UNITI VICINI AL TRAGUARDO
Con l’incontro di contrattazione di venerdì 24 maggio sono riprese le trattative sul FRD 2018 e sull’accordo per far partire nel 2019 le riqualificazioni in favore del personale amministrativo dell’Istituto (Accordo stralcio PEO).
Nel corso dell’incontro, il Segretario Generale ha comunicato che sono prossime alla definizione le procedure rivolte a stanziare le risorse (circa 22 milioni di euro all’anno, per un triennio a partire da luglio 2019), per gli specifici trattamenti economici previsti dalla delibera n. 82/2019 del Consiglio di Presidenza (indennità di elevata qualificazione professionale e indennità incentivante). È stato confermato che con un apposito bando, aperto a tutti i lavoratori in possesso dei requisiti di cui alla citata delibera, saranno dettagliate le modalità per partecipare al corso di formazione. L’erogazione dell’indennità di elevata qualificazione professionale è subordinata, poi, al superamento di una prova selettiva. La procedura di selezione sarà attivata in ognuno degli anni del triennio e potranno parteciparvi sia i lavoratori che nel frattempo avranno maturato i requisiti, sia tutti coloro che ogni anno non sono riusciti a superare la prova.
Circa le PEO (Progressioni Economiche Orizzontali) la proposta dell’Amministrazione prevede una riqualificazione, per l’anno in corso, in favore del 30 per cento del personale. Queste OO.SS hanno chiesto di stanziare un volume di risorse superiore (1.500.000,00 euro) utile a favorire sviluppi economici per almeno il 33 per cento del personale nel 2019, per arrivare ad inquadrare, nel corso di tre anni, nella fascia economica superiore, tutti i lavoratori della Corte dei conti. In relazione ai criteri, queste OO.SS. hanno ribadito la necessità che si faccia riferimento a quanto previsto dalla normativa vigente e, in particolare, ai criteri elencati nella piattaforma unitaria sulle PEO del 18 novembre 2018, già utilizzati presso altre Amministrazioni.
Per quanto riguarda gli istituti del FRD 2018, queste OO.SS., unitariamente, hanno chiesto la fissazione di un tetto massimo ai cumuli degli importi, compresa la premialità per la performance organizzativa, pari a 3.400,00 euro. Questo perché, a partire dal FRD 2018, per il premio individuale è prevista, in conformità con l’interpretazione delle norme contenute nel CCNL Funzioni Centrali 2016-2018, l’erogazione di una somma di eguale ammontare per tutti i lavoratori. Per i più meritevoli, inoltre, è prevista dal CCNL una maggiorazione. Le scriventi sigle, a differenza di quanto proposto dall’Amministrazione (700,00 euro di premio base e 1.200,00 euro di premio maggiorato), al fine di evitare l’insorgere di tensioni negli uffici e consentire l’attribuzione della maggiorazione rispettando le risultanze delle valutazioni già effettuate dai dirigenti degli uffici, ampliando la platea dei beneficiari, hanno chiesto di ridurre gli importi del premio per la performance individuale (premio base di 500,00 euro; premio maggiorato pari a 850,00 euro). L’Amministrazione si è dichiarata disponibile a far partire entro l’anno un tavolo di confronto/approfondimento per superare le criticità insite nell’attuale Sistema di valutazione.
Le scriventi sigle, nonostante il permanere di significative divergenze su alcuni aspetti afferenti ad entrambi i temi oggetto di contrattazione, sono certe che attraverso il dialogo costruttivo si possa arrivare ad importanti punti di incontro. La prossima seduta di contrattazione è prevista per venerdì 31 maggio p.v.. Contiamo di fare ulteriori passi avanti per addivenire, nel più breve tempo possibile, ad accordi che soddisfino le legittime aspettative dei lavoratori.
In merito ai sussidi, è stato comunicato che le somme da erogare agli aventi diritto dovrebbero essere accreditate entro luglio 2019.
Inoltre, riguardo la mancata erogazione dell’emolumento previsto dalla L. 1345/1961 in favore dei lavoratori entrati nel ruolo della Corte dei conti nel 2018, l’Amministrazione, previa sollecitazione di queste OO.SS., ha confermato a breve la liquidazione degli importi, compresi gli arretrati, in coordinamento con l’Avvocatura generale dello Stato e con il Consiglio di Stato.
Infine, così come richiesto con forza da parte delle scriventi sigle sindacali, l’Amministrazione procederà al più presto alla liquidazione dei progetti di produttività 2016. L’Amministrazione attende, a tal fine, la conferma, da parte degli uffici che hanno realizzato i progetti, del raggiungimento dei relativi obiettivi.
S. Di Folco F. Amidani U. Cafiero A. Benedetti F. Stefanangeli
Pubblichiamo la nota della Direzione Centrale per le Risorse Logistiche e Strumentali riguardo la convenzione telefonica ricaricabile
MOBILITA’ E NUOVE ASSUNZIONI
Si è svolto nella giornata del 27 maggio l’incontro relativo alla mobilità nazionale e ai criteri di assegnazione dei candidati del concorso da 967 consulenti della protezione sociale.
