cgil cisl uil coronavirus

“Il Decreto PA avrebbe dovuto introdurre misure per la sanità privata , ma resta gravemente privo di qualsiasi risposta sul riconoscimento economico e contrattuale dovuto alle circa 300 mila lavoratrici, lavoratori e professionisti della sanità privata e delle RSA. È un’assenza che pesa perché continuano a non esserci vincoli chiari per chi, da privato intende svolgere un’attività pubblica in un delicato settore come la sanità, ricevendo finanziamenti pubblici che derivano principalmente dalle tasse dei cittadini. Questa situazione non può che chiamare direttamente in causa la responsabilità del Ministero della Salute, della Conferenza delle Regioni e del Governo nel suo complesso”.

Lo dichiarano i Segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.

“È tanto più grave perché una delle finalità dichiarate del decreto è proprio quella di potenziare e rendere più efficienti settori di primaria rilevanza come la salute pubblica. Eppure ancora una volta ci si dimentica di chi ogni giorno garantisce una parte essenziale dell’assistenza ai cittadini: donne e uomini che lavorano nella sanità privata e nelle RSA, spesso prendendosi cura delle persone più anziane, dei pazienti cronici e multicronici e delle fasce più fragili della nostra società, con contratti scaduti da 8 anni nella sanità privata e da 14 anni nelle RSA”, proseguono.

“Da tempo – specificano – chiediamo che ogni incremento delle risorse pubbliche e ogni aggiornamento delle tariffe destinati alle strutture private accreditate siano vincolati al rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Alla mancata risposta del Decreto PA si aggiunge quanto avvenuto con il Decreto Lavoro, poi convertito in legge, che ha escluso i lavoratori del settore sociosanitario e delle strutture accreditate, dalla tutela salariale automatica prevista dopo nove mesi di vacanza contrattuale. Una scelta che rappresenta, nei fatti, un vero e proprio regalo alle imprese del settore che non solo non vogliono rinnovare i contratti, ma sono svincolate persino dall’obbligo di riconoscere almeno un adeguamento retributivo collegato all’IPCA, mentre lavoratrici e lavoratori continuano a subire il peso dell’inflazione”.

“Non accetteremo che su questa vertenza si spengano i riflettori. Non servono decreti ‘scatole vuote’ né dichiarazioni di principio: servono risposte concrete, vincoli precisi e una assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni che autorizzano, accreditano e finanziano questi servizi. Continueremo quindi la mobilitazione e continueremo a intervenire anche durante l’iter di conversione del decreto, chiedendo che venga introdotta una norma chiara che leghi l’aggiornamento tariffario al rinnovo dei CCNL e che obblighi le Regioni a convenzionare con il servizio sanitario pubblico solo chi rinnova i contratti di lavoro con le organizzazioni comparativamente più rappresentative e alle stesse vigenze del contratto della sanità pubblica. Chi si prende cura della vita, della salute e della fragilità delle persone non può continuare a farlo senza contratto, senza adeguamenti salariali e senza tutele”, concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi.

“Oggi è stato sottoscritto il testo definitivo del CCNL per il personale del comparto delle Funzioni Centrali per il triennio 2025-2027. Abbiamo sottoscritto il testo a meno di due mesi dalla pre-intesa, dopo una intensa campagna di assemblee in centinaia di luoghi di lavoro in tutta Italia in cui abbiamo illustrato i contenuti dell’accordo e consultato migliaia di lavoratrici e lavoratori sul merito delle innovazioni contenute nel testo. Il 94% si espresso in modo favorevole alla sottoscrizione”.
Lo afferma in una nota Federico Bozzanca, Segretario generale Fp Cgil.
“L’accordo torna a riconoscere incrementi delle retribuzioni superiori all’inflazione programmata per il triennio, dopo l’impoverimento dei salari prodotto dal CCNL precedente, e introduce, novità assoluta per i contratti delle pubbliche amministrazioni, un momento di verifica successivo a salvaguardia del potere di acquisto degli stipendi. Tra i punti principali del contratto – prosegue Bozzanca – c’è l’equiparazione delle giornate di ferie per i neo-assunti, il pagamento dell’indennità di turno anche durante il periodo di ferie, il recepimento della direttiva europea sulla trasparenza salariale, il miglioramento della disciplina di importanti istituti di conciliazione (congedi, ferie solidali, flessibilità oraria) e del lavoro agile, l’incremento dei trattamenti di trasferta e lo sblocco del tetto al buono pasto. Si regolamenta l’introduzione e l’utilizzo dei sistemi di Intelligenza artificiale, si pone attenzione alla condizione occupazionale del personale con disabilità e agli sviluppi di carriera, e si qualificano i percorsi di formazione, con attenzione alla loro piena accessibilità, per la crescita professionale di tutte e tutti”.

“Questo accordo, sottoscritto per la prima volta in vigenza, dal mese di settembre riconoscerà gli aumenti previsti e gli arretrati per i mesi passati alle lavoratrici e ai lavoratori, ma sappiamo che questo importante risultato non è sufficiente a restituire la dovuta centralità al lavoro pubblico. Continueremo a mobilitarci nelle prossime settimane per chiedere che il Governo stanzi in legge di Bilancio le risorse che servono per rimuovere il tetto al salario accessorio, e aumentare le disponibilità dei FRD per consentire la valorizzazione del personale, aumentare i buoni pasto e, soprattutto, adottare un Piano straordinario di assunzioni per le pubbliche amministrazioni e superare la carenza di personale che in troppe amministrazioni sta rendendo difficile garantire le attività e i servizi alla cittadinanza”, aggiunge Bozzanca.

“Il contratto, tuttavia, pur rafforzando le relazioni sindacali, non sana ancora il vulnus di democrazia che esclude dai tavoli di confronto e negoziali le organizzazioni sindacali dotate di certificata rappresentatività che non hanno sottoscritto il CCNL, disposizione che ha illegittimamente privato la FP CGIL in questi mesi della piena titolarità delle prerogative sindacali. Torneremo su tutti i tavoli negoziali e continueremo la battaglia di democrazia per il riconoscimento della piena titolarità a chi ha l’effettiva rappresentatività tra le lavoratrici e i lavoratori per difenderne, in ogni sede, diritti e rafforzarne le tutele”, conclude.


Volantino Contratto Funzioni Centrali Rinnovato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Scarica il volantino

Testo definitivo

Inseriti anche una clausola di garanzia in caso di picchi inflattivi e importanti miglioramenti normativi.
Da settembre la parola passerà alle lavoratrici e ai lavoratori nelle assemblee
“La Fp Cgil esprime soddisfazione per la sottoscrizione della preintesa per il rinnovo del CCNL della Sanità pubblica 2025-2027. Un accordo che segna una netta discontinuità rispetto al contratto precedente e torna a tutelare concretamente il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori del Servizio sanitario nazionale. Dopo un rinnovo che aveva previsto incrementi retributivi inferiori all’inflazione, con questa preintesa il contratto cambia segno: gli aumenti tabellari superano l’inflazione attesa nel triennio e consentono di recuperare terreno sul piano salariale”.
Lo afferma il Segretario generale Fp Cgil Federico Bozzanca.
“E’ stata poi inserita una clausola di garanzia retributiva, per la quale ci siamo fortemente battuti: tra un anno le parti saranno chiamate a confrontarsi sull’andamento effettivo dell’inflazione e sugli eventuali scostamenti rispetto alle previsioni, con l’obiettivo di individuare le misure necessarie a salvaguardare le retribuzioni. Nella preintesa si interviene altresì per evitare che durante le ferie le lavoratrici e i lavoratori subiscano una riduzione delle indennità e della retribuzione accessoria e viene affrontata la questione dell’orario convenzionale, correggendo un meccanismo che poteva determinare impropri debiti orari a carico del personale. Un risultato particolarmente significativo riguarda, inoltre, l’introduzione effettiva del profilo dell’autista soccorritore nell’Area degli assistenti. È stato realizzato anche un importante aggiornamento del sistema dei profili professionali”.
“Restano aperti molti temi: dalla mensa ai tetti del salario accessorio, dalle eccessive sperequazioni retributive alla necessità di destinare maggiori risorse alla crescita professionale. Questioni sulle quali continuerà la mobilitazione della Fp Cgil, a partire dagli annunciati provvedimenti legislativi sul lavoro pubblico e dalla prossima legge di bilancio. Ora la parola passa alle lavoratrici e ai lavoratori. Da settembre la FP CGIL promuoverà assemblee in tutti i luoghi di lavoro per illustrare i contenuti della preintesa, raccogliere valutazioni e sottoporre l’accordo al voto”, conclude Bozzanca.
“I musei e i siti archeologici italiani assicurano già le aperture più ampie in Europa, fino a 11 ore giornaliere. Il problema non è ampliare gli orari di siti già in overbooking e in affanno, ma piuttosto rimodulare l’offerta garantendo la fruizione al pubblico ed il lavoro in sicurezza al personale”. Così la Funzione Pubblica CGIL commenta l’annuncio dei Ministeri del Turismo e della Cultura di una sperimentazione per l’apertura prolungata di alcuni grandi siti e monumenti, tra i quali il Colosseo. “L’unico proclama per la cultura di questo Governo continua a essere quello della produttività sfrenata e dei numeri. Nessuna attenzione per la salute e la sicurezza”.
D’estate, in particolar modo, – aggiunge il sindacato – si potrebbe evitare di aprire nelle ore più calde in favore di quelle serali. Il caldo ormai è una condizione di rischio per la salute di lavoratrici e lavoratori, oltre che per i visitatori e, nonostante i correttivi messi in campo dai monumenti più rilevanti, manca un intervento strutturale sul settore culturale del MiC e delle Istituzioni pubbliche”. Inoltre, prosegue, “gli eventi straordinari crescono esponenzialmente ma la carenza di personale del Ministero è superiore a un terzo dell’organico previsto. Una situazione che già di suo provoca condizioni di stress da lavoro-correlato con ricadute sulla salute fisica e mentale del personale” .
“Ultimo ma non meno importante” chiude il sindacato “è il tema salariale: ormai da troppi mesi i dipendenti del Ministero attendono il pagamento delle spettanze per le aperture straordinarie effettuate nel 2025. Un ritardo diventato ormai inaccettabile, eppure si continua a richiedere prestazioni straordinarie al proprio personale. Così come non è più accettabile la condizione di tutto quel personale in appalto o delle società in house per il quale la partecipazione a queste iniziative non è facoltativa e il salario è ordinario, nonostante l’eccezionalità della situazione”.
“Chiediamo dignità e rispetto per il lavoro culturale e, nel segno dello sciopero della cultura dello scorso 12 giugno, continueremo la nostra battaglia per un giusto salario, salute e sicurezza, più assunzioni nel settore pubblico e buona occupazione”, conclude la Funzione Pubblica CGIL.
Sanità privata e RSA. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp scrivono al Governo Meloni: “Subito un intervento normativo. No fondi pubblici senza rinnovi contrattuali”

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“Ora basta con gli annunci, le promesse, i generici impegni. Le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle RSA meritano rispetto. Siamo stanchi di essere compresi solo a parole, servono i fatti. La verità è che avete lasciato in mutande le lavoratrici e i lavoratori. Non bastano più gli impegni: servono decisioni concrete. Subito. Siamo alla frutta”.
Lo hanno dichiarato i Segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, a margine del presidio nazionale davanti al Ministero della Salute, a Roma.
“Nel corso dell’incontro con il Capo di Gabinetto del Ministero della Salute abbiamo ribadito tutte le nostre richieste. Prendiamo atto della volontà di proseguire il confronto, ma non abbiamo ricevuto le garanzie che chiedevamo. Anzi, abbiamo avuto la pressoché certa conferma che il prossimo decreto PA conterrà uno stanziamento di circa 1,3 miliardi di euro destinato alle strutture della sanità privata, senza che sia previsto alcun vincolo al rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Sarebbe un fatto gravissimo: risorse pubbliche alle imprese senza pretendere il rispetto dei diritti di chi ogni giorno garantisce un servizio pubblico essenziale. Per questo la nostra mobilitazione non si fermerà oggi, ma proseguirà e sarà ulteriormente intensificata nelle forme e nei modi, fino a quando non arriveranno risposte concrete”.
“Trecentomila lavoratrici, lavoratori e professionisti continuano a garantire un servizio pubblico essenziale senza un contratto rinnovato rispettivamente da 8 e 14 anni. Intanto, però, i dati diffusi dall’Area Studi Mediobanca parlano di un settore che nel 2024 ha raggiunto 13,4 miliardi di euro di ricavi, con una crescita del 22% rispetto al 2019. Crescono i ricavi ma lavoratrici e lavoratori del comparto continuano a non vedere i contratti rinnovati e subiscono anche la grave penalizzazione dell’esclusione dall’indennità di vacanza contrattuale a causa delle nuove disposizioni di legge, di cui chiediamo l’immediata revoca, che hanno discriminato le lavoratrici e i lavoratori del settore socio-sanitario. Registriamo fino a 500 euro in meno rispetto agli stipendi del pubblico, a parità di inquadramento: un’ingiustizia intollerabile che penalizza drammaticamente un settore strategico per il Paese. Le responsabilità di questa situazione sono certamente in capo alle associazioni datoriali Aiop e Aris, che continuano a non dare risposte concrete al rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Ma oggi chiediamo con ancora maggiore forza anche un’assunzione di responsabilità da parte del Governo, del Parlamento, del Ministero della Salute e della Conferenza delle Regioni: servono regole certe sugli accreditamenti, affinché chi eroga servizi pubblici con risorse pubbliche sia obbligato a rinnovare i contratti collettivi nazionali alle stesse vigenze della sanità pubblica, impedendo il ripetersi di fenomeni di dumping contrattuale. Non può esserci una sanità privata che continua a crescere sulle spalle di chi lavora”, concludono i segretari.
“Domani, dalle ore 10, saremo davanti al Ministero della Salute per dare voce alle lavoratrici e ai lavoratori della sanità privata e delle RSA che attendono da troppo tempo il rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Dopo anni di rinvii, incontri interlocutori e dichiarazioni di principio, ci aspettiamo finalmente un segnale di discontinuità. Non bastano più gli impegni: servono decisioni concrete”.
Lo dichiarano i Segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, alla vigilia del presidio nazionale in programma domani, davanti al Ministero della Salute (Lungotevere Ripa).
“Rispettivamente da 8 e 14 anni, 300 mila lavoratrici, lavoratori e professionisti continuano a garantire un servizio pubblico essenziale senza un contratto rinnovato. Chiediamo che Governo e Conferenza delle Regioni assumano finalmente un ruolo decisivo, introducendo regole certe sugli accreditamenti: chi eroga servizi pubblici con risorse pubbliche deve essere obbligato a rinnovare i contratti collettivi nazionali. È l’unico modo per impedire che il dumping contrattuale continui ad essere finanziato con soldi pubblici”.
“Non può esserci una sanità privata che continua a crescere sulle spalle di chi lavora. I dati diffusi dall’Area Studi Mediobanca parlano di un settore che nel 2024 ha raggiunto 13,4 miliardi di euro di ricavi, con una crescita del +22% rispetto al 2019. È evidente che le risorse e lo sviluppo del comparto devono tradursi anche nel rinnovo dei contratti, nella crescita dei salari e nella valorizzazione delle professionalità che ogni giorno garantiscono l’assistenza ai cittadini”.
“In considerazione di questo – proseguono – è davvero inaccettabile che il Parlamento abbia escluso le lavoratrici e i lavoratori del socio-sanitario dall’indennità di vacanza contrattuale. Una scelta che rischia di alimentare ulteriormente i ritardi nei rinnovi e di penalizzare chi opera in un settore fondamentale del Servizio sanitario”.
“Il presidio di domani rappresenta un nuovo passaggio di una mobilitazione che non si fermerà. Continueremo a sostenere questa vertenza fino a quando non arriveranno il rinnovo dei contratti, salari dignitosi e regole chiare sugli accreditamenti. Le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle RSA non possono più aspettare”, concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi.
​“Sono stati mesi di intense e positive trattative per il rinnovo del contratto dell’Area Sanitaria 2025-2027. Da Settembre dovremo lavorare con la massima coesione per affrontare i capitoli rimasti, perché il contratto può e deve essere il punto di partenza per fare fronte al problema della disaffezione dei professionisti al Servizio Sanitario Nazionale pubblico, attraverso adeguati riconoscimenti economici e di carriera e migliori condizioni di lavoro”.
Lo dichiara Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil Medici e  Dirigenti SSN, a seguito dell’ultimo incontro tenutosi oggi presso l’Aran per la trattativa del rinnovo del contratto di 132 mila Dirigenti Medici, Veterinari e Sanitari.
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“A differenza del contratto precedente, che non abbiamo firmato perché fortemente definanziato, questo del triennio 2025-2027 può essere un buon contratto – aggiunge – con importanti ed innovativi miglioramenti normativi e risorse economiche adeguate all’inflazione”, osserva Filippi.
“Abbiamo lavorato molto su 5 direttrici fondamentali: retribuzioni, vorremmo aumentare soprattutto le voci fisse e ricorrenti delle buste paga, così come maggiore chiarezza sui  finanziamenti extracontrattuali, su questo prosegue la trattativa; relazioni sindacali, finalmente esigibili le trattative sull’utilizzo pieno dei fondi per limitare l’uso improprio dei residui; incarichi, migliorato il dinamismo economico e normativo delle carriere sia sotto che sopra i 5 anni di servizio; orario di lavoro, chiariti i punti che ancora permettevano alle Aziende di sottrarre extraorario ai professionisti; formazione, conoscenza del contratto collettivo nazionale per tutti i professionisti per una maggiore consapevolezza nell’organizzazione del proprio lavoro e delle prospettive di carriera”.
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“Questi alcuni dei risultati fin qui raggiunti. Ma abbiamo ulteriori obiettivi: a settembre riprenderemo le trattative per lavorare su Fondi Aziendali, sistema indennitario, ferie-festività ed equitá retributiva di genere; cogente rimane il tema dell’indennità di specificità di tutti i professionisti dell’Area che deve trovare soluzioni eque anche in prospettiva di eventuali risorse extracontrattuali in legge di Bilancio”, conclude Filippi.
Mauro Giulianella, Coordinatore nazionale FP CGIL Vigili del Fuoco: “Non si può lavorare di più per guadagnare di più. La sicurezza si costruisce investendo nelle persone, nel lavoro pubblico e nella prevenzione.”
Le settimane che stiamo vivendo confermano ciò che denunciamo da tempo: la crisi climatica sta trasformando incendi boschivi, ondate di calore, nubifragi e dissesti idrogeologici in una condizione sempre più ordinaria. È una sfida che riguarda tutta l’Europa e che impone un profondo ripensamento delle politiche pubbliche e del sistema di Protezione Civile e del soccorso. In questo scenario il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco rappresenta un presidio fondamentale dello Stato. Donne e uomini che ogni giorno salvano vite umane e proteggono il territorio, spesso operando in condizioni sempre più difficili e con carichi di lavoro che non possono più essere considerati sostenibili. Le recenti morti in servizio dei nostri colleghi ci impongono una riflessione profonda. Alla loro memoria non basta il cordoglio: servono scelte concrete. La salute e la sicurezza sul lavoro devono tornare al centro delle decisioni politiche e organizzative”.
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Lo dichiara in una nota Mauro Giulianella, Coordinatore nazionale FP CGIL Vigili del Fuoco.
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“Per la FP CGIL è indispensabile un piano straordinario di investimenti nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco: più assunzioni, organici adeguati, mezzi moderni, sedi sicure, formazione continua, dispositivi di protezione efficaci e un reale supporto sanitario e psicologico per il personale.
È necessario cambiare modello organizzativo. Non si può lavorare di più per guadagnare di più. Il ricorso sistematico allo straordinario e al rientro in turno non può sostituire le assunzioni. Più personale significa minori carichi di lavoro, maggiore sicurezza operativa, migliore qualità del soccorso e la possibilità di riconoscere salari adeguati senza costringere i lavoratori ad aumentare il proprio tempo di lavoro guadagnando sulla parte accessoria della busta paga. Parallelamente occorre rafforzare le politiche di prevenzione. Investire nella manutenzione del territorio, nella gestione del patrimonio boschivo, nella protezione civile e nell’adattamento ai cambiamenti climatici significa ridurre le emergenze e tutelare maggiormente sia i cittadini sia gli operatori del soccorso”, aggiunge.
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“I Vigili del Fuoco sono un presidio di pace, solidarietà e umanità. Intervengono per soccorrere chiunque abbia bisogno, senza distinzione alcuna. Per questo investire nel Corpo Nazionale significa investire nella sicurezza delle persone, nella tutela dell’ambiente e nella qualità della nostra democrazia. La risposta alle grandi sfide del nostro tempo non può essere l’emergenza permanente, ma più prevenzione, più lavoro pubblico, più diritti e un sistema di soccorso pubblico sempre più forte ed efficiente”, conclude Giulianella.
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Fondo dello Stato primo passo per aumentare attrattività comparto ma insufficiente, ora aumentare risorse

“Per la prima volta è previsto un finanziamento extracontrattuale, in capo allo Stato e non agli enti locali, per contribuire a ridurre le differenze retributive tra le funzioni locali e le altre amministrazioni pubbliche. Siamo di fronte a risorse ancora insufficienti e chiederemo vengano aumentate dalla prossima legge di Bilancio, ma intanto rivendichiamo l’aver fortemente contribuito all’istituzione di questa nuova indennità di comparto che rappresenta il frutto di una lunga battaglia sindacale e culturale che abbiamo condotto e continueremo a condurre per garantire salari dignitosi, aumentare l’attrattività del comparto e valorizzare le professionalità di lavoratrici e lavoratori. E’ un primo passo, al quale dovranno seguirne molti altri”. Così il Segretario generale della Funzione pubblica Cgil Federico Bozzanca, commentando la sottoscrizione, apposta anche dalla Fp Cgil, della preintesa per il CCNL comparto funzioni locali 2025-27.

“Questo rinnovo, inoltre, fissa aumenti superiori all’inflazione prevista e contiene una clausola di salvaguardia a tutela dei salari in caso di aumenti improvvisi del costo della vita – osserva Bozzanca -. Per la prima volta, inoltre, l’aumento contrattuale si avvicina in modo importante a quello previsto per le funzioni centrali; è stato inserito il diritto alle ferie uguale per tutti attraverso l’equiparazione del numero di giornate di ferie annue per il personale neoassunto a quelle dei colleghi con maggiore anzianità; si è intervenuti sul tema della disabilità, sul rafforzamento delle relazioni sindacali con una migliore declinazione delle materie, sulla regolamentazione dell’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale per migliorare le modalità di lavoro ed evitarne l’uso improprio a scapito del personale e dei servizi, ed è stato attuato il recepimento delle previsioni della direttiva sulla trasparenza salariale e la parità di retribuzione tra uomini e donne”.

“Ma la nostra battaglia non si ferma qui – assicura -. Continueremo a mobilitarci affinché questo Fondo statale sia considerevolmente aumentato: uno dei problemi che abbiamo rilevato in questi anni è che il personale delle amministrazioni locali si dimette per andare a lavorare in altre amministrazioni. Si tratta di un fenomeno sempre più importante, tanto più che ha superato il numero di lavoratrici e lavoratori che vanno in pensione. Investire sul personale delle amministrazioni locali significa valorizzare le professionalità, rendere il comparto più attrattivo e, in definitiva, garantire più diritti a tutti i cittadini”.
“Sul personale educativo, scolastico e tutti i profili ad esaurimento – conclude Bozzanca – le parti sono impegnate a trovare e sostenere una soluzione normativa volta al rinquadramento di tutte le lavoratrici e lavoratori coinvolti nella riqualificazione a partire dalla prima norma utile per definire tempi e finanziamento. Finalmente abbiamo condiviso l’obbiettivo e saremo impegnati da subito per trovare la soluzione per tutto il personale coinvolto”.

