Roma, 19 dicembre 2017
Al Presidente dell’INPS
Prof. Tito Boeri
Al Direttore Generale
Dott.ssa Gabriella Di Michele
Oggetto: Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del 10 ottobre 2017 di individuazione delle risorse finanziarie relative al trattamento economico di missione del personale ispettivo di INPS ed INAIL
Con nota del 5 dicembre scorso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha trasmesso alla Presidenza dell’Istituto il decreto ministeriale in oggetto che, con effetto entro il 31 gennaio di ogni anno, trasferisce in capo all’Ispettorato Nazionale del Lavoro le risorse finanziarie destinate a sostenere gli oneri di missione del personale ispettivo di INPS ed INAIL. È di tutta evidenza che un simile provvedimento, al di là dei profili interpretativi legati al richiamo dell’articolo 23 del DPCM del 23 febbraio 2016, citato quale presupposto dello stesso decreto ministeriale, se non chiarito nei suoi aspetti applicativi rischia di determinare solo un ulteriore appesantimento burocratico, sia in termini di adempimenti per gli ispettori chiamati ad operare sul campo sia in termini di possibili sovrapposizioni per le stesse Amministrazioni coinvolte, che mal si concilia con l’esigenza di una vigilanza celere, efficace e scevra da inutili orpelli che al contrario il DM rischia di generare.Il citato provvedimento si inserisce, naturalmente, nel quadro più generale delle criticità generate a seguito della riforma dei servizi ispettivi voluta dal Governo attraverso l’approvazione del Jobs Act. Una riforma a costo zero che, oltre a destare forti preoccupazioni per il personale interessato, potrebbe determinare pericolose ripercussioni sulle casse dell’Istituto, preposto per legge alla tutela del welfare del Paese.Non a caso, secondo le informazioni in nostro possesso, i dati relativi agli accertamenti ispettivi nel corso del 2017 denotano già uno scostamento significativo rispetto agli standard raggiunti negli anni precedenti.Alla luce delle considerazioni esposte le scriventi Organizzazioni Sindacali chiedono un incontro urgente per verificare con l’Amministrazione quali iniziative l’Istituto intenda intraprendere per garantire il buon andamento dell’attività ispettiva e scongiurare ricadute sulla collettività.
FP CGIL/INPS
Matteo ARIANO
CISL FP/INPS
Paolo SCILINGUO
UIL PA/INPS
Sergio CERVO
MAPPATURA RSU, LE MANOVRE IN LEGGE DI STABILITA’, I PRECARI FORTUNATI E QUELLI NASCOSTI, LA BRAVURA DEI DIRIGENTI
Sulla mappatura per le RSU
Nei prossimi giorni saremo chiamati al tavolo per definire l’accordo per la mappatura delle nuove RSU. Per tale motivo, ed in considerazione dei continui mutamenti nella struttura organizzativa del Ministero, vi invitiamo a segnalarci tempestivamente le criticità rispetto al precedente accordo. Che si riscontrano essenzialmente in due problematiche: quelle relative agli accorpamenti che si potranno definire per gli Uffici con basso numero di personale (a nostro avviso inferiore alle 10 unità) e l’individuazione di RSU regionali per quel che riguarda i Poli Museali (dove permane forte il problema delle agibilità sindacali insufficienti a garantire la piena funzionalità della rappresentanza). Ovviamente nei limiti del possibile valuteremo con attenzione tutte le possibili proposte che ci perverranno.
Emendamenti che non si negano, e che rivelano.
