NON C’È PIÙ TEMPO. SERVONO RISPOSTE ORA! ASSEMBLEE IN TUTTI I FRONT-OFFICE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE IL 19 SETTEMBRE E MANIFESTAZIONE A ROMA IN VIA XX SETTEMBRE

Siamo a settembre e l’unica buona notizia che abbiamo ricevuto è quella relativa alla emanazione del decreto ministeriale relativo al comma165 degli anni 2015 e 2016, fondi peraltro non completamente esigibili nell’immediato.
Nessun segnale, invece, sulle somme che servono per le progressioni economiche di tutto il personale – pur se con decorrenze scaglionate – né sulle modalità di finanziamento delle agenzie fiscali a regime e tanto meno sulla futura riorganizzazione dell’Agenzia delle Entrate.
Abbiamo pazientato sino ad ora perché le condizioni politiche e quelle organizzative dell’Agenzia delle Entrate non permettevano salti nel buio. Nel frattempo il nuovo direttore dell’Agenzia delle Entrate, risolti gli intoppi burocratici, è pienamente in carica.
Ora non c’è più tempo! La confusione negli uffici è forte e i lavoratori prestano la loro opera in situazione sempre più disagevole e nessuna prospettiva che possa compensare i loro sforzi si intravede all’orizzonte, con l’aggravante che, se si aspetta ancora, rischiamo di veder passare un altro anno senza la possibilità di indire e terminare una procedura per i passaggi economici.
L’autorità politica e il nuovo management dell’Agenzia non hanno più scusanti!
Pertanto, fino a che non avremo risposte concrete e positive sulle materie oggetto della vertenza unitaria, è ora di dar corso con azioni concrete e crescenti allo stato di agitazione proclamato mesi orsono.
Il primo appuntamento è stato fissato per il 19 settembre prossimo. Quella sarà la prima giornata di mobilitazione alla quale seguiranno altre iniziative, sempre più ravvicinate nel tempo, fino a completa risoluzione della vertenza.
Nei prossimi giorni intensificheremo la mobilitazione con ulteriori iniziative diffuse e articolate su tutto il territorio nazionale che verranno definite unitariamente nelle prossime ore. Il 19 settembre è comunque confermata la preannunciata giornata di mobilitazione con assemblee in tutti i frontoffice dell’Agenzia delle Entrate e la manifestazione davanti alla sede del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Pertanto invitiamo tutti: lavoratori, RSU, rappresentanti sindacali territoriali, ad attivarsi sin d’ora per la riuscita della mobilitazione a difesa dei nostri diritti e della nostra professionalità
Roma, 2 settembre 2017

FP CGIL
Boldorini
CISL FP
Silveri
UIL PA
Cavallaro
CONFSAL/SALFi
Callipo
Sempreboni
Sparacino
FLP
Cefalo
Patricelli

Il 4 settembre 2017 il Presidente del Consiglio ha firmato il DPCM sull’Ape Volontaria. La firma non esaurisce l’iter del provvedimento che sarà lungo. Mancano ancora la registrazione da parte della Corte dei Conti, la pubblicazione in G.U. , le circolari INPS e le convenzioni con le banche e le assicurazioni.
Il provvedimento è retroattivo a partire dal 1 maggio 2017. Coloro che hanno maturato i requisiti nell’arco temporale fra il primo maggio 2017 e la data di pubblicazione del decreto, hanno 6 mesi di tempo per presentare la domanda. Al momento della presentazione della domanda occorre aver maturato 63 anni di età e 20 anni di contributi. Non è necessario smettere di lavorare.
Chi vorrà usufruire dell’anticipo pensionistico volontario dovrà pagare una rata sulla pensione netta futura ad un costo che si ipotizza essere da un minimo del 2% fino a un massimo del 5-5,5% medio annuo, il valore netto sarà inferiore però inferiore grazie al credito di imposta previsto in legge di bilancio che può essere fino al 50% dell’interesse sul finanziamento e sul premio. Il costo effettivo del premio pensionistico sarà quindi presumibilmente pari al 3,25% del costo del prestito pensionistico.
L’importo mensile minimo dell’ape volontaria non può essere inferiore a 702,00 euro netti mensili e la rata insieme altri prestiti non può superare 30% frlls pensione tenendo conto degli altri debiti pluriennali contratti, come ad esempio il mutuo per l’acquisto della casa.

In allegato la documentazione relativa alle progressioni economiche per l’Avvocatura dello Stato per la loro diffusione.

01.09.2017 – Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha presentato il nuovo sistema con cui, a partire dal primo settembre, l’istituto effettuerà le visite fiscali. Si tratta di un sistema informatizzato che trasformerà l’istituto in un “polo unico” da cui partiranno i controlli per i dipendenti pubblici e per quelli privati.

Riportiamo parte del testo della nota INPS del 9 agosto 2017 n. 3265


POLO UNICO VISITE FISCALI: CI SIAMO?

Diverse sono le criticità emerse nel corso della conferenza stampa tenuta dal Presidente dell’Inps Boeri: l’atto di indirizzo del Ministero del Lavoro non risulta ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e lo stesso Presidente ha pubblicamente rivolto un appello alle Amministrazioni competenti perché accelerino i tempi di pubblicazione. Da quest’adempimento, infatti, dovrebbe conseguirel’apertura di un tavolo volto alla stipula di una convenzione tra l’INPS e le organizzazioni sindacali più rappresentative, per la disciplina del rapporto di lavoro tra Inps e medici di medicina fiscale.
Utile la costituzione di un osservatorio sull’andamento del Polo Unico, soprattutto se si considera che l’Istituto ha pubblicamente ammesso di non aver ricevuto i dati sulle attività di verifica sinora svolte dalle Asl.
Critica ci appare la condizione dei medici fiscali inseriti nelle liste ad esaurimento previste per legge, che svolgono quest’attività da decenni. Nei loro confronti, riteniamo indispensabile il conferimento dell’incarico fino ad esaurimento delle liste e svincolato dalla durata della convenzione, per iniziare a liberarli dalla situazione precaria in cui hanno sinora vissuto. L’eventuale incarico a ulteriori medici dovrà comunque avvenire nel rispetto di quanto previsto dalla legge di stabilità per il 2014, che riconosce ai medici iscritti nelle liste ad esaurimento la priorità nella effettuazione delle visite di controllo, mantenendo l’attuale organizzazione territoriale. Tra l’altro, l’eventuale inserimento di ulteriore personale, potrà realizzarsi, a nostro parere, soltanto dopo che il Polo Unico sarà andato a regime, così da conoscere gli effettivi carichi di lavoro, le effettive risorse e dopo aver riconosciuto un carico di lavoro uniforme e certo ai medici delle liste ad esaurimento.
Particolare attenzione dovrebbe essere riconosciuta, inoltre, alle tutele dei lavoratori coinvolti.
Sulla base di tutto questo, ci auguriamo che davvero il Polo Unico delle visite mediche fiscali sia in grado di svolgere effettivamente le funzioni per cui è stato voluto e non vorremmo trovarci dinanzi all’ennesima riforma, tanto sbandierata quanto inefficace nei fatti.
Roma,31 agosto 2017

IL COORDINATORE NAZIONALE
FP CGIL INPS
Matteo Ariano

IL COORDINATORE ESECUTIVO NAZIONALE FP CGIL MEDICI
Andrea Filippi

Comunicato stampa Fp Cgil Toscana

“Basta con l’insicurezza nelle carceri toscane, bisogna intervenire prima che accada l’inevitabile. La Toscana non è un’isola felice. I lavoratori hanno diritto a lavorare in sicurezza e tranquillità”: la nota Fp Cgil Toscana

L’azione portata avanti nei giorni scorsi dagli agenti della Polizia penitenziaria del carcere di Prato, insieme con quanto accaduto nel carcere di Pisa (un detenuto magrebino si è suicidato ed è scoppiata la protesta) e in quello di Firenze a Sollicciano (col ferimento di tre agenti della Polizia Penitenziaria), ripropone il tema della sicurezza nelle carceri del nostro paese, insieme con quello, sempre con riferimento alle carceri italiane, di luoghi molto spesso assolutamente inadatti a svolgere le funzioni di contenimento e restrizione della libertà personale cui sono dedicati.

Abbiamo più volte denunciato che nelle carceri della nostra regione si cumulano più cause che portano questi luoghi di detenzione coatta al vertice come livello di insicurezza per chi opera al loro interno con funzioni di vigilanza e anche per chi vi dimora come detenuto.

In particolare nelle tre carceri segnalati abbiamo più volte denunciato:

– la fatiscenza dei luoghi (per Sollicciano e Pisa), che necessitano di profonde ristrutturazioni per renderli accettabili come luoghi di detenzione
– la carenza cronica del personale addetto alla sorveglianza (in Toscana mancano 800 unità) con grandi pericoli di chi abitualmente vi lavora, anche per effetto della circostanza che in taluni momenti della giornata (soprattutto la notte) gli operatori in servizio sono al di sotto dei livelli minimi di presenza che dovrebbero consentire un livello di sicurezza adeguato

Nonostante le ripetute denunce nulla di significativo è stato fatto, ed oggi ci ritroviamo a parlare di quanto accaduto proprio per effetto di quelle carenza mai sanate. I lavoratori della Toscana della Polizia penitenziaria hanno diritto a lavorare in sicurezza e tranquillità. Non abbiamo interesse ad individuare responsabili, non è certamente un nostro compito, a noi interessa esclusivamente che siano presi i necessari provvedimenti per far sì che i fatti accaduti a Pisa e Sollicciano non si ripetano domani negli stessi o negli altri carceri della Toscana che si trovano nelle medesime situazioni. Per fare questo è necessario che nella nostra regione ci sia una presenza VERA ed una AZIONE CONCRETA QUOTIDIANA del Provveditore dell’Amministrazione penitenziaria, ad oggi ancora assente. Per questo la Toscana, in questo delicato settore della Pubblica Amministrazione, non è una isola felice. Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità senza scaricarle sui lavoratori. Basta insicurezza nelle carceri, il Ministero e l’Amministrazione Penitenziaria si prendano le proprie responsabilità intervenendo senza ritardi. Nei prossimi giorni prenderemo contatti con le altre OO.SS. per concordare azioni comuni di lotta per garantire la sicurezza dei lavoratori nelle carceri della Toscana.

Roma, 31 agosto – Incontro all’Aran per proseguire la trattativa per il CCNL del nuovo Comparto delle Funzioni Centrali. L’Aran, ribadendo la necessità condivisa di articolare il negoziato per tavoli tematici (relazioni sindacali, rapporto di lavoro, tipologie contrattuali, welfare contrattuale, ordinamento professionale), ha presentato l’elenco degli istituti del rapporto di lavoro e delle norme disciplinari da armonizzare, aggiornare e adeguare. Il tutto sia per effetto dell’accorpamento dei tre vecchi CCNL (in cui erano precedentemente normati anche in forma differente), sia per le modifiche normative nel frattempo intervenute. Abbiamo ribadito la necessità di intrecciare la discussione sugli istituti del rapporto di lavoro con il sistema delle relazioni sindacali, il bisogno di definire chiaramente il campo di applicazione, a seguito di nuove disposizioni legislative che hanno modificato l’ambito di riferimento di talune amministrazioni com nel caso, ad esempio, delle Autorità di bacino e, soprattutto, l’esigenza di andare oltre la semplice manutenzione dei vecchi CCNL. In particolare con riferimento al rapporto tra i diversi livelli di contrattazione tra parte generale e sezioni specifiche come sul complessivo assetto contrattuale. Abbiamo poi espresso preoccupazione per le fughe in avanti interpretative da parte di alcune amministrazioni su norme che devono essere definite contrattualmente (permessi, valutazione, relazioni sindacali, smartworking e telelavoro). Infine abbiamo ribadito che il confronto di armonizzazione degli istituti contrattuali non potrà vanificare l’impegno di ripristinare il corretto rapporto tra legge e contratto a favore di quest’ultimo, come stabilito nell’accordo del 30 novembre 2016. L’incontro, ancora chiaramente interlocutorio, si è concluso aggiornando il confronto di merito a convocazioni successive.

30.08.2017 –

Prorogadello stato di emergenza per le zone colpite dal sisma del 24 agosto2016

Apprezziamoil provvedimento del Governo pubblicato in Gazzetta Ufficiale – SerieGenerale n° 188 del 12 agosto 2017 – che ha previsto all’art.16-sexies la proroga al 28 febbraio 2018 la durata dello stato diemergenza nelle aree del centro Italia colpite dal sisma.

LaFp Cgil Vigili del Fuoco lo aveva chiesto il 4 agosto u.s. attraversoun comunicato stampa:“Servela proroga dello stato di emergenza per le zone colpite dal sisma del24 agosto -Ènecessario che il lavoro sino ad ora svolto continui e l’interacomunità senta vicino lo Stato, senza che emerga quel senso diabbandono più volte dimostrato dai precedenti governi”.

Ilruolo svolto dalle organizzazioni sindacali di categoria èimportante, le critiche, i consigli e le richieste che come Fp Cgilfacciamo hanno sempre l’obiettivo di migliorare le condizioni dilavoro di lavoratrici e lavoratori ma anche di garantire sostegno eservizi alla cittadinanza nei momenti difficili.

Oraperò è importante che il Governo abbia il coraggio diemanareun provvedimento ad hoc per rispondere all’emergenza incendi checontinuano ininterrottamente a sfiancare il personale Vigile delFuoco, in Abruzzo la situazione è drammatica il Monte Morronecontinuaa bruciare da giorni, nel Lazio si continuano a spegnere incedi, inBasilicata l’emergenza è rientrata ma i roghi continuano ad essereappiccati. L’azione criminale va condannata e contrastata ma ènecessario rispondere alle tante richieste di soccorso che arrivanodalla cittadinanza e proteggere il patrimonio boschivo rimasto.

Coordinatore Nazionale FP CGIL VVF
Mauro GIULIANELLA


“Andava dichiarata emergenza, politica faccia sua parte”

Roma, 30 agosto – “Nessuno tocchi i Vigili del Fuoco. Il ritardo sui soccorsi, in particolar modo in Abruzzo, non è imputabile al Corpo, le cause vanno ricercate nella inefficienza e incompetenza di chi ha responsabilità politiche, dalle Regioni al Governo, incapaci di ascoltare i consigli e le indicazioni di chi, da sempre, rappresenta i lavoratori del Corpo”. È quanto si legge in una nota della Fp Cgil Vigili del Fuoco che, aggiunge, si schiera al fianco e a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori del Corpo, “vittime di aver subito un carico di lavoro eccessivo, con turni raddoppiati e senza il necessario recupero psicofisico”.

Per la Funzione Pubblica Cgil Vigili del Fuoco, “se le Regioni avessero dato seguito agli adempimenti di legge in ambito di prevenzione e di lotta attiva contro gli incendi boschivi attraverso le convenzioni e gli accordi necessari, tutto poteva essere affrontato con maggiore efficacia ed efficienza”. Quanto al Governo la Fp Cgil Vigili del Fuoco ribadisce la richiesta di “dichiarare immediatamente lo stato di emergenza nazionale ,o quantomeno per il Corpo Nazionale, e trovare soluzioni concrete per scongiurare possibili ripetizioni negli anni a venire di quanto registrato nel corso di quest’anno. Procedere con un provvedimento ad-hoc per assumere immediatamente tutti gli idonei al concorso 814 del 2008 prorogandone le graduatorie. Basta chiacchiere, subito i provvedimenti”, conclude la nota.

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Comunicato

Nessuno tocchi i Vigili del Fuoco, l’emergenza incendi ancora non dichiarata era necessaria, le regioni facciano ciò che devono

La Fp Cgil VVF si schiera al fianco e a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori del Corpo, vittime di aver subito un carico di lavoro eccessivo, con turni raddoppiati e senza il necessario recupero psicofisico. Le cause di quanto avvenuto vanno cercate nella inefficienza e incompetenza di chi ha il compito di governare le regioni ma anche dello stesso governo incapace di ascoltare i consigli e le indicazioni di chi, da sempre, rappresenta i lavoratori del Corpo.
La polemica che sta montando sul ritardo dei soccorsi in particolare modo in Abruzzo non può e non deve riguardare i Vigili del Fuoco. Ricordiamo che da più di un anno questi ultimi sono in costante emergenza e operano incessantemente in tutte le regioni colpite dalle catastrofi naturali. Permangono nelle zone colpite dal terremoto del 24 agosto 2016 per il ripristino della normalità e la messa in sicurezza degli edifici, combattono quotidianamente contro gli incendi che dal mese di luglio hanno devastato il patrimonio boschivo e faunistico italiano, al nord presenti su alluvioni e piogge intense e in ultimo ad Ischia dove hanno portato in salvo un’intera famiglia sepolta dalle macerie a causa di una scossa di terremoto di magnitudo 4 che ha inoltre provocato inoltre due vittime crolli e tanti sfollati.
Nessuno tocchi i Vigili del Fuoco. Ci hanno già provato pochi giorni fa alcuni giornali affermando, ingiustamente, che ad appiccare gli incendi erano stati proprio i Vigili del Fuoco. Nessuno provi a indicare alcuna responsabilità operative alla componente tecnica del Corpo semmai le responsabilità devono ricadere solamente sulla politica nazionale e su chi rappresenta le regioni.
Se queste ultime avessero dato seguito agli adempimenti di legge in ambito di prevenzione e di lotta attiva contro gli incendi boschivi attraverso le convenzioni e gli accordi necessari, tutto poteva essere affrontato con maggiore efficacia ed efficienza.
Le risorse stanziate per la lotta agli incendi a favore delle regioni devono essere impegnate adeguatamente altrimenti tanto vale investirle su un piano assunzionale adeguato per il Corpo Nazionale, per i mezzi di soccorso e per attrezzature necessarie. E’ palese come i soli Vigili del Fuoco non possano occuparsi dello spegnimento degli incendi boschivi.
Inoltre, la soppressione del Corpo Forestale dello Stato ha aumentato esponenzialmente il rischio legato agli incendi boschivi. L’azione di controllo del territorio, a suo tempo svolto egregiamente dal personale della ex Forestale, è venuta meno per la devastante scelta del Governo. Il resto del danno lo ha fatto il decreto legislativo 177/2016 che ha assegnato solo 364 unità ai Vigili del Fuoco su circa 7500 forestali disponibili, arruolati a forza nell’Arma dei Carabinieri per motivi che ancora ci risultano poco chiari.
Continuiamo a chiedere al Governo di dichiarare immediatamente lo stato di emergenza nazionale o quantomeno per il Corpo Nazionale e trovare soluzioni concrete per scongiurare possibili ripetizioni di quanto avvenuto quest’anno negli anni a venire. Procedere con un provvedimento ad-hoc per assumere immediatamente tutti gli idonei al concorso 814 del 2008 prorogandone le graduatorie.
Basta chiacchiere, subito i provvedimenti.

Il Coordinatore Nazionale
FP CGIL VVF
Mauro GIULIANELLA

Viva preoccupazione riguardo le ripetute, e ormai non più sopportabili, accuse di taluni soggetti sull’operato del Corpo Nazionale dei VVF.


Cozza: “Non c’è più tempo da perdere, 13 mila in attesa.
Serve impegno da Fedeli e Lorenzin”

Roma, 29 agosto – “Caos inaccettabile, subito il bando senza ritorni al passato”. Con queste parole la Funzione Pubblica Cgil Medici commenta i continui ritardi nella pubblicazione del bando del concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione in Medicina, nel chiedere un impegno immediato da perte delle ministre interessate, Fedeli e Lorenzin. La vicenda, ricorda la Fp Medici, risale al 13 maggio scorso quando “il Miur annunciava il nuovo sistema di accreditamento e le nuove modalità di svolgimento del concorso per l’accesso ai corsi. Ma ancora oggi 13 mila giovani medici sono in attesa della pubblicazione del bando, prevista inizialmente per aprile 2017”.

Il ‘vero intoppo’, fa sapere Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici, “sarebbe nella mancata pubblicazione dei decreti di accreditamento delle scuole di specializzazioni, propedeutici alla pubblicazione del bando. L’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, organismo consultivo del Miur e del Ministero della Salute, applicando i parametri strutturali e qualitativi già fissati per decreto, tenendo conto anche delle valutazioni dell’ Agenas (Agenzia per i servizi sanitari regionali) per la qualità dei servizi sanitari e dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca) per la misurazione della produzione scientifica dei docenti, avrebbe bocciato 135 scuole di specializzazione (circa una su dieci), per mancanza del minimo di docenti richiesti e di spazi adeguati per la formazione sul campo (dai posti letto a numeri di prestazioni)”.

Si tratta, però, osserva il dirigente sindacale, “solo di un parere contro il quale sarebbero insorti diversi direttori di scuole di specializzazione, e sul quale si sarebbe creato uno stallo. Sembra che per uscirne nei giorni scorsi il Miur e il Ministero della Salute abbiano chiesto all’Osservatorio di motivare meglio il parere, al fine di salvare il maggior numero possibile delle 135 scuole che non dovrebbero essere accreditate rispetto alle 1.433 che hanno fatto domanda”. A riguardo, commenta Cozza, “non vorremmo che questo blocchi un percorso virtuoso che deve comunque vedere più posti per le scuole di specializzazione – afferma Cozza -. Oggi le 6.105 borse statali rappresentano un inaccettabile imbuto per chi si è laureato con anni di studio e sacrifici, anche a fronte delle prossime ondate di pensionamenti. Dall’imbuto dobbiamo passare al cilindro”. La qualità dei percorsi di formazione e un maggior numero di posti potranno, osserva il dirigente sindacale, “essere garantiti dall’allargamento dell’insegnamento sul campo negli ospedali e nei servizi territoriali, ma senza contratti atipici regionali a tempo determinato, che rappresenterebbero solo sfruttamento e declassamento dei giovani medici”.

“Non vogliamo più medici specializzati in chirurgia che non si sono potuti formare nelle sale operatorie ma solo sui libri. Il tutto – continua Cozza – deve essere chiaro, trasparente e meritocratico, passando dalle oltre 400 sedi di esame dell’anno scorso a poche sedi macro regionali, con controlli omogenei, con una unica graduatoria nazionale dove chi ha il punteggio più alto deve poter scegliere sia la scuola di specializzazione che il luogo, fino ad esaurimento”. In questo ambito, dal prossimo anno, propone il segretario nazionale della Fp Cgil Medii, “si dovranno inserire nello stesso concorso anche i posti per i corsi di formazione in medicina generale, che dovranno avere pari dignità di specializzazione, e si dovrà introdurre la laurea abilitante per ridurre i tempi di formazione/lavoro”.

Intanto però “i giorni passano sulla pelle di migliaia di giovani medici ai quali viene negato il diritto alla formazione specialistica, indispensabile per poter accedere al Servizio Sanitario Nazionale. Non c’è più tempo da perdere – conclude Cozza – le ministre Fedeli e Lorenzin, si impegnino per l’immediata pubblicazione del nuovo regolamento del concorso, dei decreti di accreditamento delle scuole e del bando con le nuove regole, superando le resistenze legate a vecchi interessi che si nascondono dietro a farraginosità burocratiche. Un ritorno al passato sarebbe inaccettabile”.

La FpCgil Medici su bando scuole specializzazioni ripresa dal web su Adn Kronos, QS, Sole24Ore Sanità e Rassegna Sindacale

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