“Il nuovo CCNL delle Forze di Polizia ad ordinamento Civile che riguarda il Corpo della Polizia Penitenziaria non migliora in misura adeguata le condizioni economiche del comparto, e, soprattutto, non tiene in alcun modo conto del disagio che si vive nelle carceri di questo Paese e che riguarda, oltre al personale detenuto, anche chi lavora negli istituti penitenziari”.
Lo afferma la segretaria nazionale Fp Cgil Giordana Pallone secondo la quale “oggi si è consumato l’ultimo atto della grande presa in giro del Governo alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria. Un Governo tanto impegnato a invocare maggiore sicurezza e ad approvare norme che aumentano le fattispecie di reato, e per nulla attento alle condizioni di chi poi si trova a dover subire le conseguenze di queste politiche miopi”.
“Non c’è nulla sul limite al lavoro straordinario (7,5 milioni di ore nel 2025!), cui troppo spesso si deve far ricorso per sopperire alle carenze di organico drammatiche negli istituti penitenziari a fronte di percentuali di sovraffollamento contrarie al senso di umanità di un Paese democratico, nulla sul benessere del personale e sulla salute e sicurezza degli operatori, nulla sulla loro formazione – evidenzia Pallone -. Tale è la consapevolezza di queste ennesime mancanze che il Governo si è apprestato a sottoscrivere un documento di generici impegni per risolvere in futuro un’altra questione tutt’ora inevasa: la tutela previdenziale per il personale della Polizia Penitenziaria, penalizzato oggi mentre lavora, penalizzato domani quando andrà in pensione. Nulla, infatti, neanche in questo contratto per la previdenza dedicata e complementare”.
“La Fp Cgil continuerà ad essere al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori del Corpo della Polizia Penitenziaria che da troppo tempo stanno affrontando una crisi senza precedenti caratterizzata da una grave carenza di organico, condizioni di lavoro insostenibili cui si aggiunge l’aumento delle aggressioni subite dovute a politiche detentive inumane. Servono risorse, servono politiche che valorizzino il personale, servono investimenti per consentire l’esecuzione penale esterna e ridurre il sovraffollamento”, conclude.

“Le lavoratrici e i lavoratori della Polizia locale meritano rispetto, non slogan. E’ da tempo che come Fp Cgil ci battiamo per ottenere una riforma degna di questo nome che contenga risorse economiche, assunzioni, tutela legale, formazione, previdenza, mezzi e tecnologie. Se si vuole rendere la Polizia locale ancor più protagonista della sicurezza urbana assegnando nuovi compiti e responsabilità queste sono le cose da fare, altrimenti siamo di fronte solo a mera propaganda”.

Così la segretaria nazionale Fp Cgil Tatiana Cazzaniga commenta l’ipotesi del governo di ampliare le funzioni della polizia locale.

“Già con i molteplici compiti ad essa assegnati la Polizia locale è in drammatico sotto organico ed oberata di responsabilità: fissare nuove responsabilità senza adeguate risorse ed assunzioni vorrebbe dire penalizzare ulteriormente lavoratrici e lavoratori e rischiare di far collassare un sistema che, invece, ha bisogno di essere potenziato e valorizzato. Chiediamo, quindi, di abbandonare la più banale propaganda a favore di provvedimenti strutturali che rispondano seriamente alle esigenze della Polizia locale. Soprattutto, chiediamo rispetto per i diritti e le rivendicazioni di lavoratori e lavoratrici che ogni giorno operano tra mille difficoltà e che meritano risposte serie e concrete”, conclude.

“Accogliamo con favore la convocazione della Conferenza delle Regioni per il prossimo 20 luglio, alla quale parteciperanno il Presidente del Comitato di Settore Regioni-Sanità, il Coordinatore della Commissione Salute e il Capo di Gabinetto del Ministro della Salute. È un segnale importante che dimostra come la mobilitazione unitaria del sindacato confederale abbia riportato al centro dell’agenda istituzionale una vertenza che riguarda oltre 300 mila lavoratrici e lavoratori della sanità privata e delle RSA”.

Lo dichiarano i Segretari Generali di FP CGIL, CISL FP e UIL FP, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.

“Continueremo a tenere alta l’attenzione su questa vertenza – proseguono – fino a quando non arriveranno risposte concrete. Da otto anni nella sanità privata e da quattordici nelle RSA i contratti nazionali sono fermi, mentre migliaia di lavoratrici, lavoratori e professionisti continuano a garantire servizi essenziali ai cittadini senza il giusto riconoscimento economico e professionale”.

