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“Il Turnario” diventerà lo strumento quotidiano, per chi come i Vigili del Fuoco sono ‘Unici Nella Tutela’, del quale sarà impossibile fare a meno!
Pubblichiamo la nota unitaria delle OO.SS. Fp Cgil VVF, FNS Cisl e Uil Pa territoriali sulla situazione catastrofica degli automezzi del Comando, tale situazione ricade sulla sicurezza dei lavoratori e dei cittadini
Nessun modello organizzativo senza condivisione
Questa mattina si è svolta la riunione richiesta unitariamente ad aprile al Direttore Generale, presenti i direttori di DCOD e DCRU, sul tema del nuovo modello organizzativo.
Avevamo richiesto tale incontro per conoscere dall’Amministrazione quali fossero gli sviluppi e i contenuti del progetto di rivisitazione del modello organizzativo vigente e avviare conseguentemente una fase di contrattazione.
Il dottor Lucibello in apertura di riunione ha subito dichiarato che:
– il progetto è ancora in una fase di elaborazione;
– non è stata ancora completata l’interlocuzione tra le diverse direzioni centrali interessate;
– è in corso un approfondimento sulla possibilità di giungere ad una sintesi tra l’esigenza di uniformità del modello e le soluzioni organizzative proposte secondo specificità territoriali, sintesi che deve essere funzionale e sostenibile;
– vi possono essere state carenze di informazione nei confronti del Sindacato;
– esaurita la fase di ideazione interna all’Amministrazione, ritenendo imprescindibile per la riuscita del progetto la condivisione con i lavoratori, il progetto sarà sottoposto alle OO.SS. in uno spirito di partecipazione per giungere all’individuazione di soluzioni auspicabilmente condivise;
– allo stato attuale non sono previste date di avvio di qualsivoglia forma di sperimentazione.
Ribadite le ragioni che ci avevano spinto a chiedere l’incontro, abbiamo manifestato soddisfazione per le nette dichiarazioni del Direttore Generale che costituiscono un impegno per tutta l’Amministrazione.
Dopo aver ricordato che non ci appartengono posizioni preconcette, abbiamo sottolineato che un modello organizzativo deve assolvere alla finalità di rafforzare il territorio e i servizi da garantire all’utenza; altresì, deve costituire un’occasione di rilancio dell’attività istituzionale dell’Ente e di sviluppo per tutte le figure professionali, senza trascurare l’evidente necessità di accelerare le procedure assunzionali.
Roma, 22 maggio 2019
G. Oberosler M. Molinari D. Di Cristo F. Savarese P. Romano
I sindacati dei servizi pubblici promuovono per la prima volta un’azione giudiziaria contro la commissione europea per cercare di far rispettare il dialogo sociale. Oggi, infatti, a Lussemburgo la Federazione sindacale europea dei servizi pubblici (Epsu), come riporta un comunicato di Epsu, compare dinanzi alla Corte di Giustizia per denunciare la violazione da parte della Commissione europea delle norme sul dialogo sociale. È la prima volta che un’organizzazione sindacale europea intentata un’azione contro la Commissione in materia di politica sociale.
A Lussemburgo anche una rappresentanza della Fp Cgil, guidata dalla responsabile Internazionale, nonché vicepresidente del Comitato europeo del settore amministrazioni centrali (Nea) di Epsu, Nicoletta Grieco.
Con l’azione di oggi, Epsu cerca di fare annullare una decisione senza precedenti della Commissione, quella di rifiutarsi di presentare al Consiglio una proposta per l’attuazione dell’accordo tra le parti sociali delle amministrazioni centrali sui diritti all’informazione e alla consultazione. La sentenza, prevista entro la fine dell’anno, determinerà i diritti inalienabili delle parti sociali dell’Ue in materia di diritto del lavoro e diritto sociale.

Presidio Epsu a Lussemburgo
L’accordo in questione è stato adottato nel dicembre 2015 da Epsu, Tuned (Trade Unions’ National and European Administration Delegation) e dall’ex ministro francese della funzione pubblica, Lebranchu, a nome dell’Eupae (European Public Administration Employers). L’obiettivo era colmare una lacuna di lunga data nella legislazione comunitaria sui diritti di informazione e consultazione, non da ultimo sulle ristrutturazioni, che esclude i dipendenti e i funzionari delle amministrazioni centrali. All’epoca, l’accordo fu accolto favorevolmente dalla Commissione come contributo ad un servizio pubblico moderno e di alta qualità in tutta Europa. Tuttavia, poco più di due anni dopo, il 5 marzo 2018, la Commissione ha respinto la richiesta delle parti sociali di trasporre il contratto collettivo nella legislazione dell’UE.
La decisione senza precedenti del Collegio dei Commissari mina completamente il pilastro europeo dei diritti sociali del novembre 2017, che ha riaffermato il diritto di tutti i lavoratori di esprimersi su questioni che li riguardano direttamente sul lavoro.
