AGENZIA ENTRATE
SI VA VERSO LA RIPRESENTAZIONE
DELL’EMENDAMENTO CHE GARANTISCE
IL FINANZIAMENTO DELLE PROGRESSIONI
ECONOMICHE
Vi informiamo che in data odierna le scriventi Segreterie hanno sollecitato l’Autorità politica in merito alla necessità che le risorse individuate in questi mesi come indispensabili per garantire la progressione economica a tutto il personale (30 milioni di euro certi e stabili), originariamente previste nell’emendamento presentato dal Relatore alla Legge di Conversione del DL fiscale, poi ritirato per essere riformulato, siano comunque garantite all’interno della Legge di bilancio 2018.Lo strumento da noi richiesto è quello di uno specifico emendamento, da presentare in sede di discussione della Legge di Bilancio alla Camera, che riprende esattamente quello ritirato nella sola parte relativa alle risorse aggiuntive per le progressioni economiche , già”bollinato” dalla Ragioneria generale dello Stato, e quindi approvabile senza grandi problemi con il parere favorevole del Governo.Abbiamo acclarato che l’iter del provvedimento legislativo, ora all’approvazione del Senato, prevede l’assegnazione del DDL alla Commissione Bilancio della Camera per fine settimana e la scadenza per la presentazione degli emendamenti ai primi giorni della prossima. L’approvazione definitiva della Legge di Bilancio è prevista invece entro il 21 dicembre 2017.Verificheremo quindi a breve l’avvenuta presentazione dell’emendamento ed il suo iter legislativo, anche a seguito dell’impegno assunto in questi mesi direttamente dall’Autorità politica sulla questione, e riconfermiamo, anche in questa sede, la nostra massima attenzione e vigilanza per il buon esito del provvedimento.
Roma, 28 novembre 2017
FP CGIL CISL FP UIL PA CONFSAL/SALFi FLP
Boldorini Silveri Cavallaro Callipo Cefalo
Sempreboni Patricelli
Sparacino
‘#fuoriametà – l’altra pena, fuori le mura’
La mobilitazione dei lavoratori continua
Come ben sapete lo scorso maggio la Fp Cgil Nazionale con lettera al Ministro ha proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori del settore e contestualmente ha promosso attraverso delle video inchieste una campagna di indagine conoscitiva sull’esecuzione penale esterna e sulla giustizia minorile che evidenziasse da un lato l’aspetto di fondamentale importanza istituzionale che riveste il settore e dall’altro le reali gravose condizioni di lavoro degli operatori dei servizi sociali più volte da noi denunciate. Le video inchieste hanno interessato tre servizi sociali, adulti e minori, (Milano, Roma e Napoli) a significare la situazione nazionale del settore del Nord -Centro e Sud, che i lavoratori hanno direttamente rappresentato evidenziando la delicatezza e l’importanza del loro intervento professionale e contestualmente denunciando il forte disagio operativo e professionale che quotidianamente vivono sulla loro pelle. Si tratta di problematiche strutturali di sistema che l’inchiesta ha ben colto e che vanno affrontate seriamente e con impegno delle istituzioni preposte in primis dal Ministro della Giustizia che nella compagine governativa rappresenta anche tale settore.
L’esecuzione penale esterna, le misure alternative,come più volte rappresentato anche dal Ministro della Giustizia , costituiscono percorsi di intervento più adeguati al reinserimento sociale di chi ha commesso reati ma, come da sempre la Fp Cgil afferma, la piena realizzazione di questi obiettivi non può prescindere da maggiori investimenti per il Nuovo Dipartimento di Giustizia Minorile e Comunità, necessari, fondamentali per mettere i lavoratori in condizioni di svolgere adeguatamente il proprio lavoro e, quindi il proprio mandato.
Nonostante ciò la prossima legge di Stabilità non prevede risorse per incrementare l’organico del personale e , quindi , le necessarie assunzioni per sostenere il mandato istituzionale del dipartimento, per rendere più efficace il servizio e più dignitoso l’intervento professionale delle lavoratrici e dei lavoratori.
Noi non ci arrendiamo ! Per questo motivo continua lo stato di agitazione dei servizi e la mobilitazione di tutti i lavoratori.
La FPCGIL continuerà, anche unitariamente, nel suo percorso di denuncia e di lotta sostenendo appieno le motivazioni che lo hanno promosso e, l’avvio della prima video inchiesta, girata a Milano nell’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna per la Lombardia cui seguiranno Roma e Napoli, consentirà a far conoscere alla cittadinanza tutta il delicato compito istituzionale dei lavoratori che operano nell’ area penale esterna e, alle istituzioni il disagio operativo dei lavoratori che si consuma purtroppo ancora nell’assordante silenzio istituzionale.
Per la FPCGIL Nazionale
Lina Lamonica – Gianfranco Macigno
‘#fuoriametà – l’altra pena, fuori le mura’
La mobilitazione dei lavoratori continua
Come ben sapete lo scorso maggio la Fp Cgil Nazionale con lettera al Ministro ha proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori del settore e contestualmente ha promosso attraverso delle video inchieste una campagna di indagine conoscitiva sull’esecuzione penale esterna e sulla giustizia minorile che evidenziasse da un lato l’aspetto di fondamentale importanza istituzionale che riveste il settore e dall’altro le reali gravose condizioni di lavoro degli operatori dei servizi sociali più volte da noi denunciate. Le video inchieste hanno interessato tre servizi sociali, adulti e minori, (Milano, Roma e Napoli) a significare la situazione nazionale del settore del Nord -Centro e Sud, che i lavoratori hanno direttamente rappresentato evidenziando la delicatezza e l’importanza del loro intervento professionale e contestualmente denunciando il forte disagio operativo e professionale che quotidianamente vivono sulla loro pelle. Si tratta di problematiche strutturali di sistema che l’inchiesta ha ben colto e che vanno affrontate seriamente e con impegno delle istituzioni preposte in primis dal Ministro della Giustizia che nella compagine governativa rappresenta anche tale settore.
L’esecuzione penale esterna, le misure alternative,come più volte rappresentato anche dal Ministro della Giustizia , costituiscono percorsi di intervento più adeguati al reinserimento sociale di chi ha commesso reati ma, come da sempre la Fp Cgil afferma, la piena realizzazione di questi obiettivi non può prescindere da maggiori investimenti per il Nuovo Dipartimento di Giustizia Minorile e Comunità, necessari, fondamentali per mettere i lavoratori in condizioni di svolgere adeguatamente il proprio lavoro e, quindi il proprio mandato.
Nonostante ciò la prossima legge di Stabilità non prevede risorse per incrementare l’organico del personale e , quindi , le necessarie assunzioni per sostenere il mandato istituzionale del dipartimento, per rendere più efficace il servizio e più dignitoso l’intervento professionale delle lavoratrici e dei lavoratori.
Noi non ci arrendiamo ! Per questo motivo continua lo stato di agitazione dei servizi e la mobilitazione di tutti i lavoratori.
La FPCGIL continuerà, anche unitariamente, nel suo percorso di denuncia e di lotta sostenendo appieno le motivazioni che lo hanno promosso e, l’avvio della prima video inchiesta, girata a Milano nell’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna per la Lombardia cui seguiranno Roma e Napoli, consentirà a far conoscere alla cittadinanza tutta il delicato compito istituzionale dei lavoratori che operano nell’ area penale esterna e, alle istituzioni il disagio operativo dei lavoratori che si consuma purtroppo ancora nell’assordante silenzio istituzionale.
Per la FPCGIL Nazionale
Lina Lamonica – Gianfranco Macigno
RIORGANIZZAZIONE DELL’AREA LEGALE O SOLO RISTRUTTURAZIONE DEGLI INCARICHI?
L’informativa pervenuta sulla riorganizzazione dell’Avvocatura dell’Istituto – che vi alleghiamo – pone a nostro parere due ordini di problemi: di metodo e di merito.Tanto il Direttore Generale quanto il Direttore Delle Risorse Umane, nello scorso mese di maggio, nel presentare i provvedimenti che di lì a breve avrebbero interessato i legali dell’Istituto, avevano assicurato un netto cambio di metodo nelle relazioni sindacali rispetto al passato e, nello specifico, proprio per l’ampiezza della riorganizzazione preannunciata in un settore così delicato, destinata peraltro ad incidere sul rapporto di lavoro di ciascun professionista, avevano assicurato che qualsiasi provvedimento sarebbe stato preventivamente sottoposto alle organizzazioni sindacali.
Ciò, immaginiamo, anche per evitare il ripetersi della sgradevole situazione di ritrovarsi nuovamente un contratto integrativo per i professionisti sottoscritto da due sole sigle monocategoriali, come avvenuto per il CCNI 2015.
Senonché tali intenzioni non si sono concretizzate né quando nel mese di luglio sono state adottate le modifiche al Regolamento di Organizzazione ed all’Ordinamento dei Servizi occorrenti a dare attuazione alle sentenze del Consiglio di Stato sull’autonomia e l’indipendenza degli avvocati, né quando, sempre nello scorso mese di luglio, veniva adottato il Piano per la difesa legale a distanza, che veniva preceduto dalla diffusione della informativa alle oo.ss. appena il giorno prima.
Per questo motivo, nella chiarezza e trasparenza alla quale vogliamo sempre attenerci, sin da questa estate abbiamo elaborato e trasmesso pubblicamente all’amministrazione un nostro documento propositivo sulla riorganizzazione dell’Avvocatura, che alleghiamo, che desse concreto seguito agli intenti di rinnovamento e discontinuità dichiarati dall’amministrazione.
Nessuna interlocuzione c’è stata con l’amministrazione fino alla trasmissione della informativa del 21 novembre scorso (che, a quanto sembra, sarebbe stata approvata anche in questo caso già la mattina successiva se non avessimo tempestivamente formalizzato una richiesta di incontro).
O meglio, nessuna interlocuzione c’è stata con noi.Perché, al contrario, nei giorni precedenti al 21/11 era tutto un circolare di bozze e controbozze nelle mani di alcuni colleghi, segno che ci dev’essere stato un gran lavorìo sotterraneo …
Il risultato è però l’informativa del 21 novembre, incompleta, insufficiente e, a nostro avviso, peggiorativa della situazione attuale.
Dalla riorganizzazione ci aspettiamo infatti che, nel solco delle citate sentenze del Consiglio di Stato, si adotti un’organizzazione degli uffici che punti a valorizzare la professionalità di ciascun avvocato, senza vincoli di gerarchia, e che, pur nel rispetto delle esigenze di specializzazione, eviti l’eccessiva parcellizzazione delle competenze professionali.
Ancora, una organizzazione agile e flessibile, e dotata di adeguate risorse di personale e strumentali (soprattutto informatiche), che ponga la struttura legale in grado di aumentare l’efficienza e l’efficacia della propria attività, al fine di corrispondere al meglio alle esigenze dell’amministrazione cliente e di competere con successo con le controparti nell’attività di difesa.
Nel testo che abbiamo letto, di tutto questo c’è molto poco.
Laddove avevamo suggerito una maggiore concentrazione degli uffici allo scopo di aumentarne la flessibilità operativa, evitando le duplicazioni, c’è addirittura un aggravamento delle ipotesi iniziali. Infatti, mentre nel testo distribuito a giugno alla conferenza dei dirigenti era previsto che nelle città sedi di Direzione di Coordinamento Metropolitano avrebbero operato due uffici legali – uno regionale, l’altro metropolitano -, con competenze in parte sovrapponibili, ora questa soluzione viene estesa a quasi tutti i capoluoghi di regione, nei quali è prevista l’istituzione di un’avvocatura regionale e di un’avvocatura distrettuale, con conseguente frazionamento delle risorse e delle competenze (competenze, tra l’altro, mal delineate e spesso incredibilmente definite solo per sottrazione).
A Roma gli uffici vengono addirittura triplicati, essendo previsti nella stessa città: un’avvocatura regionale, una distrettuale e una metropolitana.
A Roma e Napoli (chissà perché non a Milano) è inoltre prevista l’istituzione dei coordinatori intrametropolitani. Non si capisce se essi operino all’interno delle avvocature distrettuali. Se così non fosse, avremmo un ulteriore ufficio legale in tali sedi, così per un totale di quattro uffici legali nella stessa città, a fronte dell’unico ufficio esistente fino ad oggi.
Si fa fatica a intravedere le finalità e i vantaggi di una simile “riorganizzazione”. Né dal testo distribuito si intende in alcun modo con quali risorse di personale possa essere attuata, soprattutto alla luce delle gravi carenze di organico che affliggono le sedi.
Ma, soprattutto, una simile soluzione – che peraltro penalizza tutte le regioni del Nord, in aperta contraddizione con gli effetti del Piano di lavoro a distanza appena varato – avrebbe il solo effetto di irrigidire ulteriormente la struttura dell’Avvocatura sul territorio, diminuendone senz’altro l’efficacia operativa e aumentando i costi di attività (è di tutta evidenza che un ufficio con molti avvocati e più personale amministrativo funzioni molto meglio di tre uffici sguarniti).
Inoltre, tale duplicazione di uffici e di incarichi di coordinamento nei capoluoghi di regione avverrebbe a spese degli incarichi di coordinamento sul territorio e soprattutto eroderebbe i risparmi di spesa annunciati e le possibilità di finanziamento di nuove misure incentivanti (o di restituzione di risorse al Fondo per la retribuzione accessoria, e quindi a tutti i professionisti).
Nessun criterio, né una procedura sono previsti per la destinazione degli avvocati agli uffici di nuova istituzione, contrariamente a quanto avviene per tutto il restante personale.