Ogni anno il disegno di legge di stabilità ci presenta qualche sorpresa. Questo è dovuto in parte all’importanza che comunque i provvedimenti sui beni culturali assumono nell’ambito delle politiche generali che per le ormai stranote incursioni che con normette derivanti da iniziative in cui il Ministro sembra apparentemente estraneo. Quest’anno ne abbiamo tre, che si aggiungono ad una sfilza di provvedimenti,alcuni dei quali benvenuti. Il Ministero si appresta a far scorrere tutte le graduatorie del famoso concorsone dei 500, già arrivato a 8700 autorizzati, e pertanto ulteriori 200 assunzioni andranno ad incrementare gli organici dei funzionari, a cui si aggiungono 500 assunzioni previste in seconda area da un recente provvedimento governativo e la proroga per i tempi determinati. Un pacchetto certamente non trascurabile e che, senza l’immancabile caduta di stile, avrebbe certamente costituito merito e vanto per l’attuale Ministro. Invece no: nelle pieghe parlamentari ecco che ti spuntano fuori alcuni provvedimenti: la cessione della BIASA ad una Fondazione, la previsione di un taglio di un milione di euro al bilancio degli archivi e a quello dei Musei per finanziare la conservazione degli archivi dei partiti politici, una selezione “protetta” che prevede una procedura paraconcorsuale con la quale si stabilizza all’interno dei ruoli il personale esterno impiegato nel Grande Progetto Pompei, nei limiti della spesa prevista (500 mila euro). Sulla Biasa abbiamo scritto e non solo noi e ci è parsa paradossale la replica del Ministro, che ci dice che questa non è privatizzazione, quasi a volerci convincere che la Fondazione sarebbe un ente di diritto pubblico, e che, bontà sua, il personale rischia al massimo di essere collocato in altre Biblioteche. Il problema è un altro: perché si cede la Biasa ad una Fondazione dopo averla distrutta organizzativamente tramite la altrettanto incomprensibile decisione di inserirla nel Polo Museale del Lazio? Non si comprende la ratio: la Biblioteca sarà presto sfrattata dalla sua sede storica per far spazio ai cosiddetti progetti di valorizzazione, si trova in una condizione di indebolimento dovuta solo a scellerate scelte gestionali che le hanno sottratto buona parte del personale. Perché allora non ridarle l’autonomia e farla rientrare nel circuito normale delle Biblioteche statali? Una domanda che resterà certamente senza risposta, a meno che la BIASA non intenti causa per mobbing conclamato. Per quanto riguarda la scelta di finanziare gli archivi storici dei movimenti politici non si capisce perché questa scelta è stata fatta incidendo sul già disastrato bilancio del Ministero e non con finanziamenti aggiuntivi. Infine l’emendamento portato alla Camera, che prevede una selezione ad hoc finalizzata esplicitamente all’assorbimento del personale impegnato per almeno tre anni nel Grande Progetto, incidendo peraltro sul budget assunzionale ordinario del Ministero. Un emendamento che grida vendetta semplicemente perché fa strame di ogni regola concorsuale e, con essa, di ogni regola del buon senso. Un provvedimento di vecchio stampo clientelare elettoralistico che ha già lasciato echi indignati nell’opinione pubblica e che di fatto esclude dalle opportunità tutta una massa di personale precario che non ha avuto la fortuna di trovarsi a Pompei a lavorare. L’approvazione di questo emendamento in Commissione Bilancio ci dice che non è solo una iniziativa di singoli parlamentari e riconduce alla diretta responsabilità di chi dirige il Ministero. Noi vorremmo invece che si applicasse correttamente un piano occupazionale che desse opportunità a tutto il precariato strutturale esistente nel Ministero e a tal riguardo abbiamo scritto una lettera direttamente al Ministro. Se questa è la risposta c’è di che stare freschi. Se invece non è come scriviamo noi, e si tratta di un imprevedibile successo di un emendamento, allora il Ministro ha tutto il potere di farlo cassare e non votare nel maxi emendamento. Vedremo, con scarse speranze.
Collaboratori di tutto il MIBACT uniteviI!
A seguito, appunto, della nota inviata al Ministro sugli adempimenti connessi alla Circolare n.3/2017 del dipartimento di Funzione Pubblica, abbiamo ricevuto una cortese e puntuale risposta da parte della DG Organizzazione, che vi giriamo in allegato, che ci assicura sulla puntuale applicazione della normativa in questione. Noi prendiamo atto ma non restiamo rassicurati: in ballo c’è ancora la questione della proroga dei contratti, gravemente ed ingiustificatamente a rischio, come abbiamo già scritto, e la necessità che tutti questi rapporti di natura flessibili, ivi compresi quelli a partita iva, debbano risultare nell’apposito censimento che è un preciso obbligo dell’Amministrazione. Cosa che invece non ci risulta se non per una minima parte,con la conseguenza di rendere ancora più invisibile questo lavoro. Per questo motivo riteniamo che queste tipologie di lavoro in qualche modo debbano uscire fuori dal limbo delle situazioni individuali e valutare le opportunità che si possono aprire nel prossimo triennio, chiedendo ai propri datori di lavoro di attivare quelle procedure che consentano di essere censiti a livello nazionale. Queste istanze, insieme alle problematiche eventualmente derivati dalla necessità di prorogare questi contratti, possono essere valutate e tutelate dalle nostre strutture del NIDIL CGIL sul territorio verso cui invitiamo i diretti interessati a rivolgersi.
I dirigenti del MIBACT? Tutti bravi
Abbiamo sottoscritto nei giorni scorsi l’accordo per la retribuzione di risultato dei dirigenti di seconda fascia del Ministero relativi al 2016. Lo abbiamo fatto convintamente: il vincolo negoziale ci pone nelle condizioni di concordare solo le fasce percentuali rispetto al raggiungimento degli obiettivi nell’ambito dei quali distribuire proporzionalmente quote di compenso fino al raggiungimento del massimo, che nell’accordo sottoscritto corrisponde minimo al 90% degli obiettivi assegnati. E non intendiamo certo rinunciare al nostro ruolo in presenza di un sistema fallimentare costruito su criteri astrattamente meritocratici, quantitativi e con un meccanismo valutativo non affidato a soggetti certi, ma definito per via gerarchica. Nel nostro caso i direttori generali valutano i dirigenti di seconda fascia. Ne consegue come immancabile risultato che tutti i dirigenti hanno valutazioni oltre il 90% e il 2016 non fa certo eccezione, visto che la valutazione più bassa è stata di 95/100. Sempre nell’ambito del confronto abbiamo posto da tempo la necessità di una profonda revisione di questi criteri e del processo stesso di valutazione, ci siamo detti unitariamente disponibili anche ad un confronto specifico, pur non essendo la materia oggetto di negoziazione. E le idee certo non ci mancano: a nostro avviso la valutazione dovrebbe avere carattere di terzietá, i criteri dovrebbero essere prevalentemente qualitativi e dovrebbero riguardare le capacità gestionali oltre quelle tecniche, nel processo dovrebbero intervenire diversi attori, ad esempio i cittadini e, (perché no?) gli stessi lavoratori, che in questo caso avrebbero sicuramente meno remore ad essere valutati. Per tutta risposta nei criteri di valutazione è stata inserita la qualità delle relazioni sindacali, e quindi un elevato livello di conflittualità dovuto a responsabilità chiare dei dirigenti. Un pannicello caldo ideato più che altro per tacitarci e magari dare linfa a chi, tra i nostri colleghi, ha radicata l’abitudine di utilizzare il sindacato come colpo contundente e non certo per fare gli interessi dei lavoratori. Questa singolare concessione in verità non ha prodotto effetto alcuno, almeno nel 2016, da cui dobbiamo desumere che i conflitti che registriamo sparsi nella penisola altro non siano che innocue baruffe causate da qualche esagitato. Registriamo in questo allegro quadro un soffio di grande ottimismo: al Mibact almeno i dirigenti sono tutti bravissimi, e quindi tutto dovrebbe andare per il meglio. Naturalmente in questo tripudio spiccano i dirigenti dei musei autonomi, premiati, ça va sans dire, con il massimo tutti quanti. Adesso, se volessimo riferirci solo alla qualità delle relazioni sindacali e alle responsabilità certe nella violazione delle regole, avremmo una lunga lista da proporre. E non è che dal punto di vista gestionale ci arrivino chissà quali segnali: la debolezza gestionale si riflette in scelte organizzative spesso discutibili, in una perenne conflittualità con i lavoratori che sta generando una forte recrudescenza dei procedimenti disciplinari al punto da intasare l’ufficio preposto del ministero, una scarsissima conoscenza delle minime prassi amministrative, essendo la materia non richiesta all’atto di reclutamento. Ma questo non scalfisce gli eroici valutatori che, in ossequio al tiravento, se ne sono guardati bene dallo scendere sotto i 100/100.Intendiamoci: ci sono dirigenti che hanno meritato la valutazione e noi ci mettiamo sempre dalla parte di chi svolge con coscienza e competenza il proprio dovere. E non crediamo affatto che questo sistema sia tarato sui loro meriti, pensiamo anzi che questo appiattimento generale su cui si basa la valutazione di brunettiana memoria non sia altro che un misuratore di fedeltà alla causa, un indicatore del tasso di acquiescenza alle scelte politiche di volta in volta imperanti. E invece chi opera con competenza, onestà e impegno si trova ad essere appiattito in una condizione che non ne riconosce i meriti, o meglio li annega nel mare magnum dell’appiattimento retributivo. Perché la sostanza rileva i veri limiti di una amministrazione che non vuole certo rinnovarsi nei suoi capitoli più nodali e nel suo rapporto perverso con la politica. Per questo riteniamo che questa eccellenza generale non farà parte dei periodici comunicati trionfali sulle magnifiche sorti progressive della riforma del ministro Franceschini. Infine una informazione di servizio: nella convocazione prevista per la mappatura della RSU sottoscriveremo definitivamente l’accordo sui progetti locali, finalmente giunto a certificazione, e chiederemo lumi sia sulla mobilità volontaria che sulla imminente pubblicazione delle graduatorie per le progressioni economiche 2017.
