Al Segretario per i Diritti Umani della Repubblica Argentina
Dott. Alberto Baños
Egregio signor Baños,
la FP CGIL esprime la sua profonda preoccupazione per la crescente ondata di licenziamenti che ha colpito l’intero settore pubblico e il personale della Segreteria dei Diritti Umani della Repubblica Argentina, un’entità chiave nella costruzione e conservazione delle politiche di memoria, verità e giustizia e nella continuità di decenni di lavoro collettivo per garantire che le violazioni dei diritti umani in Argentina non si ripetano più.
I settori che dipendono da voi non sono solo organismi amministrativi, ma un supporto fondamentale nella difesa e nella promozione dei diritti umani, e il loro indebolimento mette a rischio l’impegno e l’obbligo dello Stato nei confronti di politiche pubbliche della memoria che costituiscono un patrimonio universale fondamentale.
La FP CGIL esprime la propria preoccupazione per quanto sta accadendo in Argentina con lo smantellamento da parte del governo di importanti strutture statali preposte alla conservazione della memoria della dittatura e con l’attacco generalizzato alle lavoratrici e ai lavoratori del settore pubblico con le migliaia di licenziamenti effettuati dal governo Milei nelle amministrazioni.
Tenendo conto della forte vocazione democratica della nostra organizzazione e della convinzione che sia fondamentale opporsi a livello internazionale, insieme alle organizzazioni sindacali argentine, a qualsiasi attacco che possa indebolire la democrazia, riteniamo grave che mentre la ferita della dittatura in Argentina è ancora aperta, il governo continui a indebolire alcune importanti istituzioni che contribuiscono a mantenere viva la memoria della dittatura.
Oltre al recente licenziamento di massa di fine anno dei lavoratori del centro Haroldo Conti, situato nell’ex Esma, esprimiamo la nostra preoccupazione per l’indebolimento dei luoghi della memoria che operano negli ex centri di detenzione clandestina e per il Registro unico delle vittime del terrorismo di Stato.
Siamo solidali con i sindacati argentini nel respingere i massicci licenziamenti di dipendenti pubblici avvenuti nell’ultimo anno nei diversi settori dell’amministrazione pubblica.
Le organizzazioni sindacali e la società civile organizzata internazionale osservano con crescente preoccupazione il deterioramento delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori argentini e chiedono al vostro governo il rispetto assoluto della legislazione del lavoro in vigore e dei diritti acquisiti.
Cordiali saluti,
Giordana Pallone
Segretaria nazionale FP CGIL
“Il Governo ancora una volta mortifica la dignità dei lavoratori pubblici. Stavolta è il turno dei dipendenti delle Funzioni Locali, un comparto dove il reddito medio è più basso, che devono fare i conti con l’insufficienza di risorse stanziate nelle leggi di bilancio per coprire il triennio 2022/24. Abbiamo ribadito anche oggi che non ci sono le condizioni per sottoscrivere un’ipotesi che non fornisce risposte al tema centrale: aumentare lo stipendio tabellare. Non ci sono risposte per la Polizia locale, per il settore educativo scolastico, per gli amministrativi, i tecnici e demografici, gli assistenti sociali. Questo comparto ha una pluralità di figure e servizi che hanno bisogno di strumenti di valorizzazione professionale che la bozza di CCNL presentata da Aran non contiene a causa dell’assenza di risorse disponibili. Ciò crea frustrazione nelle lavoratrici e nei lavoratori di un comparto che già soffre per la carenza di personale e i bassi salari. In questa ipotesi di contratto, ancora, non si vede nulla per Province, oggetto di profonde riforme, Avvocatura, Camere di Commercio e Piccoli Comuni”.
Lo dichiarano in una nota Fp Cgil e Uil Fpl, a seguito del tavolo di trattativa per il rinnovo contrattuale del CCNL del Personale del Comparto Funzioni Locali relativo al Triennio 2022-24 tenutosi oggi in Aran.
“Chiedevamo altresì – aggiungono – di costruire un sistema di incentivazione e incarichi che riconoscesse le specificità, ma neanche il salario accessorio può dare risposte a causa dei blocchi al tetto del 2016 che il Governo si ostina a non rimuovere. Per queste ragioni abbiamo giudicato ancora non sottoscrivibile la bozza di contratto non cedendo al ricatto ‘bere o affogare’”.
“In una trattativa – proseguono i sindacati – se la parte sindacale dichiara a quella datoriale che non ci sono le condizioni si tenta di trovare un nuovo equilibrio ascoltando le ragioni degli altri. Ed è quello che per noi va fatto. Gli Enti locali hanno subito pesanti tagli e per questo il Governo ha una responsabilità doppia nei confronti di questo comparto che rischia di essere il più penalizzato. Bisogna ricordare che un anticipo è stato già erogato, quindi gli aumenti reali sarebbero davvero bassissimi. In più, non ci sono risorse per le progressioni e non è prevista l’area dell’elevata qualificazione. Ci viene allora da fare una domanda al Ministro Zangrillo: ma che gli hanno fatto di male i lavoratori delle Funzioni Locali per essere così penalizzati? Noi certamente non accetteremo compromessi al ribasso. Per noi la battaglia va avanti, per difendere la dignità e la professionalità dei lavoratori degli enti locali”.
“L’Aran ha ribadito la chiusura netta del Ministro Zangrillo ad aprire il confronto sulle risorse dichiarando di fatto la volontà del Governo di non voler arrivare ad una soluzione sulle risorse, ed è paradossale che alcune organizzazioni sindacali confederali al tavolo abbiano dichiarato di condividere questa impostazione anche se non fornisce risposte adeguate. Evidentemente c’è chi deve rispondere al Governo. Noi Cgil e Uil scegliamo di rispondere ai lavoratori delle Funzioni Locali”.
“Quanto alla proposta di Aran di proseguire il confronto con tavoli tecnici, questa scelta conferma da un lato che grazie alla nostra maggioranza preponderante al Tavolo siamo riusciti ad avere ulteriori spazi di confronto per rivedere quelle parti normative del testo che ad oggi o non abbiamo discusso o vanno modificate, ma la battaglia aperta rimane quella sulle risorse senza le quali non ci possono essere soluzioni condivise”, concludono Fp Cgil e Uil Fpl.
Il 5,78% di aumento, ben lontano dall’inflazione al 16,5% nel triennio di riferimento, produce effetti ancora inferiori per le funzioni locali, come si vede in questo schema:
Area Funzionari ed elevate qualificazioni: aumento lordo euro 141,5 euro; aumento decurtata l’Indennità di vacanza contrattuale (Ivc) 67,04 euro; aumento netto circa 38,70 euro.
Istruttori: aumento lordo euro 130,41; aumento decurtata l’Ivc 61,80; aumento netto circa 42,26.
Operatori esperti: aumento lordo 116,03; aumento decurtata l’Ivc 54,97; aumento netto circa 37,59.
Operatori: aumento lordo 111,45; aumento decurtata l’Ivc 52,78; aumento netto circa 36,09.
Referendum CCNL Funzioni Centrali: lavoratrici e lavoratori bocciano l’ipotesi separata
SE NON SI RINNOVANO CON RISORSE ADEGUATE I CONTRATTI DEL PERSONALE IL SERVIZIO SANITARIO SARÀ UNA SCATOLA SEMPRE PIÙ VUOTA
Il progressivo svuotamento di personale, che rende il SSN Pubblico sempre più povero di professionisti e sempre meno in grado di erogare salute alla popolazione, è noto a tutti, ma Governo e Regioni fanno finta di nulla, mentre crescono i profitti della Sanità Privata, a caro prezzo di chi deve pagarsi le cure oltre le tasse. Lo afferma l’Intersindacale dei Dirigenti Medici, Veterinari e Sanitari composta da Aaroi-Emac, Fassid, Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, FVM Federazione Veterinari Medici e Dirigenti Sanitari, Uil Fpl Medici.
Il contratto del triennio 2022/2024 dei Dirigenti Medici, Veterinari e Sanitari non è mai nato ma è scaduto a dicembre; senza che siano mai nemmeno iniziate le trattative per la sua stipula. Il contratto ancora vigente è quello del triennio 2019-2021. Questa incoerenza non è un imprevisto, ma il contratto dei tre anni passati ancora non compare nell’agenda del Governo e delle Regioni, che non ne hanno ancora licenziato l’atto d’indirizzo.
Questo la dice tutta sulla tempestività della risposta politica alle esigenze del SSN e dei suoi utenti, mentre le risorse stanziate per gli aumenti sono ancora una volta assolutamente inadeguate (+5,78%) rispetto all’inflazione che nel triennio ha svalutato gli stipendi (-16,5%).
A queste condizioni il lavoro nel SSN è e resta fortemente disincentivato. I cittadini devono essere informati del fatto che i nostri obiettivi di adeguare da subito le retribuzioni all’inflazione, migliorare le condizioni di lavoro, consolidare le possibilità di carriera e conciliare i tempi di vita lavoro di medici e sanitari, sono in coerenza con quanto atteso dall’utenza che rivendica assistenza adeguata, clima di lavoro consono con la fragilità delle persone malate, attenzione alla soggettività dei pazienti che non possono essere considerati “output aziendali” da smaltire, rispetto verso una popolazione sfiduciata che è esasperata dagli inevitabili disservizi causati dalla mancanza di una reale volontà politica di investire sul sistema e sui professionisti, a danno dei quali diventa sempre più spesso aggressione fisica.
È necessario mettere bene a fuoco le criticità della vertenza, che richiede unità e determinazione per avviare al più presto la contrattazione, e che deve impegnare Governo e Regioni a trovare risorse extra contrattuali che riconoscano concretamente la specificità delle lavoratrici e dei lavoratori del SSN (h24- 365gg anno-liste d’attesa).
Non accetteremo condizioni peggiorative, soprattutto sui temi che riguardano gli incarichi, l’orario di lavoro e le relazioni sindacali, faticosamente migliorate nel contratto 2019/2021.
Il Governo e il Parlamento hanno approvato nella legge di bilancio un modesto incremento dell’Indennità di specificità medico-veterinaria e sanitaria che, peraltro, ha sperequato i dirigenti sanitari. Ci aspettiamo che ci sia a breve il promesso intervento correttivo col quale siano stanziate le risorse per riequilibrare l’incremento dell’indennità di specificità sanitaria.
Crediamo sia necessario che, data la carenza di risorse per il rinnovo contrattuale, le risorse stanziate dalla legge di bilancio per incrementare le indennità di specificità vengano rese erogabili già in questo anno con il contratto 2022-24, anticipando e implementando per via extra contrattuale legislativa quelle già finanziate dal 2026.
La partita in gioco è molto delicata e le tensioni in atto possono solo inasprire le relazioni sindacali. Governo e Regioni devono trovare soluzioni responsabili.
Se non si rinnovano i contratti della sanità pubblica a condizioni adeguate il Servizio Sanitario Nazionale si svuoterà delle professionalità necessarie e sarà chiaro a tutti che il disegno sotteso è quello di riportare indietro di 50 anni il nostro welfare, le conquiste sociali che hanno protetto le fasce più fragili della società, la speranza di vita guadagnata con la salute pubblica e l’applicazione del dettato costituzionale.
Significativi miglioramenti economici e normativi, rafforzati diritti e tutele per gli oltre 17 mila lavoratrici e lavoratori degli Istituti Socio-Sanitari, Assistenziali ed Educativi Dipendenti dall’Autorità Ecclesiastica
Roma, 11 gennaio 2025 – Dopo mesi di intenso confronto negoziale è stata sottoscritta l’Ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Agidae 2023-2025, applicato agli oltre 17mila lavoratrici e lavoratori degli Istituti Socio-Sanitari, Assistenziali ed Educativi Dipendenti dall’Autorità Ecclesiastica. L’intesa, siglata dai sindacati di categoria Fp Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e dall’Associazione datoriale, sarà sottoposta alla consultazione assembleare nei luoghi di lavoro su tutto il territorio nazionale da svolgersi entro il 30 gennaio.
