“Apprendiamo con sconcerto degli attacchi agli assistenti sociali in Abruzzo, Toscana ed Umbria attraverso atti di vandalismo, minacce e scritte ingiuriose su edifici pubblici. Si tratta di azioni inaccettabili che condanniamo con fermezza e per le quali auspichiamo vengano identificati al più presto i responsabili”.
Lo dice in una nota la segretaria nazionale di Funzione pubblica Cgil Tatiana Cazzaniga.
“Gli assistenti sociali svolgono una professione fondamentale: esprimiamo loro la nostra vicinanza e siamo a disposizione per qualsiasi azione di tutela vogliano intraprendere. Nel contempo – aggiunge – sollecitiamo le amministrazioni a sostenere e salvaguardare lavoratrici e lavoratori che ogni giorno svolgono un lavoro complesso, a difesa dei più fragili e facile preda di attacchi. Come Fp Cgil torniamo a richiedere più tutele e maggior sostegno mentre respingiamo ogni forma di attacco o ambiguità come purtroppo abbiamo letto e sentito negli scorsi mesi, circostanze che non fanno altro che alimentare un dibattito tossico che danneggia lavoratrici e lavoratori e l’intero sistema”.
300mila lavoratori del settore chiedono il rinnovo dei contratti e vincoli sugli accreditamenti
Si terrà il prossimo 17 aprile, a Roma, in Piazza Santi Apostoli, dalle ore 9.00 alle ore 13.00, lo sciopero nazionale delle lavoratrici, dei lavoratori e dei professionisti della sanità privata e delle RSA, proclamato unitariamente da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl. I professionisti del settore incrociano le braccia per denunciare il blocco dei contratti nazionali AIOP e ARIS, fermi da 8 anni per la sanità privata e da ben 14 anni per le RSA.
“Non siamo più disposti ad accettare alibi o ulteriori rinvii da parte delle associazioni datoriali. Siamo di fronte a un settore che non è affatto in crisi, ma che attraversa una fase di espansione economica senza precedenti, con un fatturato record di oltre 12 miliardi di euro e utili netti raddoppiati nell’ultimo anno. È inaccettabile che questa ricchezza venga utilizzata per espansioni finanziarie e acquisizioni mentre i salari di chi cura i cittadini restano congelati a parametri di oltre un decennio fa. Lo sciopero è una battaglia di dignità per 300mila professionisti che garantiscono un servizio pubblico a tutti gli effetti”, dichiarano i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
“Il dumping contrattuale sta svuotando le strutture, mettendo a rischio la qualità dell’assistenza per le persone più fragili. Chiediamo al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni una norma che vincoli gli accreditamenti istituzionali all’applicazione e il rinnovo dei contratti collettivi, sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. È inammissibile che, a parità di lavoro, non corrispondano parità di salario e di diritti. Il tempo della speculazione sulla pelle dei lavoratori è finito”, concludono i segretari generali.
I segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl saranno presenti in piazza per gli interventi e per incontrare la stampa a partire dalle ore 9.00 presso l’area del palco.
LA STAMPA È INVITATA A PARTECIPARE.
“Siamo stati convocati oggi, presso il Ministero della Salute, per un nuovo confronto sulla vertenza dei rinnovi contrattuali Aiop Aris. Pur apprezzando i tentativi di mediazione messi in campo dal Ministero, dobbiamo essere chiari: Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl non possono fare alcun passo indietro. La distanza tra la realtà dei bilanci aziendali e la sofferenza dei lavoratori è ormai incolmabile. Per questo rilanciamo con ancora più forza lo sciopero nazionale del prossimo 17 aprile: chi cura i cittadini merita rispetto, non infiniti rinvii”.
Lo annunciano, in una nota stampa unitaria, i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
“Vogliamo ringraziare gli Ordini che stanno esprimendo solidarietà alla mobilitazione e, soprattutto, le lavoratrici, i lavoratori che sciopereranno e tutti  quelli che quel giorno saranno regolarmente in servizio per garantire i servizi minimi, ma che stanno manifestando la volontà di essere idealmente al fianco dei sindacati in questa battaglia necessaria. Parliamo, nel complesso, di 300mila persone che tengono in piedi un servizio pubblico essenziale senza vedere riconosciuto il proprio valore da troppi anni. Va aggiunto però che, allo stato dei fatti, Aiop e Aris non hanno ancora aperto il tavolo di trattativa: è necessario che il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni, attraverso una norma, vincolino gli accreditamenti istituzionali ai rinnovi dei contratti collettivi sottoscritti con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.”
“I dati non mentono – chiariscono i sindacalisti – e raccontano di un settore che attraversa un’autentica età dell’oro. Nel 2023 il fatturato complessivo ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro, segnando una crescita del 15,5% rispetto al 2019. La capacità di generare cassa del comparto è salita a 1.105,5 milioni di euro, mentre l’utile netto è raddoppiato in un solo anno, raggiungendo i 449 milioni di euro. Le aziende dispongono oggi di una liquidità impressionante che sfiora gli 1,8 miliardi di euro. Eppure, a fronte di questo boom finanziario, si continua a negare il rinnovo a chi aspetta da 8 anni nella sanità privata e da ben 14 anni nelle RSA. Uno stallo inaccettabile, ancor più se si considera che sono state recentemente rinnovate le tariffe sulla riabilitazione ospedaliera con un incremento del 14%, di cui gioverà in buona parte proprio il privato accreditato, dato che il servizio è in larga misura nelle loro mani. Nonostante queste risorse aggiuntive, ad oggi non c’è ancora un tavolo aperto”.
“Non è più tollerabile che il profitto delle strutture accreditate si regga sul dumping contrattuale sulle lavoratrici e i lavoratori. Un infermiere della sanità privata guadagna oggi mediamente 500 euro mensili in meno rispetto a un collega del pubblico, mentre l’inflazione ha già divorato il 22% del potere d’acquisto per chi attende da 8 anni e il 32% per chi opera nelle RSA da 14 anni. Chiediamo con forza che il rinnovo dei contratti diventi un requisito vincolante per l’accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale. La qualità dell’assistenza passa per il lavoro dignitoso: il 17 aprile porteremo questa verità in piazza a Roma contro le bugie di AIOP e ARIS”, concludono Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.