Riguardo al primo tema, abbiamo chiesto unitariamente all’Amministrazione di riaprire, seppur brevemente, la procedura appena conclusasi, considerata l’assenza di diverse decine di sedi e che una riapertura di pochi giorni non inficerebbe affatto l’iter delle assunzioni, permettendo a tutti i colleghi di
vedere accolte le proprie richieste. Restiamo, perciò, in attesa di ricevere risposte in tempi rapidi dall’Amministrazione. Connesso a questo argomento, vi è quello legato all’interpello per 50 posti in Direzione Generale, su cui pure abbiamo chiesto un ripensamento all’Amministrazione.
Sulla distribuzione territoriale dei futuri colleghi del concorso da 967 consulenti della protezione sociale, l’Amministrazione ha illustrato i criteri generali che porteranno all’elaborazione dei numeri da assegnare alle varie sedi. Si è, quindi, precisato che si è tenuto conto di fattori interni ed esterni agli uffici. Rispetto ai primi, si sono presi in considerazione i carichi di lavoro di ogni sede, con specifico riferimento al rapporto tra domande, giacenze e pratiche definite. Saranno, poi, presi in considerazione anche i pensionamenti 2019-2020 e i pensionamenti anticipati per quota 100 fino a marzo 2020.
Aspettiamo, ora, di sapere nel dettaglio quali saranno i numeri assegnati a ciascuna sede, non ancora fornitici.
Riguardo al criterio di distribuzione territoriale, ossia se la scelta dei candidati sarà su base provinciale o territoriale, l’Istituto sembra essersi orientato verso una scelta su base provinciale, fermo restando che ci sarà di certo un raccordo coi direttori regionali sui numeri da distribuire per ogni Regione e per ogni
Sede. La nostra richiesta è stata altresì di considerare nell’ambito delle sedi anche le Agenzie, visto che molte sono a rischio di chiusura e che lo stesso Presidente Tridico si è espressamente impegnato – in uno dei primi incontri al tavolo delle trattative – a non voler far arretrare l’Istituto dal territorio.
Da quanto ci è stato comunicato, la graduatoria di merito dovrebbe essere definita e pubblicata entro questa settimana. Riguardo ai titoli valutabili ai fini della graduatoria, l’Amministrazione ha comunicato che, dopo attenta valutazione, non ritiene di voler prendere in considerazione tutti quei titoli non
indicati nel bando, come il diploma di Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali. Una volta formatasi la graduatoria, a partire dalla metà della prossima settimana c’è l’intenzione di iniziare a mandare le richieste di scelte delle sedi a tutti gli oltre 3.000 candidati della graduatoria, sia vincitori che idonei.
Sui numeri del personale da assumere, l’Istituto intende procedere all’assunzione dal 1° luglio (data presunta dell’immissione in servizio) di 2.000 persone, considerando che ad oggi gli organi di controllo hanno dato autorizzazione solo per questo numero, sebbene l’Inps abbia capacità economica di assumere quasi 3.000 persone. Per il restante migliaio (non sufficiente ad assorbire l’intera platea degli idonei presenti in graduatoria), invece, bisognerà attendere le ulteriori autorizzazioni, che al momento
giacciono presso gli organi di controllo esterni.
Allo stesso modo, resta bloccata l’autorizzazione ad assumere i 74 idonei B1, tuttora ferma presso gli organi di vigilanza, con l’ulteriore “mannaia” della scadenza della graduatoria, fissata per legge al 30 settembre prossimo.
Considerando l’estremo bisogno di personale di cui l’Istituto necessita, chiediamo al Presidente di intervenire presso gli organi competenti, per sollecitare che tali ulteriori autorizzazioni arrivino nel più breve tempo possibile, per garantire all’INPS di riguadagnare quel minimo di funzionalità indispensabile.
FP CGIL CISL FP UIL PA CONFINTESA FP
Matteo ARIANO Paolo SCILINGUO Sergio CERVO Francesco VIOLA
Chiarimenti su campagna di adesione ad altro sindacato incentrata su vertenze nelle ARPA
Da alcune settimane, tra le lavoratrici ed i lavoratori del comparto delle Agenzie Regionali per la
Protezione Ambientale, stanno circolando alcune missive, diffuse via email, inerenti una campagna
di iscrizione promossa da ANAAO Assomed, sindacato della dirigenza medica e sanitaria,
incentrata su una vertenza per un presunto sotto inquadramento.
Questa vertenza riguarderebbe oltre 1500 professionisti delle ARPA (biologi, chimici, fisici
ed altre professionalità) laureati, abilitati ed iscritti all’albo, che questo sindacato ritiene “precari” e
“sottoinquadrati in posizioni del comparto”.
ANAAO ipotizza un progressivo travaso di tutte queste figure professionali dal comparto
alla dirigenza sanitaria e ambientale attraverso l’indizione percentualizzata di concorsi definendo
un modello che possa, in un tempo programmato e compatibile con le risorse disponibili,
consentire la ricollocazione dei professionisti sottoinquadrati.
Riteniamo che tutto questo sia oltremodo velleitario e non centrato sulle reali esigenze delle
lavoratrici e dei lavoratori.
Riguardo il presunto sotto inquadramento, è corretto rammentare che il comma 2 dell’art.
50 del CCNL integrativo del comparto sanità 20/09/2001 “tuttora vigente”, prevede: “Con
riferimento ai profili di collaboratore tecnico professionale e di collaboratore tecnico professionale
esperto le A.R.P.A., in relazione ai propri settori di attività e tenuto conto dell’autonomia
regolamentare in tema di reclutamento del personale, possono prevedere, tra i requisiti di
accesso, anche ulteriori corsi di laurea oltre quelli indicati per i succitati profili dalle declaratorie
allegato n. 1 al presente contratto.”
Questa disposizione contrattuale fu originata dall’esigenza di acquisire personale che
rispondesse ai bisogni delle allora neocostituite ARPA, al fine di poter svolgere attività e compiti
istituzionali, non necessariamente dirigenziali.
Alcuni di quei profili erano già allora presenti ed inquadrati anche come dirigenti di area
S.P.T.A.
Inoltre, per contemperare tutte le esigenze, con l’art. 5 del CCNL della Dirigenza S.P.T.A. fu
istituito il “dirigente ambientale”, permettendo alle ARPA, in analogia a quanto già fatto dal
Contratto del comparto, di individuare nei propri regolamenti concorsuali i requisiti specifici richiesti
per l’assunzione di dirigenti ambientali, in relazione ai propri settori di attività.
Per questi motivi, nelle categorie D e Ds del comparto ed anche nella dirigenza delle
Agenzie, sono oggi presenti lavoratrici e lavoratori di oltre 65 profili professionali e specializzazioni
diversi: biologi, chimici, fisici, geologi, ingegneri, agronomi, laureati in scienze ambientali e
forestali, ecc.
Possiamo quindi legittimamente affermare che non si tratta di sottoinquadramento, ma,
bensì, di una scelta delle parti negoziali operata per accompagnare la progressiva
contestualizzazione di quei servizi di prevenzione e protezione ambientale che, al momento, erano
appena stati resi indipendenti a seguito del referendum del 1993.
A quel primo passo, però, non è seguita la necessaria riorganizzazione delle Arpa affinché
fosse possibile promuovere il lavoro in contesti integrati e collaborativi per assicurare servizi
sempre più efficaci e rispondenti ai bisogni dei cittadini.
Noi riteniamo che ci sia bisogno di atti concreti e, anche per concretizzare l’area tecnico
ambientale che abbiamo introdotto nel nuovo CCNL, siamo in campo per:
– rivitalizzare le politiche della prevenzione e riconoscere il valore strategico delle attività
di controllo, di monitoraggio e di formazione ambientale, puntando sulla prevenzione
primaria in stabile interazione con il SSN
– rivedere e riconoscere i diversi ruoli professionali, l’autonomia e la responsabilità, gli
ambiti operativi, le competenze e le esperienze, tra loro non sovrapponibili né
intrecciabili, ma necessariamente complementari e coesistenti nei servizi
– analizzare, rivedere e adeguare gli istituti contrattuali affinché possano rispondere
adeguatamente alle specificità delle attività nelle agenzie per la prevenzione e la
protezione ambientale
Con questa nostra azione, a partire anche dalla commissione paritetica per la revisione del
sistema di classificazione professionale istituita dall’art. 12 del CCNL, vogliamo completare il
processo di innovazione del sistema per individuare soluzioni che consentano il reale
riconoscimento dell’autonomia, della responsabilità, del ruolo, delle competenze, delle esperienze
e della complessità, al fine di valorizzare tutte le professionalità:
– individuando una possibile diversa articolazione delle categorie, dei livelli economici e
delle fasce, rendendo coerente il nuovo sistema con quello degli incarichi organizzativi
e professionali
– effettuando un’analisi critica delle declaratorie, tenendo conto delle specificità
professionali, delle competenze di base e di quelle avanzate, ai fini di una loro
valorizzazione
– individuando eventuali nuovi profili
– rivedendo i criteri di progressione economica, anche in relazione allo sviluppo delle
competenze, all’aumento dell’esperienza e riconoscendo su base selettiva il loro
accrescimento
– adeguando il sistema indennitario all’evoluzione del modello di classificazione e del
ruolo nei modelli organizzativi
Vi chiediamo, pertanto, di informare le lavoratrici ed i lavoratori della differenza che passa
dal seguire chi propone progetti vertenziali parziali, al condividere, invece, un percorso di riforma
articolato, strutturale e di crescita di tutto il sistema.
