“Appare in contraddizione promuovere la flessibilità di definizione delle percentuali dello smart working in base alle esigenze delle amministrazioni con l’introduzione di limiti individuati per decreto, quando in queste ore Aran apre la strada alla contrattualizzazione”. Così la Fp Cgil commenta quanto previsto, come riporta il ministro della Pa, Renato Brunetta, nel decreto legge proroghe approvato oggi in Cdm in tema di smart working.
Una notizia, aggiunge il sindacato, “uscita mentre con l’Aran le organizzazioni sindacali avviavano il confronto per il rinnovo contrattuale delle lavoratrici e dei lavoratori delle Funzioni Centrali, cui seguiranno gli avvii delle trattative per tutti gli altri contratti pubblici, e il presidente Naddeo comunicava che proprio lo smart working dovrà essere parte centrale del nuovo testo contrattuale”.
Per la Fp Cgil, “Brunetta riconosce che è sbagliato imporre per legge soglie minime o massime di lavoratori che le amministrazioni potranno mettere in lavoro da remoto, perché limiterebbe la flessibilità organizzativa di cui le amministrazioni pubbliche, molto diverse tra loro, hanno bisogno. Però poi impone una soglia al ribasso del 15%, mentre la ministra Dadone prima di lui l’aveva posta al 60%. Sarebbe meglio, visto che si sta parlando di norme a regime, quindi superata l’emergenza e comunque dal 31 dicembre 2021 in avanti, non mettere immediatamente un intralcio sul percorso della contrattazione appena avviato. Altrimenti il ministro commette un ulteriore autogol rispetto alla volontà dichiarata di voler chiudere i contratti pubblici in fretta”, conclude.
“Le risorse destinate ai Vigili del Fuoco nel Piano nazionale di ripresa e resilienza sono deludenti. La modesta, ma comunque apprezzata, misura degli interventi economici che hanno riguardato il Corpo dimostra una palese insufficienza dell’Amministrazione”. Ad affermarlo sono Fp Cgil Vvf, Fns Cisl e Confsal Vvf in un documento inviato al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e ai vertici del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco.
Un documento dove i sindacati offrono un contributo per migliorare la qualità del servizio istituzionale offerto dal Corpo e sul quale rivendicano un confronto. Nel merito del testo, Fp Cgil Vvf, Fns Cisl e Confsal Vvf avanzano misure specifiche, che vanno dalle dotazioni tecniche a quelle legate al tema della salute e della sicurezza del personale passando per questioni di carattere organizzativo.
“Siamo convinti – scrivono Mauro Giulianella (Fp Cgil Vvf), Massimo Vespia (Fns Cisl) e Franco Giancarlo (Confsal Vvf) – che procedere con l’acquisto dei veicoli elettrici, ibridi e a gas, come previsto dal Pnrr, sia solo il primo passo per rilanciare le attività del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, tuttavia, siamo altresì convinti che serviranno ulteriori risorse per migliorare importanti settori o per garantire maggiore tutela della salute e della sicurezza del personale e nel contempo aumentare la risposta del soccorso pubblico per il Paese”, concludono.
L’Amministrazione ha già deciso unilateralmente, sbagliando, la distribuzione dei 165 milioni di euro, ora vuole discutere frettolosamente quella degli specialisti, presentando un accordo irricevibile e mortificante
Pubblichiamo la nota unitaria delle Strutture Fp Cgil VVF, Fns Cisl e Confsal VVF
In allegato, la Dichiarazione dell’EPSU sulla funzione ed il ruolo dei lavoratori della Cultura nello sviluppo della democrazia e sulla situazione di di grave crisi in cui versano i settori legati alle attività culturali a seguito della crisi Covid.
Un documento che è conseguente alla dichiarazione comune FP CGIL, CGT Culture e PCS Culture Group del 27 ottobre 2020, che ha avviato una riflessione sulla qualità delle politiche culturali in atto nei rispettivi Paesi e che apre ad una visione internazionale basata su punti di significativa convergenza sulla funzione dei servizi pubblici alla Cultura come perno essenziale per un nuovo modello di sviluppo e per un rinnovato patto di coesione sociale a livello europeo.
La Dichiarazione EPSU fa una sintesi delle riflessioni provenienti da vari Paesi Europei e propone una piattaforma rivendicativa che sarà un utilissimo strumento per tutte le iniziative di mobilitazione e di dialogo sociale che si adotteranno a livello nazionale ed a quello europeo.
