Pubblichiamo l’informativa del Dipartimento riguardo l’emergenza sanitaria in atto in merito l’ allerta internazionale variante delta incremento dei casi Covid 19 in diversi paesi europei
A seguito dell’incontro del Tavolo Tecnico per la Formazione pubblichiamo la bozza in merito i chiarimenti per l’estensione del modulo ADR inviataci dalla Direzione Centrale per la Formazione
ATTIVITA’ LAVORATIVA IN PRESENZA PER IL “PERSONALE FRAGILE”
Con la circolare del Segretario generale n.24 del 16 luglio 2021, avente per oggetto “Misure organizzative urgenti in attuazione della legislazione emergenziale in relazione alla pandemia da Coronavirus SARS-CoV-2 (COVID-19)”, si comunica quanto segue: “Si segnala, da ultimo, che le specifiche disposizioni di tutela riservate dall’art. 26, comma 2-bis, del ridetto D.L. 18/2020 ai c.d. lavoratori fragili (meglio descritte nell’allegato 6 alla circolare de qua, cui si fa espresso rinvio), sono venute meno a far data dal 1° luglio 2021”.
Le scriventi Organizzazioni Sindacali, con nota del 14 luglio u.s., in allegato, considerato il perdurare della grave situazione sanitaria a causa della risalita dei contagi da Covid-19, chiedevano l’applicazione dell’art. 11 del decreto-legge n. 52/2021, convertito in L. n. 87 del 17 giugno 2021, laddove si prevede la proroga dei termini delle disposizioni legislative al 31 luglio, come ribadito anche nella nota INL n. 10962 del 5 luglio 2021 (allegata).
Inoltre, l’art. 83 del D.L. 34/2020 prescrive “la sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio, in ragione dell’età o della condizione di rischio derivante da immunodepressione, anche da patologia COVID-19, o da esiti di patologie oncologiche di terapie salvavita o comunque da comorbilità che possono caratterizzare una maggiore rischiosità”.
Pertanto, il personale che si trova o già si trovava nelle casistiche di fragilità, potrà, tramite il dirigente/preposto richiedere la visita eccezionale al medico competente, affinché gli venga rilasciata l’attestazione per la prosecuzione dell’attività lavorativa da remoto 5 giorni su 5.
Siamo in contatto con le rispettive federazioni nazionali affinché venga accordata la possibilità sempre a favore in via preferenziale per i lavoratori cd. fragili, di svolgere attività in regime di smart working 5 giorni su 5, anche oltre il 31 luglio, stante l’attuale preoccupante situazione sanitaria derivante dall’aumento dei contagi dovuti alla diffusione della cd. Variante Delta.
Roma, 19 luglio 2021
S. Di Folco F. Amidani U. Cafiero A. Benedetti F. Stefanangeli
FONDO RISORSE DECENTRATE (GIA’ FUA) 2019
I RISULTATI DELLA RIUNIONE DI OGGI
Si è svolta, in sede di tavolo tecnico, la programmata riunione sui criteri di pagamento del Fondo Risorse Decentrate (già FUA) relativo all’anno 2019.
All’inizio della riunione il DG del bilancio e della contabilità, Bedetta, in rappresentanza dell’intera amministrazione (DOG, DAP, DGMC ed Archivi Notarili), ha informato le organizzazioni sindacali della esistenza di rilievi formulati dagli organi di controllo (Ragioneria Generale dello Stato e Funzione Pubblica) sui contenuti della ipotesi di accordo relativa ai criteri di pagamento del FUA 2019, sottoscritta circa un anno fa.
Nel merito, il DG ha precisato che: i rilievi hanno riguardato essenzialmente il sistema di valutazione previsto per il DOG e per gli Archivi Notarili (la cui adozione è stata proposta proprio dai vertici di quelle amministrazioni) e l’anno di imputazione delle somme accantonate per la terza procedura di progressione economica; in misura residuale i rilievi hanno investito la (mancata) applicazione degli artt. 77 n.3 (destinazione alla performance individuale almeno il 30% del Fondo Risorse decentrate) e 78 (“Differenziazione del premio individuale”) CCNL Funzioni Centrali 2016/2018 ed il sistema indennitario. Su espressa richiesta di CGIL CISL e UIL il DG ha precisato che i predetti rilievi sono stati formulati sin dallo scorso mese di gennaio.
