSOMED
CIMO-FESMED
AAROI-EMAC
FASSID
FP CGIL MEDICI E DIRIGENTI SANITARI
FVM
CISL MEDICI
UIL FPL
Il link alla petizione: https://www.change.org/p/chiediamo-un-impegno-concreto-per-finanziare-l-indennità-di-specificità-sanitaria
L’analisi dell’Osservatorio Previdenza CGIL presentata oggi nell’ambito dell’iniziativa della FP CGIL “Pensioni pubbliche sotto attacco. Basta penalizzare il lavoro pubblico” evidenzia gli effetti La platea coinvolta riguarda circa 700 mila lavoratrici e lavoratori pubblici. Secondo le stime riportate nell’analisi, il taglio complessivo determinato dalla revisione delle aliquote di rendimento arriverebbe a quasi 33 miliardi di euro nel periodo 2024-2043.
Per la CGIL e la FP CGIL siamo di fronte a una scelta profondamente sbagliata e iniqua, che interviene retroattivamente sui contributi già versati, modifica le aspettative previdenziali costruite in decenni di lavoro e scarica sui dipendenti pubblici il costo dell’equilibrio finanziario del sistema.
L’analisi evidenzia come il taglio delle aliquote di rendimento possa determinare riduzioni permanenti estremamente pesanti dell’assegno pensionistico: fino a oltre 6 mila euro annui per retribuzioni da 30 mila euro, oltre 10 mila euro annui per retribuzioni da 50 mila euro e oltre 14 mila euro annui per retribuzioni da 70 mila euro. Le perdite economiche complessive lungo l’intero periodo di pensionamento possono partire da 17 mila euro fino arrivare a oltre 273 mila euro.
A questi tagli si aggiunge il progressivo allungamento delle finestre mobili introdotto dalla Legge di Bilancio 2024. Per i dipendenti pubblici iscritti alle gestioni interessate la finestra passa infatti dai precedenti 3 mesi fino a 9 mesi nel 2028, determinando uno slittamento ulteriore dell’uscita dal lavoro.
Ancora più grave è la scelta del Governo di non bloccare il meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita. La Legge di Bilancio 2026 si limita infatti a ridurre temporaneamente l’incremento previsto per il 2027 a un solo mese, ma dal 2028 tornerà pienamente operativo un aumento di tre mesi, con ulteriori incrementi previsti progressivamente e già stimati dalla ragioneria.
Questo significa che migliaia di lavoratrici e lavoratori non solo dovranno attendere più tempo per andare in pensione, ma saranno costretti anche a subire una doppia penalizzazione economica: da un lato il rinvio dell’accesso alla pensione dovuto all’aumento dei requisiti contributivi e dell’età pensionabile; dall’altro la riduzione dell’importo della pensione attraverso coefficienti di trasformazione meno favorevoli determinati proprio dall’adeguamento alla speranza di vita.
L’effetto concreto è un vero e proprio allungamento della permanenza al lavoro anche per chi ha iniziato a lavorare giovanissimo. Le simulazioni elaborate dall’Osservatorio Previdenza CGIL mostrano casi di lavoratrici e lavoratori entrati nel mondo del lavoro tra i 19 e i 21 anni che, tra finestre mobili, adeguamento alla speranza di vita e necessità di evitare i tagli sulle pensioni, rischiano di arrivare a oltre 48 o addirittura 49 anni complessivi di lavoro prima dell’accesso alla pensione di vecchiaia.
Particolarmente pesante risulta inoltre la situazione nel settore sanitario, dove anche i meccanismi di salvaguardia previsti dalla normativa comporterebbero comunque permanenze lavorative superiori ai 46 anni e mezzo di attività, in contesti già caratterizzati da elevato stress lavorativo, turnazioni e forti carichi fisici e psicologici.
