“Le organizzazioni sindacali FP CGIL e UILPA comunicano ufficialmente lo stato di agitazione dei lavoratori dell’Agenzia Industrie Difesa. Questa decisione è stata presa a seguito della persistente mancanza di trasparenza riguardo ai piani industriali dei singoli stabilimenti, nonché per le gravi problematiche irrisolte che si protraggono da anni e anche nell’ultima richiesta sollevata nella nota ufficiale del 19 maggio 2025 e rimasta lettera morta”.
Lo si legge in una nota di Fp Cgil e Uil Pa.
“Nel dettaglio, ecco alcune motivazioni: mancanza di Trasparenza. La totale assenza di chiarezza sui piani industriali e sulle strategie operative degli stabilimenti rappresenta una violazione dei principi di trasparenza e partecipazione. Disagio del Personale: i lavoratori continuano a soffrire disagi significativi, che non sono stati affrontati nonostante le ripetute segnalazioni. Mancato riconoscimento aumenti indennità di amministrazione: senza alcuna giustificazione legittima a nostro avviso, si decide di escludere il personale dal riconoscimento dei nuovi incrementi dell’indennità di amministrazione, nonché degli arretrati dei precedenti. Stabilizzazione degli Apprendisti: la mancanza di garanzie per la stabilizzazione dei lavoratori apprendisti è una questione che necessita di un intervento immediato”.
“Le lavoratrici ed i lavoratori – prosegue la nota – sono giustamente preoccupati per il loro futuro ed hanno bisogno di risposte, in mancanza delle quali sarebbe più che comprensibile la richiesta che già circola ormai da mesi a questa parte di rientrare a pieno titolo all’interno del Ministero della Difesa. Le organizzazioni sindacali FP Cgil e UIL Pa ribadiscono la loro disponibilità al dialogo, ma sottolineano la necessità di un intervento urgente da parte dell’Agenzia e dalla parte Politica per risolvere le problematiche sollevate, in mancanza del quale si attiveranno tutte le iniziative e gli strumenti di mobilitazione consone al raggiungimento degli obiettivi dichiarati”.
Ogni giorno registriamo disordini, aggressioni e vere e proprie sommosse nelle carceri italiane. Questo trend, iniziato durante la pandemia, persiste da oltre cinque anni senza soluzioni efficaci. Anzi, la violenza è sempre più dilagante e nessuna delle misure finora adottate è riuscita a invertire la rotta. L’amministrazione penitenziaria è riuscita a riprendere il controllo in istituti come Avellino e Pescara, dove, a seguito di episodi gravi, sono stati assegnati direttori e comandanti adeguati e stabili, e si è proceduto al rafforzamento dell’organico della polizia penitenziaria. È invece incomprensibile – e inaccettabile – che in altre realtà, come Terni, Spoleto, Prato e Messina, solo per citarne alcune, da anni vengono segnalate situazioni di pericolosità, organico insufficiente e mancanza di direttore e/o comandante. Si rimane inascoltati fino a quando non si registrano gravi disordini o ferimenti. Solo a quel punto si ricorre al G.I.O. per ripristinare l’ordine, con rischi assurdi per il personale, ingenti danni materiali e ulteriore riduzione degli spazi detentivi. La domanda sorge spontanea: perché non si interviene in anticipo, in quei contesti in cui la percezione dell’imminente caos è diffusa e denunciata da tutti, ma ignorata dai vertici?”.
Lo scrive in una nota Donato Nolè, Fp Cgil nazionale.
“La soluzione ‘di routine’ adottata, il trasferimento dei detenuti facinorosi in altre sedi, senza particolari provvedimenti a loro carico, non solo è insufficiente, ma elude il problema reale. Di fatto, pare abrogato l’art. 14-bis dell’ordinamento penitenziario. Sarà difficile affrontare l’estate in queste condizioni. Di prassi – aggiunge – l’estate è da sempre il periodo più difficile, non solo per le condizioni climatiche, dove gli istituti costruiti in cemento armato e ferro diventano luoghi roventi con spazi sempre più ridotti, ma anche per la sospensione delle poche attività, come quelle didattiche. In questa realtà surreale per chi lavora negli istituti, dove l’orario di lavoro è soltanto un rigo scritto nel contratto e vengono annullati tutti i diritti, quali ferie e riposi settimanali, la priorità per la maggioranza delle organizzazioni sindacali rappresentative e firmatarie del contratto è la rivisitazione dell’Accordo Quadro Nazionale!”.