CGIL CISL e UIL hanno giudicato gravissimo il comportamento in particolare dei vertici dell’organizzazione giudiziaria i quali ancora una volta hanno mostrato un assoluto disinteresse nei confronti dei lavoratori perché colpevolmente, per mesi, hanno tenuto fermi nei cassetti i rilievi formulati dagli organi di controllo senza comunicarli agli altri dipartimenti ed alle stesse rappresentanze dei lavoratori sì impedendo di definire congrue e tempestive iniziative volte a sanare i limiti evidenziati dai rilievi medesimi. CGIL CISL e UIL hanno rappresentato che in conseguenza di tale colpevole ritardo il pagamento del FUA 2019 avverrà (nella migliore delle ipotesi) nel corso del 2022 (ossia con un ritardo di oltre tre anni) e che, per quanto riguarda la terza procedura di progressione economica, si determinerà la perdita di tre annualità (2019/2020/2021) perché tale procedura verosimilmente si svolgerà nel 2022.
Al fine di accelerare in ogni caso i tempi, CGIL CISL e UIL hanno chiesto: la trasmissione di copia dei rilievi formulati dagli organi di controllo; l’invio di una nuova proposta di accordo relativa al FRD 2019 con le integrazioni/correzioni necessarie a superare i rilievi di cui innanzi; la contestuale apertura del confronto anche sul FRD 2020 e 2021 mediante l’inoltro di una proposta di accordo da parte dell’amministrazione.
Al termine dell’incontro il DG Bedetta si è impegnato a riportare ai vertici del Ministero le richieste formulate dalle Organizzazioni Sindacali ed ha precisato che con riferimento al FRD 2019 non sarà necessaria la riapertura della trattativa in quanto sarà sottoscritto l’accordo definitivo con le sole correzioni/integrazioni richieste dagli organi di controllo.
La riunione è stata aggiornata ad un prossimo incontro che si terrà entro fine mese.
Vi terremo aggiornati sugli sviluppi
Roma, 16 luglio 2021
FP CGIL CISL FP UIL PA
Russo/Prestini Marra Amoroso
Roma, 19 luglio 2021
Al Sig. Ministro – MISE
On. Giancarlo Giorgetti
e p.c.:
Al Capo di Gabinetto
Dott. Paolo Visca
Al Segretario Generale
Dott. Benedetto Mineo
Oggetto: riorganizzazione Ministero dello Sviluppo Economico
Sig. Ministro,
nell’incontro tra le Organizzazioni sindacali e l’Amministrazione del 13 luglio scorso, venivano illustrate le linee della ennesima riorganizzazione del nostro Ministero.
Purtroppo, non si è avuto ancora modo di analizzare lo schema del dPCM di riorganizzazione, ma alcuni punti fondamentali sono emersi e meritano di essere posti alla Sua attenzione.
In primo luogo, la scelta di chiudere la Direzione Generale per le Attività Territoriali (DGAT), che è stata istituita proprio per presiedere in modo omogeneo le varie attività degli Ispettorati, Uffici dislocati sul territorio, per le scriventi OO.SS. rappresenta un gravissimo errore:
la ampiezza di tali attività, strettamente correlata alle molteplici funzioni del Mise svolte da competenti Direzioni (Comunicazioni, Politica industriale, Energia, Vigilanza sulle cooperative, Incentivi, etc.), calata nelle specifiche diversità geoeconomiche e sociali in cui si articola il particolare territorio del nostro Paese, ha suggerito la scelta di governare tale complessità gestionale rafforzando “il peso” del coordinamento e della terzietà della struttura competente. Peso e capacità assicurate dalla autonomia e dal livello di competenze trasversali rappresentate da una specifica Direzione Generale, appunto la DGAT.
Qualsiasi accorpamento delle attività svolte dagli II.TT. ad una qualsiasi delle singole direzioni farebbe cadere questo doppio “peso” necessario, sia perdendo l’intera gamma delle attività in luogo della competenza specifica della DG prescelta, sia ogni requisito di terzietà dati le conseguenti linee gerarchiche interne alla stessa DG.
In particolare, l’accorpamento della DGAT ad altra Direzione determina il venir meno del carattere trasversale degli Uffici territoriali, che ad oggi svolgono competenze anche di altre Direzioni generali – circostanza questa che nulla toglie per altro al cuore tecnico degli Ispettorati ai quali è storicamente affidata la vigilanza ed il controllo dello spettro radioelettrico – assumendo l’importate ruolo di rappresentare il MISE sul territorio e costituendo l’interfaccia del Dicastero con l’utenza.