Gianluca Mezzadri
Comparto Sanità e SSAEP
FP CGIL Nazionale
“I lavoratori civili della Difesa sono stanchi delle incertezze del Ministro Trenta. Basta con le promesse, via alla giornata nazionale di protesta giovedì 30 maggio”. Ad annunciarlo sono Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa e Confsal Unsa, aggiungendo che: “Dopo l’avvio dello stato di agitazione dei dipendenti civili della Difesa, e in vista della manifestazione nazionale di sabato 8 giugno a Roma ‘Il Futuro È Servizi Pubblici’, abbiamo ritenuto di organizzare per giovedì assemblee e presidi unitari di protesta nei maggiori enti della Difesa e sotto tutte le prefetture per testimoniare il nostro fermo dissenso nei confronti dell’inerzia istituzionale fin qui palesata dal Ministro Trenta verso il personale civile della Difesa“.
A un anno dall’insediamento del vertice politico per i sindacati “non una delle criticità discusse con il ministro Trenta è stata risolta”, ovvero: “Il superamento dei vincoli imposti dalla legge 244/2012; un urgente piano straordinario di almeno 5.000 assunzioni nel triennio 2019/2021; il recupero del divario economico esistente (certificato attorno al 30% in meno) tra la retribuzione accessoria attribuita ai lavoratori civili della Difesa e quella percepita dai colleghi impiegati in altri Ministeri e amministrazioni; lo sblocco delle progressioni tra le aree funzionali del personale civile; la definizione del Ccni parte normativa; il legittimo riconoscimento dei benefici previsti per i lavori insalubri e polverifici espletati nel corso degli anni; la ricollocazione su base volontaria in altri Ministeri o pubbliche amministrazioni del personale ex militare transitato nei ruoli civili della Difesa; la risoluzione di problemi legati alla pessima gestione delle buste paga del personale civile, che fa della Difesa un unicum negativo in tutta la Pa”.
Per i sindacati è giunto, quindi, “il momento di dire basta alle promesse non mantenute e alle solite vuote dichiarazioni di disponibilità del Ministro Trenta, è tempo che il Ministro della Difesa assuma per intero le responsabilità che derivano dal ruolo istituzionale di fronte ai propri 27 mila dipendenti e alle loro famiglie, e realizzi senza ulteriore ritardo gli impegni che ha assunto nei loro confronti”. Per queste ragioni il 30 maggio appuntamento con la mobilitazione dei lavoratori civili della Difesa “Basta Promesse”.
Pubblichiamo la nota unitaria delle OO.SS. Regionali Fp Cgil VVF SNS Cisl e Uil Pa VVF inviata all’Amministrazione, riguardo la scelta del personale da impiegare presso le SFO per le esercitazioni operative innovative di spegnimento.
Pubblichiamo la nota del Coordinatore Provinciale e Regionale, inviata all’Amministrazione riguardo i DPI utilizzati dal personale e il loro trattamento post intervento di soccorso
Pubblichiamo la nota del Coordinatore Provinciale inerente l’utilizzo del personale del Comando per la festa Nazionale del 2 Giugno, che oltre alle ricadute sul dispositivo di soccorso, già fortemente in crisi per la carenza del personale e mezzi, lo sarà anche nella parte economica a differenza di altri colleghi, per i quali sono state destinate risorse economiche straordinarie
AVVIATE LE PROCEDURE PREVISTE DALLA LEGGE PER LA PROCLAMAZIONE DELLO SCIOPERO-LETTERA APERTA AI LAVORATORI DELLA GIUSTIZIA
Nella Giustizia, ed in particolare nella Organizzazione Giudiziaria, una istanza dei lavoratori in particolare è rimasta insoddisfatta, quella della “riqualificazione”. La riqualificazione non è una velleità del lavoratore ma un suo precipuo diritto ossia il diritto alla carriera, il diritto a migliorare la propria posizione nell’organizzazione dell’ufficio ottenendo una retribuzione più alta. Per soddisfare tale diritto, dopo 17 anni durante i quali c’è stata solo un mera progressione economica, il 26 aprile 2017 abbiamo sottoscritto con altre due sigle sindacali un importante accordo il quale, come certamente saprai, prevede, tra l’altro, in considerazione delle risorse allora disponibili nel FUA, due procedure di progressione economica, progressioni giuridiche nelle aree (attraverso i cambi di profilo mediante lo strumento della flessibilità), progressioni tra le aree (ossia il transito degli ausiliari in area seconda ed il transito dei contabili e degli assistenti informatici e linguistici in area terza), l’integrale scorrimento delle graduatorie formate a seguito dell’applicazione dell’art.21 quater della legge 132/2015 entro il 30 giugno 2019.
La firma dell’accordo del 26 aprile non è stata una operazione elettoralistica, ossia realizzata nell’imminenza delle elezioni per consentire al ministro di turno di guadagnare voti, né è intervenuta per altri fini più o meno strumentali, ma si è collocata a conclusione di un processo riformatore attraverso il quale, con la riorganizzazione del ministero e l’introduzione del processo telematico, riconosceva al personale un ruolo centrale e, per tale motivo, investiva sulla sua riqualificazione professionale attraverso due strumenti: l’art.1 quater della legge 132/2015 (con il passaggio dei cancellieri e degli ufficiali giudiziari in area terza con la procedura del corso concorso) e appunto l’accordo del 26 aprile 2017. L’importanza che l’accordo del 26 aprile riveste anche per l’amministrazione è innegabile. L’accordo, infatti, firmato dal ministro in carica – caso unico nella storia delle relazioni sindacali nelle amministrazioni centrali – è stato recepito in un decreto ministeriale ossia in un provvedimento avente il contenuto della legge.
