L’Amministrazione ha già deciso unilateralmente, sbagliando, la distribuzione dei 165 milioni di euro, ora vuole discutere frettolosamente quella degli specialisti, presentando un accordo irricevibile  e mortificante

Pubblichiamo la nota unitaria delle Strutture Fp Cgil VVF, Fns Cisl e Confsal VVF

In allegato, la Dichiarazione dell’EPSU sulla funzione ed il ruolo dei lavoratori della Cultura nello sviluppo della democrazia e sulla situazione di di grave crisi in cui versano i settori legati alle attività culturali a seguito della crisi Covid.

Un documento che è conseguente alla dichiarazione comune FP CGIL, CGT Culture e PCS Culture Group del 27 ottobre 2020, che ha avviato una riflessione sulla qualità delle politiche culturali in atto nei rispettivi Paesi e che apre ad una visione internazionale basata su punti di significativa convergenza sulla funzione dei servizi pubblici alla Cultura come perno essenziale per un nuovo modello di sviluppo e per un rinnovato patto di coesione sociale a livello europeo.

La Dichiarazione EPSU fa una sintesi delle riflessioni provenienti da vari Paesi Europei e propone una piattaforma rivendicativa che sarà un utilissimo strumento per tutte le iniziative di mobilitazione e di dialogo sociale che si adotteranno a livello nazionale ed a quello europeo.

Buon lavoro

                                   Claudio Meloni                                                                 Nicoletta Grieco

Standing Committee on National Admnistration EPSU / Head of International Department FPCGIL

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Dichiarazione dei Comitati NEA e LRG di Epsu
(Amministrazioni Centrali ed Enti Locali)
I lavoratori dell’arte e della cultura sono essenziali per una società  più giusta.

1. Le arti e la cultura sono tra i settori più colpiti dalla pandemia di Covid-19, e  molti lavoratori sono stati spinti dalla precarietà alla povertà ed è stato messo in pericolo il futuro sviluppo di molte città.
2. All’interno dei servizi culturali e creativi, più di un terzo di tutti i lavoratori sono autonomi o freelance rispetto al 14% dell’occupazione totale dell’UE.
Molto spesso, i salari minimi o di sussistenza non si applicano a questi lavoratori, molti di loro se licenziati non hanno fonti alternative di reddito o di assicurazione e malattia, alcuni paesi si affidano sempre più a lavoratori volontari con ancora meno diritti, nessuna formazione e nessuna retribuzione.
3. Luoghi culturali, cinema, teatri, biblioteche rimangono chiusi al pubblico in molti paesi insieme alla cancellazione di spettacoli, festival e mostre; molti luoghi o centri culturali non saranno in grado di recuperare dopo mesi di
chiusura. Per quanto creative e utili possano essere le alternative online, non possono sostituire gli spettacoli dal vivo e portano con sé molte sfide, non ultimo in termini di accessibilità ai servizi culturali pubblici per tutti.
4. Scioperi, proteste e occupazioni di centri culturali o teatri hanno avuto luogo in Francia, Spagna, Regno Unito, Belgio. I sindacati interessati chiedono innanzitutto la sicurezza dei lavoratori, il mantenimento della piena retribuzione e della protezione sociale per i lavoratori che non possono lavorare, la difesa dei posti di lavoro; l’estensione dei contratti collettivi del settore pubblico ai lavoratori da parte delle autorità pubbliche; la riapertura dei luoghi di cultura sulla base di un dialogo effettivo con i sindacati e nel pieno rispetto delle misure sanitarie per la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini.