La competenza di ciascun Organo territoriale coincide con l’ambito regionale di riferimento che vede una sede direzionale ubicata presso il capoluogo di Regione e ben 72 Dipendenze provinciali che offrono una capillare presenza sul territorio non comune ad altre Amministrazioni e che appare non ragionevole cessare di valorizzare.
L’accorpamento della DGAT ad altra Direzione generale renderà dunque contraddittoria la permanenza presso gli Ispettorati di competenze riconducibili ad altre Direzioni, come quelle relative agli incentivi, alle cooperative e quelle derivanti dal ruolo di prossimità alle imprese svolto fino ad oggi dai 18 Sportelli sul territorio – che pure sono stati fino a ieri oggetto di forte attenzione da parte del vertice politico – depauperando gli Uffici territoriali delle caratteristiche sopra descritte e svilendo il ruolo del MISE.
L’accorpamento ipotizzato della Direzione alla DG per i servizi di comunicazione elettronica, di radiodiffusione e postali, darebbe vita ad una nuova Direzione Generale con oltre 800 unità di personale a fronte di altre Direzioni con un numero di personale che raggiunge le 50/60 unità al massimo. Non si comprende quindi, la ragionevolezza di tale scelta che vorrebbe rispondere ad un miglioramento della efficacia della macchina organizzativa, attraverso un recupero di efficienza, ma che a ben vedere contrasta con le dimensioni elefantiache della struttura a cui si intende dar vita.
In aggiunta, l’accorpamento ipotizzato della DGAT alla DGSCERP, verrebbe a determinare un probabile conflitto di interessi conseguente alla coincidenza nella stessa Direzione dell’Organo che emana provvedimenti autorizzativi poi oggetto di controllo da parte degli Organi territoriali facenti parte della stessa struttura.
Da ultimo appare necessario sottolineare l’evidente squilibrio tra le sole 2 Direzioni generali che verrebbero a costituire l’Area ex Comunicazioni con 988 dipendenti applicati e 30 punti di funzione dirigenziale non generale, a fronte delle restanti 6 Direzioni del MISE dove resterebbero applicati 450 dipendenti con 49 punti di funzione dirigenziale non generale (esclusi gli Uffici di diretta collaborazione, Segretariato generale e DGROSIB).
Parimenti critica, a parere delle scriventi, la decisione di ripartire le competenze in materia di politica industriale.
Se appare chiara la logica che presiede all’accorpamento in un’unica direzione delle crisi d’impresa e delle amministrazioni straordinarie per meglio fronteggiare gli effetti nefasti della pandemia sommatisi a croniche difficoltà strutturali di alcune grandi aziende, non si capisce perché debbano essere enucleati dall’alveo naturale della politica industriale le competenze in tema di aerospazio e filiere produttive, così come riesce difficile far passare al setaccio di una rigorosa analisi organizzativa, cosa significhi in termini di politiche di sviluppo la creazione di una direzione vocata alle PMI e ai settori tradizionali.
A ben vedere infatti, le grandi assenti nel tema dello spacchettamento della Direzione Generale per la politica industriale, l’innovazione e le PMI sono proprio le politiche per l’innovazione, trasversali a tutti i settori produttivi, a tutte le filiere, a tutte le imprese qualsiasi sia la loro dimensione.
Parliamo ovviamente delle politiche a supporto della trasformazione digitale delle imprese, che proprio attraverso le nuove tecnologie sono sempre più interconnesse ed integrate in filiere che rappresentano delle catene strategiche del valore, cui l’aspetto dimensionale e la distinzione in grandi e piccole imprese che da essa discende perde significato.
Parliamo delle politiche a supporto della ricerca e sviluppo, dell’innovazione, del design.
Parliamo delle azioni volte a supportare la creazione di quelle competenze nelle tecnologie abilitanti il paradigma 4.0 così determinanti per la nostra competitività.
Parliamo delle politiche di sviluppo ecosostenibili, che nell’ottica dell’economia circolare sono intersettoriali e rivolte a tutto il tessuto produttivo.
Parliamo del trasferimento tecnologico tra imprese e settori produttivi.
Parliamo delle politiche per la competitività di settori quali: chimica, siderurgia, automotive, cantieristica, elettronica, microelettronica, meccanica, meccatronica e beni strumentali.