Come certamente sai, l’accordo del 26 aprile non è stato applicato. Più correttamente possiamo affermare, senza tema di smentita, che l’amministrazione non ha mantenuto gli impegni assunti. Solo le due procedure di progressione economica sono state avviate e, per responsabilità del Ministero, con grave ritardo. Durante le trattative sulla definizione dei criteri delle progressioni 2017 forte è stato lo scontro con l’amministrazione perché la stessa ha chiesto con forza, fino a porre il veto, la semplificazione dei criteri di valutazione dei titoli di studio per velocizzare lo scrutinio delle domande sì da chiuderlo entro il 2017. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le graduatorie sono state pubblicate a fine 2018 per cui abbiamo perso una annualità di incrementi retributivi (le progressioni 2017 saranno pagate con decorrenza 2018); il pagamento effettivo delle somme ad oggi non è ancora avvenuto.
Ma c’è stato un fatto nuovo (assolutamente prevedibile per gli addetti ai lavori e da noi più volte denunciato) che devi attentamente considerare. In una comunicazione ufficiale del Ministero al Parlamento, per il pensionamento per vecchiaia e per l’applicazione della cd quota cento, secondo le proiezioni del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, quindi si fa riferimento a dati attendibili e non strumentalmente diffusi da qualcuno, nel triennio 2019/2021 ci saranno 10.685 pensionamenti e di questi 7.158 nel solo 2019. Nella sostanza in tutti i distretti il personale in servizio negli uffici giudiziari risulterà in pratica dimezzato entro il 2021. La prima conseguenza dei pensionamenti previsti e del ventennale blocco del turn over imposto dai governi di turno, è questa: dovrai lavorare per due, per tre o per quattro perché sarai costretto a sostituire i lavoratori che andranno in pensione senza avere nulla in cambio. Nessuna progressione economica e nessun incremento del salario accessorio perché il FUA, impiegato per finanziare le progressioni economiche 2009, 2010 (questa solo per il DPA e la GiustiziaMinorile), 2017 e 2018, non ha ricevuto alcun rifinanziamento strutturale, a differenza di altri ministeri (vedi Ministero dell’Interno). Nessuna progressione giuridica, né all’interno delle aree né tra le aree perché il Ministero non vuole pubblicare i relativi bandi in spregio agli impegni assunti nel 2017. Inoltre lavorerai il triplo ed il quadruplo, senza alcun riconoscimento giuridico/economico e risponderai disciplinarmente per gli eventuali disservizi (infatti, come sempre accade, il lavoratore è sempre additato come il responsabile unico delle disfunzioni negli uffici giudiziari), non solo perché dovrai sostituire i colleghi andati in pensione ma anche perchè saranno assunti nuovi magistrati, fino a raggiungere il pieno organico, che si aggiungeranno alla pletora di magistrati onorari già operanti negli uffici giudiziari.
Proprio la politica degli organici annunciata dal Ministero dimostra la scarsissima considerazione che il Ministro ha dei lavoratori. Costui, infatti, mentre all’ANM, probabilmente per tacitarla, ha garantito il pieno organico dei magistrati, al personale amministrativo, a fronte di 2300 pensionamenti già intervenuti nel 2018, 7000 pensionamenti previsti nel 2019 ed altre migliaia nel 2020/2021 (per un totale di oltre diecimila lavoratori in meno che si aggiungo alle oltre novemila scoperture attuali), ha “offerto” 1850 nuovi funzionari giudiziari da assumere mediante concorso pubblico (ossia nella migliore delle ipotesi tra due anni), trecento operatori giudiziari, che si aggiungono a trecento già autorizzati in precedenza, da assumere tra i tirocinanti dell’ufficio per il processo attraverso i centri per l’impiego, procedura di cui si è persa traccia dall’incontro del 2 aprile 2019, nonché 903 assistenti giudiziari da assumere subito tra gli idonei della graduatoria dell’ultimo concorso. Nello stesso incontro il Ministro ha annunciato lo scorrimento ex 21quater di un numero pari ai posti messi a concorso. Un annuncio che non ha trovato conferme nei fatti: il decreto interministeriale che autorizza il bando non fa alcun cenno e adesso arrivano “correzioni di rotta” per vie traverse, comunicazioni sui social, e mai tramite un confronto serio e costruttivo con i legittimi rappresentanti dei lavoratori. Senza alcuna spiegazione sui motivi che impediscono l’attuazione di un accordo perfezionato e che indica date e termini per la sua attuazione. Quello che invece è certo è che allo stato non ci sarà alcuno scorrimento delle graduatorie ex art. 21 quater dei funzionari NEP atteso che non sono previste assunzioni per tale figura professionale.
Lo scarso interesse verso una seria politica degli organici e verso una riqualificazione professionale dei lavoratori (cambi di profili tra e dentro le aree) è dimostrata anche da un’altra circostanza ossia il mancato utilizzo, a differenza di quanto avvenuto in particolare presso il DAP ed il DGMC, dello strumento del “fabbisogno” (artt. 6 e 6 ter D.L.vo 165/2001) il quale, a differenza del passato, consente alle pubbliche amministrazioni di determinare gli organici di ciascuna area secondo le proprie specifiche esigenze avendo come unico limite il rispetto dei vincoli di spesa per il personale
previsti dalla legge. Eppure, utilizzando lo strumento del “fabbisogno” per rimodulare le dotazioni organiche, si potrebbero avere da subito risorse fresche e già formate sul campo da utilizzare negli uffici, e, per quanto riguarda funzionari giudiziari ed UNEP, senza oneri per l’Amministrazione: stabilizzando tutti i precari della Giustizia attraverso procedure dedicate; stabilizzando, a domanda, il personale comandato da altre PP.AA.; immettendo nei ruoli, a domanda, il personale di altre PP. AA. che ha già lavorato in posizione di comando presso gli uffici giudiziari; trasformando in full time il personale transitato nell’amministrazione giudiziaria con rapporto part time. Abbiamo chiesto a tal riguardo di superare l’organico previsionale della prima area, questo consentirebbe da subito il passaggio di area senza oneri del personale ausiliario e di incrementare gli organici dei profili professionali di seconda e terza area, da utilizzare per le riqualificazioni e come serbatoio assunzionale.
Anche l’amministrazione centrale ha bisogno di rinforzi perché, come gli uffici giudiziari, soffre della grave carenza di personale. La funzionalità del Ministero è strategica perché, mentre nel caso degli uffici periferici i disservizi si ripercuotono in ambiti territoriali circoscritti, nel caso del Ministero le disfunzioni spiegano i loro effetti sull’intero territorio nazionale, anche e soprattutto nei confronti dei lavoratori i quali, ad es., quando sono posti in quiescenza percepiscono il rateo con mesi di ritardo (anche per responsabilità dell’INPS che è nelle stesse condizioni di carenza di organico), e dopo diciotto mesi, pur avendo partecipato e superato una procedura di progressione economica, non percepiscono ancora l’incremento retributivo e l’inquadramento nella fascia economica superiore.
Un’altra conseguenza di questo spaventoso vuoto di organico sarà il protrarsi sine die della “immobilità” del personale che già si registra purtroppo da sette anni circa. Infatti non potranno più essere pubblicati interpelli ordinari perché gli uffici del nord non saranno in grado di reggere il peso del sistematico travaso di personale verso gli uffici del sud che si registra ogni qualvolta si realizza la mobilità ordinaria. Un altro schiaffo ai lavoratori della giustizia si è registrato proprio in tema di mobilità. A fronte di tremila assunzioni di assistenti giudiziari non si è proceduto al previsto interpello per il personale già in servizio, superando l’accordo sulla mobilità con ben due Decreti legge in deroga che hanno consentito al ministero di derogare all’obbligo contrattuale dell’interpello straordinario in caso di nuove assunzioni. Solo su nostra insistenza l’amministrazione ha pubblicato un interpello straordinario per assistenti giudiziari ma, esercitando un potere discrezionale in materia riconosciuto dalla legge, ha offerto ai lavoratori interessati meno di duecento dei circa 700 posti disponibili. Un dovere morale, se non giuridico, avrebbe voluto che l’amministrazione offrisse tutti i posti disponibili ed ambiti al personale interno ed assegnasse i neo assunti nei posti lasciati liberi da coloro che avrebbero ottenuto il trasferimento. La conseguenza di tutto ciò è intuibile: il lavoratore con vent’anni di servizio prevedibilmente rimarrà dove attualmente lavora mentre i neoassunti occuperanno i posti più ambiti, quelli al sud. Se questa è giustizia…
Sempre in materia di mobilità un cenno va fatto al personale informatico. Quest’ultimo, pur operando su tutto il territorio nazionale, risulta ancora incardinato in gran parte nell’organico della Cassazione. Per tale motivo gli informatici da anni subisce una mobilità “selvaggia” perché completamente slegata dalle regole garantiste che si applicano a tutti gli altri lavoratori. Le conseguenze sono abnormi in termini di distribuzione delle presenze nelle strutture territoriali che risulta assolutamente iniqua rispetto ai carichi di lavoro ed alla competenza territoriale (vedi CISIA Brescia).
