Nel 2007, quando il governo Prodi propose i DICO, cioè una legge per dare alcuni diritti alle coppie conviventi (ivi comprese le coppie omosessuali), una parte della destra reazionaria colse l’occasione per contestare quella che percepiva come una minaccia al modello di “famiglia tradizionale”.
Da lì nacque l’idea di una manifestazione: il Family Day. Il 12 maggio 2007, a Roma, un esercito di parlamentari divorziati o separati con la benedizione della Sacra Rota si mosse “in difesa della famiglia fondata sul matrimonio”, non per proporre qualcosa, ma per fermare o contrastare riforme considerate troppo aperte.
Scopriamo con sorpresa, da diverse segnalazioni ricevute da colleghi, che in occasione della Giornata internazionale per la Famiglia, INPS sceglie di richiamare esattamente quel claim: il “Family day INPS” è in programma il 18 giugno, per la condivisione e la valorizzazione dei valori della comunità.
Scegliere di attenzionare il tema della famiglia e del calo delle nascite evocando in maniera indiretta un evento politico che puntava apertamente a sottrarre tutele alle coppie di fatto e a quelle omosessuali appare una scelta decisamente curiosa, tanto più in un ente che dovrebbe promuovere inclusione, coesione sociale e accesso ai diritti.
Se stupisce la scelta dell’Istituto, stupisce ancor di più il silenzio delle altre organizzazioni sindacali sul punto. Quando la disuguaglianza entra nei luoghi di lavoro, a perderci è il sistema di tutele che abbiamo costruito. Permessi familiari, congedi, assistenza al partner malato, reversibilità, welfare aziendale, assicurazioni sanitarie, trasferimenti vanno riconosciuti a chi ama, senza eccezioni. E spiace essere i soli a ricordarlo.
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo