Rinnovato CCNL dipendenti delle imprese Funebri e Cimiteriali aziende pubbliche.
Vi informiamo che oggi pomeriggio abbiamo sottoscritto il rinnovo contrattuale del CCNL in oggetto, per il triennio 2018/2020.
Il testo, come detto nei giorni precedenti, è stato novellato su pochissimi argomenti normativi (compresa una rivisitazione delle indennità) e sul necessario adeguamento economico, includendo anche uno sviluppo del welfare contrattuale.
Le parti interessate riguardano il sistema delle relazioni sindacali, del codice disciplinare in una dinamica più garantista, e la sistemazione degli articoli del mercato del lavoro – con piccolissime modifiche – nella logica del CCNL igiene ambientale.
Per la parte economica il rinnovo prevede il 5,7% di aumento sulla retribuzione complessiva avendo a riferimento il parametro 143.96 ( il vecchio 175) e calcolato con la somma della retribuzione tabellare integrata, la sanità integrativa e le indennità varie.
Nel dettaglio sono suddivisi tra gli 80 euro sulla parte tabellare, 14,12 euro per l’adesione al Fondo Fasda e circa 3 euro per un adeguamento delle indennità di disagio tipiche del settore.
Complessivamente il carico complessivo per le imprese è di circa 97 euro a regime.
Il periodo trascorso senza rinnovo contrattuale prevede 300 euro di una tantum.
Il Capo Area igiene ambientale Il Segretario Nazionale
Massimo Cenciotti Federico Bozzanca
Nella giornata di mercoledì 4 luglio in video conferenza abbiamo presentato il lavoro di implementazione dell’Osservatorio Nazionale sulle residenze per anziani, un lavoro che abbiamo condiviso e che vi ha visti nei mesi scorsi impegnati a livello regionale e nei territori.
La messa in rete di questo importante strumento di lavoro, che trovate all’indirizzo http://www.iresluciamorosini.it/rsa/ segna il primo traguardo raggiunto.
Le segreterie nazionali dello SPI e della Funzione Pubblica vi ringraziano per il prezioso supporto che avete dato in questi mesi, è stato senz’altro un lavoro impegnativo e faticoso che ha permesso all’IRES Lucia Morosini di costruire una banca dati sul piano nazionale che attualmente non ha eguali, e che nessun centro di ricerca aveva finora mai realizzato: circa 6.500 strutture censite e una copertura di circa 280.000 posti letto.
Ora si tratta di continuare in un lavoro teso ha mantenere aggiornato questo importante strumento con aggiornamento almeno semestrale, sulla base delle nuove segnalazioni che ci farete pervenire per implementare ulteriormente la banca dati.
L’Osservatorio pubblico sulle residenze per gli anziani in Italia ha lo scopo di monitorare le principali caratteristiche delle offerte alle famiglie e le loro evoluzioni.
In particolare l’indagine è rivolta alla comprensione di come le strutture residenziali pubbliche e private promuovono le loro attività, come comunicano alle famiglie i servizi offerti e le professionalità impiegate. Inoltre l’indagine si propone di osservare la regolazione regionale delle modalità di comunicazione e di individuare i parametri ottimali idonei a innalzare i livelli di trasparenza e qualità dell’informazione resa ai cittadini.
La banca dati dell’Osservatorio costituisce una rilevante fonte d’informazioni, che verrà offerta alle famiglie attraverso un servizio online già attivo e consultabile dal 4 luglio 2018.
L’elaborazione dei dati ricavabili dalle informazioni fornite dai gestori e pubblicate dall’Osservatorio è oggetto di un report che trovate sia nel sito che in allegato.
Ma il progetto vuole anche essere la base informativa per un rinnovato e più esteso impegno di un lavoro congiunto tra le strutture territoriali dello SPI e della Funzione Pubblica volto alla tutela delle persone anziane ospiti delle Residenze e dei lavoratori che vi operano, nella reciproca convinzione che la qualità del servizio e la qualità delle condizioni di lavoro vanno di pari passo.
