Pubblichiamo la nota unitaria delle OO.SS. Regionali,  Fp Cgil VVF,  Fns Cisl e Uil Pa VVF, riguardo la proclamazione dello stato d’agitazione, indetto per i mancati pagamenti,  che da oltre un anno spettano al personale intervenuto per i tragici eventi sismici che hanno colpito l’isola.

Dott. Francesco Basentini
Capo Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria

p.c. On.leVittorio Ferraresi
Sottosegretario alla Giustizia

Le recenti direttive e le successive diversificate disposizioni emanate da codesto Dipartimento, interessando l’organizzazione ed il funzionamento degli uffici sia a livello territoriale sia più specificamente a livello di sede centrale, impongono a queste organizzazioni sindacali di intervenire al fine di avviare un confronto con codesta amministrazione che le stesse auspicano inizi nel più breve termine possibile.
Prescindendo, al momento, da una valutazione politico-sindacale sui contenuti delle “linee programmatiche del capo DAP”, trasmesse solo per conoscenza alle scriventi organizzazioni sindacali il 5 dicembre scorso, CGIL CISL e UIL rilevano che negli ordini di servizi sin qui emanati il personale delle funzioni centrali è stato quasi completamente ignorato e, per tale motivo, mortificato a discapito dell’impegno profuso ogni giorno da questi lavoratori nelle strutture penitenziarie territoriali e centrali e della circostanza che il sistema penitenziario è configurato e si regge su una pluralità di “professioni e saperi” che rendono possibile l’erogazione di un servizio strategico e complesso quale è quello reso dall’amministrazione penitenziaria. In particolare CGIL CISL e UIL riscontrano la discontinuità con la ratio della riorganizzazione dell’amministrazione penitenziaria, avvenuta solo nel 2015, la quale ha confermato il ruolo centrale nel sistema dell’esecuzione penale del personale delle funzioni centrali in ragione delle competenze possedute ed ha ribadito la validità del sistema delle relazioni sindacali delineato dalla legge e dal contratto come strumento idoneo a corroborare l’efficienza e l’efficacia del servizio reso dall’amministrazione. Inoltre CGIL CISL e UIL osservano come nelle disposizioni dipartimentali di cui in premessa sia presente la trattazione di argomenti quali la rotazione del personale negli uffici e non di altri, molto più importanti, quali la mobilità del personale e la piena digitalizzazione delle procedure.
Considerata la rilevanza delle problematiche e l’assenza di un qualsivoglia confronto con le organizzazioni sindacali fino ad oggi, CGIL CISL e UIL chiedono con urgenza la convocazione di un incontro.
Confidando in un positivo riscontro, si porgono distinti saluti

FP CGIL                          CISL FP                               UIL PA
Lamonica                         Marra                                     Amoroso

‘Ora basta! #Tempo Scaduto’. Con questo slogan il 14 dicembre 2018 partiva la mobilitazione dei lavoratori della Sanità Privata, circa 250 mila in tutta Italia. Cominciata a Roma, la mobilitazione si sta estendendo a macchia d’olio in tutto il paese. Per una ragione sostanziale: i diritti.

Stiamo infatti parlando di lavoratori che garantiscono gli stessi servizi della sanità pubblica, in strutture a cui peraltro gran parte della cittadinanza si rivolge, spesso con turni di lavoro ai limiti della ragionevolezza, a fronte di un carico di lavoro sempre molto pesante, e senza nuove assunzioni in programma. Eppure da ben 12 anni hanno il contratto di lavoro bloccato. E un contratto fermo vuol dire stipendi fermi, risorse bloccate e mancanza di tutele. E con un’unica garanzia: delle trattative (per questo rinnovo tanto auspicato) dai tempi biblici.