11 aprile, Roma, ore 15
Partenza da Colosseo e arrivo a Porta San Paolo (Piramide)

Cuba sta precipitando in una crisi umanitaria a causa delle ulteriori restrizioni imposte dagli Stati Uniti.

La carenza di carburante, i blackout sempre più frequenti, la riduzione dei collegamenti aerei e il crollo del turismo stanno paralizzando la vita economica e sociale del Paese.

La mancanza di energia, inoltre, minaccia il funzionamento di servizi essenziali come gli ospedali e le scuole. Tale situazione rischia, nel brevissimo periodo, di trasformarsi in un collasso umanitario, con conseguenze gravissime sulla sopravvivenza della popolazione e delle lavoratrici e lavoratori.

Per queste ragioni, già nelle scorse settimane la FP CGIL ha partecipato all’European Convoy for Cuba, portando medicinali e aiuti a Cuba e ha contribuito con una raccolta fondi destinata alla popolazione cubana. 

Come possiamo aiutare Cuba?

  • partecipando alla manifestazione nazionale contro il blocco a Cuba.
    Si terrà sabato 11 aprile a Roma, alle ore 15.
    Il corteo partirà da Colosseo e arriverà a Porta San Paolo (Piramide)
  • con una donazione al fondo ‘Cuba: energia per la vita’, a sostegno del sistema elettro-energetico per l’acquisto di prodotti, attrezzature e altri supporti tecnici per il funzionamento dei pannelli solari. I beni acquistati saranno destinati al funzionamento di scuole, ospedali, luoghi di lavoro e di cultura e attività essenziali per far vivere l’isola.Le donazioni saranno raccolte nel conto corrente intestato a
    NEXUS SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE EMILIA-ROMAGNA
    IBAN: IT58D 05018 02400 000011318730
    Causale: Energia per la vita
    I contributi versati con queste modalità sono detraibili ai fini fiscali in base alle norme vigenti.

