Tutti ricordiamo la pubblicità in cui la particella di sodio solitaria gridava nel vuoto “C’è nessunooo?”, non ricevendo alcuna risposta.
In questi giorni ci siamo sentiti un po’ come quella particella: dopo settimane dall’ultimo incontro, nessuna novità si è avuta, nessun aggiornamento su nessuna delle tante questioni in piedi.
Iniziamo dalle questioni più importanti: riguardo agli arretrati della perequazione ci era stato detto che sarebbe stato presentato un emendamento al DL Lavoro in fase di conversione per arrivare a ottenere, tramite gli avanzi di bilancio dell’Ente, l’utilizzo di queste somme in favore dei lavoratori per il riconoscimento degli arretrati.
Allo stesso modo, ci era stato detto che sarebbe stato presentato un emendamento per modificare parzialmente il DL 146/2021 e ottenere che le somme derivanti dagli introiti delle sanzioni potessero essere impiegate in favore dei lavoratori.
Questi emendamenti sono stati trasmessi, sono stati seguiti/segnalati? Nessuna risposta né dall’INL, né da via Veneto, forse impegnato a commissariare altri Enti.
Avevamo chiesto di aprire un tavolo negoziale su come poter impiegare anche solo una parte dell’avanzo di bilancio in favore dei lavoratori, ad esempio con dotazioni strumentali (segnaliamo in proposito che i lavoratori neoassunti non sembra abbiano ancora ricevuto un pc…) Anche su questo, tutto tace.
Nessuna notizia neppure sul fronte interno contrattuale. Eppure, i primi di maggio l’Amministrazione aveva presentato un’ipotesi di accordo sulle famiglie professionali rispetto alla quale dichiarammo ci potessero essere le condizioni per arrivare alla firma e poter fare altro.
Ricordiamo, infatti, che senza la stipula di questo accordo sulle famiglie professionali, non sarà possibile procedere né alle progressioni verticali in deroga né, soprattutto, alle progressioni orizzontali con decorrenza 1° gennaio 2023.
Per capirci: nelle scorse settimane al Ministero del Lavoro il tavolo negoziale ha sottoscritto, nella stessa riunione, prima l’accordo sulle famiglie professionali, poi l’accordo sulle progressioni orizzontali con decorrenza 1° gennaio 2023 e anche l’accordo sul FRD 2022. Chi e perché sta impedendo che tutto questo accada anche all’INL e che i lavoratori possano avere gli stessi benefici?
Abbiamo poi saputo che nel corso di incontri pubblici sarebbe stato dichiarato che ci sarebbero stati non meglio precisati problemi nell’erogazione del Decreto Incentivi 2022 che ne rallenterebbero sine die il pagamento. Come mai, se ci era stato comunicato che la variazione di bilancio era stata approvata dal CdA? Siamo forse al déja-vu con qualcuno che, dall’esterno, si “diverte” a rallentare in modo esasperante le attività dell’INL per innervosire (e danneggiare) i lavoratori? Sarà un caso che questo accada dopo la tramontata ipotesi di rientro al Ministero?
Una riunione del tavolo negoziale sarebbe utile, per poter affrontare tutti questi argomenti e provare ad avere delle risposte.
Nel frattempo, continuiamo a gridare solitari: “C’è nessunooo?”
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Coordinatore nazionale FP CGIL – INL |
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Matteo Ariano |
Pubblichiamo la nota di raccomandazione sanitaria, emata dall’Ufficio per la Medicina del Lavoro, per il personale interessato nell’Emergenza Emilia Romagna.
Roma, 25 mag – “Non è un problema risolvibile con le comparazioni pubblico-privato: ci sono la scarsa flessibilità organizzativa e le condizioni di lavoro che determinano una diversa attrattivita’ tra pubblico e privato, e poi c’è una questione che riguarda i profili professionali e tecnici che, diversamente dagli amministrativi, hanno una diversa spendibilità nel privato. In ogni caso il CCNL 19/21 ha dato prima risposte, quindi è ancora più incomprensibile il blocco della contrattazione”.
Lo afferma in una nota la segretaria generale di Funzione Pubblica Cgil Serena Sorrentino commentando i dati Aran sulle retribuzioni del pubblico impiego.
“Lo studio prende in esame 2 contratti, funzioni centrali e funzioni locali, e diverse amministrazioni delle funzioni centrali (ministeri e agenzie). Le sperequazioni tabellari confermano la nostra battaglia storica sul consolidamento di voci nel trattamento fondamentale che potrebbero incrementare i tabellari aumentando così le retribuzioni medie troppo basse. In particolare – spiega Sorrentino – la forbice tra il comparto delle funzioni locali e centrali e’ ancora più critica se guardiamo il peso della componente accessoria pari al 14% (percentuale del variabile sul fisso) nei centrali, 17% per le Agenzie fiscali e 27% nei locali che risente del tetto imposto dall’art. 23 del decreto 75/17 che blocca il tetto di spesa dei fondi al dato storicizzato del 2018. Abbiamo conquistato l’implementazione dello 0,22 ma appare evidente che di fronte al blocco della contrattazione per il mancato finanziamento del CCNL 22/24 e i tetti di spesa aumenteranno la distanza con i settori privati che stanno in parte recuperando l’inflazione nei loro rinnovi”.
“Per questa ragione – aggiunge ancora Serena Sorrentino – chiediamo che gli aumenti contrattuali si facciano carico di incrementi sul tabellare che recuperano l’inflazione e vadano sopra ipca (indice dei prezzi al consumo armonizzato), cancellare il tetto di spesa per il salario accessorio liberando per questa via la leva della produttività e degli incarichi per la valorizzazione professionale e rifinanziare fino all’1% il nuovo sistema di inquadramento per fare in modo che, come sottolinea lo studio, quelle componenti di maggiorazione stipendiale come i differenziali economici e gli incarichi possano essere uno strumento aggiuntivo alla riqualificazione di tutto il personale attraverso un corretto inquadramento in applicazione di ciò che hanno definito i contratti. Ci vuole un salto nella crescita della retribuzione ma anche un processo di armonizzazione delle sperequazioni esistenti, a parità di ruoli e funzioni, in ragione solo del tipo di amministrazione”.
Per Sorrentino, “la vera differenza tra pubblico e privato non è solo evidenziata prendendo a riferimento la retribuzione relativa al trattamento fondamentale (voci fisse della retribuzione) ma sul peso della contrattazione di parte accessoria e sulla dinamizzazione delle carriere. Nel pubblico infatti tra vincoli di spesa, impossibilità di contrattare l’organizzazione del lavoro per vincoli normativi, e progressioni sia orizzontali che verticali che solo con il dl 80 e i CCNL 19/21 abbiamo reso più flessibili ma che comunque sono sempre più rigide del settore privato, registriamo la vera fondamentale differenza”.
“Il Ministro – conclude la segretaria generale – non si è mai confrontato ad oggi con le organizzazioni sindacali, almeno con la FP CGIL, su questi temi come sul rinnovo del contratto ma per noi sono punti fondamentali di rivendicazione. I nuovi assunti delle Pa ci chiedono non solo più salario ma anche più valorizzazione, richieste non diverse dai dipendenti che da anni sono nelle pubbliche amministrazioni. E’ ora di dare risposte e completare la contrattualizzazione delle pubbliche amministrazioni”.
In data 24 maggio abbiamo incontrato l’amministrazione sul tema Fondo Risorse Decentrate 2021 relativo al personale non dirigente del MUR.
L’Amministrazione ci ha consegnato una proposta di testo sulla quale abbiamo dovuto rilevare diverse criticità sia rispetto all’impianto generale relativo a performance individuale e organizzativa sia alla quantificazione e definizione dei criteri sulla maggiorazione della performance individuale.
L’amministrazione ha recepito le nostre indicazione e si è impegnata a proporre un nuovo testo con le modifiche richieste.
Con l’occasione abbiamo chiesto di avere tutta la documentazione relativa alla composizione del Fondo in modo da poter verificare la consistenza delle diverse voci nonché l’inserimento delle ulteriori risorse previste da norme e contratti a partire dalle quote derivanti dai risparmi su buoni pasto e straordinari dell’anno 2020. Abbiamo chiesto inoltre di conoscere i dati relativi all’attribuzione delle maggiorazioni del premio individuale degli scorsi anni.
