I dati sulle scoperture evidenziati dal sindacato in un’iniziativa pubblica a Firenze: in Toscana in Corte di Appello manca il 78% dei Cancellieri esperti, alla Procura della Repubblica su 157 dipendenti previsti ce ne sono solo 105.
Il Tribunale di Venezia è privo del 50% del personale, al Tribunale di Milano mancano 207 dipendenti sui 593 previsti dall’organico. A Napoli, distretto di Corte d’Appello negli uffici requirenti, -33,7% di cancellieri esperti e -21,1% di assistenti giudiziari.

“Nel nostro Paese i dati sull’organico del Dipartimento per l’Organizzazione Giudiziaria disegnano un quadro drammatico: la carenza media di personale è pari a oltre il 30% a livello nazionale, con sedi in cui arriva a riscontrare il – 50%, e con lacune per alcune figure professionali chiave di migliaia di dipendenti. Ad esempio, mancano 2.688 Cancellieri esperti, pari al 45%, e 3.485 Assistenti giudiziari, pari al 31%. Carenze che toccano punte di oltre l’80% per altre figure come i funzionari contabili (85%) e gli assistenti tecnici (98%)”.
Sono alcuni dei dati evidenziati dalla Funzione Pubblica Cgil in occasione di un’iniziativa pubblica dal titolo “Un’altra idea di giustizia” svoltasi a Firenze.

“C’è poi l’assoluta priorità del nuovo modello organizzativo dell’Ufficio per il Processo che ha portato all’assunzione, a termine, di migliaia di lavoratrici e lavoratori, funzionari addetti alla diretta collaborazione con i magistrati. Un modello – evidenzia Fp Cgil – che oggi il Governo vuole far scomparire invece di renderlo strutturale con l’introduzione dei profili professionali, lasciando senza lavoro, dal 30 giugno 2026, 1.500 di quelle migliaia di lavoratrici e lavoratori e disperdendo così tutte le professionalità che hanno contribuito in modo determinante a migliorare l’efficienza dei procedimenti e a consentire il taglio dei tempi dei processi”.

Relativamente alle scoperture di personale, Fp Cgil ha sottolineato i dati di alcuni distretti: “in Toscana in Corte di Appello manca il 78% dei Cancellieri esperti mentre al Tribunale per i Minorenni questa figura professionale non è proprio presente. Alla Procura della Repubblica su 157 dipendenti previsti ce ne sono solo 105. Una carenza complessiva di organico che varia dal -27% al -35%. In Emilia-Romagna la Procura Generale ha 25 dipendenti sui 42 previsti dall’organico, il Tribunale per i Minorenni ha una scopertura del 50%. In Liguria, al Tribunale di Genova ci sono scoperture pari al 44% e in Corte di Appello manca il 50,8% del personale. In Lombardia, al Tribunale di Milano mancano 207 dipendenti sui 593 previsti dall’organico, a Brescia il Tribunale per i Minorenni ha una scopertura del 50%. In Veneto, il Tribunale di Venezia è privo del 50% del personale e negli uffici del Giudice di Pace di Belluno manca l’80%. A Napoli, distretto di Corte d’Appello negli uffici requirenti, -33,7% di cancellieri esperti e -21,1% di assistenti giudiziari.

“Le difficoltà del Dipartimento per l’Organizzazione Giudiziaria sono analoghe a quelle degli Archivi Notarili (con carenze intorno oltre il 35% dell’organico, con punte di 80% in alcune realtà) e degli uffici del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità (DGMC) e del Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria (DAP)”, evidenzia ancora il sindacato “che hanno bisogno di maggior personale per poter assolvere la loro missione costituzionale”.

Le richieste di Fp Cgil, che “da decenni denuncia la grave situazione in cui versa il Ministero della Giustizia a causa della carenza di personale e della pluriennale assenza di investimenti”, sono chiare: “stabilizzare tutti i precari Pnrr senza ulteriori prove concorsuali, strutturare a regime l’Ufficio del Processo e prevedere il profilo professionale di ruolo, assumere personale e aumentare le dotazioni organiche di tutti i dipartimenti, valorizzare il personale in servizio, investire nelle infrastrutture informatiche e nell’edilizia delle sedi giudiziarie. È questa la vera riforma della giustizia che serve”.