Per quanto concerne gli ufficiali giudiziari, la erosione delle attribuzioni a beneficio di soggetti esterni alla pubblica amministrazione, il mancato adeguamento alle tecnologie informatiche e al Processo Civile Telematico, il blocco delle assunzioni da oltre tre lustri, la soppressione dell’ufficio VI (ossia dell’articolazione interna della Direzione Generale del personale preposta al settore UNEP) nonché la chiusura del reparto mobilità degli ufficiali giudiziari, sono il sintomo di un disinvestimento che potrebbe preludere alla chiusura degli uffici NEP nel giro di breve tempo. In particolare, la mancata attuazione da cinque anni della riforma dell’art. 492 bis cpc in materia di recupero del credito è diventata l’elemento centrale di questo processo di smantellamento. L’amministrazione, anziché preoccuparsi di rinnovare e rendere funzionali gli uffici, appare più interessata a diramare direttive contraddittorie, volte a creare contrapposizioni tra il personale, nella vecchia logica del “divide et impera”.
Non migliore è la situazione degli altri dipartimenti in particolare quella delle amministrazioni penitenziarie (DAP e DGMC). In tali amministrazioni è rimasta irrisolta la questione delle decurtazioni stipendiali in caso di assenza per malattia, ad onta degli innumerevoli interventi delle scriventi organizzazioni sindacali. I lavoratori appartenenti al comparto funzioni centrali in servizio nell’Amministrazione Penitenziaria e nella Giustizia Minorile e di Comunità percepiscono l’indennità di servizio penitenziario prevista dalla legge in ragione della specificità del lavoro che gli stessi svolgono nelle strutture penitenziarie. A partire dal luglio 2015, sulla base di un mutato orientamento ARAN, le Direzioni Generali del personale dei due dipartimenti hanno disposto non solo la decurtazione della indennità di servizio penitenziario in caso di assenza per malattia ex art. 71 DL 112/08 ma anche il recupero, sulla base della stessa norma, delle somme corrisposte a titolo di indennità in occasione delle assenze per malattia a far data dal 25 giugno 2008, data di entrata in vigore del DL 112/08 citato. Tale situazione ha determinato una disparità di trattamento rispetto al personale della polizia penitenziaria e della dirigenza penitenziaria nonché rispetto agli ufficiali del disciolto corpo degli agenti di custodia i quali, pur operando nel medesimo contesto lavorativo (e spesso svolgendo gli stessi compiti amministrativi, come sovente accade per la polizia penitenziaria), sono tuttora esclusi ope legis dalle decurtazioni (oltre ad avere un trattamento giuridico ed economico di maggior favore). Ma ciò che risulta particolarmente ingiusto è il recupero retroattivo delle somme che viene realizzato in violazione del principio di buona fede ossia mutando in corso d’opera le regole del gioco. CGIL CISL e UIL invano hanno ribadito al Ministro la necessità di un intervento legislativo che ripristini la originaria esclusione delle decurtazioni in caso di assenza per malattia ovvero, in subordine, impedisca il recupero retroattivo delle somme. Inoltre non si registra una chiara volontà di porre in essere una efficace politica degli organici. Bisogna programmare e realizzare nuove assunzioni per abbassare l’età media del personale in servizio, dotando tutte le strutture di lavoratori giovani, qualificati e motivati e rinforzando l’organico di alcune figure professionali strategiche, tra cui, i profili dell’area contabile, i profili delle professionalità “trattamentali” (educatori ed assistenti sociali), nonché i profili delle professionalità tecniche ed amministrative. Non serve gonfiare i ruoli della dirigenza, mortificando il personale con una riserva irrisoria di posti, e quelli della Polizia Penitenziaria se non si copre l’organico di quelle figure, appartenenti al comparto delle funzioni centrali, che sono indispensabili per realizzare la mission dell’amministrazione. Non risultano neanche programmate misure atte a valorizzare il personale attualmente in servizio a partire dalla realizzazione di ulteriori progressioni economiche, dall’applicazione, previa apposita modifica legislativa, dell’art. 21 quater L.132/2015 anche ai contabili, agli assistenti informatici ed assistenti linguistici, dal transito degli ausiliari in area seconda. Occorre poi superare la disparità di trattamento giuridico ed economico tra personale che, pur appartenendo a comparti diversi, opera nel medesimo contesto lavorativo. Infine non risultano
programmate misure atte a rifinanziare il FUA per corrispondere ai lavoratori penitenziari ed a tutti gli altri lavoratori della Giustizia un salario accessorio almeno pari alla media di quello percepito dagli altri lavoratori pubblici. NB nel 2019 presso la Giustizia Minorile il salario accessorio medio annuo sarà pari a meno di 90 (novanta) euro netti pro capite.
Caro/a collega
Nella drammatica situazione in cui si trova la Giustizia, le intenzioni dell’amministrazione sono ben chiare: offrire una manciata di assunzioni, del tutto insufficienti a soddisfare le esigenze dell’amministrazione, solo a beneficio dell’ignara opinione pubblica e caricare sulle tue spalle l’onere e soprattutto la responsabilità di portare avanti gli uffici senza alcun riconoscimento né giuridico né economico considerandoti non una persona ma una bestia da soma.