Tutte politiche di carattere trasversale su cui la riorganizzazione rischia di impattare, nuocendo gravemente al nostro sistema imprenditoriale.
Ad oggi, inoltre, non si ha chiarezza sulle modalità con cui verranno redistribuite le competenze oggi assegnate agli Uffici che trattano gli affari generali nelle diverse Direzioni.
Chiediamo quindi, che venga realmente attivato un costruttivo confronto su questi temi, cui logico presupposto è l’acquisizione da parte delle OO.SS. dello schema di DPCM di riorganizzazione, che ricordiamo a tutt’oggi non è stato ancora inviato.
FP CGIL Mise
Roberto Copioli
CISL FP Mise
Carlo Filacchioni
UILPA Mise
Stefano Fricano
Pubblichiamo il resoconto dell’incontro del Tavolo Tecnico per la Formazione in merito la discussione sulle nuove modifiche apportate all’attività didattica del corso ADR e quella della Circolare USAR-L
Pubblichiamo la nota del dipartimento con la quale si destina a data da destinare l’incontro sulla discussione del regolamento disciplinare previsto per il 20 luglio
Ancora una volta le Organizzazioni Sindacali Fp Cgil VVF, Fns Cisl e Confsal VVF unitariamente, ribadiscono l’urgenza di conoscere le decisioni e l’organizzazione dell’Amministrazione sia della mobilità per Capo Squadra, in attesa da circa due anni, sia per l’individuazione della data per concorso Capo Squadra decorrenza 2020
Pubblichiamo l’ipotesi di accordo stralcio per le progressioni economiche 2021 all’interno delle aree corredata dai relativi allegati, con le modifiche apportate a seguito delle osservazioni formulate dalla Funzione Pubblica .
Adelaide Benvenuto
FP CGIL Ministero Interno
INCONTRO CON CAPO DI GABINETTO E SEGRETARIO GENERALE
POCHE RISPOSTE PER I LAVORATORI
Solo dopo la richiesta di CGIL CISL e UIL si è svolto il 12 luglio scorso l’incontro tra rappresentanze sindacali e amministrazione in ordine all’approvazione del nuovo assetto organizzativo del Ministero, alla necessità di equiparare l’indennità di amministrazione, alla improcrastinabile esigenza di re-integrazione del Fondo per le risorse decentrate (ex Fua) ed infine, non perché meno importante, allo smart working, al prosieguo del lavoro a distanza dopo la fase emergenziale. Per l’amministrazione erano presenti il Capo di Gabinetto Dott.ssa Elisabetta Maria Cesqui, il Segretario generale Dott. Andrea Bianchi e il Direttore generale del personale dott.ssa Stefania Cresti.
Preliminarmente CGIL CISL e UIL hanno stigmatizzato con forza l’atteggiamento posto in essere dall’amministrazione in ordine al metodo seguito per l’approvazione dello schema di riorganizzazione del Ministero. Come certamente noto, il precedente confronto su tale materia era stato avviato da un altro Ministro di un altro Governo; il documento portato all’approvazione definitiva in realtà non è lo stesso già sottoposto alle OO.SS. e in ogni caso non tiene in alcun conto le osservazioni rese dalle oo.ss. durante l’incontro del 23/12/2020.
Nel merito, la predetta riorganizzazione prevede oltre al trasferimento di talune funzioni da una direzione generale all’altra, la istituzione di due nuove direzioni generali (Direzione generale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e Direzione generale delle politiche attive) ed un deciso incremento delle competenze dell’attuale Direzione generale dei sistemi informativi che prenderà il nome di Direzione generale dell’innovazione tecnologica, delle risorse strumentali e della comunicazione.
La Direzione generale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro avrà competenze in tema di monitoraggio e attuazione della legislazione vigente in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, sulle materie infortunistiche, sulle malattie professionali. Sarà promotrice delle buone prassi in materia di informazione e comunicazione per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. Si occuperà della gestione delle risorse finanziarie da destinare all’INAIL, assicurerà il supporto tecnico amministrativo per la gestione del Fondo speciale infortuni e del Fondo vittime gravi infortuni sul lavoro.