All’iniziativa hanno partecipato Mirella Dato, Segretaria Funzioni Centrali Fp Cgil Toscana, Barbara Fabbrini, Giudice del Tribunale di Firenze già Capo Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, lavoratrici e lavoratori del Ministero della Giustizia, Giordana Pallone, Segretaria nazionale Fp Cgil.

Si terrà domani 14 maggio, dalle ore 12 alle 14, a Firenze, presso Palazzo di Giustizia  un’iniziativa pubblica\flash mob dal titolo “Un’altra idea di giustizia”, promosso dalla Funzione pubblica Cgil.

Introduzione di Mirella Dato, Segretaria Funzioni Centrali Fp Cgil Toscana, intervento della dott.ssa Barbara Fabbrini, Giudice del Tribunale di Firenze già Capo Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, interventi di lavoratrici e lavoratori del Ministero della Giustizia.
Conclusioni di Giordana Pallone, Segretaria nazionale Fp Cgil.

Particolare attenzione sarà rivolta al tema della grave situazione in cui versa il Ministero della Giustizia a causa della carenza di personale e della pluriennale assenza degli investimenti necessari per rafforzare un sistema che garantisce un diritto essenziale alla popolazione, quello alla giustizia, fondamenta del principio di uguaglianza proprio di uno Stato che vuole dirsi democratico. Situazione che si aggraverà ulteriormente con la mancata stabilizzazione di tutti i precari PNRR e la mancata strutturazione dell’ufficio per il processo.

Si è svolta oggi, a Roma, presso “Spazio Pubblico”, l’assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori delle Commissioni Territoriali per la protezione internazionale e della Commissione Nazionale per i richiedenti asilo organizzata dalla FP CGIL, NIdiL CGIL e con la partecipazione della CGIL.

Gestire in chiave emergenziale le politiche migratorie, di accoglienza e permanenza delle persone provenienti da Paesi extra UE è il segno preoccupante di una deriva xenofoba e razzista che coinvolge tutta l’Unione Europea e che, con il Nuovo Patto su migrazione ed asilo, cambierà – in peggio – il volto dell’accoglienza in Italia.

Se oggi tale sistema può ancora consentire il rispetto di diritti fondamentali – si legge in una nota di Fp Cgil e NIdiL Cgil – è grazie al lavoro di poche centinaia di persone che, nonostante l’indegno trattamento finora ricevuto, mettono a disposizione dello Stato le proprie capacità, competenze e professionalità.

Eppure, il Ministero dell’Interno si mostra attento ed interessato solo alla velocità con cui si devono sbrigare le pratiche, sottoponendo il personale a ritmi di lavoro insostenibili, ed alla sottrazione di autonomia decisionale dei singoli collegi, accentrando poteri nelle mani dei soli Presidenti delle Commissioni, con la conseguente compressione dei diritti umani fondamentali di chi arriva e con la continua violazione di norme di legge e contrattuali a tutela della condizione di lavoratrici e lavoratori, diretti e somministrati.

Lavoratrici e lavoratori vogliono il rispetto dei contratti, il riconoscimento delle professionalità e che vengano banditi i concorsi per il reclutamento del personale necessario a far funzionare le Commissioni, senza ricorrere a forme di lavoro precario, e che si valorizzi l’esperienza maturata attraverso la somministrazione lavoro.

Si metta fine alla propaganda sulla pelle dei migranti e dei lavoratori dell’asilo: sensazionalismi come i famigerati centri in Albania e continui cambi normativi caratterizzano la sclerosi di un settore i cui lavoratori e la cui utenza sono costantemente alla mercé della propaganda politica.

L’unica risposta seria sarebbe quella di ricreare un canale legale di ingresso in Italia anziché intasare il sistema asilo che al momento rappresenta l’unico canale di temporanea regolarizzazione delle persone immigrate.

Criminalizzare l’immigrazione riducendola unicamente ad una questione di sicurezza, parlare di “invasioni” e di persone come “pratiche da smaltire”, la retorica xenofoba, sono tutte narrazioni fuorvianti che servono solo a creare volutamente clandestini – e quindi forza lavoro senza diritti – livellando verso il basso le condizioni del lavoro di tutte e tutti, a squalificare e rendere precari i servizi dell’asilo e i servizi pubblici in generale, a tutto vantaggio dei profitti privati e saranno tutti i cittadini a pagarne il costo, in tutti i sensi.