L’intesa introduce significative novità, con un forte impatto su molteplici aspetti delle condizioni contrattuali e lavorative, in materia di permessi sindacali; contratti a tempo determinato; part time; previdenza complementare; lavoro notturno; maternità; qualificazione, riqualificazione e aggiornamento professionale; premio di merito e progressione orizzontale di carriera; aumenti tabellari.
Il trattamento economico subisce un importante aggiornamento, con un incremento complessivo a regime di 175 euro per il livello medio C2, da riparametrarsi per gli altri livelli. Gli aumenti verranno erogati in due tranche, la prima di 100 euro a febbraio 2025 e una seconda di 75 euro a ottobre dello stesso anno, garantendo un incremento salariale superiore al 10%.
L’accordo rivisita inoltre tutte le maggiorazioni per il lavoro notturno e festivo. Per ogni ora prestata dalle 22 alle 6, verrà riconosciuta una maggiorazione del 20% della quota oraria lorda spettante, con un incremento pari al 5%. Stesso trattamento sarà applicato al lavoro festivo ordinario prestato dai lavoratori turnisti. Le ore notturne lavorate durante le giornate festive verranno retribuite con un incremento del 10%, ovvero con una maggiorazione di miglior favore pari al 40% della quota oraria lorda spettante.
In materia di inquadramento professionale, segnatamente all’area socio-assistenziale educativa, l’intesa abroga la posizione economica A.
Il capitolo sui permessi sindacali rappresenta un avanzamento rilevante in termini di diritti per i dirigenti sindacali, ai quali vengono riconosciuti 10 giorni di permessi retribuiti all’anno.
Un’altra significativa innovazione riguarda la disciplina dei contratti a tempo determinato, la cui durata massima è stata estesa a 24 mesi, sulla scorta degli altri rinnovi contrattuali di settore. Per incentivare la stabilizzazione, è prevista la possibilità di proroga fino a 36 mesi, a condizione che almeno il 25% dei contratti a tempo determinato vengano convertiti a tempo indeterminato. Inoltre, l’accordo introduce una regolamentazione innovativa per il ricorso combinato ai contratti a termine e ai contratti di somministrazione, con un limite complessivo del 30% rispetto all’organico aziendale.
Sul fronte del lavoro part-time, il lavoro supplementare verrà retribuito con una maggiorazione del 15%, mentre il consolidamento di tali ore nell’orario contrattuale è garantito in misura pari al 70%. Le parti condividono la necessità di privilegiare il consolidamento dei rapporti di lavoro full time anche per dare continuità di prestazione ai fruitori dei servizi erogati.
Tra le misure più significative introdotte in tema di welfare contrattuale, le parti hanno convenuto di istituire il fondo di previdenza complementare Previfonder. Dal 1° febbraio 2025, ogni datore di lavoro sarà tenuto a versare una quota pari al 1,5% della retribuzione per 13 mensilità per ogni dipendente, salvo rinuncia scritta da parte di quest’ultimo. I lavoratori potranno inoltre scegliere di incrementare il contributo con proprie risorse, inclusa la destinazione del TFR.
L’intesa interviene anche sulla tutela della genitorialità: il periodo di astensione obbligatoria per maternità darà diritto ad un’indennità pari al 100% della retribuzione.
Sul fronte della qualificazione, riqualificazione e aggiornamento professionale, l’intesa introduce nuovi strumenti per l’acquisizione dei crediti ECM, con un cofinanziamento del 50% da parte del datore di lavoro, a testimonianza dell’impegno congiunto per la crescita professionale dei dipendenti.
L’accordo include, infine, misure volte a valorizzare l’impegno e la presenza dei lavoratori. Permessi sindacali e periodi di maternità obbligatoria saranno computati come giorni effettivamente lavorati ai fini dell’accesso al premio di merito e alle progressioni di carriera. Rivisitata anche la scala parametrale tesa all’erogazione del salario variabile, al fine di rendere maggiormente apprezzabile tale misura.