cgil cisl uil coronavirus

“Accogliamo positivamente la convocazione del tavolo da parte della Conferenza delle Regioni, alla presenza del Presidente del Comitato di Settore Regioni-Sanità, del Coordinatore della Commissione Salute e del Capo di Gabinetto del Ministro della Salute. È un primo passo, ma ora servono risposte concrete. Le misure devono tutelare lavoratrici e lavoratori, non continuare a favorire le imprese. Dal Ministero è arrivata l’indicazione che il decreto PA potrebbe prevedere un aumento dei valori dei DRG, ma resta da chiarire se sarà introdotto il vincolo che chiediamo: subordinare gli accreditamenti al rinnovo dei contratti nazionali”.

Lo dichiarano i Segretari Generali di FP CGIL, CISL FP e UIL FP, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.

“Abbiamo ribadito che non è più accettabile che strutture private accreditate e finanziate con risorse pubbliche possano continuare a negare il rinnovo dei contratti. Per questo chiediamo che il rispetto dei CCNL diventi un requisito obbligatorio per ottenere e mantenere l’accreditamento. La qualità delle cure passa inevitabilmente attraverso la qualità del lavoro. Non può esserci una sanità privata accreditata che continua a crescere grazie alle risorse pubbliche mentre oltre 300 mila lavoratrici e lavoratori attendono da anni il rinnovo del proprio contratto. Garantire diritti, salari dignitosi e contratti rinnovati significa garantire anche un servizio migliore ai cittadini. Abbiamo inoltre ribadito la nostra contrarietà all’esclusione delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata e delle RSA dall’indennità di vacanza contrattuale prevista dal decreto Lavoro. È una scelta che rischia di legittimare, anche in futuro, ulteriori ritardi nei rinnovi contrattuali e di lasciare senza tutele chi opera ogni giorno in un settore essenziale. Non avendo ricevuto risposte concrete sulle questioni poste dalle organizzazioni sindacali, confermiamo il presidio del 24 luglio davanti al Ministero della Salute, riservandoci di mettere in campo ulteriori e più incisive iniziative di mobilitazione fino alla conquista del rinnovo contrattuale”, concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi.

“Per garantire il personale adeguato che deve lavorare nelle strutture previste dal Pnrr, Case di comunità e Ospedali di comunità, vanno assunti 20 mila infermieri in più. E’ imprescindibile una corretta valutazione dei pensionamenti, e va evidenziato che escono circa 17 mila infermieri in un anno. La chiave di volta è rendere attrattiva la professione”.
Lo scrivono in una nota Michele Vannini, segretario nazionale Fp Cgil, e Alfonso Guerriero, coordinatore nazionale Infermieri Fp Cgil.
“Le vere cause della carenza di infermieri, determinata dal calo delle iscrizioni ai corsi di laurea e dall’abbandono della professione, sono mancanza di reale valorizzazione professionale, retribuzioni inadeguate, carichi di lavoro insostenibili e assenza di prospettive di carriera. Per invertire questa rotta servono investimenti concreti: retribuzioni dignitose, riconoscimento delle competenze avanzate, percorsi di crescita professionale, un giusto equilibrio tra lavoro e vita privata e condizioni di lavoro che permettano di esercitare la professione con sicurezza e motivazione. Quello che noi chiediamo, sia per le Case e gli Ospedali di Comunità ma in generale per assicurare un futuro al nostro Servizio Sanitario nazionale, è un Piano straordinario di investimenti indispensabili per restituire dignità alla professione infermieristica rilanciando con serietà l’attrattività del lavoro sanitario e il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro in linea con l’inflazione e che permetta di recuperare finalmente parte del potere d’acquisto perso precedentemente, bisogna fare presto e bene”, concludono.
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