La discussione ha confermato il processo di crescita delle residenze private non convenzionate e non accreditate, sintomo, come più volte sottolineato tra noi, della mancanza di una politica nazionale per la non autosufficienza e di un evolvere rapido del bisogno in connessione alle trasformazioni socio demografiche che mette a dura prova anche i sistemi di protezione delle Regioni che hanno investito di più (sia in termini di risorse che di progettazione e innovazione dei servizi) sulla non autosufficienza.
Ovviamente siamo consapevoli che l’Osservatorio basato solo sulle informazioni fornite dai gestori delle strutture, come resterà quello reso accessibile al pubblico, ha limiti non superabili, sia per carenza e incompletezza di informazioni, che per la necessità di interpretare le stesse alla luce delle diverse normative e regolamentazioni regionali.
Per questo nella video conferenza abbiamo cominciato a discutere il futuro del lavoro. È stato proposto di definire tre strumenti di intervento, tre questionari che in sede di video conferenza abbiamo cosi indicato: uno rivolto sulle strutture, uno rivolto ai dipendenti e uno rivolto ai familiari. Si è convenuto che in questa fase, anche per valutare la fattibilità del progetto, ci si concentri sulla elaborazione del questionario sulle strutture, rinviando la discussione sugli altri due.
Il questionario sulle strutture ha l’obiettivo di raccogliere le informazioni necessarie a valutare le caratteristiche e la qualità delle strutture (Osservatorio interno non pubblico) teso a orientare l’intervento congiunto di rappresentanza, di tutela e di contrattazione. Per una costruzione partecipata del questionario abbiamo chiesto di fare una ricognizione di questionari già realizzati (o progettati) in ambito locale, sia da strutture sindacali che da altri soggetti, anche istituzionali, il livello nazionale farà lo stesso con interlocutori esperti. Da questa ricognizione sarà ricavata una bozza di questionario, che sarà inviata alle strutture regionali e che sarà discussa in una video conferenza che prevediamo per la fine di settembre. Nella video conferenza affronteremo anche fasi e modalità di realizzazione di questa seconda parte del progetto che prevediamo possa prendere effettivamente il via solo dopo la conclusione del percorso congressuale.
Sarà importante effettuare il monitoraggio in questi mesi degli accessi online all’Osservatorio e anche le richieste di informazioni alle nostre strutture SPI, a riscontro dell’indicazione che è stata pubblicata sul sito e che vi riproduciamo:
Per qualsiasi ulteriore approfondimento sulle informazioni rese note è possibile rivolgersi alla sede dello SPI – Cgil più vicina. Qui l’elenco completo: http://www.spi.cgil.it/dove-siamo
Fraterni saluti,
Per SPI CGIL Per FP CGIL
Oliviero Capuccini Dip Socio sanitario Michele Vannini capo area Sanita e SSAEP
Nunzia Fiorenza Dip Socio sanitario Denise Amerini Comparto SSAEP
Raffaele Atti Segretario Nazionale
COMUNICATO
Lo scorso 5 luglio si è avviata la discussione sulla proposta dell’Amministrazione relativa al FUA 2017.
Ad apertura del tavolo, l’Amministrazione ci ha informato sugli ulteriori sviluppi dell’iter del FUA 2016: dopo la firma del Ministro del Lavoro, l’accordo è stato firmato anche dal Ministro dell’Economia ed è ora al vaglio della Corte dei Conti, per il visto finale. Dopo di ciò, l’accordo tornerà al Ministero del Lavoro, che provvederà a smistare le somme di competenza all’INL. Quest’ultimo, a sua volta, con delibera del proprio CdA, acquisirà le somme nel bilancio dell’INL e le trasmetterà, infine, alle singole ITL, per il pagamento.
Considerato l’iter descritto, l’Amministrazione ci ha prospettato il pagamento del FUA 2016 entro agosto – settembre. Speriamo davvero che entro settembre si concludano una volta per tutte le vicende di questo FUA, che oramai hanno assunto tratti surreali, se non grotteschi.