PETIZIONE DEI DIRIGENTI SANITARI E DELLE PROFESSIONI SANITARIE

DIRIGENTI DI SERIE B? NO GRAZIE.

Il finanziamento previsto a regime dal 2026 per l’aumento dell’indennità di specificità per i Dirigenti della sanità, peggiora le sperequazioni esistenti tra professionisti appartenenti alla medesima area contrattuale, che in verità provengono da percorsi formativi di analoga complessità e che condividono nella quotidianità lavorativa oneri e responsabilità di medesima caratura. Stiamo parlando della dirigenza sanitaria e delle professioni sanitarie, destinataria di un aumento mensile dell’indennità di specificità di soli 60 euro lordi.

Non si tratta solo di una questione di cifre, ma di svalorizzazione professionale e della funzione sociale della tutela della salute; si tratta di approssimazione e disinteresse nei confronti di Professionisti che nei servizi, anche in condizione strutturali, organizzative ed economiche avverse, garantiscono la cura e la salute delle persone; un disinteresse che comincia fin dal percorso di specializzazione, finanziato in misura economicamente minore per i dirigenti sanitari.

Oggi, come dirigenti biologi, chimici, farmacisti, fisici sanitari, psicologi e dirigenti delle professioni sanitarie sentiamo il dovere di accendere un faro su questa situazione discriminante, ponendola all’attenzione di tutti i colleghi e le colleghe. Non possiamo più accettare che si legittimi e perpetui una sperequazione vergognosa che oltre ad offendere la dignità dei professionisti, mina l’unità e la compattezza dei servizi.

Il Servizio Sanitario Nazionale, infatti, si regge su un’architettura interprofessionale, multiprofessionale e multidisciplinare, perché i bisogni di salute hanno natura multidimensionale e richiedono una presa in carico globale, articolata e continuativa. La tenuta del Ssn passa anche dalla capacità di sviluppare modelli organizzativi innovativi, resilienti e sostenibili, in cui ciascun professionista possa esprimere le proprie competenze professionali e gestionali. Trattare biologi, chimici, farmacisti, fisici sanitari, psicologi e dirigenti delle professioni sanitarie come figure “minori” significa ignorare il cuore pulsante della prevenzione, della gestione integrata delle cure, della diagnostica, della riabilitazione, della ricerca e del benessere psicologico, pilastri insostituibili del diritto alla salute.

La prospettiva dell’iniquo finanziamento che ricade sul Ccnl 2025/2027 dell’indennità di specificità dei dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie rischia di avallare una visione ospedalocentrica, tutta incentrata sulla singola prestazione, frammentando e logorando il Servizio Sanitario Nazionale; una visione che non trova riscontro nella realtà operativa dei nostri ospedali e servizi territoriali e va in direzione contraria al modello bio-psico-sociale adottato dall’Oms e ispiratore del Pnrr. L’equa valorizzazione dei dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie rappresenta invece la dimostrazione concreta che le linee di attività garantite dai dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie non sono accessorie, bensì complementari a quelle di tutti gli altri professionisti; tale complementarietà assicura che il Servizio Sanitario Nazionale risponda alla complessità dei bisogni di salute di tutti e tutte con una speculare complessità della presa in carico, dell’assistenza e della cura.

La trattativa per il rinnovo del Ccnl 2025-2027 è l’occasione per cambiare rotta.

Vogliamo dare voce ai dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie che non vogliono rassegnarsi a essere trattati come “dirigenti di serie B”.

Continueremo a difendere il Ccnl come strumento di equità e di attuazione dei più moderni sviluppi delle politiche di salute.

Invitiamo tutte le colleghe e i colleghi, indipendentemente dalla propria appartenenza sindacale, a sottoscrivere questo appello.

Chiediamo un impegno formale, pubblico e vincolante di Governo e Regioni a impegnarsi perché venga riparato il danno del sottofinanziamento dell’indennità di specificità previsto dalla legge di bilancio 2026, sperequato di ben 5 volte a danno dei Dirigenti sanitari, che ancora una volta prevedono un’iniqua distribuzione delle risorse.