“Nel corso dell’incontro – specificano – ribadiremo con chiarezza la nostra posizione: non è più accettabile che strutture private accreditate con il Servizio sanitario nazionale, finanziate con risorse pubbliche, possano continuare a negare il rinnovo contrattuale. Per questo chiediamo che il rinnovo dei contratti nazionali diventi un requisito indispensabile per il rilascio e il mantenimento dell’accreditamento. Ribadiremo inoltre la nostra netta contrarietà alle disposizioni contenute nel recente decreto Lavoro, che hanno escluso le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle RSA dal riconoscimento dell’indennità di vacanza contrattuale, rinviandone la definizione a una contrattazione che le associazioni datoriali continuano da anni a non aprire. Una scelta che ha prodotto un’ingiustificata disparità di trattamento nei confronti di personale che svolge un servizio essenziale per il Paese”.

“L’incontro del 20 luglio dovrà segnare l’avvio di un percorso concreto. Per questo confermiamo il presidio del 24 luglio davanti al Ministero della Salute. La mobilitazione proseguirà finché non saranno rinnovati i contratti nazionali e non verranno introdotte regole che garantiscano il rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e, insieme, la qualità dell’assistenza ai cittadini”, concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi.

Abbiamo posto all’attenzione dei gruppi parlamentari e delle commissioni competenti 1^ e 2^ del Senato della Repubblica la necessità di tutelare le professionalità di tutto il personale del Ministero della giustizia.

L’obiettivo per la FP CGIL resta la strutturazione a regime del nuovo modello organizzativo dell’ufficio per il processo, come ribadito non da ultimo anche dalla Commissione europea, anche con la definizione dei corrispondenti profili di ruolo delle figure professionali afferenti, attraverso cui realizzare un’organizzazione moderna e innovativa che permetta di dare risposte adeguate ai cittadini e a dare la possibilità a tutto il personale interno di vedere riconosciute le proprie competenze.

Per questo abbiamo proposto degli emendamenti che vanno in questa direzione:

 

Emendamento n. 1

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI PERSONALE DELLA GIUSTIZIA

Dopo l’articolo 8 è inserito il seguente articolo 61-bis:

« Articolo 8-bis.

(Disposizioni in materia di personale del Ministero della giustizia)

1. Al fine di incrementare la capacità amministrativa del Ministero della giustizia, nonché riconoscere l’adeguata valorizzazione del personale contrattualizzato appartenente alle aree funzionali del Ministero della giustizia, è autorizzata la spesa di 100 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2026 da destinare, attraverso la contrattazione collettiva nazionale integrativa, alla realizzazione delle progressioni verticali in deroga di cui all’articolo 18 del Contratto collettivo nazionale Comparto funzioni centrali per il triennio 2019-2021 per il personale contrattualizzato appartenente alle aree funzionali del Ministero della giustizia.

2. Al medesimo fine di cui al comma 1, il Ministero della giustizia è autorizzato, per gli anni 2026, 2027 e 2028, ad assumere a tempo indeterminato un contingente di personale di 650 unità da inquadrare nell’area funzionari del vigente Contratto collettivo nazionale Comparto funzioni centrali, di cui 200 unità di personale con profilo di funzionario contabile, 200 unità di personale con profilo di funzionario amministrativo o funzionario dell’organizzazione e delle relazioni, 100 unità di personale con profilo di funzionario giuridico-pedagogico e 150 unità di personale con profilo di funzionario della professionalità di servizio sociale, e di 500 unità da inquadrare nell’area assistenti del vigente Contratto collettivo nazionale Comparto funzioni centrali, di cui 250 unità di personale con profilo di assistente contabile e 250 unità di personale con profilo di assistente amministrativo, da destinare principalmente a coprire le carenze di organico del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, del Dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità e dell’Ufficio Centrale per gli Archivi Notarili.

3. Alle assunzioni di cui al comma 2 si provvede prioritariamente riservando una quota pari al cinquanta per cento delle medesime assunzioni al personale di ruolo dipendente dell’amministrazione, mediante procedura di progressione verticale ordinaria di cui all’articolo 17 del Contratto collettivo nazionale Comparto funzioni centrali per il triennio 2019-2021 e, successivamente, mediante scorrimento delle graduatorie di concorsi pubblici anche banditi da altre amministrazioni pubbliche, nell’ambito delle stesse aree di inquadramento per le quali si siano evidenziate le carenze di organico e nella medesima area territoriale di competenza. Per i contingenti di personale che residuano al seguito delle procedure di cui al primo periodo, il Ministero della giustizia è autorizzato a bandire procedure concorsuali pubbliche per titoli ed esami, su base regionale, anche svolte mediante l’uso di tecnologie digitali, con facoltà di avvalersi della Commissione di cui all’articolo 35, comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Ogni candidato può presentare domanda per un solo ambito regionale e per una sola posizione tra quelle messe a bando. Qualora una graduatoria regionale risulti incapiente rispetto ai posti messi a concorso, l’amministrazione può coprire i posti ancora vacanti mediante scorrimento delle graduatorie degli idonei non vincitori per la medesima posizione di lavoro in altri ambiti regionali, previo interpello e assenso degli interessati.

4. Per l’attuazione delle disposizioni di cui al comma 2, è autorizzata la spesa di euro 27.285.976 per l’anno 2026 e di euro 54.571.952 annui a decorrere dall’anno 2027 per gli oneri di personale, di euro 500.000 per

l’anno 2026 per lo svolgimento delle procedure concorsuali.

5. Al fine di riconoscere la specificità ed assoluta peculiarità dell’attività svolta nell’ambito penitenziario, del trattamento e del reinserimento sociale del detenuto e nell’esecuzione penale esterna e al fine di compensare i carichi e le responsabilità organizzative gestionali gravanti sul personale del Comparto funzioni centrali appartenente ai ruoli del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della giustizia, è istituita una specifica indennità di natura accessoria, graduata sulla base dell’effettiva presenza in servizio e delle specifiche responsabilità esercitate, con decorrenza dal 1° gennaio 2026, da riconoscere al personale del Comparto funzioni centrali appartenente ai ruoli del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della giustizia, i cui importi e criteri per il riconoscimento sono definiti dalla contrattazione collettiva nazionale integrativa. Nelle more della definizione dell’indennità di cui al primo periodo, l’indennità di specificità organizzativa penitenziaria di cui all’articolo 2-ter del decreto-legge 4 luglio 2024, n. 92, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2024, n. 112 è riconosciuta a tutto il personale del Comparto funzioni centrali appartenente ai ruoli del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della giustizia. All’atto della definizione dell’indennità a cura della contrattazione collettiva nazionale integrativa di cui al primo periodo, le disposizioni di cui all’articolo 2-ter del medesimo decreto-legge n. 92 del 2024 sono soppresse.

6. Per l’attuazione delle disposizioni di cui al comma 5 è autorizzata la spesa di euro 21.000.000 annui a decorrere dall’anno 2026.

7. Al fine di dare avvio al procedimento negoziale per la definizione degli aspetti giuridici ed economici del rapporto di impiego del personale della carriera dirigenziale penitenziaria di cui al decreto legislativo 15 febbraio 2006, n. 63, è autorizzata la spesa di euro 25.000.000 annui a decorrere dall’anno 2026, da destinare al fondo oggetto di negoziazione mediante le procedure di cui all’articolo 23 del medesimo decreto legislativo n. 63 del 2006.

8. Ai maggiori oneri di cui al presente articolo, quantificati in euro 163.286.155 per l’anno 2026 e di euro 190.072.131 a decorrere dall’anno 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 365, lettera b) della legge 11 dicembre 2016, n. 232. »

Relazione illustrativa

Ai fini del rafforzamento dell’intero sistema giustizia è necessario un investimento straordinario di parte corrente per finanziare le progressioni verticali in deroga del personale, oltre a nuove assunzioni dall’esterno per i dipartimenti più in sofferenza di organico, come DAP, DGMC e UCAN. Risulta necessario inoltre ricondurre l’indennità disposta ex lege dal DL n. 92 del 2024 alla contrattazione collettiva nazionale integrativa e, nelle more della sua definizione con una graduazione differenziata in base ai carichi di responsabilità e alla presenza in servizio, riconoscerla ed estenderla a tutto il personale dei due dipartimenti. Infine, è necessario dare attuazione dopo 20 anni alla definizione dei procedimenti negoziali per la carriera dirigenziale penitenziaria, in linea con le altre aree di negoziazione del personale in regime di diritto pubblico.


Emendamento n. 2

MODIFICHE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI RAFFORZAMENTO DELLE COMMISSIONI TERRITORIALI PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE

All’articolo 15 sono apportate le seguenti modificazioni:

«

  1. il comma 1 è sostituito dai seguenti:

  1. Ai fini del potenziamento delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale competenti per lo svolgimento delle procedure di frontiera, per gli anni 2027 e 2028, il Ministero dell’interno è autorizzato ad assumere a tempo determinato n. 240 unità di personale con qualifica di funzionario e n. 77 unità di personale con qualifica di assistente mediante concorso pubblico, prevedendo la valorizzazione dell’anzianità maturata mediante l’attribuzione di un punteggio aggiuntivo per il personale che abbia prestato la propria attività lavorativa, anche con contratti di lavoro in somministrazione, presso il Ministero dell’interno nel Dipartimento libertà civili ed immigrazioni ovvero negli uffici immigrazione afferenti al Dipartimento di pubblica sicurezza, ovvero mediante scorrimento di graduatorie vigenti a tempo determinato, oppure ad utilizzare.