Riguardo all’orario di lavoro, l’Amministrazione ha precisato che la sperimentazione in corso proseguirà nelle attuali sedi a cui se ne aggiungono altre quattro, con estensione della flessibilità anche al personale degli uffici legali chiamato a svolgere servizio esterno. Viene sospesa la possibilità dell’orario destrutturato e rimandata ai primi mesi del 2019, posto che l’Amministrazione ha acquisito in queste settimane una nuova piattaforma per la gestione del personale, che consentirà ai lavoratori in servizio esterno di inserire la propria prestazione lavorativa anche da remoto (c.d. “badge virtuale”). Dal nostro punto di vista, resta fermo l’obiettivo di far decollare il nuovo orario flessibile destrutturato e ci adopereremo perché non vi siano ritardi sulla tabella di marcia. Ad esso, aggiungiamo la necessità di affiancare gli strumenti capaci di conciliare la vita lavorativa con quella personale: smart-working, telelavoro e banca delle ore (su quest’ultimo argomento siamo prossimi a un accordo nazionale, così che possano partire subito dopo gli accordi decentrati negli uffici territoriali).
Quindi, considerato che la sperimentazione del nuovo orario prosegue, continueremo a monitorare l’applicazione della nuova disciplina sul territorio, segnalando immediatamente le interpretazioni restrittive, esattamente com’è già accaduto nel passato.
Riguardo al FUA 2017, l’Amministrazione ci ha presentato la sua proposta, su cui la discussione proseguirà il prossimo 17 luglio. Peraltro, il clima da campagna elettorale permanente ci costringe a dover ricordare a tutte e a tutti che si tratta di una proposta dell’Amministrazione e non di un accordo definitivo già siglato.
La nostra opinione, già più volte espressa e che qui ribadiamo, è che si deve superare il clima medievale di contrapposizione fra lavoratori. Ciò può avvenire, a nostro parere, solo con una nuova organizzazione del lavoro: che renda tutti i lavoratori partecipi al raggiungimento di un obiettivo, che preveda l’inserimento del processo produttivo e la costituzione del lavoro in team quali nuove metodologie di lavoro, a cui ricollegare la ripartizione del salario accessorio.
Oltre a questo, ribadiamo per l’ennesima volta la nostra convinzione che sia necessario costituire delle indennità di funzione, differenziate in base al tipo di responsabilità di ognuno.
Siamo consapevoli che per arrivare a tutto questo sono necessarie ulteriori risorse economiche ed è per questo che da tempo chiediamo al decisore politico il superamento del costo zero, unica strada maestra per far decollare l’INL.
Restiamo in attesa di una convocazione da parte del nuovo Ministro; qualora non dovesse arrivare, a breve manderemo un sollecito.
Roma, 10 luglio 2018
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS, INL e ANPAL
Matteo Ariano
In allegato la convocazione 16.7.2018 prot. 0226394/GDAP su FESI 2018 e Monte ore lavoro straordinario.
Coordinamenti Nazionali Agenzia Entrate
Al Direttore dell’Agenzia delle Entrate
Avv. Ernesto Maria RUFFINI
e, p.c. Al Capo del Personale
Dott. Aldo Polito
Come è certamente noto alla S.V., il combinato disposto della legge n. 147/2013 art.1 comma 456 e della legge n. 208/2015 art.1 comma 236, comporta per il Fondo dei lavoratori dell’Agenzia delle Entrate per l’anno 2016 un taglio di risorse destinate alla incentivazione del personale di oltre 55 milioni di euro così come medesima sorte hanno subito i Fondi degli ultimi anni.
In sostanza, tali previsioni normative riducono drasticamente le risorse destinate al personale ed in particolare quelle previste dalla legge n.350/2003 art.3 comma 165 che, come è noto, prevede che il Ministro “sulla base delle somme riscosse in via definitiva correlabili ad attività di controllo fiscale…, determina con proprio decreto le misure percentuali da applicare…. Le somme…, affluiscono ad appositi fondi destinati al personale dell’Amministrazione economica e finanziaria in servizio presso gli Uffici…che hanno conseguito gli obiettivi di produttività definiti, anche su base monetaria”.
Le risorse citate costituiscono quote importanti del salario accessorio del personale dell’Agenzia delle Entrate al quale sono affidati compiti vitali per il funzionamento dello Stato.
L’azione dell’Agenzia è sempre più focalizzata sui processi orientati al contribuente, migliorando quanto più possibile l’efficacia nella gestione dei servizi ma anche sull’attività di prevenzione e contrasto all’evasione tributaria ed entrambe concorrono in maniera sostanziale al perseguimento del massimo livello di adempimento degli obblighi fiscali; tutto ciò, come la S.V. ben sa, richiede all’Agenzia e al proprio personale un impegno sempre più intenso nel perseguire la propria missione.
Le Scriventi non stanno chiedendo necessariamente di “avere più soldi”, né di “avere sempre più soldi”; si tratta, piuttosto, di evitare che le risorse messe a disposizione dal Governo per il funzionamento della macchina del fisco ed in funzione dei risultati ottenuti, continuino ad essere fortemente esposte alle contingenze annuali della finanza pubblica, trascurando la differenza essenziale che esiste tra l’Agenzia delle Entrate e la generalità delle amministrazioni pubbliche: l’Agenzia, infatti, piuttosto che una “struttura di spesa”, è soprattutto una “struttura di entrata”, dato che assicura al bilancio dello Stato e degli enti territoriali, quindi all’intera collettività nazionale, circa l’80% delle entrate tributarie.
Le Scriventi tengono a ribadire che il costo del personale dell’Agenzia e la loro incentivazione non è semplicemente una spesa necessaria per la fornitura di servizi pubblici ma è in sé un investimento produttivo, destinato a generare molte più risorse finanziarie di quante non ne consumi, grazie all’incremento del gettito fiscale che tutti i dipendenti assicurano. I 5 miliardi di euro incassati dall’Erario con la lavorazione della “Voluntary” ne sono un esempio.
Per quanto sopra, le Scriventi hanno intenzione di porre in essere un ulteriore momento vertenziale, dopo quello per le progressioni economiche dello scorso anno, finalizzato ad una deroga delle norme richiamate in premessa e, con la presente nota, intendono sapere se il Direttore dell’Agenzia vorrà fare la sua parte convinti come siamo che solo l’unità di intenti potrà portare risultati apprezzabili.
Per un approfondimento complessivo della questione, si chiede un urgente incontro per il quale le Scriventi si rendono fin d’ora disponibili.
Roma, 10 Luglio
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FP CGIL |
CISL FP |
UIL PA |
CONFSAL/UNSA |
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Boldorini |
Silveri |
Cavallaro |
Sempreboni |
Pubblichiamo la Circolare emanata dalla Direzione Centrale per le Risorse Umane sulla mobilità del personale operativo al ruolo dei CS non specialista, specialista sommozzatore/ nautico radioriparatore / elicotterista
“Pensioni: adesso risposte concrete”. La Cgil rilancia la sua iniziativa sul tema delle pensioni. In coerenza con quanto fatto nella scorsa legislatura, infatti, la Cgil chiede al Governo e al Parlamento delle risposte concrete sul tema delle pensioni, nella direzione indicata dalla Piattaforma sindacale unitaria, discussa e sostenuta dai lavoratori e dai pensionati, con una mobilitazione a cui va data continuità.
In questa linea ha promosso il 10 luglio a Roma una iniziativa. Per la Cgil è infatti necessario che il Governo riapra il confronto con il sindacato per affrontare i punti indicati nella Piattaforma unitaria, per definire un nuovo sistema previdenziale sostenibile socialmente, che sappia tenere insieme tutte le generazioni, essere equo e incardinato sul pilastro pubblico.
“In una fase così delicata – sostiene la Cgil – il tema della previdenza assume una rilevanza particolare. Per questo motivo, in coerenza con l’iniziativa avviata dal sindacato nella precedente legislatura, anche in questa fase chiediamo ai nostri interlocutori di affrontare il tema di una vera riforma previdenziale, che superi strutturalmente l’impianto complessivo della Legge Fornero, sulla base della Piattaforma sindacale unitaria: ‘Riformare le pensioni dare lavoro ai giovani’, che rimane per noi la proposta su cui confrontarci”.
Di seguito i materiali dell’iniziativa del 10 luglio:
Relazione introduttiva (audio RadioArticolo1)
Interventi (audio RadioArticolo1)
Conclusioni Camusso (audio RadioArticolo1)
“Restart – Reddito di Inclusione: la misura necessaria” è il titolo dell’iniziativa della Funzione Pubblica Cgil in programma domani (mercoledì 11 luglio) a Roma, per discutere del tema del nuovo reddito di inclusione, alla luce degli ultimi dati Inps forniti dal Rapporto annuale. Un momento di confronto e dibattito, attraverso una serie di focus, che indaghino sullo stato della rete dei servizi che garantiscono questa misura di contrasto alla povertà.
Diversi saranno gli interventi, che permetteranno di scattare una fotografia del contesto italiano e, più in generale, dei vari sistemi di protezione sociale in Europa, e infine di indagare, attraverso le esperienze fatte sul territorio, sulle condizioni in cui versano i servizi sociali. L’appuntamento di domani a Roma è al Centro Congresso Frentani, in via dei Frentani, dalle 9.30 alle 13.30. Per maggiori dettagli è possibile consultare il programma.
Il Reddito di inclusione, cos’è? È uno strumento di contrasto alla povertà. Attraverso due modalità. Introdotto dal 1° gennaio 2018 (a sostituzione e assorbimento del Sia, sostegno all’inclusione attiva) mira a dare non solo un sostegno economico ai nuclei di persone in condizione di povertà assoluta, ma anche un servizio alla persona di inserimento – o reinserimento – nel mondo del lavoro.
Attualmente la platea di beneficiari del reddito d’inclusione è solo un sottoinsieme degli individui in condizione di povertà che, secondo i dati Istat, ammontano a 5 milioni. Nei primi sei mesi del 2018, infatti, il Rei ha coperto una fetta di 248.687 nuclei familiari, con una distribuzione quasi totalitaria al Sud e nelle isole (175.564 nuclei), poi al Nord (42.541 nuclei) e infine nel Centro Italia (30.582 nuclei).
A partire dalla seconda metà del 2018, però, il Rei ha ampliato la platea di beneficiari. Grazie al modello di micro-simulazione dell’Inps è possibile quantificare il nuovo numero di beneficiari dello strumento. Circa 525 mila nuclei familiari hanno attualmente accesso al Reddito di Inclusione, coprendo quindi il 29% dei soggetti in condizione di povertà. E le risorse dedicate sono circa 1,8 miliardi l’anno.
In un ipotetico scenario di rafforzamento del reddito d’inclusione, per coprire la totalità dei soggetti in condizione di povertà assoluta in Italia è necessario, sempre secondo l’Inps, un costo aggiuntivo di 6,2 miliardi, per un totale di 8 miliardi annui. In questo modo ne beneficerebbero tutti e 5 i milioni di individui in stato di povertà assoluta.
Una misura di contrasto alla povertà che si fonda su di una ‘infrastruttura pubblica’ che avrebbe bisogno di investimenti in termini di risorse e lavoro. Secondo la Funzione Pubblica Cgil, infatti, “finalmente l’Italia si è dotata di una misura di contrasto alla povertà che è il primo livello essenziale di assistenza, quindi disponibile su tutto il territorio nazionale. Stiamo parlando di un diritto di cittadinanza che va garantito attraverso la creazione e il potenziamento di una infrastruttura sociale, ossia una rete territoriale di servizi sociali”.
Ma l’accessibilità della misura dovrebbe passare, spiega la Fp Cgil, “da un sistema di welfare pubblico e universale adeguatamente diffuso su tutto il territorio nazionale, sostenuto da organici dedicati e stabili, che siano nelle condizioni migliori per aiutare i cittadini ad uscire dalla condizione di povertà e che diventino riferimento in tutto il percorso previsto dal progetto di presa in carico. Purtroppo il personale dei servizi sociali e dei Centri per l’Impiego è in spaventosa carenza rispetto alle necessità, con una rilevante presenza di precariato”.
Si allega la ministeriale n.0225275 del 9.7.2018 di cui all’oggetto.
Pubblichiamo la nota invitata all’Amministrazione, le tante contraddizioni sull’impianto organizzativo dell’AIB 2018 rischiano di compromettere la sicurezza degli equipaggi di volo.
Piano virtuale di incremento organico dei Reparti del Corpo di Polizia penitenziaria in occasione delle assegnazioni dei neo-agenti al termine del 173° corso – Verbali