Il sindacato confederale ha detto NO !!!!!!!!
perché la giustizia si risana non contro ma con i lavoratori cioè investendo sulla loro crescita professionale e offrendo una retribuzione, specie accessoria, commisurata alla qualità ed alla quantità del lavoro prestato.
A nulla servono nuove e sparute assunzioni.
PRIMA BISOGNA TUTELARE I LAVORATORI
Purtroppo tutti gli sforzi fin qui profusi hanno dato risultati deludenti. Dopo le ennesime promesse delMinistro, profferite nella riunione del 2 aprile, abbiamo avuto la pubblicazione del bando relativo alle progressioni economiche 2018 (NB il relativo accordo era stato firmato il 10 gennaio scorso quindi non ti hanno dato nulla se non con grave ritardo quello che era già dovuto) e la pubblicazione di un interpello straordinario per assistenti giudiziari con la manciata di posti messi a disposizione degli interessati. Poi tutto si è fermato e siamo caduti nel consueto marasma che investe anche le relazioni sindacali specie nell’amministrazione giudiziaria: non una risposta alle innumerevoli segnalazioni di abusi, solo sparute informazioni trasmesse, non l’attivazione di un confronto serio su una qualsivoglia materia.
Per i motivi sopra espositi abbiamo deciso di attivare le procedure previste dalla legge per la proclamazione dello SCIOPERO nella Giustizia. Si tratta di una scelta difficile, coraggiosa che richiede la tua collaborazione e quella degli altri lavoratori. Il momento è delicato. Procediamo insieme per il bene dei lavoratori della Giustizia.
FP CGIL CISL FP UIL PA
Meloni Marra Amoroso
Pubblichiamo la nota unitaria delle OO.SS. Fp Cgil VVF FNS Cisl Uil Pa Confsal riguardo l’accordo integrativo per la distribuzione delle risorse del fondo per la retribuzione di rischio, di posizione e di risultato per la componente dirigente per l’anno 2016.
COORDINAMENTO REGIONALE PIEMONTE VIGILI DEL FUOCO – COMUNICATO STAMPA
Nella serata di ieri, 23 maggio 2019, a Pasturana, provincia di Alessandria, si è consumato un incendio di un tetto e di una mansarda di una civile abitazione. Prontamente intervenuta la squadra dei vigili del fuoco di Novi, durante l’operazione di spegnimento due vigili del fuoco sono rimasti feriti ed uno in particolare gravemente. P. L., neo assunto, è stato trasportato d’urgenza al C.T.O. di Torino con ustioni profonde di secondo grado ad entrambe le mani, al collo e alle orecchie. La FP CGIL VVF esprime la propria vicinanza all’intera squadra, in particolare ai due colleghi infortunati ed alle loro famiglie, augurando loro una pronta e completa guarigione.
Questo nuovo infortunio durante l’adempimento del proprio dovere, non fa altro che ricordarci che nonostante le numerose promesse fatte negli anni dai governi che si sono succeduti, ancora oggi la nostra categoria è priva di una copertura assicurativa INAIL, scaricando così il costo delle cure per l’infortunio, sui vigili del fuoco che vengono abbandonati dallo stato proprio nel momento in cui hanno messo a repentaglio la propria incolumità per servirlo.
QUESTA VERGOGNA DEVE TERMINARE.
FP CGIL VVF del Piemonte chiede con forza che venga giustamente garantito il riconoscimento anche ai vigili del fuoco della copertura INAIL.
Siamo stufi delle promesse ora vogliamo i fatti.
Aggressività e violenza nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi pubblici sono sempre più diffusi. Per queste ragioni la Fp Cgil ha deciso di avviare una campagna straordinaria sul tema, a partire dal lancio di un corso Ecm Fad dal titolo: ‘Violenze e aggressioni nei confronti del personale sanitario – La prevenzione e il contrasto alle aggressioni: al lavoro sicuri’.
Il corso da 15,6 crediti, gratuito per gli iscritti alla Fp Cgil e rivolto a tutte le professioni sanitarie, medici e assistenti sociali, è attivo da adesso fino al 31 luglio 2019 con iscrizione tramite la piattaforma: www.proteoformazione2.it/moodle. Il programma è diviso in quattro parti principali: un’introduzione generale che indaga il fenomeno dal punto di vista empirico e sociologico; una seconda parte relativa agli assistenti sociali; una terza parte in cui si analizzano tre case studies: esempi virtuosi di procedure per la prevenzione del fenomeno in Emilia-Romagna, Sardegna e Piemonte; una quarta parte in cui si trova la sintesi di report internazionali sul tema. Completa il programma un’ampia documentazione istituzionale (nazionale e internazionale) relativa a esperienze e progetti.
Parallelamente è scaricabile gratuitamente un utile e sintetico vademecum, sempre prodotto dalla Fp Cgil, dal titolo ‘Stop! Alle aggressioni al personale sanitario’. Una guida che tra le altre cose fornisce informazioni sul cosa fare in caso di probabile aggressione e cosa si chiede alle aziende in termini di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori.