“Preoccupati per tasso dimissioni volontarie”
“Siamo molto preoccupati per l’andamento delle dimissioni volontarie nel comparto delle funzioni locali, il cui numero è decisamente in crescita: è assolutamente necessario rendere più attrattivo il contratto del comparto. Nel corso dell’incontro abbiamo ribadito la centralità della questione salariale, sottolineando il divario esistente tra il comparto delle Funzioni Locali e gli altri comparti pubblici. Pur riconoscendo che l’incremento del 5,4% proposto risulta in linea con l’inflazione programmata, è necessario prevedere una clausola di salvaguardia nel caso in cui il contratto venga sottoscritto prima della registrazione dello scostamento tra inflazione programmata e reale”.
Lo ha detto la segretaria nazionale Fp Cgil Tatiana Cazzaniga nel corso dell’incontro convocato all’Aran nell’ambito del percorso di rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2025-2027 per il comparto delle Funzioni Locali.
“Occorre inoltre – ha proseguito – rafforzare le relazioni sindacali, con la richiesta di restituire centralità al ruolo e alla contrattazione delle RSU e delle Organizzazioni Sindacali. Sempre più centrale è il tema della salute e sicurezza sul lavoro, con riferimento all’aumento dei carichi e all’intensificazione delle condizioni lavorative, anche a causa delle carenze di organico. Abbiamo altresì evidenziato il rischio crescente per il benessere delle lavoratrici e dei lavoratori, anche in termini di stress lavoro-correlato e burnout. Bisogna inoltre investire nelle professionalità attraverso il superamento dell’area degli operatori e l’introduzione dell’area delle elevate qualificazioni, ed è necessaria la stabilizzazione dei criteri in deroga per le progressioni tra le aree. È stato inoltre affrontato il tema dell’inquadramento del personale scolastico ed educativo, per il quale si propone una riqualificazione complessiva accompagnata da un finanziamento dedicato”.
Sul fronte dell’organizzazione del lavoro, “abbiamo sottolineato l’importanza di una maggiore flessibilità dell’orario, anche tramite l’utilizzo del lavoro multiperiodale, oltre alla necessità di eliminare la riduzione di ferie e permessi per chi adotta la settimana corta e di equiparare il trattamento delle ferie tra personale esperto e neoassunto”.
“Come Fp Cgil abbiamo inoltre chiesto un ampliamento del sostegno al lavoro a distanza e al lavoro agile, considerati strumenti fondamentali anche per aumentare l’attrattività del comparto. In materia di formazione, chiediamo si utilizzino integralmente le risorse previste dal contratto, anche per accompagnare l’uso sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale nelle attività lavorative quotidiane, prevedendo al contempo modalità flessibili di utilizzo di eventuali risorse residue. Infine, abbiamo ribadito il valore del tema della disabilità, con la richiesta di riportare al centro della contrattazione l’inserimento lavorativo e l’inclusione”, ha concluso Tatiana Cazzaniga.
“Quadruplica il divario delle retribuzioni medie con amministrazioni dello Stato. Servono risorse per ridurre gap salariale e migliorare attrattività, tasso dimissioni è elevatissimo”
“Il sistema dei Comuni italiani è travolto da una crisi strutturale che mina la capacità dello Stato di essere presente nei territori e di garantire servizi essenziali ai cittadini, conseguenza diretta di anni di politiche di austerità che hanno colpito duramente gli enti locali: blocchi del turnover, tetti alla spesa del personale, tagli ai trasferimenti, vincoli alle assunzioni sempre più cervellotici. Come Fp Cgil denunciamo da anni questa crisi sempre più drammatica, fotografata altresì dal Rapporto IFEL 2026 sul personale dei Comuni italiani. Bisogna agire subito altrimenti il collasso del sistema sarà inevitabile”.
Lo scrive in una nota la segretaria nazionale di Funzione pubblica Cgil, Tatiana Cazzaniga.
“In quasi vent’anni il personale comunale si è ridotto di oltre il 28%, l’età media è di 51 anni e resta ancora alta, decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori hanno abbandonato volontariamente il comparto, 82.000 solo tra il 2017 e il 2024, e i Comuni, specie quelli più piccoli, faticano sempre di più ad attrarre e trattenere professionalità adeguate. Inoltre – osserva – dal 2016 al 2023 il divario delle retribuzioni medie con il comparto Funzioni centrali è quadruplicato: ad esempio per il personale non dirigenziale si passa, per i Ministeri, dal 4,14% del 2016 che diventa l’8,21% nel 2020 per raggiungere nel 2023 il 16,89% mentre se prendiamo in considerazione le Agenzie fiscali si passa da un differenziale del 15,39% del 2016 al 44,61% del 2023”.
“E’ un comparto, quello degli enti locali, che paga retribuzioni sistematicamente più basse rispetto a tutti gli altri comparti del pubblico impiego, perdendo personale formato a vantaggio di altre amministrazioni più attrattive. Particolarmente allarmante è la situazione nei piccoli comuni, dove quasi un dipendente su tre lavora ormai part-time, dove oltre un terzo degli enti ha al massimo cinque dipendenti e dove il rischio di paralisi amministrativa non è più uno scenario futuro ma una realtà quotidiana. È in questi territori, spesso già fragili sul piano economico e demografico, che i tagli hanno fatto più male e che il divario con il resto del Paese rischia di diventare incolmabile. Riteniamo, quindi, che non siano più sufficienti interventi parziali o provvedimenti tampone. Servono scelte coraggiose e risorse adeguate”, prosegue Cazzaniga.
“Come Fp Cgil proponiamo di superare i tetti alla spesa del personale, a partire dal tetto al salario accessorio. Il vincolo al fondo per il salario accessorio è, oggi, uno dei principali ostacoli alla valorizzazione del lavoro nei comuni. Il superamento di questo tetto non è una concessione: è una condizione minima di equità contrattuale. Poi, occorre riformare il meccanismo di calcolo delle capacità assunzionali previsto dall’art. 33 del DL 34/2019. L’attuale sistema di calcolo della sostenibilità della spesa per il personale, se non verrà profondamente rivisto, produrrà nei prossimi anni un effetto paradossale: proprio quando i rinnovi contrattuali, peraltro doverosi e attesi, porteranno a un aumento della massa salariale, molti Comuni si troveranno automaticamente a dover ridurre le assunzioni per rientrare nei parametri previsti dalla norma. È inaccettabile – denuncia la segretaria nazionale Fp Cgil – che il costo dei rinnovi contrattuali venga scaricato sulla capacità di assumere personale. Questo meccanismo va riformato, o almeno è fondamentale che gli effetti economici dei rinnovi contrattuali vengano esclusi dal computo delle soglie di spesa, per garantire stabilmente spazi assunzionali adeguati ai fabbisogni reali degli enti. Inoltre, bisogna mettere fine ai tagli ai bilanci dei comuni. Non è possibile chiedere di assumere, formare e trattenere personale qualificato se contemporaneamente si continuano a comprimere le risorse di parte corrente. Infine, è necessario aumentare ben oltre i 100 milioni di euro il fondo perequativo istituito dall’ultima legge di bilancio. Un fondo dedicato a sostenere la spesa per il personale degli enti locali è un passo nella giusta direzione, che la Fp Cgil ha sostenuto, ma le risorse stanziate sono del tutto insufficienti”.
“I Comuni sono il luogo in cui la Repubblica incontra concretamente i suoi cittadini. Senza personale adeguato, qualificato e motivato, non ci sono servizi, non c’è PNRR che tenga, non c’è coesione territoriale. E’ con questa consapevolezza che affronteremo il rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2025-2027 la cui prima convocazione è ormai imminente”, conclude Cazzaniga.
“Si è svolto oggi il primo incontro presso Aran per l’avvio del confronto sul rinnovo del CCNL della sanità pubblica 2025-2027. Noi di Fp Cgil abbiamo ribadito con chiarezza che questa tornata contrattuale si apre in un contesto profondamente diverso rispetto a quello dei rinnovi precedenti. Il quadro socioeconomico nazionale e internazionale, le tensioni prodotte dall’aumento del costo della vita, la crescente difficoltà di tenuta del potere d’acquisto delle retribuzioni, la persistente crisi degli organici e il peggioramento delle condizioni di lavoro impongono un’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti del negoziato. Per questo riteniamo che il rinnovo contrattuale debba rispondere a una priorità precisa: fare bene e presto. Abbiamo dato la disponibilità a un confronto serrato che si ponga l’obiettivo di cercare le condizioni per un accordo entro l’estate”.
Lo afferma in una nota Michele Vannini, segretario nazionale Fp Cgil.
“Abbiamo indicato quattro grandi blocchi di questioni: innanzitutto il tema salariale, sia sul terreno della quantità sia su quello dell’equità, poi i carichi di lavoro e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro: non si può continuare a far reggere il sistema sull’intensificazione delle prestazioni, sul ricorso ordinario allo straordinario e alle prestazioni orarie aggiuntive e su modelli organizzativi che scaricano su lavoratrici e lavoratori le conseguenze della carenza di personale. E ancora – spiega Vannini -: la garanzia dei percorsi di carriera. Il rinnovo deve dare risposte vere sul versante della valorizzazione professionale, del riconoscimento delle competenze, delle progressioni, degli incarichi e dello sviluppo delle professionalità. Infine, il tema delle relazioni sindacali: il rinnovo dovrà segnare una discontinuità netta rispetto alle criticità emerse nella stagione precedente. È necessario rafforzare informazione, confronto e contrattazione, riconoscere pienamente il ruolo delle organizzazioni sindacali rappresentative e delle RSU, e restituire centralità alla partecipazione democratica delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro”.
“Ora però occorre entrare rapidamente nel merito delle questioni aperte. La sanità pubblica ha bisogno di un contratto che non si limiti a registrare l’esistente, ma che affronti i problemi strutturali del settore, valorizzi il lavoro, rafforzi il servizio pubblico e dia risposte concrete a chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute nel nostro Paese”, conclude il segretario nazionale Fp Cgil.
“Quanto sta avvenendo con l’ennesimo decreto sicurezza di questo Governo conferma che sulla gestione dei flussi migratori e del diritto di asilo il Governo compie scelte sbagliate e inadeguate, oltre che in contrasto con i principi costituzionali, come con i centri in Albania e non solo”.
E’ quanto afferma Giordana Pallone, segretaria nazionale Fp Cgil.
“I numeri inferiori alle previsioni e le attese estenuanti per la concessione e i rinnovi dei permessi di soggiorno – aggiunge Pallone – rappresentano l’ennesimo fallimento delle politiche del governo Meloni che invece di investire nel sistema per favorire l’espletamento delle pratiche e l’accoglienza, alimenta insicurezza lasciando nel limbo tante persone in cerca di lavoro o che già hanno un’occupazione e rischiano di perderla”.
“Sul tema della protezione internazionale, poi – prosegue – le condizioni in cui sono chiamati a svolgere un così delicato ruolo i funzionari delle Commissioni Territoriali e della Commissione Nazionale sono inaccettabili tra organici ridotto all’osso, pressioni continue intollerabili, scarsi riconoscimenti professionali e zero prospettive, in alcuni casi in luoghi di lavoro che non rispettano i requisiti minimi in tema di salute e sicurezza. Gli accumuli di arretrati e i tempi lunghi sono il risultato di una politica caratterizzata da approssimazione e spregio verso i diritti dei richiedenti asilo, e da disinteresse per il loro drammatico vissuto, cui si unisce la continua svalorizzazione della funzione essenziale svolta dalle lavoratrici e dai lavoratori delle Commissioni messa in atto dal Governo e il massiccio ricorso al precariato attraverso contratti di somministrazione”.
“Le crisi internazionali di questi anni hanno portato ad una crescita delle domande di asilo cui non è seguito un corrispondente investimento nel complessivo sistema di protezione internazionale che riconosca alle persone in fuga la protezione legale e i percorsi di accoglienza dovuti. Il Governo faccia l’unico provvedimento che serve: valorizzi il personale delle Commissioni con assunzioni stabili e rafforzi l’intero sistema pubblico di accoglienza dei migranti”, conclude Pallone.
“La straordinaria partecipazione di oggi, in Piazza Santi Apostoli, segna un punto di non ritorno nella vertenza per il rinnovo dei contratti della sanità privata e delle RSA. 300mila lavoratrici, lavoratori e professionisti hanno fatto sentire la propria voce, rappresentati dalle migliaia di persone accorse in piazza e dalle tantissime altre che, a causa degli obblighi di legge, sono dovute restare nei luoghi di lavoro per garantire i servizi essenziali, pur indossando i simboli della mobilitazione. Parliamo di una partecipazione allo sciopero che si attesta al 70%, al netto di chi era in servizio per gli obblighi di legge, e il comparto ora esige risposte immediate e non più rinviabili sia dalle controparti AIOP e ARIS, sia dal Ministero della Salute e dalla Conferenza delle Regioni”.
Lo dichiarano, in una nota unitaria, i Segretari Generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, a margine della manifestazione di Roma, in Piazza Santi Apostoli.
“Siamo di fronte a un paradosso insostenibile che oggi abbiamo denunciato con forza sul palco, davanti alle istituzioni – spiegano i segretari –. I dati dell’analisi aggregata dei bilanci dei maggiori operatori privati raccontano di un settore che nel 2023, anno della rilevazione di Mediobanca, ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro di fatturato netto, con una crescita strutturale del 15,5% rispetto al 2019. Parliamo di aziende che hanno visto raddoppiare l’utile netto in un solo anno, raggiungendo i 449 milioni di euro, e che dispongono di una liquidità immediata che sfiora gli 1,8 miliardi. È inaccettabile che questa ‘età dell’oro’ venga costruita sulla pelle di chi aspetta il rinnovo contrattuale da 8 anni nella sanità privata e da ben 14 anni nelle RSA”.
Nel merito della protesta, i sindacati sottolineano l’insostenibilità del dumping contrattuale applicato dai grandi gruppi: “Non è più tollerabile il differenziale salariale mensile che separa lavoratrici, lavoratori e professionisti del privato da un collega del pubblico, a parità di inquadramento e responsabilità. Mentre nel SSN sono stati rinnovati ben tre contratti collettivi, questo blocco decennale del privato ha permesso all’inflazione di divorare il potere d’acquisto dei salari, costringendo i lavoratori a pagare una vera e propria tassa occulta per finanziare la crescita di queste imprese irresponsabili. Se il privato accreditato vuole essere al fianco del Servizio Sanitario Nazionale, deve garantire lo stesso rispetto e la stessa dignità normativa e salariale garantita nel settore pubblico”.
“Chiediamo ora al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni un intervento normativo chiaro e tempestivo – concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi –. Le risorse pubbliche devono essere vincolate indissolubilmente al rispetto dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative: senza rinnovo non deve esserci accreditamento. La mobilitazione di oggi è solo l’inizio di una nuova fase di lotta e non ci fermeremo finché non sarà restituito il valore economico e professionale a chi, ogni giorno, assicura la salute dei cittadini con dedizione”.
Respinti emendamenti per stabilizzare ultimi precari PNRR giustizia. Senza ulteriori interventi dal 1° luglio oltre 1.500 a casa
“L’approvazione definitiva del Dl Pnrr ha dimostrato ancora una volta che il Governo non ha interesse a cambiare veramente passo sulla giustizia. Speravamo che dopo la sonora sconfitta referendaria ci potesse essere finalmente la svolta necessaria ad attuare la vera riforma della giustizia che serve: stabilizzazione di tutti i precari, assunzioni di nuovo personale, investimento nelle strutture e nella strumentazione digitale, strutturazione a regime dell’ufficio per il processo. E invece…”.
Lo dice Fp Cgil in una nota.
“Siamo al paradosso: abbiamo centinaia di lavoratrici e lavoratori che già sono al servizio delle pubbliche amministrazioni che invece lasciamo che portino la loro esperienza maturata in questi anni all’estero o nel settore privato. Una scelta incomprensibile e che lascia tribunali e corti d’appello in ginocchio, con una carenza di organico media del 30% e in alcuni uffici di oltre il 50%.”
“Se il Governo non ha intenzione di stabilizzarli dal 1° luglio, che almeno si adoperi per garantire la loro continuità occupazionale anche mediante una proroga dei loro contratti al 31 dicembre 2026, come avevamo chiesto ed è stato possibile fare per i precari del Ministero della cultura dell’obiettivo convergenza delle regioni del sud. L’obiettivo deve essere la stabilizzazione di tutti i precari”, conclude Fp Cgil.
“Apprendiamo con sconcerto degli attacchi agli assistenti sociali in Abruzzo, Toscana ed Umbria attraverso atti di vandalismo, minacce e scritte ingiuriose su edifici pubblici. Si tratta di azioni inaccettabili che condanniamo con fermezza e per le quali auspichiamo vengano identificati al più presto i responsabili”.
Lo dice in una nota la segretaria nazionale di Funzione pubblica Cgil Tatiana Cazzaniga.
“Gli assistenti sociali svolgono una professione fondamentale: esprimiamo loro la nostra vicinanza e siamo a disposizione per qualsiasi azione di tutela vogliano intraprendere. Nel contempo – aggiunge – sollecitiamo le amministrazioni a sostenere e salvaguardare lavoratrici e lavoratori che ogni giorno svolgono un lavoro complesso, a difesa dei più fragili e facile preda di attacchi. Come Fp Cgil torniamo a richiedere più tutele e maggior sostegno mentre respingiamo ogni forma di attacco o ambiguità come purtroppo abbiamo letto e sentito negli scorsi mesi, circostanze che non fanno altro che alimentare un dibattito tossico che danneggia lavoratrici e lavoratori e l’intero sistema”.
300mila lavoratori del settore chiedono il rinnovo dei contratti e vincoli sugli accreditamenti
Si terrà il prossimo 17 aprile, a Roma, in Piazza Santi Apostoli, dalle ore 9.00 alle ore 13.00, lo sciopero nazionale delle lavoratrici, dei lavoratori e dei professionisti della sanità privata e delle RSA, proclamato unitariamente da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl. I professionisti del settore incrociano le braccia per denunciare il blocco dei contratti nazionali AIOP e ARIS, fermi da 8 anni per la sanità privata e da ben 14 anni per le RSA.
“Non siamo più disposti ad accettare alibi o ulteriori rinvii da parte delle associazioni datoriali. Siamo di fronte a un settore che non è affatto in crisi, ma che attraversa una fase di espansione economica senza precedenti, con un fatturato record di oltre 12 miliardi di euro e utili netti raddoppiati nell’ultimo anno. È inaccettabile che questa ricchezza venga utilizzata per espansioni finanziarie e acquisizioni mentre i salari di chi cura i cittadini restano congelati a parametri di oltre un decennio fa. Lo sciopero è una battaglia di dignità per 300mila professionisti che garantiscono un servizio pubblico a tutti gli effetti”, dichiarano i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
“Il dumping contrattuale sta svuotando le strutture, mettendo a rischio la qualità dell’assistenza per le persone più fragili. Chiediamo al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni una norma che vincoli gli accreditamenti istituzionali all’applicazione e il rinnovo dei contratti collettivi, sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. È inammissibile che, a parità di lavoro, non corrispondano parità di salario e di diritti. Il tempo della speculazione sulla pelle dei lavoratori è finito”, concludono i segretari generali.
I segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl saranno presenti in piazza per gli interventi e per incontrare la stampa a partire dalle ore 9.00 presso l’area del palco.
LA STAMPA È INVITATA A PARTECIPARE.
“Siamo stati convocati oggi, presso il Ministero della Salute, per un nuovo confronto sulla vertenza dei rinnovi contrattuali Aiop Aris. Pur apprezzando i tentativi di mediazione messi in campo dal Ministero, dobbiamo essere chiari: Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl non possono fare alcun passo indietro. La distanza tra la realtà dei bilanci aziendali e la sofferenza dei lavoratori è ormai incolmabile. Per questo rilanciamo con ancora più forza lo sciopero nazionale del prossimo 17 aprile: chi cura i cittadini merita rispetto, non infiniti rinvii”.
Lo annunciano, in una nota stampa unitaria, i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
“Vogliamo ringraziare gli Ordini che stanno esprimendo solidarietà alla mobilitazione e, soprattutto, le lavoratrici, i lavoratori che sciopereranno e tutti quelli che quel giorno saranno regolarmente in servizio per garantire i servizi minimi, ma che stanno manifestando la volontà di essere idealmente al fianco dei sindacati in questa battaglia necessaria. Parliamo, nel complesso, di 300mila persone che tengono in piedi un servizio pubblico essenziale senza vedere riconosciuto il proprio valore da troppi anni. Va aggiunto però che, allo stato dei fatti, Aiop e Aris non hanno ancora aperto il tavolo di trattativa: è necessario che il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni, attraverso una norma, vincolino gli accreditamenti istituzionali ai rinnovi dei contratti collettivi sottoscritti con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.”
“I dati non mentono – chiariscono i sindacalisti – e raccontano di un settore che attraversa un’autentica età dell’oro. Nel 2023 il fatturato complessivo ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro, segnando una crescita del 15,5% rispetto al 2019. La capacità di generare cassa del comparto è salita a 1.105,5 milioni di euro, mentre l’utile netto è raddoppiato in un solo anno, raggiungendo i 449 milioni di euro. Le aziende dispongono oggi di una liquidità impressionante che sfiora gli 1,8 miliardi di euro. Eppure, a fronte di questo boom finanziario, si continua a negare il rinnovo a chi aspetta da 8 anni nella sanità privata e da ben 14 anni nelle RSA. Uno stallo inaccettabile, ancor più se si considera che sono state recentemente rinnovate le tariffe sulla riabilitazione ospedaliera con un incremento del 14%, di cui gioverà in buona parte proprio il privato accreditato, dato che il servizio è in larga misura nelle loro mani. Nonostante queste risorse aggiuntive, ad oggi non c’è ancora un tavolo aperto”.
“Non è più tollerabile che il profitto delle strutture accreditate si regga sul dumping contrattuale sulle lavoratrici e i lavoratori. Un infermiere della sanità privata guadagna oggi mediamente 500 euro mensili in meno rispetto a un collega del pubblico, mentre l’inflazione ha già divorato il 22% del potere d’acquisto per chi attende da 8 anni e il 32% per chi opera nelle RSA da 14 anni. Chiediamo con forza che il rinnovo dei contratti diventi un requisito vincolante per l’accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale. La qualità dell’assistenza passa per il lavoro dignitoso: il 17 aprile porteremo questa verità in piazza a Roma contro le bugie di AIOP e ARIS”, concludono Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
11 aprile, Roma, ore 15
Partenza da Colosseo e arrivo a Porta San Paolo (Piramide)
Cuba sta precipitando in una crisi umanitaria a causa delle ulteriori restrizioni imposte dagli Stati Uniti.
La carenza di carburante, i blackout sempre più frequenti, la riduzione dei collegamenti aerei e il crollo del turismo stanno paralizzando la vita economica e sociale del Paese.
La mancanza di energia, inoltre, minaccia il funzionamento di servizi essenziali come gli ospedali e le scuole. Tale situazione rischia, nel brevissimo periodo, di trasformarsi in un collasso umanitario, con conseguenze gravissime sulla sopravvivenza della popolazione e delle lavoratrici e lavoratori.
Per queste ragioni, già nelle scorse settimane la FP CGIL ha partecipato all’European Convoy for Cuba, portando medicinali e aiuti a Cuba e ha contribuito con una raccolta fondi destinata alla popolazione cubana.
Come possiamo aiutare Cuba?
- partecipando alla manifestazione nazionale contro il blocco a Cuba.
Si terrà sabato 11 aprile a Roma, alle ore 15.
Il corteo partirà da Colosseo e arriverà a Porta San Paolo (Piramide)
- con una donazione al fondo ‘Cuba: energia per la vita’, a sostegno del sistema elettro-energetico per l’acquisto di prodotti, attrezzature e altri supporti tecnici per il funzionamento dei pannelli solari. I beni acquistati saranno destinati al funzionamento di scuole, ospedali, luoghi di lavoro e di cultura e attività essenziali per far vivere l’isola.Le donazioni saranno raccolte nel conto corrente intestato a
NEXUS SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE EMILIA-ROMAGNA
IBAN: IT58D 05018 02400 000011318730
Causale: Energia per la vita
I contributi versati con queste modalità sono detraibili ai fini fiscali in base alle norme vigenti.
“Ddl approvato al Senato. Così vengono sviliti gli Ispettorati territoriali Mimit e arretra la funzione di controllo dello Stato”
Roma, 7 apr – “L’approvazione al Senato del Disegno di Legge 1624 sottrae all’amministrazione pubblica le ispezioni di bordo all’estero per delegarle a società private accreditate. Il rischio è un preoccupante arretramento della funzione di controllo dello Stato che potrebbe diventare un punto di non ritorno per gli Ispettorati Territoriali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT)”.
Lo denuncia Fp Cgil a margine di una riunione con il capo di gabinetto del Ministero in cui si sono affrontate diverse criticità dell’amministrazione.