  2. Nelle more dell’espletamento delle procedure concorsuali di cui al comma 1, il Ministero è autorizzato a ricorrere, nel limite delle risorse autorizzate dal comma 3, per un biennio a decorrere  dal 1° gennaio 2027, tramite una o più agenzie di somministrazione di lavoro, prestazioni di lavoro con contratto a termine, in deroga ai limiti di cui all’articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

  1. dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:

  1. A decorrere dal 1° gennaio 2029, il Ministero dell’Interno è autorizzato a stabilizzare a tempo indeterminato il personale di cui al comma 1.

  2. Per l’attuazione del comma 4 è autorizzata la spesa di euro 19.645.764 annui a decorrere dal 1° gennaio 2029.  Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 200 della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

»

Relazione illustrativa

Con l’emendamento alla lettera a), si intende eliminare l’opzione di ricorrere alla somministrazione di lavoro in quanto le esigenze di rafforzamento dell’ organico delle Commissioni Territoriali è, in tutta evidenza, strutturale e non costituisce un’eccezione transitoria cui fare fronte con strumenti di estrema flessibilità del lavoro. Un concorso per l’ assunzione di personale, seppur a tempo determinato, che valorizzi l’ esperienza prestata anche mediante i rapporti di lavoro in somministrazione da eventuali candidati, al fine di non disperdere le competenze e l’esperienza acquisite, rappresenta la soluzione più adeguata per il rafforzamento dell’organico, mediante la via principale principale di accesso alla pubblica amministrazione, sancita dalla Costituzione, cioè il concorso. Resta, in alternativa, l’opzione dello scorrimento di graduatorie. Alla lettera b) è prevista l’autorizzazione alla stabilizzazione a decorrere dal 1° gennaio 2029 del contingente reclutato ai sensi del medesimo articolo.


Emendamento n. 3

PROROGA ULTERIORE PRECARI A TEMPO DETERMINATO MINISTERO GIUSTIZIA

All’articolo 16, comma 9 sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. le parole « tre mesi » sono sostituite dalle seguenti « sei mesi »;

  2. il secondo periodo è soppresso.

Conseguentemente

al comma 10 le parole « è autorizzata la spesa di euro 19.740.396 per l’anno 2026 » sono sostituite dalle seguenti « è autorizzata la spesa di euro 39.480.792 per l’anno 2026 ».

Dopo la lettera b) è inserita la seguente lettera b-bis):

b-bis) quanto a euro 19.740.396 mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 200 della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

Relazione illustrativa

Attraverso la modifica proposta si intende disporre la proroga di 6 mesi, invece che di 3 mesi come prevista dal testo del decreto-legge, al fine di consentire l’individuazione delle risorse necessarie al completamento delle procedure di assunzione a tempo indeterminato mediante l’individuazione di ulteriori risorse a regime nell’ambito della prossima legge di bilancio, oltre alla soppressione del secondo periodo che prevede l’esclusione del personale che abbia maturato 36 mesi di servizio al 30 settembre 2026.

“Abbiamo proposto alla 2a Commissione giustizia del Senato della Repubblica alcuni emendamenti al disegno di legge n. 1712 che rivede la disciplina dell’Ordine delle professioni educative nato appena da 2 anni, con la legge n. 55 del 2024, e mai entrato in vigore pienamente con continui differimenti dell’obbligo di iscrizione ad oggi al 31 marzo 2027”.
Lo annuncia la Funzione pubblica della Cgil.
“Apprezziamo lo sforzo fatto per aver unificato in unico albo con due distinte sezioni gli educatori e i pedagogisti, oltre ad aver reso maggiormente chiare le modalità di funzionamento ed elezione dell’Ordine, ma restano ancora troppe criticità aperte – continua la nota -. Risulta incomprensibile ad esempio la scelta di dividere nettamente i percorsi formativi per acquisire la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico e dei servizi educativi per l’infanzia. Mancano 29mila educatori ed educatrici nei servizi educativi per l’infanzia e sono pochissime le università che hanno attivato gli indirizzi specifici della L-19. Come si pensa di poter garantire adeguati standard di personale, oltre ad evitare di disperdere le ingenti risorse del PNRR per costruire strutture che rischiano di rimanere vuote senza una modifica della norma, almeno in via transitoria?”.
“Inoltre è necessario prevedere un’adeguata tutela del personale che ha proseguito la propria attività di educatore ai sensi dell’articolo 1, comma 599 della legge n. 205/2017 e rimuovere il contributo aggiuntivo di 50 euro oltre la quota di iscrizione ordinaria per l’avvio dell’Ordine, letteralmente una tassa sulla democrazia e la partecipazione. Anche su questo chiediamo che i gruppi parlamentari sostengano le nostre proposte e modifichino di conseguenza il disegno di legge in discussione in Senato”, conclude Fp Cgil.