Claudio MeloniFP CGIL Nazionale MIBACT
Al Direttore Generale
Agenzia del demanio
Gentile Direttore, si è da poco conclusa la videoconferenza con tutte le Strutture dell’Agenzia per i tradizionali auguri di fine anno e lo scambio degli auspici per il 2018.
Ci aspettavamo, dopo il richiamo agli obiettivi raggiunti, una parola di apprezzamento concreto nei confronti del Personale: la volontà dell’Agenzia del demanio di individuare come priorità per i primi mesi del 2018 il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.
Esimersi dall’affrontare questo punto assume rilevanza negativa se rapportata alle prestazioni e alle aspettative del Personale che quotidianamente e con dedizione consentono all’Agenzia di “mostrarsi” al Paese attraverso progetti quali “Valore Paese – Percorsi e Cammini” o a iniziative pubbliche di vario genere.
Da tempo sosteniamo come gli strumenti imprescindibili per alimentare e rafforzare il senso di appartenenza passino attraverso interventi finalizzati alla maggiore trasparenza in tema di percorsi di carriera e dinamiche retributive, all’individuazione di strumenti di conciliazione tempi di vita e lavoro (comprensivi della possibilità di fruire, su richiesta del dipendente, di un secondo profilo orario) oltre che di interventi di riequilibrio delle disuguaglianze di opportunità ex ante.
Eventi sportivi e contest fotografici, per quanto possano essere considerati momenti di socializzazione, non possono in questo contesto essere considerate risposte a queste esigenze.
Il consolidarsi da parte dell’Agenzia di un atteggiamento incapace di andare oltre i soli interessi datoriali potrà portare, inevitabilmente, alla proclamazione dello Stato di Agitazione del Personale come risposta al mancato ascolto e recepimento delle legittime richieste delle colleghe e dei colleghi dell’Agenzia lungo il percorso finalizzato al rinnovo contrattuale.
FP CGIL Nazionale
Coordinatore Agenzia del demanio
Daniele Gamberini
In allegato il testo dell’emendamento approvato in commissione bilancio della camera sulla stabilizzazione dei precari della ricerca sanitaria e l’emendamento approvato sempre in commissione bilancio che prevede il percorso dell’estensione delle norme Madia anche per la dirigenza.
Roma, 20 dicembre – “Domani 21 dicembre scenderemo in piazza in tutta Italia ancora una volta. I poliziotti si preparano ad affrontare un periodo natalizio carico di impegni e rischi, soprattutto per via della mai cessata allerta terrorismo e della difficile situazione lavorativa che si vive nelle carceri. L’ennesimo Natale lontano dalle proprie famiglie per garantire la sicurezza dei cittadini, tutto questo mentre il Governo continua a disattendere i propri impegni in materia di rinnovo del contratto di lavoro, vergognosamente fermo da quasi 10 anni”. Ad annunciarlo, in una nota, il segretario nazionale Fp Cgil Salvatore Chiaramonte e il segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil Daniele Tissone.