Riprendiamoci la dignità che ci spetta per tutelare la dignità dei servizi in cui lavoriamo e delle persone di cui ci prendiamo cura; per difendere, in definitiva, il nostro Servizio Sanitario Nazionale integrato, pubblico, universale, equo, solidale.

Petizione promossa da:

ANAAO ASSOMED

CIMO-FESMED
AAROI-EMAC

FASSID

FP CGIL MEDICI E DIRIGENTI SANITARI

FVM

CISL MEDICI

UIL FPL

Il link alla petizione: https://www.change.org/p/chiediamo-un-impegno-concreto-per-finanziare-l-indennità-di-specificità-sanitaria

L’analisi dell’Osservatorio Previdenza CGIL presentata oggi nell’ambito dell’iniziativa della FP CGIL “Pensioni pubbliche sotto attacco. Basta penalizzare il lavoro pubblico” evidenzia gli effetti La platea coinvolta riguarda circa 700 mila lavoratrici e lavoratori pubblici. Secondo le stime riportate nell’analisi, il taglio complessivo determinato dalla revisione delle aliquote di rendimento arriverebbe a quasi 33 miliardi di euro nel periodo 2024-2043.
Per la CGIL e la FP CGIL siamo di fronte a una scelta profondamente sbagliata e iniqua, che interviene retroattivamente sui contributi già versati, modifica le aspettative previdenziali costruite in decenni di lavoro e scarica sui dipendenti pubblici il costo dell’equilibrio finanziario del sistema.

L’analisi evidenzia come il taglio delle aliquote di rendimento possa determinare riduzioni permanenti estremamente pesanti dell’assegno pensionistico: fino a oltre 6 mila euro annui per retribuzioni da 30 mila euro, oltre 10 mila euro annui per retribuzioni da 50 mila euro e oltre 14 mila euro annui per retribuzioni da 70 mila euro. Le perdite economiche complessive lungo l’intero periodo di pensionamento possono partire da 17 mila euro fino arrivare a oltre 273 mila euro.

A questi tagli si aggiunge il progressivo allungamento delle finestre mobili introdotto dalla Legge di Bilancio 2024. Per i dipendenti pubblici iscritti alle gestioni interessate la finestra passa infatti dai precedenti 3 mesi fino a 9 mesi nel 2028, determinando uno slittamento ulteriore dell’uscita dal lavoro.

Ancora più grave è la scelta del Governo di non bloccare il meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita. La Legge di Bilancio 2026 si limita infatti a ridurre temporaneamente l’incremento previsto per il 2027 a un solo mese, ma dal 2028 tornerà pienamente operativo un aumento di tre mesi, con ulteriori incrementi previsti progressivamente e già stimati dalla ragioneria.

Questo significa che migliaia di lavoratrici e lavoratori non solo dovranno attendere più tempo per andare in pensione, ma saranno costretti anche a subire una doppia penalizzazione economica: da un lato il rinvio dell’accesso alla pensione dovuto all’aumento dei requisiti contributivi e dell’età pensionabile; dall’altro la riduzione dell’importo della pensione attraverso coefficienti di trasformazione meno favorevoli determinati proprio dall’adeguamento alla speranza di vita.

L’effetto concreto è un vero e proprio allungamento della permanenza al lavoro anche per chi ha iniziato a lavorare giovanissimo. Le simulazioni elaborate dall’Osservatorio Previdenza CGIL mostrano casi di lavoratrici e lavoratori entrati nel mondo del lavoro tra i 19 e i 21 anni che, tra finestre mobili, adeguamento alla speranza di vita e necessità di evitare i tagli sulle pensioni, rischiano di arrivare a oltre 48 o addirittura 49 anni complessivi di lavoro prima dell’accesso alla pensione di vecchiaia.

Particolarmente pesante risulta inoltre la situazione nel settore sanitario, dove anche i meccanismi di salvaguardia previsti dalla normativa comporterebbero comunque permanenze lavorative superiori ai 46 anni e mezzo di attività, in contesti già caratterizzati da elevato stress lavorativo, turnazioni e forti carichi fisici e psicologici.

