Si e’ svolto ieri il previsto incontro a Persociv sul Nuovo Ordinamento Professionale e la definizione delle competenze professionali. In via preliminare, come Fp Cgil Cisl Fp e Uil Pa abbiamo evidenziato il permanere di relazioni sindacali insoddisfacenti che non consentono la rapida risoluzione delle problematiche. In riferimento alle Competenze Professionali, per le quali abbiamo presentato delle proposte organiche, abbiamo sottolineato:
– La necessità di dettagliare le competenze per impedire che il nuovo sistema, caratterizzato da una profonda flessibilità, possa consentire un impiego dei lavoratori in una pluralità di mansioni tra loro non coerenti;
– L’opportunità di modificare radicalmente lo schema proposto dall’Amministrazione per favorire una migliore comprensione dell’impianto;
– La necessità di non svilire le competenze dell’area dei Funzionari, anche nella consapevolezza che le Elevate Professionalità avranno numeri contenuti perché particolarmente costose;
– L’esigenza che la definizione delle Competenze, argomento della riunione del prossimo20 giugno, consentirà di completare il Nuovo Ordinamento Professionale, indispensabile per garantire le progressioni economiche orizzontali e verticali;
Infine, nel sottolineare la necessità di concludere l’accorso al piò presto, abbiamo sollecitato la pubblicazione del Regolamento del Lavoro agile, non ancora emanato per le perplessità su chi dovrebbe firmarlo.
FP CGIL CISL FP UIL PA
Francesco Quinti Massimo Ferri Carmela Cilento
Roberto De Cesaris Franco Volpi
Vigili del fuoco, Fp Cgil in piazza a Roma: “difendiamo le specialità”
Roma, 15 giugno “Questa mattina, a Roma, in Piazza dell’Esquilino, una delegazione di lavoratori appartenenti alle specialità del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ha manifestato il proprio dissenso sul nuovo metodo che l’amministrazione intende adottare sulla ripartizione delle risorse legate all’indennità specialistica. Dividere il personale indirizzando le risorse in maniera gerarchica è la scelta più sbagliata per le specialità: uno specialista (aeronavigante, sommozzatore e nautico) è tale a prescindere dalla qualifica ricoperta. Ciò che fa la differenza, ed è ciò che rivendichiamo, sono le abilitazioni possedute e l’anzianità di brevetto”. E’ quanto si legge in una nota di Funzione Pubblica Cgil VVF.
“Già il 2 maggio scorso – prosegue il comunicato – circa 1000 lavoratori su 1400 avevano espresso la loro contrarietà a tal punto da far saltare la firma dell’accordo. Oggi la Fp Cgil VVF, con la rappresentanza dei lavoratori in piazza, ha inteso rafforzare il concetto, più volte espresso, che per ottenere un aumento in busta paga c’è sempre tempo, per perdere i diritti ci vuole un attimo”.
A S.M.D.
A S.M.E.
A S.M.M.
A S.M.A.
A PERSOCIV
FPCGIL – CISLFP – UILPA hanno più volte rappresentato all’Autorità Politica ed a tutti gli elementi di organizzazione in indirizzo per conoscenza, la necessità di un intervento affinché la situazione venutasi a verificare per effetto della corresponsione di arretrati non dovuti al personale militare transitato nei ruoli civili, fosse risolta attraverso l’adozione di provvedimenti volti a:
– Quantificare il debito per ogni dipendente;
– Avviare le procedure di recupero delle somme attraverso un accordo con il dipendente stesso sulla rateizzazione e le modalità di restituzione.
A distanza di mesi invece, registriamo comportamenti difformi – a volte incomprensibili, che danneggiano il lavoratore che in questo caso, giova ricordare, è vittima degli errori commessi da un
sistema di gestione stipendiale che è stato più volte dichiarato inaffidabile ed inadeguato dalle scriventi OO.SS.
Questo lo scenario:
Nella maggior arte dei casi il debito non è stato quantificato motu-proprio dall’Amministrazione che non provvede a detta quantificazione nemmeno su espressa richiesta del dipendente;
In altri invece si sta provvedendo al recupero senza accordi con i dipendenti;
In altri ancora il recupero si riferisce a somme maggiorate di tasse già pagate alla fonte nel momento dell’errata corresponsione di arretrati non dovuti.
