PETIZIONE DEI DIRIGENTI SANITARI E DELLE PROFESSIONI SANITARIE
DIRIGENTI DI SERIE B? NO GRAZIE.
Il finanziamento previsto a regime dal 2026 per l’aumento dell’indennità di specificità per i Dirigenti della sanità, peggiora le sperequazioni esistenti tra professionisti appartenenti alla medesima area contrattuale, che in verità provengono da percorsi formativi di analoga complessità e che condividono nella quotidianità lavorativa oneri e responsabilità di medesima caratura. Stiamo parlando della dirigenza sanitaria e delle professioni sanitarie, destinataria di un aumento mensile dell’indennità di specificità di soli 60 euro lordi.
Non si tratta solo di una questione di cifre, ma di svalorizzazione professionale e della funzione sociale della tutela della salute; si tratta di approssimazione e disinteresse nei confronti di Professionisti che nei servizi, anche in condizione strutturali, organizzative ed economiche avverse, garantiscono la cura e la salute delle persone; un disinteresse che comincia fin dal percorso di specializzazione, finanziato in misura economicamente minore per i dirigenti sanitari.
Oggi, come dirigenti biologi, chimici, farmacisti, fisici sanitari, psicologi e dirigenti delle professioni sanitarie sentiamo il dovere di accendere un faro su questa situazione discriminante, ponendola all’attenzione di tutti i colleghi e le colleghe. Non possiamo più accettare che si legittimi e perpetui una sperequazione vergognosa che oltre ad offendere la dignità dei professionisti, mina l’unità e la compattezza dei servizi.
Il Servizio Sanitario Nazionale, infatti, si regge su un’architettura interprofessionale, multiprofessionale e multidisciplinare, perché i bisogni di salute hanno natura multidimensionale e richiedono una presa in carico globale, articolata e continuativa. La tenuta del Ssn passa anche dalla capacità di sviluppare modelli organizzativi innovativi, resilienti e sostenibili, in cui ciascun professionista possa esprimere le proprie competenze professionali e gestionali. Trattare biologi, chimici, farmacisti, fisici sanitari, psicologi e dirigenti delle professioni sanitarie come figure “minori” significa ignorare il cuore pulsante della prevenzione, della gestione integrata delle cure, della diagnostica, della riabilitazione, della ricerca e del benessere psicologico, pilastri insostituibili del diritto alla salute.
La prospettiva dell’iniquo finanziamento che ricade sul Ccnl 2025/2027 dell’indennità di specificità dei dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie rischia di avallare una visione ospedalocentrica, tutta incentrata sulla singola prestazione, frammentando e logorando il Servizio Sanitario Nazionale; una visione che non trova riscontro nella realtà operativa dei nostri ospedali e servizi territoriali e va in direzione contraria al modello bio-psico-sociale adottato dall’Oms e ispiratore del Pnrr. L’equa valorizzazione dei dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie rappresenta invece la dimostrazione concreta che le linee di attività garantite dai dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie non sono accessorie, bensì complementari a quelle di tutti gli altri professionisti; tale complementarietà assicura che il Servizio Sanitario Nazionale risponda alla complessità dei bisogni di salute di tutti e tutte con una speculare complessità della presa in carico, dell’assistenza e della cura.
La trattativa per il rinnovo del Ccnl 2025-2027 è l’occasione per cambiare rotta.
Vogliamo dare voce ai dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie che non vogliono rassegnarsi a essere trattati come “dirigenti di serie B”.
Continueremo a difendere il Ccnl come strumento di equità e di attuazione dei più moderni sviluppi delle politiche di salute.
Invitiamo tutte le colleghe e i colleghi, indipendentemente dalla propria appartenenza sindacale, a sottoscrivere questo appello.
Chiediamo un impegno formale, pubblico e vincolante di Governo e Regioni a impegnarsi perché venga riparato il danno del sottofinanziamento dell’indennità di specificità previsto dalla legge di bilancio 2026, sperequato di ben 5 volte a danno dei Dirigenti sanitari, che ancora una volta prevedono un’iniqua distribuzione delle risorse.
Riprendiamoci la dignità che ci spetta per tutelare la dignità dei servizi in cui lavoriamo e delle persone di cui ci prendiamo cura; per difendere, in definitiva, il nostro Servizio Sanitario Nazionale integrato, pubblico, universale, equo, solidale.
Petizione promossa da:
ANAAO ASSOMED
CIMO-FESMED
AAROI-EMAC
FASSID
FP CGIL MEDICI E DIRIGENTI SANITARI
FVM
CISL MEDICI
UIL FPL
Il link alla petizione: https://www.change.org/p/chiediamo-un-impegno-concreto-per-finanziare-l-indennità-di-specificità-sanitaria
L’analisi dell’Osservatorio Previdenza CGIL presentata oggi nell’ambito dell’iniziativa della FP CGIL “Pensioni pubbliche sotto attacco. Basta penalizzare il lavoro pubblico” evidenzia gli effetti La platea coinvolta riguarda circa 700 mila lavoratrici e lavoratori pubblici. Secondo le stime riportate nell’analisi, il taglio complessivo determinato dalla revisione delle aliquote di rendimento arriverebbe a quasi 33 miliardi di euro nel periodo 2024-2043.
Per la CGIL e la FP CGIL siamo di fronte a una scelta profondamente sbagliata e iniqua, che interviene retroattivamente sui contributi già versati, modifica le aspettative previdenziali costruite in decenni di lavoro e scarica sui dipendenti pubblici il costo dell’equilibrio finanziario del sistema.
L’analisi evidenzia come il taglio delle aliquote di rendimento possa determinare riduzioni permanenti estremamente pesanti dell’assegno pensionistico: fino a oltre 6 mila euro annui per retribuzioni da 30 mila euro, oltre 10 mila euro annui per retribuzioni da 50 mila euro e oltre 14 mila euro annui per retribuzioni da 70 mila euro. Le perdite economiche complessive lungo l’intero periodo di pensionamento possono partire da 17 mila euro fino arrivare a oltre 273 mila euro.
A questi tagli si aggiunge il progressivo allungamento delle finestre mobili introdotto dalla Legge di Bilancio 2024. Per i dipendenti pubblici iscritti alle gestioni interessate la finestra passa infatti dai precedenti 3 mesi fino a 9 mesi nel 2028, determinando uno slittamento ulteriore dell’uscita dal lavoro.
Ancora più grave è la scelta del Governo di non bloccare il meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita. La Legge di Bilancio 2026 si limita infatti a ridurre temporaneamente l’incremento previsto per il 2027 a un solo mese, ma dal 2028 tornerà pienamente operativo un aumento di tre mesi, con ulteriori incrementi previsti progressivamente e già stimati dalla ragioneria.
Questo significa che migliaia di lavoratrici e lavoratori non solo dovranno attendere più tempo per andare in pensione, ma saranno costretti anche a subire una doppia penalizzazione economica: da un lato il rinvio dell’accesso alla pensione dovuto all’aumento dei requisiti contributivi e dell’età pensionabile; dall’altro la riduzione dell’importo della pensione attraverso coefficienti di trasformazione meno favorevoli determinati proprio dall’adeguamento alla speranza di vita.
L’effetto concreto è un vero e proprio allungamento della permanenza al lavoro anche per chi ha iniziato a lavorare giovanissimo. Le simulazioni elaborate dall’Osservatorio Previdenza CGIL mostrano casi di lavoratrici e lavoratori entrati nel mondo del lavoro tra i 19 e i 21 anni che, tra finestre mobili, adeguamento alla speranza di vita e necessità di evitare i tagli sulle pensioni, rischiano di arrivare a oltre 48 o addirittura 49 anni complessivi di lavoro prima dell’accesso alla pensione di vecchiaia.
Particolarmente pesante risulta inoltre la situazione nel settore sanitario, dove anche i meccanismi di salvaguardia previsti dalla normativa comporterebbero comunque permanenze lavorative superiori ai 46 anni e mezzo di attività, in contesti già caratterizzati da elevato stress lavorativo, turnazioni e forti carichi fisici e psicologici.
È necessario correggere una situazione oramai divenuta insostenibile. Per questo abbiamo lanciato una serie di proposte. La prima è quella di rivedere l’adeguamento automatico delle pensioni all’aspettativa di vita. Un sistema che porta le persone ad andare in pensione sempre più tardi e con un importo ridotto. “Una doppia penalizzazione!”, commenta il sindacato. Altra importante richiesta è quella di istituire la cosiddetta “pensione di garanzia”: una pensione adeguata a garantire una vita dignitosa a tutte quelle persone che hanno avuto una carriera discontinua, precaria e con retribuzioni basse. C’è poi la questione dei lavori gravosi e usuranti per cui in sindacato chiede la possibilità di pensionamento anticipato. Altra richiesta è che il contributo al fondo di previdenza integrativa dato dall’amministrazione venga ampliato calcolandolo sull’intera retribuzione e non solo su una parte, il trattamento base, come avviene oggi. “È poi necessario garantire il pagamento del TFS/TFR in tempi certi e brevi. Non è possibile aspettare anni per ricevere i propri soldi”. In merito, il sindacato propone di potenziare le strutture dell’INPS che si occupano della liquidazione del TFR per contrastare i ritardi. Infatti, se i tempi previsti dalla legge sono di 6 mesi, oggi i tempi effettivi superano i 24 mesi. Ma più in generale la Funzione Pubblica CGIL rivendica la necessità di attuare un piano straordinario di assunzioni nella PA per far fronte ai circa 700.000 pensionamenti previsti nei prossimi 15 anni e di rinnovare i contratti collettivi nazionali di lavoro del Pubblico Impiego.
Per la CGIL e la FP CGIL è necessario aprire immediatamente un confronto per superare norme ingiuste che penalizzano il lavoro pubblico, aumentano l’età reale di uscita dal lavoro e riducono progressivamente il valore delle pensioni future di chi ha già lavorato e versato contributi per oltre quarant’anni.
Trattativa per il rinnovo del Ccnl 2025/27 Sanità Pubblica Comparto
Incontro del 5 maggio 2026.
Si è tenuto oggi il secondo incontro di contrattazione per il rinnovo Ccnl sanità pubblica 25/27 per il personale del comparto.
Durante la sessione contrattuale, Aran ha illustrato alle organizzazioni sindacali le risorse finanziarie a disposizione del CCNL, che si distinguono in risorse ordinarie, cioè quelle messe a disposizione dal governo con Legge di Bilancio per tutto il pubblico impiego per questo triennio, e ulteriori risorse finalizzate, sempre con Legge di Bilancio, per il Ssn.
Le risorse ordinarie, pari a 1,537 miliardi di euro a regime dal 1/1/27 e corrispondenti ad un incremento salariale, calcolato su una retribuzione media di 35.058 euro, dell’1,8% per il 2025, 3,6% per il 2026 e 5,4% a regime da 1/1/27, porterebbero ad un aumento medio di 48 euro dal 1/1/25, che diventerebbero 97 dal 1/1/26 e infine 145 euro a regime dal 1/1/27 (cifre che vanno calcolate per 13 mensilità), cui va sottratta l’indennità di vacanza contrattuale già erogata.
A queste risorse Aran aggiunge, per la sola platea che per legge ne è destinataria, 480 milioni per l’indennità di specificità infermieristica e 208 milioni per l’indennità di tutela del malato. Tali risorse, al netto degli oneri riflessi a carico delle amministrazioni, porterebbero secondo Aran ad un aumento rispettivamente di 93 euro per 12 mensilità e di 66 euro sempre per 12 mensilità.
Infine, per l’ulteriore incremento dell’indennità di pronto soccorso, già finalizzato dalla legge, sono disponibili alla contrattazione 35 milioni di euro dal 1/1/26 che, rapportati ad una platea teorica di 20.000 operatori addetti a queste strutture e servizi, porterebbe un aumento medio di 98 euro.