È necessario correggere una situazione oramai divenuta insostenibile. Per questo abbiamo lanciato una serie di proposte. La prima è quella di rivedere l’adeguamento automatico delle pensioni all’aspettativa di vita. Un sistema che porta le persone ad andare in pensione sempre più tardi e con un importo ridotto. “Una doppia penalizzazione!”, commenta il sindacato. Altra importante richiesta è quella di istituire la cosiddetta “pensione di garanzia”: una pensione adeguata a garantire una vita dignitosa a tutte quelle persone che hanno avuto una carriera discontinua, precaria e con retribuzioni basse. C’è poi la questione dei lavori gravosi e usuranti per cui in sindacato chiede la possibilità di pensionamento anticipato. Altra richiesta è che il contributo al fondo di previdenza integrativa dato dall’amministrazione venga ampliato calcolandolo sull’intera retribuzione e non solo su una parte, il trattamento base, come avviene oggi. “È poi necessario garantire il pagamento del TFS/TFR in tempi certi e brevi. Non è possibile aspettare anni per ricevere i propri soldi”. In merito, il sindacato propone di potenziare le strutture dell’INPS che si occupano della liquidazione del TFR per contrastare i ritardi. Infatti, se i tempi previsti dalla legge sono di 6 mesi, oggi i tempi effettivi superano i 24 mesi. Ma più in generale la Funzione Pubblica CGIL rivendica la necessità di attuare un piano straordinario di assunzioni nella PA per far fronte ai circa 700.000 pensionamenti previsti nei prossimi 15 anni e di rinnovare i contratti collettivi nazionali di lavoro del Pubblico Impiego.

Per la CGIL e la FP CGIL è necessario aprire immediatamente un confronto per superare norme ingiuste che penalizzano il lavoro pubblico, aumentano l’età reale di uscita dal lavoro e riducono progressivamente il valore delle pensioni future di chi ha già lavorato e versato contributi per oltre quarant’anni.

Trattativa per il rinnovo del Ccnl 2025/27 Sanità Pubblica Comparto

Incontro del 5 maggio 2026.

Si è tenuto oggi il secondo incontro di contrattazione per il rinnovo Ccnl sanità pubblica 25/27 per il personale del comparto.

Durante la sessione contrattuale, Aran ha illustrato alle organizzazioni sindacali le risorse finanziarie a disposizione del CCNL, che si distinguono in risorse ordinarie, cioè quelle messe a disposizione dal governo con Legge di Bilancio per tutto il pubblico impiego per questo triennio, e ulteriori risorse finalizzate, sempre con Legge di Bilancio, per il Ssn.

Le risorse ordinarie, pari a 1,537 miliardi di euro a regime dal 1/1/27 e corrispondenti ad un incremento salariale, calcolato su una retribuzione media di 35.058 euro, dell’1,8% per il 2025, 3,6% per il 2026 e 5,4% a regime da 1/1/27, porterebbero ad un aumento medio di 48 euro dal 1/1/25, che diventerebbero 97 dal 1/1/26 e infine 145 euro a regime dal 1/1/27 (cifre che vanno calcolate per 13 mensilità), cui va sottratta l’indennità di vacanza contrattuale già erogata.

A queste risorse Aran aggiunge, per la sola platea che per legge ne è destinataria, 480 milioni per l’indennità di specificità infermieristica e 208 milioni per l’indennità di tutela del malato. Tali risorse, al netto degli oneri riflessi a carico delle amministrazioni, porterebbero secondo Aran ad un aumento rispettivamente di 93 euro per 12 mensilità e di 66 euro sempre per 12 mensilità.

Infine, per l’ulteriore incremento dell’indennità di pronto soccorso, già finalizzato dalla legge, sono disponibili alla contrattazione 35 milioni di euro dal 1/1/26 che, rapportati ad una platea teorica di 20.000 operatori addetti a queste strutture e servizi, porterebbe un aumento medio di 98 euro.