FPCGIL – CISLFP – UILPA ritengono che sia giunto il momento di risolvere definitivamente il problema.
Si chiede pertanto di dare precise indicazioni a tutti gli indirizzi indicati per conoscenza affinché diano disposizioni immediate ai propri Uffici Amministrativi, di operare sulla problematica in modo omogeneo e comunque evitando in ogni modo di creare altre difficoltà e disagi alle lavoratrici ed ai lavoratori coinvolti.
FP CGIL CISL FP UIL PA
Francesco Quinti Massimo Ferri Carmela Cilento
Roberto De Cesaris Franco Volpi
Si è svolto ieri l’incontro convocato dall’amministrazione per la gestione uniforme del lavoro agile presso gli uffici centrali e periferici del MIT.
Preliminarmente, abbiamo consegnato una nota in cui si è rappresentata la paralisi nell’attività di pagamento dell’incentivo per funzioni tecniche in alcuni casi dal 2014, in altri dal 2016. È evidente che, nonostante i chiarimenti della Direzione del Personale, tutti i Provveditorati riscontrano difficoltà nell’esperire l’iter per il pagamento indicato dall’UCB e recepito dall’amministrazione. Come FP Cgil, abbiamo ribadito la nostra netta contrarietà, in punto di diritto, rispetto alla pretesa dell’UCB di normare ex post, quanto determinato antecedentemente, sia in sede di regolamento che in sede di DM n.204/2021. In ogni caso abbiamo richiesto al Direttore Generale del Personale di farsi carico di chiarire ulteriormente ai Provveditori l’iter necessitato secondo l’UCB, fermo restando che, laddove la soluzione prospettata dal MIT non dovesse trovare applicazione entro l’autunno prossimo, ci rivolgeremo ai legali per l’emanazione dei relativi decreti ingiuntivi.
In seconda battuta, visto che come FP CGIL avevamo richiesto l’integrazione dell’odg con la questione degli scorrimenti delle graduatorie da concorso riservato per il passaggio dalla seconda alla terza area, la discussione si è aperta sul punto con l’amministrazione che ha ribadito, vista la nota della funzione pubblica e l’impossibilità per la stessa di procedere all’escussione della graduatoria, di essere disponibile a individuare altra soluzione nell’alveo della normativa vigente che consenta il passaggio di area agli interessati. Abbiamo richiesto, pertanto, l’attivazione di un tavolo tecnico, al fine di individuare le giuste pesature degli elementi previsti dall’art.18 del CCNL per poter cominciare a esperire, nel più breve tempo possibile, le procedure previste per i passaggi di area in deroga (passaggi che possono avvenire senza il necessario titolo di studio). Abbiamo, infine, sostenuto la necessità che, accanto allo strumento del passaggio di area, dovrà necessariamente attivarsi anche lo strumento dei differenziali stipendiali, in modo da consentire un beneficio economico a tutti I lavoratori del MIT.
Si è poi passati a discutere del punto all’ordine del giorno. L’amministrazione ci ha proposto di rivedere il contenuto delle circolari sul lavoro agile e lavoro da remoto redatte a seguito del confronto espletato con le OO.SS. lo scorso anno. Sul punto ci siamo resi disponibili ad un nuovo confronto e pertanto abbiamo chiesto di ricevere una proposta compiuta da parte dell’amministrazione. Nelle more della discussion abbiamo chiesto che l’amministrazione emanasse una circolare che proroghi al 31 agosto prossimo le attuali modalità. Ovviamente per quanto riguarda i lavoratori cosiddetti “fragili” o altre situazioni che il legislatore volesse ritenere meritevoli di tutela, si rinvia ad eventuali atti normativi che, nel frattempo, dovessero essere emanati.
la Coordinatrice nazionale MIT p. la Fp Cgil Nazionale
Carmen Sabbatella Paolo Camardella
Si è tenuto l’8 giugno 2023, in modalità ibrida, l’incontro del Comitato Dialogo Sociale Europeo su Governi Locali e Regionale.