Per questo lo scorso 14 dicembre i lavoratori del Lazio hanno voluto dare il buon esempio con una manifestazione sì regionale, ma per i diritti di tutti. Hanno provato a far sentire la propria voce e ci sono riusciti, innescando una reazione a catena di mobilitazioni in tutta Italia. Oggi, infatti, è il turno dei dipendenti dell’Emilia Romagna, poi della Lombardia (30 gennaio), della Campania (31 gennaio) e infine della Toscana (5 febbraio). Una solidarietà tra lavoratrici e lavoratori di tutta Italia che chiedono solo la possibilità di svolgere un lavoro dignitoso, di garantire un servizio efficiente a chi ne ha bisogno e di essere tutelati come tutto il resto dei lavoratori.

Grazie alle mobilitazioni, le trattative, ancora in corso, hanno quantomeno subito un’accelerata. Proprio in questi giorni – e nei prossimi – si terranno infatti ancora altri incontri per portare alla luce le rivendicazioni di questi lavoratori: un contratto di lavoro, forti relazioni sindacali, stipendi adeguati, turni di lavoro dignitosi, assunzioni e tutele. Quello che ogni lavoratore, in qualunque settore e in qualunque condizione, dovrebbe poter dare per scontato.

Pubblichiamo la nota di sollecito inviata all’Amministrazione, riguardo il Supporto tra Pari, argomento di importanza rilevante per la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori del CNVVF

IL DISCORSO CHE NON ABBIAMO POTUTO FARE

Avevamo chiesto, come si usa, di poter intervenire in occasione della inaugurazione dell’anno
giudiziario presso la Corte d’Appello di Roma. E, sempre come si usa, abbiamo concordato
preventivamente sulla nostra presenza e sul nostro intervento.
Tutto inutile: per “ragioni di tempo” il nostro intervento, come pure quello di colleghi di altre sigle,
con una unica eccezione, è stato cassato.
Noi riteniamo questo episodio un grave segnale di mancanza di rispetto verso i rappresentanti dei
lavoratori giudiziari ed è particolarmente spiacevole constatare come questo non sia stato
considerato tale in uno degli Uffici Giudiziari più importanti.
Il Sindacato, lo ricordava il nostro nuovo Segretario Generale Maurizio Landini nel suo discorso di
insediamento, è un soggetto che si misura alla pari con i suoi interlocutori, ed è francamente non
più accettabile un comportamento che tende a sminuire il ruolo della rappresentanza sociale.
L’intervento della compagna Liliana Antonacci, vittima di questo spiacevolissimo episodio, lo
giriamo a voi, certi di trovare un interesse diverso rispetto ai tanti a cui invece piacciono le
passerelle infruttuose. Mai come oggi il lavoro, la sua dignità e qualificazione, è il centro di ogni
progetto di rilancio dei servizi pubblici ed è il problema principale del Ministero della Giustizia e non
certo per responsabilità dei lavoratori.
Sottovalutare queste problematiche o, peggio, ridurle e destinarle ad una coda incompiuta di interventi nello svolgimento di un evento così importante, come se fossero residuali, lo ribadiamo, è una grave scorrettezza nel confronti dei lavoratori e dei loro rappresentanti.

Claudio Meloni
FP CGIL Nazionale

Facciamo il punto

Riteniamo opportuno fare il punto sulle tante questioni che avvolgono le problematiche dei
lavoratori di questo Ministero, anche perché ci pare che nella fase di indeterminatezza
programmatica che lo stesso sta vivendo dopo il cambio di direzione politica si stiano insinuando
una serie di voci che danno per certe alcune soluzioni e a noi arrivano segnalazioni di rumors che
vanno dal ripristino delle Soprintendenze di settore alla soppressione dei Segretariati Regionali ,
alla cessione dei Musei autonomi a Fondazioni di diritto privato.
Precisiamo quindi che siamo solo in presenza di voci, tipiche del milieu dei Beni Culturali, mentre
in realtà il Ministro ha solo accennato, dopo una iniziale acquiescenza alla riorganizzazione fatta
dal suo predecessore, alla necessità di introdurre alcune modifiche e, per fare questo, ha deciso di
costituire una Commissione ad hoc che sentirà gli addetti ai lavori.
Noi abbiamo le nostre idee, più volte esposte, incentrate sulla necessità fondamentale del
rafforzamento di tutto l’apparato che si occupa di tutela del patrimonio, uscito fortemente
ridimensionato dallo schema franceschiniano.
Pertanto il dibattito deve partire da queste valutazioni e su questo costruire soluzioni, non il
contrario. Vedremo nelle prossime settimane come si articolerà il confronto, abbiamo unitariamente
chiesto un incontro al Ministro e siamo in attesa di risposta.