Secondo Nolè, “si continua con provvedimenti casuali: un giorno si rafforza Trapani, un altro si conferma la missione nella sezione giovani adulti di Bologna; spesso si bandiscono ricognizioni presso il Dap, dove pare ci sia un sovraorganico di oltre 1.000 unità. È di oggi la notizia dell’incremento con invio in servizio di missione (forfettaria) ruolo ispettori presso la Casa Circondariale di Cuneo, realtà questa rimasta invisibile per anni, che da poco ha visto assegnarsi 10 unità del ruolo ispettori. Se erano necessari ulteriori 2 ispettori, perché non sono stati assegnati con la messa a ruolo dei neo ispettori? Facciamo appello al nuovo Capo Dap, affinché le priorità del Dipartimento tornino ad essere le carceri e le condizioni di lavoro della polizia penitenziaria sempre più in fuga dai Reparti”, conclude la nota.
“Nel pomeriggio della giornata di oggi abbiamo sottoscritto definitivamente all’ARAN l’ultima sequenza contrattuale ad integrazione del CCNL Funzioni Centrali 2019-2021, questa per ENAC, ANSV ed ANSFISA. Confermiamo il nostro giudizio espresso in sede di sottoscrizione della preintesa sul medesimo testo lo scorso 25 novembre, ora però le amministrazioni interessate devono procedere subito a dare piena applicazione alle disposizioni della sequenza contrattuale, dal nuovo ordinamento professionale, con particolare riguardo alla salvaguardia delle particolari specificità di alcune figure professionali che svolgono funzioni ispettive e richiedono elevate conoscenze delle materie oggetto dell’attività istituzionale dei tre enti, alla strutturazione attraverso la contrattazione integrativa di tutti gli strumenti previsti dal CCNL Funzioni Centrali 2019-2021, dagli incarichi di tipo professionale e organizzativo alle specifiche responsabilità, oltre all’attribuzione dei differenziali stipendiali sia per il personale in servizio che per i neoassunti”.
Lo scrive in una nota il Segretario nazionale Fp Cgil, Florindo Oliverio.
“Rileviamo tuttavia l’anomalia di aver sottoscritto un contratto, quello 2022-2024, senza aver concluso prima l’iter di tutte le code contrattuali, lasciando le lavoratrici ed i lavoratori di ENAC, ANSV ed ANSFISA tra le incertezze applicative e con differenze di trattamento tra personale dello stesso Comparto, il tutto per la fretta delle organizzazioni sindacali firmatarie di chiudere le trattative ed aderire alla proposta irricevibile del Governo di riconoscere solo un terzo dell’inflazione maturata durante lo stesso periodo. Noi invece continuiamo la nostra azione al fianco di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori delle Funzioni Centrali, senza lasciare indietro nessuno”, conclude Oliverio.
I sindacati: “Proposta insoddisfacente, serve un rinnovo dignitoso del contratto per oltre 10mila lavoratori”
Le organizzazioni sindacali di categoria Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fpl e Uiltucs hanno proclamato lo stato di agitazione nazionale di tutto il personale impiegato nelle strutture aderenti ad ANASTE, l’Associazione Nazionale Strutture Territoriali e per la Terza Età, o che comunque applicano il Ccnl.
La decisione è stata assunta a seguito dell’ultimo incontro tra le parti, svoltosi il 10 giugno, nel quale ANASTE ha avanzato una proposta di rinnovo contrattuale giudicata insoddisfacente dalle organizzazioni sindacali. L’offerta prevede un incremento retributivo di 55 euro sul tabellare per il livello 4 full time, da riparametrare sugli altri livelli, un contributo di 5 euro per l’assistenza sanitaria integrativa, una una tantum da 200 euro sotto forma di welfare aziendale e il pagamento al 75% del terzo e quarto evento di malattia.
Per le organizzazioni sindacali si tratta di una proposta del tutto inadeguata e insufficiente, che non riconosce la professionalità e l’impegno quotidiano dei circa 10.800 lavoratori coinvolti. Una proposta tanto più inaccettabile se confrontata con i rinnovi contrattuali già sottoscritti nel settore sociosanitario, come quelli di Uneba, Cooperative Sociali, Valdesi, Anffas e Agidae, che hanno previsto aumenti economici tra il 10,4% e il 12,6% sul tabellare, oltre a significativi miglioramenti normativi.
Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fpl e Uiltucs ricordano inoltre che da tempo è stato rivendicato il miglioramento del trattamento di malattia, con la corresponsione del 100% della retribuzione, senza che vi sia stata alcuna apertura da parte della controparte.
Il rifiuto di ANASTE di sottoscrivere un rinnovo contrattuale in linea con i principali Ccnl del comparto sociosanitario determina una forte preoccupazione per lo stato del confronto negoziale.
Le organizzazioni sindacali denunciano il rischio di un ulteriore esodo del personale, già oggi sottoposto a carichi di lavoro gravosi, con conseguenze pesanti sulla qualità dell’assistenza erogata agli utenti, perlopiù soggetti fragili e non autosufficienti.
Conseguentemente alla proclamazione dello stato di agitazione, è stata formalizzata la richiesta di avvio delle procedure di raffreddamento e conciliazione previste dalla Legge 146/90 e successive modificazioni.
“Bene la bozza elaborata dalle Regioni in merito alla riforma delle cure primarie: dall’organizzazione dell’assistenza territoriale, ai rapporti di lavoro, fino alla formazione le proposte elaborate vanno nella direzione giusta”: è quanto si legge in una nota del Coordinamento Nazionale Fp Cgil mmg.
“Peró occorre più coraggio, è necessario elaborare un progetto solido e coerente che rilanci il valore sociale dei medici di medicina generale – si legge ancora – sin dalla formazione e che con il contratto consolidi l’alleanza tra i cittadini ed i professionisti, superando la mistificazione del rapporto fiduciario degli studi privati convenzionati, come unica garanzia di qualità della presa in carico, e ancor più abolendo il sistema cottimista di remunerazione a quota capitaria, in favore di una retribuzione oraria”.
“Per questo – prosegue la nota – serve una riforma strutturale che non penalizzi i cittadini e non riversi sui medici di famiglia le responsabilità di un sistema che fa acqua per le inadempienze delle Istituzioni e per le resistenze corporative. La riforma deve essere inserita in un programma di investimento per la tutela della salute come bene primario delle comunità, non come strategia di controllo dei professionisti e di risparmio sui servizi”.
“Non possiamo far ricadere sui medici di medicina generale le responsabilità di una politica sanitaria miope e fallimentare, mutilata gravemente da lunghi anni di tagli lineari e precarizzazione, perchè questo inasprisce il conflitto invece di potenziare l’alleanza terapeutica. In particolare, quella che nella bozza di riforma è impropriamente definita assistenza ‘medico-generica’, ha bisogno da parte della politica del riconoscimento organizzativo, economico, culturale e politico, che i cittadini e la struttura sociale del paese da sempre intrinsecamente riconosce ai Medici di Medicina generale quali garanti della cura e della salute delle persone”, prosegue il Coordinamento Fp Cgil Mmg.
“Nessun ulteriore indugio nel trasformare l’attuale modello formativo dei Medici di Medicina Generale da corso di formazione, formalmente gestito dalle Regioni, ma di fatto subappaltato alle maggiori corporazioni mediche, in vere specializzazione universitarie. È il momento di reclutare i nuovi Medici di Medicina Generale nella dirigenza come dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale. Vanno contestualmente riconosciuti titoli abilitanti a quelli che già esercitano la professione, introducendo anche per i neoassunti la possibilità di optare, su base volontaria, per il contratto collettivo nazionale della dirigenza medica. Così come è necessario introdurre l’equipollenza con altre specializzazioni, a partire da quella di Medicina di Comunità e delle Cure Primarie, le nostre sono proposte chiare e lineari sulle quali chiediamo un confronto con il Ministero della Salute e le Regioni” continua il Coordinamento.
“Fermamente contrari a qualsiasi forma di accreditamento: in ogni caso nessun accordo fra enti privati e gruppi di medici che siano alternativi all’offerta pubblica dei servizi. Chiediamo invece un rapporto di lavoro stabile e definito con le Aziende, che attraverso il contratto collettivo nazionale, permetta l’avvio delle Case di Comunità, e contestualmente assicuri ai professionisti sia quelle tutele e quei diritti che sinora il rapporto in convenzione ci nega, sia il necessario supporto organizzativo e logistico che consenta di far lavorare con serenità i medici di famiglia, nell’interesse generale della collettività e nel rispetto della Costituzione”, conclude la nota.
“Dopo mesi di trattative inconcludenti, vogliamo dirlo con chiarezza: non firmeremo un contratto al ribasso. Il rinnovo del CCNL delle Funzioni Locali per il triennio 2022-2024 non può ridursi ad un’operazione contabile che scarica sui territori e sui lavoratori l’assenza di volontà politica e risorse adeguate. Il recente decreto sulla Pubblica Amministrazione, convertito in legge lo scorso 7 maggio, non garantisce alcun aumento certo per tutti i lavoratori, ma introduce solo una possibilità, non un obbligo, di superamento del tetto del salario accessorio. Un’opportunità riservata esclusivamente a una ristretta fascia di enti virtuosi. Anche tra questi, molti saranno costretti a scegliere tra nuove assunzioni e l’aumento del salario per il personale in servizio. Una scelta inaccettabile, che crea disuguaglianze e alimenta un sistema di diritti variabili in base al bilancio dell’ente in cui si lavora. Chiediamo aumenti tabellari strutturali per tutti, indipendentemente dal territorio o dall’ente di appartenenza. Il contratto nazionale deve garantire equità e dignità a ogni lavoratore delle funzioni locali. Non vogliamo una ‘lotteria retributiva’, ma un diritto riconosciuto a tutti”.
Lo scrivono in una nota Fp Cgil e Uil Fpl.
“Gli attuali 25 euro netti mensili proposti sono offensivi. Dopo oltre un anno di trattativa e con un’inflazione che ha eroso il potere d’acquisto – proseguono – è inaccettabile pensare che si possa chiudere una stagione contrattuale con una cifra simbolica. È una mancanza di rispetto verso chi ogni giorno garantisce servizi pubblici fondamentali in scuole, comuni, servizi sociali e tecnici. La nostra richiesta, dunque, rimane inalterata: aumentare lo stanziamento del 5,78%, fondi dedicati al riallineamento dell’indennità di comparto, sblocco totale dei tetti al salario accessorio. Vale, infatti, la pena di ricordare che senza risorse non si può attuare nemmeno la parte normativa. Qualsiasi proposta, fatta anche nei tavoli tecnici, ha un valore economico. Riteniamo ancora più grave che si tenti di giustificare lo stallo richiamando le risorse del contratto 2025-2027. Se davvero queste risorse sono disponibili, chiediamo di anticiparle subito per garantire un contratto vero, degno e immediatamente esigibile e di aggiungere alla contrattazione le risorse stanziate e non spese del CCNL 2019-2021. Abbiamo dimostrato responsabilità, presenza e volontà di arrivare a un accordo. Ma senza un investimento concreto da parte del Governo, il contratto resterà fermo. E la responsabilità sarà tutta di chi continua a difendere un quadro finanziario palesemente insufficiente”, conclude la nota.
“Le dichiarazioni del Ministro Zangrillo, rilasciate alla vigilia dell’incontro del 18 giugno per la trattativa sul rinnovo del CCNL della Sanità pubblica, le rispediamo al mittente che ci accusa di ostruzionismo: la Fp Cgil e la Uil Fpl hanno sempre mantenuto una posizione autonoma e responsabile, centrata esclusivamente sul merito, ovvero la scarsità delle risorse messe a disposizione e le evidenti lacune normative, e sulla ricerca di soluzioni concrete condivise”: così le Segretarie generali Serena Sorrentino (Fp Cgil) e Rita Longobardi (Uil Fpl), che continuano: “preoccupa in modo particolare l’esplicito accenno, da parte del Ministro, a possibili interlocuzioni riservate al di fuori del tavolo negoziale con alcuni sindacati autonomi. Una modalità che contrasta con il principio di trasparenza e con il rispetto delle relazioni sindacali, che devono svolgersi in forma collegiale, con pari dignità per tutte le sigle rappresentative”.
“Le nostre Organizzazioni hanno sempre operato con equilibrio, anche nei momenti più difficili del Paese, contribuendo alla riapertura della stagione contrattuale dopo anni di blocco”, proseguono Sorrentino e Longobardi. “Oggi, in un contesto segnato da inflazione, rincari e difficoltà crescenti, non è più accettabile rinviare il giusto riconoscimento alle lavoratrici e ai lavoratori della sanità e dei servizi pubblici, che continuano ad essere sviliti e privi di qualsiasi strumento concreto di valorizzazione. Precisiamo, visto che il Ministro continua a diffondere cifre incongruenti, che i rinnovi contrattuali dei trienni 2016/2018 e 2019/2021 sono stati superiori all’inflazione. Al contrario, quello relativo al 2022/2024 rappresenterebbe il primo CCNL con un adeguamento economico ben al di sotto dell’inflazione registrata”.
“Il tavolo del 18 giugno deve restare il luogo centrale del confronto: ogni trattativa parallela rappresenta una forzatura pericolosa. Saremo presenti con responsabilità e determinazione, per difendere il contratto e la correttezza del processo negoziale ma al salario dei dipendenti pubblici va data una risposta adeguata e ad oggi ancora non c’è“, concludono.
“Nella giornata dell’8 giugno 2025, presso l’Istituto Penale per Minorenni di Treviso, tre detenuti hanno appiccato un principio d’incendio nella propria sezione, mettendo a rischio la propria vita e quella degli operatori. Solo il tempestivo e coraggioso intervento del personale di Polizia Penitenziaria, con il supporto dei colleghi della vicina Casa Circondariale, ha evitato conseguenze tragiche. Uno dei minori, in stato di intossicazione da fumo, è stato trasportato in braccio fino all’infermeria, poiché la barella non può attraversare l’unico ingresso della sezione. Due agenti, anch’essi intossicati, sono stati trasferiti d’urgenza all’ospedale di Treviso, dove sono stati sottoposti a osservazione medica. Questo gravissimo episodio non è un fatto isolato, ma rappresenta l’ennesima dimostrazione dello stato di emergenza strutturale e gestionale che coinvolge l’intero sistema penitenziario minorile italiano”.
Lo scrive in una nota Donato Nolè, Fp Cgil nazionale.
“La totale assenza di dispositivi di protezione individuale, come maschere antifumo, l’inadeguatezza delle strutture e il sovraffollamento sono elementi ricorrenti che mettono a rischio quotidianamente la vita di chi lavora e di chi è ristretto. Nonostante le promesse – spesso propagandistiche – di alcuni rappresentanti del Governo, il circuito penale minorile è oggi al collasso: istituti fatiscenti, personale insufficiente e abbandonato, minori ammassati in condizioni indegne e sempre più frequentemente coinvolti in atti autolesionistici o aggressivi. Tutto questo mentre si moltiplicano gli annunci, ma mancano gli interventi strutturali concreti. Come FP CGIL siamo indignati e stanchi di dover denunciare tragedie annunciate. È inaccettabile che ancora oggi si lavori in carceri prive delle minime condizioni di sicurezza, senza tutele, senza rispetto per la dignità di chi ogni giorno si espone in prima linea. È inaccettabile che i minori vengano rinchiusi in strutture non a norma, in condizioni che nulla hanno a che vedere con la funzione rieducativa che la Costituzione assegna alla pena”.
“Chiediamo con forza – prosegue – un intervento immediato e deciso del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, anche in considerazione della sua residenza a Treviso, affinché si ponga fine a questa vergognosa deriva. Non basta affidarsi all’abnegazione degli operatori penitenziari: servono risorse, assunzioni, dispositivi di sicurezza, strutture idonee e politiche penali minorili ispirate a criteri di legalità, tutela e reinserimento. Serve una visione strategica e non più emergenziale. Le visite istituzionali e le promesse da campagna elettorale non servono a nulla se non sono seguite da azioni concrete. Basta parole, è il momento dei fatti”.
“Si è svolto oggi, alla presenza del Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome Fedriga e del Presidente del comitato di settore sanità Alparone un incontro, come richiesto da noi e da altri sindacati, per analizzare i contenuti del documento ‘Garantire il futuro del Servizio Sanitario Nazionale: Strategia delle Regioni e delle Province Autonome per il rilancio del personale del SSN’. Abbiamo apprezzato la convocazione della Conferenza delle Regioni, che segna un punto di attenzione stante la latitanza del governo e, come più volte ripetuto dai rappresentanti istituzionali, ha l’ambizione di costituire un confronto non episodico su obiettivi e strumenti per far fronte alla crisi del SSN. A fronte di un documento che ha alcuni elementi convincenti e altri meno, e sul quale abbiamo annunciato la presentazione di un nostro testo di osservazioni, abbiamo proposto alla Conferenza e alle altre organizzazioni sindacali di convergere sulla richiesta al governo di un provvedimento straordinario e urgente che incrementi il fondo sanitario nazionale con destinazione vincolata all’incremento delle retribuzioni del personale”.
Lo scrive in una nota Fp Cgil al termine dell’incontro con la Conferenza delle Regioni.
“Abbiamo ribadito che per rendere nuovamente attrattivo il lavoro in sanità serve rilanciare i salari, rinnovando adeguatamente i contratti di lavoro del personale pubblico e privato del comparto e della dirigenza e che serve l’eliminazione reale e concreta dei vincoli su assunzioni, per abbassare i carichi di lavoro e garantire qualità dell’assistenza, così come è necessario sbloccare le retribuzioni accessorie e valorizzare tutte le professioni. Abbiamo, su questi temi, riscontrato diverse convergenze durante la riunione nel corso della quale abbiamo anche proposto di tematizzare il prosieguo del confronto attraverso l’istituzione di tre tavoli su personale del comparto, dirigenza e riordino delle professioni sanitarie. E’ ora che l’esecutivo batta un colpo, con azioni concrete – prosegue la nota -. Da parte nostra, nelle more della prosecuzione del confronto iniziato oggi, intensificheremo la mobilitazione perché il disinteresse dimostrato fino ad oggi dal governo nei confronti di lavoratrici e lavoratori della sanità, che in Italia prendono tra gli stipendi più bassi d’Europa, non è più tollerabile. Oggi abbiamo registrato la condivisione su alcune priorità. Ma è tempo di interventi concreti perché un intero sistema è a rischio collasso, e con sé il diritto alla salute sancito solennemente dall’articolo 32 della Costituzione”.
“Si è concluso oggi presso l’ARAN l’incontro programmato sul rinnovo del contratto della sanità pubblica. L’esito è stato ancora una volta deludente: il Governo resta del tutto indisponibile a prendersi carico della necessità di stanziare le risorse aggiuntive necessarie per sbloccare la trattativa”.
Lo si legge in una nota di Fp Cgil.
“Le attuali risorse, già definite dalle Leggi di Bilancio, sono com’è noto largamente insufficienti a garantire il mantenimento del potere d’acquisto del personale sanitario, già messo a dura prova da anni di tagli e carichi crescenti. Restano inoltre intatti i pesanti vincoli alle risorse per la contrattazione integrativa. In presenza di un documento della Conferenza delle Regioni che – quanto meno – si interroga sulla necessità di porre argine all’emorragia di personale e di vocazioni verso le professioni sanitarie registriamo la totale assenza del Ministro della Salute che, evidentemente, ritiene che quanto succede sui contratti della sanità pubblica e, di conseguenza, dentro le aziende sanitarie non sia affar suo”.
“Le richieste sindacali di chi ha scelto di non accontentarsi di quanto stabilito unilateralmente dal Governo sono rimaste quindi senza risposte concrete e resta, per noi della Fp Cgil, l’indisponibilità a cedere all’imposizione che le parti datoriali intendono produrre sulla testa delle lavoratrici e dei lavoratori anche attraverso un testo che risolve molti problemi alle aziende ma nessuno a chi lavora. Senza ulteriori risorse non c’è sviluppo professionale possibile, non c’è aumento delle indennità possibile, non c’è contrattazione decentrata praticabile, non c’è diritto alla mensa, non si possono migliorare le condizioni di lavoro. A fronte di una sanità pubblica in affanno e di operatori sottopagati e sottoposti a pressioni continue, la chiusura che i datori di lavoro continuano a mantenere rappresenta un grave segnale di disinteresse politico. Valuteremo come intensificare una mobilitazione che non si è mai interrotta anche grazie al sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori che sono stanchi di essere presi in giro da Governo e datori di lavoro. Servono risposte immediate e risorse vere per dare dignità al lavoro nella sanità pubblica e garantire servizi adeguati alle cittadine e ai cittadini”, conclude la nota.
INTERSINDACALE DEI DIRIGENTI MEDICI, VETERINARI E SANITARI
IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE NEL VUOTO ASSOLUTO!
L’Intersindacale dei Dirigenti Medici, Veterinari e Sanitari (Aaroi-Emac, Fassid, Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, Fvm, Uil Fpl Medici e Veterinari) scrive ai Ministeri competenti, alle Regioni e alle Commissioni sanità di Camera e Senato per denunciare l’ostinato immobilismo delle Istituzioni responsabili di fronte alla crisi del SSN, mancano risorse per i servizi, per il personale, per la formazione e per i contratti, ma intanto si finanzia il privato e si esternalizzano i servizi.
A chi vuole far credere ai cittadini che la crisi della sanità sia dovuta a mancanza di disponibilità di spesa del Governo vogliamo ricordare che il finanziamento necessario per l’indennità di specificità sanitaria (dovuto e promesso!) e il finanziamento delle specializzazioni sanitarie ammontano solo a circa 70 mln (40+30).
Ma pochissimi sanno che il nuovo sistema dispensativo di farmaci ad alto costo e ad alto monitoraggio, che fino a pochi mesi fa era in distribuzione diretta (quindi senza nessun onere a carico dello Stato) e per il tramite dei servizi farmaceutici delle ASL di residenza, d’ora in poi avverrà per il tramite delle farmacie con il cosiddetto “sistema distributivo per conto delle Regioni (DPC)”.
Questo nuovo modello di dispensazione costerà alle casse dello Stato la consistente cifra stimata in circa 600 milioni in più. Quindi, quando vuole, il Governo è capace di trovare le risorse per elargire a qualche lobby. I contratti di lavoro del personale sanitario del triennio 2022/24 invece sono scaduti da dicembre 2024 senza mai essere stati negoziati.
Per non parlare poi della diagnostica periferica affidata alle farmacie di comunità (programma attuativo della farmacia dei servizi) incentivata con il dichiarato intento di alleggerire il carico di lavoro dei laboratori di analisi pubblici dotati di attrezzature decisamente più affidabili (anche grazie ai fondi del PNRR) a scapito della qualità della diagnosi, con l’aumento della spesa inappropriata indotta, ma a vantaggio ancora una volta delle tasche dei privati farmacisti titolari.
A conferma di questa pericolosa deriva verso il privato dell’assistenza territoriale, secondo la Corte dei Conti vi è un forte ritardo nella spesa prevista dalla Missione 6 del PNRR per investimenti in strutture, digitalizzazione e assistenza territoriale, come previsto da DM77/2022.
Insomma, si tratta di un vero e proprio attentato al SSN che non può più resistere senza l’adeguamento, sempre promesso e mai realizzato, delle risorse e la soluzione ai problemi evidenziati.
Lo abbiamo più volte dichiarato e torniamo a evidenziarlo con forza.
La partita in gioco è molto importante e delicata, la tensione tra i professionisti e all’interno della stessa società civile cresce in modo esponenziale.
Governo e Regioni devono trovare al più presto soluzioni adeguate in assenza delle quali il Servizio Sanitario Nazionale si svuoterà ulteriormente delle professionalità necessarie e si azzererà a breve il nostro welfare, la tutela delle fasce più fragili della popolazione nonché il diritto alla salute contemplato dalla nostra Costituzione.
Il Parlamento vigili!
È in corso lo sciopero nazionale di 24 ore proclamato da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl per il rinnovo del contratto della sanità privata Aiop e Aris e per l’apertura della trattativa per un contratto unico delle RSA. Una mobilitazione che sta coinvolgendo in tutta Italia decine di migliaia di lavoratrici, lavoratori e professionisti durante l’intero arco della giornata, con presidi davanti alle sedi delle Regioni e delle associazioni datoriali. “Abbiamo chiesto a tutte le Regioni di inserire, nelle regole per l’accreditamento, un vincolo che preveda il rinnovo periodico dei contratti, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, in linea con i tempi di rinnovo del settore pubblico”. Lo dichiarano in una nota i segretari nazionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Barbara Francavilla, Roberto Chierchia e Ciro Chietti.
“Al netto degli altissimi contingenti precettati per garantire i servizi essenziali – specificano -, l’adesione è stata comunque massiccia e diffusa in tutte le Regioni e ha visto anche la partecipazione e il sostegno di tanti pazienti e familiari, che hanno riconosciuto nelle nostre rivendicazioni una battaglia che riguarda anche loro. Perché dove ci sono salari bassi e diritti negati, ci sono meno servizi e meno tutele per le persone più fragili”.
“Sono 6 anni che il contratto della sanità privata è bloccato e 13 anni per quello delle RSA. Sono i contratti della vergogna! Non è più accettabile che l’apertura dei tavoli venga continuamente rinviata da Aiop e Aris con il pretesto della mancata copertura integrale da parte di Governo e Regioni. Il lavoro di queste persone è un servizio pubblico a tutti gli effetti e come tale deve essere riconosciuto e retribuito, superando la logica datoriale per cui gli utili sono privati e i costi devono invece essere sostenuti dalla collettività”, proseguono i sindacati.
“Il silenzio delle Istituzioni è assordante. Dal Ministero della Salute, alla Conferenza delle Regioni non arrivano segnali e da Aris ed Aiop alcuna apertura. Una totale indifferenza rispetto alle condizioni in cui operano quotidianamente centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori, di professioniste e professionisti della sanità privata, a riprova di quanto poco contino per istituzioni e controparti le istanze che provengono dai luoghi di lavoro e dagli operatori”, aggiungono Francavilla, Chierchia e Chietti.
“I numeri parlano chiaro: questa mobilitazione non si fermerà e proseguirà per tutta la giornata. Continueremo a promuovere azioni di pressione già dai prossimi giorni, coinvolgeremo gli Ispettorati territoriali per verificare nelle Aziende il rispetto dei contratti collettivi, dei carichi di lavoro e dei profili professionali nelle strutture accreditate. La nostra battaglia è per il riconoscimento pieno della dignità professionale, per salari giusti e per un’assistenza di qualità ai cittadini. Il contratto non è un favore ma un diritto sacrosanto e ci aspettiamo nel breve una convocazione di tutte le parti interessate”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.
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