Buon lavoro
Claudio Meloni Nicoletta Grieco
Standing Committee on National Admnistration EPSU / Head of International Department FPCGIL
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Dichiarazione dei Comitati NEA e LRG di Epsu
(Amministrazioni Centrali ed Enti Locali)
I lavoratori dell’arte e della cultura sono essenziali per una società più giusta.
1. Le arti e la cultura sono tra i settori più colpiti dalla pandemia di Covid-19, e molti lavoratori sono stati spinti dalla precarietà alla povertà ed è stato messo in pericolo il futuro sviluppo di molte città.
2. All’interno dei servizi culturali e creativi, più di un terzo di tutti i lavoratori sono autonomi o freelance rispetto al 14% dell’occupazione totale dell’UE.
Molto spesso, i salari minimi o di sussistenza non si applicano a questi lavoratori, molti di loro se licenziati non hanno fonti alternative di reddito o di assicurazione e malattia, alcuni paesi si affidano sempre più a lavoratori volontari con ancora meno diritti, nessuna formazione e nessuna retribuzione.
3. Luoghi culturali, cinema, teatri, biblioteche rimangono chiusi al pubblico in molti paesi insieme alla cancellazione di spettacoli, festival e mostre; molti luoghi o centri culturali non saranno in grado di recuperare dopo mesi di
chiusura. Per quanto creative e utili possano essere le alternative online, non possono sostituire gli spettacoli dal vivo e portano con sé molte sfide, non ultimo in termini di accessibilità ai servizi culturali pubblici per tutti.
4. Scioperi, proteste e occupazioni di centri culturali o teatri hanno avuto luogo in Francia, Spagna, Regno Unito, Belgio. I sindacati interessati chiedono innanzitutto la sicurezza dei lavoratori, il mantenimento della piena retribuzione e della protezione sociale per i lavoratori che non possono lavorare, la difesa dei posti di lavoro; l’estensione dei contratti collettivi del settore pubblico ai lavoratori da parte delle autorità pubbliche; la riapertura dei luoghi di cultura sulla base di un dialogo effettivo con i sindacati e nel pieno rispetto delle misure sanitarie per la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini.
5. In una dichiarazione congiunta dello scorso ottobre, i settori culturali dei lavoratori affiliati all’EPSU in Francia (CGT-Cultura), in Italia (FP-CGIL) e nel Regno Unito (PCS) hanno esposto quanto il settore artistico e culturale sia
stato duramente colpito dalla pandemia. La dichiarazione ha riaffermato il ruolo primario delle politiche e delle infrastrutture culturali pubbliche nelle democrazie sociali ed economiche e ha chiesto all’UE di garantire che la
cultura faccia parte dei piani di ripresa dalla pandemia. Ha denunciato le misure di austerità degli ultimi decenni che hanno favorito il consumismo culturale attraverso la privatizzazione e la commercializzazione dei servizi
culturali, a scapito di un vero servizio culturale pubblico per tutti. Nei tre paesi, le riduzioni nei bilanci nazionali della cultura sono state tre volte superiori a quelle di altri settori. Il disimpegno delle autorità pubbliche si è
tradotto in un declino dell’accesso democratico alle arti, alla cultura e al patrimonio, nell’indebolimento dei diritti dei lavoratori, nell’aumento del lavoro precario, nella perdita di posti di lavoro e nelle privatizzazioni.
6. I settori dell’Epsu dei governi centrali, regionali e locali esprimono il loro sostegno ai lavoratori dell’arte pubblica e della cultura e la loro solidarietà con le proteste in corso. La protezione dei lavoratori e la lotta contro la
perdita di posti di lavoro rimangono le principali preoccupazioni di Epsu. I sindacati e i comitati aziendali devono essere consultati sui piani delle autorità pubbliche per riaprire i luoghi e i centri culturali con sufficienti
dispositivi di protezione personale gratuiti, gel antibatterico e altre misure igieniche, così come un numero sufficiente di personale e il rispetto delle distanze fisiche.
7. Le arti e la cultura non sono una merce, ci tengono in vita, connessi al mondo, alimentano la nostra immaginazione, portano la speranza di emancipazione, danno senso alla solidarietà e all’esercizio della nostra libertà e della nostra umanità. Svolgono un ruolo essenziale nella guarigione e nella risposta al trauma, alla salute mentale e agli impatti dell’isolamento della pandemia. Saranno fondamentali per il recupero dalla pandemia e la
co-creazione di una società più giusta.