Le misure per il personale in Legge di Stabilità 2019

La legge di stabilità per il 2019 porta in dote una serie di misure, alcune delle quali molto attese. Le
elenchiamo:
Rinnovo dei rapporti di lavoro a tempo determinato. Dopo una iniziale e incomprensibile decisione di togliere questa misura dalla legge in via di approvazione, fortunatamente il rinnovo è stato inserito nella legge. Abbiamo letto una dichiarazione trionfale della Sottosegretaria Bergonzoni che ha avocatp a sé ed al suo partito (la Lega) il merito di questo rinnovo. Siamo al ridicolo: la norma è stata approvata dal Parlamento e casomai il merito sarebbe del Governo e della sua maggioranza. Ma visto che la Sottosegretaria è così brava vogliamo ricordarle che questo è l’ultimo rinnovo possibile per questi contratti e quindi si pone un altro problema per questi lavoratori. Ovvero la definizione di un percorso assunzionale da spendersi nell’ambito del piano triennale previsto. Vedremo.

Scorrimento delle graduatorie concorsi 2016 e 2017, tramite l’assorbimento degli idonei oltre i 1000 previsti dalla vecchia norma. Anche in questo caso va bene, ci permettiamo di specificare che tali assunzioni a nostro parere è possibile farle da subito, in quanto finanziate con i fondi straordinari messi a disposizione dal comma 398 della legge di stabilità. Su questo punto non ci è parso che l’Amministrazione abbia le idee chiare, per quanto ci riguarda il blocco per l’avvio delle assunzioni, previsto dal comma 399, riguarda solo le facoltà ordinarie e non quelle straordinarie.

Assunzioni straordinarie: al netto di quelle previste dal DPCM del novembre scorso, la legge prevede un pacchetto di 1000 assunzioni straordinarie, 500 area seconda e 500 area terza, previste per il 2020 e 2021. A queste si assommano le facoltà ordinarie, calcolate sull’intera quota del turn over, per un pacchetto totale di circa 3500 assunzioni entro il 2021. Senza voler sottovalutare la portata di questo piano assunzioni facciamo però rilevare che il numero della carenze totali, allo stato calcolato per difetto, ovvero senza gli effetti della cosiddetta “quota 100”, è destinato a rimanere tale se non ad aumentare. Quindi ci pare uno sforzo ancora insufficiente. Serve inoltre avere una parametrazione del fabbisogno professionale su cui orientare il piano assunzioni: abbiamo professionalità tecniche in via di estinzione e queste vanno certamente inserite L’ultima notazione in materia riguarda i 160 scorrimenti autorizzati nel DPCM di novembre 2018, per i quali il MIBAC ha chiesto l’autorizzazione al Ministero della Giustizia al fine di pescare nella graduatoria degli idonei assistenti giudiziari. Non ci è parso di cogliere segnali in tal senso da quel Ministero, che probabilmente sta pensando al totale assorbimento di quella graduatoria nell’ambito delle proprie facoltà assunzionali.

Scorrimento delle vecchie graduatorie dei passaggi di area. Una norma lungamente attesa dai lavoratori, finanziata a valere sulle risorse ordinarie 2019 e, come tale, probabilmente ricadente nel blocco fino a metà novembre prossimo. Ricordiamo che questa norma non esclude l’altra e che è nostra ferma intenzione anche procedere al più presto ai passaggi dalla prima alla seconda area, per i quali c’è già l’accordo e ad integrare i passaggi seconda terza con un nuovo bando.

Integrazione 10 milioni di euro sul FUA 2020. La legge prevede questa integrazione, quanto mai
opportuna, ma a valere sull’anno prossimo.

In conclusione, rispetto agli impegni assunti in precedenza, mancano ulteriori 10 milioni di euro sul FUA e i 22 milioni di euro promessi per l’equiparazione della indennità di amministrazione. Ma noi saremmo ingenerosi se questo fosse motivo di critica radicale al Ministro: pensiamo tuttavia che la questione della equiparazione della indennità di amministrazione sia ancora una strada perseguibile e il luogo potrebbe essere il tavolo di rinnovo del CCNL Funzioni Centrali. E il Ministro potrebbe supportare questa proposta se le risorse venissero dai bilanci interni delle amministrazioni, intendendo tutte le amministrazioni che hanno una bassa indennità di amministrazione.

 Al via le elezioni per il rinnovo del Consiglio Superiore

Il 2 e 4 aprile prossimo si terranno le elezioni per rinnovare i rappresentanti del personale all’interno del Consiglio Superiore dei Beni Culturali. Un impegno generalmente per noi complicato e spesso sottovalutato.
Noi invece lo riteniamo un appuntamento fondamentale per misurare il grado di consenso tra i lavoratori. Per cui vanno individuate candidature credibili e va fatta campagna elettorale a tappeto in modo analogo a quanto abbiamo fatto per le RSU.
Nei prossimi giorni convocheremo un Coordinamento nazionale per definire tutti i passaggi utili alla
costruzione del programma elettorale e per la definizione delle modalità organizzative: servirà un impegno forte di tutto il nostro quadro diffuso di delegate e delegati e ancora una volta faremo affidamento sul vostro impegno per portare al voto il maggior numero di lavoratori possibile e per farli votare la nostra lista.

Circolare 10 e confronto sul nuovo Contratto Integrativo.

Abbiamo avuto in questi giorni un confronto sulla Circolare 10/2019 della DG Organizzazione.
Una Circolare che in nome dell’applicazione del Regolamento Europeo sulla protezioni dei dati interni
all’amministrazione produce un effetto interdittivo verso l’utilizzo di tutta la strumentazione complementare al lavoro di tanti, in particolare per qual che riguarda la circolazione delle informazioni ed il lavoro dei tecnici sul territorio. Tutte cose che abbiamo rappresentato e dobbiamo dire che la risposta è stata per noi insoddisfacente. Abbiamo raccolto un po’ di obiezioni che ci sono pervenute da lavoratori addetti al ciclo specifico, ci è stato chiesto di corroborarle con proposte e anche su questo chiederemo aiuto ai nostri lavoratori. Quello che però è del tutto evidente è l’inefficacia di disposizioni concepite esclusivamente per bloccare e interdire tutto quello che viene ritenuto a rischio in assenza di un disegno strategico che uniformi prassi e procedure e soprattutto doti gli Uffici di strumentazioni adeguate allo scopo, cosa allo stato quasi del tuto assente.
Sempre sul tema abbiamo registrato la preoccupazione di alcuni nostri colleghi usi ad inviare le informazioni sulla posta istituzionale dei dipendenti del Ministero. Cosa che, per effetto di queste disposizioni, non potranno più fare a meno che l’amministrazione non metta a disposizione un indirizzo mail interno alla RPV per ogni Organizzazione sindacale e anche in questo caso avremmo dei problemi in quanto non è possibile inviare un certo numero di mail (il limite massimo è di 500 mail per invio e lo possono fare solo alcuni Uffici di diretta collaborazione, mentre gli altri possono inviarne al massimo 50). Un bel problemino per l’Amministrazione (e per i colleghi): noi abbiamo sinora evitato di ingolfare le mail dei colleghi anche in considerazione del fatto che in RPV è presente la bacheca elettronica, ma se il Ministero dovesse offrirci una soluzione di questo tipo non ci tireremo certo indietro.
Infine, sul Contratto integrativo nuovo, nel riservarci per evidenti ragioni di spazio un approfondimento sui temi sinora trattati, vi informiamo che comunque il confronto procede in modo costruttivo, sinora abbiamo trattato Relazioni Sindacali, Mobilità e Formazione, a breve affronteremo la discussione sugli istituti normo economici. La riunione del Coordinamento Nazionale servirà anche a discutere sui risultati raggiunti e da raggiungere.

FP CGIL Nazionale
Claudio Meloni

Al Direttore Generale dell’Inps

Dott.ssa Gabriella Di Michele

Al Direttore Centrale delle Risorse Umane dell’Inps

Dott. Giovanni Di Monde

Al Direttore dell’INL

Dott. Leonardo Alestra

Al Direttore Centrale delle Risorse Umane dell’Inl

Dott. Giuseppe Diana

OGGETTO: CAMBIO DI PROFILO ISPETTORI DI VIGILANZA

Le scriventi OO.SS. tornano nuovamente a porre il tema del cambio di profilo di alcuni colleghi, fino a poco tempo fa ispettori di vigilanza, che hanno manifestato, già da diverso tempo, la ferma volontà di voler rientrare nuovamente nel profilo ispettivo.

E’ parere delle scriventi, infatti, che non esistano effettivi elementi ostativi a un parere favorevole da parte dell’Istituto, che consentirebbe di risolvere una annosa vicenda. Si potrebbe, in tal modo, esaudire le richieste di tutti i colleghi interessati. Naturalmente, tale richiesta è indirizzata anche verso quei colleghi che invece volessero transitare dal profilo ispettivo a quello amministrativo.

L’inesistenza di impedimenti è dimostrata anche dal fatto che l’INAIL, da circa un anno ha consentito ad alcuni ex ispettori di tornare a ricoprire il profilo ispettivo. Non capiamo, pertanto, quali ragioni impediscano all’Istituto di fare altrettanto.

Tenuto conto che le scriventi, pur avendo manifestato la propria disponibilità ad aprire un confronto su tale argomento non hanno mai ottenuto alcuna risposta, in assenza di riscontri nel breve tempo, adotteranno tutte le necessarie azioni finalizzate alla risoluzione della suddetta problematica.

FP CGIL/INPS
Matteo ARIANO

CISL FP/INPS
Paolo SCILINGUO

UIL PA/INPS
Sergio CERVO

L’Ufficio Relazioni Sindacali ha comunicato alle OO.SS. le prossime assegnazioni temporanee per le leggi Art 42. bis del D.L.vo 151/2001 e D.L.vo 267/00:

n.5 Vigili del Fuoco ai sensi della Legge267/00
n.5 Capi Squadra ai sensi della Legge267/00
n.8 Capi Squadra ai sensi dell’art. 42 bis D.L.vo151/2001

PRIVACY? SÌ, MA NON COSÌ

Da diversi giorni ci stanno giungendo segnalazioni sul fatto che in molti uffici periferici si stia chiedendo ai lavoratori di firmare moduli relativi alla privacy in qualità di “autorizzato al trattamento dei dati personali”.
All’apparenza, uno dei tanti adempimenti burocratici da realizzare se non fosse che, tra i diversi obblighi previsti nel modulo in capo al lavoratore c’è anche il seguente: i dati personali oggetto di trattamento devono essere accessibili solo da parte dei soggetti autorizzati adottando, anche in caso di allontanamento temporaneo dal posto di lavoro, idonee modalità di custodia.
Su quest’ultimo aspetto nutriamo più di un dubbio: forse ci si è dimenticati che esistono ancora uffici in cui non ci sono armadi da poter chiudere a chiave e che non esistono ancora procedure standardizzate per l’accessibilità alle pratiche. In tutto questo, il rischio è di scaricare la responsabilità sull’autorizzato, ossia sul lavoratore.
Problemi simili possono insorgere per i dati informatici: se, ad es., uno studio di consulenza dovesse trasmettere documentazione alla PEC dell’ufficio, in tal caso la medesima documentazione sarebbe teoricamente visionabile da più persone. Sarebbe, pertanto, utile avviare un ragionamento sull’attribuzione di PEC ai lavoratori, in un’ottica di efficienza e risparmio.
Una nota sulla riservatezza la meriterebbe anche il fatto che in alcuni uffici l’utenza è ricevuta senza alcun riguardo per la loro privacy, per carenza di spazi adeguati.
Allora, se non vogliamo trasformare quei moduli in mero adempimento burocratico o, peggio, in una catena di scarico di responsabilità che dal centro arriva in periferia, sarebbe necessario prima di tutto provvedere all’acquisto, in tutti gli uffici, di mobili idonei, dotati di chiave. A tal proposito chiediamo: a che punto siamo con questi acquisti, per cui erano stati stanziati soldi? È stata fatta una ricognizione tramite le IIL? Possiamo sapere qualcosa in merito?
Oltre a questo, considerando che le pratiche sono dell’ufficio, si rende necessario individuare procedure standardizzate e il più possibile omogenee che garantiscano l’ufficio e i lavoratori (ad es., consegna di copia di ciascuna chiave degli armadi al consegnatario, tracciabilità dei passaggi delle pratiche). A completamento di tutto, è importante un intervento formativo sul punto, per far comprendere a tutti la delicatezza della materia trattata.
Pertanto, in attesa della definizione di questi aspetti, non riteniamo sia corretto chiedere ai lavoratori la firma dei suddetti moduli. Ai lavoratori che intendono firmare suggeriamo di aggiungere una nota con cui declinano la propria responsabilità, laddove l’ufficio non li abbia messi preventivamente in grado di custodire le pratiche ad essi assegnate in luogo idoneo e con modalità idonee.

Il Coordinatore nazionale FP CGIL INL
Matteo Ariano

Bocciato dalla commissione di bilancio un emendamento per la loro stabilizzazione

“A fronte della richiesta di alcuni senatori di stabilizzare 900 medici fiscali che da trent’anni garantiscono il servizio delle visite di controllo per malattia senza alcuna garanzia e tutela, il governo ha bocciato l’emendamento senza nessuna motivazione accettabile”. Questo il commento della Fp Cgil Medici che esprime disapprovazione per quanto avvenuto e auspica un dietrofront nella discussione di questa sera in Senato.

“Stiamo parlando di 900 medici fiscali che da sempre aspettano un contratto di lavoro dignitoso e che dia un minimo di stabilità alla loro vita – spiega Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn -. Eravamo riusciti a respingere nella legge di bilancio un tentativo di licenziare queste lavoratrici e lavoratori. E ora che siamo a un passo dalla stabilizzazione, abbiamo ricevuto in tutta risposta una bocciatura dal governo che riteniamo insensata. Infatti l’emendamento di stabilizzazione proposto non prevedeva alcun aumento di spesa nel bilancio Inps”.

“Prendiamo atto che il governo è contrario ai processi di stabilizzazione. Un parere negativo rischia di lasciare 900 famiglie senza lavoro. Auspichiamo che questa decisione possa essere rivista nella discussione in Senato di questa sera” conclude la Fp Cgil Medici.

Pubblichiamo la nota della Direzione Centrale per le Risorse Umane in cui fa richiesta al personale del CNVVF  di aggiornare i propri titoli di studio tramite l’applicativo  SIPEC

Pubblichiamo la nota dell’Ufficio Relazioni Sindacale in merito alla variazione della data dell’incontro per la rivisitazione della Circolare 1

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