Pubblichiamo la nota unitaria delle strutture Regionali Fp Cgil VVF, Fns Cisl Uila Pa VVF e Confsal VVF  con la quale chiedono un incontro per discutere l’organizzazione sulla scelta  della certificazione verde per le mense

Roma, 27 agosto 2021

Alla c.a.
Segretario Generale del MiC
Dott. Salvatore Nastasi

Direttore Generale Organizzazione
Dott.ssa Marina Giuseppone

Dirigente Servizio Relazioni Sindacali
Dott.ssa Sara Conversano

OGGETTO: Regolamento di organizzazione del Ministero da adottare ai sensi del decreto legge
1 marzo 2021, n. 22, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 aprile 2021, n. 55,
recante “Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri”. Richiesta
confronto.

Egregi Dirigenti,
in attesa della definizione del DPCM di riorganizzazione del Ministero di cui all’oggetto e in
vista dell’emanazione dei relativi decreti di attuazione, le scriventi organizzazioni chiedono
l’immediata attivazione del confronto al fine di definire i criteri per la gestione del personale
ed evitare, come già successo in passato, iniziative arbitrarie dei Dirigenti centrali e locali.
In attesa della convocazione richiesta si porgono cordiali saluti.

FP CGIL               CISL FP                  UIL PA         FLP           CONFSAL  UNSA     CONFINTESA FP
Meloni               Nolè  Di Stefano     Trastulli      Satolli                Urbino                      Zicarelli

PROGRESSIONI VERTICALI 2021: UTILIZZO DELLA GRADUATORIA PRIMA DEL 31.12.2021!

Il Piano Triennale dei Fabbisogni di Personale (PTFP) 2021/2023, documento programmatico
contenente le linee-guida dell’Istituto in tema di politiche assunzionali per il periodo di riferimento
dell’atto, approvato con delibera CdA INPS n.54 del 21 aprile scorso, nel contemplare le procedure
assunzionali dall’esterno per vari profili professionali (8.194 assunzioni al netto delle progressioni
verticali), compresa un’acquisizione di personale in assegnazione temporanea in posizione di
comando per infermieri e geometri (ricordiamo che l’assunzione, sia pure in comando di personale
infermieristico era la condizione per sbloccare i cambi di profilo dall’ambito sanitario a quello
amministrativo dell’ultima mobilità orizzontale) prevedeva, per il 2021 e per il 2022 (ultimo anno di
vigenza dell’art.22, comma 15, del D.lgs. n.75/2017), progressioni verticali (945) verso l’area C,
quale riflesso interno del piano assunzionale di funzionari C1. Ebbene, a distanza di 4 mesi dalla
delibera n.54/2021, nulla è dato sapere circa l’iter del PTFP 2021/2023 e quindi, di conseguenza,
in ordine alla tempistica di utilizzo di quella graduatoria che interessa 252 colleghi ancora oggi
inquadrati in area B.

Un utilizzo, giova ricordarlo, precluso, purtroppo, ad oggi per la graduatoria delle progressioni
verticali dall’area A verso l’area B (267 colleghi non transitati in area B) a causa di una scelta
politica, nel solco della filosofia della Presidenza Boeri, fatta dall’Amministrazione con lo stesso
PTFP 2021/2023 di non assumere diplomati dall’esterno (unica eccezione 29 unità da destinare alla
sede di Bolzano), scelta da noi all’epoca censurata, ma avallata, nel corso della famosa riunione
del 20 aprile 2021, da chi si sbracciò negli osanna all’Istituto ed al suo Presidente per la delibera che
il CdA si apprestava ad adottare, della serie “il sindacato antagonista pronto ad accomodarsi in
salotto” non sappiamo ancora in cambio di cosa.

Sull’utilizzo di quelle graduatorie, considerata la prossimità del 31.12.2021, chiediamo
all’Amministrazione di riferire alla prima riunione del Tavolo nazionale sindacale.

Roma, 27 agosto 2021

FP CGIL
Matteo Ariano
Antonella Trevisani

CISL FP
Paolo
Scilinguo

UIL PA
Sergio Cervo

Pubblichiamo i decreti per le promozioni a ruolo aperto, secondo l’ordine di ruolo, alla data del 31 dicembre 2020, del personale non Dirigente, non Direttivo e Direttivo  che espleta funzioni operative, operative specialistiche e funzioni tecnico-professionali

 “Apprezziamo l’attenzione del parlamentare Morrone ai rilievi che abbiamo posto, ma ribadiamo che come Fp Cgil stiamo chiedendo di riconoscere pari dignità a tutte le componenti del sistema giustizia”. Ad affermarlo è la Fp Cgil, in replica alle affermazioni dell’esponente della Lega, Jacopo Morrone, aggiungendo che: “Ad oggi, in particolare sul tema contratti di lavoro, la situazione è la seguente: per il personale di polizia penitenziaria, sia comparto che dirigenza, sono in corso le trattative per il rinnovo contrattuale 2019/2021 con i ministeri della Giustizia e della PA; per il personale del comparto delle Funzioni Centrali, tra questi i ministeriali dell’esecuzione penale, sono in corso le trattative per il rinnovo contrattuale 2019/2021 con l’Aran; per la dirigenza penitenziaria non è attivo alcun tavolo negoziale nonostante una legge del 2005 abbia previsto per questo personale uno specifico contratto collettivo nazionale di lavoro”.

La legge di bilancio 2021, ricorda il sindacato, “ha stanziato risorse per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici con uno stanziamento complessivo utile a riconoscere incrementi medi delle retribuzioni pari al 3,78 per cento. Grazie alla mobilitazione di Cgil Cisl Uil, proclamammo uno sciopero il 9 dicembre scorso per chiedere più sicurezza, più assunzioni e più risorse per tutti i contratti pubblici, è stato possibile avviare le trattative per i rinnovi contrattuali. In alcuni casi, come per tutte le forze di polizia, penitenziaria compresa, sono state trovate ulteriori risorse per poter rinnovare i contratti con incrementi fino al 4,06 per cento, mentre per i dirigenti penitenziari ancora non si vede la convocazione del tavolo di trattativa per il primo Ccnl e, come abbiamo detto ieri, non stiamo chiedendo soldi in più rispetto al 3,78 per cento già previsto per tutto il pubblico impiego dalla legge di bilancio 2021”.

“Morrone sa – osserva la Fp Cgil – che i contratti regolamentano anche la parte normativa non solo economica del rapporto di lavoro ed è quello che continuiamo a chiedere per i dirigenti penitenziari, come stiamo facendo per tutti gli altri, comprese le forze di polizia. Questo solo per favorire una maggiore informazione del parlamentare della Lega, ricordando allo stesso che la Fp Cgil non ha alcuna paternità della proposta di legge di cui parla e che sposterebbe soldi destinati ai poliziotti in favore della dirigenza penitenziaria. Quindi farebbe bene a indirizzare le sue riflessioni in proposito agli autori di quelle proposte. Infine, condividiamo che serve una visione più ampia per fare la riforma della giustizia. Per questo rinnoviamo l’invito, a tutte le forze politiche e di governo, di confrontarsi con i lavoratori e le loro rappresentanze, tutte nessuna esclusa. Se ne avvantaggerebbe il paese intero e chi ancora non vuole capire che nel sistema penitenziario italiano operano, per il raggiungimento dello stesso obiettivo previsto dalla Costituzione, diverse componenti professionali che non possono essere messe in sterile competizione tra loro ma che devono vedere riconosciute e valorizzate le proprie specificità perché vengano utilmente messe a beneficio di tutte e tutti”, conclude.

“Rivolgiamo un accorato appello al presidente del Consiglio, Mario Draghi, affinché il Governo proceda urgentemente al potenziamento degli organici del personale dei Corpo dei Vigili del Fuoco”. Ad affermarlo sono Mauro Giulianella, coordinatore nazionale Fp Cgil Vvf; Massimo Vespia, segretario generale Fns Cisl; e Franco Giancarlo, segretario generale Confsal Vvf, in vista del Consiglio dei Ministri nel quale si affronterà la questione dell’emergenza incendi, aggiungendo che: “Siamo convinti che il Premier, con lo stesso senso di responsabilità e con il grande equilibrio con il quale sta affrontando le emergenze del nostro Paese, a partire dalla pandemia del Covid 19, riterrà opportuno affrontare in maniera incisiva il grande tema della sicurezza degli italiani e degli incendi che, solamente questa estate, hanno mandato in fumo oltre 140.000 ettari di terreno, mettendo i Vigili del Fuoco a durissima prova per i turni estenuanti ai quali sono stati sottoposti per contrastare i vari incendi che si sono susseguiti”.

Secondo i tre dirigenti sindacali, “per arrivare ad una situazione che consenta condizioni di lavoro più umane e soprattutto un adeguato livello di sicurezza per tutti i cittadini occorre l’immediata entrata in servizio di 40.000 unità di personale operativo rispetto alle 34.000 previste e 5.000 unità di personale tecnico professionale rispetto alle 2.000 previste. Un Corpo quello dei vigili del fuoco che gode di una autonomia gestionale grazie anche all’ampia partecipazione del personale del ruolo tecnico professionale, fondamentale per il corretto funzionamento della macchina. Tale potenziamento dell’organico consentirebbe all’Italia di rispettare gli standard europei sulla sicurezza che prevedono un pompiere ogni mille abitanti, molto lontano dall’attuale 0,5 pompieri per 1000 abitanti. A tutti i cittadini che quotidianamente ci ringraziano per il nostro operato professionale e che, secondo i più accreditati sondaggi, ci pongono al vertice delle istituzioni statali verso le quali nutrono la più completa fiducia, facciamo presente che i nostri sforzi e i nostri sacrifici sono giunti al limite. Per questo ci aspettiamo dal Governo una risposta adeguata e non l’ennesimo provvedimento tampone”, concludono Giulianella, Vespia e Giancarlo.

Pubblichiamo la nota delle strutture regionali Fp Cgil VVF, Fns Cisl, Uil Pa VVF, Confsal VVF, Usb VVF, Sgb, Conapo in merito le problematiche accorse nella gestione di intervento di soccorso da parte del settore cinofilo

A seguire la risposta del Direttore regionale

Corona virus

Pubblichiamo le informative del Ministero della Salute in merito la stima della prevalenza delle varianti VOC (Variants of concern) in italia: B1.17, B1.1351, P.1,B.1.617.2 e altre varianti SARS-COV-2.

“Nei giorni scorsi il parlamentare della Lega Jacopo Morrone ha scagliato la nuova invettiva contro una parte di lavoratori della Giustizia per difendere, a suo modo, un’altra parte: Polizia Penitenziaria contro i Dirigenti Penitenziari. L’occasione sarebbe il rischio di un aumento degli stipendi dei secondi con risorse della prima. Ancora una volta, piuttosto che dare risposte a tutte le lavoratrici e i lavoratori della giustizia, da anni equamente dimenticati dal parlamento, si preferisce aizzare gli uni contro gli altri distraendo dalle vere responsabilità di chi invece dovrebbe offrire soluzioni”. Così in una nota la Fp Cgil Nazionale.

Per questo, prosegue, “auspicando l’apertura di un dibattito pubblico sulla giustizia e sul suo funzionamento, anche partendo dal disagio di chi dovrebbe farla funzionare, avanziamo alcune riflessioni. Primo: dire che non esista, tra le altre, l’urgenza di dare finalmente il contratto ai dirigenti penitenziari a oltre quindici anni dalla legge che lo prevede colloca il parlamentare della Lega tra i ‘distratti’ che siedono in parlamento. Secondo: la politica del togliere da una parte per aggiungere dall’altra è la causa principale di anni di disinvestimento nei servizi e nelle amministrazioni pubbliche e, come il Covid dimostra, non si è rivelata né utile né efficace. Per questo continuiamo a chiedere che la riforma della giustizia riguardi tutti gli ambiti con adeguate risorse e strategie senza esclusione alcuna”.

Terzo punto, continua la Fp Cgil, “che alla polizia penitenziaria serva un piano di formazione moderna, generalizzata e diffusa lo chiediamo da tempo. Un piano di formazione con finalità e obiettivi condivisi e che rendano più coerenti azioni e linee di comando delle forze di polizia al mandato costituzionale loro affidato. Ci permettiamo di avere qualche dubbio però che questo sia l’obiettivo che ha in testa chi parla di addestramento finalizzato a possedere ‘idonei requisiti tecnici di mentalità e cultura professionale per gestire il personale in uniforme’. Quarto: chiediamo al presidente Draghi, alla ministra Cartabia e alle forze politiche che sostengono il governo se davvero ritengono fondamentale la nascita di un Dipartimento per la Sicurezza della Giustizia. A noi appare una proposta provocatoria per non dire intimidatoria nei confronti di quanti credono nella giustizia come diritto di cittadine e cittadini assicurabile grazie a una proficua sinergia di professionalità diverse e con pari dignità: la cosiddetta ‘giustizia comunità’”.

Infine, ultimo punto, aggiunge il sindacato, “stia sereno Morrone, finora i dirigenti penitenziari non hanno tolto soldi a nessuno. Con la logica dell’ ‘effetto indotto’ i loro trattamenti economici sono sempre stati determinati dai residui di quanto speso per tutti gli altri comparti pubblici, contrattualizzati e non. Per questo insistiamo nel chiedere al ministro Brunetta e alla ministra Cartabia di convocare da subito il tavolo per l’avvio del negoziato per il primo contratto collettivo nazionale di lavoro dei dirigenti penitenziari. Lo chiediamo per poter decidere contrattualmente come spendere i soldi assegnati dalla legge di bilancio al cosiddetto ‘fondo contratti pubblici’ e, quindi, destinato anche a questi lavoratori. Perché come i dirigenti penitenziari e l’amministrazione sanno la definizione del primo contratto di lavoro, oltre ad essere un obbligo di legge finora disatteso dai governi, è un obiettivo urgente per riconoscere dignità del lavoro per tutte e tutti, finalmente, all’interno del mondo della giustizia. A meno che non si decida che questo mondo si divida esclusivamente tra poliziotti e privati della libertà”, conclude la Fp Cgil.

Corona virus

Pubblichiamo l’informativa del Capo del Corpo riguardo l’ accesso ai locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione al personale CNVVF in merito l’emergenza sanitaria in atto

Tutela della famiglia, il Basso Romano Impero all’INPS?

Se nello scorso mese di luglio, alla presentazione del XX Rapporto Annuale INPS , il Presidente, tra i vai argomenti affrontatati, ha disquisito sul ruolo dell’Istituto sia nel contesto della pandemia sia nel futuro sistema di protezione sociale verso la famiglia ed i soggetti deboli, oggi, con l’avvicinarsi del termine delle ferie estive, qualche zelante dirigente sul territorio, magari solerte a dimostrare, non si sa bene a chi, di essere “più realista del re”, sta cominciando a disporre il rientro in massa del personale in presenza fisica a fronte di un Istituto che, lo ricordiamo a qualche smemorato, non ha mai chiuso, avvalendosi di tutti gli strumenti offerti dalla tecnologia, gli sportelli al pubblico anche nel pieno della pandemia.

E mentre il Governo, come hanno, ufficialmente, denunciato le Confederazioni CGIL CISL UIL scrivendo al Ministro Orlando, ha dimenticato di rinnovare le misure economiche a favore di quanti sono impossibilitati a recarsi al lavoro perché assoggettati ad isolamento e quarantena per effetto del Covid-19, un sistema che ha funzionato ben oltre ogni più rosea aspettativa, lo smart working diventa oggetto di interpretazioni restrittive da parte di qualche solerte dirigente che evidentemente dimentica, o fa finta di dimenticare, che trattasi di attività lavorativa a tutti gli effetti. Un’ attività svolta con modalità differente dalla mera presenza fisica in ufficio, ma sempre attività lavorativa: un ritardo culturale, questo, sul quale l’Amministrazione farebbe bene ad intervenire con massicce dosi di formazione specifica.

Tutto ciò accade in maniera anacronistica in un contesto nel quale le varianti del Covid-19 stanno innalzando la curva dei contagi ben al di sopra dei livelli dello scorso anno di questi tempi.
Come più volte ribadito dalle scriventi organizzazioni sindacali, almeno per alcune categorie di lavoratori, sarebbe doveroso rispettare la normativa di riferimento, quanto meno per dare pari dignità e diritti a tutti i dipendenti rispetto alla legge.

Ci riferiamo all’art.42 bis del D. Lgs.151/2001 che prevede l’avvicinamento al nucleo familiare dei genitori con figli minori di tre anni ed ai caregiver che, in
base all’art.33, c.5, della L. n.104/92, possono richiedere il trasferimento ad una sede di lavoro prossima al disabile da assistere.
Ci risulta, invece, che ad alcuni colleghi, in alcune direzioni regionali, continuano ad essere negati trasferimenti, telelavoro satellitare, smart working ed assegnazioni e, anzi, si richiamano in sede quando, per la produzione della sede alla quale afferiscono naturalmente, gli strumenti tecnologici ampiamente sperimentati permetterebbero di operare ovunque.

A cosa si devono le invasioni barbariche che si vedono in questo periodo dell’Istituto come in quelle del Basso Impero Romano? Che sia forse la crescente ambizione dei novelli Generali che reclamano un ruolo prevalente su quello altrui a dispetto delle proprie truppe? Che i futuri equilibri dell’Istituto si baseranno non sulle capacità manageriali ma sulla maggiore cattiveria espressa contro il proprio personale?
Non conta il benessere organizzativo, non conta il rispetto della norma, non conta il rispetto della persona e dei principi costituzionali in Istituto?

A dispetto delle affermazioni di facciata, quanto dovremo attendere affinché si ripristini, in questo campo, il rispetto della legalità in Istituto?

Roma, 25 agosto 2021

FP CGIL
Matteo Ariano Antonella Trevisani

CISL FP
Paolo Scilinguo

UIL PA
Sergio Cervo

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