Per quello che ci riguarda, nell’indicare per sommi capi i contenuti della nostra piattaforma contrattuale 2025/27 e le priorità lì contenute, abbiamo ribadito come sia necessario realizzare una trattativa contrattuale che possa “fare bene e presto”, proprio in quest’ordine, indicando come vi siano delle priorità, a partire dal sistema indennitario sulle condizioni di lavoro, dal sistema degli incarichi di base e dalla valorizzazione professionale di tutto il personale del Ssn. Abbiamo nuovamente sottolineato come le risorse contrattuali a disposizione ad oggi per questo triennio possono consentire di dare risposte ad alcune priorità mentre risposte più complessive che liberino risorse ed opportunità necessitano di un intervento legislativo del governo, a partire dall’abolizione definitiva del tetto al salario accessorio del personale e del superamento, anch’esso definitivo, dei tetti alle assunzioni. Il tema delle difficili, a volte insostenibili, condizioni di lavoro dei professionisti del Ssn deve trovare sì una risposta economica ma non può essere affrontato senza un cambio deciso di rotta sulle risorse da destinare al Servizio Sanitario Nazionale Pubblico e Universale.

Sono previsti in calendario già due ulteriori incontri, il 12 e il 26 maggio prossimi, oltre ad un incontro tecnico già previsto che accompagnerà la trattativa.

Come sempre vi terremo informate e informati.

Roma, 5 maggio ’26.

Funzione Pubblica Cgil Nazionale.

FP CGIL, CISL FP  e UIL FPL esprimono soddisfazione per l’approvazione, da parte della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, dell’Ordine del Giorno sul mancato rinnovo del CCNL della sanità privata e del settore socio-sanitario (RSA).

Le organizzazioni sindacali evidenziano come il provvedimento rappresenti un cambio necessario e ed importante che raffigura un segnale politico  rispetto a una situazione ormai insostenibile: il blocco contrattuale che si protrae da oltre 8 anni per la sanità privata e da 14 anni per le RSA, vissuto sulle spalle delle  lavoratrici e dei lavoratori che ogni giorno, in tutta Italia contribuiscono a garantire servizi e salute alle cittadine  ai cittadini, ma che non vedono riconosciuto e valorizzato il loro lavoro, le loro voci del 17 Aprile sono state ascoltate.
I due impegni assunti dalla Conferenza dei Presidenti sono considerevoli secondo i sindacati,  il primo è quello di porre ogni atto utile ed iniziativa anche in sede di Conferenza Stato-Regioni per sollecitare il rinnovo del Contratto Nazionale della Sanità Privata Ospedaliera e per il settore Sociosanitario, il secondo non meno importante è quello di introdurre nelle regole degli accreditamenti regionali e negli accordi con le strutture il vincolo dell’ applicazione e del rispetto dei CCNL sottoscritti dalle Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative.
Il sistema rischia il collasso se non si interviene, sempre più lavoratrici e lavoratori stanno lasciando i luoghi di lavoro per cercare condizioni migliori, con conseguenti ricadute sulla qualità dei servizi e sull’assistenza alle cittadine e ai cittadini. La qualità del lavoro è strettamente legata alla qualità delle cure ribadiscono le Organizzazioni sindacali e questo intervento rappresenta un primo passo per affrontare una situazione oramai frammentata e piena di diseguaglianze nelle diverse regioni, c’è bisogno di ricostituire il sistema e siamo disponibili come sempre a dare il nostro contributo al confronto per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori della Sanità Privata e delle Rsa.

“Assistenza territoriale, medicina generale e Case della Comunità: aperture importanti del Ministro Schillaci che con proposta di dipendenza e scuola di specializzazione per i medici di medicina generale va nella direzione da noi sempre auspicata, ma servono garanzie su risorse, tutele e standard nazionali”.

Così Fp Cgil in riferimento alla proposta di legge delega sulla riforma delle cure primarie proposta in bozza dal Ministro della Salute Orazio Schillaci.

“Il decreto apre finalmente a temi non più rinviabili: dal progetto di istituire una scuola di specializzazione universitaria per la medicina generale, al progressivo superamento della remunerazione fondata prevalentemente sulla quota capitaria, in favore di una componente fissa
oraria, integrata per obiettivi. Su questo punto, tuttavia – osserva Fp Cgil – occorre massima attenzione: gli obiettivi devono essere clinicamente fondati, misurabili e orientati alla qualità della cura, non al semplice contenimento della spesa”.