5. In una dichiarazione congiunta dello scorso ottobre, i settori culturali dei lavoratori affiliati all’EPSU in Francia (CGT-Cultura), in Italia (FP-CGIL) e nel Regno Unito (PCS) hanno esposto quanto il settore artistico e culturale sia
stato duramente colpito dalla pandemia. La dichiarazione ha riaffermato il ruolo primario delle politiche e delle infrastrutture culturali pubbliche nelle democrazie sociali ed economiche e ha chiesto all’UE di garantire che la
cultura faccia parte dei piani di ripresa dalla pandemia. Ha denunciato le misure di austerità degli ultimi decenni che hanno favorito il consumismo culturale attraverso la privatizzazione e la commercializzazione dei servizi
culturali, a scapito di un vero servizio culturale pubblico per tutti. Nei tre paesi, le riduzioni nei bilanci nazionali della cultura sono state tre volte superiori a quelle di altri settori. Il disimpegno delle autorità pubbliche si è
tradotto in un declino dell’accesso democratico alle arti, alla cultura e al patrimonio, nell’indebolimento dei diritti dei lavoratori, nell’aumento del lavoro precario, nella perdita di posti di lavoro e nelle privatizzazioni.
6. I settori dell’Epsu dei governi centrali, regionali e locali esprimono il loro sostegno ai lavoratori dell’arte pubblica e della cultura e la loro solidarietà con le proteste in corso. La protezione dei lavoratori e la lotta contro la
perdita di posti di lavoro rimangono le principali preoccupazioni di Epsu. I sindacati e i comitati aziendali devono essere consultati sui piani delle autorità pubbliche per riaprire i luoghi e i centri culturali con sufficienti
dispositivi di protezione personale gratuiti, gel antibatterico e altre misure igieniche, così come un numero sufficiente di personale e il rispetto delle distanze fisiche.
7. Le arti e la cultura non sono una merce, ci tengono in vita, connessi al mondo, alimentano la nostra immaginazione, portano la speranza di emancipazione, danno senso alla solidarietà e all’esercizio della nostra libertà e della nostra umanità. Svolgono un ruolo essenziale nella guarigione e nella risposta al trauma, alla salute mentale e agli impatti dell’isolamento della pandemia. Saranno fondamentali per il recupero dalla pandemia e la
co-creazione di una società più giusta.
8. La libertà di espressione artistica e il rispetto dei diritti culturali sono unacomponente chiave delle culture europee. La rinascita del nazionalismo e i valori conservatori religiosi e tradizionali stanno sempre più limitando e   censurando le opere d’arte e le espressioni sulla base della moralità pubblica. I bersagli sono più spesso donne, artisti razziali e LGBTQ+. Questo è inaccettabile e rappresenta un pericolo per la diversità culturale e la
democrazia dell’Europa.
9. La dimensione economica della cultura è di fondamentale importanza per molte città o addirittura paesi; nel Regno Unito l’Arts Council ha scoperto che, in tempi normali, ogni sterlina investita nelle arti restituisce 9 sterline
all’economia. Secondo le stime prudenti di Eurostat (che non includono i lavoratori che hanno un secondo lavoro nel settore), l’occupazione nei servizi culturali e artistici ammonta al 3,7% dell’occupazione totale dell’UE,
con Estonia, Malta, Lussemburgo, Finlandia, Slovenia e Paesi Bassi ben al di sopra della media UE.
10. Ciò significa che è in gioco lo sviluppo futuro di molte città, soprattutto di medie dimensioni, che dagli anni ’80 hanno fatto dell’arte e della cultura e del turismo il fulcro della rigenerazione urbana. Città come Venezia,
Avignone, Tallinn, Porto o Barcellona appaiono particolarmente esposte e probabilmente gli effetti si riverbereranno per molti mesi se non anni. Dati i forti legami tra arte, cultura, innovazione e scambi transfrontalieri, è in gioco il futuro di una società aperta e democratica.
EPSU chiede ai governi di:
– Applicare l’accesso universale ed equo alla democrazia culturale basata sul principio della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani secondo il quale la cultura è per molti, non per pochi;
– investire in servizi culturali pubblici trasformati e rafforzati e nella creazione artistica, che siano sostenibili, liberi da interferenze politiche e focalizzati verso e con i cittadini, le comunità locali e i territori, con tutte le loro differenze e il loro potenziale di creatività;
– garantire, nei negoziati con le parti sociali, un’occupazione stabile e a tempo pieno e condizioni salariali e lavorative decenti, al fine di fermare il lavoro precario, il dumping sociale, la privatizzazione e lo sfruttamento
dei lavoratori, non da ultimo nelle aziende esternalizzate;
– consultare i sindacati e i comitati aziendali su come organizzare al meglio la riapertura dei luoghi di cultura pubblici che garantisca la sicurezza dei lavoratori e del pubblico; il risarcimento dei lavoratori chenon possono esercitare il loro diritto al lavoro deve garantire una vita dignitosa;
– al fine di rispecchiare il suo peso economico nell’economia, destinare almeno il 3% dei piani di bilancio nazionali per la ripresa e la resilienza2 alla cultura e alle arti, comprese ulteriori assunzioni nei servizi culturali
pubblici; un ulteriore 2% dovrebbe essere destinato al ruolo sociale e democratico essenziale delle arti e della cultura in un’Europa postCOVID.
– cambiare i criteri/incentivi per assegnare i fondi pubblici in base al lavoro con le comunità locali, i cittadini, le scuole e i servizi sociali;
– cooperare con altri settori per sviluppare nuove forme di servizi di welfare nei campi dell’educazione, della salute mentale e fisica, dell’ambiente, del turismo, per rendere più visibile il contributo della cultura e dell’arte al benessere e alla coesione sociale;
– progettare formati digitali online tenendo conto degli obiettivi di salute pubblica come strumento per migliorare, non sostituire, le prestazioni dal vivo in formati più piccoli.