L’Amministrazione ha fatto alcune comunicazioni relativamente alla quantificazione degli importi che il CCNL destina alle progressioni verticali (0,55% del monte salari 2018) che si aggirano tra i 30.000 e i 35.000 euro confermando la volontà di procedere alle progressioni verticali di tutto il personale attualmente in area operatori e di una parte del personale in area assistenti. Ha informato sulle prossime procedure assunzionali che si prospettano difficoltose (su 85 previsti dal concorso pare prenderanno servizio circa 12 persone).
E’ stato inoltre comunicato che a fronte di un organico teorico di 570 dipendenti (compresi i dirigenti) sono attualmente in servizio solo 276 lavoratori.
Per parte nostra abbiamo ribadito la determinazione ad utilizzare tutte le risorse specifiche per le progressioni verticali in deroga ed eventuali ulteriori risorse derivanti dalle facoltà assunzionali sulle quali abbiamo chiesto dati puntuali e analitici. Abbiamo anche chiesto di prendere in considerazione l’attivazione di procedure per reclutare anche temporaneamente personale (per esempio tramite comando obbligatorio di personale di altre PA) per sopperire nell’immediato alla gravissima carenza di organico attuale.
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FP CGIL |
CISL FP |
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Anna Andreoli/ Roberta Sorace |
Michele Cavo |
Nella giornata del 23 si è tenuto l’incontro con l’Agenzia sul lavoro agile e i criteri per la selezione delle POER.
Nella nuova proposta presentata sul lavoro agile l’Amministrazione ha accolto alcune delle osservazioni che abbiamo presentato come CGIL – CISL e UIL già dallo scorso incontro.
Abbiamo ribadito la necessità che tutti possano accedere al lavoro agile e che possano scegliere di poter fruire a scelta del dipendente almeno fino a 8 gg al mese (4 per chi riveste incarichi POER, PO e IDR) con una possibile flessibilità delle giornate da programmare quando si manifesti una necessità improvvisa del dipendente nell’ambito di una programmazione nel breve termine. Inoltre, in considerazione che l’Agenzia invece al momento ha proposto di differenziare le giornate fruibili a seconda dell’attività svolta e anche rispetto alle necessità tutelate da legge (le giornate proposte variano da 4 a 6 o 8) abbiamo rappresentato che, se dovesse persistere tale linea, che non condividiamo, è necessario che, in ogni caso, ci siano situazioni omogenee di tutela (104, figli fino a 12 anni, caregiver ecc.) per tutti, a parità di necessità a prescindere dal ruolo e dall’attività svolta dal dipendente.
Abbiamo infine richiesto che la fascia di contattabilità (nell’arco orario 7,30 – 20) sia limitata al massimo a 3 ore e che la stessa sia concordata in fase di sottoscrizione dell’’Accordo col datore di lavoro.
Sulla proposta relativa al telelavoro domiciliare abbiamo richiesto di aumentare le postazioni proposte (ora 180 a livello nazionale) in modo da ampliare la platea dei fruibili. La procedura sarà effettuata a livello di Direzioni Territoriali. È in corso di definizione la possibilità di rilevazione della presenza da remoto e per tale fattispecie che prevede la prestazione negli orari di lavoro di ufficio è riconosciuto il buono pasto.
Per quanto attiene il coworking (lavoro delocalizzato) considerato che sussistono ancora punti di vista diversi rispetto a far coincidere interessi di chi attualmente lo svolge da molti anni e chi ha il diritto e l’aspettativa di doverne fruire come nuovo, la discussione è stata rimandata al prossimo incontro che probabilmente si terrà il 29 mattina.
L’amministrazione ha preso atto di tutte le proposte messe in campo sul tavolo e si è impegnata a verificare le ulteriori proposte da noi presentate e ad addivenire nel giro di un paio di giorni a redigere un nuovo disciplinare per rendere a regime l’istituto dello Smart working già dal giugno prossimo.
Come CGIL – CISL e UIL abbiamo rappresentato la necessità di impegnarci con l’amministrazione a verificare entro un anno la fase di applicazione dei nuovi istituti del lavoro da remoto per apporre tutte le modifiche necessarie a migliorarlo.
La trattativa sui criteri di selezione delle POER è stata rinviata al prossimo incontro.
Durante l’incontro è stato inoltre anticipato dal Direttore del Personale che i posti di “mobilità intercompartimentale” di seconda area passeranno da 60 del bando pubblicato qualche mese fa a 110.
In coda alla riunione le scriventi OO.SS. hanno anticipato al Direttore del Personale che formalizzeranno una nota di richiesta incontro per un cronoprogramma per la definizione di distribuzione del budget di sede anno 2021, accordo per ulteriori passaggi di fascia e passaggi di area e definizione delle famiglie professionali.
FPCGIL CISLFP UILPA
Iervolino De Caro Procopio
Pubblichiamo la nota del Coordinamento territoriale Fp Cgil VVF in merito la richiesta di incontro per la mancata applicazione dei criteri previsti nell’individuazione dei discenti per il corso patenti IV° cat
Contrattazioni del 24 maggio: ci siamo quasi sulle progressioni economiche, invece in alto mare la mobilità volontaria.
Sottoscritto l’accordo sul superamento dei festivi e, con molte riserve, quello sul piano di valorizzazione
Oggi giornata intensa di contrattazione, prima in sede tecnica per definire i criteri relativi all’accordo sulle progressioni economiche, poi sul tavolo nazionale per affrontare gli altri argomenti elencati nei titoli.
Per quanto riguarda le progressioni economiche oggi, a nostro avviso, è stato fatto un importante passo in avanti nella definizione dei criteri, definendo in maniera equilibrata i criteri sia per quel che riguarda le valutazioni dei titoli e dell’esperienza professionale che in relazione al delicato meccanismo della valutazione operata negli ultimi tre anni sulla base della partecipazione ai progetti di produttività. Ci pare si sia giunti ad un produttivo punto di equilibrio tra le diverse istanze e sensibilità che si sono manifestate nell’insieme delle parti sindacali, manca solo la necessità di affinare meglio i criteri individuati ed è possibile immaginare che la prossima riunione della commissione tecnica sia in grado di licenziare un testo da sottoporre poi all’approvazione del tavolo politico.
I temi affrontati poi sul tavolo nazionale ci hanno portato ad aderire all’accordo sulla valorizzazione, anche se con molte riserve sull’impostazione data alla ripartizione delle risorse. La quale, seppur provenendo da una esigenza di riequilibrio nella loro ripartizione, ha prodotto qualche sperequazione in particolare andando a penalizzare alcuni istituti in maniera a nostro avviso ingiustificata. Non ci pare sufficiente infatti affermare ad esempio che i musei autonomi tutti debbano vedere ridotte le assegnazioni in quanto teoricamente in grado di accantonare risorse proprie da destinare ai progetti, quando invece solo alcuni di loro sono in grado di autofinanziarsi. E anche sulla ripartizione “riequilibrata” avremmo da ridire. Abbiamo comunque deciso di aderire all’accordo per consentire il decollo delle iniziative di valorizzazione e verificheremo quali saranno gli esiti del Piano in particolare sulla capacità di spesa e sull’articolazione delle iniziative programmate e realizzate.
Abbiamo sottoscritto definitivamente l’accordo che consente il superamento, su base volontaria, del terzo dei festivi lavorati. La novità in questo accordo è che viene definitivamente chiarita l’applicazione del riposo festivo ai lavoratori turnisti che non sono in servizio negli infrasettimanali festivi, indipendentemente dal raggiungimento o meno del limite percentuale di festivi lavorati a cui il lavoratore stesso aderisce. Da questo punto di vista è bene sottolineare che questa clausola non introduce alcuna novità rispetto al quadro normativo contrattuale esistente, ma è più semplicemente rivolta a chiarire la sua interpretazione autentica, al fine di eliminare e/o sanare, anche in riferimento a decisioni passate, comportamenti tesi ad imporre illegittimamente ferie o riposi compensativi ai lavoratori interessati.
Sulla mobilità volontaria invece permangono tutte le perplessità rispetto alle criticità che già in passato abbiamo evidenziato rispetto alla definizione della percentuale da garantire agli uffici di provenienza, alla incomprensibile limitazione per i profili unici, alla impossibilità di fare istanza per più di una sede di destinazione, al vincolo di periodicità nell’applicazione dell’accordo. Poiché su questo tema si era impegnata la Direzione politica a trovare una soluzione si è levata a gran voce dal tavolo la richiesta di confronto con il Capo di Gabinetto. Per quanto ci riguarda questa richiesta non ci entusiasma perché, a nostro avviso, il tavolo negoziale dovrebbe mantenere una sua autonomia dalla gestione politica. Questo pur ritenendo giustificabile la richiesta alla luce degli impegni assunti dal Gabinetto su questa materia, che risultano essere disattesi. Ma, se dobbiamo spostare il livello sul piano del confronto politico, a noi interesserebbe conoscere quali sono i piani di riorganizzazione del ministero, che sembrano essere un mistero per tutti noi, controparte compresa, mentre invece il Ministro non perde occasione per sbandierarli a spizzichi e bocconi ai media, come ad esempio l’aumento a 60 musei autonomi annunciato in una intervista. Progetto che ci fa venire gli stranguglioni al pensiero di dove verranno sottratte le posizioni dirigenziali utili a sostanziare questo progetto, per il prevedibile ulteriore inaccettabile indebolimento dei settori che si occupano della tutela del nostro patrimonio culturale. Se a questo si aggiunge una estremizzazione nella politica di spoil system indirizzata ad una occupazione dei posti di potere esclusivamente sulla base del principio di appartenenza politica, tale persino da far impallidire il già eclatante comportamento del ministro precedente, non c’è da stare allegri sul futuro di un ministero che viene devastato progressivamente dalla cattiva politica. Ma noi ci siamo e resistiamo.
Infine due comunicazioni di servizio: i lotti dei buoni pasto bloccati dai gestori sono causati, come ci è stato riferito dalla DG Bilancio, dalle inadempienze degli Istituti che non pagano le quote maturate, per cui invitiamo i nostri delegati a verificare e segnalare eventuali inadempienze.
Mentre per gli incentivi tecnici la Circolare della DG Bilancio emanata sulla materia non fa che tristemente confermare quanto già preannunciato in comunicati precedenti, ovvero che la materia diventa di competenza esclusiva della contrattazione nazionale lasciando a quella locale solo il diritto all’informazione. Questo nelle more dell’entrata in vigore del nuovo Codice degli Appalti, prevista dal 1 luglio prossimo, dove l’attuale Governo ha pensato bene di eliminare del tutto ogni prerogativa negoziale su questa delicata materia, evidentemente per “non disturbare il manovratore”.
Claudio Meloni
FP CGIL Nazionale
“L’Emilia Romagna ha bisogno di aiuto e non è sufficiente solo quello dei Vigili del Fuoco professionisti i quali, lo ricordiamo, si occupano anche del soccorso tecnico urgente, 24 ore su 24, su tutto il territorio nazionale e hanno l’obbligo di garantirlo anche durante le emergenze. Serve l’impegno di tutte le forze disponibili a partire da quello, straordinario e necessario, dei volontari dei Vigili del Fuoco”. A dirlo è il Coordinatore nazionale di Fp Cgil VVF Mauro Giulianella.
“Sono circa 6800 gli interventi effettuati dal 16 maggio ad oggi, 1000 i vigili del fuoco intervenuti e circa 50 i volontari: oggi più che mai serve incrementare il personale, i mezzi e le attrezzature, per permettere alla cittadinanza di riavviare immediatamente le attività ferme a causa dell’alluvione e ricominciare a vivere”, ha osservato.
“I Vigili del fuoco sono stati impegnati nelle operazioni di salvataggio sin dalle prime ore, assicurando insieme ai volontari dei vigili del fuoco presenti le operazioni di svuotamento dall’acqua che ha invaso i piani bassi e la rimozione delle masserizie presenti. Da parte di tutta la Fp Cgil – ha concluso Giulianella – un ringraziamento sentito ai professionisti e ai volontari dei Vigili del Fuoco”.