La Direzione generale delle politiche attive sarà di supporto al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’esercizio delle funzioni di indirizzo della rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro e per l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive, curerà la gestione delle risorse del Bilancio dello stato da destinare ai centri per l’impiego, avrà la gestione del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili, coordinerà la materia degli incentivi all’occupazione. In materia di formazione dovrà vigilare controllare gli enti nazionali di formazione professionale, avrà altresì un ruolo di coordinamento in tema di aiuti di Stato alla formazione.
Secondo la nuova organizzazione del Ministero la ridenominata Direzione generale dell’innovazione tecnologica, delle risorse strumentali e della comunicazione assorbirà numerose funzioni attualmente esercitate in altre direzioni fra le quali: la cura e la logistica delle sedi nonché la gestione delle relative spese di locazione, la programmazione degli acquisti di beni e servizi anche non informatici per tutti gli uffici dell’amministrazione attuando altresì le relative procedure, la gestione dell’ufficio del consegnatario, la gestione dell’attività contrattuale e la gestione delle spese di carattere strumentale per il funzionamento dell’amministrazione. La stessa direzione dovrà svolgere altresì i compiti attribuiti al responsabile per la transizione digitale che viene individuato nella figura del direttore generale della medesima direzione, assicurerà i servizi generali per il funzionamento dell’amministrazione e curerà la logistica delle sedi.
Rispetto al precedente schema di riorganizzazione dove l’ufficio del Responsabile della prevenzione alla corruzione e della trasparenza veniva assorbito dalla direzione generale del personale, sembrerebbe che nel nuovo non sia ancora stata definita la collocazione dello stesso. Su questo l’amministrazione non ha dato alcuna risposta alle sollecitazioni di CGIL CISL e UIL.
CGIL CISL e UIL nei loro interventi hanno manifestato forti perplessità circa la portata innovativa della sposta riorganizzazione poiché eccezion fatta per la introduzione delle due nuove direzioni generali, che per alcuni versi sembrano duplicare e sottrarre materie alle agenzie INL e ANPAL, il resto delle modifiche che andranno a ridefinire l’organizzazione interna, rischiano di apparire come un inutile make‐up da realizzarsi attraverso un balletto di funzioni che si spostano da una direzione ad un’altra.
CGIL CISL e UIL hanno inoltre chiesto all’amministrazione di chiarire se tali spostamenti provocheranno anche spostamenti di personale da una sede all’altra ma su questo l’amministrazione ancora una volta non ha dato alcuna risposta. In chiusura CGIL CISL e UIL hanno chiesto comunque il pieno coinvolgimento durante tutta la fase attuativa del piano di riorganizzazione.
Inoltre il Segretario Generale ha parlato dell’istituzione di una struttura interna per la gestione del PNRR senza dare, per l’ennesima volta, molti chiarimenti su come sarà organizzata e con quali professionalità.
Anche su questo punto sono state manifestate forti perplessità in ordine alla poca chiarezza sul ruolo, sull’organizzazione e sul reperimento delle “risorse umane”.
Sulla perequazione dell’indennità di amministrazione e sulla reintegrazione del Fondo per le risorse decentrate, quest’ultimo indispensabile per realizzare nuove progressioni economiche e per aumentare il salario accessorio pro capite del personale, abbiamo potuto registrare solo un generico impegno dell’amministrazione, nulla di più. CGIL CISL e UIL hanno stigmatizzato questo atteggiamento ed hanno rappresentato al Capo di Gabinetto e al Segretario generale che già altri dicasteri hanno incrementato le risorse da destinare al Fondo nonché quelle da destinare alla perequazione dell’indennità di amministrazione e lo hanno fatto concretamente mediante l’approvazione di norme primarie ad opera del parlamento, non con impegni generici che non porteranno a nulla.
CGIL CISL e UIL valutano del tutto inadeguata la posizione dell’amministrazione la quale, a fronte di specifiche richieste delle oo.ss., non ha dato alcuna risposta concreta.
Sul prosieguo dello smart working dopo la fase emergenziale, che allo stato cesserà i suoi effetti il prossimo 31 luglio, il Segretario generale ha comunicato alle OO.SS. che nei giorni a seguire avrebbe convocato la conferenza dei direttori generali al fine di valutare la possibilità di un graduale rientro della prestazione di lavoro in presenza. A tale riguardo le rappresentanze dei lavoratori hanno chiesto, innanzi tutto, con forza che non ci dovranno essere comportamenti difformi tra i vari CDR. CGIL CISL e UIL hanno inoltre chiesto un incontro specifico in tempi rapidi sulla questione e hanno ribadito che il personale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociale in tutta la fase emergenziale ha sempre assicurato, sia pure da remoto, piena operatività a tutte le attività dell’amministrazione garantendo allo stesso tempo elevati standard di produttività, di efficienza, di efficacia dell’azione amministrativa. Per tale motivo hanno invitato l’amministrazione a mantenere le percentuali più elevate possibili di lavoro agile .
