Si è svolta a Bruxelles, in data 16 marzo 2017, la 48ma riunione del comitato permanente dell’EPSU per le Autonomie locali.
Tra i primi punti affrontati c’è stato quello relativo all’impatto della digitalizzazione sui servizi e sui lavoratori delle autonomie locali. A tale riguardo è stata prospettata la possibilità dell’elaborazione di un ordine del giorno per contribuire all’elaborazione della posizione dell’EPSU su questo specifico tema. E’ stata inoltre prospettata la possibilità di una ricerca sull’impatto della digitalizzazione in alcuni paesi europei (tra cui l’Italia) nei settori dei servizi per l’impiego e dell’igiene e ambiente. Si è registrata la disponibilità del sindacato tedesco Ver.di a sponsorizzare la ricerca e un seminario dedicato. I risultati della ricerca potranno essere illustrati per la fine dell’anno.Il tema della digitalizzazione è stato poi oggetto di uno specifico approfondimento attraverso il contributo di  Éric Peres, vicepresidente della Commission nationale de l’informatique et des libertés, e esponente del sindacato Force Ouvrière (FO) che ha illustrato i possibile impatto della digitalizzazione nei servizi pubblici e il quadro normativo francese con riferimento al “diritto di disconnessione”.
In merito al tema delle clausole sociali negli appalti è stato segnalato un seminario di approfondimento sul nuovo quadro normativo europeo che si terrà il 4 maggio 2017 a Bruxelles. In quella circostanza abbiamo illustrato la situazione Italia con particolare  riferimento al quesito referendario promosso dalla Cgil sulla responsabilità solidale negli appalti.
Sul tema della rimunicipalizzazione dei servizi è intervenuta la ricercatrice Satoko Kishimoto che ha illustra una ricerca commissionata dalla ong TNI in merito ai casi di rimunicipalizzazione che si sono registrati in diverse nazioni a livello globale, con particolare riferimento ai servizi idrici, di trasporto pubblico, energia e ai servizi educativi. La ricerca ha registrato 821 casi di rimunicipalizzazione o di attivazione di nuovi servizi in forma pubblica, distribuiti tra 30 paesi. Il dibattito successivo a fatto però emergere come i processi di rimunicipalizzazione incontrino ostacoli legali o  materiali nella misura in cui posso implicare riduzione dei livelli salariali e occupazioni, ma soprattutto (es. rimunicipalizzazione dei servizi idrici parigini) si incontrano con la perdita del know-how e delle professionalità necessarie cui nel mentre sono andati incontro i servizi precedentemente privatizzati.
In merito al tema del ruolo delle autonomie locali nel quadro delle politiche europee è stato presentato per conto dell’associazione Eurocities (associazione internazionale che riunisce le città europee con più di 250.000 residenti) il progetto Urban Agenda ossia una proposta di partenariato attivo che attraverso la condivisione delle esperienze permetta alle città aderenti un’azione di lobby nei confronti dell’ Unione Europea su tematiche condivise (inclusione immigranti, povertà urbana, inquinamento, appalti, ecc.)
Sui temi della parità di genere è stato anticipato che il 5 maggio si riunirà un gruppo di lavoro per l’aggiornamento delle linee guida congiunte EPSU-CEMR. Il 7 e 8 aprile EPSU dovrebbe adottare una risoluzione sulla parità di genere che prelude a una conferenza su questo tema da tenere nel maggio 2018. E’ stato presentato inoltre il progetto del sindacato inglese Unison che attraverso il Womens Budget Group elabora dati per lo studio dell’impatto economico, in termini di genere, delle politiche pubbliche e della crisi.
Riguardo al Congresso del Public Service International (PSI) che si terrà in autunno la proposta emersa è quella di elaborare degli emendamenti al documento del PSI e di provare a condividerli con  sindacati di altre regioni (Asia, America, ecc.)
Alessandro Purificato 

Progressioni economiche 2017 – firmato l’accordo

Si è tenuta il 29 marzo la prevista riunione concernente l’accordo sulle progressioni economiche e indennità ex art. 32 del CCNL. L’Amministrazione ha presentato una proposta che  ha tenuto conto delle osservazioni che le OO.SS avevano avanzato nelle precedenti riunioni  sulle previste indennità , mantenendo   inalterata la parte riguardante le progressioni economiche,che aveva gia visto la nostra condivisione, modificando la  ridistribuzione dei posti per fasce economiche. Abbiamo sottoscritto l’accordo riguardante  il  passaggi di fascia economica   per 2.400 lavoratori che porta  a  complessivi   8.790 i lavoratori che alla fine del biennio 2016/17 avranno ottenuto un aumento salariale in busta paga.  Un risultato che riteniamo soddisfacente  considerate   le condizioni normative vigenti e il blocco salariale imposto dal d.l 78/2010 che hanno  indebolito  il potere d’acquisto dei lavoratori. L’accordo è in perfetta continuità con il precedente  del 2016, tanto che  è stata accolta la richiesta della CGIL di considerare la   formazione e  il  relativo punteggio ottenuto nella precedente  prova   utili ai fini del punteggio complessivo   per l’attuale progressione economica. Deciderà il lavoratore se   sottoporsi ad una nuova prova qualora ritenesse basso il punteggio ottenuto nel 2016. I requisiti per partecipare alla procedura saranno gli stessi di quelli del 2016, ossia due anni di anzianità nella fascia di appartenenza, anzianità di servizio , titoli di studio e formazione.
Abbiamo ritenuto di non modificarli proprio per evidenziare  la continuità tra le due procedure.
L’accordo prevede anche  alcune clausole programmatiche (relative ad accordi che verranno stipulati sul conto  FUA 2018 e l’istituzione di specifiche indennità ai sensi dell’art 32 del CCNl) che hanno alimentato qualche  ragionevole perplessità,  tanto  che ci hanno portato a chiedere  di analizzare  con più attenzione tutta la materia, pur avendo evitato   di  bloccare l’accordo per le progressioni economiche, nostro  vero obiettivo durante tutta la trattativa.   Nei fatti la sottoscrizione dell’accordo  è stata    una scelta obbligata  che abbiamo  effettuato  in maniera convinta,  in quanto siamo  certi di poter rivedere gli  aspetti più critici  della parte riguardante le  indennità  nel momento in cui si contratterà il FUA 2018,  probabilmente in presenza di un nuovo  CCNL  che dovrà liberare la contrattazione   dai blocchi previsti dalla cosiddetta riforma Brunetta.
Le indennità previste dall’accordo che potranno essere  attivate dal 1 gennaio 2018 sono :
–         Responsabile del servizio prevenzione e protezione ( RSPP).
–         Addetto al servizio di prevenzione e protezione  ( ASPP).
–         Addetto all’emergenza ( antincendio e primo soccorso) .
–         Servizio automobilistico.
Per quanto attiene le Posizioni Organizzative, l’importo per finanziarle è stato ridotto rispetto alla prima stesura e saranno distribuite per il 55% presso gli uffici periferici e per il 45% presso gli uffici centrali. Un’ attenzione particolare è stata posta sulla  necessità  di   incentivare con adeguato importo  i funzionari incaricati di  svolgere funzioni di Direttore di Segreteria di Commissione Tributaria non dirigenziale in una sede diversa da quella di appartenenza, visto l’obbligo di  rotazione prevista dalla normativa vigente. E’ stata inoltre introdotta la possibilità di istituire in sede di contrattazione decentrata  un’indennità per chi svolge i servizi all’utenza , così come da noi espressamente richiesto nella riunione precedente. Consideriamo l’accordo sottoscritto complessivamente  positivo  anche se la nostra soddisfazione è offuscata dalla scelta di  quelle organizzazioni sindacali di non firmare un accordo che stabilizza circa 5 milioni di euro nella busta paga dei lavoratori,   preferendo  anteporre solo gli aspetti critici  che riteniamo  in parte superabili: scelta che consideriamo  ancora più incomprensibile di quella del 2016 Auspichiamo  che nei prossimi negoziati  si riuscirà a ricomporre l’unità sindacale, che riteniamo essere   uno strumento fondamentale  per la tutela dei diritti e degli interessi dei lavoratori. Alla fine della riunione l’Amministrazione ha comunicato che è prossima la convocazione per la corresponsione  del contributo unificato 2013/14. È previsto per il 12 aprile l’incontro con le OO.SS e la RSU per affrontare la questione dell”orario di lavoro.
E’ imminente l’emanazione del c. 165/2015 (cartolarizzazione).
Roma, 30 marzo 2017

FP CGIL Nazionale
Luciano Boldorini

Incontro con Cfdt Santé Sociaux 29 marzo 2017

Il 29 marzo 2017, presso la sede nazionale della Funzione Pubblica Cgil, si è svolto un incontro tra Maryvonne Nicole, Cyrille Duch, entrambi Segretari Federali di Cfdt Santè Sociaux, ufficio Europa-Internazionale, e Concetta Basile, Francesca De Rugeriis, Gianluca Mezzadri, Enzo Bernardo e Nadia Pagano per la Fp Cgil.

Durante l’incontro, durato circa due ore, si sono principalmente scambiate informazioni su temi quali i sistemi di contrattazione e di rappresentanza nei due paesi, sulla formazione delle varie figure professionali sanitarie, sulle condizioni, la sicurezza e l’orario di lavoro in sanità, sul welfare contrattuale, pensioni.

Dalla chiacchierata sono emerse diverse similitudini tra i due paesi nel settore sanitario e alcune differenze, in particolare per la parte previdenziale.

Ai colleghi francesi è stata anche illustrata la Carta Universale dei Diritti e spiegato il referendum della Cgil su voucher e appalti.

I colleghi di Cfdt Santé Sociaux sono venuti a Roma all’interno di un progetto formativo organizzato dalla Confederazione CDFT per un gruppo di 24 giovani al di sotto dei 35 anni di differenti settori (4 sono di Cfdt Sanità).  Il gruppo incontrerà anche CGIL e CISL nazionali  e visiterà un ospedale romano.

Roma 29 marzo 2017

np

CGIL Funzione Pubblica, Fisascat Cisl, UILTucs, UIL FPL ringraziano tutti i lavoratori e le lavoratrici per la straordinaria riuscita dello sciopero del 27 marzo  dei lavoratori delle strutture Anaste: una giornata di astensione proclamata  per respingere le proposte inaccettabili avanzate al tavolo di trattativa per il rinnovo del contratto nazionale, applicato a circa 20 mila addetti. Anaste chiede infatti l’aumento dell’orario di lavoro da 38 a 40 ore settimanali, la riduzione, fino all’azzeramento, dei permessi retribuiti; l’azzeramento del pagamento dei primi tre giorni di malattia, l’aumento medio lordo di 19 euro dopo 8 anni di mancato rinnovo del contratto, l’unico del settore per il quale manca anche il triennio 2010-2012. Proposte ben lontane dalle richieste avanzate con la piattaforma unitaria: un aumento economico di 110 euro, l’adeguamento del sistema di classificazione, l’estensione delle tutele, a partire da malattia, maternità, formazione, il rafforzamento delle relazioni sindacali, al fine di valorizzare le professioni e dare il giusto riconoscimento al lavoro di tutti gli operatori. Ancora una volta i lavoratori e le lavoratrici del settore hanno mostrato, scendendo in piazza per la difesa dei loro diritti, che in un paese civile non è sostenibile che la tutela e l’assistenza delle persone fragili, anziane, sia gestita da associazioni che non si curano delle condizioni materiali del lavoro all’interno delle proprie strutture,  che vogliono fare profitto risparmiando sui salari dei lavoratori e riducendone i diritti. Si sono tenute decine di presidi in tutte le regioni interessate dalla presenza di strutture Anaste, con una adesione allo sciopero che è andata oltre il 70%, con punte dell’80%  in Piemonte,  Lombardia, Veneto,  Toscana, Emilia Romagna;  in molte strutture l’adesione è stata totale: 100%. Molto bene anche l’andamento dello sciopero in regioni come le Marche e la Puglia. Il tutto nonostante l’ostruzionismo di molte strutture che in diversi casi si sono rifiutate di fare anche l’accordo sui servizi minimi essenziali, come prevede la legge. Dopo questa straordinaria giornata di sciopero la mobilitazione continua, con l’obiettivo di riaprire subito le trattative per il rinnovo di un contratto importante in un settore delicato come quello dell’assistenza agli anziani, in cui la qualità del lavoro e la professionalità dei lavoratori sono il primo presidio per la qualità del servizio e la tutela dei diritti degli utenti. Già nel corso dei presidi, in diverse regioni, si sono tenuti incontri tra i sindacati e gli assessorati regionali, per richiamare le Istituzioni a vigilare sulla qualità dei servizi offerti ai propri cittadini e sulle condizioni degli operatori vi lavorano. Il coinvolgimento delle Istituzioni, a tutti i livelli, proseguirà nei prossimi giorni, affinché la vertenza si sblocchi: in caso contrario chiederemo alle Istituzioni di intervenire perché associazioni che non garantiscono i diritti dei lavoratori, fanno profitti abbassando il costo del lavoro e peggiorando le condizioni materiali del lavoro, non siano più soggetti che partecipano a fornire un servizio pubblico così delicato,  rivolto ad una parte importante della cittadinanza, in un momento della vita in cui maggiore è la necessità di attenzione e protezione.

FP CGIL
Taranto
Fisascat Cisl
Guarini
UILTucs
Veronese
UIL FPL
Perna

Multimedia




Il SI delle donne ve lo spieghiamo qui

 


Interventi delegate FP CGIL
 

In allegato la circolare GDAP n.0105656 del 27.03.2017.

Testo stenografico della seduta del 22.03.2017 alla Camera sul DL terremoto – Commento

Diffondiamo il testo stenografico della seduta di ieri alla Camera sul DL terremoto, in particolare quello che riguarda l’istituzione di un nuovo dipartimento in seno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che si chiamerà, forse, Casa Italia (DCI). Ovviamente aspettiamo di leggere il testo per esprimere un giudizio definitivo.
Tuttavia la lettura dello stenografico ci consente già di riprendere qualche intervento in Aula che ha inteso sottolineare quanto noi continuiamo a pensare e a sostenere e cioè: la complessa materia della messa in sicurezza, adeguamento e manutenzione del territorio rappresenta la vera, unica e indispensabile grande opera pubblica di cui il Paese ha  davvero urgente bisogno. La CGIL, non a caso, ha proposto questi temi come elementi cardine nel suo Piano di Lavoro, lanciato alla Conferenza di programma del 25 e 26 gennaio del 2013, al Palalottomatica di Roma. Un piano e un patto di legislatura, per una nuova politica industriale, sociale e ambientale, fondata su una diversa politica fiscale. Non più solo il rigore, ma un forte rilancio della riqualificazione e della crescita del sistema produttivo.
Un altro modo di vivere, da cittadino consapevole, il proprio territorio e una decisa politica di responsabilizzazione delle pubbliche amministrazioni ad ogni livello. Una vera riconversione civica verso una nuova cultura della res publica.
Il tema, come si vede, meriterebbe un ampio dibattito parlamentare e politico, in un tempo certo, visto lo stato in cui versa il territorio, e non un frettoloso emendamento suggerito da una logica politica d’imperio e della dominanza bocciata al referendum del 4 dicembre, da un comportamento e assetto schizofrenico (il 7 marzo è stata votata la delega per la riforma della PC che sovraintende ai temi di prevenzione dei rischi) e da una buona dose, quantomeno, di improvvisazione e finta ignoranza.
L’emendamento presentato dal governo all’ultimo momento, scritto in quel modo, con quel contenuto che abbiamo avuto modo di leggere, è un occasione mancata e mette in cattiva luce il neo dipartimento ancor prima della sua nascita, connaturandolo come un’ennesima “struttura a latere”  che confliggerà con numerosi ministeri  e finirà per interferire con l’erogazione del servizio di protezione civile reso attraverso le attività di previsione, prevenzione, soccorso e superamento dell’emergenza.
E a proposito della prevenzione. La finta approssimazione con cui si è affrontato fin qui il vasto tema della prevenzione in Italia è figlia della cosiddetta shock economy, che nella sua declinazione aveva sedotto finanche il dipartimento della protezione civile. Tant’è che si era ideata una protezione civile spa, avversata e sconfitta con il contributo fondamentale della CGIL. Ora auspichiamo (e vigileremo su questo) che i decreti attuativi della legge 30 del 16 marzo 2017, sapranno delimitare e indicare i campi, le attribuzioni, le funzioni e le attività di ogni attore chiamato a concorrere sui delicati temi della prevenzione, a cominciare dal dipartimento della protezione civile.
Il clima sembrerebbe favorevole. Infatti pare che nelle intenzioni (o chiacchiere?) ci sia una inversione di tendenza nell’affermare, finalmente, una cultura del rischio (e quindi della previsione e prevenzione) e una presa di distanza dalla cultura dell’emergenza e quindi dalla shock economy, che, è giusto rammentare, ha caratterizzato dal 2001 le politiche di protezione civile a tutti i livelli. Un inversione di tendenza che però non è ad oggi riscontrabile nella prassi politica-amministrativa, nei linguaggi e nelle procedure. L’istituzione del DCI, fatta in questo modo, infatti, scritta come si rinviene nell’emendamento del governo che abbiamo pubblicato ieri 22 marzo, sembra più una logora conferma del passato che una nuova politica di prevenzione.
Un occasione mancata!
23.03.2017

Braccia incrociate e presidi nei territori, al centro vertenza rinnovo contratto settore socio sanitario assistenziale 

Roma, 27 marzo – Straordinaria riuscita dello sciopero dei lavoratori delle strutture Anaste, ovvero l’Associazione nazionale che rappresenta le imprese private di assistenza residenziale agli anziani. Una giornata di astensione proclamata Fp Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Uil Fpl per denunciare, commenta la segretaria nazionale della Funzione Pubblica Cgil, Cecilia Taranto, “le proposte inaccettabili avanzate da Anaste al tavolo di trattativa per il rinnovo del contratto nazionale applicato a circa 20 mila addetti del comparto socio sanitario assistenziale.

Decine di presidi in tutte le regioni interessate dalla presenza di strutture Anaste che hanno fatto registrate, fa sapere la Fp Cgil, “un’adesione allo sciopero media che è andata oltre il 70%, con punte dell’80% come in Piemonte, in Lombardia, in Veneto, in Toscana e in Emilia Romagna, dove in molte strutture l’adesione è stata totale: 100%. Molto bene anche l’andamento dello sciopero in regioni come le Marche e la Puglia. Il tutto nonostante l’ostruzionismo di molte strutture che in diversi casi si sono rifiutate di fare anche l’accordo sui servizi minimi essenziali, come prevede la legge”.

Al centro della protesta le proposte “inaccettabili” di Anaste per quanto riguarda, spiega Taranto: “L’aumento dell’orario di lavoro da 38 a 40 ore settimanali; la riduzione, fino all’azzeramento, dei permessi retribuiti; l’azzeramento del pagamento dei primi tre giorni di malattia, l’aumento medio lordo di 19 euro dopo 8 anni di mancato rinnovo del contratto”. Proposte ben lontane dalle richieste sindacali che, nella piattaforma unitaria, rivendicano “un aumento economico di 110 euro e l’adeguamento del sistema di classificazione, l’estensione delle tutele, a partire da malattia, maternità, formazione, il rafforzamento delle relazioni sindacali, al fine di valorizzare le professioni e dare il giusto riconoscimento al lavoro degli operatori tutti”.

Ma dopo la straordinaria giornata di oggi, “la mobilitazione continua – aggiunge la dirigente sindacale – con l’obiettivo di riaprire subito le trattative per il rinnovo di un contratto importante in un settore delicato come quello dell’assistenza agli anziani, in cui la qualità del lavoro e la professionalità dei lavoratori sono il primo presidio per la qualità del servizio e la tutela dei diritti degli utenti”. Già oggi, nel corso dei presidi, si sono tenuti in diverse regioni incontri tra i sindacati e assessori regionali interessati. “Il coinvolgimento delle istituzioni, a tutti i livelli, proseguirà –  conclude Taranto – nei prossimi giorni, affinché la vertenza si sblocchi: in caso contrario chiederemo alle Istituzioni di intervenire perché associazioni che non garantiscono i diritti dei lavoratori, fanno profitti abbassando il costo del lavoro e peggiorando le condizioni materiali del lavoro, non siano più soggetti che partecipano a fornire un servizio pubblico così delicato”.

In data 21 marzo è stato sottoscritta l’Ipotesi di contratto collettivo integrativo relativo ai criteri di utilizzazione del Fondo per l’anno 2017.

 

ipotesi_CCI_aree_2017

 

La Fp Cgil Taranto ricorda che lo scorso anno, con tutte le OO.SS. provinciali e la Rsu dell’Arsenale, convinse il Sindaco ed il Consiglio Comunale a investire nell’Arsenale, per il completamento del progetto della sua ristrutturazione (“Piano Brin”). 37 milioni di Euro, destinati per lo sviluppo del territorio jonico, furono quindi dirottati verso l’Arsenale, in seguito ad in accordo informale fra ministero difesa e sindaco Stefano. Tale scelta presupponeva come contropartite: – un piano di assunzioni di giovani maestranze in considerazione delle carenze del personale operaio e i 57 anni di età media dei lavoratoti, attualmente impiegati nello stabilimento; – l’apertura all’esterno della scuola di mestieri “allievi operai”; – un progetto “acciaio a km 0”, che prevedeva lo smantellamento delle unità navali, in disarmo, per recuperare e riciclare l’acciaio da inviare all’Ilva di Taranto (alle attività di smantellamento sarebbero state interessate anche le ditte locali).   Di quanto sopra non si è realizzato niente, se non l’altisonante “investimento delle risorse per lo sviluppo jonico nell’arsenale” Alla recente interrogazione parlamentare dell’on. Duranti che, ricordando l’accordo informale dello scorso anno, premeva soprattutto per un piano di assunzioni – anche al fine di integrare linfa giovane, indispensabile al mantenimento ed al rilancio delle pesanti attività manutentive dell’arsenale – è stato risposto, in sostanza, che il problema delle carenze di personale operaio si sta risolvendo con l’ingresso di ex militari riformati per motivi di salute (nell’arsenale di Taranto ne sono transitati circa 70 in 14 mesi). La Fp Cgil Taranto non ci sta. A partire dal dissentire in merito alla logica in uso di impiegare gli ex militari nell’ultima regione in cui hanno prestato servizio. E non è comprensibile come sia possibile assegnare profili operai, che prevedono l’impiego a bordo di unità navali, a dipendenti “riformati per motivi di salute” che, dove non venissero declassati in amministrativi (portandone in sovrannumero la dotazione organica), sulle navi a lavorare non ci potranno andare. Forse andrebbe dato ascolto agli Stati Maggiori che ricevono continue sollecitazioni dai dirigenti di Enti/Comandi per le difficoltà lavorative che incontrano a causa della mancanza di adeguata manodopera, che non verrà risolta in alcun modo dal transito di militari “prescritti” nel ruolo civile. Mettiamo in guardia la Ministra Pinotti (qualora non dovesse essere intenzione di questo Governo) dal fatto che in questo modo si favorirà senza tema di smentita la privatizzazione degli Arsenali , come è scritto nel celebre “Libro Bianco”: “cessione di attività, strutture e personale ad imprese che si impegnano a lavorare per la difesa”. La Fp Cgil Taranto invita tutti i politici del territorio jonico a far sentire la propria voce e ad impegnarsi per far rispettare l’accordo che, per la città di Taranto, ha investito 37 mln di euro, a partire dal primo obiettivo di ottenere un nutrito numero di assunzioni per l’Arsenale, sbloccando il turn over, garantendo così le necessarie e moderne funzioni operaie che gli ex militari non potranno garantire.

Taranto, 27 marzo 2017

Mino Bellanova
Segretario Generale

Progetto TUNEDEUPAE: Benessere, sicurezza e salute sul lavoro nelle amministrazioni dei governi centrali

Berlino

Conferenza conclusiva, Berlino, 13- 14 Marzo 2017

Si è svolta a Berlino, articolata in due giornate di studio e dibattito, (dal 13 al 14 marzo 2017) la conferenza finale, che ha fatto seguito ai seminari tematici di Vilnius e Madrid, sul benessere e la salute nei luoghi di lavoro nelle amministrazioni centrali.

Durante la prima giornata nella mattinata, dopo i saluti di rito, si è passati all’illustrazione del quadro normativo di riferimento in Europa e degli obiettivi del progetto; dopo questa fase illustrativa, con gli interventi di Simon Loréal (EUPAEFrancia) e di Cristina -Alexandra Eftimie, funzionario responsabile dell’elaborazione  delle politiche della Commissione, si è passati alla presentazione della versione definitiva dello studio sul quadro normativo di riferimento da parte di Lionel Fulton, ricercatore del progetto. Dopo la discussione seguita a questi primi interventi si è passati alla presentazione della guida step by step, sempre a cura di Lionel Fulton, e del video introduttivo. Entrambi gli strumenti, elaborati sulla base di quanto emerso nei due seminari di Vilnius e Madrid, sono importantissimi per guidare le parti sociali su queste problematiche nella Amministrazioni Centrali; sono altresì uno strumento utile per la diffusione della problematica nei posti di lavoro. Inoltre, le informazioni emerse, anche a livello statistico, relative ai rischi a cui possono essere esposti i lavoratori, possono effettivamente diventare uno strumento utile per l’opinione pubblica sempre impegnata a svalutare l’importanza del lavoro pubblico; non sono infatti  adeguatamente considerati i rischi a cui sono esposti i lavoratori proprio per l’importanza del servizio che offrono, servizio che molto spesso impatta direttamente sulla vita delle persone.Come TUNED Italia, in esito alla presentazione, abbiamo chiesto, ove possibile, di considerare nella guida anche il fattore precariato e i suoi riflessi sul benessere e la sicurezza, nonché, nella parte relativa alla videosorveglianza come mezzo di prevenzione, abbiamo messo in evidenza le possibili conseguenze negative sulla privacy dei lavoratori.Abbiamo comunque espresso grande apprezzamento per il lavoro fatto sia con il video, strumento certamente più immediato di diffusione, sia con la guida, preziosa per le parti sociali nella prevenzione e nel trattamento dei rischi per la ricerca del benessere organizzativo.

Berlino2

Nel pomeriggio si sono svolti tre seminari tematici, ai quali abbiamo partecipato come Tuned Italia;
– il primo 1) In che modo i risultati del progetto possono aiutare le amministrazioni dei governi centrali ad affrontare i rischi psicosociali: migliore utilizzo delle nuove tecnologie per i dipendenti ed i servizi dei governi centrali. In questo primo seminario, tenendo conto delle nuove tecnologie e strumentazioni, si è parlato dell’importanza delle modernizzazione come strumento per superare i rischi psicosociali e migliorare il benessere organizzativo. Si sono analizzati pro e contro e si è parlato di come affrontare lo smart working, anche partendo da una breve presentazione fatta dal Governo italiano,  per migliorare processi di mobilità o di trasferimento delle Amministrazioni. Si sono affrontati anche i rischi connessi al progressivo isolamento del lavoratore, ad esempio per la sua rappresentanza sindacale, e la perdita del valore fondamentale per il servizio che è l’organizzaizone in team. Si è concluso infine che affrontando il problema ed i cambiamenti nell’ambito di un dialogo sociale avanzato si possono superare i rischi e trarre vantaggi.  Si è inoltre discusso di come rendere pubblico il progetto e farlo diffondere a livello di dirigenza e dei lavoratori.  Da questo seminario è scaturita la richiesta di redigere un documento congiunto, che raccolga i principi fondamentali contenuti nella Guida, da firmare nell’ambito del comitato per il Dialogo sociale nelle Amministrazioni centrali, cosicché il contenuto della guida diventi una dichiarazione politica  congiunta sulle questioni affrontate.Il secondo seminario 2): Migliore valutazione del rischio e assegnazione della catena di responsabilità nell’amministrazione dei governi centrali.Nel corso del seminario si sono affrontati i temi che riguardano le varie modalità con cui le singole Amministrazioni Centrali intervengono nell’ambito della valutazione dei rischi psicosociali, la loro influenza nel contesto lavorativo e la catena delle responsabilità individuata nel rispondere a tali criticitàSono state indicate varie esperienze avviate dai diversi Paesi con alcuni tratti comuni quali l’esigenza di politiche nazionali, l’approccio non gerarchico dei vari problemi e la centralità del ruolo della Dirigenza. E’ emersa anche la necessità di un maggior intervento sui luoghi di lavoro incentrato su elementi di segretezza e di presenza durante l’orario di lavoro.Sono stati indicati anche alcuni strumenti di intervento quali la costituzione di team di esperti a supporto dei lavoratori colpiti da stress psicosociale, la presenza di comitati, alcuni dei quali paritetici, che contribuiscono ad individuare anche attraverso indagini effettuate attraverso la somministrazione di questionari eventuali fattori di rischio.Le politiche di contrasto rispetto a fenomeni di stress passano attraverso un capillare percorso formativo e di integrazione con l’organizzazione del lavoro, con la necessità di creare un clima che tenda a favorire la cultura della soluzione dei problemi psicosociali  unitamente ad un dialogo sociale che sia valorizzato da un costante apporto comunicativo. Inoltre e soprattutto non può essere un processo deciso solo dall’alto ma deve contenere in sé il coinvolgimento, in maniera paritetica, di tutti i soggetti interessati.
Il terzo seminario 3): Migliore prevenzione e azione contro la violenza esterna sul luogo di lavoro. Nell’ambito di questo seminario, si è discusso di come poter realizzare concretamente, nei luoghi di lavoro, le azioni a tutela dei lavoratori che sono state oggetto del progetto, evidenziando la necessità di far considerare, in termini di comunicazione, le misure da attuare come strumenti di tutela e non meri adempimenti burocratici.  Come Tuned Italia abbiamo evidenziato un primo risultato pratico: all’interno dell’Inps è stata avviata una campagna sindacale per la sicurezza, finalizzata a chiedere all’Amministrazione l’inserimento del rischio aggressioni nei documenti di valutazione, per poi procedere all’attuazione di misure concrete nei posti di lavoro.

La mattina del secondo giorno si è aperta con due interessanti relazioni una della Amministrazione Tedesca e l’altra di Tuned Repubblica Ceca, relative alle esperienze di quei paesi  su come meglio affrontare i rischi psicosociali.   Dopo le relazioni sui workshop del giorno precedente si è aperto il dibattito ed è stata accolta sia da Eupae sia da Tuned la richiesta di redigere un documento politico di sintesi, da firmare in seno al Comitato per il Dialogo Sociale, che contenga i principi di cui alla guida con la finalità che questo documento politico, che manifesta la volontà congiunta di affrontare la problematica nell’ambito del dialogo sociale, insieme allo strumento prezioso della guida e del video, porti poi in sede nazionale alla firma di Accordi su queste tematiche.Oltre a ciò si deciderà congiuntamente a livello nazionale su come diffondere video e guida oltre che nei posti di lavoro anche all’opinione pubblica in modo da valorizzare l’importanza del lavoro svolto dalle Amministrazioni Centrali.La Conferenza si è infine conclusa con apprezzamenti da parte di tutti sugli importanti  risultati del progetto e sulla perfetta organizzazione.

Matteo Ariano
Nicoletta Grieco
Antonio Leandro
Roberto Morelli

Oltre 20 mila interessati del comparto socio sanitario assistenziale

Roma, 26 marzo – Sciopero domani (lunedì 27 marzo) delle lavoratrici e dei lavoratori delle strutture Anaste, ovvero l’Associazione nazionale che rappresenta le imprese private di assistenza residenziale agli anziani. Al centro della protesta le proposte, definite “inaccettabili” da Fp Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Uil Fpl, di Anaste al tavolo di trattativa per il rinnovo del contratto nazionale applicato a circa 20 mila addetti del comparto socio sanitario assistenziale.

Le categorie di Cgil, Cisl e Uil puntano il dito contro: “La richiesta dell’aumento dell’orario di lavoro da 38 a 40 ore settimanali; la riduzione, fino all’azzeramento, dei permessi retribuiti; l’azzeramento del pagamento dei primi tre giorni di malattia, l’aumento medio lordo di 19 euro dopo 8 anni di mancato rinnovo del contratto”. Proposte ben lontane dalle richieste sindacali che, nella piattaforma unitaria, rivendicano “un aumento economico di 110 euro e l’adeguamento del sistema di classificazione, l’estensione delle tutele, a partire da malattia, maternità, formazione, insieme al rafforzamento delle relazioni sindacali, al fine di valorizzare le professioni e dare il giusto riconoscimento al lavoro degli operatori tutti”.

Rivendicazioni che per Fp Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Uil Fpl mirano “ad unificare le condizioni di chi opera nel settore, e a contrastare il crescente dumping dovuto alla frammentazione contrattuale. Solo attraverso la tutela dei lavoratori è possibile migliorare la qualità del lavoro”. Per queste ragioni è stato proclamato lo sciopero in programma domani in tutte le strutture interessate e su tutto il territorio nazionale, salvaguardando i servizi minimi essenziali all’utenza, per dire “basta alla logica di fare profitto attraverso il peggioramento delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori”.

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