Al Ministro della Difesa
Guido Crosetto
Al Sottosegretario di Stato alla Difesa
On.le Matteo Perego di Cremnago
è sempre più difficile per FP CGIL – CISL FP e UIL PA dare credito e fiducia alle dichiarazioni del vertice politico del dicastero che da un lato, dichiara a più voci di aver preso in carico i punti della vertenza rappresentata dalle scriventi OO.SS., e dall’altro consente che la direzione generale per il personale civile scriva – e firmi nella persona del D.G. f.f. – che al Ministero della Difesa una parte delle norme contrattuali non si applicano ai lavoratori.
Con nota del 21 aprile scorso Persociv, rispondendo ad un quesito posto dallo S.M.E., invita “a soprassedere nell’attivazione dell’istituto in argomento” che, per chiarezza, è la banca delle ore, istituto previsto sia dal Contratto collettivo nazionale di lavoro 2016/2018 che da quello successivo, triennio 2019/2021, attualmente in vigore.
Lo S.M.E., per parte propria, è riuscito addirittura a peggiorare quanto espresso da Persociv, diramando in data 8 maggio ai propri vertici d’Area un foglio con cui sancisce che “l’istituto di cui trattasi non può essere al momento applicato nell’ambito dell’A.D.”, con una presa di posizione che mal si coniuga con la disponibilità da sempre espressa dal Capo di S.M.E. nei confronti di un sistema di corrette relazioni sindacali.
La predetta Direzione generale, inoltre, relativamente alla mancata corresponsione degli arretrati delle progressioni economiche 2021 al personale posto in quiescenza, continua ad emettere laconici bollettini/comunicati sullo stato di avanzamento della questione che recano notevole imbarazzo.
Informative che si traducono sempre con un nulla di fatto, ovvero con una sostanziale resa della suddetta
D.G. ai presunti, abusati e tuttora irrisolti problemi tecnici reiteratamente declinati da Noi Pa, che continua a negare il diritto maturato da quei lavoratori di vedersi corrisposto quanto loro dovuto. Una posizione ingiustificabile, a distanza di quasi un anno dal perfezionamento della graduatoria degli aventi diritto.
Come pure le mancate risposte al personale ex militare transitato nei ruoli civili, al quale si stanno operando trattenute al buio, senza alcun tipo di informazione sulle motivazioni che giustificano e quantificano le decurtazioni operate sulle retribuzioni.
La gravità delle posizioni assunte dall’A.D. pone FP CGIL, CISL FP e UIL PA di fronte alla necessità di chiederle un intervento risolutivo nei confronti della Direzione generale per il personale civile, le cui provocatorie azioni unilaterali non si avvicinano neanche, a giudizio delle scriventi, al più basso standard di relazioni sindacali mai riscontrato nell’amministrazione difesa, oltre a generare forte malcontento tra i dipendenti e inutile contenzioso tra le parti.
Si resta in attesa di cortese urgente riscontro
Cordialmente
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FP CGIL |
CISL FP |
UIL PA |
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Francesco Quinti Roberto De Cesaris |
Massimo Ferri Franco Volpi |
Carmela Cilento |
Carlo Nordio
Ministro della Giustizia
e per conoscenza
On.le Francesco Paolo Sisto
Viceministro della Giustizia
Sen. Andrea Ostellari
Sottosegretario alla Giustizia
Dott. Alberto Rizzo
Capo di Gabinetto
Dott. Antonio Sangermano
Capo Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità
In questo tempo di attesa tra l’avvenuta Riforma organica della Giustizia Riparativa e le norme che in dettaglio la renderanno operativa nel nostro paese, è importante porre in evidenza e segnalare la necessità di un preciso impegno del Ministro della Giustizia affinché questa importante rivoluzione culturale della pena e delle potenzialità della giustizia riparativa possa esprimersi in coerenza con il lavoro e l’impegno svolto dagli operatori della Giustizia.
