Considerata la fase riorganizzativa dell’INL tuttora in corso, abbiamo avviato un ciclo di assemblee di iscritti, focalizzate su precise aree tematiche, con cui evidenziare criticità e presentare proposte, finalizzate al miglioramento delle condizioni dei lavoratori addetti e delle attività svolte nell’interesse della cittadinanza. Partiamo dalle risultanze dell’assemblea sulla vigilanza, al netto di questioni trasversali, che tratteremo in un comunicato specifico.
Nel corso di questi anni diverse sono le modifiche che hanno interessato la vigilanza sul lavoro, anzitutto a livello normativo. Tutte hanno avuto l’obiettivo e l’effetto di burocratizzarla: la patente a crediti, per come è stata riscritta dall’attuale Governo, non ha determinato lo sviluppo di sistemi aziendali qualificati e improntati a modelli organizzativi virtuosi, che mettano al centro la salute e la sicurezza dei lavoratori, ma un vorticoso giro di carte che ha incrementato costi per le aziende, a favore dei soggetti che ne svolgono attività di consulenza. L’INL è stato chiamato a costruire e gestire il portale, dovendo dirottare tutte le sue risorse su questo, a totale discapito dell’informatizzazione interna, tuttora al palo. La diffida amministrativa, che costringe il personale ispettivo a redigere verbali per chiedere all’azienda di ottemperare alla violazione entro un termine e, in caso di ottemperanza, il procedimento si estingue senza alcuna sanzione. Ancora più burocratica è la diffida amministrativa “ora per allora”: l’ispettore verifica che l’azienda ha già ottemperato autonomamente, in passato, alla violazione e deve comunque fare il verbale, per darne atto. Insomma, invece di assumersi la responsabilità politica di decriminalizzare alcuni illeciti amministrativi, si è pensato di ingolfare l’attività ispettiva, facendola girare a vuoto in molti casi.
Nello stesso solco della burocratizzazione si pone ora la folle circolare della DC Vigilanza dello scorso 27 febbraio, che introduce un chilometrico verbale di primo accesso per la vigilanza tecnica, da compilare sempre, “sia in caso di ispezione di sola vigilanza tecnica, sia in caso di ispezione congiunta con personale di vigilanza ordinaria”. Si tratta certamente di un ingiustificato aggravio del procedimento ispettivo, soprattutto nel caso di ispezione congiunta, che potrebbe avere serie ripercussioni sull’efficienza e l’economicità del procedimento. Il verbale in questione, coi suoi numerosi allegati (tutti da compilare rigorosamente a mano ovviamente) si aggiunge ad altri atti che il personale ispettivo tecnico deve redigere in fase di primo accesso (verbali di prescrizione, eventuale verbale unico per patente a crediti) e agli ulteriori atti redatti nel corso del primo accesso dagli ispettori ordinari, quali primo accesso ordinario ed eventuali misure per il nero come il verbale di sospensione.
Che senso ha chiedere di compilare due distinti verbali di primo accesso, come se si fosse dipendenti di due enti diversi, mentre si esce in ispezione congiunta per conto dello stesso Ente? Ci si rende conto che in presenza di più aziende in un sito produttivo, questo significa raddoppiare i verbali e i tempi (se vi sono due aziende, significa fare quattro verbali in doppia coppia, se ce ne sono quattro, diventano otto, e così via)? Ci si rende conto che questo può aumentare esponenzialmente il rischio di contenzioso? Si vuole forse questo? La Circolare rappresenta un pericoloso e inaccettabile passo indietro.
Con la presente chiediamo l’immediata sospensione di quella Circolare e di rivederne le indicazioni, stabilendo che il verbale di accesso ispettivo per la vigilanza tecnica sia snellito e ridotto e compilato esclusivamente nei casi in cui l’ispezione non sia congiunta alla Vigilanza Ordinaria.
