“Un’altra idea di giustizia” è il titolo dell’iniziativa che si svolgerà lunedi 19 gennaio a Napoli alle ore 9,30 (Palazzo di Giustizia, Sala Arengario, piazza Giovanni Porzio), promossa dalla Fp Cgil.
I lavori inizieranno con l’intervento di Alfredo Garzi Cosentino, Segretario Generale Fp Cgil Napoli. A seguire la relazione introduttiva di Giordana Pallone, Segretaria Nazionale Fp Cgil, gli interventi di lavoratrici e lavoratori della Giustizia, di Giovanni Bachelet, Presidente Comitato società civile per il No al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, Marcello De Chiara, Vice presidente dell’Anm e Paola Briguori, Magistrata della Corte dei Conti.
Conclusioni di Maurizio Landini.
“La legge di bilancio appena approvata in prima lettura al Senato non ha messo un euro in più per le stabilizzazioni di tutti i precari, per valorizzare competenze e professionalità del personale, per investimenti in strumentazioni, innovazione e nella dignità del lavoro di tutto il personale della giustizia”.
Lo si legge in una nota di Fp Cgil.
“Con questa legge di bilancio il governo ha confermato che l’investimento serio e strutturale sulla giustizia non è una priorità, a partire dalla valorizzazione del suo personale. L’unico emendamento che si occupa del personale parla della durata triennale delle graduatorie che saranno formate ad esito delle procedure selettive. Frutto della nostra costante e pressante mobilitazione sul tema, ma senza aver definito una proroga finalizzata alla stabilizzazione totale di tutte e tutti i precari PNRR della giustizia sarà solo un’altra scusa per lasciarli a casa”.
“Si vorrebbe un sistema giustizia più veloce ed efficiente, ma nel frattempo si determinano le condizioni per mandare a casa i lavoratori di un ministero che già di per sé ha punte di sottorganico di oltre il 50% che mettono a rischio chiusura i servizi di Tribunali e Corti d’Appello – prosegue la nota -. Ci sarebbero gli spazi per stabilizzare tutti i precari, quelli del PNRR così come quelli a 18 ore dell’Obiettivo Convergenza delle regioni del sud, e fare nuove assunzioni al Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria e agli archivi notarili ma anche per quei profili particolarmente in sofferenza del DAP (Amministrazione penitenziaria) e DGMC (Giustizia minorile) come funzionari contabili, del servizio sociale, tecnici e FOR, giuridico-pedagogici ed educatori oltre agli assistenti amministrativi. Anche per questo la mobilitazione prosegue, perché il Governo deve stanziare le risorse necessarie a dare risposte a tutto il personale del ministero della Giustizia: stabilizzazione di tutte le precarie e i precari senza alcuna interruzione dei rapporti di lavoro, anche a partire dal DL proroga termini il cui testo definitivo non risulta ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale, strutturazione a regime del modello dell’ufficio per il processo, nuove assunzioni per garantire i servizi, valorizzazione del personale di ruolo. Questo serve al sistema della Giustizia per essere efficiente, non una riforma che mette in discussione l’indipendenza della magistratura, indebolendone la funzione costituzionale e che contrasteremo nel referendum. La battaglia della Fp Cgil a tutela di lavoratrici e lavoratori non si fermerà finché non otterremo ciò che spetta loro. Valorizzare il lavoro pubblico deve essere una priorità”, conclude Fp Cgil.
In data odierna si è svolta, presso la sede del Ministero della Salute, la programmata riunione tra Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, le associazioni datoriali Aris e Aiop, il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni, finalizzata a proseguire il confronto sulle note criticità connesse al mancato rinnovo dei CCNL di riferimento del comparto della sanità privata e delle RSA.
Nel corso dell’incontro abbiamo ribadito con forza alle istituzioni presenti e alle associazioni datoriali l’urgenza improcrastinabile di procedere al rinnovo dei contratti nazionali, scaduti da molti anni. Abbiamo inoltre sottolineato l’irrinunciabilità della definizione di regole certe e vincolanti in materia di finanziamento e accreditamento istituzionale, al fine di garantire che l’erogazione di servizi finanziati con risorse pubbliche sia riservata esclusivamente ai soggetti che applicano CCNL sottoscritti con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative e che ne assicurano il rinnovo in tempi congrui”.
Lo dichiarano, a margine dell’incontro, i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
“Il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni – proseguono – hanno manifestato comprensione e condivisione delle preoccupazioni espresse dalle organizzazioni sindacali, evidenziando come sia responsabilità e volontà di tutte le parti presenti al tavolo giungere a una soluzione della vertenza in tempi rapidi, in considerazione delle importanti risorse in procinto di essere stanziate dalla Legge di Bilancio 2026, fondamentali per l’aggiornamento dei DRG e delle quote destinate al finanziamento dei rinnovi contrattuali”.
“Nell’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori e al fine di garantire servizi di qualità alle cittadine e ai cittadini utenti dei servizi accreditati, auspichiamo che il percorso condiviso avviato possa condurre a una rapida e positiva conclusione della vertenza. A seguito dell’incontro preliminare tra Conferenza delle Regioni e Ministero sulla ripartizione delle risorse, stabilito entro il giorno 15 gennaio, le Parti presenti all’incontro hanno concordato di aprire la negoziazione entro il prossimo 20 gennaio. L’obiettivo, dopo 8 e 13 anni, è quello di giungere quanto prima all’apertura dei tavoli di contrattazione nazionale per dare risposte ai legittimi bisogni di lavoratrici, lavoratori e professionisti sanitari, in ragione del forte dumping contrattuale tra operatori del settore pubblico e privato a parità di inquadramento”, specificano.
“In mancanza di un’apertura, già nelle prossime settimane, le organizzazioni sindacali si riservano di intensificare la mobilitazione a tutela del personale in servizio e della qualità assistenziale in favore dei cittadini”, concludono i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.
Oggi l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto sport, specificatamente di Sport e Salute S.p.A. e delle Federazioni Sportive Nazionali, ha approvato all’unanimità l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL relativo al quadriennio 2022-2025 sottoscritta venerdì 19 dicembre scorso.
“Il consenso registrato su questa ipotesi di rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro è la più evidente conferma della bontà del risultato raggiunto. Circa 2000 lavoratrici e lavoratori del comparto sportivo riceveranno incrementi salariali complessivi del 12% e arretrati pieni e immediati. Così si tutelano le retribuzioni ed il potere d’acquisto dall’inflazione che, negli scorsi anni, ha raggiunto picchi significativi”.
Lo dichiarano Vincenzo Malatesta e Tommaso Vigliotti che hanno condotto la trattativa per la Fp Cgil.
“Per la cosiddetta figura media si tratta di 261 euro mensili complessivi di aumento, dei quali 218 sulla voce stipendio, e con arretrati per circa 8200 euro, che saranno corrisposti da subito e non a tranches, ovviamente riparametrati sulla base degli inquadramenti. Questi valori fanno di questo rinnovo contrattuale uno dei più importanti degli ultimi tempi”, ha spiegato Vincenzo Malatesta di Fp Cgil.
“Non è stata una trattativa semplice”, ha osservato Tommaso Vigliotti di Fp Cgil, “in quanto il confronto era partito in salita con la pretesa, da parte datoriale, di allungare l’orario di lavoro settimanale e di peggiorare la distribuzione dello stesso, con gravi ricadute sulla vita personale di 2000 famiglie. Questo tentativo è stato respinto al mittente grazie ad una grande manifestazione di partecipazione, unità e compattezza da parte di lavoratrici e lavoratori e delle organizzazioni sindacali che non hanno mai arretrato”.
“Sono importanti anche l’impegno a ripartire subito con il confronto per il rinnovo del prossimo CCNL e l’introduzione, per la prima volta, dell’indennità di vacanza contrattuale, ma non bisogna dimenticare che un’altra importante partita è aperta e riguarda la chiusura di diverse sedi periferiche con conseguenti impatti sulla vita di chi ci lavora, tema sul quale come Fp Cgil intendiamo riaprire subito il confronto per individuare soluzioni adeguate”, hanno concluso i dirigenti sindacali.
“Non abbiamo firmato la preintesa di un contratto definanziato di ben 560 euro medi mensili procapite e ora la legge di bilancio congela fino al prossimo contratto le risorse già finanziate a regime dal 2026 per l’aumento dell’indennità di specificità”: è quanto denuncia Andrea Filippi, Segretario Nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, in riferimento alla bozza della legge di bilancio che verrà votata dalle Camere nelle prossime ore.
“Parliamo di circa 270 euro lordi in più che avrebbero potuto compensare almeno il 50% di quanto il contratto ci ha sottratto. Ma la cosa che non possiamo proprio accettare è che il finanziamento previsto per i Dirigenti Sanitari è 6 volte inferiore a quello degli altri professionisti dell’Area, solo 40 euro lordi invece di 270, una sperequazione vergognosa che mina l’unità e la compattezza dei servizi”.
“Lo avevamo detto che era un errore firmare la preintesa di un contratto già povero a scatola chiusa, senza prima contrattare le risorse aggiuntive della legge di bilancio, lasciando mano libera al governo che con questa manovra congela le risorse e mortifica 17 mila Psicologi, Biologi, Chimici, Farmacisti, Fisici e Dirigenti delle Professioni Sanitarie, trattandoli come professonisti di serie C. Con il contratto avremmo dovuto sanare le sperequazioni già esistenti tra le diverse indennità che invece ora vengono addirittura aumentate. Lavoratrici e lavoratori devono sapere che sono questi i motivi per cui non abbiamo firmato e per i quali continueremo la vertenza fino a sanare queste gravi disuguaglianze”, conclude Filippi.
“Prosegue lo stato di agitazione dei lavoratori e delle lavoratrici cui si applica il CCNL Fabbricerie, il contratto degli enti che custodiscono, preservano e valorizzano i monumenti più iconici dell’arte e dell’architettura italiane”: lo si legge in una nota diramata da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.
Come deliberato dall’assemblea nazionale, tra il 3 e l’11 dicembre si sono svolti volantinaggi e presìdi presso il Duomo di Orvieto, il Duomo di Siena, Santa Croce e Santa Maria del Fiore a Firenze, la Basilica di San Marco a Venezia e la Piazza dei Miracoli a Pisa. Nonostante i tentativi delle controparti di dividere il fronte sindacale con proposte di accordi locali – tentativi prontamente respinti al mittente dal personale – le manifestazioni si sono rivelate un grande successo di partecipazione e compattezza. I lavoratori e le lavoratrici chiedono all’Associazione Fabbricerie Italiane (AFI) la riapertura immediata del tavolo di trattativa, accompagnata da una proposta economica adeguata, capace di ristorare la grave perdita di potere di acquisto subìta dai salari. È inaccettabile che, a fronte di introiti cresciuti esponenzialmente grazie al boom del turismo, i salari di chi rende possibile tutto questo siano rimasti al palo”.
”Uno dei risultati più significativi delle manifestazioni è stato il rompere il muro dell’anonimato. I presìdi hanno permesso di rimettere al centro le persone, dando finalmente un volto e una voce a chi opera quotidianamente all’ombra di questi capolavori. Cittadini e turisti non si sono limitati a esprimere solidarietà, ma hanno riconosciuto il valore essenziale di queste professionalità, invitando i lavoratori a pretendere con forza l’attenzione delle autorità pubbliche, laiche e religiose, su questa situazione intollerabile. La mobilitazione proseguirà, pertanto, fino a quando l’AFI non riaprirà il tavolo, fornendo risposte concrete alle legittime richieste dei suoi lavoratori e delle sue lavoratrici”, concludono i sindacati.
“I Vigili del Fuoco aderiscono allo sciopero generale di domani, venerdì 12 dicembre, proclamato dalla CGIL a seguito del perdurante silenzio del governo sulle questioni fondamentali poste dal sindacato sulla legge di Bilancio 2026 e della chiusura da parte dell’amministrazione alle richieste presentate sul riordino del Corpo”.
Lo annuncia il Coordinatore nazionale della FP CGIL VVF, Mauro Giulianella, che evidenzia “l’assenza di impegni concreti su aumento delle dotazioni organiche, retribuzioni del personale e tutele previdenziali indispensabili per un Corpo che opera quotidianamente in condizioni di rischio elevato”.
“Nonostante le richieste avanzate in tutte le sedi istituzionali, appena martedì scorso l’ultimo incontro presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, non emerge purtroppo alcuna risposta. Il governo, invece, non mette risorse per la previdenza dedicata, nulla su previdenza complementare e introduce con l’art. 42 del disegno di legge di bilancio un aumento di sei mesi dell’età pensionabile, una misura ingiustificata e non rispettosa delle caratteristiche operative di un Corpo impegnato nel soccorso tecnico urgente”.
Il Coordinatore nazionale denuncia, inoltre, “un tentativo subdolo di militarizzare l’assetto organizzativo dei Vigili del Fuoco, con la riforma del Corpo proposta che prevede un rafforzamento della gerarchia e dell’area dirigenziale insieme all’introduzione di compiti di pubblica sicurezza cancellando progressi storici frutto di decenni di impegno e di riforme orientate alla valorizzazione del ruolo civile del Corpo. Continua, inoltre, a mancare l’estensione delle tutele INAIL, circostanza inaccettabile anche a fronte dei rischi derivanti dai PFAS contenuti negli indumenti in dotazione e dalle particelle tossiche assorbite dall’organismo. Il personale, come dichiarato dallo IARC che ha aggiunto al gruppo 1 (cancerogena per l’uomo) l’esposizione professionale dei Vigili del Fuoco, avrebbe il diritto di vedere la sua attività riconosciuta ad alto rischio cancerogeno anche attraverso una indennità economica specifica”.
Resoconto dell’incontro tra FP CGIL, CISL FP, UIL FPL , Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni, convocata per affrontare la delicata situazione della sanità privata accreditata.
Il prossimo appuntamento sarà il 22 dicembre insieme anche alle associazioni datoriali. Tale incontro sarà decisivo per approfondire aspetti tecnico organizzativi e avanzare nella definizione di un’intesa complessiva sul futuro della sanità privata accreditata, che dovrà prevedere regole certe nell’accreditamento a garanzia dei servizi e delle lavoratrici e dei lavoratori.
“Lo sciopero di oggi è stato un successo: lavoratrici e lavoratori del ministero della Giustizia hanno incrociato le braccia in tutt’Italia per sollecitare valorizzazione delle competenze e delle professionalità, stabilizzazione di tutti i precari, investimenti in strumentazioni, innovazione e nella dignità del lavoro”.
Lo si legge in una nota di Fp Cgil che oggi ha promosso lo sciopero dei dipendenti del ministero della Giustizia e una manifestazione a Roma in piazza Vidoni alla quale hanno partecipato, tra gli altri, il Segretario Generale Cgil Maurizio Landini e diversi parlamentari.
Alta l’adesione e la partecipazione in particolare di lavoratrici e lavoratori precari del PNRR con scadenza dei contratti di lavoro al giugno 2026, vertenza sulla quale Fp Cgil è impegnata fin dall’inizio.
“Ad oggi il governo lascia a casa 9.000 lavoratrici e lavoratori precari PNRR della Giustizia: altro che stabilizzazione, quella promossa dall’esecutivo è una ennesima procedura selettiva che serve solo a decidere chi continuerà a lavorare e chi no. Da un lato si vuole un sistema giustizia più veloce ed efficiente ma dall’altro si mandano a casa i lavoratori di un ministero che già di per sé ha punte di sottorganico di oltre il 50% che mettono a rischio chiusura i servizi di Tribunali e Corti d’Appello”.
“Ci sarebbero gli spazi per stabilizzare tutti i precari, quelli del PNRR così come quelli a 18 ore dell’Obiettivo Convergenza delle regioni del sud, e fare nuove assunzioni al Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria e agli archivi notarili ma anche per quei profili particolarmente in sofferenza del DAP (Amministrazione penitenziaria) e DGMC (Giustizia minorile) come funzionari contabili, del servizio sociale, tecnici e FOR, giuridico-pedagogici ed educatori oltre agli assistenti amministrativi. La legge di bilancio deve stanziare le risorse necessarie a dare risposte a tutto il personale del ministero della Giustizia: stabilizzazione di tutte le precarie e i precari senza alcuna interruzione dei rapporti di lavoro, strutturazione a regime del modello dell’ufficio per il processo, nuove assunzioni per garantire i servizi, valorizzazione del personale di ruolo. La battaglia della Fp Cgil a tutela di lavoratrici e lavoratori non si fermerà finché non otterremo ciò che spetta loro. Anche per questo saremo di nuovo in piazza per lo sciopero generale del 12 dicembre. Valorizzare il lavoro pubblico deve essere una priorità”.
Il Segretario generale Bozzanca dopo avvio trattativa rinnovo Ccnl 25-27 Funzioni centrali: “questione salariale priorità, stop a invasione di campo del legislatore”
“La novità di questa tornata contrattuale è legata alla tempistica: trattiamo di un contratto che potremmo chiudere entro la vigenza. Questa circostanza potrebbe portare al personale dei benefici più rapidi ma al tempo stesso apre alla possibilità che possa esserci uno scostamento del tasso di inflazione programmato nel corso del prossimo anno che, a contratto chiuso e in assenza di clausole di garanzia, l’attuale quadro non ci consentirebbe di recuperare. E’ dunque necessario individuare insieme una modalità che ci consenta di salvaguardare il potere d’acquisto”.
Lo sostiene il Segretario generale Fp Cgil Federico Bozzanca a margine dell’incontro all’Aran che ha avviato il negoziato per il rinnovo del Ccnl 2025-2027 relativo alle Funzioni centrali.
“Occorre – osserva – che la nuova tornata contrattuale possa riconnettere partecipazione democratica e funzione contrattuale anche attraverso percorsi di validazione democratica degli accordi e definire delle regole certe per la validità delle intese di secondo livello, nonché affrontare subito la questione salariale. Le ragioni dell’urgenza di dare una risposta al mondo del lavoro pubblico devono inoltre essere conciliate con la necessità di completare alcune fondamentali innovazioni come l’applicazione del nuovo ordinamento professionale attraverso risorse appositamente stanziate, a come miglioriamo le condizioni di lavoro di chi presta la propria attività in smart working e le norme relative alla conciliazione vita-lavoro, a come affrontiamo concretamente il tema della disabilità. Proprio oggi, peraltro, è la giornata internazionale della disabilità”.
“Sullo sfondo – aggiunge Bozzanca – le grandi sfide che toccheranno le pubbliche amministrazioni quali, ad esempio, i cambiamenti demografici e l’impatto che avranno i pensionamenti nei prossimi anni, i cambiamenti legati all’utilizzo delle nuove tecnologie e come l’intelligenza artificiale entrerà negli uffici pubblici, la formazione continua come leva del cambiamento e del miglioramento del sistema. Formazione su cui è iniziato ad esserci un investimento ma che, alla prova dei fatti, ha scontato l’impatto con problemi organizzativi e con Amministrazioni che continuano a non crederci”.
“Ritengo sia altresì necessario porre un freno all’invasione di campo di un legislatore che con sempre maggiore frequenza ha violato l’autonomia negoziale delle parti. Piuttosto, come accaduto in passato, sarebbe utile che il legislatore decidesse finalmente di superare alcuni vincoli ancora esistenti che nei fatti limitano fortemente gli spazi di negoziato”, conclude il Segretario generale Funzione pubblica Cgil.
“La Fp Cgil VVF ha deciso di proclamare lo stato di agitazione nazionale del personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco a seguito dell’analisi delle bozze di riforma dei decreti legislativi 217/2005 e 139/2006. In particolare, desta grande allarme l’intenzione di introdurre la disposizione (art. 6, comma 2 della proposta di modifica del decreto 139/2006 e, all’art. 24, comma 7, lettera b-bis, ‘concorre alle attività di pubblica sicurezza’ e b-ter, ‘concorre alle attività connesse alla sicurezza dello Stato’) secondo la quale ‘al medesimo personale che espleta compiti operativi sono attribuite le funzioni di agente di pubblica sicurezza’. Ciò segnerebbe un pericoloso ritorno al passato, snaturando la missione civile dei Vigili del Fuoco e aprendo alla possibilità di impiegare il personale in attività tipiche della pubblica sicurezza: dalla gestione coercitiva delle manifestazioni fino ad azioni di natura repressiva al fianco delle forze dell’ordine e dei reparti militari. Un impiego che nulla avrebbe a che vedere con il soccorso tecnico urgente e la cultura di servizio che ha sempre contraddistinto il Corpo. Una deriva incompatibile con la tradizione civile dei Vigili del fuoco e con i modelli europei dei servizi di Fire & Rescue”.
Lo annuncia in una nota il coordinatore nazionale Fp Cgil VVF, Mauro Giulianella.
“Tale proposta è pericolosamente in linea con le recenti parole del ministro della Difesa Crosetto che ha aperto alla possibilità di un ritorno della leva militare volontaria. Appare dunque evidente che il governo Meloni ambisce ad una progressiva militarizzazione della società: un processo che ci inquieta e che rischia di investire anche il corpo nazionale dei Vigili del Fuoco”.
“Sempre in riferimento alla riforma del Corpo proposta dal governo, segnatamente dal Sottosegretario con delega ai Vigili del Fuoco, onorevole Emanuele Prisco, dipendente del Corpo – prosegue la nota – si evidenzia che l’espansione significativa dell’area dirigenziale non trova alcuna giustificazione e rischia di accentuare la distanza tra vertice amministrativo e personale operativo. Ulteriori preoccupazioni riguardano la sostenibilità economica dell’impianto di riforma, caratterizzato da costi superiori alle risorse previste e dall’assenza di coperture nella bozza di Legge di bilancio 2026. Infine, sul piano del personale destano forte allarme i meccanismi selettivi improntati al merito comparativo”.
“Tutte circostanze che, unite alla mancata disponibilità a proseguire il confronto, ci inducono a ritenere che la riforma proceda verso un modello centralizzato, gerarchizzato e non coerente con la missione civile del Corpo. Per tali ragioni dichiariamo lo stato di agitazione, con riserva di ogni ulteriore iniziativa sindacale prevista dalla normativa vigente”, conclude Giulianella.
Dalle ore 10 alle 13 in via Molise, a Roma
Roma, 2 dic – “Domani, dalle ore 10 alle 13, si terrà un presìdio di lavoratrici e lavoratori del ministero del Lavoro, in via Molise a Roma, con l’obiettivo di essere ricevuti dal Ministro Calderone. Anche quest’anno, nella legge di bilancio, non vi sono aggiornamenti sull’ingresso di risorse da destinare al welfare dei lavoratori e delle lavoratrici del Ministero, mentre il fondo risorse decentrate è ridotto al minimo da almeno due anni”.
Lo annunciano in una nota Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa, Usb Pi e Confsal Unsa.
“La valorizzazione del personale, sia economica che non, è un problema di lungo corso al Ministero del Lavoro che, tra l’altro, mantiene uno dei salari più bassi del comparto delle amministrazioni centrali e non riesce a garantire sufficienti misure accessorie, a partire dal welfare integrativo. Questo porta ad una inevitabile fuga di personale che non solo mette a rischio lo svolgimento dei compiti cui l’Amministrazione è chiamata, ma produce sovraccarichi di lavoro eccessivi per il personale in servizio a fronte di una remunerazione inadeguata sia rispetto agli altri enti dello stesso comparto che agli stessi enti vigilati dal Ministero del Lavoro. Chiediamo, quindi, che la politica prenda in carico seriamente la condizione dei dipendenti del Ministero del Lavoro”.
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