Soddisfazione in casa sindacale. Per Fp Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs «l’intesa raggiunta con Agidae segna un traguardo significativo per il terzo settore socio-sanitario assistenziale educativo, rafforzando i diritti e le tutele delle lavoratrici e dei lavoratori». «Il rinnovo contrattuale – concludono le tre sigle – pone le basi per un futuro contrattuale più equo e inclusivo, introducendo elementi ad alta valenza sociale anche volti a stimolare la natalità nel nostro Paese».
“Dopo un anno di finta trattativa, i ministri hanno sottoscritto l’accordo con i sindacati delle forze di polizia per il contratto del triennio 2022/2024. Tutte tranne una: la Funzione Pubblica CGIL. L’accordo tradisce le promesse fatte dalla Presidente del Consiglio che un anno fa garantì che avrebbe riconosciuto il valore del lavoro di donne e uomini in divisa come nessuno mai prima e con risorse superiori a quelle messe a disposizione per tutti i lavoratori pubblici. Le chiacchiere stanno a zero e l’accordo riduce il peso degli stipendi rispetto a quello di tre anni fa. È la prima volta che un rinnovo contrattuale non difende gli stipendi dall’inflazione”. Questo il commento della Funzione Pubblica CGIL a margine della conclusione della trattativa per il rinnovo del contratto Sicurezza 2022/2024.
| CCNL
|
STIPENDIO MESE ISPETTORE SUP. | AUMENTO STIPENDIO MESE | INFLAZIONE TRIENNIO | INCIDENZA INFLAZIONE | DIFF. INCR. CCNL – INFL. |
| 2016/2018 | 2.040,16 | 126,07 | 1,80 | 34,45 | 91,61 |
| 2019/2021 | 2.098,59 | 58,44 | 2,00 | 40,80 | 17,63 |
| 2022/2024 | 2.240,10 | 141,51 | 16,50 | 346,27 | -204,76 |
Nell’esempio in tabella, calcolato su un Ispettore superiore, si vede che nel 2018 ebbe un aumento di 126,07 euro mentre la perdita da inflazione fu di 34,45 euro. Nel 2021 a fronte di una perdita da inflazione pari a 40,80 euro, l’aumento fu a regime di 58,44 euro. Il contratto per il triennio 2022/2024 prevede un aumento di 141,51 euro a fronte di una svalutazione dello stipendio mensile pari a 346,27 euro. Con il risultato che la perdita che rimane a regime sarà di 204,76 euro al mese. Lo stesso effetto di perdita riguarderà anche l’indennità pensionabile e tutto il personale di polizia penitenziaria.
“Avevamo fatto proposte per evitare questo risultato – spiega il sindacato -. C’era la possibilità di utilizzare le risorse messe nella Legge di Bilancio per chiudere un accordo di maggiore soddisfazione per le donne e gli uomini in divisa. Avevamo proposto una diversa articolazione dello straordinario perché pagato molto meno che per tutti gli altri lavoratori pubblici e privati. Ma il Governo non ha voluto sentire e si è perfino negato al confronto”.
“Così i poliziotti penitenziari in carne ed ossa i conti li faranno ogni giorno in base a quanto avranno da spendere per mangiare, mandare i figli a scuola o per pagarsi cure e medicine. Cancellando il principio fondamentale per cui un contratto nazionale deve innanzitutto difendere gli stipendi dall’inflazione, si accetta che pur lavorando ci si possa impoverire. È con fatti e numeri alla mano che misuriamo la distanza tra le promesse fatte un anno fa dalla Presidente Meloni, nella parata di Palazzo Chigi davanti ai sindacati di polizia e militari, e i risultati di questa farsa. Noi non ci stiamo e per questo non abbiamo sottoscritto questo accordo a perdere. Per parte nostra continueremo a rivendicare il giusto riconoscimento del valore di tutte le lavoratrici e i lavoratori pubblici, compresi quelli in divisa”, conclude la Fp Cgil.