Nella riunione dello scorso 28 gennaio il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge delega riguardante le norme relative al contrasto alla povertà e al riordino del sistema degli interventi e dei servizi sociali.

Come per altri provvedimenti, non esistre ancora un testo ufficiale. Abbiamo deciso di inserire comunque un testo, che sostituiremo allorchè entreremo in possesso di quello definitivo, per riuscire tempestivamente a inizare una riflessione di merito.
Come bene si legge nel comunicato stampa predisposto dal Ministero del welfare, dopo la riunione del consiglio die ministri i punti su cui verte il provvedimento sono:
– l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà basata sul principio dell’inclusione attiva.
– il principio  universalismo selettivo” nell’accesso sulla base dell’ISEE.
– il riordino della normativa in materia di interventi e servizi sociali, anche attraverso specifiche misure.

La realtà non è proprio questa.
Si pensa di realizzare interventi di questa portata senza mettere a bilancio le risorse minime necessarie, ma solo attraverso “maquillage” del poco oggi a disposizione.
Questo limite implicito nella delega risulta ben chiaro leggendo la nota di commento tempestivamente predisposta da Alleanza contro la Povertà in Italia che pure aveva apprezzato le scelte presenti nella legge di stabilità.
Proprio sui finanziamenti l’Alleanza, ricorda che per realizzare il REIS, lo strumento cardine della propria proposta, sono necessari circa 7 miliardi.
Le risorse a disposizione, anche per i prossimi anni, non permetteranno di realizzare politiche per più del 30% dei poveri attualmente “censiti” nel nostro paese, facendo diventare quello dell’inclusione un obiettivo dichiarato, ma privo delle gambe per essere realizzato.
Il cammino parlamentare della legge delega ci dovrà vedere impegnati alla realizzazione di profonde modifiche al testo.


Segnaliamo due appuntamenti che si svolgeranno la prossima settimana, a Roma.
Il primo, mercoledì 17 febbraio, organizzato dalla CGIL nazionale, dall’INCA e dalla Fondazione Di Vittorio  è la presentazione di una ricerca dal titolo “Le prestazioni sociali tra universalismo e selettività”.

La ricerca, innanzitutto, punta a una prima verifica sull’applicazione del nuovo ISEE. Verranno poi analizzati i sistemi di accesso alle prestazioni sociali, sia per la dimensione nazionali sia negli ambiti locali.
Il secondo, che si svolge giovedì 18 febbraio, è inserito all’interno del seminario permanente istituito nel Dipartimento di scienze sociali ed economiche dell’Università la sapienza di Roma, e ha come titolo “Risposte sociali alla crisi del welfare in europa”, con la partecipazione di diversi interlocutori di paesi europei.


Nota unitaria incontro AIOP
             FPCGIL – CISLFP – UILFPL           

Ieri pomeriggio si è svolto un  incontro con AIOP relativamente al settore della sanità privata. Un incontro interlocutorio che, anche seguito della nota dei segretari generali FP CGIL CISL FP e UIL FPL, ha determinato la condivisione della necessità di avviare il confronto per il rinnovo del CCNL sanità privata. Abbiamo anche evidenziato ad AIOP l’opportunità di un’ esplicita adesione, in quanto aderente a Confindustria, al testo unico sulla rappresentanza sottoscritto con le confederazioni CGILCISL e UIL il 10 gennaio 2014. L’Associazione si è dichiarata favorevole in tal senso. Il confronto proseguirà a seguito della presentazione, entro pochi giorni, della nostra piattaforma unitaria che sarà definita sulla  base dei documenti approvati nell’ambito della vertenza generale per il rinnovo dei contratti  dei lavoratori del settore sanitario pubblico e privato.
Roma,  5 febbraio 2016

FP CGIL Cecilia Taranto
CISL FP Daniela Volpato
UIL FPL Giovanni Torluccio

Comunicato Fp Cgil Emilia Romagna

Palermo, molestò due impiegate in ufficio, assolto direttore: “Era immaturo, agì per scherzo”.

Anche per le lavorarici e i lavoratori che operano in strutture socio-assistenziali in cui si applica il Contratto nazionale sottoscritto con l’UNEBA, entra in vigore un regime di Assistenza sanitaria Integrativa, dando seguito a quanto previsto nell’articolo 76 del vigente CCNL.
Ricordiamo che la quota di adesione a questo strumento di welfare è a totale carico delle aziende.


Il 15 gennaio 2016 presso l’ARAN è stata sottoscritta l’Ipotesi la proroga del termine dell’art. 2, comma 3, dell’AQN 29 luglio 1999 in materia di trattamento di fine rapporto e di previdenza complementare per i dipendenti pubblici. L’Accordo ha differito il termine del 31 dicembre 2015, entro il quale il personale in regime di TFS poteva esercitare l’opzione al TFR, al 31.12.2020. La suddetta proroga è  finalizzata a consentire, a chi si trova in regime di TFS, di iscriversi ai fondi di previdenza complementare negoziali. Le parti hanno inoltre ribadito la necessità, entro un anno dalla data di sottoscrizione, di attivare un confronto finalizzato alla verifica delle disposizioni in materia di previdenza complementare e dell’attualità dei contenuti del presente accordo. Hanno anche convenuto sull’utilità di adottare nuove iniziative per accrescere la cultura previdenziale e rafforzare l’attività di comunicazione istituzionale delle amministrazioni pubbliche verso il proprio personale.

Richiesta di incontro Fondazione Don Gnocchi – nota unitaria

Di seguito la nota unitaria da diffondere in tutte le strutture, con la quale si informano tutti i lavoratori della posizione unitariamente assunta rispetto alla richiesta di incontro che Fondazione Don Gnocchi ha fatto pervenire ai segretari generali. Vi daremo tempestivamente informazione degli ulteriori sviluppi, nel frattempo vi chiediamo di proseguire con la mobilitazione, promuovendo anche attivi unitarie dei delegati, a sostegno di tutta la vertenza, e in preparazione della assemblea nazionale dei quadri e dei delegati che intendiamo organizzare nei prossimi giorni.
Roma, 15 gennaio 2016

p. FP CGIL Nazionale
Denise Amerini

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COMUNICATO UNITARIO FP CIGIL – CISL FP – UILPA
FUA MINISTERI, QUANDO LA MOBILITAZIONE PAGA

E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 303 del 31 dicembre 2015, dopo la registrazione alla Corte dei Conti,  il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 novembre 2015, con il quale una quota delle risorse del Fondo per le esigenze indifferibili di cui all’art. 1, comma 200, della legge n. 190/2014, pari ad euro 70.074.077, è stata destinata, per l’anno 2015, ad incremento della disponibilità dei Fondi unici di amministrazione per il personale delle aree dei Ministeri.
Si è concluso, quindi, l’iter formale del provvedimento con il quale si è provveduto alla iscrizione negli stati di previsione dei Ministeri delle somme che,  in sede di legge di assestamento di bilancio 2015, erano state indebitamente sottratte dall’ammontare delle risorse destinate a retribuire la produttività dell’anno appena trascorso e che si riferiscono a diritti economici legittimamente maturati dai dipendenti. Si tratta di un risultato importante, che ha consentito la restituzione del maltolto ai dipendenti dei Ministeri, già gravemente penalizzati dal protrarsi del blocco della contrattazione nazionale. Su questa partita sono stati fondamentali l’apporto  e le importanti iniziative dei lavoratori, sostenute dalle categorie del pubblico impiego di Cgil Cisl e Uil, che hanno costretto il Governo a fare marcia indietro su una questione assolutamente priva di ogni logica, se non quella di provocare ulteriore pregiudizio non solo al salario degli operatori ma anche alla qualità dei servizi al cittadino.
Questo successo deve renderci ancora più consapevoli della nostra forza e della nostra determinazione.
La mobilitazione dei lavoratori pubblici continua, con modalità ed iniziative che verranno coordinate nei prossimi giorni a livello nazionale/regionale, per rivendicare il diritto a un rinnovo del contratto che sia dignitoso e per chiedere di essere i protagonisti di una vera riforma della PA, che vada davvero incontro alle necessità dei cittadini.
Roma, 14 gennaio 2016

MEF COMMISSIONI TRIBUTARIE 

La telenovela è finita, non nel modo  che molti lavoratori   si aspettavano, ma è  finita.

L’Amministrazione,con atto unilaterale,  ha emesso  la determina relativa alla distribuzione del ” contributo unificato” ai lavoratori delle Commissioni Tributarie.
Un provvedimento che “determina”  una palese discriminazione tra i lavoratori delle Commissioni di tutta Italia.
Che questa forma di suddivisione non piacesse a nessuno, forse neanche a chi l’ha scritta, è cosa nota, così come il fatto che nessun sindacato abbia voluto accettare questo tipo di distribuzione che non tiene  in nessun conto le situazioni operative dei singoli uffici e  l’effettivo carico di lavoro assegnato  e smaltito da ogni commissione. E’ sufficiente  leggere  il provvedimento per capire che sono  stati presi  in considerazione  solo alcuni aspetti della questione, tralasciandone altri di fondamentale importanza.
Si potrebbe iniziare  dalla semplice constatazione  che se un ufficio ha abbattuto l’arretrato del 5 o del 10%, aveva sicuramente un arretrato da smaltire , e quegli uffici  che  essendo “storicamente virtuosi” non lo avevano? Si potrebbe dire che il numero delle sentenze non dipende dai lavoratori, ma dai giudici, che comunque il loro emolumento lo hanno percepito. Si potrebbe  anche affermare  che ci sono uffici che operano strutturalmente  in carenza di personale. Si potrebbe obiettare che ci sono  uffici che hanno fatto entrare il 40% del gettito totale poi distribuito e  sono rimasti esclusi da tale distribuzione.
Si potrebbe aggiungere che  commissioni regionali che hanno “chiuso” definitivamente la Commissione Tributaria Centrale non si sono viste riconoscere la relativa produttività.  Insomma ce n’è abbastanza  per giudicare negativamente la determina dell’Amministrazione. Considerato che  gli  uffici  che hanno ridotto del 5% l’arretrato nel  2011 e del 10% nel  2012 sono rispettivamente 33 e 85,  auspichiamo  che per gli anni a seguire, partendo dal 2013, ci possa essere una svolta radicale nella distribuzione di tali somme e  attraverso il confronto  con le OO.SS si possa raggiungere un accordo  che superi  l’attuale  applicazione letterale e restrittiva della norma,renda strutturale ed esigibile per gli anni futuri tale retribuzione  in modo da consentire  a tutti i  lavoratori di percepire una quota importante del loro salario di produttività.

Roma 11 gennaio 2016

CGIL FP MEF                   CGIL FP Nazionale
Americo Fimiani                   Luciano Boldorini

In allegato il testo della Circolare 257/2015 che in sostanza si rimangia le disposizioni emanate con la Circolare n.242/2015 e sospende tutte le disposizioni unilaterali emesse per regolamentare i servizi minimi. Sempre nel merito l’Amministrazione, sia pur adottando formule vaghe e assolutorie, riconosce l’illegittimità di queste disposizioni così come noi avevamo sempre fatto presente. Non c’è motivo di soddisfazione per questa decisione, che noi riteniamo fosse dovuta, quanto piuttosto l’amara constatazione su un famigerato decreto che modifica la regolamentazione del diritto di sciopero, la cui ingestibilità concreta sta producendo una serie di guasti e pericolosi precedenti sulla regolamentazione di un diritto costituzionale della persona. La Circolare 242 era uno di questi atti e noi siamo del tutto convinti che lo stesso sia stato fortemente voluto dal Ministro in persona: averla ritirata e sospesa è solo un atto di tardivo ripensamento conseguente, tra l’altro, alla serie di diffide che sono partite a livello territoriale. Adesso vedremo come interverrà la Commissione di Garanzia con la regolamentazione provvisoria, ma certo la nostra battaglia non si concluderà sin quando non emergerà il carattere fortemente anticostituzionale di questa norma. La conseguenza della Circolare 257 è che sono formalmente sospese tutte le determinazioni unilaterali che molti solerti dirigenti hanno emanato e che, in attesa della regolamentazione provvisoria, restano vigenti i precedenti accordi sui presidi minimi. Vi invitiamo pertanto a vigilare sulla formale sospensione di questi atti anche da parte dei dirigenti periferici.   Un episodio mortificante.   Non abbiamo altri termini per definire quanto letto sulle pagine di cronaca di questi giorni in relazione agli episodi accertati presso il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari e oggetto di indagine penale. Un fatto mortificante perché questi episodi danneggiano l’immagine di tutti i lavoratori del ministero e danno linfa a polemiche strumentali sui dipendenti pubblici. Mortificanti perché rivelano un senso di irresponsabilità sconcertante: se le ipotesi di reato saranno confermate siamo in presenza di comportamenti penalmente rilevanti. Il reato previsto in questi casi è quello di truffa ai danni dello Stato. Vale la pena ricordarlo, e non solo per la sua valenza penale: siamo in presenza di comportamenti socialmente inaccettabili. Noi naturalmente ci affidiamo alla giustizia, che accerterà verità e  responsabilità. Ma certo non possiamo tollerare il verificarsi di questi episodi che rispondono alla coscienza personale ed al senso di responsabilità sociale di ciascuno e non trovano alcun riferimento nell’impegno sindacale che deve essere sempre finalizzato alla tutela della dignità sociale del lavoro pubblico ed alla sua funzione al servizio dei cittadini.
Roma, 11 gennaio 2016

Claudio Meloni
FP CGIL Nazionale MIBACT

Circolare_MIBACT__257_del_2015

L’anno appena iniziato vede ancora il MIBACT in un giro vorticoso di danze, la riforma che si sta faticosamente realizzando, l’altra riforma, la Madia, che si deve realizzare, l’altra riforma ancora, quella detta dalla famosa normetta nella legge di stabilità, che promette ulteriori sfracelli. Il MIBACT, in queste acque agitate, comincia ad attuare la filosofia della valorizzazione in salsa franceschiniana e questo di seguito è uno dei significativi risultati. Appunto un Gran Ballo, certamente da inserire nella vasta aneddotica dei beni culturali, che si è organizzato in fretta, furia e pompa magna, al Palazzo Ducale di Mantova il 2 gennaio scorso, significandolo come l’evento di apertura dell’anno in cui la bellissima città lombarda svolgerà il ruolo di capitale italiana della cultura. Una iniziativa che ha visto l’utilizzo di sale fino a ieri chiuse al pubblico, con tanto di orchestra, danzatori e presentazione nazionalpopolare con l’ex calciatore Boninsegna, nel cuore dei milioni di patiti di football ma sconosciuto ai radar della cultura. La previsione era di 250 partecipanti, in abito galante o, meglio di epoca, alla modica cifra di 75 euro, compreso parcheggio, guardaroba e un bicchiere di vino. Ai poveri profani come noi la cosa era sembrata una boutade: cosa c’entra un gran ballo che coinvolge al massimo 250 persone, certamente non pensionati sociali, con il fatto che Mantova è la città capitale della cultura? Inoltre sommessamente ci siamo chiesti se quella struttura sia veramente in grado di sopportare eventi come questi, considerata l’inagibilità conseguente al terremoto di alcune sale che per l’occasione sono state riaperte. Sale che peraltro sono state chiuse al pubblico subito dopo l’evento, in quanto attualmente sono in corso i lavori di consolidamento.
A questo si aggiunge che il sito è privo di impianto di climatizzazione, con temperature che proprio nelle sale scelte vanno abitualmente sottozero e pertanto le sale per l’evento sono state corredate da un numero imprecisato di stufette elettriche (?). Risultato: dal sito della società che ha gestito la biglietteria risultano venduti 34 biglietti, la metà circa dei ballerini impegnati. In sostanza un grande flop, malgrado l’entusiasta amplificazione dell’iniziativa sui media locali, che hanno scambiato lucciole per lanterne. Un evento estraneo culturalmente alla comunità mantovana, che a nostro avviso dovrebbe riflettere seriamente sulle iniziative da adottare per utilizzare al meglio la straordinaria opportunità derivante dal riconoscimento avuto. Ci sarebbe anche da ridire sui costi sopportati per l’organizzazione dell’evento, ci fermiamo per carità di patria, ma certo colpisce la disinvoltura con la quale si scambiano questa iniziative come valorizzazione e se questo è l’indirizzo dato ai nuovi direttori dei musei autonomi, stiamo freschi.
Noi continuiamo a consigliare un corso accelerato di diritto amministrativo italiano per i direttori provenienti da lande lontane e che ci sono sembrati del tutto digiuni della materia, come se la conoscenza del diritto amministrativo non fosse più un requisito utile a dirigere un ufficio pubblico nel nostro strano paese. Questo è quindi solo il frutto del nuovo indirizzo politico, dove la valorizzazione assume una funzione avulsa dalla conservazione e tutela e produce iniziative inammissibili non solo sul piano culturale. E che cominciano a porre seri problemi sulle problematiche di sicurezza dei nostri siti, sui quali si pensa di intervenire aggredendo i cicli lavorativi che la garantiscono, con una manovra che mira a ridimensionare le presenze nei turni, a partire da quelli notturni. E proprio sulla sicurezza del patrimonio culturale saranno incentrate le nostre attenzioni: nessuno può pensare di scambiare la sua sicurezza e la tutela come un freno alla valorizzazione e gli obblighi previsti dalla legge in materia sono precisi e vincolanti. Lo diciamo in anticipo, anche a costo di apparire delle cassandre: il patrimonio culturale non è protetto come si deve, solo il ricorso all’organizzazione per turni della vigilanza è attualmente il modo per gestire al meglio le condizioni di sicurezza dei siti. Se qualcuno pensa di bypassare queste regole avrà le risposte che merita, sul piano delle iniziative giudiziali e su quello di denuncia all’opinione pubblica.
Perché al gran ballo dei Beni Culturali ci siamo anche noi, e senza abito di cerimonia.

Roma, 5 gennaio 2016

Claudio Meloni
FP CGIL Nazionale

RELAZIONE BRUXELLES  (9 – 10 DICEMBRE 2015) 

Nelle giornate del 9 e 10 dicembre 2015 si è tenuta, presso Husa Hotel President Park di Bruxelles, la conferenza organizzata e finanziata da Enprotex Association, la Network europea dei fornitori delle Pubbliche Amministrazioni nel campo degli indumenti di protezione.

Nel corso della conferenza sono stati presentati i risultati della ricerca, condotta con la collaborazione del Vigili del Fuoco di Bruxelles, sulle sostanze tossiche che si depositano sugli indumenti di protezione, sulle modalità  di decontaminazione degli stessi e sulla pericolosità di queste sostanze per la salute dei Vigili del Fuoco.

Da questa ricerca sono emersi degli scenari impressionanti, infatti, si è potuto riscontare che un Dispositivo di Protezione Individuale, utilizzato in uno scenario emergenziale dove possono essere rilasciate sostanze tossiche e non decontaminato, rilascia, nelle giornate successive un quantitativo di tali sostanze pari al 40% di quello accumulato durante l’intervento.

Le sostanze potenzialmente pericolose per la salute sono tantissime e diverse per la loro potenziale pericolosità e il modo di contaminazione per il nostro organismo varia dall’inalazione, all’ingestione ed al contatto.

Sicuramente il pericolo maggiore è quello derivante dall’inalazione e questo è facilmente contrastabile attraverso l’utilizzo degli autorespiratori, però, i pericoli derivanti dal contatto e dall’ingestione possono essere abbattuti soltanto attraverso l’utilizzo di accorgimenti molto precisi e particolari da tenere nelle fasi immediatamente successive all’intervento.

Da qualche tempo nei Paesi del nord Europa (Regno Unito, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Germania e Francia), viene posta una particolare attenzione nella decontaminazione di tutte le attrezzature utilizzate in uno scenario incidentale con rischio di rilascio di sostanze tossiche.

I loro nuovi mezzi di soccorso sono dotati di un’apposita stiva dove vengono collocati gli indumenti utilizzati durante l’intervento per evitare di contaminare la cabina e, per i vecchi mezzi nei quali non è disponibile la stiva, gli indumenti vengono prima bagnati per abbattere il maggior  quantitativo possibile di sostanze pericolose, successivamente inseriti in appositi sacchi di plastica e, quindi, sistemati negli alloggiamenti dei materiali.

All’arrivo nella sede di servizio tutto ciò che è stato contaminato viene portato in un apposito edificio, separato, nel quale si procede al lavaggio ed alla decontaminazione dei DPI e dei materiali utilizzati.

In caso di incidenti particolarmente rilevanti vengono portati al seguito appositi container di decontaminazione (sul tipo dei nostri in dotazione NBCR) dove viene fatto passare tutto il personale coinvolto nello scenario di intervento.

Altra cosa estremamente importante e sulla quale viene prestata particolare attenzione è, al rientro in sede, l’immediata pulizia della persona, attraverso la doccia, per evitare la possibilità di contaminazione percutanea o per ingestione se si beve o si consumano alimenti.

Di tutto ciò nel Corpo Nazionale VV.F. non c’è traccia e se si considera che da ulteriori studi, ancora in fase di elaborazione, risulterebbe che l’aspettativa di vita pensionistica dei Vigili del Fuoco, rispetto a tutti gli altri lavoratori, si riduce del 50%, riteniamo opportuno che anche nel nostro Paese si apra finalmente una discussione su questo tema e si inizi un percorso di allineamento agli standard di sicurezza e salute già da anni in atto nell’Unione Europea.

Danilo Zuliani 


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