In questo periodo è apparso assordante il silenzio intorno al fatto che il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 15 giugno 2015, n. 84 ha istituito all’interno del Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, un Ufficio dedicato alla promozione della giustizia riparativa e della mediazione penale, anticipando così la necessità, oggi confermata alla Riforma, di investire in materia organica sulla conoscenza e sulla sistematizzazione delle esperienze svolte in molti territori del nostro paese, a fronte di un impegno che da più di 20 anni ha investito prima i servizi sociali della giustizia minorile e , più recentemente il servizio sociale per gli adulti.
La riorganizzazione del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità ha suggellato la volontà di avviare e mettere a sistema un cambiamento culturale all’esecuzione penale dei minori e degli adulti attraverso la Giustizia Riparativa.
Un cambiamento culturale visibile attraverso le diverse azioni strategiche avviate dal succitato Ufficio :
dapprima all’interno del DPCM con la costruzione di una rete capillare di referenti per la Giustizia Riparativa e mediazione penale, in linea con i dispositivi europei, a livello regionale presso gli U.I.E.P.E. (Uffici Interdistrettuali di Esecuzione Penale Esterna) e i C.G.M. (Centri per la Giustizia Minorile) e nelle sedi locali degli U.E.P.E. (Uffici Locali di Esecuzione Penale Esterna) e degli U.S.S.M. (Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni),IPM per proseguire con l’emanazione, nel 2019, delle Linee di indirizzo per la Giustizia minorile e di comunità in materia di giustizia riparativa e tutela delle vittime di reato in ambito dell’esecuzione penale e in materia minorile.
In attesa di una disciplina organica sulla Giustizia riparativa gli assistenti sociali della giustizia hanno promosso e valorizzato le esperienze territoriali, così diversificate da richiedere da parte dell’ Ufficio dedicato alla promozione della giustizia riparativa e della mediazione penale una particolare attenzione nella costruzione di significati e pratiche comuni, utili a definire in modo condiviso i concetti di giustizia riparativa, tracciando percorsi uniformi senza rinunciare alle specificità offerte provenienti dalle peculiari risorse del territorio. A tal fine, si sono promosse reti di cooperazione con i soggetti sociali del territorio per promuovere e restituire responsabilità, cura e giustizia.
Ciò assume una valenza rilevante poiché è proprio nei luoghi dove la devianza si rende visibile che bisogna costruire processi di inclusione e di accompagnamento educativo, di ricomposizione del conflitto, di vicinanza e supporto alle vittime, di ricostruzione del legame sociale e di rafforzamento del senso di sicurezza collettivo.
L’autore del reato ritorna nella sua comunità di appartenenza, il suo percorso educativo diviene un progetto di comunità, si allentano le prospettive reocentriche e il lavoro sociale diviene un lavoro nella comunità e per la comunità, dal momento che ogni persona a cui si consente il ripristino di una vita libera e rispettosa della convivenza comune, rappresenta un bene per la comunità stessa.
I servizi sociali della Giustizia hanno svolto, in questa direzione, un ruolo attivo portando il pensiero riparativo in tutto il territorio nazionale, rafforzando la vicinanza con la comunità, rivalorizzando la prospettiva del lavoro integrato e rinvigorendo di nuovi attori la rete del territorio, svolgendo quella funzione di facilitatore della Giustizia Riparativa necessaria per tenere insieme, a partire dal reato, un pensiero e quindi un intervento che si muova con un approccio olistico, nel rispetto alla cultura della riparazione e dell’educare.
Ecco allora che la presa in carico del conflitto che sta ai servizi alla giustizia riparativa e la presa in carico delle persone coinvolte nel conflitto che sta ai servizi del territorio, della giustizia e di supporto alle vittime devono connettersi, sperimentare insieme, co-costruire, affinché la normalizzazione della Giustizia riparativa non degeneri nella sua burocratizzazione, limitandone il potenziale.
Per queste ragioni si chiede che il futuro prossimo della gr comprenda il:
Riconoscimento del ruolo dei referenti per la giustizia riparativa. Operatori che in questi anni si sono formati alla Gr hanno lavorato per promuoverne l’implementazione in tutti i territori ed oggi rappresentano un presidio di competenza e di garanti della qualità degli interventi rispetto alle diverse realtà oggi emergenti ed aspiranti alla gestione dei programmi riparativi. Tale riconoscimento deve delinearsi prevedendone la partecipazione all’interno delle Conferenze locali.