Inoltre, non è accettabile che si pensi di risolvere la mancata implementazione dell’informatica, delegando tutto alla compilazione a mano o su file, inserendo nelle circolari interne la parolina magica “nelle more dell’implementazione dell’applicativo”, soprattutto se quell’implementazione non arriva mai. L’applicativo della vigilanza è ancora poco sviluppato e troppo ingarbugliato, mancando di troppe parti; non manca solo il nuovo verbale di primo accesso della vigilanza tecnica, ma mancano ancora, tra l’altro: verbali di primo accesso e interlocutorio, rapporto all’ufficio, sospensione dell’attività imprenditoriale, diffida amministrativa, disposizione, verbali autotrasporti, comunicazione notizia di reato, verbali contributivi e assicurativi, verbali inerenti le verifiche amministrative… Manca, poi, il famoso applicativo per l’elaborazione delle buste paga, che servirebbe alla vigilanza e non solo. Insomma, si fa prima a vedere ciò che manca, invece di pensare a quel poco che c’è. Chiediamo, quindi, che finalmente siano date scadenze entro l’anno per il rilascio delle parti dell’applicativo che ancora mancano, non essendo più accettabile che il personale ispettivo aspetti a oltranza.
Altro aspetto fondamentale riguarda l’accesso alle banche dati: il personale ispettivo non ha accesso completo alle banche dati INPS e INAIL (ad esempio, manca l’accesso ai lavoratori distaccati, ai coadiuvanti familiari, ai lavoratori artigiani o alle denunce di esercizio INAIL per le sedi stabili), all’anagrafe unica centralizzata, al data base ACI.
Oltre a questo, è necessario sviluppare con urgenza banche dati interne, rispetto a informazioni di cui l’INL già dispone, ma che non condivide al suo interno: autorizzazioni per videosorveglianze, notifiche preliminari di cantiere, accordi aziendali decentrati depositati presso gli uffici territoriali, regolamenti interni delle società cooperative depositati presso gli uffici territoriali.
E’ fondamentale avere un accesso pieno alle banche dati che mettano la vigilanza in condizione di poter svolgere al meglio il proprio lavoro. Chiediamo che l’Amministrazione lavori subito per la creazione di queste banche dati interne e per avere l’accesso alle banche dati esterne.
L’INL è l’unico Ente nel panorama della Pubblica Amministrazione in grado di poter svolgere un’ispezione completa sul lavoro, che riguardi sia la parte lavoristica che quella relativa a salute e sicurezza sul lavoro e invece ha scientemente deciso di separare le due parti della propria vigilanza. Noi continuiamo a contestare la destrutturazione dell’attività ispettiva in corso e l’obiettivo di tornare all’anarchia ispettiva. Capiamo bene che è un obiettivo funzionale a “non disturbare chi produce ricchezza”, anche se quella ricchezza determina morte e sfruttamento e concorrenza al ribasso.
Considerato che al 1° gennaio 2026 risultano in servizio 949 ispettori tecnici e che quindi in tutti gli uffici sono presenti ispettori tecnici in numero adeguato per poter svolgere vigilanza integrata, chiediamo sia totalmente ripensata la programmazione della vigilanza, prevedendo che le squadre di ispettori siano di regola composte da ispettori tecnici e ordinari, salvi fisiologici casi specifici.
Ancora, proprio perché il numero degli ispettori è finalmente in crescita a seguito delle assunzioni avviatesi nel 2021, non ha assolutamente senso chiedere agli ispettori del lavoro di fare “un po’ ” di vigilanza tecnica e agli ispettori tecnici “un po’ ” di ordinaria: l’ispettore del lavoro e l’ispettore tecnico hanno profili professionali diversi, competenze diverse e anche titoli di studio diversi. E’ quindi logico che ognuno faccia ciò che sa fare. Lo diciamo ancora meglio: l’ispettore tecnico non può essere chiamato a contestare lavoro nero e l’ispettore del lavoro non può essere chiamato a contestare violazioni in materia di salute e sicurezza. Anche su questo chiediamo un serio ripensamento, per far funzionare davvero la vigilanza e garantire tutela ai lavoratori e alle aziende serie.
In questi mesi, sono entrati con il profilo di ispettori tecnici, numerosi Tecnici della Prevenzione provenienti dal mondo delle ASL. Riteniamo che la loro professionalità vada valorizzata e messa a frutto, considerato che si tratta di persone che hanno già esperienza nel mondo della vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Che senso ha, per esempio, far fare loro lo stesso percorso di formazione di un neoassunto che non ha mai svolto un’ispezione? Perché non immaginare una formazione più rapida, per questo personale, così da poterlo subito mettere in azione? Perché non immaginare uno sviluppo delle loro professionalità attraverso specifiche competenze che prevedano anche misurazioni e campionamenti, come accade appunto nel mondo delle ASL? In questo modo, si può dare un eccezionale impulso alla vigilanza tecnica su scala nazionale.
Lo sviluppo tecnologico sempre più vorticoso rischia di creare degli importanti vuoti nell’Ente, se non c’è un aggiornamento delle sue professionalità. Così, potrebbe essere utile immaginare dotarsi di professionalità esperte di tecnologia, in grado di dare supporto nelle ispezioni ovvero di condurle direttamente, laddove venga in rilievo l’uso di algoritmi o sistemi di intelligenza artificiale.
Molte volte il personale ispettivo della Sede Centrale è coinvolto in attività di vigilanza o di verifica amministrativa sui territori, a supporto di diverse sedi: si tratta di un modo per ridurre le distanze tra centro e periferia, dare supporto effettivo al territorio e non disperdere energie. Come FP CGIL proponemmo anni fa una cosa simile e siamo contenti che ora qualcosa si muova, ma crediamo che il tutto debba essere disciplinato, ad esempio precisando chi ne può far parte, la formazione che deve seguire e i rispettivi carichi di lavoro, fermo restando che ovviamente non potrà essere l’attività a tempo pieno o prevalente.
Le responsabilità che il personale ispettivo si assume quotidianamente sono molteplici: sospensione d’attività imprenditoriale, notizie di reato, sequestri di cantiere, verbali con sanzioni che possono arrivare a centinaia di migliaia di euro, etc. Come FP CGIL lo avevamo detto e lo ribadiamo: è essenziale il riconoscimento di una indennità di funzione, che consideri le varie responsabilità assunte dal personale ispettivo effettivamente adibito all’attività di vigilanza. Il bilancio dell’INL ha capienza tale che si potrebbe intervenire per il riconoscimento, per via normativa, di una indennità in tal senso. Occorre presentare proposte normative in tal senso.
Va inoltre affrontato il tema del riconoscimento dell’indennità chilometrica pur nel raggio dei dieci chilometri, in particolare nelle grandi aree urbane. Su questo, come FP CGIL siamo intervenuti da tempo, scrivendo alle Direzioni competenti senza mai ricevere alcuna risposta. Siamo convinti che la Direttiva Missioni emanata pochi anni fa già consenta un simile riconoscimento e proprio per questo chiediamo che ora, questo, sia esplicitato. Allo stesso modo, crediamo che, come si è incrementato il valore del rimborso chilometrico con apposito Decreto Direttoriale avvalendosi dell’autonomia riconosciuta all’INL, si possa incrementare il valore delle indennità per pasto riconosciute nel caso di servizio esterno. Si tratta di norme scritte decenni fa che non escludono la possibilità di un intervento dell’Ente, attraverso l’autonomia finanziaria e contabile riconosciuta, per incrementarle a valori attuali.
Infine, last but not least, chiediamo che la DC Vigilanza torni ad appropriarsi pienamente di quel ruolo di indirizzo e coordinamento che diverse volte è venuto meno. Occorre dare indicazioni scritte a tutte le sedi sull’applicazione delle norme, garantendo omogeneità e non occupandosi solo del raggiungimento degli obiettivi ma, ancor prima, supportando come gli uffici li raggiungono.
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Coordinatore nazionale FP CGIL – INL |
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Matteo Ariano |