I punti esaminati sono stati:
1. Orario di lavoro. Presentazione del nuovo rapporto sull’attuazione della direttiva, da parte della Commissione Europea;
2. Direttiva sulla trasparenza del salario. Presentazione da parte della Commissione
Europea;
3. Anno Europeo sulle competenze. Scambio di opinioni con il Comitato delle Regioni
(CoR);
4. Crisi energetica. Presentazione dello studio di “Energy Cities”;
5. Aggiornamenti sui progetti in corso.
Pubblichiamo il report integrale di Enrico Lobina member FP CGIL del LRG Committee.
A seguito della mancata conciliazione in merito le sedi disagiate della provincia le Strutture Territoriali Fp Cgil VVF , Fns Cisl e Confsal VVF chiedono unitariamente l’incontro del Sig. Prefetto
Pubblichiamo il decreto del regolamento recante modalità di svolgimento del concorso pubblico per l’accesso alla qualifica di vice direttore ginnico-sportivo del CNVVF, ai sensi dell’articolo 190 del decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217
Pubblichiamo la nota del Coordinamento regionale Fp Cgil VVF con la quale evidenzia le difficoltà nel garantire un adeguato soccorso alla cittadinanza e tutela per le lavoratrici e dei lavoratori
L’emergenza Vigili del Fuoco nel comune capoluogo si sintetizza così e ricade sulle spalle di divise così indispensabili eppure così bistrattate. Tutto mentre rischia di innescarsi una nuova stagione estiva incendiaria.
Nella mattinata di oggi, 14 giugno, i problemi nazionali e locali sono state affrontati dalla Funzione Pubblica CGIL in un’assemblea a cui ha partecipato il personale non in servizio del Comando provinciale di Taranto, il segretario della FP CGIL Taranto, Mimmo Sardelli, il coordinatore aziendale Gaetano Lacorte e il coordinatore nazionale dei Vigili del Fuoco della FP CGIL, Mauro Giulianella.Se avessimo chiesto la presenza del personale in servizio con le modalità classiche delle assemblee sindacali probabilmente avremmo posto in serio pericolo la sicurezza del territorio – spiega Mimmo Sardelli.
Così nella sala intitolata a Rosanna Resta le difficoltà dei Vigili del Fuoco intrecciano quelle della comunità che di fronte a gravi incidenti o eventi naturali guarda al corpo come unica ancora di salvezza.
Dal 2019 ad oggi poco o nulla è cambiato – spiega Mauro Giulianella – perché grazie ai fondi del PNRR siamo riusciti a dare una boccata d’ossigeno all’atavica questione dei mezzi obsoleti, ma resta la carenza d’organico e a Taranto soprattutto la carenza di autisti.
C’è poi la questione della cosiddetta seconda chiamata: quella che consente di intervenire su due luoghi contemporaneamente.
La partenza dalla zona Porto non può essere sempre garantita – sottolinea Gaetano Lacorte – perché la ristrettezza di organico ci impone delle scelte di efficienza. Così se mentre siamo impegnati a domare un incendio a Grottaglie e veniamo chiamati per un altro intervento in città a volte siamo costretti a chiedere rinforzi ai distaccamenti di Martina Franca o Castellaneta.
Così mentre i Vigili del Fuoco si occupano della sicurezza dei cittadini, per paradosso sono loro i primi a non poter contare su strumenti di tutela della loro incolumità. Da anni rivendichiamo questo aspetto. I Vigili del Fuoco non hanno l’assicurazione INAIL – specifica Mauro Giulianella – e nessun sostegno in caso di infortuni o malattie, come avviene invece per tutti gli altri comparti della pubblica amministrazione. Il Governo ci deve risposte anche su questo.
Al Viceministro della Giustizia
Francesco Paolo Sisto
Al Capo del DGMC
Antonio Sangermano
Al vice Capo del DGMC
Riccardo Turrini
e, p.c. Al Direttore Generale della Dgepe Domenico Arena
Oggetto: presidi UEPE negli istituti penitenziari e presso i Tribunali Ordinari.
E’ stata portata all’attenzione delle scriventi OO.SS. la nota della Direzione generale per l’esecuzione penale esterna e di messa alla prova del 25.05.2023 n. 33979 riguardante la “Sperimentazione presidi Uepe negli istituti penitenziari”.
Apprendiamo così che codesta DGEPE intende proseguire nell’intento di istituire presidi della probation giudiziaria presso i tribunali ordinari e presidi della probation penitenziaria presso gli Istituti penitenziari, che si prefigurano quali sezioni distaccate degli Uepe, anche se più di un’occasione le scriventi, hanno espresso la propria contrarietà circa il modello organizzativo che si intende attuare.
La decisione di istituire, seppure in via sperimentale, dei presidi della probation penitenziaria negli Istituti Penitenziari, va a snaturare completamente lo spirito dell’Ordinamento Penitenziario che individua gli UEPE come “soggetti esterni” all’organizzazione carceraria dandogli un ruolo di consulenti che si attivano all’atto della specifica richiesta da parte delle Direzioni degli II.PP. (“su richiesta delle direzioni degli istituti penitenziari, prestano consulenza per favorire il buon esito del trattamento penitenziario” art. 72, c. 2, punto e).
Il DPR 230/2000 rafforza ancora di più tale concetto stabilendo che “gli Uffici di esecuzione penale esterna sono ubicati in locali distinti dagli istituti e dagli uffici giudiziari” così da poter coordinare le attività di competenza con quella delle istituzioni e dei servizi sociali che operano sul territorio, proprio a sottolineare la non subordinazione di tale servizio agli II.PP ed ai Tribunali.
Infatti, anche la volontà di avviare dei presidi Map all’interno dei tribunali ordinari, quali sezioni distaccate degli Uepe, va nella Direzione opposta rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente.
Tali decisioni rischiano di modificare profondamente la mission degli UEPE che sono, e devono continuare ad essere, radicati nel territorio, con la loro specifica organizzazione, consolidata nei decenni, che consente, appunto, di raggiungere i territori di competenza, molto ampi e comprendenti luoghi distanti e disagiati rispetto alle sedi. L’altro rischio, forse ancor più grave, sarebbe quello di creare, di fatto, una subordinazione gerarchica sia alle Direzioni degli II. P. che alle Presidenze dei Tribunali, riducendo il ruolo degli UEPE a quello di meri esecutori delle richieste di tali Istituzioni, vanificando tutta l’esperienza maturata nella gestione delle misure di comunità.
I presidi, così come immaginati, sottrarrebbero del personale agli Uffici, per dirottarlo verso realtà istituzionali con organizzazioni e mission radicalmente differenti. L’obiettivo sotteso sembra essere quello di voler rendere il lavoro degli Uepe, non più orientato alla comunità e alle persone sottoposte o da sottoporre a provvedimenti dell’autorità giudiziaria, bensì a servizio di altri Uffici e relativi professionisti (area educativa degli istituti penitenziari, avvocati, cancellerie dei tribunali, ecc.). La distrazione di personale dalle attività di indagine e di gestione e controllo delle misure e sanzioni di comunità, non potrà che indebolire ulteriormente un sistema già fragile e in grave difficoltà operativa, in un momento quanto mai delicato, in cui ci si attende un aumento esponenziale dei flussi di lavoro, conseguentemente all’approvazione del Decreto legislativo 10 ottobre 2022 n. 150, attuativo della l. 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l’efficienza del processo penale, nonché’ in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari.
Nonostante sia previsto un ampliamento di personale, pari a 1092 unità, tra cui anche assistenti sociali ed educatori, si ritiene che tale previsione sia insufficiente a far fronte al volume di attività in carico agli UEPE, in quanto le unità attese andranno a sopperire il personale prossimo al pensionamento. Relativamente ai funzionari pedagogici, nonostante ripetute richieste, non si è avviato ancora un confronto sui peculiari compiti e funzioni che tale nuova professionalità, nell’ambito dell’esecuzione penale esterna, dovrà assumere, in un’ottica multidisciplinare, che miri a valorizzare le singole professionalità evitando rischi di intercambiabilità con conseguente confusione di ruoli e competenze.