La decisione:
– Ignora completamente il principio della parità di trattamento tra tutti i lavoratori
– Continua a negare i diritti fondamentali a 9,8 milioni di dipendenti e funzionari pubblici, senza alcuna voce in capitolo sui cambiamenti significativi, compreso il futuro del loro lavoro, la digitalizzazione, la salute e la sicurezza, e la parità di genere
– Esclude il diritto del Consiglio di adottare (o meno) a maggioranza qualificata una proposta di direttiva sui diritti di informazione e consultazione delle amministrazioni centrali
– Riduce il diritto delle parti sociali dell’UE di negoziare accordi giuridicamente vincolanti e viola la loro autonomia, che è un principio chiave sancito dai trattati UE.
Jan Willem Goudriaan, segretario generale della FSESP e co-richiedente nel procedimento, ha dichiarato: “I negoziati tra FSESP/TUNED e EUPAE, che hanno portato all’accordo delle parti sociali, hanno fatto seguito all’avvio da parte della Commissione della procedura di modifica legislativa. Tutte le parti sapevano fin dall’inizio che FSESP/TUNED stava negoziando per ottenere un accordo delle parti sociali, che sarebbe stato poi recepito in una direttiva. L’accordo delle parti sociali intende affrontare la discriminazione nei confronti di 9,8 milioni di dipendenti e funzionari pubblici, che si trovano ad affrontare profondi cambiamenti senza alcuna voce in capitolo sul loro futuro. Il rifiuto della Commissione di presentare una proposta è un blocco inaccettabile al riguardo e contraddice direttamente il pilastro dei diritti sociali del novembre 2017”.
Pubblichiamo la nota inviata all’Amministrazione, dove si richiede un incontro di chiarimenti sulla formazione che l’Amministrazione sta effettuando alle SCA, nei percorsi per formatori, a nostro avviso non rispecchia quanto scritto nelle circolari e decreti di riferimento.
I lavoratori civili della Difesa sono stanchi delle
incertezze del Ministro Trenta.
– BASTA PROMESSE –
“Via alla giornata nazionale di protesta il 30 Maggio”.
Valutata positivamente l’iniziale disponibilità manifestata nelle prime occasioni di incontro, abbiamo atteso per mesi che agli impegni e alle parole più volte spese dalla Ministro della Difesa nei confronti dei Suoi dipendenti civili e dei loro bisogni sui tavoli di incontro nazionali, seguissero poi soluzioni e azioni concrete. A maggior ragione se in presenza delle proposte di merito che Cgil-Cisl-Uil e Confsal Unsa hanno avanzato su taluni rilevanti argomenti.
Tuttavia ad oggi, ed è ormai trascorso circa un anno dall’insediamento del vertice politico, non una delle criticità discusse dalle scriventi OO.SS. con la Ministro Trenta è stata ancora risolta, tantomeno quella che più di altre continua ad essere giustamente vissuta dalle lavoratrici e dai lavoratori civili della Difesa come una vera e propria discri -minazione salariale, in ragione del noto gap economico esistente tra la loro restribuzioneaccessoria e quella percepita dai colleghi di pari ruolo e qualifica degli altri Ministeri e
amministrazioni, o anche quella attribuita alla nutrita componente militare che opera ormai
regolarmente nell’area amministrativa con i dipendenti civili.
Avevamo chiesto di affrontare e risolvere alcune delle priorità individuate che continuano a mortificare il lavoro, svilire la professionalità e determinare l’esiguo trattamento economico e previdenziale riservato ai dipendenti civili della difesa.
Ovvero:
– Il superamento dei vincoli imposti dalla legge 244/2012;
– Un urgente piano straordinario di almeno 5.000 assunzioni nel triennio 2019/2021, da destinare soprattutto all’area tecnico-industriale, alla quale vanno destinati investimenti seri, e il contestuale avvio del progetto di riapertura delle ex scuole operai, sul quale abbiamo da anni ormai avanzato proposte di rilancio;
– Il recupero del divario economico esistente (certificato attorno al 30% in meno) tra la retribuzione accessoria attribuita ai lavoratori civili della difesa e quella percepita dai colleghi impiegati in altri Ministeri e amministrazioni;
– Lo sblocco delle progressioni tra le aree funzionali del personale civile, a partire dal personale della 1^ area, sul quale esiste già bozza di norma concordata che ne prevede il finanziamento con i fondi non spesi per il blocco decennale imposto alle assunzioni del personale;
– La definizione del C.C.N.I. parte normativa;
– La risoluzione della problematica afferente il legittimo riconoscimento dei benefici previsti per i lavori insalubri e polverifici espletati nel corso degli anni;
– La ricollocazione su base volontaria in altri Ministeri e/o pubbliche amministrazioni del personale ex militare transitato nei ruolicivili dell’A.D.
– La risoluzione delle problematiche legate alla pessima gestione delle buste paga del personale civile, che fa della Difesa un unicum negativo in tutta la P.A.
E’ giunto il momento di dire BASTA alle promesse non mantenute e alle solite vuote dichiarazioni di disponibilità del Ministro Trenta, l’ultima delle quali ribadita con la lettera diffusa lo scorso 17 maggio nell’ambito della celebrazione della “Giornata del personale civile della Difesa”, a cui mai fanno seguito soluzioni concrete.
E’ tempo che il Ministro della Difesa assuma per intero le responsabilità che derivano dal Suo ruolo istituzionale di fronte ai propri 27.000 dipendenti e alle loro famiglie, e realizzi senza ulteriore ritardo gli impegni che ha assunto nei loro confronti.
Per quanto ci riguarda, dopo aver già comunicato l’avvio dello stato di agitazione nazionale dei dipendenti civili dell’A.D., e nelle more della grande manifestazione nazionale che le categorie hanno programmato per il prossimo 8 Giugno a Roma – nella quale la vertenza Difesa troverà adeguato spazio e partecipazione – abbiamo ritenuto di organizzare per il prossimo 30 Maggio assemblee/presidi unitari di protesta nei maggiori Enti della Difesa e/o sotto tutte le prefetture delle città capoluogo di Provincia/Regione, alle quali vi invitiamo a partecipare per testimoniare pubblicamente il nostro fermo dissenso nei confronti dell’inerzia istituzionale fin qui palesata dalla Ministra Trenta nei confronti del personale civile della Difesa.
Fp Cgil Cisl Fp Uil Pa Confsal Unsa
Florindo Oliverio Massimo Ferri Sandro Colombi Gianfranco
Francesco Quinti Franco Volpi
“Ancora una volta si rende palese la carenza di dotazioni, di mezzi e strumenti legislativi che possano garantire e tutelare gli operatori della Polizia Locale e la necessità di continuare nella battaglia per ottenere proprio quelle tutele e quei diritti. A tutto il personale della Polizia Locale di Mirandola va la nostra vicinanza e solidarietà”. Questa la posizione della Fp Cgil nazionale, insieme a quella regionale dell’Emilia Romagna e provinciale di Modena riguardo la tragica vicenda del comando della Polizia Locale del comune di Mirandola, nel condannare fermamente quanto accaduto.
“Un atto di una gravità inaudita perpetrato contro chi è impegnato per la legalità e la sicurezza dei cittadini e del territorio, per il rispetto della legge e della civile convivenza e che ha coinvolto anche semplici cittadini di Mirandola solo perché residenti nelle adiacenze del comando” sottilinea la Fp Cgil. “La Polizia Locale viene presa di mira per essere un presidio di legalità sul territorio ed esposto, al pari della altre forze dell’ordine, ai rischi ed ai pericoli connessi con le funzioni che quotidianamente vengono assicurate a tutela della comunità. Per questo è necessario un urgente intervento a tutela di chi svolge questo lavoro ogni con professionalità e dedizione”, conclude.
Pubblichiamo la nota dello stato di agitazione proclamato dalle OO.SS. territoriali FpCgil VVF FNS Cisl e Confsal VVF per la grave carenza di personale in cui versa il Comando
Le patologie di origine professionale nelle lavoratrici e nei lavoratori della sanità. Questo il tema del primo report, prodotto dalla Fp Cgil Nazionale e dall’Inca, elaborato dalla Fondazione Di Vittorio, dal titolo ‘Abbi Cura Di Te’ e che verrà presentato mercoledì 29 maggio a Roma presso l’Aula George Eastman del Policlinico Umberto I in viale Regina Elena 287b dalle ore 9 alle 14.
Uno studio che indaga sulle condizioni di salute e di sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità, come strumento per l’elaborazione di percorsi di tutela, sia a livello individuale che collettivo. Il programma della giornata prevede la presentazione del rapporto a cura di Silvino Candeloro (Inca Cgil nazionale), Daniele Di Nunzio (Fondazione Di Vittorio), Gianluca De Angelis (Ricercatore Fondazione Di Vittorio), Fabio Manca (Medico Patronato Inca Cgil). Interverranno poi Marco Bottazzi (Medico Inca Nazionale), Marta Clemente (Sovraintendenza sanitaria centrale Inail), Francesco Ripa di Meana (Presidente Fiaso – Dg Ifo di Roma). Insieme a Morena Piccinini (Presidente Inca) e Serena Sorrentino (Segretaria generale Fp Cgil).
Pubblichiamo la nota a firma del Capo del Corpo in cui ribadisce l’inquadramento del personale appartenente al ruolo dei capi squadra e dei capi reparto