La rete nazionale dei referenti per la giustizia riparativa deve essere rafforzata e mantenuta non solo al fine di non disperdere il capitale di conoscenza accumulatosi negli ultimi anni, ma per rafforzare quella visione nazionale , capace di generare il confronto di esperienze, lo scambio di buone pratiche, il monitoraggio dei dati, e soprattutto per superare quell’isolamento tra Conferenze locali che inevitabilmente si genererà nel paese, per l’eterogeneità degli attori territoriali.
Il riconoscimento del lavoro degli Assistenti sociali delle Giustizia. I servizi sociali della Giustizia hanno svolto, un ruolo attivo portando il pensiero riparativo in tutto il territorio nazionale, rafforzando la vicinanza con la comunità, rivalorizzando la prospettiva del lavoro integrato a partire dal reato.
L’autore del reato ritorna nella sua comunità di appartenenza, il suo percorso educativo diviene un progetto di comunità, si allentano le prospettive reocentriche e il lavoro sociale diviene un lavoro nella comunità e per la comunità. E ciò rende più riconoscibile la giustizia riparativa dentro l’intervento in area penale. Il cammino verso la Giustizia Riparativa richiede pertanto, non la separatezza, ma una paziente composizione delle azioni. Ecco allora che la presa in carico del conflitto che sta ai servizi alla giustizia riparativa e la presa in carico delle persone coinvolte nel conflitto che sta ai servizi del territorio, della giustizia e di supporto alle vittime devono connettersi, sperimentare insieme, cocostruire, affinché la normalizzazione della Giustizia riparativa non degeneri nella sua burocratizzazione, limitandone il potenziale. Ravvisiamo il rischio, a fronte della tanto richiesta di integrazione tra servizi ed interventi nelle politiche di welfare, una evidente frammentazione tra servizi della Giustizia riparativa, i servizi della Giustizia e del territorio. È una evidente svalutazione del servizio sociale e dei servizi sociali in genere a fronte di una nicchia di Mediatori senza un governo esplicito, cui i servizi sociali sarebbero serventi e non collaboranti.
Il riconoscimento dell’esplicito coinvolgimento degli operatori della Giustizia (educatori ed assistenti sociali) in tutti i programmi della Giustizia riparativa, escluso la mediazione penale che necessita di mediatori esperti. I programmi dialogici, infatti, che richiedono il coinvolgimento della comunità, hanno bisogno del coinvolgimento degli attori che gravitano intorno al progetto educativo della persona indicata come autore dell’offesa, di cui gli operatori della giustizia hanno effettiva conoscenza.
Né sarebbe dignitoso che i servizi sociali della giustizia fungessero solo la funzione di segretariato, considerato che il lavoro di comunità appartiene alle competenze del servizio sociale, che è formato in tal senso durate il percorso di conseguimento del titolo stesso. Altrettanto dicasi per i programmi gruppali all’interno degli istituti penali pei i minorenni e per gli adulti, che sganciati dal lavoro educativo, rafforzerebbero l’idea che la gestione del conflitto non appartiene alla rinnovata cultura penitenziaria.
Il cammino verso la Giustizia Riparativa richiede una decisa proposizione delle sue differenze con, accanto, una paziente composizione delle sue somiglianze, delle sue continuità, necessarie per ricomporre pensieri e pratiche intorno alla elaborazione dei conflitti.
Per questo chiediamo un confronto esplicito con la SV, affinché i decreti attuativi rafforzino il ruolo dei Servizi Sociali della Giustizia piuttosto che svalutarli ponendoli nell’angolo delle pratiche riparative. Ricordiamo in tal senso, che negli ultimi anni, nonostante l’elevato carico di lavoro, i servizi sociali della Giustizia hanno creduto nel potenziale trasformativo della Giustizia riparativa e in tal senso si sono impegnati sul campo e nella formazione per far sì che questa grande opportunità di rigenerazione del lavoro in area penale potesse diventare concreta opportunità trasformativa per le vittime, gli autori del reato e l’intera comunità.
Distinti saluti
FP CGIL CISL FP UIL PA
Fuselli Marra Amoroso