Relativamente ai presidi all’interno degli II.PP., su cui non abbiamo letto alcun accordo centrale con il Dap, di fatto non si ravvede il valore aggiunto dell’istituzione di un “unità organizzativa” , rispetto al ruolo e alle funzioni delle cosiddette “antenne operative”, che già concretamente svolgono le attività e perseguono gli obiettivi individuati nell’ipotesi di sperimentazione, presidiando gli istituti uno/più giorni a settimana, come previsto dalla circolare interdipartimentale, a firma congiunta del Capo Dipartimento del Dap e del DGMC.
In merito all’istituzione di presidi multidisciplinari presso i Tribunali, le Istituzioni sollecitano l’accesso e l’avvio in tempi brevi dei percorsi di Messa alla prova o di ogni altro percorso nell’ambito delle nuove misure di comunità ad oggi a disposizione del giudice della cognizione.
Va tuttavia rappresentato che tale concezione risulta in contrasto con l’opportunità di definizione di programmi di trattamento realmente individualizzati, strutturati a partire da un’adeguata valutazione sulla situazione della persona da parte del professionista di servizio sociale, in rete con le altre istituzioni territoriali ed in sinergia con le altre figure professionali previste, effettuata con le opportune tempistiche, che possa portare alla costruzione di percorsi che abbiano una valenza effettivamente ripartiva.
L’istituzione dei presidi presso i tribunali, rischia di cavalcare tale impronta de professionalizzante, depauperando ulteriormente gli uffici UEPE dei funzionari di servizio sociale, già in numero insufficiente a gestire l’ingente numero di casi, destinandoli a compiti di natura meramente amministrativa o di supporto ad altre professionalità, di fatto afferenti ai Tribunali, in rappresentanza dell’utenza, che operano peraltro con natura privatistica.
Va poi precisato che i presidi assottigliano i già minimali spazi per ottemperare al mandato sociale ponendo l’operato dell’assistente sociale dell’Uepe in conflitto con il codice deontologico vigente.
Alla luce di quanto rappresentato, le OO.SS chiedono di sospendere la sperimentazione sui presidi all’interno degli istituti nonché l’istituzione dei presidi presso i Tribunali ordinari. Al contempo, chiedono un incontro urgente sul modello che si intende perseguire, tenendo conto dell’esperienza maturata finora, della mission degli UEPE, in linea con il probation di stampo europeo.
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FP CGIL
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CISL FP
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UIL PA
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Fuselli
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Marra
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Amoroso
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Pubblichiamo la nota di solidarietà alla SIPTU, a tutela e rispetto dei lavoratrici e dei lavoratori dei Vigili del Fuoco Irlandesi
Roma, 14 giu – “Come preannunciato nei giorni scorsi, per dare seguito alle iniziative messe in campo per la stabilizzazione del personale precario della ricerca ed in relazione all’ennesima beffa perpetrata ai loro danni con la bocciatura dell’emendamento all’art.16 del cd. ‘Decreto Bollette’ che ne prevedeva l’assunzione a tempo indeterminato, abbiamo dato mandato al nostro ufficio legale di iniziare con l’invio agli Enti interessati delle diffide stragiudiziali per i periodi di lavoro prestati con rapporto di lavoro precario del personale della ricerca sanitaria, raccolte nei mesi scorsi. Sono più di 700 le diffide che in questi giorni sono state e saranno inviate a tutte le direzioni degli IRCCS, degli IZS e al Ministero della Salute”.
Lo annuncia in una nota Funzione Pubblica Cgil.
“Con questa ulteriore manifestazione a sostegno della campagna ‘#ricerchiamostabilmente’ vogliamo porre all’attenzione degli organi di Governo, in primo luogo al Ministero della Salute e a quello dell’Economia, che se non si interverrà finalmente con una soluzione positiva, le risorse da mettere a disposizione potrebbero essere di gran lunga superiori a quelle necessarie alla stabilizzazione del personale precario. Confidiamo quindi nella disponibilità data da tutti i gruppi politici e dai Ministeri interessati per trovare velocemente soluzione al problema, confermando la nostra disponibilità ad uno specifico incontro sul tema con il Ministro della Salute”, conclude la nota di Fp Cgil.
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