“Ddl approvato al Senato. Così vengono sviliti gli Ispettorati territoriali Mimit e arretra la funzione di controllo dello Stato”

Roma, 7 apr – “L’approvazione al Senato del Disegno di Legge 1624 sottrae all’amministrazione pubblica le ispezioni di bordo all’estero per delegarle a società private accreditate. Il rischio è un preoccupante arretramento della funzione di controllo dello Stato che potrebbe diventare un punto di non ritorno per gli Ispettorati Territoriali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT)”.
Lo denuncia Fp Cgil a margine di una riunione con il capo di gabinetto del Ministero in cui si sono affrontate diverse criticità dell’amministrazione.
“Viene da chiedersi: si tratta di una semplificazione amministrativa o di un pericoloso regalo agli armatori? Delegare le verifiche sulla sicurezza a enti privati, eliminando la terzietà finora garantita dal personale tecnico del Ministero, rischia di piegare il rigore dei controlli a logiche di mercato. La sicurezza in mare non può essere oggetto di una svendita che favorisce i soggetti controllati a discapito dell’imparzialità pubblica. È invece necessario invertire la rotta, assumere il personale necessario e garantire adeguata formazione, ben oltre le 40 ore previste a fronte di corsi di durata ben superiore nel passato. Sono anni che l’Amministrazione non provvede a formare il personale né ad assumere nuovi tecnici per garantire il necessario ricambio generazionale: questa inerzia ha ridotto gli Ispettorati ai minimi termini, portando snodi marittimi vitali, ad esempio Genova e Trieste, ad avere pochissime unità a disposizione per svolgere l’attività. Il personale degli Ispettorati denuncia con forza lo svuotamento di funzioni, che sta privando l’amministrazione di un ruolo cardine e consegna asset strategici della sicurezza nazionale nelle mani di privati. Indebolire gli strumenti e l’organico dello Stato significa, di fatto, rendere la sicurezza un obiettivo intenzionalmente inadeguato e impossibile da perseguire”.
“Chiediamo, dunque, l’apertura immediata di un tavolo di confronto con i vertici del Ministero sul futuro di queste attività. È indispensabile fermare questo processo di privatizzazione che svilisce la professionalità dei dipendenti pubblici e compromette la sicurezza collettiva per assecondare interessi di parte”, conclude Fp Cgil.

“Assistiamo in questi giorni a martellanti campagne di comunicazione, in particolare dell’associazione datoriale AIOP che, sui territori, prova a narrare una sanità privata in sofferenza, quasi ‘vittima’ del rapporto con il pubblico. È tempo di ristabilire la verità: sebbene sia necessario adeguare i finanziamenti, siamo di fronte a un mercato protetto dove, a fronte di un rischio d’impresa pressoché nullo, i profitti corrono mentre i salari restano congelati da oltre un decennio. Non accettiamo più questo ‘pianto’ strategico: il 17 aprile sarà sciopero nazionale per restituire dignità a oltre 300mila operatori del settore”.

Lo dichiarano, in una nota unitaria, i Segretari Generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.

“Le analisi recenti di Mediobanca sul comparto – spiegano – fotografano una realtà ben diversa da quella descritta dai manifesti datoriali, rivelando un sistema che ha saputo capitalizzare le nuove dinamiche di mercato. Nel 2023, il fatturato netto complessivo dei principali player ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro, segnando una crescita strutturale del 15,5% rispetto al 2019. Non è un settore in crisi: è un comparto industriale che macina margini operativi lordi per oltre 1,1 miliardi di euro, con un incremento del 28,7% in un solo anno. Utilizzare risorse pubbliche garantite per far lievitare il patrimonio netto fino a 5,5 miliardi senza ridistribuire un solo euro a chi quelle cure le eroga materialmente è un paradosso inaccettabile”.

“Mentre alcuni grandi gruppi accumulano una ‘potenza di fuoco’ finanziaria da 1,8 miliardi di euro in liquidità, le lavoratrici e i lavoratori sono intrappolati in un limbo che dura da 8 anni per la sanità privata e da ben 14 anni per le RSA, generando un divario vergognoso e ingiustificabile con i colleghi di sanità pubblica: per fare un esempio, siamo a circa 500€ di differenziale salariale mensile che separa un infermiere del privato da un collega del SSN. Questo dumping contrattuale sta svuotando le strutture, alimentando una fuga di personale verso il settore pubblico che mette a rischio la qualità stessa dell’assistenza per i cittadini più fragili”.

Per Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl la strada è una sola e passa per “rinnovi contrattuali immediati, allineando diritti, tutele e salari al settore pubblico ma, soprattutto, una riforma radicale del sistema di accreditamento. Abbiamo chiesto, al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni, che le risorse pubbliche siano vincolate a criteri di accreditamento e che premino solo le aziende che rispettano i contratti firmati con le organizzazioni maggiormente rappresentative e valorizzano concretamente il lavoro. Nessun rinnovo contrattuale? Nessun accreditamento. Il 17 aprile i colleghi di sanità privata e Rsa, nelle aziende associate ad AIOP e ARIS, si fermeranno per ripartire su basi di giustizia: porteremo a Roma, in Piazza Santi Apostoli, dalle ore 9 alle ore 13, la voce di chi garantisce un servizio pubblico essenziale e non accetta più che il profitto delle strutture si regga sulla svalutazione del lavoro”.

Decreto carceri: Fp Cgil, una legge per pochi “eletti”

Non servono norme securitarie, necessario investire sul personale

 

“La Fp Cgil chiede al Sottosegretario di Stato alla Giustizia, Sen. Andrea Ostellari, cui sono state attribuite le deleghe per il DAP e la Polizia Penitenziaria, che si avvii al più presto un confronto per affrontare e risolvere con urgenza sia le problematiche drammatiche legate al sistema penitenziario italiano che quelle connesse alle condizioni di vita e di lavoro all’interno degli istituti, che devono cambiare. I numerosi e continui casi di aggressioni agli agenti ne sono una testimonianza ulteriore”.
E’ quanto si legge in una nota di Fp Cgil.
“Siamo in presenza di un sistema caratterizzato da una strutturale carenza di organico, a partire dalla Polizia Penitenziaria – prosegue Fp Cgil – che scarica su lavoratrici e lavoratori carichi di lavoro estenuanti, con ricorso eccessivo a straordinari utilizzati per coprire il fabbisogno di personale, e i conseguenti effetti in termini di salute e stress lavoro correlato fino ad arrivare al dramma dei suicidi. Un’emergenza che coinvolge chi lavora negli istituti e chi vi è ristretto e che deve essere affrontata immediatamente. Serve un radicale cambio di paradigma che inverta la strada intrapresa da questo Governo con le norme securitarie, a favore di interventi che mettano al centro le persone che operano nel sistema dell’amministrazione penitenziaria per assolvere la funzione essenziale che la Costituzione gli attribuisce. In più, servono assunzioni per aumentare le dotazioni organiche di tutto il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria, servono politiche che valorizzino professionalmente ed economicamente il personale impegnato in prima linea ogni giorno, servono investimenti per le strutture e per le politiche volte al reinserimento e alla rieducazione della popolazione ristretta”.

Appena pubblicati gli ennesimi bandi per le ulteriori selezioni che dovranno affrontare i precari PNRR della giustizia amministrativa, dopo quelli per la giustizia ordinaria dello scorso 16 marzo
“Sebbene riteniamo positiva ogni azione volta a garantire la prosecuzione a tempo indeterminato dei rapporti di lavoro dei precari Pnrr, non possiamo assolutamente ritenerci soddisfatti dalle modalità di questa che non è una stabilizzazione ma un vero e proprio nuovo concorso per quanti l’hanno già superato con successo e lavorano da anni alle dipendenze di un’amministrazione pubblica”.
Lo si legge in una nota di Fp Cgil.
“Non c’è molto tempo per evitare che centinaia di precari rimangano a casa dal 1° luglio 2026: invitiamo il Governo a intervenire subito approvando gli emendamenti proposti per evitare che si arrechi un danno alla pubblica amministrazione, alla garanzia del servizio pubblico, oltre che alla vita delle lavoratrici e dei lavoratori.”
“Chiediamo quindi che il Governo stanzi le risorse necessarie alla loro stabilizzazione totale, superando dei bandi inutili che non servono a certificare competenze che il personale ha già dimostrato di possedere. Vista la sonora bocciatura da parte della maggioranza dei cittadini della riforma della giustizia, consigliamo al Governo di utilizzare le risorse che avrebbero impegnato per il doppio CSM e l’Alta corte disciplinare per attuare la vera riforma della giustizia che serve: stabilizzazione di tutti i precari, assunzioni di nuovo personale, investimento nelle strutture e nella strumentazione digitale, strutturazione a regime dell’ufficio per il processo”, conclude Fp Cgil.
“È stato sottoscritto oggi, 1 aprile, definitivamente, il nuovo CCNL Fabbricerie 2024-2026. Dopo quasi due anni di trattativa e una vertenza che ha visto i lavoratori delle Fabbricerie italiane mobilitarsi con successo, abbiamo finalmente siglato il rinnovo del contratto nazionale. Si tratta di un risultato importante e per nulla scontato, che dà risposte concrete sia sul piano normativo che su quello economico”.
Lo annunciano in una nota unitaria le segreterie nazionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.
“Il rinnovo – spiegano i sindacati – prevede modifiche normative rilevanti su temi centrali come i contenuti dei contratti di assunzione, l’utilizzo dei permessi della banca delle ore e le tutele per maternità e paternità. Sul piano dei diritti, è stato fondamentale respingere il tentativo della parte datoriale di peggiorare le condizioni economiche dei giorni di malattia e del lavoro flessibile: una tenuta sindacale che ha permesso di salvaguardare la dignità dei lavoratori”.
Sul fronte economico, “l’aumento complessivo è dell’8,4%, di cui il 7% sul trattamento tabellare, mentre l’1,4% (calcolato sulla massa salariale del 2023 per ciascuna fabbrica) sarà destinato al trattamento accessorio del personale. Gli incrementi saranno così scanditi: 1,3% dal 1° gennaio 2024, 3,3% dal 1° gennaio 2025 e il 7% a regime dal 1° gennaio 2026. Per la prima volta, inoltre, viene applicato il principio contrattuale per cui questo triennio compensa, almeno in parte, lo scarto inflattivo negativo registrato nel triennio precedente”.
“Inoltre – concludono le segreterie di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – è stata concordata una rapida riapertura delle trattative per il rinnovo del CCNL 2027-2029, che avrà luogo entro ottobre 2026. Ora bisogna lavorare alla piattaforma per il nuovo contratto e interloquire con la controparte a fronte delle possibili modifiche agli assetti giuridici che le Fabbricerie potrebbero conoscere nei prossimi mesi. La firma di oggi è la base solida da cui ripartire per continuare a valorizzare le professionalità delle colleghe e dei colleghi”.

“La sanità privata sciopererà il 17 aprile con una grande manifestazione a Roma, in piazza Santi Apostoli, dalle ore 9 alle ore 13. Diciamo a gran voce ‘no’ alla penalizzazione continua di 300mila lavoratrici e lavoratori”.

L’annuncio è di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, che osservano: “nonostante le Istituzioni abbiano già previsto adeguamenti tariffari per Drg di oltre 1,3 miliardi nel 2026, che diventeranno 2 miliardi nel 2027, continuiamo a non ricevere alcun riscontro da Aris e Aiop, né dal Ministero della Salute e dalla Conferenza delle Regioni. Ogni giorno di più si continua a giocare a nascondino sulla pelle di lavoratrici, lavoratori e professionisti senza contratto da 8 anni per la sanità privata e 14 anni per le Rsa”.

I sindacati denunciano “un differenziale salariale tra pubblico e privato insostenibile: per una figura come quella dell’infermiere parliamo di circa 500 euro mensili in meno rispetto ai colleghi della sanità pubblica. Un divario che sta generando una fuga di personale da questi comparti, con ricadute pesanti sulla qualità dei servizi per le persone più fragili. C’è un paradosso poi che i cittadini devono conoscere: la stragrande maggioranza degli utenti non è consapevole della natura privatistica di queste strutture perché riceve un servizio pubblico a tutti gli effetti. Chi entra in una RSA, chi svolge riabilitazione o chi effettua visite e analisi tramite CUP, rischia oggi di ricevere un’assistenza di minore qualità proprio perché il sistema sta perdendo i suoi professionisti migliori. Chiediamo al Ministero e alle Regioni una svolta immediata: serve un sistema di accreditamento che vincoli il finanziamento pubblico all’applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Inoltre, tra i requisiti organizzativi e le regole per accreditarsi con il Servizio Sanitario Nazionale deve essere previsto il rinnovo dei contratti alle stesse vigenze del contratto della sanità pubblica: è inammissibile che ad uno stesso lavoro non corrispondano stessi salari e stessi diritti”.

“Scioperiamo – concludono i sindacati – per difendere la dignità di lavoratrici e lavoratori, e perché non si può più consentire che il profitto delle strutture accreditate si regga sul dumping contrattuale di chi assicura la salute dei cittadini. Il 17 aprile sarà solo l’inizio di una mobilitazione ancora più forte, determinata e unitaria”.

“La straordinaria vittoria del NO che ha respinto la riforma della giustizia voluta dalla maggioranza di Governo conferma quello che diciamo da tempo: serve un’altra idea di giustizia, fondata sul personale che tutti i giorni lavora per garantire i servizi della giustizia alla cittadinanza”.
E’ quanto si afferma in una nota di Fp Cgil.
“Serve aumentare e rivedere le dotazioni organiche di tutti i dipartimenti, stabilizzare tutti i precari del PNRR senza ulteriori selezioni e mettere a regime l’ufficio per il processo. Serve investire risorse per assicurare strumentazioni adeguate e sedi idonee alla essenziale funzione che migliaia di lavoratrici e lavoratori assolvono tutti i giorni, spesso in situazioni disagiate, in tutti gli uffici giudiziari e centrali. Per una giustizia efficiente per davvero, serve aumentare il personale per colmare le carenze strutturali e valorizzare la professionalità di tutto il personale”, conclude Fp Cgil.
“Ad oggi non abbiamo ricevuto alcun riscontro ufficiale relativo all’incontro dello scorso 18 marzo tra Ministero della Salute, Conferenza delle Regioni e associazioni datoriali: occasione che avrebbe dovuto definire il quadro dei finanziamenti. Siamo davanti ad uno stallo inaccettabile che conferma i nostri timori: si continua a giocare a nascondino sulla pelle di 300mila lavoratrici, lavoratori e professionisti, senza contratto da 8 e 14 anni. A questo punto gli alibi sono finiti: il 17 aprile sarà sciopero nazionale con una grande manifestazione a Roma”.
Lo annunciano in una nota unitaria i Segretari Generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
“L’incontro del 18 marzo avrebbe dovuto sciogliere il nodo delle risorse, condizione che Aris e Aiop pongono da mesi come pregiudiziale per aprire la trattativa. Il risultato è invece un totale silenzio. C’è un paradosso – spiegano i sindacati – che i cittadini devono conoscere: la stragrande maggioranza degli utenti che usufruisce di questi servizi non è nemmeno consapevole della loro natura privatistica. Chi riceve una visita cardiologica o ortopedica, chi effettua accertamenti diagnostici come risonanze, TC ed ecografie, o chi affronta un intervento chirurgico in regime di ricovero, spesso lo fa tramite CUP convinto di rivolgersi allo Stato. Lo stesso vale per le migliaia di famiglie che si affidano alle RSA per l’assistenza quotidiana garantita da OSS e OSA o per le attività di riabilitazione fisioterapica necessarie al recupero funzionale. Sono servizi pubblici a tutti gli effetti, finanziati dalle tasse dei cittadini e garantiti dalla Costituzione, ma erogati da personale che attende il contratto da oltre un decennio”.
Il differenziale salariale tra pubblico e privato è infatti insostenibile: “per una figura come quella dell’infermiere parliamo di circa 500 euro mensili in meno rispetto ai colleghi della sanità pubblica. Un divario che sta generando una fuga di personale da questi comparti, con ricadute pesanti sulla qualità dei servizi per le persone più fragili. Per questo chiediamo al Ministero e alle Regioni una svolta immediata: serve un sistema di accreditamento che vincoli il finanziamento pubblico all’applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative”.
“Scioperiamo perché non si può più permettere che il profitto delle strutture accreditate si regga sul dumping contrattuale di chi assicura la salute dei cittadini”, concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi.
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