Dirigenza penitenziaria – DM articolazione nuovi uffici penitenziari: tra fotocopie, sovrapposizioni e confusione delle competenze

30 Luglio 2026

Nonostante le osservazioni formulate con dovizia di particolari circa le superfetazioni di competenze, le contraddizioni e l’attribuzione di compiti – in alcuni casi in contrasto con discipline di rango superiore – da questa OS (con nota a firma della Segretaria nazionale Giordana Pallone lo scorso 21 maggio) e da più parti analogamente sollevate, è stato varato il DM che modifica il decreto 2 marzo 2016 introducendo le Direzioni generali delle specialità e la Direzione generale dei servizi logistici e tecnici del Corpo, completamente slegate dalla filiera della responsabilità degli uffici del Dipartimento, al netto della dipendenza dei vertici delle Direzioni Generali al Capo Dipartimento. Il rischio concreto con questo DM è che si realizzi un sistema separato all’interno dell’amministrazione penitenziaria, alterando il necessario equilibrio tra esigenze di sicurezza e funzione rieducativa della pena, esautorando il delicato ruolo assolto dalla dirigenza penitenziaria e minando la garanzia che gli istituti penitenziari siano sotto la responsabilità dell’autorità pubblica, ben distinta da quelle di polizia.

Nel far questo si è fatta carta straccia non solo di attribuzioni e compiti già efficacemente svolti dagli Uffici preesistenti, ma si è anche introdotto un pericoloso e purtroppo già noto sistema che vede da un lato lo “spacchettamento” delle funzioni così da trovare posto ai numerosi “in cerca d’autore”, dall’altro improbabili accorpamenti tra articolazioni che non condividono nulla nemmeno a livello di strutturazione logistica e finalità degli interventi cui sono preposte.

Sarà interessante alla verifica dei fatti misurare concretamente il recupero di efficienza che questo progetto riuscirà effettivamente a conseguire ove si consideri che già oggi il medesimo modus operandi ha creato i suoi mostri e che in nessun caso si è data prova che la frammentazione abbia portato a tale miglioramento, anzi tutto il contrario. Con meri giochi stilistici sono state cambiate le parole più innocue ma è stata lasciata intatta la sostanza, con buona pace di ogni buona prassi e regola amministrativa a presidio di una vera e concreta efficienza dell’agire amministrativo.

Era stato ventilato il pericolo insito nelle previsioni che hanno portato alla creazione di una ulteriore stazione appaltante (per gli acquisti del Corpo, come se le procedure di gara non si distinguessero solo per il loro valore e non per il tipo di materiale che si acquista, sic) e nella duplicazione delle strutture di gestione delle banche dati “del Corpo” vietata dal codice di settore, per non parlare della riunione, questa si veramente mostruosa, della Centrale operativa nazionale con la sala situazioni (e tutti i soldi spesi per l’infrastruttura

della CON?), centrale che viene svilita e ridotta a call center nonché svincolata dalla sua natura precipua di pianificazione delle traduzioni che invece confluiscono in altra divisione a sua volta sottraendo i Nuclei alla competenza delle sedi provveditoriali. Il caos che ci aspettiamo sarà nulla a confronto delle già gravi incertezze e dell’inadeguatezza delle risorse con cui ogni giorno le sedi periferiche devono fare i conti.

Secondo la stessa definizione del DM si doveva solo far transitare sotto le nuove articolazioni le divisioni che già esistevano ma che erano ancora collocate in seno alle attuali Direzioni generali, mentre in realtà si è andati oltre la delega stessa innovando l’organizzazione dipartimentale con innesti ed aggiunte di competenze e dunque con l’ulteriore frammentazione dei compiti istituzionali che non potevano e non dovevano essere così malamente trasfigurati.

Purtroppo non è difficile immaginare quale sia il fine ultimo di questa confusione organizzativa. Da una parte l’irresponsabilità diffusa, dall’altro un costante scaricabarile, in danno di tutti specie del personale del Corpo catapultato suo malgrado nel nuovo caos operativo. Se deve essere questo il nuovo che avanza, anche no, grazie.

Il tutto sullo sfondo di una nemmeno tanto celata tensione a costruire un centro unico di raccolta delle notizie relative alle strutture penitenziarie e la creazione di un apparato di vertice svincolato dalle norme europee e quelle previste dall’Ordinamento penitenziario che ancora pone in capo al Direttore dell’istituto penitenziario (art. 41 OP) il centro di responsabilità e di gestione dell’istituto penitenziario. Ma non si possono avere responsabilità senza poteri e l’esito di tutto questo sarà una situazione di perenne conflitto. Ci voleva un progetto, una visione, un afflato alto e altro, che riunisse le varie anime del mondo penitenziario e non l’ennesima corsa muscolare all’occupazione di posti.

Per tutte queste ragioni chiediamo che si corregga il decreto in questo senso, si riapra il tavolo di confronto e si eviti l’ennesimo provvedimento calato dall’altro che non risolve i problemi, soprattutto proprio quelli del Corpo. Allo stesso modo chiediamo subito che si apra il tavolo negoziale per il primo contratto della Dirigenza penitenziaria che aspetta da venti anni ed un intervento immediato per il riconoscimento dovuto alla categoria di un grado intermedio di dirigenza superiore, tra la dirigenza e la dirigenza generale, a salvaguardia della dignità e della professionalità dei direttori penitenziari.

FP CGIL Nazionale

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