8. La libertà di espressione artistica e il rispetto dei diritti culturali sono unacomponente chiave delle culture europee. La rinascita del nazionalismo e i valori conservatori religiosi e tradizionali stanno sempre più limitando e censurando le opere d’arte e le espressioni sulla base della moralità pubblica. I bersagli sono più spesso donne, artisti razziali e LGBTQ+. Questo è inaccettabile e rappresenta un pericolo per la diversità culturale e la
democrazia dell’Europa.
9. La dimensione economica della cultura è di fondamentale importanza per molte città o addirittura paesi; nel Regno Unito l’Arts Council ha scoperto che, in tempi normali, ogni sterlina investita nelle arti restituisce 9 sterline
all’economia. Secondo le stime prudenti di Eurostat (che non includono i lavoratori che hanno un secondo lavoro nel settore), l’occupazione nei servizi culturali e artistici ammonta al 3,7% dell’occupazione totale dell’UE,
con Estonia, Malta, Lussemburgo, Finlandia, Slovenia e Paesi Bassi ben al di sopra della media UE.
10. Ciò significa che è in gioco lo sviluppo futuro di molte città, soprattutto di medie dimensioni, che dagli anni ’80 hanno fatto dell’arte e della cultura e del turismo il fulcro della rigenerazione urbana. Città come Venezia,
Avignone, Tallinn, Porto o Barcellona appaiono particolarmente esposte e probabilmente gli effetti si riverbereranno per molti mesi se non anni. Dati i forti legami tra arte, cultura, innovazione e scambi transfrontalieri, è in gioco il futuro di una società aperta e democratica.
EPSU chiede ai governi di:
– Applicare l’accesso universale ed equo alla democrazia culturale basata sul principio della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani secondo il quale la cultura è per molti, non per pochi;
– investire in servizi culturali pubblici trasformati e rafforzati e nella creazione artistica, che siano sostenibili, liberi da interferenze politiche e focalizzati verso e con i cittadini, le comunità locali e i territori, con tutte le loro differenze e il loro potenziale di creatività;
– garantire, nei negoziati con le parti sociali, un’occupazione stabile e a tempo pieno e condizioni salariali e lavorative decenti, al fine di fermare il lavoro precario, il dumping sociale, la privatizzazione e lo sfruttamento
dei lavoratori, non da ultimo nelle aziende esternalizzate;
– consultare i sindacati e i comitati aziendali su come organizzare al meglio la riapertura dei luoghi di cultura pubblici che garantisca la sicurezza dei lavoratori e del pubblico; il risarcimento dei lavoratori chenon possono esercitare il loro diritto al lavoro deve garantire una vita dignitosa;
– al fine di rispecchiare il suo peso economico nell’economia, destinare almeno il 3% dei piani di bilancio nazionali per la ripresa e la resilienza2 alla cultura e alle arti, comprese ulteriori assunzioni nei servizi culturali
pubblici; un ulteriore 2% dovrebbe essere destinato al ruolo sociale e democratico essenziale delle arti e della cultura in un’Europa postCOVID.
– cambiare i criteri/incentivi per assegnare i fondi pubblici in base al lavoro con le comunità locali, i cittadini, le scuole e i servizi sociali;
– cooperare con altri settori per sviluppare nuove forme di servizi di welfare nei campi dell’educazione, della salute mentale e fisica, dell’ambiente, del turismo, per rendere più visibile il contributo della cultura e dell’arte al benessere e alla coesione sociale;
– progettare formati digitali online tenendo conto degli obiettivi di salute pubblica come strumento per migliorare, non sostituire, le prestazioni dal vivo in formati più piccoli.
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Il webinar è stato ideato per relazionare i membri EPSU/PSI circa l’iter legislativo della Direttiva UE sulla trasparenza fiscale e sui risvolti sindacali della stessa.
Il progetto di Direttiva 2016/881 CbCR (Country by Country Reporting), che modifica la precedente Direttiva 2011/16, prevede l’obbligo di pubblicazione dell’imposta sul Reddito (in Italia IRES) per tutte le imprese, multinazionali o autonome, a livello comunitario e con un fatturato complessivo superiore a 750 milioni di euro. Queste informazioni sarebbero poi pubblicate su Country Report nazionali e dunque rese accessibili ai cittadini.
L’interesse all’adozione di una simile Direttiva è strategicamente importante per le Organizzazioni Sindacali: sulla base di queste informazioni, è possibile ricostruire con grande precisione le strutturazioni societarie e conoscere il reale guadagno e volume di produzione dei gruppi di imprese. Queste conoscenze sono fondamentali quando si devono negoziare accordi collettivi, procedure di mobilità per giustificati motivi oggettivi, ristrutturazioni aziendali, nuove assunzioni o esternalizzazioni. Per questo motivo EPSU e PSI sono interessate a seguirne gli sviluppi.
La proposta della Commissione Europea ha ovviamente incontrato diversi ostacoli nel percorso legislativo. Intrapreso nel 2016, è stato a lungo tenuto ostaggio per via delle pressioni lobbiste intraprese, come prevedibile, dai rappresentanti delle imprese. Tuttavia, anche interessi politici di vari paesi hanno giocato il proprio ruolo in questa guerra di posizione, con in testa Irlanda, Malta, Cipro e Lussemburgo1, ma anche Germania e Svezia. Dopo un rapido riscontro del Parlamento sulla questione nel 2017, la proposta non è dunque mai stata messa all’ordine del giorno del Consiglio per ragioni di “opportunità politica”.
Come sottolineato dall’intervento di Patrick Orr (EPSU), la proposta legislativa era stata opportunamente disegnata in modo da non toccare la competenza fiscale degli Stati Membri, esclusa dai Trattati di Lisbona e pertanto riservata alla procedura di unanimità in seno al Consiglio. Agiva invece indirettamente nel campo del Mercato Interno e in particolare della Libertà di Movimento dei Capitali. Per tale motivo, tale iniziativa cadeva nell’ombrello della procedura ordinaria, con il Parlamento co-legislatore e l’adozione a Maggioranza Qualificata. Una linea d’azione strategica volta a superare prevedibili impasses di veto.
È interessante notare come la proposta abbia trovato il deciso supporto degli stakeholders del mondo della finanza, in particolare Fondi di Investimento di varia natura. Il deficit di informazioni è infatti uno degli aspetti più importanti nella regolamentazione dei mercati finanziari, e gli investitori privati hanno tutto l’interesse nel supportare una ulteriore “disclosure” di informazioni altrimenti privilegiate. Come sottolineato da Daniel Bartosa (PSI), lo standard proposto, per quanto ancora imperfetto, supera persino lo Stato dell’Arte come stilato sin ora dall’OECD, in quanto queste informazioni sarebbero rese pubbliche e non solo segnalate ai Governi nazionali.
Dopo anni di silenzio, la proposta è stata rimessa in auge su indirizzo politico del Governo portoghese, quest’anno alla rotating presidency del Consiglio. Quest’ultimo organismo è infatti finalmente giunto ad una posizione comune, e per fine giugno è attesa la fine della prima procedure di trialogo informale con il Parlamento. Secondo la MEP Evelyn Ragner, a sua volta con un passato da sindacalista, si registra l’assenza di supporto da parte di tutti i governi “populisti” d’Europa, diretto o indiretto, a cominciare dall’Austria. La stessa Francia sembra far ostruzione al solo scopo di poter annunciare l’adozione della Direttiva sotto il semestre a presidenza francese.
La proposta ha tuttavia dei punti deboli: inizialmente, prevedeva un obbligo per tutti i gruppi con fatturato superiore ai 400 milioni, allargando dunque lo scopo dell’intervento. È inoltre un’obbligazione limitata ai soli soggetti giuridici stabiliti in Europa, all’interno dell’Unione, restituendo così una fotografia solo parziale delle reali operazioni fiscali e finanziarie dei Gruppi d’imprese. Inoltre, sono tuttora presenti dei “loophole” nella disciplina, in quanto la bozza di Direttiva permetterebbe ai Gruppi di non condividere informazioni se rientranti sotto il segreto d’impresa, cioè quando la condivisione rivelerebbe strutture strategiche commerciali che la rendono competitiva rispetto agli altri operatori.
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1 Tali paesi sono stati oggetto di diverse attenzioni da parte della Commissioni per via delle proprie legislazioni fiscali sin dal Rapporto del 2017 sugli “Aggressive Tax Planning” (ATP). Formalmente, questi paesi non sono catalogabili come paradisi fiscali, ma la presenza di diverse disposizioni fiscali (beneficiary ownership non pubblicate per i trusts, esenzioni fiscali su dividendi, royalties o factoring etc.) in congiunzione con i vari Trattati Bilaterali contro la Doppia Imposizione, permettono la strutturazione di triangolazioni fiscali utili all’elusione fiscale o all’abbattimento della pressione fiscale sino ad aliquote risibili (vedasi casi Apple e Google). N.d.r.
A seguito della richiesta delle Strutture Fp Cgil VVF, Fns Cisl e Confsal VVF pubblichiamo la nota con la quale l’Amministrazione convoca le Organizzazioni Sindacali riguardo i percorsi formativi per corsi in ingresso per AA.VV.F. e Capo Squadra
Pubblichiamo la nota di precisazione emanata dalla Direzione Centrale per la Formazione Selezione per i partecipanti al 7° Corso nazionale di formazione per Formatori di patenti di guida terrestri VF
Pubblichiamo la convocazione e i relativi allegati in bozza in merito l’accordo integrativo nazionale concernente la distribuzione al personale direttivo che espleta funzioni specialistiche del C.N.VV.F. delle risorse di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto legislativo 6 ottobre 2018, n. 127 Anno 2018 Convocazione incontro.
Pubblichiamo la convocazione e i relativi allegati in bozza in merito l’accordo integrativo nazionale concernente la distribuzione al personale non direttivo che espleta funzioni specialistiche del C.N.VV.F. delle risorse di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto legislativo 6 ottobre 2018, n. 127 Anno 2018 Convocazione incontro.
Al Ministro Della Difesa
On. le Lorenzo Guerini
e,p.c.
– Segretariato Generale Della Difesa / Dna
– Direzione Dei Lavori E Del Demanio
– Al Capo Di Stato Maggiore Della Marina
Amm. G. Cavo Dragone
-Comando Marittimo Sud
Amm. S.Vitiello
Oggetto: Mancata presentazione istanza cautelare di sospensione esecuzione Sentenza n. 19/2021 Corte di Appello di Lecce. OPS Personale civile “Saint Bon” Taranto
Come è noto Il Ministero della Difesa ha presentato il 25 marzo u.s., tramite l’Avvocatura Generale dello Stato, ricorso in Cassazione avverso la sentenza n 19/2021 della Corte d’Appello di Lecce che, riformando la sentenza di 1° grado, ha disposto il trasferimento di proprietà del più importante Organismo di Protezione Sociale del personale civile della MM.
Abbiamo ora appreso con stupore che, a distanza di un mese, il ricorso in Cassazione non è stato ancora accompagnato dall’istanza cautelare di sospensione della sentenza, circostanza che ha consentito alla parte vittoriosa di trascrivere la proprietà del complesso immobiliare e di rivendicarne la consegna entro il 10 maggio,
La presentazione del ricorso se ha confermato la sensibilità e l’impegno del vertice politico e della MM sulla tematica ha, ancora una volta, evidenziato le ombre che hanno accompagnato questa vertenza per venti lunghi anni, durante i quali non tutte le articolazioni del Ministero della Difesa hanno mostrato analoga determinazione.
– Tutt’ora non si comprende perché le richieste avanzate dalla MM per una sollecita presentazione della istanza di sospensione, non siano state prontamente valorizzate, ma continuano a subire incomprensibili rallentamenti e incertezze , provocando sconcerto tra le 10.000 famiglie del territorio ionico che , per hanno organizzato in settimana una manifestazione appellandosi direttamente al Ministro della Difesa
Senza indugiare in risvolti giuridici, ma nella considerazione che i tempi medi del ricorso in Cassazione sono di circa tre anni, invitiamo ad assumere direttamente una ulteriore energica iniziativa affinché sia presentata istanza urgente di sospensione.
La comunità ionica già vittima di tante prevaricazioni, alle prese con tensioni che non si sommano ma si moltiplicano, ha bisogno di ritrovare una fiducia troppo spesso tradita, e che non sia consumata l’ennesima ingiustizia ai danni delle sue fasce più deboli.
Distinti saluti
FP CGIL CISL FP UIL PA
Francesco Quinti Massimo Ferri Carmela Cilento
Roberto De Cesaris Franco Volpi