Pubblichiamo la circolare per le scelta sede di servizio per  i Vigili del Fuoco dell’84° corso

In occasione dell’incontro informale tenutosi martedì 30 u.s. presso il Viminale, il Sottosegretario Candiani ha annunciato alle Organizzazioni Sindacali la presentazione di una proposta di delega che prevede l’armonizzazione del regime retributivo e previdenziale relativo al personale del Corpo entro la conclusione della legislatura. Confermata anche la modifica del D.Lgs. 127/18, peggiorativo rispetto al 217/05 e assolutamente da rivedere per quanto riguarda la Fp Cgil VVF.
 
220 milioni di euro le risorse necessarie; ipotizzato un percorso scaglionato per obiettivi precisi, retribuzioni, indennità, specificità, fondo straordinario.
Pronti 50 milioni euro per il 2020, i restanti 170 dovranno arrivare dalla fiscalità centrale (Ministero del Lavoro).
 
Sul trattamento pensionistico si va nella direzione della Polizia di Stato (maggiorazione del 15% e adeguamento degli scatti portandoli a 6).
 
La Fp Cgil VVF ha subito dichiarato la sua disponibilità affinché si arrivi in tempi brevi alla definizione di un testo condiviso da tutte le Organizzazioni Sindacali nazionali, in linea con gli obiettivi più volte rappresentati, retribuzioni più alte ai Vigili del Fuoco.
 
Necessario e non più rinviabile un intervento economico e di legge per ottenere l’assicurazione INAIL.
 
La previdenza complementare è l’ulteriore obiettivo da raggiungere, particolarmente sentito dal personale neo assunto.
 
Al termine dell’incontro, inaspettatamente ci ha raggiunti anche il Ministro Salvini al quale sono state ribadite tutte le nostre richieste.
  • Servono scadenze precise e risorse destinate anno per anno;
  • basta con l’idea dell’equiparazione economica, i Vigili del Fuoco svolgono un lavoro #UniciNellaTutela;
  • armonizzare la retribuzione dei Vigili del Fuoco con quella dei colleghi della Polizia di Stato può essere solo un primo passo. Subito dopo bisognerà riconoscere l’atipicità del lavoro, l’esposizione al rischio, agli infortuni e alle malattie professionali con la giusta retribuzione, in linea con quella dei colleghi del Nord Europa.
  • Assicurazione INAIL
  • Previdenza complementare

Queste le posizioni della Fp Cgil VVF. 

Servono i fatti, di chiacchiere ne abbiamo sentite troppe 

Appuntamento all’Auditorium Spadolini di Palazzo del Pegaso alle ore 10

Le patologie di origine professionale nelle lavoratrici e nei lavoratori dei nidi e delle scuole dell’infanzia. Questo il tema del rapporto promosso dalla Fp Cgil e dall’Inca Cgil che verrà presentato mercoledì 8 maggio a Firenze presso l’Auditorium Giovanni Spadolini del Palazzo del Pegaso in via Camillo Cavour 2 dalle ore 10 alle 14. Il rapporto, dal titolo ‘Abbi cura di te’ e a cura di Fp e Inca Cgil, con la collaborazione della Fondazione di Vittorio, ha come obiettivo quello di comprendere le condizioni di lavoro e di salute delle lavoratrici e dei lavoratori degli asili nido e delle scuole dell’infanzia al fine di elaborare dei percorsi di tutela, sia a livello individuale che collettivo.

Il programma della giornata, presieduta dal segretario nazionale della Fp Cgil, Federico Bozzanca, prevede la presentazione della ricerca a cura di Daniele Di Nunzio (Fondazione di Vittorio), Silvino Candeloro (Inca Cgil nazionale) e del dottore Marco Sgarbazzini (Medico Patronato Inca Cgil). Interverranno poi, a seguire: Claudio Di Berardino (Assessore al Lavoro Regione Lazio e Commissione Lavoro Conferenza Regioni), il professore Gian Aristide Norelli (Direttore del Dipartimento di Anatomia istologia e Medicina legale dell’Università degli Studi di Firenze), la dottoressa Marta Clemente (Sovraintendenza Sanitaria Centrale Inail), Emma Corazza (Rsu Fp Cgil Venezia). Le conclusioni saranno affidate a Morena Piccinini (Presidente Inca Cgil) e Serena Sorrentino (segretaria generale Fp Cgil). Appuntamento quindi mercoledì 8 maggio presso l’Auditorium Spadolini di Palazzo del Pegaso.

Con una sentenza il Consiglio di stato ritiene illegittima l’esclusione degli psicologi dai concorsi di direttore di unità operativa complessa, “una sentenza epocale per il riconoscimento delle competenze di tutte le professionalità dei dirigenti del SSN in difesa della multidisciplinarietà in salute mentale” afferma Norma Sardella del coordinamento nazionale della Funzione Pubblica Cgil Dirigenti SPTA.

“Una vicenda che si trascina da molti anni e che ci ha visti in prima linea in difesa dei professionisti psicologi, troppo spesso mortificati e delegittimati in molte regioni”. “Finalmente si mette la parola fine ad una disparità di trattamento tra i Dirigenti sanitari del SSN – le fa eco Patrizia Fistesmaire in rappresentanza dei dirigenti sanitari della Fp Cgil -. Si era creata una situazione assurda in cui ogni regione, ma direi ogni azienda, applicava una regola diversa. Finalmente tutti si dovranno adeguare a quanto sancito dalla sentenza”. Sardella ammette con evidente soddisfazione che “la Sentenza del Consiglio di Stato propone in termini giuridici la promozione di modelli organizzativi che integrino le varie professionalità e modalità di prevenzione e cura in salute mentale, ponendo al centro la persona ed evitando interventi frammentati e parcellizzati, nel pieno spirito e rispetto della 180 che ha indicato a livello internazionale le linee operative per il superamento dei metodi coercitivi e dello stigma di salute mentale”. E Fistesmaire aggiunge che

“La scommessa sarà quella di creare un nuovo equilibrio dove la prevenzione assuma un ruolo determinante. In questo periodo storico di forte precarietà si registra un ricorso diffuso agli psicofarmaci già in epoca giovanile e il disagio pare aver assunto connotati inquietanti, pertanto è fondamentale che vi sia un modo nuovo di intendere anche i nostri servizi di salute mentale”. “È fondamentale la valorizzazione di tutte le professioni che operano nel SSN, nello specifico è centrale il contributo della professioni psicologica, nella sua funzione di prevenzione e cura in ambito della salute mentale” conclude la Funzione Pubblica Cgil Medici e Dirigenti Sanitari.

Serviva più coraggio ma accogliamo positivamente la volontà messa in atto dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche di rivedere il Codice deontologico rimasto invariato negli ultimi 10 anni. I tempi si sono rivelati maturi per cominciare a rivedere il ruolo della professione infermieristica nell’attuale contesto sociosanitario, sia nel pubblico che nel privato”. Ad affermarlo è la Fp Cgil Nazionale in merito nuovo codice deontologico della Fnopi.

Per la Fp Cgil, “il continuo evolversi dei percorsi formativi, i sempre più ampi spazi di autonomia che, con fatica, la professione sta cercando di guadagnarsi, i continui cambiamenti legati alle tipologie di pazienti, sempre più cronici e che richiedono un approccio multidisciplinare più complesso in un contesto di grandi cambiamenti tecnologici, richiedono ormai una figura in grado di superare i vincoli che erano imposti dal precedente codice deontologico ,risalente al 2009”. Ed è per questi motivi, osserva il sindacato, “che ci saremmo aspettati più coraggio nell’affrontare queste tematiche, anche attraverso un codice, quello deontologico appunto, che superasse l’aspetto puramente ‘etico’ della professione per sostenere una figura in continua evoluzione che di fatto deve affrontare quotidianamente temi particolarmente delicati”.

Inoltre, continua la Fp Cgil, “se è pur vero che in alcuni passaggi si riconosce appunto questa nuova autonomia, ad esempio anche attraverso la partecipazione al governo clinico, dall’altra permangono alcuni retaggi storici legati alla cura della persona e al decoro che si presuppone ormai superati, come lo sono alcuni passaggi legati alla privacy e all’utilizzo dei social media che, di fatto, fanno riferimento a normative nazionali e internazionali ormai consolidate e che dovrebbero essere parte integrante a prescindere dell’agire del professionista. Altri passaggi, invece, legati alla contenzione e alla gestione dei minori, di fatto hanno ricadute normative particolarmente puntuali e che, a nostro giudizio, non possono essere liquidate in poche righe con il rischio di errate interpretazioni da parte dell’infermiere”.

In questo contesto, aggiunge ancora, “anche l’unico passaggio, l’ex articolo 49, che in qualche modo poteva tutelare la figura in caso di eventuale demansionamento, facendo riferimento infatti a situazioni puramente eccezionali e non rutinarie, è stato completamente rimosso quando invece lo stesso era stato utilizzato in numerose sentenze vinte proprio contro il demansionamento”. In generale, conclude la Funzione Pubblica Cgil, “riteniamo che questo sia il primo passo per riconoscere alla figura dell’infermiere, e speriamo a breve anche a tutte le altre professioni sanitarie, quelle attività che oggi già svolgono in totale autonomia ma che sono di fatto al limite della legge vigente a causa di una normativa nazionale non aggiornata alla realtà che i professionisti infermieri vivono quotidianamente”.

“Serve un nuovo impianto normativo che ridefinisca meglio le funzioni della Polizia Locale e implementi il sistema di tutele per il settore”. Questa la posizione di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl nel corso dell’incontro aggi al Ministero dell’Interno con i Sottosegretari, Carlo Sibilia e Nicola Molteni sulla Polizia Locale. Una richiesta, fanno sapere i sindacati, “che il Governo ha preso in considerazione e che dovrebbe tramutarsi in impegni concreti, a partire dal rafforzamento della Polizia Locale negli ambiti territoriali, stante la sua funzione di prossimità. I Sottosegretari hanno di fatti dato la loro disponibilità ad aprire un tavolo tecnico specifico sui temi che investono la Polizia Locale“.

Non solo, fanno sapere ancora i sindacati, “Sibilia e Molteni si sono impegnati nel corso della riunione ad intervenire sia sul versante di una riforma complessiva, attraverso un disegno di legge, il cui iter si è avviato in Commissione Affari Costituzionali della Camera, sia con interventi specifici su questioni nodali, tra cui la ridefinizione del sistema di tutele per il settore“. Per Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, infatti, ” è necessario agire su due livelli: il primo intervenendo in maniera mirata su quelle norme che regolano funzione e ruolo del corpo di polizia locale; il secondo, lavorando ad una legge che, superando la 65 del 1986, sia in grado di riordinare il quadro legislativo di riferimento, di garantire diritti e tutele e assicurare dignità e operatività in servizio. Serve stabilire in modo chiaro i ruoli, le competenze, i rapporti con le altre forze di polizia, l’accesso alle banche dati. Ma serve anche riconoscere la pensione privilegiata a seguito di gravi infortuni, l’attività usurante e gravosa, una sostanziale equiparazione con le altre forze di Polizia in materia assistenziale e previdenziale, la formazione obbligatoria prima dell’accesso al ruolo e l’aggiornamento permanente con un effettivo impegno da parte delle Regioni. Aspetti su cui i Sottosegretari hanno convenuto”.

Sul piano contrattuale, riportano ancora i sindacati, nel corso dell’incontro al Viminale “si è colta l’occasione per evidenziare come gli importanti risultati raggiunti con il contratto delle Funzioni Locali abbiano bisogno di essere ulteriormente rafforzati attraverso l’utilizzo dei proventi contravvenzionali ed il superamento degli attuali vincoli legislativi sul salario accessorio. Adesso attendiamo che l’avvio del tavolo di confronto e gli impegni assunti da parte degli esponenti del Governo si traducano in atti concreti“, concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

Il Coordinatore regionale Veneto, componente dell’esecutivo della Fp Cgil VVF,

Servono assunzioni, retribuzioni adeguate al lavoro svolto, mezzi idonei e l’assicurazione INAL.

 

 

La Segreteria della FP CGIL della Sicilia ha comunicato che si è proceduto alla delibera del nuovo coordinatore regionale VVF.

Si tratta di Nicola Pesca che succede al compagno Jose Sudano che si è reso disponibile a ricoprire il complicato incarico per un lungo periodo. A lui, a nome del Coordinamento nazionale, un ringraziamento particolare per la preziosa e proficua collaborazione.

Esprimiamo, inoltre, le nostre più sincere congratulazioni al neo Coordinatore Nicola Pesca per l’assunzione dell’incarico di responsabile regionale ed il sincero augurio di buon lavoro ricco di risultati e soddisfazioni.

“È inaccettabile che nei processi di stabilizzazione dei medici di medicina generale, il governo dimentichi la metà dei precari“. A sostenerlo è la Fp Cgil Medici, spiegando che: “Nel decreto legge recante misure emergenziali in sanità, che dovrebbe anche prevedere percorsi di stabilizzazione per i medici di Medicina Generale, non vengono minimamente considerati i tantissimi medici precari della Continuità assistenziale e dell’Emergenza sanitaria territoriale”.

“Vogliamo denunciare – spiega Francesco Masotti del Coordinamento nazionale Fp Cgil Medici di Medicina Generale –  che nel decreto vengono creati percorsi preferenziali esclusivamente per i medici già idonei ai concorsi di accesso alla formazione della medicina generale, ma vengono esclusi tutti quei professionisti della Continuità assistenziale e dell’Emergenza sanitaria territoriale che, seppure in assenza dello specifico titolo di formazione, hanno fattivamente garantito in questi anni la risposta ai reali bisogni di salute della cittadinanza. È assurdo: prima li abbiamo sfruttati per garantire i servizi ed ora li cancelliamo per decreto”.

Per il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Andrea Filippi, “è inaccettabile che il Governo, seguendo una logica tutta corporativa suggerita dal sindacato maggiormente rappresentativo della medicina generale, decida di dividere i precari in categorie privilegiate e protette, da quelle svantaggiate ed evidentemente invisibili agli occhi dei ministri Di Maio e  Grillo. Per questo abbiamo chiesto, chiediamo e continueremo a chiedere con forza la stabilizzazione dei medici di questi settori e la trasformazione del loro rapporto di lavoro a convenzione da tempo determinato a tempo indeterminato, così come, peraltro, reclamato dall’intera intersindacale della dirigenza medica”.

Secondo il dirigente sindacale, “per tutelare i servizi e tutti i lavoratori è necessario un decreto che preveda la stabilizzazione dei professionisti dell’emergenza territoriale e della continuità assistenziale, anche attraverso la valorizzazione dell’esperienza acquisita sul campo ai fini dell’ingresso ai corsi di formazione di medicina generale. Corsi che dovrebbero essere parificati alle altre scuole di specializzazione anche attraverso la loro ricollocazione nell’alveo naturale della docenza universitaria delle facoltà di medicina e chirurgia, pari dignità ai lavoratori, pari dignità agli specializzandi”, conclude Filippi.

La carenza di personale amministrativo sta mettendo in grande difficoltà Comandi e Direzioni Regionali.

Necessario dare seguito urgentemente alle prove concorsuali per l’assunzione di 84 vice collaboratori amm.vi e 42 vice collaboratori
tecnico informatici così come è altrettanto necessario avviare le
procedure concorsuali per assumere operatori dalle liste di collocamento.

Prosegue la campagna di informazione che la Fp Cgil VVF rende ai cittadini attraverso il contributo dei giornali nazionali e locali.
Il coordinatore territoriale della Fp Cgil VVF  BAT nell’articolo che alleghiamo e che condividiamo appieno denuncia le riduzioni  di personale e dei mezzi di soccorso in completa controtendenza con le promesse fatte al momento dell’istituzione della sede di Barletta.
Purtroppo, spesso, la campagna elettorale di taluni, fatta di grandi promesse e tante aspettative, porta come conseguenze un aumento del carico di lavoro per il personale e una diminuzione dei servizi per i cittadini.

No al ritorno della logica manicomiale nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) del Veneto“. Ad affermarlo è il responsabile del coordinamento salute mentale Fp Cgil Medici del Veneto, Tiberio Monari, nel denunciare come: “Le indicazioni contenute nella delibera della giunta regionale (Dgr) 22 del 13 Marzo 2019 della Regione Veneto sull’aumento dei posti letto in psichiatria in uno stesso ospedale e sulle modalità di Pronto Soccorso ad accesso diretto costituiscono una gravissimo vulnus ai principi della legge 180 e un forte rischio di ritorno alla logica manicomiale”.

Nel dettaglio, osserva Monari, “basti pensare che nel solo Ospedale San Bonifacio nella provincia di Verona sono previsti ben 48 posti letto in psichiatria, nel Polo Giustiniani dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova 35 posti letto in psichiatria, nell’Ospedale di Vicenza 30 posti letto in psichiatria”. Il tutto quando, invece, “la legge 180 prevedeva  specifici servizi psichitarici di diagnosi e cura negli ospedali generali dotati di un numero di posti letto non superiore a 15”, precisa a riguardo il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Andrea Filippi.

Inoltre, prosegue Filippi, “le stesse norme transitorie sull’assistenza psichiatrica contenute nella legge 833 del 1978, che ha recepito nella sostanza la legge 180, confermavano il limite dei 15 posti letto sino all’adozione dei piani sanitari regionali. Adesso con la Dgr la Regione Veneto si pone come Regione capofila del ritorno dei grandi numeri dei posti letto in psichiatria in uno stesso presidio ospedaliero, con un pericolosissimo passo del gambero rispetto alla legge 180”.

Se a tutto questo, aggiunge Monari, “aggiungiamo la previsione in diversi presidi ospedalieri del ‘Pronto Soccorso ad accesso diretto per la psichiatria’, si completa un quadro di ritorno al passato manicomiale, di emarginazione e di stigma. Questo a danno in primo luogo dei cittadini che potranno essere ricoverati impropriamente nei servizi psichiatrici, senza poter essere prima visitati al Pronto Soccorso per una valutazione medica di possibili patologie organiche, che potrebbero anche essere causa di sintomi similpsichiatrici”. Per queste ragioni, concludono Filippi e Mnari, “riteniamo inaccettabili e pericolose nel panorama nazionale le indicazioni per la psichiatria ospedaliera della Regione Veneto”.

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