A margine dell’incontro CGIL CISL e UIL hanno infine segnalato le difficoltà operative connesse con l’introduzione del nuovo gestionale Zucchetti il quale allo stato sta mostrando tutti i suoi limiti che rischiano di compromettere le normali prassi di gestione del personale in seno a ciascun CDR pertanto abbiamo ribadito la necessità e l’urgenza di sospendere l’applicativo Zucchetti, finché la società non sarà in grado di garantire un prodotto che sia in linea con le esigenze della nostra Amministrazione.
Restiamo a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.
Roma, 15 luglio 2021
FP CGIL
Giuseppe Palumbo
Matteo Ariano
CISL FP
Michele Cavo
Marco Sozzi
UIL PA
Bruno Di Cuia
Orlando Grimaldi
Passaggi orizzontali: ancora non c’è l’accordo
Sottoscritti i progetti per i Musei Autonomi (solo alcuni)
Abbiamo avuto un’altra riunione sul tema dei passaggi orizzontali ed abbiamo registrato alla fine di un confronto a tratti duro dei sostanziosi passi in avanti, tali da poter immaginare la conclusione di questo accidentato percorso nella prossima riunione prevista per il 2 agosto. L’Amministrazione ha presentato una nuova proposta dopo quella iniziale e sulla stessa vi sono state molte contrarietà. Di seguito i principali nodi di discussione:
L’amministrazione ha proposto, in luogo della valutazione dei passaggi sulla base dell’organico regionale, la vigenza di una graduatoria che consenta, a chi è risultato idoneo, ma non trova collocazione per carenza di posti nel profilo di destinazione, alla procedura di mantenere per un tempo determinato (un anno) ottenendo il passaggio orizzontale al verificarsi delle condizioni che lo consentano. Sul punto unanimemente il tavolo sindacale ha aperto a questa possibilità a patto che venga almeno prolungato a tre anni la vigenza della graduatoria. In verità a nostro avviso la graduatoria dovrebbe essere considerata valida anche oltre, per l’evidente esigibilità del diritto del lavoratore al passaggio orizzontale, ma riteniamo che anche la vigenza triennale sia sufficiente a produrre il risultato pieno;
L’amministrazione aveva inserito nel testo anche il divieto per gli operatori del passaggio orizzontale verso il profilo di assistente. Sulla base di un parere ARAN che però era riferito ad un semplice automatismo e non sulla base dello svolgimento effettivo delle mansioni afferenti. Ovvero la risposta del parere si riferiva alla richiesta di valutare il possibile cambio di qualifica per gli operatori che avevano raggiunto la posizione F2 e non sulla base delle norme previste per i passaggi orizzontali, dalle quali non può aprioristicamente essere escluso alcun lavoratore. Una clausola che abbiamo contestato già la precedente riunione ed abbiamo chiesto che tale disposizione venisse espunta dal testo dell’accordo, perché avrebbe esposto le stesse sigle sindacali ad un contenzioso in quanto firmatari di un atto palesemente illegittimo. Sul punto l’amministrazione ha convenuto;
Altri punti contestati sono stati la richiesta dell’amministrazione di attualizzare le istanze tramite una dichiarazione del dirigente e la conferma della continuità nello svolgimento delle mansioni differenti all’atto del bando. Sul punto le posizioni sindacale si sono differenziate: per quanto ci riguarda lo svolgimento di mansioni diverse dovrebbe essere certificato in relazione all’attualità oltre che alla datazione dell’istanza eventualmente presentata. L’Amministrazione sembra avere scelto una strada diversa, ovvero della costituzione di una commissione a livello centrale che esamini tutte le istanze presentate. Una scelta che, a nostro avviso, rischia di prolungare oltremodo i tempi di chiusura dei procedimenti. Ma prendiamo atto della volontà del tavolo e non sarà certo per noi un motivo ostativo tale scelta;
Sull’effettiva entrata in vigore degli effetti giuridici dei passaggi l’amministrazione ha inteso mantenere la clausola legata ai nuovi ingressi negli organici con una clausola contraddittoria che in pratica significa che il passaggio sarà effettivo dal punto di vista giuridico solo all’atto delle nuove assunzioni. Una posizione che rischia di essere penalizzante soprattutto per quei passaggi previsti verso profili per i quali ancora non sono nemmeno iniziati gli iter concorsuali. Anche questo è un punto controverso e tuttora da verificare.
I punteggi proposti per i criteri adottati: anzianità di domanda, anzianità di svolgimento effettivo di mansioni diverse e anzianità di servizio. A nostro avviso il rapporto tra il peso dell’anzianità di domanda e gli altri è sproporzionato (10 punti per ogni anno fino ad un massimo di 56 punti a fronte di 3 punti all’anno fino ad un massimo di 32 punti) e va riequilibrato. Proposta condivisa dalla restante parte sindacale e che pertanto sarà oggetto di revisione.
Infine la questione assai dibattuta del contingentamento dei posti riservati al passaggio annunciati dall’amministrazione, sulla base di un principio di autotutela rispetto ad una paventata emorragia dai già esangui organici della vigilanza in particolare. Abbiamo già più volta affermato che noi pensiamo ad una situazione nella quale venga riconosciuto il diritto di un lavoratore che matura certi requisiti perché di fatto svolge altre mansioni. Anche in questo caso vanno verificati gli effetti concreti del contingentamento e soprattutto quali effetti riprodurranno in concreto, considerato che allo stato non sono prevedibili i numeri delle istanze che si presenteranno al momento del bando, aggiuntivi rispetto alle 287 istanze già presenti in Direzione Generale. Per questo noi abbiamo proposto, come mediazione, di prevedere entro fine anno una fase di verifica sull’andamento del processo, che possa intervenire con modalità correttive su eventuali distorsioni. Vedremo se sarà accolta.
Su tutto quanto sopra l’amministrazione si è impegnata a produrre una nuova proposta che ci sarà inviata nei prossimi giorni e discussa il 2 agosto.
Progetti Musei autonomi
I progetti riguardano l’applicazione della norma contenuta nella legge 132/2019 che consentono ai Musei autonomi di destinare parte dei proventi da bigliettazione a progetti che riguardino la valorizzazione del sito incentivando i lavoratori nella misura massima del 15% del reddito annuo. L’accordo serve a dare validità alla somme versate a tale scopo e si tratta di 650.000 euro circa versati dal 25% dei Musei interessati e che di conseguenza andranno loro ripartiti sulla base di quanto versato tra. Una norma controversa e certamente foriera di non pochi problemi nella sua applicazione. Per tale motivo noi abbiamo espresso la posizione che queste somme debbano rientrare nella disponibilità del Fondo, non certo per metterne in discussione la destinazione, ma per il semplice motivo che questo è previsto dal CCNL. Di conseguenza l’accordo deve mantenere le prerogative sindacali esercitabili a livello territoriale ed una fase di verifica del tavolo nazionale. Non ci pare di essere stati molto seguiti su questa strada dai colleghi delle altre sigle sindacali, più preoccupati di introdurre in qualche modo forme che obblighino tutti i direttori dei Musei autonomi ad accantonare queste somme. Un ragionamento non previsto dalla norma, come ampiamente dimostrato dall’amministrazione, ed in ogni caso in conflitto con la realtà, essendo veramente molto pochi i Musei in grado di fare operazioni simili, visti i differenti introiti che si registrano in tempi normali (a maggior ragione in pandemia). Noi continuiamo a ritenere che le risorse che vengono destinate alla contrattazione, anche provenienti da risorse extra Fondo, debbano in ogni caso mantenere questa finalità e che comunque questa partita porterà ulteriori differenziazioni tra i musei rispetto alle possibilità di accesso al salario accessorio. Comunque, prendendo atto della relativa scarsità di risorse contingenti, dovuta agli effetti della pandemia, ci siamo accontentati dell’inserimento delle clausole di relazioni sindacali a livello territoriale, ribadendo la validità del protocollo di intesa già sottoscritto lo scorso anno, e certamente non mancheremo di monitorare l’andamento di questi progetti e di riproporre in tempi più normali la loro definitiva contrattualizzazione, sperando che l’amministrazione si scrolli di dosso questa paura degli organi di controllo e con essa anche molti colleghi sindacalisti.
Claudio Meloni
FP CGIL Nazionale Ministero della Cultura