“Abbiamo apprezzato l’apertura del tavolo fissato per il 4 marzo alla presenza del Ministro della Salute: è un segnale che arriva dopo settimane di mobilitazione e pressione costante da parte nostra. Tuttavia non siamo disponibili a ricadere in una dinamica ciclica e inconcludente come quella vissuta negli ultimi due anni, con tavoli convocati che non hanno prodotto alcun passo avanti concreto. Pertanto proclamiamo lo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata e delle RSA per il prossimo 17 aprile a Roma”.
Lo annunciano, in una nota stampa, le segreterie nazionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.
“Non c’è più tempo da perdere – specificano -: è necessario entrare nel merito delle trattative, con risorse certe e con una disponibilità reale, non solo di facciata, da parte delle controparti Aris e Aiop, che nelle dichiarazioni affermano di voler rinnovare i contratti ma nei fatti subordinano l’apertura e la conclusione delle trattative alla piena copertura economica dei costi del rinnovo contrattuale da parte di Governo e Regioni. Parliamo di due CCNL scaduti rispettivamente da 8 e 13 anni: una situazione che non è più tollerabile. Proprio per questo chiediamo con forza al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni di definire regole certe e vincolanti sugli accreditamenti istituzionali che rendano automatico il rinnovo dei contratti alle stesse vigenze della sanità pubblica, impedendo il ricorso al dumping contrattuale messo in atto da soggetti datoriali e organizzazioni sindacali non rappresentative”.
Il differenziale salariale tra pubblico e privato, spiegano i sindacati, è evidente: “per una figura come quella dell’infermiere parliamo di circa 500 euro mensili in meno rispetto ai colleghi della sanità pubblica che, dopo il rinnovo del contratto 2022-2024, riceveranno ulteriori incrementi con le risorse stanziate per il triennio 2025-2027. Un divario che sta generando una fuga di personale da questi comparti, con ricadute pesanti sulla qualità dei servizi e sulla vita delle persone più fragili che si rivolgono alla sanità privata e degli anziani ospiti delle RSA. È una condizione divenuta insostenibile che sta danneggiando prima di tutto l’utenza più esposta”.
“Per questo motivo – concludono le segreterie di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – oltre ai presidi sui territori e al proseguire capillarmente nell’invio di richieste di ispezioni nei luoghi di lavoro in tutta Italia per verificare il rispetto delle regole di accreditamento e delle condizioni operative, porteremo in piazza, a Roma, il prossimo 17 aprile, la voce di 300mila lavoratrici, lavoratori e professionisti che ogni giorno svolgono un servizio pubblico essenziale”.
“Non abbiamo sottoscritto a novembre l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto 2022/2024 dei Dirigenti Medici, Veterinari e Sanitari e non firmiamo oggi il definitivo perchè non ci sono le condizioni sindacali minime economiche e normative. Rimane un contratto definanziato di ben 580 euro lordi rispetto all’inflazione del triennio, che non introduce nulla di normativo e che peggiora le sperequazioni a danno dei Dirigenti Sanitari e delle Professioni Sanitarie”.
Lo afferma Andrea Filippi, Segretario Nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN che ribadisce il no alla sottoscrizione del contratto 2022/2024 anche per i Dirigenti del SSN.
“Il SSN – prosegue – sta vivendo la peggiore fase storica da quando è stato istituito, il definanziamento tocca punte al ribasso mai raggiunte rispetto al PIL, manca personale su tutto il territorio nazionale, le retribuzioni sono le più basse d’Europa, le condizioni di lavoro dei professionisti e la qualità dei servizi peggiorano ogni giorno, ormai quotidiane le aggressioni contro gli operatori da parte di cittadini estenuati dalle liste di attesa, i concorsi vanno deserti perché il SSN a queste condizioni non può più essere attrattivo e inarrestabile è la fuga dei professionisti verso l’estero o verso il privato. Di fronte a questo scenario desolante come Organizzazione sindacale sentiamo il dovere di opporci allo smantellamento dell’offerta di salute pubblica che questo Governo sta perpetrando a partire dal definanziamento del Contratto”.
“Inaccettabile poi che a fronte di un aumento mortificante di 90 euro lordi sul tabellare che purtroppo troveremo in busta paga a marzo/aprile rispetto a quanto già percepito, si sia deciso di congelare fino al prossimo contratto le risorse già finanziate per l’aumento dell’indennità di specificità. Circa 300 euro lordi in più al mese che a tutt’oggi mancano per i Dirigenti Sanitari e delle Professioni Sanitarie”.
“Contestare oggi questo contratto ci deve dare la forza e la rappresentanza, coinvolgendo lavoratrici e lavoratori nella nostra vertenza, per creare migliori presupposti per il triennio 2025/2027 che deve essere avviato nel più breve tempo possibile, soprattutto per recuperare le risorse ancora assenti per le indennità di specificità e di esclusività dei Dirigenti Sanitari e delle Professioni Sanitarie, avviare da subito una nuova, vera stagione contrattuale per affrontare i temi economici e normativi utili a migliorare le condizioni di lavoro e la qualità delle cure che oggi non hanno trovato nessuna risposta. Noi saremo comunque, con le nostre Rappresentanze sindacali aziendali, su tutti i tavoli a vigilare sulla corretta applicazione delle norme contrattuali ancora vigenti, su orario di lavoro, carriere e fondi dei professionisti”, conclude Filippi.
“Smart working non è gentile concessione, continueremo a mobilitarci”
“L’amministrazione ha predisposto uno schema di direttiva da applicare in tutti i Dipartimenti e Strutture della Presidenza del Consiglio dei ministri che uniforma al ribasso il ricorso al lavoro agile riducendone a 1 giorno a settimana la possibilità, con deroghe limitate a specifiche categorie di personale e per il limite massimo di 2 giorni a settimana. Lo avevano anticipato nella trattativa per il CCNL della PCM, e lo stanno facendo: sul lavoro agile la Presidenza del Consiglio vuole il ritorno al passato”.
Così la Funzione pubblica della Cgil, in una nota.
“Siamo in presenza di una stretta inspiegabile che cancella gli esiti positivi avuti in anni di ricorso alla modalità di lavoro agile e riporta al tempo che fu le lavoratrici e i lavoratori che in questi mesi e in questi anni hanno dimostrato di poter e saper svolgere con professionalità e al meglio il loro lavoro sia in presenza sia a distanza, garantendo gli obiettivi posti e migliorando il benessere lavorativo dell’intera Presidenza del Consiglio. Questa decisione unilaterale dell’amministrazione – si prosegue – segue mesi di richieste di confronto per definire un quadro uniforme, capace di rispondere alle legittime istanze di conciliazione vita e lavoro della generalità di lavoratrici e lavoratori”.
“Durante l’incontro svoltosi questa mattina per il tentativo di conciliazione al Ministero del Lavoro abbiamo espresso all’amministrazione la netta contrarietà all’ipotesi delineata nello schema di direttiva del Segretario Generale della PCM e abbiamo rappresentato le modifiche che riteniamo necessarie al fine di migliorare le condizioni di lavoro del personale. Verificheremo nei prossimi giorni se saranno prese in considerazione o l’amministrazione proseguirà con questo annunciato ritorno al passato. La FP CGIL continuerà a mobilitarsi affinché il lavoro agile sia realtà in Presidenza del Consiglio e in tutta la Pubblica Amministrazione e non solo una gentile e centellinata concessione”, conclude Fp Cgil.
“La convocazione al Ministero della Salute per il 4 Marzo per discutere del rinnovo dei CCNL della sanità privata è un passaggio importante, reso possibile grazie alle costanti pressioni esercitate unitariamente e alla massima determinazione con cui, nelle ultime settimane, è stata mantenuta alta l’attenzione sulle criticità che investono lavoratrici e lavoratori della sanità privata e delle RSA”.
Così, in una nota stampa, le segreterie nazionali di FP CGIL, CISL FP e UIL FPL.
“Le iniziative di mobilitazione, le richieste formali di apertura del tavolo e le interlocuzioni istituzionali promosse hanno riportato con forza la vertenza al centro dell’agenda ministeriale, fino ad arrivare alla convocazione alla presenza del Ministro. Parteciperemo all’incontro con spirito costruttivo ma con fermezza, ribadendo le nostre rivendicazioni e pretendendo risposte concrete e verificabili. Dopo anni di rinvii e incontri senza esiti, non è più tempo di attese. Pretendiamo inoltre che la Conferenza delle Regioni definisca regole chiare e vincolanti in materia di accreditamento, affinché le strutture che erogano servizi pubblici e ricevono finanziamenti regionali siano obbligate ad applicare e rinnovare regolarmente i CCNL sottoscritti con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”, proseguono le tre sigle sindacali.
“Allo stato attuale, essendo fallito il tentativo di conciliazione presso il Ministero del Lavoro, la proclamazione dello sciopero che verrà messa in atto a breve è la diretta conseguenza dell’assoluta mancanza di volontà di rinnovare il CCNL da parte delle associazioni datoriali responsabili del blocco, avendo subordinato l’apertura dei tavoli alla preventiva garanzia di risorse da parte delle istituzioni competenti, Governo e Regioni”, aggiungono.
“In assenza di risultati tangibili, saranno intensificate le iniziative sui territori fino alla proclamazione dello sciopero. L’obiettivo resta chiaro: rinnovare tutti i contratti e definire regole certe che impediscano il ripetersi di blocchi contrattuali e fenomeni di dumping ai danni delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata e delle RSA”, concludono i sindacati.
“Abbiamo scritto una lettera al capo di gabinetto del Ministro Giuli per chiedere di individuare tempestivamente le soluzioni necessarie a garantire la continuità occupazionale delle centinaia di precari part-time a 18 ore del Ministero della cultura che rimarranno a casa dal 1 marzo 2026″. Così in una nota FP CGIL e UIL PA.
“Nel DL milleproroghe avevamo proposto degli appositi emendamenti per la loro proroga finalizzata alla stabilizzazione, ma sono stati ritirati o respinti”, continuano le organizzazioni sindacali.
“Si tratta dei precari assunti in 4 regioni del sud, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia dell’obiettivo convergenza delle politiche europee, provenienti da percorsi di tirocini di molti anni precedenti, che per gli ultimi 30 mesi hanno dato il proprio contributo con grande professionalità al servizio dell’amministrazione”.
“Visto anche l’ordine del giorno a prima firma dell’on. Vietri (FdI) approvato ieri dall’aula di Montecitorio con parere favorevole del Governo, che impegna l’esecutivo a trovare delle soluzioni per la proroga dei loro contratti ormai in prossima scadenza, chiediamo immediate garanzie per la loro continuità occupazionale, l’individuazione delle risorse per la loro stabilizzazione e il passaggio a full-time”, concludono FP CGIL e UIL PA.
“Dopo aver consultato oltre la metà del personale del comparto delle funzioni locali, ed in attesa si completi la consultazione, abbiamo registrato che ben il 92% di lavoratrici e lavoratori si è espresso per la non sottoscrizione del contratto delle Funzioni locali”. A farlo sapere è la Funzione pubblica Cgil, che il 19 novembre scorso ha lanciato una consultazione sulle previsioni del contratto 2022-24.
“Un contratto che non abbiamo sottoscritto – ricorda la Fp Cgil – perchè lavoratrici e lavoratori perdono il 10% in busta paga rispetto al costo della vita. Si tratta di un contratto che, infatti, prevede aumenti inferiori al 6% per un triennio in cui l’inflazione è schizzata al 16%: un contratto che, di fatto, impoverisce i lavoratori, le lavoratrici e le loro famiglie. Perdere 10 punti di potere d’acquisto vuol dire avere più difficoltà di prima a pagare, per esempio, l’affitto, il mutuo, la spesa. Per noi tutto questo è inaccettabile”.
“Come Fp Cgil continueremo a chiedere risorse, assunzioni, valorizzazione del personale e a difendere la dignità del lavoro pubblico”, conclude la nota.
“Prioritario superare le disfunzioni e investire sull’inclusione”. Le proposte del sindacato
“Dobbiamo avere il coraggio di dirlo: le nostre Pubbliche Amministrazioni non stanno facendo ancora abbastanza. Abbiamo leggi bellissime, considerate anche tra le più avanzate in Europa. Assumiamo per dovere di legge, ma poi ci dimentichiamo di accogliere”.
Lo ha detto il Segretario generale Fp Cgil Federico Bozzanca nel corso dell’iniziativa promossa a Roma dalla Funzione pubblica della Cgil dal titolo ‘disabilità e lavoro pubblico, tra principio di uguaglianza e inclusione concreta’.
“Nel decennio 2011 – 2021 si è registrato a livello globale un aumento considerevole delle persone con disabilità. Sono poche nel mercato del lavoro e vengono pagate meno (le donne peggio degli uomini). A livello nazionale, nel 2023, le scoperture temporanee dichiarate ammontavano a 178.328 posizioni, pari al 30,1% della quota di riserva complessiva (dati XII relazione al Parlamento sullo stato di attuazione legge 68-99). Vuol dire che, in Italia, 178.328 persone potrebbero lavorare nella Pubblica amministrazione ma a causa delle disfunzioni del sistema non riescono a farlo”, ha osservato Bozzanca.
Quanto alle proposte, ha spiegato il Segretario generale Fp Cgil, “è necessario avere dati sulla collocazione ed effettiva inclusione del personale presente che ha una disabilità, come viene utilizzato e informazioni sulle condizioni di lavoro. Occorre prevenire, inoltre, il diffuso fenomeno delle dimissioni. Nei Siti delle Amministrazioni occorrerebbe prevedere una collocazione evidente e facilmente individuabile per informazioni specifiche, norme, circolari utili, nuove procedure e contatti per i dipendenti con disabilità; individuare pratiche efficaci per accedere ad accomodamenti ragionevoli tra cui l’accesso allo smartworking o il telelavoro. Chiediamo che lo Smart working sia una scelta di libertà e autonomia, non un confino domiciliare. Inoltre, serve coinvolgere l’Organismo paritetico per l’innovazione sulle problematiche delle persone con disabilità impiegate. E chiediamo, con forza, che nei territori si sviluppino Sportelli di ascolto: luoghi dove il lavoratore e la sua famiglia possano trovare una rete, un supporto contro il mobbing, un consiglio su come conciliare le cure con la carriera. Un luogo dove l’amministrazione e il sindacato possano lavorare insieme”.
“Le persone con disabilità vivono l’inserimento e il mantenimento nel posto di lavoro con difficoltà, in un panorama del mercato del lavoro generale del nostro Paese che evidenzia profonde disuguaglianze”, ha osservato Maria Grazia Gabrielli, Segretaria nazionale Cgil. “Non bisogna parlare più solo del dato quantitativo: finché le analisi non assumono anche un criterio di ordine qualitativo non potremmo certamente dire che la condizione reale delle persone, e quindi anche delle persone con disabilità, stia realmente cambiando. Le leggi ci sono, serve un cambio di approccio: come passare dal diritto formale ad un diritto sostanziale, al lavoro per le persone con disabilità: è questo il grande tema. Occorre altresì affrontare il problema del disallineamento che c’è tra il lavoro delle procedure di collocamento previste dalla legge 68 e le nuove misure e procedure, compresa la nuova valutazione della disabilità, che deriva dal decreto legislativo 62-2024. Occorre capire come allineiamo fattori e condizioni perché da queste nuove normative non derivi disagio per le persone con disabilità e le proprie famiglie. Centrale, inoltre, appare il ruolo dei Centri per l’impiego e, più complessivamente, il rafforzamento della Pubblica amministrazione, perché significa dotare la Pa di quanto ha bisogno per farla diventare un sistema efficace ed efficiente. La misura con cui si valuta la qualità costituzionale dell’amministrazione passa anche attraverso il come si fa e come si produce realmente inclusione”.
All’iniziativa hanno partecipato, inoltre, Diego Seggi, Fp Cgil nazionale, Antonio Naddeo, presidente Aran, Valerio Talamo, direttore ufficio contrattazione collettiva Dip. Funzione pubblica, Marco Alparone, Presidente Comitato di Settore delle Regioni per comparto Sanità, Veronica Nicotra, Segretaria generale Anci, Domenico Sabia, rappresentante Fand, Vincenzo Falabella, presidente nazionale Fish.
“Il CCNL 2025-2027 dovrà valorizzare economicamente e professionalmente le lavoratrici e i lavoratori dei Vigili del Fuoco che quotidianamente operano per la tutela della popolazione e del territorio con la loro unicità, propria di un Corpo di soccorso chiamato a rispondere a situazioni di emergenza e che deve essere potenziato per superare la costante carenza di organico che si scarica sul personale costretto a carichi di lavoro non sostenibili”. Lo scrive in una nota Fp Cgil, commentando l’apertura del tavolo di trattativa per il rinnovo del CCNL del personale del Corpo dei Vigili del Fuoco per il triennio 2025-2027.
“Come FP CGIL VVF abbiamo evidenziato come questo rinnovo dovrà provare a sanare le problematiche lasciate in eredità dal CCNL 2022/2024 sia sul fronte economico, per valorizzare il personale del Corpo che svolge una funzione essenziale per il Paese e che ha visto una perdita del potere di acquisto nel triennio precedente, sia sul fronte delle relazioni sindacali, per garantire a chi rappresenta lavoratrici e lavoratori la piena titolarità e per rafforzare le materie oggetto di negoziazione che producono effetti sulle condizioni di lavoro”. “Questo rinnovo”, afferma ancora Fp Cgil, “dovrà avere l’obiettivo di tutelare il potere di acquisto di lavoratrici e lavoratori allocando le risorse già stanziate sulla parte fissa della retribuzione e dovrà essere accompagnato da stanziamenti aggiuntivi per rispondere al personale sia in termini di previdenza, dedicata e complementare, sia di tutela, per rafforzare la salute e sicurezza del Corpo, anche per dare maggiore forza alle RLS che saranno elette per la prima volta nel mese di marzo”.
“Nei prossimi incontri presenteremo proposte puntuali per migliorare le condizioni lavoro del personale del Corpo, a partire dalle disposizioni di salute e sicurezza, con l’introduzione di forme di tutela oggi assenti, e da quelle su istituti contrattuali che favoriscano il benessere lavorativo, auspicando che questo CCNL non sia la copia di altri contratti ma risponda alla specificità dei Vigili del Fuoco nel fare soccorso in Italia, e che devono vedersi applicato un contratto che valorizzi il Corpo per la sua funzione essenziale”, conclude la nota.
“Il tentativo di conciliazione da noi richiesto che si è svolto oggi presso il Ministero del Lavoro si è concluso con il mancato accordo. Nei prossimi giorni definiremo tutte le procedure conseguenti, compresa la comunicazione alla Commissione di Garanzia della data dello sciopero nazionale”.
Lo scrivono in una nota le segreterie nazionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, che osservano: “l’incontro era stato sollecitato per affrontare il rinnovo del CCNL Sanità Privata Aiop–Aris. Le associazioni datoriali hanno confermato la propria indisponibilità ad avviare il tavolo negoziale, subordinando l’apertura della trattativa alla garanzia della copertura integrale dei costi contrattuali da parte delle Regioni. Una posizione che, abbiamo ribadito, risulta ingiustificata, non conforme alle prerogative sindacali e incompatibile con le esigenze del personale, già gravato da anni di stagnazione salariale e da un’inflazione che continua a erodere il potere d’acquisto”.
“Tale atteggiamento ripropone un blocco negoziale che, negli anni passati, ha già prodotto ritardi inaccettabili nel riconoscimento dei diritti retributivi delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata, i quali contribuiscono quotidianamente al mantenimento dei livelli essenziali di assistenza previsti dall’art. 32 della Costituzione. Quanto ai contratti delle RSA – è scritto nella nota – nonostante i tavoli siano aperti, la situazione appare notevolmente complessa ed ancora lontana dalle necessità e rivendicazioni del personale. Abbiamo sollecitato nuovamente l’auspicio che a breve si giunga ad un unico contratto di settore”.
“In alcun modo – proseguono i sindacati – possiamo giustificare la scelta di Aiop e Aris di sottrarsi alle responsabilità che competono ai datori di lavoro. Continueremo a sollecitare urgentemente il tavolo con il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni per la definizione di regole di accreditamento che vincolino le strutture che erogano servizi pubblici anche all’applicazione contrattuale, perché fruiscono di finanziamenti regionali ma si sentono liberi invece di poter applicare il contratto che vogliono e addirittura di non rinnovarlo. Questa prassi genera criticità verso il personale ed anche verso gli utenti, la cui soluzione deve vedere impegnati direttamente e in maniera più incisiva sia il Ministero della salute sia la Conferenza delle Regioni”. “Inoltre da settimane nei territori sono state richieste ispezioni presso le strutture accreditate, per verificare gli organici e le applicazioni delle delibere regionali, visto l’esodo massivo di personale che da mesi si sta manifestando con gravi carenze di personale”.
“Sarà fondamentale – concludono – garantire una mobilitazione ampia, visibile e determinata, affinché la vertenza ottenga l’attenzione e le risposte che le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle RSA meritano”.
“Desta profondo sconcerto quanto emerge dalla memoria difensiva depositata dall’Inps in un giudizio relativo al pagamento differito del TFS/TFR dei dipendenti pubblici. Nella memoria si afferma, infatti, che chi riceve una grossa somma in un’unica soluzione può essere più incline a privilegiare gratificazioni immediate rispetto al futuro e potrebbe essere spinto dall’’euforia’ verso spese eccessive. Parole che risultano gravi e inaccettabili perché insinuano che le lavoratrici e i lavoratori pubblici non sarebbero in grado di gestire responsabilmente una parte rilevante del proprio salario. È un’impostazione che respingiamo con fermezza. Il TFS/TFR non è un premio, né una concessione dello Stato: è retribuzione differita, salario maturato nel corso di una vita lavorativa, diritto pieno e indisponibile”.
Lo si legge in una nota di Fp Cgil.
“Da anni definiamo il differimento per ciò che è: un vero e proprio prestito forzoso allo Stato, che trattiene fino a 7 anni somme già spettanti ai dipendenti pubblici. Alla compressione di un diritto si aggiunge oggi una narrazione che tenta di giustificare il mancato pagamento immediato evocando presunte fragilità psicologiche dei lavoratori. È una tesi paternalistica e lesiva della loro dignità”, si osserva.
“La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 130 del 2023, ha già dichiarato incostituzionale il meccanismo del differimento e della rateizzazione, sollecitando un intervento del legislatore. A fronte dell’inerzia del Governo nel dare attuazione a quel monito, non è accettabile che si provi a legittimare il ritardo nel pagamento sostenendo che una liquidazione immediata potrebbe indurre ‘gratificazioni immediate’ o ‘spese eccessive’. Le lavoratrici e i lavoratori pubblici non hanno bisogno di essere ‘protetti’ dalle proprie scelte: hanno diritto a ricevere tempestivamente ciò che è loro dovuto”.
“Il differimento non è neutrale. Come dimostrato dallo studio realizzato dall’Area Previdenza della CGIL nazionale, un TFS/TFR di circa 86.000 euro, riferito a una retribuzione media di 30.000 euro lordi, comporta una perdita che puo’ raggiungere 17.000 euro. Parliamo di somme ingenti che gravano esclusivamente su chi ha già concluso la propria vita lavorativa. Non basta. Con la Legge di Bilancio 2026 il Governo ha ridotto da 12 a 9 mesi il termine per il pagamento della prima rata (fino a 50.000 euro) solo per i pensionamenti di vecchiaia. Una scelta che, come abbiamo denunciato sin dall’inizio, determina la perdita dello sconto fiscale dell’1,5% – pari a 750 euro – previsto proprio come parziale compensazione del differimento. Una doppia beffa. Per quanto ci riguarda, non ci fermiamo alla denuncia né alla condanna di parole che ledono la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici. Continueremo a sostenere in sede giudiziaria il diritto a ricevere il TFS/TFR al momento della cessazione del rapporto di lavoro, come avviene nel settore privato, e a sollecitare Governo e Parlamento a intervenire in modo strutturale per superare definitivamente una disciplina ingiusta e penalizzante”, conclude Fp Cgil.
“Grave attacco del Governo al sistema pubblico di protezione internazionale”
“Il 1° giugno entrerà in vigore in tutti i Paesi membri dell’Unione europea il c.d. ‘Patto asilo e migrazione’: si tratta di un pacchetto di misure che modifica e sostituisce gran parte delle norme del sistema comune europeo in materia di asilo. Un provvedimento che rischia di svuotare il contenuto minimo del diritto di asilo e tradisce i principi di solidarietà e di rispetto dei diritti fondamentali che erano alla base del Manifesto di Ventotene, rendendo ancora più difficile richiedere ed ottenere la protezione internazionale”.
E’ quanto denunciano in una nota Fp Cgil nazionale e il Coordinamento Fp Cgil della Commissione nazionale per l’asilo e delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale.
“Il nuovo Patto, seguito dal disegno di legge licenziato ieri dal Governo, ridisegna anche il concetto di ‘Paese Terzo Sicuro’ ampliando la possibilità per gli Stati UE di dichiarare inammissibili le domande di protezione internazionale e di indirizzare i richiedenti verso Stati non UE considerati sicuri. Così si favoriranno le procedure di rimpatrio e di esternalizzazione delle procedure del trattenimento (come, ad esempio, con il modello dei centri in Albania), determinando il restringimento del riconoscimento del diritto di asilo. Il Governo ha colto l’occasione dell’entrata in vigore di questo pacchetto di misure che alimenta gli elementi di criticità del sistema di protezione internazionale e asilo, testimoniati dalle difficoltà che vivono quotidianamente le lavoratrici e i lavoratori che operano all’interno delle Commissioni territoriali e della Commissione nazionale per il diritto d’asilo, per infliggere un ulteriore colpo al sistema pubblico. Per adempiere agli obblighi previsti dal Patto, infatti – si legge ancora – è stata autorizzata l’assunzione di 240 funzionari e 70 assistenti amministrativi, a tempo determinato, tramite agenzie di lavoro interinale, invece di procedere alle necessarie assunzioni a tempo indeterminato in un settore che svolge una funzione essenziale, con professionalità chiamate ad aggiornarsi costantemente per valutare e decidere della vita delle persone in fuga da situazioni di crisi. Ambito che sarà ora prevalentemente composto da lavoratrici e lavoratori precari”.
“Di fronte a questo ennesimo attacco al sistema pubblico e al rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale avvieremo una nuova mobilitazione sindacale che coinvolgerà tutte le colleghe e tutti i colleghi delle Commissioni territoriali e della Commissione nazionale per il diritto d’asilo, a qualunque titolo assunti, per rivendicare il riconoscimento della professionalità di chi opera in tale ambito e il rispetto del diritto di asilo sancito dalla nostra Costituzione”, conclude la nota.
“Bene l’approvazione dei documenti su sanità e funzioni locali da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. La Fp Cgil apprezza il confronto aperto con la Conferenza a partire dai contenuti esaminati che fanno emergere una volontà comune a risolvere le tante problematiche che i due settori stanno vivendo. È un metodo positivo che riteniamo possa portare al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di centinaia di migliaia di persone che quotidianamente garantiscono servizi fondamentali. L’auspicio è che si avvii al più presto la trattativa per il rinnovo dei contratti e che si modifichino quelle norme che hanno compromesso in questi anni la possibilità di assumere e valorizzare il personale, nonché gli spazi negoziali nell’ambito del secondo livello della contrattazione”.
Lo afferma il Segretario generale Fp Cgil, Federico Bozzanca.
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