“Uno spiraglio di apertura importante, che va nella direzione da noi auspicata da anni, è certamente quello del possibile passaggio al ruolo della Dirigenza anche per i medici di medicina generale. Una prospettiva che, se correttamente attuata, potrebbe garantire maggiori tutele professionali: maternità, congedi parentali, malattia, infortunio, ferie retribuite, coperture previdenziali. Siamo favorevoli anche ad un passaggio intermedio – si legge nella nota di Fp Cgil – che nella giusta direzione preveda un doppio binario tra i professionisti che sceglieranno di continuare a lavorare in convenzione e quelli che nelle case di comunità devono essere inquadrati come Dirigenti, ma restiamo contrari agli ibridi previsti dal ruolo unico dell’attuale ACN, che in realtà non fa che appesantire di nuovi oneri i già sovraccaricati medici di medicina generale”.

“La direzione verso modelli multiprofessionali rappresenta un passaggio indispensabile per superare un modello frammentato e costruire una sanità territoriale realmente prossima ai bisogni delle persone”. Secondo Fp Cgil permangono, però, “criticità significative: le Case della Comunità risultano insufficienti a garantire una capillarità effettiva del servizio. Preoccupa l’assenza di coperture finanziarie adeguate. Rimane aperto il nodo delle diseguaglianze regionali. Particolare attenzione merita l’ipotesi di futuri interventi sull’accreditamento di soggetti erogatori
privati nell’assistenza primaria territoriale: una scelta di questo tipo aprirebbe a un ulteriore inaccettabile canale di privatizzazione, indebolendo il ruolo del servizio pubblico”.

Fp Cgil, infine, contesta “la limitazione dell’accesso al nuovo regime contrattuale solo per chi possiede ulteriori specializzazioni. È necessario definire da subito criteri chiari di equiparazione del percorso formativo della medicina generale alle specialità”.

“Finalmente si apre una vera stagione contrattuale necessaria a tutelare l’enorme patrimonio professionale del SSN”. Lo dichiara Andrea Filippi Segretario Nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, al termine del primo incontro avuto in ARAN per l’avvio delle trattative di rinnovo contrattuale 2025-2027 per l’Area Sanità.

“Dopo il contratto ponte definanziato 2022-24 che, come noto, non abbiamo firmato, si apre una stagione con risorse almeno adeguate all’inflazione programmata. Dal punto di vista normativo – spiega Filippi – possiamo affrontare i nodi che il contratto 22-24 non ha voluto toccare, intervenendo sui temi utili a  rendere più attrattivo il Servizio Sanitario Nazionale e frenare la fuga dei professionisti verso l’estero e verso il privato: orario di lavoro, carriere,  incarichi, congedi, equità di genere sono le nostre priorità. Attenzione però: a tutt’oggi rimane irrisolto il problema del mancato finanziamento dell’indennità di specificità dei Dirigenti Sanitari e delle Professioni Sanitarie”.
“Come abbiamo denunciato più volte, infatti – ricorda il Segretario – per medici e veterinari è previsto su questa voce un finanziamento extracontrattuale di circa 300 euro lordi mese, per il comparto di circa 120, mentre per i Dirigenti Sanitari di soli 60. Una sperequazione che lo stesso Ministro Schillaci si era impegnato a risolvere. Di fatto si tratta di 35 milioni che mancano per i Dirigenti Sanitari a fronte di 412 già finanziati per Medici e Veterinari. Chiediamo al Governo di sanare al più presto questa ingiustizia, per consentire al tavolo di negoziare al meglio un contratto che deve tutelare e  valorizzare in modo equo l’enorme patrimonio professionale che ancora resiste con passione e dedizione”.

“Troppi sono ancora i punti irrisolti sulla promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità”. È quanto denunciano Cgil nazionale, Fp Cgil e Flc Cgil, intervenute oggi in audizione sulle proposte di legge che istituiscono il profilo professionale dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione degli alunni con disabilità.

Secondo la Confederazione, insieme a Fp e Flc, “il disegno di legge rappresenta un arretramento rispetto all’impostazione originaria del ddl n. 236, depositato al Senato, da cui ha originato il testo oggi in discussione alla Camera, che, pur con le sue criticità circa la mancata individuazione delle risorse necessarie, indicava la strada dell’internalizzazione del personale nella pubblica amministrazione”.

“L’Assistente all’autonomia e alla comunicazione rappresenta – affermano Cgil, Fp e Flc – una figura professionale strategica nell’ambito delle politiche per l’inclusione scolastica e sociale, che opera a supporto degli studenti e delle studentesse con bisogni educativi connessi alla comunicazione, all’autonomia e all’inclusione personale, contribuendo in modo qualificato alla rimozione delle barriere che ostacolano la piena partecipazione alla vita scolastica. Questo profilo non si configura in alcun modo come sostitutivo del docente di sostegno o di altri operatori scolastici, ma si inserisce in un’ottica di integrazione funzionale all’interno dell’équipe educativa e multidisciplinare, concorrendo alla definizione e all’attuazione del progetto educativo individualizzato. Inoltre, è una figura fondamentale nella realizzazione del Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato per le alunne e gl alunni con disabilità”.

Per Cgil e categorie, “prevederne la valorizzazione è assolutamente necessario, ma l’ipotesi del doppio binario formativo prevista dal testo passato in senato è contraddittoria sul versante di una reale valorizzazione del profilo e del corretto inquadramento. È importante prevedere le dovute garanzie di tutela e continuità occupazionale del personale attualmente inserito nei percorsi di formazione o che già svolge l’attività di assistente all’autonomia e alla comunicazione.

“È meritoria la previsione di indicare, per la prima volta in una legge dello Stato, un contratto pubblico come quello delle Funzioni Locali come contratto di riferimento per i servizi affidati in appalto o subappalto, ma resta il nodo dell’investimento necessario ad attuare quanto previsto nelle finalità del disegno di legge: senza risorse eterofinanziate, certe e stabili, per gli enti locali sarà infatti molto difficile, se non impossibile, attuare le disposizioni per l’internalizzazione del personale”, concludono Cgil nazionale, Fp Cgil, Flc Cgil.

Come FP CGIL siamo stati auditi dalla 1a Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica nel corso dell’esame del disegno di legge già approvato alla Camera dei Deputati in prima lettura lo scorso 28 gennaio, recante “Disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della performance del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni”.

Il testo in discussione non ha subito particolari modificazioni nell’esame da parte della Camera dei Deputati, nonostante le numerose criticità che pure sono state già rappresentate in sede di audizione alla Camera

Ascolta l’intervento della Fp Cgil al minuto 42.55

Presìdio Fp Cgil a Roma, “sosteniamo idonei Storici dell’arte”
“Si è tenuto oggi, a Largo Argentina a Roma, il presidio del comitato degli idonei Storici dell’Arte sostenuto dalla Fp Cgil.  Contrariamente a quanto ipotizzato da qualcuno che non ha evidentemente ritenuto di farsi carico di queste lavoratrici e lavoratori, la delegazione è stata ricevuta dall’Amministrazione, specificatamente dal Direttore Generale Dott.ssa Giuseppone e dal Dott. Cirillo. Durante il colloquio il DG ha ribadito l’impossibilità da parte della Funzione Pubblica di prorogare la graduatoria vigente, nonostante le ripetute sollecitazioni da parte del Mic. Il Ministero ha confermato lo scorrimento di circa 90 posizioni con la valutazione suppletiva di alcune figure, in ragione delle valutazioni sui titoli formativi. Le posizioni saranno determinate anche con lo scorrimento della graduatoria fino a coprire tutte le posizioni previste procedendo così agli scorrimenti anche in caso di rinunce”.
Lo si legge in una nota di Fp Cgil.
“Continueremo a sostenere queste lavoratrici e lavoratori, così come abbiamo sempre fatto, percorrendo tutte le strade possibili al fine di dare risposte a questi professionisti  e ci adopereremo per il mantenimento in vigore dell’attuale graduatoria”.
« Pagina precedentePagina successiva »
X
Questo sito usa i cookie per offrirti la migliore esperienza possibile. Procedendo con la navigazione sul sito o scrollando la pagina, accetti implicitamente l'utilizzo dei cookie sul tuo dispositivo. Informativa sull'utilizzo dei cookie Accetto