“Domattina – dicono i 2 sindacalisti – saremo a Palazzo Vidoni a Roma e in 100 città davanti alle Questure con presidi e volantinaggi per informare le persone sulla nostra situazione, per sensibilizzare il personale in divisa e soprattutto per mandare un forte messaggio al Governo e al Viminale su 2 grandi temi che toccano direttamente la pelle viva dei poliziotti e che incidono sull’efficienza delle prestazioni erogate nei confronti dei cittadini: il contratto di lavoro e il riordino interno delle carriere”.
“Per quel che riguarda il contratto – sottolineano Chiaramonte e Tissone -, il Governo si è dimenticato da luglio delle donne e degli uomini in divisa, non convocando più il tavolo aperto questa estate. Pensano di rinunciare alla trattativa e di presentarsi con una proposta al ribasso del tipo prendere o lasciare? Pensano di non garantire un adeguato aumento alla parte fissa della retribuzione, che ormai non consente ai lavoratori in divisa di arrivare a fine mese? Pensano di non incrementare le indennità accessorie cioè gli straordinari, i notturni e i festivi che sono la ‘cifra’ reale dell’attività di polizia? Noi non possiamo permetterlo”.
“In relazione invece al riordino delle carriere – concludono i rappresentanti della Cgil -, il Dipartimento della pubblica sicurezza e quello dell’amministrazione penitenziaria devono tenere fede agli impegni presi per migliorare un provvedimento che non ci hai mai convinto e che ad oggi costituisce una occasione persa per una vera riforma dei ruoli e delle qualifiche, il cui obiettivo deve essere quello di migliorare l’efficienza del sistema, non depauperarlo. Dai mancati adeguamenti stipendiali legati al riordino, alla complessità delle procedure per i concorsi interni, dalle sperequazioni relative ai punteggi inerenti i titoli fino alla perdita di anzianità per alcuni ruoli, sono tantissime le questioni da risolvere. Siamo mobilitati da mesi e la nostra protesta non é destinata a fermarsi. Neppure durante le festività. Il Governo è avvisato”.

Nota ministeriale – 19 dicembre 2017
Pubblichiamo il resoconto dell’incontro del tavolo tecnico per l formazione riguardo la circolare SAF tenutosi presso la DCF
A seguito delle richieste di incontro inoltrate dalle Federazioni Sindacali FP CGIL CISL FP UILPA, il Ministero Infrastrutture e Trasporti ha convocato le scriventi per una informativa sui decreti attuativi del Decreto Legislativo 98/2017.Per il MIT erano presenti al tavolo il Capo Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale dott. Chiovelli, il Direttore Generale per la Motorizzazione dott. Dondolini e il Responsabile dell’Osservatorio per le relazioni sindacali dott. Guarente.In apertura le OO.SS. hanno stigmatizzato la circostanza che la convocazione è avvenuta,contravvenendo agli impegni sottoscritti, solo dopo la pubblicazione del decreto attuativo 23 ottobre 2017, in cui è stato istituito un Comitato tecnico esecutivo ACI e MIT, con il compito di definire i requisiti di cooperazione tra i due sistemi informativi e di realizzare un idoneo ambiente di collaudo.Le OO.SS. hanno ribadito la necessità, considerata l’importanza di tutti i passaggi di attuazione,di essere convocate, informate e coinvolte prima della emanazione dei futuri provvedimenti.La delegazione MIT ha informato le OO.SS. rispetto ai provvedimenti adottati e quelli di prossima emanazione.Per quanto riguarda il Comitato tecnico i lavori stanno proseguendo e si prevede la conclusione entro il termine previsto. Parallelamente continuano i lavori sul decreto relativo alla modulistica in cui è coinvolto anche il Ministero della Giustizia. Per quanto riguarda i due decreti attuativi strettamente legati alle modifiche per l’armonizzazione delle norme esistenti: quello che interviene sul Codice della Strada è al vaglio del Consiglio di Stato per le verifiche di competenza, mentre quello modificativo del decreto legislativo 358/2000 (istitutivo dello STA) è in preparazione e dovrà passare, secondo quanto riferito, al vaglio delle commissioni parlamentari competenti.La delegazione MIT ha, inoltre, sottolineato che sta affrontando questi primi decreti attenendosi strettamente al dettato normativo ma comunque cercando di “impattare” in maniera meno traumatica possibile sulle procedure attuali. Le OO.SS. hanno evidenziato che i decreti non possono essere considerati solo dal punto di vista tecnico/procedurale, ma devono essere visti anche per l’impatto che avranno sui processi lavorativi, sull’efficienza del servizio e sulle professionalità dei lavoratori coinvolti. Per questo è assolutamente necessario un confronto aperto e costruttivo che dia spazio anche a possibili proposte nel merito. Le OO.SS., considerata l’importanza che rivestirà il decreto sulle tariffe, da chiudere entro aprile 2018, hanno richiesto se fosse già definito un orientamento o una proposta in merito alla definizione degli importi e hanno anche evidenziato che il tavolo, su cui si definiranno le tariffe,prevederà la partecipazione anche di soggetti rappresentanti gli interessi di una sola categoria che per definizione non possono guardare agli interessi pubblici generali.Le OO.SS., per questo, hanno rappresentato l’esigenza di bilanciare tale presenza con tutti gli interessi coinvolti, rappresentati dalle organizzazioni dei consumatori e da quelle dei lavoratori.La delegazione MIT ha risposto che sulle tariffe deve ancora avvenire il necessario confronto con il MEF e pertanto non è sul tavolo nessuna proposta definita.Sulla partecipazione di altri soggetti, invece, almeno in questa fase, il MIT ritiene di doversi attenere strettamente a quanto previsto dalla norma.Il MIT si impegnato a riconvocare le OO.SS. entro la fine di gennaio 2018 e comunque prima della definizione del disciplinare sulle procedure che deve essere adottato entro il 16 febbraio,per informare le OO.SS. sui contenuti del disciplinare e, in generale, sullo stato di avanzamento degli altri decreti attuativi
FP CGIL ACI CISL FP ACI UIL PA ACI ACP
D. Figliuolo M. Semprini P. Piccirilli
Roma, 17 novembre 2017
Si sono avviati lo scorso 14/11 i tavoli tecnici concordati nell’ambito del confronto per il rinnovo contrattuale della sanità privata Aris/Aiop.
In apertura dei lavori le controparti hanno avanzato la richiesta di rinviare la discussione su valorizzazione professionale; si è quindi iniziata la discussione nei due tavoli aventi ad oggetto istituti del rapporto di lavoro e welfare/previdenza.
Il primo tavolo di lavoro ha proceduto ad un’analisi di alcuni articoli della prima parte del contratto; da segnalare, come elementi che hanno registrato una distanza, e che quindi saranno da affrontare politicamente, quelli relativi all’intenzione delle controparti di rivedere l’impianto delle relazioni sindacali e di recepire acriticamente le novità normative in materia di lavoro, secondo un’impostazione che, come si può immaginare, non ci ha visto concordi.
Per quanto riguarda il secondo tavolo, all’avvio dei lavori si è immediatamente evidenziato l’intento della controparte di focalizzare la discussione esclusivamente sul welfare contrattuale. Durante il dibattito è emersa, da parte delle altre OO.SS. una disponibilità ad approfondimenti sul tema nell’ottica di favorire risparmi di spesa per i datori di lavoro attraverso questo nuovo istituto. Il nostro intervento è stato teso a mantenere la discussione in un ambito prettamente tecnico, invitando tutte le parti ad una disamina dettagliata ed asettica della normativa relativa alla detassazione ed al welfare contrattuale; questo ha portato, al termine dei lavori, alla individuazione di un quadro completo delle normative di riferimento che sarà schematizzata ed inviata al tavolo politico. La discussione sul tema della previdenza complementare, così come la prosecuzione dei lavori è stata rinviata al giorno 27.
Capo Area Sanità e SSAEP
FP CGIL Nazionale
Michele Vannini
Continuiamo a sostenere la vertenza contro la monetizzazione del servizio mensa per i Vigili del Fuoco e per il mantenimento di un diritto che riteniamo da difendere in quanto fortemente legato alla questine della salute e sicurezza sul lavoro.
Inoltre il processo determinerebbe anche la perdita di posti di lavoro tra gli addetti mensa e questo è per la Fp Cgil VVF inaccettabile; un buono pasto non vale la salute e la sicurezza dei Vigili del Fuoco benché meno, un posto di lavoro.