Ma, soprattutto, se all’adozione di tale provvedimento è legato il riavvio della procedura selettiva per l’attribuzione degli incarichi di coordinamento, pendente ormai da due anni, è necessario che si adottino nuovi criteri di selezione, cosa di cui nell’informativa non si fa cenno.
Aspetto questo ben preoccupante nel testo distribuito, dove non solo non vengono aboliti i vicariati dei coordinatori centrali, come preannunciato, ma vengono anzi istituiti anche i vicariati nelle avvocature territoriali.
A fronte di ciò, nulla si prevede circa:
– la revisione delle procedure informatiche, richiesta dagli avvocati da anni e ormai improcrastinabile, non solo ai fini della speditezza dell’attività, particolarmente a fronte dei nuovi gravosi oneri derivanti dall’adozione del Piano di lavoro a distanza, ma anche ai fini della ponderazione dei carichi di lavoro, normativamente prevista;
– la rivisitazione del sistema di valutazione degli avvocati (come degli altri professionisti), che va legato ai risultati dell’attività del singolo professionista o al più a quelli del suo ufficio e non a quelli della sede e tanto meno a valutazioni discrezionali di soggetti rispetto ai quali non corre alcuna relazione gerarchica;
– la riforma del regolamento di disciplina per i professionisti, a tutt’oggi immutato e che, in contrasto con le richiamate sentenze del Consiglio di Stato, assegna la potestà disciplinare sui professionisti alla dirigenza.
Oggi come oggi la riorganizzazione preannunciata somiglia più che altro ad una ristrutturazione degli incarichi indennizzati, senza che peraltro si sia posto rimedio alla attuale totale assenza di criteri e regole per l’affidamento degli incarichi (gli incarichi attualmente in essere risultano attribuiti tutti in via provvisoria ed in assenza di ogni selezione). E soprattutto non solo non lascia intravedere margini per un recupero di efficienza o di miglioramento delle condizioni di lavoro dei professionisti dell’Istituto, ma rischia essa stessa di essere causa di grave peggioramento della situazione attuale.
Sollecitiamo l’amministrazione ad aprire ora quel confronto vero, preannunciato mesi fa, su un tema delicato quale l’organizzazione della struttura legale dell’Istituto e ad assumere al riguardo impegni precisi, soprattutto all’indomani di provvedimenti, quale l’adozione del Piano di lavoro a distanza, che innovano radicalmente le modalità della prestazione lavorativa di centinaia di professionisti e soprattutto quando si preannunciano la soppressione di posizioni economiche in essere, l’istituzione di nuovi uffici e i conseguenti trasferimenti di un numero indefinito di professionisti.
Siamo certi che solo da tale confronto potrà provenire un contributo utile alla individuazione delle misure più utili all’Istituto ed ai suoi avvocati.
Roma, 28 novembre 2017
Il Coordinatore Nazionale
FP CGIL INPS
Matteo Ariano
Video reportage per conoscere sistema e condizioni di lavoro,
prima tappa Milano
Roma, 27 novembre – ‘#fuoriametà – l’altra pena, fuori le mura’. Dietro queste parole la Fp Cgil Nazionale ha promosso una campagna sull’esecuzione penale esterna e sulla giustizia minorile attraverso delle video inchieste per conoscere, attraverso le parole delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti, questo sistema, indagando allo stesso tempo sulle loro condizioni di vita e di lavoro.
“Pensiamo che – afferma la Funzione Pubblica Cgil – l’esecuzione penale esterna e le misure alternative siano uno strumento più aderente al mandato costituzionale e agli standard europei, con costi minori per la collettività”. Ma per attuare questo mandato, osserva la categoria della Cgil, “non si può prescindere da maggiori investimenti per il Nuovo Dipartimento di Giustizia Minorile e Comunità, che mettano i lavoratori in condizioni di svolgere adeguatamente il proprio lavoro. Eppure nella prossima legge di Stabilità non sono previste quelle assunzioni necessarie per sostenere l’azione dei dipartimento e mandare avanti il servizio”.
La prima video inchiesta è stata girata a Milano nell’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna per la Lombardia, seguiranno poi le storie di Roma e di Napoli. “Con questo viaggio nell’altra pena e nelle misure alternative – conclude la Fp Cgil – vogliamo mostrare, dando voce alle lavoratrici e ai lavoratori, le condizioni di lavoro, le forti difficoltà nelle quali si muovono gli operatori e l’importanza del delicato compito che questi svolgono per la società”.
Guarda Milano ‘#fuoriametà, l’altra pena, fuori le mura’

27.11.2017 – Circolare Ministero Interno prot.n.0021405 del 23.11.2017- uff. attività sportive
– 34° campionato Italiano VVF Sci Alpino
– 5° Campionato italiano VVF Snowboard
– 4° Campionato italiano VVF Sci e Alpinismo
Ci siamo: sulla Gazzetta Ufficiale n° 90 del 24 novembre u.s. è stato pubblicato il concorso per 365 posti come “Analista di processo – Consulente professionale.
In realtà non ci siamo per nulla, a partire dall’istituendo ruolo professionale, rispetto al quale la FP CGIL ha già espresso più volte la propria più netta contrarietà.Per quanto riguarda il bando, venuta meno la “fantasiosa” formula del tirocinio – a seguito delle nostre pressioni -, restavano ancora due aspetti rispetto ai quali abbiamo evidenziato dubbi di illegittimità. E seppur il Presidente, con determina n. 171 del 22 novembre u.s., abbia cercato di porre qualche rimedio al primo – ampliando la rosa dei titoli di laurea ammessi al bando – è stato confermato il requisito della certificazione B2 per la lingua inglese.Riguardo a quest’ultima, abbiamo manifestato la nostra contrarietà, verbalmente e per iscritto (Should we have done it in English?), chiedendo l’eliminazione del requisito, soprattutto perché avrebbe potuto esporre il bando a ricorsi, inficiando la possibilità di assunzione di personale, seppur minima ed insufficiente rispetto al fabbisogno di personale dell’Ente.Ma ve n’è una ulteriore, emersa in questi giorni, non meno grave a nostro avviso. Ci risulta, infatti, che proprio a seguito dell’emanazione del bando stiano proliferando soggetti che, giocando sulla pelle e sul bisogno delle persone, offrirebbero “la mera certificazione B2” in cambio di compensi monetari.Se tutto ciò fosse confermato, si tratterebbe di vero e proprio “sciacallaggio”, con responsabilità ben più gravi se, come sembra, sono coinvolte anche alcune organizzazioni sindacali.Anche questo aspetto va aggiunto al modo sconnesso in cui riteniamo questo bando di concorso è stato costruito.
Roma, 27 novembre 2017
Il Coordinatore Nazionale FP CGIL INPS
Matteo Ariano
Documentazione relativa alla revisione del comparto tecnico logistico del Dipartimento di P.S. su cui verterà il preannunciato incontro del prossimo 28 novembre.
‘Basta chiacchiere, verita’ su cifre. Pronti a mobilitazione’
Roma, 27 novembre 2017
“Al premier Gentiloni, ai ministri competenti Padoan, Madia, Minniti e Orlando chiediamo con forza un chiarimento sul contratto che le lavoratrici e i lavoratori in divisa attendono da 9 anni, sul balletto di cifre inspiegabili e infondate che appena qualche giorno hanno fatto trapelare il messaggio di ‘miracolosi’ aumenti da gennaio. Il dato vero, purtroppo, e’ che dal 25 luglio scorso, giorno della convocazione e dell’apertura del tavolo contrattuale, non abbiamo avuto piu’ notizie e questo e’ francamente inaccettabile”.
Lo affermano il segretario nazionale della Cgil Fp Salvatore Chiaramonte e il segretario generale del Silp Cgil Daniele Tissone.
“Il governo – dicono Chiaramonte e Tissone – da 3 mesi e’ in ‘silenzio radio’, salvo qualche velina pubblicata dai giornali piu’ per vendere copie che per dare un contributo alla trattativa. Visto che gli incrementi salariali dovrebbero decorrere da gennaio, come si pensa di chiudere presto e bene un contratto senza alcuna discussione reale sulla piattaforme che abbiamo presentato?”.
“Al presidente del Consiglio – proseguono i due sindacalisti – chiediamo di confermare le risorse gia’ previste per il rinnovo contrattuale per il 2016 e il 2017, chiediamo certezze sugli 85 euro mensili medi e garanzie per tutto il personale privato dal primo gennaio del bonus 80 euro, a prescindere dalla qualifica e dal ruolo. Per far questo servono risorse aggiuntive e occorrono adeguati stanziamenti extracontrattuali per il lavoro straordinario delle forze di polizia, a cui oggi si ricorre in misura smisurata e che soprattutto viene pagato in maniera inferiore rispetto al lavoro ordinario, stesso dicasi per le restanti voci accessorie. Il 2 dicembre – aggiungono – assieme alla Cgil che scende in piazza per le pensioni, saremo mobilitati anche per questo. Al governo chiediamo risposte, non chiacchiere”.