“Viene da chiedersi: si tratta di una semplificazione amministrativa o di un pericoloso regalo agli armatori? Delegare le verifiche sulla sicurezza a enti privati, eliminando la terzietà finora garantita dal personale tecnico del Ministero, rischia di piegare il rigore dei controlli a logiche di mercato. La sicurezza in mare non può essere oggetto di una svendita che favorisce i soggetti controllati a discapito dell’imparzialità pubblica. È invece necessario invertire la rotta, assumere il personale necessario e garantire adeguata formazione, ben oltre le 40 ore previste a fronte di corsi di durata ben superiore nel passato. Sono anni che l’Amministrazione non provvede a formare il personale né ad assumere nuovi tecnici per garantire il necessario ricambio generazionale: questa inerzia ha ridotto gli Ispettorati ai minimi termini, portando snodi marittimi vitali, ad esempio Genova e Trieste, ad avere pochissime unità a disposizione per svolgere l’attività. Il personale degli Ispettorati denuncia con forza lo svuotamento di funzioni, che sta privando l’amministrazione di un ruolo cardine e consegna asset strategici della sicurezza nazionale nelle mani di privati. Indebolire gli strumenti e l’organico dello Stato significa, di fatto, rendere la sicurezza un obiettivo intenzionalmente inadeguato e impossibile da perseguire”.
“Chiediamo, dunque, l’apertura immediata di un tavolo di confronto con i vertici del Ministero sul futuro di queste attività. È indispensabile fermare questo processo di privatizzazione che svilisce la professionalità dei dipendenti pubblici e compromette la sicurezza collettiva per assecondare interessi di parte”, conclude Fp Cgil.
“Assistiamo in questi giorni a martellanti campagne di comunicazione, in particolare dell’associazione datoriale AIOP che, sui territori, prova a narrare una sanità privata in sofferenza, quasi ‘vittima’ del rapporto con il pubblico. È tempo di ristabilire la verità: sebbene sia necessario adeguare i finanziamenti, siamo di fronte a un mercato protetto dove, a fronte di un rischio d’impresa pressoché nullo, i profitti corrono mentre i salari restano congelati da oltre un decennio. Non accettiamo più questo ‘pianto’ strategico: il 17 aprile sarà sciopero nazionale per restituire dignità a oltre 300mila operatori del settore”.
Lo dichiarano, in una nota unitaria, i Segretari Generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
“Le analisi recenti di Mediobanca sul comparto – spiegano – fotografano una realtà ben diversa da quella descritta dai manifesti datoriali, rivelando un sistema che ha saputo capitalizzare le nuove dinamiche di mercato. Nel 2023, il fatturato netto complessivo dei principali player ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro, segnando una crescita strutturale del 15,5% rispetto al 2019. Non è un settore in crisi: è un comparto industriale che macina margini operativi lordi per oltre 1,1 miliardi di euro, con un incremento del 28,7% in un solo anno. Utilizzare risorse pubbliche garantite per far lievitare il patrimonio netto fino a 5,5 miliardi senza ridistribuire un solo euro a chi quelle cure le eroga materialmente è un paradosso inaccettabile”.
“Mentre alcuni grandi gruppi accumulano una ‘potenza di fuoco’ finanziaria da 1,8 miliardi di euro in liquidità, le lavoratrici e i lavoratori sono intrappolati in un limbo che dura da 8 anni per la sanità privata e da ben 14 anni per le RSA, generando un divario vergognoso e ingiustificabile con i colleghi di sanità pubblica: per fare un esempio, siamo a circa 500€ di differenziale salariale mensile che separa un infermiere del privato da un collega del SSN. Questo dumping contrattuale sta svuotando le strutture, alimentando una fuga di personale verso il settore pubblico che mette a rischio la qualità stessa dell’assistenza per i cittadini più fragili”.
Per Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl la strada è una sola e passa per “rinnovi contrattuali immediati, allineando diritti, tutele e salari al settore pubblico ma, soprattutto, una riforma radicale del sistema di accreditamento. Abbiamo chiesto, al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni, che le risorse pubbliche siano vincolate a criteri di accreditamento e che premino solo le aziende che rispettano i contratti firmati con le organizzazioni maggiormente rappresentative e valorizzano concretamente il lavoro. Nessun rinnovo contrattuale? Nessun accreditamento. Il 17 aprile i colleghi di sanità privata e Rsa, nelle aziende associate ad AIOP e ARIS, si fermeranno per ripartire su basi di giustizia: porteremo a Roma, in Piazza Santi Apostoli, dalle ore 9 alle ore 13, la voce di chi garantisce un servizio pubblico essenziale e non accetta più che il profitto delle strutture si regga sulla svalutazione del lavoro”.
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