“È stata sottoscritta nella serata di ieri l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle imprese pubbliche del settore funerario, valido per il periodo 1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2027”. È quanto dichiarano in una nota unitaria Fp-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti,spiegando che: “Si tratta di una intesa importante che riconosce il valore e la professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori di un settore essenziale per le comunità, rafforzando salario, welfare e diritti”.

“Sul piano economico – proseguono le sigle sindacali – l’accordo prevede un incremento dei minimi tabellari pari a 150 euro complessivi sul parametro medio C1, distribuito in tre tranche con un TEC (Trattamento Economico Complessivo) pari a 201 euro; un’una tantum a copertura del periodo di vacanza contrattuale pari a 550 euro lordi; la cifra, calcolata sul livello medio C1 e riparametrata per gli altri livelli, sarà corrisposta con la retribuzione di luglio 2026”.

Il nuovo contratto rafforza inoltre il sistema di welfare contrattuale attraverso l’aumento del contributo aziendale per la sanità integrativa con una quota più alta destinata al Fondo Fasda, e introduce un ulteriore contributo aziendale alla previdenza complementare.
“Elemento centrale – proseguono i sindacati – è l’aggiornamento, a partire dal 2027, di alcune indennità legate alle attività più delicate e qualificate del settore, tra cui esumazioni ed estumulazioni, gestione delle cerimonie funebri, saluto funebre e trattamenti di tanatoestetica. Un riconoscimento delle competenze e della professionalità specifiche di chi svolge queste mansioni”.

“L’intesa – concludono Fp-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti – prevede che il percorso di confluenza nel CCNL dei servizi ambientali venga completato entro la scadenza contrattuale, con un aggiornamento del sistema di classificazione del personale che risponda alle esigenze di lavoratrici e lavoratori e accompagni l’evoluzione delle attività del settore”

“La nostra più grande preoccupazione non riguarda soltanto il mancato rinnovo dei contratti nazionali, ma le conseguenze che questa situazione sta producendo sull’assistenza sanitaria e sociosanitaria del nostro Paese. A pagare il prezzo più alto rischiano di essere i cittadini che ogni giorno si affidano alle strutture sanitarie private accreditate e alle RSA, in particolare gli anziani, le persone non autosufficienti, i pazienti fragili e le loro famiglie. Garantire loro cure sicure, appropriate e di qualità dovrebbe essere la priorità assoluta di tutti gli attori istituzionali e del sistema sanitario”.

Lo dichiarano, in una nota unitaria, i Segretari Generali di FP CGIL, CISL FP e UIL FP, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.

“Da otto anni nella sanità privata e da quattordici nelle RSA, oltre 300 mila professioniste e professionisti attendono il rinnovo del contratto nazionale. Un ritardo ormai intollerabile che continua ad aggravare una crisi strutturale fatta di organici insufficienti, turni sempre più gravosi, ferie sistematicamente negate o rinviate e condizioni di lavoro che mettono a dura prova chi ogni giorno garantisce servizi essenziali alla collettività”.

“La cronica carenza di personale che interessa il settore non è frutto del caso. È anche la conseguenza della progressiva perdita di attrattività delle professioni sanitarie e sociosanitarie nel comparto privato accreditato e nelle RSA. Sempre più professioniste e professionisti scelgono di lasciare queste strutture o rifiutano nuove assunzioni perché, pur svolgendo le stesse attività, con le stesse responsabilità e le stesse competenze dei colleghi del Servizio sanitario nazionale, continuano a essere penalizzati da contratti nazionali scaduti da anni e da trattamenti economici significativamente inferiori. Una disparità che non solo mortifica il valore del lavoro di cura, ma rende sempre più difficile reclutare e trattenere il personale necessario a garantire un’assistenza adeguata”.

“Le conseguenze sono ormai evidenti. In moltissime strutture gli organici sono al di sotto dei livelli necessari per assicurare un’organizzazione del lavoro sicura ed efficace. Il personale è costretto a sostenere carichi di lavoro sempre più pesanti, mentre il diritto alle ferie viene spesso sacrificato per far fronte alle continue carenze di organico. Tutto questo ricade inevitabilmente anche sulla qualità e sulla sicurezza delle prestazioni erogate ai cittadini”.

“Le responsabilità di questa situazione sono certamente in capo alle associazioni datoriali AIOP e ARIS, che continuano a non dare risposte concrete al rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Ma non possono chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità neppure il Ministero della Salute e le Regioni, che finanziano con ingenti risorse pubbliche il sistema della sanità privata accreditata e delle RSA e ne disciplinano il sistema degli accreditamenti istituzionali. Non è più accettabile che strutture che svolgono un servizio pubblico e ricevono finanziamenti pubblici possano continuare ad applicare contratti scaduti da otto e quattordici anni, alimentando una crescente disparità rispetto ai lavoratori del Servizio sanitario nazionale”.

“Chiediamo al Governo e alle Regioni un deciso cambio di passo. Chi beneficia di risorse pubbliche deve essere tenuto al pieno rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Per questo riteniamo necessario introdurre regole vincolanti che subordinino il rilascio e il mantenimento dell’accreditamento con il Servizio sanitario nazionale al rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro e al loro rinnovo con tempistiche coerenti con quelle previste per il personale della sanità pubblica. Le risorse pubbliche devono rappresentare uno strumento di garanzia della qualità dell’assistenza, ma anche della qualità del lavoro”.

“Per queste ragioni – proseguono Bozzanca, Chierchia e Longobardi – la mobilitazione prosegue con ancora maggiore determinazione. Il prossimo 24 luglio saremo nuovamente in presidio davanti al Ministero della Salute per chiedere il rinnovo immediato dei contratti della sanità privata e delle RSA, il rafforzamento degli organici, il pieno rispetto del diritto alle ferie e l’applicazione dell’articolo 36 della Costituzione, che garantisce a ogni lavoratore una retribuzione proporzionata, sufficiente e dignitosa”.

“Questa non è soltanto una vertenza sindacale. È una battaglia che riguarda il diritto alla salute dei cittadini, la dignità del lavoro e il futuro del sistema sanitario e sociosanitario del nostro Paese. Senza professionisti adeguatamente valorizzati non esiste assistenza di qualità. Chi cura deve essere messo nelle condizioni di farlo con competenza, serenità e dignità, perché dalla tutela del lavoro dipende anche la tutela della salute delle persone”.

“Il tempo delle attese è finito. Chiediamo ad AIOP e ARIS di assumersi finalmente le proprie responsabilità e di aprire immediatamente il confronto per il rinnovo dei contratti. Chiediamo al Ministero della Salute e alle Regioni di esercitare fino in fondo il proprio ruolo di indirizzo e di garanzia affinché nessuna struttura che opera grazie a finanziamenti pubblici possa continuare a fondare il proprio equilibrio economico sul mancato rinnovo dei contratti nazionali. In assenza di risposte concrete, la mobilitazione proseguirà con determinazione crescente fino alla sottoscrizione dei rinnovi contrattuali”.

“Mentre 300mila lavoratrici e lavoratori attendono il rinnovo del contratto da 8 anni nella sanità privata e da ben 14 anni nelle RSA, lo Stato continua ad aumentare i profitti dei privati, regalando risorse pubbliche senza pretendere alcuna garanzia per chi lavora. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto sulle nuove tariffe ospedaliere e della riabilitazione, che sblocca un miliardo di euro di cui 350 milioni subito disponibili, è l’ennesima dimostrazione di un sistema iniquo. Nemmeno in questo provvedimento, infatti, il Governo e le Regioni hanno inserito un vincolo che condizioni l’aumento delle tariffe all’obbligo di destinare queste risorse, in primis, al costo del lavoro e ai rinnovi contrattuali alle stesse vigenze del servizio sanitario pubblico”.
Lo dichiarano in una nota unitaria i Segretari Generali di FP CGIL, CISL FP e UIL FP, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, annunciando la ripresa immediata della mobilitazione a causa dell’inerzia totale delle istituzioni.
“Chi fa impresa in questo settore delicato, erogando un servizio pubblico, opera di fatto in un ‘mercato protetto’ e totalmente sovvenzionato dalle tasse dei cittadini. Queste aziende non corrono alcun reale rischio d’impresa: sottoscrivono contratti di accreditamento con le Regioni che garantiscono loro anticipatamente budget triennali, una condizione di totale privilegio che nessun’altra impresa privata in Italia si sognerebbe. Ricevono costantemente nuovi trasferimenti e viaggiano su bilanci d’oro, ma continuano a non dare risposte a chi, ogni giorno, garantisce la salute dei cittadini nei servizi”.
Secondo i tre leader sindacali, le istituzioni non solo non hanno trovato alcuna soluzione per sbloccare la vertenza, ma hanno attivamente aggravato la situazione: “Dopo anni di immobilismo, lo schiaffo finale è arrivato con l’emendamento della vergogna sul decreto lavoro, che ha escluso i professionisti della sanità privata dall’indennità di vacanza contrattuale per tutelare la presunta ‘incertezza dei ricavi’ delle aziende. Una balla colossale smentita dai fatti e dai continui decreti di stanziamento”.
“Davanti a questo silenzio assordante e a provvedimenti che favoriscono esclusivamente gli imprenditori, siamo costretti a riprendere con durezza la mobilitazione. Come già detto al presidio sotto Palazzo Vidoni, attiveremo anche le azioni legali a difesa dell’articolo 36 della Costituzione per garantire una retribuzione proporzionata e sufficiente. Per queste ragioni, il prossimo 24 luglio saremo in presidio sotto il Ministero della Salute: non permetteremo che si spengano i riflettori su questo scandalo intollerabile. Se lo Stato finanzia la sanità privata, deve pretendere lo stesso salario e gli stessi diritti del settore pubblico. La nostra battaglia andrà avanti fino alla firma”, concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi.

Meritevoli decisi per legge, svuotato il ruolo degli organismi indipendenti di valutazione e sostituito il concorso con una procedura opaca e farraginosa per il personale interno

“L’approvazione definitiva da parte del Senato della Repubblica del DDL merito (AS 1778) proposto dal Ministro Zangrillo è un grave passo indietro rispetto alle reali esigenze dei dipendenti pubblici di vedere riconosciuta la propria professionalità e competenza. In più, assistiamo all’ennesima invasione di campo da parte della legge in ambiti che dovrebbero essere riservati alla disciplina dettata dalla contrattazione collettiva, ed è sempre più forte il rischio di un controllo diretto della politica sulla Pa”.

Lo si legge in una nota di Funzione pubblica Cgil.

“I più meritevoli vengono decisi per legge riportando indietro le lancette dell’orologio a stagioni passate già sconfitte dalla storia e della determinazione dei dipendenti pubblici, dove secondo il legislatore solo il 30% poteva ambire alle valutazioni (e quindi al trattamento economico) più alte; gli organismi indipendenti di valutazione vengono svuotati delle loro competenze e ridotto il loro parere da vincolante a consultivo sui sistemi di misurazione della performance e sulla valutazione dei dirigenti di vertice, che passa sotto il controllo diretto della politica. E ancora: al concorso viene sostituita una procedura opaca e farraginosa per i passaggi di carriera interni, dove la trasparenza è messa in discussione alla radice con un percorso che premia la fedeltà al proprio dirigente più che le competenze dimostrate realmente e in maniera oggettiva sul campo”.

“Durante tutto l’iter parlamentare abbiamo rappresentato tutto ciò sia ai deputati che ai senatori e, nonostante la condivisione a parole di diversi punti che abbiamo sollevato, dobbiamo prendere atto che la maggioranza parlamentare, mal celando qualche imbarazzo, ha comunque preferito schiacciarsi sulla posizione del Governo senza accettare alcuna modifica proposta. Una legge sbagliata – prosegue la nota – che mette in discussione l’autorevolezza e l’imparzialità della pubblica amministrazione che mortifica e frustra le legittime ambizioni di riconoscimento professionale delle lavoratrici e dei lavoratori della PA. Non hanno bisogno di pagelline, di competizioni forzate per raggiungere percentuali predeterminate di ‘migliori’ o ancora di meccanismi di selezione per la carriera dirigenziale opachi e senza garanzie di adeguata imparzialità, trasformando la dirigenza pubblica in mera esecutrice della volontà degli organi politici di indirizzo anche grazie allo svuotamento delle competenze degli Organismi Indipendenti di Valutazione (OIV). Servono invece – conclude Fp Cgil – il superamento dei tetti di spesa per il salario accessorio, la proroga e il rifinanziamento delle progressioni verticali in deroga oltre ad una formazione di qualità attinente alle loro figure professionali”.

“Le lavoratrici, i lavoratori e i professionisti della sanità privata e delle RSA attendono da 8 e 14 anni il riconoscimento dei propri diritti contrattuali e salariali, e la situazione è ormai divenuta insostenibile. Il sistema continua a reggersi esclusivamente sulle spalle di professioniste e professionisti che, pur tra difficoltà crescenti, garantiscono ogni giorno servizi essenziali alla cittadinanza: per questo la misura è oramai colma”.

Lo dichiarano, in una nota unitaria, i Segretari Generali di FP CGIL, CISL FP e UIL FP, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, annunciando l’invio di un sollecito urgente per un incontro al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, e al Presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga.

Secondo i sindacati, il perdurare del silenzio istituzionale su questa vertenza desta forte preoccupazione, soprattutto alla luce dei recenti provvedimenti: “L’unico intervento adottato sul settore ha finito per favorire esclusivamente le parti datoriali. Ci riferiamo al decreto lavoro che ha escluso le lavoratrici e i lavoratori del socio-sanitario dall’indennità di vacanza contrattuale, riconosciuta invece a tutti gli altri dipendenti dei settori privati. Una scelta incomprensibile, motivata dall’asserita ‘incertezza dei ricavi’ dei datori di lavoro, nonostante le aziende operino con budget triennali definiti dalle Regioni e siano quindi prive di reali elementi di incertezza”.

“Questa esclusione – continuano – rappresenta uno schiaffo in pieno volto per chi attende il rinnovo del contratto da ben 14 anni nelle Rsa e da 8 anni nella sanità privata. È inaccettabile che la definizione dell’indennità sia stata rimandata proprio alla contrattazione con chi, da anni, si rifiuta di aprire i tavoli negoziali. Ribadiamo pertanto la necessità e l’urgenza di un confronto immediato con il Ministero e le Regioni”.

“Nel rispetto delle lavoratrici e dei lavoratori che rappresentiamo, qualora dovesse perdurare questo assordante silenzio da parte di tutte le istituzioni coinvolte, saremo costretti a rafforzare ulteriormente le iniziative di mobilitazione già avviate, prevedendo anche presidi di protesta a sostegno dello sciopero nazionale dello scorso 17 aprile”, concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi.

Oggi scadono tutti i contratti di lavoro. Anche la Commissione Ue conferma: “l’assunzione a tempo indeterminato di oltre 9.300 precari non è sufficiente”. La lotta non si ferma
Roma, 30 giu – “Oggi scadono i contratti di lavoro di tutti i precari PNRR assunti a tempo determinato con risorse PNRR. Domani, 1 luglio, alcuni si dovranno accontentare di far parte di una graduatoria, come i precari della giustizia amministrativa e quelli della giustizia ordinaria precari da 36 mesi, sperando di essere chiamati un giorno da qualche amministrazione, altri resteranno appesi al filo di una ulteriore proroga di soli 3 mesi, i più ‘fortunati’ saranno convocati nelle sedi distrettuali dove prenderanno servizio a seguito dell’esito della nuova procedura concorsuale cui hanno dovuto sottoporsi. Una procedura, quest’ultima, che si sarebbe potuta evitare stabilizzando subito tutti i precari del Ministero della Giustizia, farraginosa e le cui graduatorie provvisorie sono uscite solo 4 giorni prima, con ritardi e modalità incomprensibili, tenendo in sospeso migliaia di lavoratrici e lavoratori che in poche ore dovranno ripensare la loro vita, disdire contratti di affitto, spostarsi anche di centinaia di chilometri senza averne avuto un minimo preavviso”.
Lo dichiara in una nota Giordana Pallone, segretaria nazionale Fp Cgil.
“Per la Fp Cgil la lotta non si ferma. L’inaccettabile scelta politica dell’amministrazione – prosegue Pallone – può ancora essere corretta. Si modifichi subito la previsione del DL 100/2026 per estendere proroga di soli tre mesi al 31 dicembre di quest’anno, si individuino subito le risorse necessarie alla loro assunzione definitiva nell’ambito della prossima legge di bilancio e, non da ultimo, si tuteli la condizione professionale di tutto il personale del Ministero della giustizia e di tutti i precari PNRR“.
“Anche la Commissione UE, nel rispondere alla lettera del Segretario Generale di EPSU (European Public Services Union) Jan Willem Goudriaan, il sindacato europeo dei servizi pubblici, ha messo nero su bianco quanto sostenuto dalla Fp Cgil da anni a questa parte. L’assunzione a tempo indeterminato di oltre 9.300 precari non è sufficiente: devono essere confermati nelle loro funzioni, secondo gli impegni che lo stesso Governo italiano ha assunto nel piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029”, conclude la segretaria nazionale.
“Siamo a 4 giorni dalla scadenza dei contratti di 11.000 precari PNRR della giustizia e dobbiamo constatare come l’enorme ritardo e le modalità con cui il Ministero ha gestito questa procedura stiano provocando un’insopportabile incertezza nei confronti di lavoratrici e lavoratori che non sanno se saranno assunti a tempo indeterminato o meno, in quale sede lavoreranno, quale sarà il destino di chi sarà rimasto fuori dalla procedura e resterà precario per almeno altri 3 mesi”.
Lo si legge in una nota di Funzione pubblica Cgil.
“Abbiamo notizie di graduatorie provvisorie pubblicate e poi cancellate, di punteggi attribuiti in maniera errata, di comunicazioni ufficiali inesistenti. Tutto questo è assolutamente inaccettabile per una pubblica amministrazione che sta decidendo della vita di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Non è un gioco. Pretendiamo rispetto! Devono essere pubblicate immediatamente  le graduatorie e deve essere resa nota una procedura chiara per la revisione e l’accoglimento di tutte le istanze relative ad eventuali errori nel calcolo dei punteggi”, conclude la nota.
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