 

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  1. https://www.epsu.org/epsucob/2020-epsu-collective-bargaining-news-november-no21/unions-joininternational-call-support
  2.  I piani di bilancio nazionali di recupero e resilienza devono essere presentati entro il 30 aprile alla Commissione
    europea.

Il webinar è stato ideato per relazionare i membri EPSU/PSI circa l’iter legislativo della Direttiva UE sulla trasparenza fiscale e sui risvolti sindacali della stessa.

Il progetto di Direttiva 2016/881 CbCR (Country by Country Reporting), che modifica la precedente Direttiva 2011/16, prevede l’obbligo di pubblicazione dell’imposta sul Reddito (in Italia IRES) per tutte le imprese, multinazionali o autonome, a livello comunitario e con un fatturato complessivo superiore a 750 milioni di euro. Queste informazioni sarebbero poi pubblicate su Country Report nazionali e dunque rese accessibili ai cittadini.

L’interesse all’adozione di una simile Direttiva è strategicamente importante per le Organizzazioni Sindacali: sulla base di queste informazioni, è possibile ricostruire con grande precisione le strutturazioni societarie e conoscere il reale guadagno e volume di produzione dei gruppi di imprese. Queste conoscenze sono fondamentali quando si devono negoziare accordi collettivi, procedure di mobilità per giustificati motivi oggettivi, ristrutturazioni aziendali, nuove assunzioni o esternalizzazioni. Per questo motivo EPSU e PSI sono interessate a seguirne gli sviluppi.

La proposta della Commissione Europea ha ovviamente incontrato diversi ostacoli nel percorso legislativo. Intrapreso nel 2016, è stato a lungo tenuto ostaggio per via delle pressioni lobbiste intraprese, come prevedibile, dai rappresentanti delle imprese. Tuttavia, anche interessi politici di vari paesi hanno giocato il proprio ruolo in questa guerra di posizione, con in testa Irlanda, Malta, Cipro e Lussemburgo1, ma anche Germania e Svezia. Dopo un rapido riscontro del Parlamento sulla questione nel 2017, la proposta non è dunque mai stata messa all’ordine del giorno del Consiglio per ragioni di “opportunità politica”.

Come sottolineato dall’intervento di Patrick Orr (EPSU), la proposta legislativa era stata opportunamente disegnata in modo da non toccare la competenza fiscale degli Stati Membri, esclusa dai Trattati di Lisbona e pertanto riservata alla procedura di unanimità in seno al Consiglio. Agiva invece indirettamente nel campo del Mercato Interno e in particolare della Libertà di Movimento dei Capitali. Per tale motivo, tale iniziativa cadeva nell’ombrello della procedura ordinaria, con il Parlamento co-legislatore e l’adozione a Maggioranza Qualificata. Una linea d’azione strategica volta a superare prevedibili impasses di veto.

È interessante notare come la proposta abbia trovato il deciso supporto degli stakeholders del mondo della finanza, in particolare Fondi di Investimento di varia natura. Il deficit di informazioni è infatti uno degli aspetti più importanti nella regolamentazione dei mercati finanziari, e gli investitori privati hanno tutto l’interesse nel supportare una ulteriore “disclosure” di informazioni altrimenti privilegiate. Come sottolineato da Daniel Bartosa (PSI), lo standard proposto, per quanto ancora imperfetto, supera persino lo Stato dell’Arte come stilato sin ora dall’OECD, in quanto queste informazioni sarebbero rese pubbliche e non solo segnalate ai Governi nazionali.

Dopo anni di silenzio, la proposta è stata rimessa in auge su indirizzo politico del Governo portoghese, quest’anno alla rotating presidency del Consiglio. Quest’ultimo organismo è infatti finalmente giunto ad una posizione comune, e per fine giugno è attesa la fine della prima procedure di trialogo informale con il Parlamento. Secondo la MEP Evelyn Ragner, a sua volta con un passato da sindacalista, si registra l’assenza di supporto da parte di tutti i governi “populisti” d’Europa, diretto o indiretto, a cominciare dall’Austria. La stessa Francia sembra far ostruzione al solo scopo di poter annunciare l’adozione della Direttiva sotto il semestre a presidenza francese.

La proposta ha tuttavia dei punti deboli: inizialmente, prevedeva un obbligo per tutti i gruppi con fatturato superiore ai 400 milioni, allargando dunque lo scopo dell’intervento. È inoltre un’obbligazione limitata ai soli soggetti giuridici stabiliti in Europa, all’interno dell’Unione, restituendo così una fotografia solo parziale delle reali operazioni fiscali e finanziarie dei Gruppi d’imprese. Inoltre, sono tuttora presenti dei “loophole” nella disciplina, in quanto la bozza di Direttiva permetterebbe ai Gruppi di non condividere informazioni se rientranti sotto il segreto d’impresa, cioè quando la condivisione rivelerebbe strutture strategiche commerciali che la rendono competitiva rispetto agli altri operatori.

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1 Tali paesi sono stati oggetto di diverse attenzioni da parte della Commissioni per via delle proprie legislazioni fiscali sin dal Rapporto del 2017 sugli “Aggressive Tax Planning” (ATP). Formalmente, questi paesi non sono catalogabili come paradisi fiscali, ma la presenza di diverse disposizioni fiscali (beneficiary ownership non pubblicate per i trusts, esenzioni fiscali su dividendi, royalties o factoring etc.) in congiunzione con i vari Trattati Bilaterali contro la Doppia Imposizione, permettono la strutturazione di triangolazioni fiscali utili all’elusione fiscale o all’abbattimento della pressione fiscale sino ad aliquote risibili (vedasi casi Apple e Google). N.d.r.

A seguito della richiesta delle Strutture Fp Cgil VVF, Fns Cisl e Confsal VVF pubblichiamo la nota con la quale l’Amministrazione convoca le Organizzazioni Sindacali riguardo i percorsi formativi per corsi in ingresso per AA.VV.F. e Capo Squadra

Pubblichiamo la nota di precisazione emanata dalla Direzione Centrale per la Formazione Selezione per i partecipanti al 7° Corso nazionale di formazione per Formatori di patenti di guida terrestri VF

Pubblichiamo la convocazione e i relativi allegati in bozza in merito l’accordo integrativo nazionale concernente la distribuzione al personale direttivo che espleta funzioni specialistiche del C.N.VV.F. delle risorse di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto legislativo 6 ottobre 2018, n. 127 Anno 2018 Convocazione incontro.

Pubblichiamo la convocazione e i relativi allegati in bozza in merito l’accordo integrativo nazionale concernente la distribuzione al personale non direttivo che espleta funzioni specialistiche del C.N.VV.F. delle risorse di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto legislativo 6 ottobre 2018, n. 127 Anno 2018 Convocazione incontro.

 

 

Al Ministro Della Difesa
On. le Lorenzo Guerini

e,p.c.

– Segretariato Generale Della Difesa / Dna

– Direzione Dei Lavori E Del Demanio

– Al Capo Di Stato Maggiore Della Marina
Amm. G. Cavo Dragone

-Comando Marittimo Sud
Amm. S.Vitiello

Oggetto: Mancata presentazione istanza cautelare di sospensione esecuzione Sentenza n. 19/2021 Corte di Appello di Lecce. OPS Personale civile “Saint Bon” Taranto

Come è noto Il Ministero della Difesa ha presentato il 25 marzo u.s., tramite l’Avvocatura Generale dello Stato, ricorso in Cassazione avverso la sentenza n 19/2021 della Corte d’Appello di Lecce che, riformando la sentenza di 1° grado, ha disposto il trasferimento di proprietà del più importante Organismo di Protezione Sociale del personale civile della MM.
Abbiamo ora appreso con stupore che, a distanza di un mese, il ricorso in Cassazione non è stato ancora accompagnato dall’istanza cautelare di sospensione della sentenza, circostanza che ha consentito alla parte vittoriosa di trascrivere la proprietà del complesso immobiliare e di rivendicarne la consegna entro il 10 maggio,
La presentazione del ricorso se ha confermato la sensibilità e l’impegno del vertice politico e della MM sulla tematica ha, ancora una volta, evidenziato le ombre che hanno accompagnato questa vertenza per venti lunghi anni, durante i quali non tutte le articolazioni del Ministero della Difesa hanno mostrato analoga determinazione.
– Tutt’ora non si comprende perché le richieste avanzate dalla MM per una sollecita presentazione della istanza di sospensione, non siano state prontamente valorizzate, ma continuano a subire incomprensibili rallentamenti e incertezze , provocando sconcerto tra le 10.000 famiglie del territorio ionico che , per hanno organizzato in settimana una manifestazione appellandosi direttamente al Ministro della Difesa
Senza indugiare in risvolti giuridici, ma nella considerazione che i tempi medi del ricorso in Cassazione sono di circa tre anni, invitiamo ad assumere direttamente una ulteriore energica iniziativa affinché sia presentata istanza urgente di sospensione.
La comunità ionica già vittima di tante prevaricazioni, alle prese con tensioni che non si sommano ma si moltiplicano, ha bisogno di ritrovare una fiducia troppo spesso tradita, e che non sia consumata l’ennesima ingiustizia ai danni delle sue fasce più deboli.
Distinti saluti

FP CGIL                          CISL FP                         UIL PA
Francesco Quinti          Massimo Ferri         Carmela Cilento
Roberto De Cesaris       Franco Volpi

Dott. Alessandro Leopizzi
Direttore Generale del personale e della formazione

p.c. Dott. Raffaele Piccirillo
Capo di Gabinetto

Oggetto: Mancato riconoscimento delle tutele sociali dei lavoratori.

Sig. Direttore Generale,
Le scriventi organizzazioni sindacali sono venute a conoscenza di un orientamento generale volto al rigetto della quasi totalità delle istanze di fruizione delle tutele sociali avanzate dal personale assunto a tempo determinato per la durata di 24 mesi. In uno di questi documenti in particolare si legge la seguente motivazione: “la mutabilità degli istituti previsti dal contratto a tempo indeterminato deve essere contemperata con la temporaneità della durata e delle finalità specifiche dell’assunzione a tempo determinato a cui non si applicano gli istituti della mobilità”.
Si deve precisare che, sia gli articoli 54 e 55 del CCNL 2016/2018, che disciplinano il rapporto di lavoro a tempo determinato, che il vigente accordo che disciplina la mobilità del personale giudiziario, non contemplano in alcun modo l’esclusione del lavoratore a tempo determinato dagli istituti della mobilità.
Appare di conseguenza persino superfluo sottolineare, anche alla luce delle sue ripetute affermazioni in materia nel corso del confronto sul tavolo nazionale, la primazia assoluta del diritto del lavoratore rispetto a specifiche tutele sociali previste dalla legge, nei casi di specie l’art. 42 bis D.L.vo 151/2001 e la fruizione di legge 104 per l’assistenza ai congiunti in condizione di riconosciuta gravità), senza alcuna distinzione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori e tempo indeterminato.
Di conseguenza l’interpretazione prodotta a motivazione dei rigetti di che trattasi esula dai limiti imposti dalla norma all’esercizio discrezionale del datore di lavoro, determinando un grave precedente di discriminazione dei lavoratori a fronte di tutele sociali riconosciute dalla legge.
Tanto premesso, FPCGIL, CISL FP e UIL PA, al fine di evitare l’incardinarsi di un ulteriore contenzioso innanzi all’AG competente, controproducente per l’amministrazione ed oneroso per le casse dello Stato, chiedono che le istanze di mobilità presentante dai lavoratori assunti a tempo determinato siano attentamente valutate e positivamente riscontrate da codesta direzione generale ove ricorrano i presupposti previsti dalle vigenti norme di legge e/o di contratto.
Si resta in attesa di formale e urgente riscontro alla presente nota, inviata ai sensi della vigente normativa contrattuale, precisando che le scriventi valuteranno, in caso di persistente inottemperanza, l’inoltro di una documentata segnalazione al competente Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio.
Distinti saluti

FP CGIL               CISL FP                UIL PA
Russo                    Marra                    Amoroso

‘Negoziato non sia condizionato da tempi rapidi che interessano solo una delle parti’

Se dovessimo ragionare con le risorse attualmente ripartite non ci sarebbe la possibilità di sedere ad un tavolo di trattativa nella pienezza dei suoi poteri di negoziazione. Quindi accogliamo con favore la notizia che ci sarà un incontro in sede politica tra i ministri interessati e il Mef per reperire ulteriori risorse per il rinnovo del contratto del comparto Sicurezza e Difesa. Chiediamo da subito che il negoziato non sia subordinato alla volontà di chiudere in tempi rapidi, dichiarata da una delle parti”. Questo il commento della Fp Cgil al termine dell’incontro tecnico di questa mattina con il Dipartimento della Funzione Pubblica in vista del rinnovo contrattuale del comparto Sicurezza e Difesa.

“Vogliamo definire il contratto – prosegue il sindacato – nella sua interezza, in una parte normativa che possa adeguare i diritti individuali di cittadinanza di lavoratrici e lavoratori in divisa, che affronti i temi della genitorialità, della formazione, del diritto allo studio, del riposo e delle ferie solidali, del congedo per le donne vittima di violenza, delle maggiori tutele per le gravi patologie, anche alla luce di quanto accaduto con la pandemia, del riconoscimento dei diritti previsti per i coniugi anche alle unioni civili, della definizione di tutto il capitolo dedicato all’orario di lavoro, per avere maggiore efficacia nella contrattazione di primo livello, e della revisione del sistema delle relazioni e delle libertà sindacali. E in una parte economica in cui dobbiamo rivedere le indennità, riconsiderare il trattamento di missione e l’istituto del buono pasto, di definire con chiarezza la struttura delle retribuzioni e aumentare quella delle prestazioni di lavoro straordinario prevedendo una serie di maggiorazioni rispetto alla retribuzione oraria”.

Inoltre, aggiunge, “dobbiamo fare i conti con le nuove modalità di lavoro, come quelle del lavoro agile, darci strumenti per intervenire sul tema della sicurezza, in particolare sul contrasto al fenomeno suicidario, superare le disparità di genere, soprattutto nelle progressioni in carriera, e in particolare intervenire affinché il contratto possa arrivare a sancire l’accesso delle lavoratrici e dei lavoratori di questo comparto ai fondi di previdenza complementare che riguardano la maggioranza dei comparti pubblici, ossia il fondo Perseo Sirio. Auspichiamo inoltre che l’Inail possa diventare il soggetto assicurativo di tutto il mondo del lavoro pubblico. Per fare tutto questo la data del 30 giugno, indicata dalla parte pubblica come possibile data di chiusura del confronto, non è realistica”, conclude la Fp Cgil.

Ascolta un estratto del nostro intervento al tavolo di confronto

Pubblichiamo la nota unitaria Fp Cgil VF, Fns Cisl e Confsal VVF in merito l’incontro sulla stipula dei contratti sull’affidamento del servizio di ristorazione a basso impatto ambientale presso le Sedi VVF.

Ribadiamo che la  MENSA è un DIRITTO INALIENABILE  delle lavoratrici e dei lavoratori.

Roma, 28 Aprile 2021

Alle lavoratrici ed ai lavoratori dipendenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Oggetto: Risposta dell’Aran a nostra lettera di richiesta convocazione per verifica disponibilità delle OO.SS. rappresentative a sottoscrizione CCNL 2016 -2018 del comparto della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Nei giorni scorsi avevamo inviato al Presidente dell’Aran, Dott. Antonio Naddeo, una lettera per richiedere una ulteriore convocazione delle OO.SS. rappresentative del comparto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, al fine di verificare la loro disponibilità a sottoscrivere l’ipotesi di CCNL 2016 -2018.

Nella lettera di risposta dell’Aran alla nostra richiesta, che vi alleghiamo per opportuna conoscenza, si legge che “sarà cura dell’Aran riconvocare le parti, anche alla luce dell’avvio della nuova tornata contrattuale 2019-2021, per verificare se vi sia la possibilità di addivenire alla sottoscrizione di un testo, quale quello proposto il 13 gennaio u.s., in linea con i vincoli normativi, economici e di mandato all’attualità vigenti.”

Le scriventi OO.SS. confermeranno la disponibilità a sottoscrivere l’ipotesi del CCNL del comparto autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri 2016 – 2018, auspicando che si riesca a raggiungere la soglia di rappresentatività necessaria per la sottoscrizione dell’ipotesi contrattuale in oggetto, mettendo fine al grave danno causato ai lavoratori e alle lavoratrici con la mancanza del rinnovo.

 

I segretari nazionali

 

        Fp Cgil                       Cisl Fp                              Uil PA
Florindo Oliverio        Angelo Marinelli          Gerardo Romano

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