“Finalmente si apre una vera stagione contrattuale necessaria a tutelare l’enorme patrimonio professionale del SSN”. Lo dichiara Andrea Filippi Segretario Nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, al termine del primo incontro avuto in ARAN per l’avvio delle trattative di rinnovo contrattuale 2025-2027 per l’Area Sanità.

“Dopo il contratto ponte definanziato 2022-24 che, come noto, non abbiamo firmato, si apre una stagione con risorse almeno adeguate all’inflazione programmata. Dal punto di vista normativo – spiega Filippi – possiamo affrontare i nodi che il contratto 22-24 non ha voluto toccare, intervenendo sui temi utili a  rendere più attrattivo il Servizio Sanitario Nazionale e frenare la fuga dei professionisti verso l’estero e verso il privato: orario di lavoro, carriere,  incarichi, congedi, equità di genere sono le nostre priorità. Attenzione però: a tutt’oggi rimane irrisolto il problema del mancato finanziamento dell’indennità di specificità dei Dirigenti Sanitari e delle Professioni Sanitarie”.
“Come abbiamo denunciato più volte, infatti – ricorda il Segretario – per medici e veterinari è previsto su questa voce un finanziamento extracontrattuale di circa 300 euro lordi mese, per il comparto di circa 120, mentre per i Dirigenti Sanitari di soli 60. Una sperequazione che lo stesso Ministro Schillaci si era impegnato a risolvere. Di fatto si tratta di 35 milioni che mancano per i Dirigenti Sanitari a fronte di 412 già finanziati per Medici e Veterinari. Chiediamo al Governo di sanare al più presto questa ingiustizia, per consentire al tavolo di negoziare al meglio un contratto che deve tutelare e  valorizzare in modo equo l’enorme patrimonio professionale che ancora resiste con passione e dedizione”.

“Troppi sono ancora i punti irrisolti sulla promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità”. È quanto denunciano Cgil nazionale, Fp Cgil e Flc Cgil, intervenute oggi in audizione sulle proposte di legge che istituiscono il profilo professionale dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione degli alunni con disabilità.

Secondo la Confederazione, insieme a Fp e Flc, “il disegno di legge rappresenta un arretramento rispetto all’impostazione originaria del ddl n. 236, depositato al Senato, da cui ha originato il testo oggi in discussione alla Camera, che, pur con le sue criticità circa la mancata individuazione delle risorse necessarie, indicava la strada dell’internalizzazione del personale nella pubblica amministrazione”.

“L’Assistente all’autonomia e alla comunicazione rappresenta – affermano Cgil, Fp e Flc – una figura professionale strategica nell’ambito delle politiche per l’inclusione scolastica e sociale, che opera a supporto degli studenti e delle studentesse con bisogni educativi connessi alla comunicazione, all’autonomia e all’inclusione personale, contribuendo in modo qualificato alla rimozione delle barriere che ostacolano la piena partecipazione alla vita scolastica. Questo profilo non si configura in alcun modo come sostitutivo del docente di sostegno o di altri operatori scolastici, ma si inserisce in un’ottica di integrazione funzionale all’interno dell’équipe educativa e multidisciplinare, concorrendo alla definizione e all’attuazione del progetto educativo individualizzato. Inoltre, è una figura fondamentale nella realizzazione del Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato per le alunne e gl alunni con disabilità”.

Per Cgil e categorie, “prevederne la valorizzazione è assolutamente necessario, ma l’ipotesi del doppio binario formativo prevista dal testo passato in senato è contraddittoria sul versante di una reale valorizzazione del profilo e del corretto inquadramento. È importante prevedere le dovute garanzie di tutela e continuità occupazionale del personale attualmente inserito nei percorsi di formazione o che già svolge l’attività di assistente all’autonomia e alla comunicazione.

“È meritoria la previsione di indicare, per la prima volta in una legge dello Stato, un contratto pubblico come quello delle Funzioni Locali come contratto di riferimento per i servizi affidati in appalto o subappalto, ma resta il nodo dell’investimento necessario ad attuare quanto previsto nelle finalità del disegno di legge: senza risorse eterofinanziate, certe e stabili, per gli enti locali sarà infatti molto difficile, se non impossibile, attuare le disposizioni per l’internalizzazione del personale”, concludono Cgil nazionale, Fp Cgil, Flc Cgil.

Come FP CGIL siamo stati auditi dalla 1a Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica nel corso dell’esame del disegno di legge già approvato alla Camera dei Deputati in prima lettura lo scorso 28 gennaio, recante “Disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della performance del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni”.

Il testo in discussione non ha subito particolari modificazioni nell’esame da parte della Camera dei Deputati, nonostante le numerose criticità che pure sono state già rappresentate in sede di audizione alla Camera

Ascolta l’intervento della Fp Cgil al minuto 42.55

Presìdio Fp Cgil a Roma, “sosteniamo idonei Storici dell’arte”
“Si è tenuto oggi, a Largo Argentina a Roma, il presidio del comitato degli idonei Storici dell’Arte sostenuto dalla Fp Cgil.  Contrariamente a quanto ipotizzato da qualcuno che non ha evidentemente ritenuto di farsi carico di queste lavoratrici e lavoratori, la delegazione è stata ricevuta dall’Amministrazione, specificatamente dal Direttore Generale Dott.ssa Giuseppone e dal Dott. Cirillo. Durante il colloquio il DG ha ribadito l’impossibilità da parte della Funzione Pubblica di prorogare la graduatoria vigente, nonostante le ripetute sollecitazioni da parte del Mic. Il Ministero ha confermato lo scorrimento di circa 90 posizioni con la valutazione suppletiva di alcune figure, in ragione delle valutazioni sui titoli formativi. Le posizioni saranno determinate anche con lo scorrimento della graduatoria fino a coprire tutte le posizioni previste procedendo così agli scorrimenti anche in caso di rinunce”.
Lo si legge in una nota di Fp Cgil.
“Continueremo a sostenere queste lavoratrici e lavoratori, così come abbiamo sempre fatto, percorrendo tutte le strade possibili al fine di dare risposte a questi professionisti  e ci adopereremo per il mantenimento in vigore dell’attuale graduatoria”.

“In occasione della Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro sono stati resi noti i risultati delle elezioni dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, avvenute dal 23 al 29 marzo scorso. Un’elezione, svolta per la prima volta, fortemente sostenuta dalla Fp Cgil, con la convinzione che l’RLS sia un presidio indispensabile di tutela e controllo democratico nei luoghi di lavoro, e che attraverso la rappresentanza eletta si rafforzi la capacità delle lavoratrici e dei lavoratori di essere protagonisti delle scelte che riguardano la loro sicurezza, la loro salute e la qualità del loro lavoro. Un protagonismo che si è manifestato in queste elezioni che hanno fatto registrare un primo straordinario risultato nell’alta partecipazione democratica avuta: su una platea di elettori di circa 35 mila unità, sono state oltre 40.000 le preferenze espresse per 730 candidature presentate complessivamente in tutte le sedi”.

Lo si legge in una nota diffusa dalla Funzione pubblica della Cgil.

“In questo quadro di ampia partecipazione, la Fp Cgil ha confermato di avere un vasto consenso tra lavoratrici e lavoratori, affermandosi come seconda organizzazione per numero di lavoratori rappresentati e come terza per radicamento sul territorio. Un risultato – prosegue la nota – frutto del lavoro costante e capillare, certificato sia dal numero di candidature presentate, il più alto su scala nazionale, sia dal riconoscimento da parte di colleghe e colleghi dell’impegno profuso negli anni e della competenza messe al servizio della comunità del Corpo dalle tante e tanti delegate e delegati della Fp Cgil, pronti ad assumersi una responsabilità importante. Per il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, infatti, il tema della sicurezza non è un principio astratto ma una condizione quotidiana che riguarda direttamente la vita, l’integrità e la dignità professionale di lavoratrici e lavoratori”.

“Per la Fp Cgil essere la terza forza per numero complessivo di RLS eletti, con una estesa rappresentanza territoriale tra comandi e direzioni, è il riconoscimento del lavoro fatto, quotidianamente e con coerenza, per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori del Corpo ed è, soprattutto, il punto di partenza per le sfide che gli RLS e l’intero comparto hanno davanti per assicurare la salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori dei Vigili del Fuoco, un obiettivo che la Fp Cgil mette al centro dell’agenda e della propria azione vertenziale non solo oggi, 28 aprile, ma tutti i giorni dell’anno”, conclude la nota.

“Preoccupati per tasso dimissioni volontarie”

“Siamo molto preoccupati per l’andamento delle dimissioni volontarie nel comparto delle funzioni locali, il cui numero è decisamente in crescita: è assolutamente necessario rendere più attrattivo il contratto del comparto. Nel corso dell’incontro abbiamo ribadito la centralità della questione salariale, sottolineando il divario esistente tra il comparto delle Funzioni Locali e gli altri comparti pubblici. Pur riconoscendo che l’incremento del 5,4% proposto risulta in linea con l’inflazione programmata, è necessario prevedere una clausola di salvaguardia nel caso in cui il contratto venga sottoscritto prima della registrazione dello scostamento tra inflazione programmata e reale”.

Lo ha detto la segretaria nazionale Fp Cgil Tatiana Cazzaniga nel corso dell’incontro convocato all’Aran nell’ambito del percorso di rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2025-2027 per il comparto delle Funzioni Locali.

“Occorre inoltre – ha proseguito – rafforzare le relazioni sindacali, con la richiesta di restituire centralità al ruolo e alla contrattazione delle RSU e delle Organizzazioni Sindacali. Sempre più centrale è il tema della salute e sicurezza sul lavoro, con riferimento all’aumento dei carichi e all’intensificazione delle condizioni lavorative, anche a causa delle carenze di organico. Abbiamo altresì evidenziato il rischio crescente per il benessere delle lavoratrici e dei lavoratori, anche in termini di stress lavoro-correlato e burnout. Bisogna inoltre investire nelle professionalità attraverso il superamento dell’area degli operatori e l’introduzione dell’area delle elevate qualificazioni, ed è necessaria la stabilizzazione dei criteri in deroga per le progressioni tra le aree. È stato inoltre affrontato il tema dell’inquadramento del personale scolastico ed educativo, per il quale si propone una riqualificazione complessiva accompagnata da un finanziamento dedicato”.

Sul fronte dell’organizzazione del lavoro, “abbiamo sottolineato l’importanza di una maggiore flessibilità dell’orario, anche tramite l’utilizzo del lavoro multiperiodale, oltre alla necessità di eliminare la riduzione di ferie e permessi per chi adotta la settimana corta e di equiparare il trattamento delle ferie tra personale esperto e neoassunto”.

“Come Fp Cgil abbiamo inoltre chiesto un ampliamento del sostegno al lavoro a distanza e al lavoro agile, considerati strumenti fondamentali anche per aumentare l’attrattività del comparto. In materia di formazione, chiediamo si utilizzino integralmente le risorse previste dal contratto, anche per accompagnare l’uso sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale nelle attività lavorative quotidiane, prevedendo al contempo modalità flessibili di utilizzo di eventuali risorse residue. Infine, abbiamo ribadito il valore del tema della disabilità, con la richiesta di riportare al centro della contrattazione l’inserimento lavorativo e l’inclusione”, ha concluso Tatiana Cazzaniga.

“Quadruplica il divario delle retribuzioni medie con amministrazioni dello Stato. Servono risorse per ridurre gap salariale e migliorare attrattività, tasso dimissioni è elevatissimo”

“Il sistema dei Comuni italiani è travolto da una crisi strutturale che mina la capacità dello Stato di essere presente nei territori e di garantire servizi essenziali ai cittadini, conseguenza diretta di anni di politiche di austerità che hanno colpito duramente gli enti locali: blocchi del turnover, tetti alla spesa del personale, tagli ai trasferimenti, vincoli alle assunzioni sempre più cervellotici. Come Fp Cgil denunciamo da anni questa crisi sempre più drammatica, fotografata altresì dal Rapporto IFEL 2026 sul personale dei Comuni italiani. Bisogna agire subito altrimenti il collasso del sistema sarà inevitabile”.
Lo scrive in una nota la segretaria nazionale di Funzione pubblica Cgil, Tatiana Cazzaniga.
“In quasi vent’anni il personale comunale si è ridotto di oltre il 28%, l’età media è di 51 anni e resta ancora alta, decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori hanno abbandonato volontariamente il comparto, 82.000 solo tra il 2017 e il 2024, e i Comuni, specie quelli più piccoli, faticano sempre di più ad attrarre e trattenere professionalità adeguate. Inoltre – osserva – dal 2016 al 2023 il divario delle retribuzioni medie con il comparto Funzioni centrali è quadruplicato: ad esempio per il personale non dirigenziale si passa, per i Ministeri, dal 4,14% del 2016 che diventa l’8,21% nel 2020 per raggiungere nel 2023 il 16,89% mentre se prendiamo in considerazione le Agenzie fiscali si passa da un differenziale del 15,39% del 2016 al 44,61% del 2023”.
“E’ un comparto, quello degli enti locali, che paga retribuzioni sistematicamente più basse rispetto a tutti gli altri comparti del pubblico impiego, perdendo personale formato a vantaggio di altre amministrazioni più attrattive. Particolarmente allarmante è la situazione nei piccoli comuni, dove quasi un dipendente su tre lavora ormai part-time, dove oltre un terzo degli enti ha al massimo cinque dipendenti e dove il rischio di paralisi amministrativa non è più uno scenario futuro ma una realtà quotidiana. È in questi territori, spesso già fragili sul piano economico e demografico, che i tagli hanno fatto più male e che il divario con il resto del Paese rischia di diventare incolmabile. Riteniamo, quindi, che non siano più sufficienti interventi parziali o provvedimenti tampone. Servono scelte coraggiose e risorse adeguate”, prosegue Cazzaniga.
“Come Fp Cgil proponiamo di superare i tetti alla spesa del personale, a partire dal tetto al salario accessorio. Il vincolo al fondo per il salario accessorio è, oggi, uno dei principali ostacoli alla valorizzazione del lavoro nei comuni. Il superamento di questo tetto non è una concessione: è una condizione minima di equità contrattuale. Poi, occorre riformare il meccanismo di calcolo delle capacità assunzionali previsto dall’art. 33 del DL 34/2019. L’attuale sistema di calcolo della sostenibilità della spesa per il personale, se non verrà profondamente rivisto, produrrà nei prossimi anni un effetto paradossale: proprio quando i rinnovi contrattuali, peraltro doverosi e attesi, porteranno a un aumento della massa salariale, molti Comuni si troveranno automaticamente a dover ridurre le assunzioni per rientrare nei parametri previsti dalla norma. È inaccettabile – denuncia la segretaria nazionale Fp Cgil – che il costo dei rinnovi contrattuali venga scaricato sulla capacità di assumere personale. Questo meccanismo va riformato, o almeno è fondamentale che gli effetti economici dei rinnovi contrattuali vengano esclusi dal computo delle soglie di spesa, per garantire stabilmente spazi assunzionali adeguati ai fabbisogni reali degli enti. Inoltre, bisogna mettere fine ai tagli ai bilanci dei comuni. Non è possibile chiedere di assumere, formare e trattenere personale qualificato se contemporaneamente si continuano a comprimere le risorse di parte corrente. Infine, è necessario aumentare ben oltre i 100 milioni di euro il fondo perequativo istituito dall’ultima legge di bilancio. Un fondo dedicato a sostenere la spesa per il personale degli enti locali è un passo nella giusta direzione, che la Fp Cgil ha sostenuto, ma le risorse stanziate sono del tutto insufficienti”.
“I Comuni sono il luogo in cui la Repubblica incontra concretamente i suoi cittadini. Senza personale adeguato, qualificato e motivato, non ci sono servizi, non c’è PNRR che tenga, non c’è coesione territoriale. E’ con questa consapevolezza che affronteremo il rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2025-2027 la cui prima convocazione è ormai imminente”, conclude Cazzaniga.
“Si è svolto oggi il primo incontro presso Aran per l’avvio del confronto sul rinnovo del CCNL della sanità pubblica 2025-2027. Noi di Fp Cgil abbiamo ribadito con chiarezza che questa tornata contrattuale si apre in un contesto profondamente diverso rispetto a quello dei rinnovi precedenti. Il quadro socioeconomico nazionale e internazionale, le tensioni prodotte dall’aumento del costo della vita, la crescente difficoltà di tenuta del potere d’acquisto delle retribuzioni, la persistente crisi degli organici e il peggioramento delle condizioni di lavoro impongono un’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti del negoziato. Per questo riteniamo che il rinnovo contrattuale debba rispondere a una priorità precisa: fare bene e presto. Abbiamo dato la disponibilità a un confronto serrato che si ponga l’obiettivo di cercare le condizioni per un accordo entro l’estate”.
Lo afferma in una nota Michele Vannini, segretario nazionale Fp Cgil.
“Abbiamo indicato quattro grandi blocchi di questioni: innanzitutto il tema salariale, sia sul terreno della quantità sia su quello dell’equità, poi i carichi di lavoro e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro: non si può continuare a far reggere il sistema sull’intensificazione delle prestazioni, sul ricorso ordinario allo straordinario e alle prestazioni orarie aggiuntive e su modelli organizzativi che scaricano su lavoratrici e lavoratori le conseguenze della carenza di personale. E ancora – spiega Vannini -: la garanzia dei percorsi di carriera. Il rinnovo deve dare risposte vere sul versante della valorizzazione professionale, del riconoscimento delle competenze, delle progressioni, degli incarichi e dello sviluppo delle professionalità. Infine, il tema delle relazioni sindacali: il rinnovo dovrà segnare una discontinuità netta rispetto alle criticità emerse nella stagione precedente. È necessario rafforzare informazione, confronto e contrattazione, riconoscere pienamente il ruolo delle organizzazioni sindacali rappresentative e delle RSU, e restituire centralità alla partecipazione democratica delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro”.
“Ora però occorre entrare rapidamente nel merito delle questioni aperte. La sanità pubblica ha bisogno di un contratto che non si limiti a registrare l’esistente, ma che affronti i problemi strutturali del settore, valorizzi il lavoro, rafforzi il servizio pubblico e dia risposte concrete a chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute nel nostro Paese”, conclude il segretario nazionale Fp Cgil.

“Quanto sta avvenendo con l’ennesimo decreto sicurezza di questo Governo conferma che sulla gestione dei flussi migratori e del diritto di asilo il Governo compie scelte sbagliate e inadeguate, oltre che in contrasto con i principi costituzionali, come con i centri in Albania e non solo”.

E’ quanto afferma Giordana Pallone, segretaria nazionale Fp Cgil.

“I numeri inferiori alle previsioni e le attese estenuanti per la concessione e i rinnovi dei permessi di soggiorno – aggiunge Pallone – rappresentano l’ennesimo fallimento delle politiche del governo Meloni che invece di investire nel sistema per favorire l’espletamento delle pratiche e l’accoglienza, alimenta insicurezza lasciando nel limbo tante persone in cerca di lavoro o che già hanno un’occupazione e rischiano di perderla”.

“Sul tema della protezione internazionale, poi – prosegue – le condizioni in cui sono chiamati a svolgere un così delicato ruolo i funzionari delle Commissioni Territoriali e della Commissione Nazionale sono inaccettabili tra organici ridotto all’osso, pressioni continue intollerabili, scarsi riconoscimenti professionali e zero prospettive, in alcuni casi in luoghi di lavoro che non rispettano i requisiti minimi in tema di salute e sicurezza. Gli accumuli di arretrati e i tempi lunghi sono il risultato di una politica caratterizzata da approssimazione e spregio verso i diritti dei richiedenti asilo, e da disinteresse per il loro drammatico vissuto, cui si unisce la continua svalorizzazione della funzione essenziale svolta dalle lavoratrici e dai lavoratori delle Commissioni messa in atto dal Governo e il massiccio ricorso al precariato attraverso contratti di somministrazione”.

“Le crisi internazionali di questi anni hanno portato ad una crescita delle domande di asilo cui non è seguito un corrispondente investimento nel complessivo sistema di protezione internazionale che riconosca alle persone in fuga la protezione legale e i percorsi di accoglienza dovuti. Il Governo faccia l’unico provvedimento che serve: valorizzi il personale delle Commissioni con assunzioni stabili e rafforzi l’intero sistema pubblico di accoglienza dei migranti”, conclude Pallone.

“La straordinaria partecipazione di oggi, in Piazza Santi Apostoli, segna un punto di non ritorno nella vertenza per il rinnovo dei contratti della sanità privata e delle RSA. 300mila lavoratrici, lavoratori e professionisti hanno fatto sentire la propria voce, rappresentati dalle migliaia di persone accorse in piazza e dalle tantissime altre che, a causa degli obblighi di legge, sono dovute restare nei luoghi di lavoro per garantire i servizi essenziali, pur indossando i simboli della mobilitazione. Parliamo di una partecipazione allo sciopero che si attesta al 70%, al netto di chi era in servizio per gli obblighi di legge, e il comparto ora esige risposte immediate e non più rinviabili sia dalle controparti AIOP e ARIS, sia dal Ministero della Salute e dalla Conferenza delle Regioni”.

Lo dichiarano, in una nota unitaria, i Segretari Generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, a margine della manifestazione di Roma, in Piazza Santi Apostoli.

“Siamo di fronte a un paradosso insostenibile che oggi abbiamo denunciato con forza sul palco, davanti alle istituzioni – spiegano i segretari –. I dati dell’analisi aggregata dei bilanci dei maggiori operatori privati raccontano di un settore che nel 2023, anno della rilevazione di Mediobanca, ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro di fatturato netto, con una crescita strutturale del 15,5% rispetto al 2019. Parliamo di aziende che hanno visto raddoppiare l’utile netto in un solo anno, raggiungendo i 449 milioni di euro, e che dispongono di una liquidità immediata che sfiora gli 1,8 miliardi. È inaccettabile che questa ‘età dell’oro’ venga costruita sulla pelle di chi aspetta il rinnovo contrattuale da 8 anni nella sanità privata e da ben 14 anni nelle RSA”.

Nel merito della protesta, i sindacati sottolineano l’insostenibilità del dumping contrattuale applicato dai grandi gruppi: “Non è più tollerabile il differenziale salariale mensile che separa lavoratrici, lavoratori e professionisti del privato da un collega del pubblico, a parità di inquadramento e responsabilità. Mentre nel SSN sono stati rinnovati ben tre contratti collettivi, questo blocco decennale del privato ha permesso all’inflazione di divorare il potere d’acquisto dei salari, costringendo i lavoratori a pagare una vera e propria tassa occulta per finanziare la crescita di queste imprese irresponsabili. Se il privato accreditato vuole essere al fianco del Servizio Sanitario Nazionale, deve garantire lo stesso rispetto e la stessa dignità normativa e salariale garantita nel settore pubblico”.

“Chiediamo ora al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni un intervento normativo chiaro e tempestivo – concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi –. Le risorse pubbliche devono essere vincolate indissolubilmente al rispetto dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative: senza rinnovo non deve esserci accreditamento. La mobilitazione di oggi è solo l’inizio di una nuova fase di lotta e non ci fermeremo finché non sarà restituito il valore economico e professionale a chi, ogni giorno, assicura la salute dei cittadini con dedizione”.

Respinti emendamenti per stabilizzare ultimi precari PNRR giustizia. Senza ulteriori interventi dal 1° luglio oltre 1.500 a casa
“L’approvazione definitiva del Dl Pnrr ha dimostrato ancora una volta che il Governo non ha interesse a cambiare veramente passo sulla giustizia. Speravamo che dopo la sonora sconfitta referendaria ci potesse essere finalmente la svolta necessaria ad attuare la vera riforma della giustizia che serve: stabilizzazione di tutti i precari, assunzioni di nuovo personale, investimento nelle strutture e nella strumentazione digitale, strutturazione a regime dell’ufficio per il processo. E invece…”.
Lo dice Fp Cgil in una nota.
“Siamo al paradosso: abbiamo centinaia di lavoratrici e lavoratori che già sono al servizio delle pubbliche amministrazioni che invece lasciamo che portino la loro esperienza maturata in questi anni all’estero o nel settore privato. Una scelta incomprensibile e che lascia tribunali e corti d’appello in ginocchio, con una carenza di organico media del 30% e in alcuni uffici di oltre il 50%.”
“Se il Governo non ha intenzione di stabilizzarli dal 1° luglio, che almeno si adoperi per garantire la loro continuità occupazionale anche mediante una proroga dei loro contratti al 31 dicembre 2026, come avevamo chiesto ed è stato possibile fare per i precari del Ministero della cultura dell’obiettivo convergenza delle regioni del sud. L’obiettivo deve essere la stabilizzazione di tutti i precari”, conclude Fp Cgil.
“Apprendiamo con sconcerto degli attacchi agli assistenti sociali in Abruzzo, Toscana ed Umbria attraverso atti di vandalismo, minacce e scritte ingiuriose su edifici pubblici. Si tratta di azioni inaccettabili che condanniamo con fermezza e per le quali auspichiamo vengano identificati al più presto i responsabili”.
Lo dice in una nota la segretaria nazionale di Funzione pubblica Cgil Tatiana Cazzaniga.
“Gli assistenti sociali svolgono una professione fondamentale: esprimiamo loro la nostra vicinanza e siamo a disposizione per qualsiasi azione di tutela vogliano intraprendere. Nel contempo – aggiunge – sollecitiamo le amministrazioni a sostenere e salvaguardare lavoratrici e lavoratori che ogni giorno svolgono un lavoro complesso, a difesa dei più fragili e facile preda di attacchi. Come Fp Cgil torniamo a richiedere più tutele e maggior sostegno mentre respingiamo ogni forma di attacco o ambiguità come purtroppo abbiamo letto e sentito negli scorsi mesi, circostanze che non fanno altro che alimentare un dibattito tossico che danneggia lavoratrici e lavoratori e l’intero sistema”.
Pagina successiva »
X
Questo sito usa i cookie per offrirti la migliore esperienza possibile. Procedendo con la navigazione sul sito o scrollando la pagina, accetti implicitamente l'utilizzo dei cookie sul tuo dispositivo. Informativa sull'utilizzo dei cookie Accetto