È necessario correggere una situazione oramai divenuta insostenibile. Per questo abbiamo lanciato una serie di proposte. La prima è quella di rivedere l’adeguamento automatico delle pensioni all’aspettativa di vita. Un sistema che porta le persone ad andare in pensione sempre più tardi e con un importo ridotto. “Una doppia penalizzazione!”, commenta il sindacato. Altra importante richiesta è quella di istituire la cosiddetta “pensione di garanzia”: una pensione adeguata a garantire una vita dignitosa a tutte quelle persone che hanno avuto una carriera discontinua, precaria e con retribuzioni basse. C’è poi la questione dei lavori gravosi e usuranti per cui in sindacato chiede la possibilità di pensionamento anticipato. Altra richiesta è che il contributo al fondo di previdenza integrativa dato dall’amministrazione venga ampliato calcolandolo sull’intera retribuzione e non solo su una parte, il trattamento base, come avviene oggi. “È poi necessario garantire il pagamento del TFS/TFR in tempi certi e brevi. Non è possibile aspettare anni per ricevere i propri soldi”. In merito, il sindacato propone di potenziare le strutture dell’INPS che si occupano della liquidazione del TFR per contrastare i ritardi. Infatti, se i tempi previsti dalla legge sono di 6 mesi, oggi i tempi effettivi superano i 24 mesi. Ma più in generale la Funzione Pubblica CGIL rivendica la necessità di attuare un piano straordinario di assunzioni nella PA per far fronte ai circa 700.000 pensionamenti previsti nei prossimi 15 anni e di rinnovare i contratti collettivi nazionali di lavoro del Pubblico Impiego.
Per la CGIL e la FP CGIL è necessario aprire immediatamente un confronto per superare norme ingiuste che penalizzano il lavoro pubblico, aumentano l’età reale di uscita dal lavoro e riducono progressivamente il valore delle pensioni future di chi ha già lavorato e versato contributi per oltre quarant’anni.
Trattativa per il rinnovo del Ccnl 2025/27 Sanità Pubblica Comparto
Incontro del 5 maggio 2026.
Si è tenuto oggi il secondo incontro di contrattazione per il rinnovo Ccnl sanità pubblica 25/27 per il personale del comparto.
Durante la sessione contrattuale, Aran ha illustrato alle organizzazioni sindacali le risorse finanziarie a disposizione del CCNL, che si distinguono in risorse ordinarie, cioè quelle messe a disposizione dal governo con Legge di Bilancio per tutto il pubblico impiego per questo triennio, e ulteriori risorse finalizzate, sempre con Legge di Bilancio, per il Ssn.
Le risorse ordinarie, pari a 1,537 miliardi di euro a regime dal 1/1/27 e corrispondenti ad un incremento salariale, calcolato su una retribuzione media di 35.058 euro, dell’1,8% per il 2025, 3,6% per il 2026 e 5,4% a regime da 1/1/27, porterebbero ad un aumento medio di 48 euro dal 1/1/25, che diventerebbero 97 dal 1/1/26 e infine 145 euro a regime dal 1/1/27 (cifre che vanno calcolate per 13 mensilità), cui va sottratta l’indennità di vacanza contrattuale già erogata.
A queste risorse Aran aggiunge, per la sola platea che per legge ne è destinataria, 480 milioni per l’indennità di specificità infermieristica e 208 milioni per l’indennità di tutela del malato. Tali risorse, al netto degli oneri riflessi a carico delle amministrazioni, porterebbero secondo Aran ad un aumento rispettivamente di 93 euro per 12 mensilità e di 66 euro sempre per 12 mensilità.
Infine, per l’ulteriore incremento dell’indennità di pronto soccorso, già finalizzato dalla legge, sono disponibili alla contrattazione 35 milioni di euro dal 1/1/26 che, rapportati ad una platea teorica di 20.000 operatori addetti a queste strutture e servizi, porterebbe un aumento medio di 98 euro.
Per quello che ci riguarda, nell’indicare per sommi capi i contenuti della nostra piattaforma contrattuale 2025/27 e le priorità lì contenute, abbiamo ribadito come sia necessario realizzare una trattativa contrattuale che possa “fare bene e presto”, proprio in quest’ordine, indicando come vi siano delle priorità, a partire dal sistema indennitario sulle condizioni di lavoro, dal sistema degli incarichi di base e dalla valorizzazione professionale di tutto il personale del Ssn. Abbiamo nuovamente sottolineato come le risorse contrattuali a disposizione ad oggi per questo triennio possono consentire di dare risposte ad alcune priorità mentre risposte più complessive che liberino risorse ed opportunità necessitano di un intervento legislativo del governo, a partire dall’abolizione definitiva del tetto al salario accessorio del personale e del superamento, anch’esso definitivo, dei tetti alle assunzioni. Il tema delle difficili, a volte insostenibili, condizioni di lavoro dei professionisti del Ssn deve trovare sì una risposta economica ma non può essere affrontato senza un cambio deciso di rotta sulle risorse da destinare al Servizio Sanitario Nazionale Pubblico e Universale.
Sono previsti in calendario già due ulteriori incontri, il 12 e il 26 maggio prossimi, oltre ad un incontro tecnico già previsto che accompagnerà la trattativa.
Come sempre vi terremo informate e informati.
Roma, 5 maggio ’26.
Funzione Pubblica Cgil Nazionale.