Per quello che ci riguarda, nell’indicare per sommi capi i contenuti della nostra piattaforma contrattuale 2025/27 e le priorità lì contenute, abbiamo ribadito come sia necessario realizzare una trattativa contrattuale che possa “fare bene e presto”, proprio in quest’ordine, indicando come vi siano delle priorità, a partire dal sistema indennitario sulle condizioni di lavoro, dal sistema degli incarichi di base e dalla valorizzazione professionale di tutto il personale del Ssn. Abbiamo nuovamente sottolineato come le risorse contrattuali a disposizione ad oggi per questo triennio possono consentire di dare risposte ad alcune priorità mentre risposte più complessive che liberino risorse ed opportunità necessitano di un intervento legislativo del governo, a partire dall’abolizione definitiva del tetto al salario accessorio del personale e del superamento, anch’esso definitivo, dei tetti alle assunzioni. Il tema delle difficili, a volte insostenibili, condizioni di lavoro dei professionisti del Ssn deve trovare sì una risposta economica ma non può essere affrontato senza un cambio deciso di rotta sulle risorse da destinare al Servizio Sanitario Nazionale Pubblico e Universale.
Sono previsti in calendario già due ulteriori incontri, il 12 e il 26 maggio prossimi, oltre ad un incontro tecnico già previsto che accompagnerà la trattativa.
Come sempre vi terremo informate e informati.
Roma, 5 maggio ’26.
Funzione Pubblica Cgil Nazionale.
FP CGIL, CISL FP e UIL FPL esprimono soddisfazione per l’approvazione, da parte della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, dell’Ordine del Giorno sul mancato rinnovo del CCNL della sanità privata e del settore socio-sanitario (RSA).
“Assistenza territoriale, medicina generale e Case della Comunità: aperture importanti del Ministro Schillaci che con proposta di dipendenza e scuola di specializzazione per i medici di medicina generale va nella direzione da noi sempre auspicata, ma servono garanzie su risorse, tutele e standard nazionali”.
Così Fp Cgil in riferimento alla proposta di legge delega sulla riforma delle cure primarie proposta in bozza dal Ministro della Salute Orazio Schillaci.
“Il decreto apre finalmente a temi non più rinviabili: dal progetto di istituire una scuola di specializzazione universitaria per la medicina generale, al progressivo superamento della remunerazione fondata prevalentemente sulla quota capitaria, in favore di una componente fissa
oraria, integrata per obiettivi. Su questo punto, tuttavia – osserva Fp Cgil – occorre massima attenzione: gli obiettivi devono essere clinicamente fondati, misurabili e orientati alla qualità della cura, non al semplice contenimento della spesa”.
“Uno spiraglio di apertura importante, che va nella direzione da noi auspicata da anni, è certamente quello del possibile passaggio al ruolo della Dirigenza anche per i medici di medicina generale. Una prospettiva che, se correttamente attuata, potrebbe garantire maggiori tutele professionali: maternità, congedi parentali, malattia, infortunio, ferie retribuite, coperture previdenziali. Siamo favorevoli anche ad un passaggio intermedio – si legge nella nota di Fp Cgil – che nella giusta direzione preveda un doppio binario tra i professionisti che sceglieranno di continuare a lavorare in convenzione e quelli che nelle case di comunità devono essere inquadrati come Dirigenti, ma restiamo contrari agli ibridi previsti dal ruolo unico dell’attuale ACN, che in realtà non fa che appesantire di nuovi oneri i già sovraccaricati medici di medicina generale”.
“La direzione verso modelli multiprofessionali rappresenta un passaggio indispensabile per superare un modello frammentato e costruire una sanità territoriale realmente prossima ai bisogni delle persone”. Secondo Fp Cgil permangono, però, “criticità significative: le Case della Comunità risultano insufficienti a garantire una capillarità effettiva del servizio. Preoccupa l’assenza di coperture finanziarie adeguate. Rimane aperto il nodo delle diseguaglianze regionali. Particolare attenzione merita l’ipotesi di futuri interventi sull’accreditamento di soggetti erogatori
privati nell’assistenza primaria territoriale: una scelta di questo tipo aprirebbe a un ulteriore inaccettabile canale di privatizzazione, indebolendo il ruolo del servizio pubblico”.
Fp Cgil, infine, contesta “la limitazione dell’accesso al nuovo regime contrattuale solo per chi possiede ulteriori specializzazioni. È necessario definire da subito criteri chiari di equiparazione del percorso formativo della medicina generale alle specialità”.
“Finalmente si apre una vera stagione contrattuale necessaria a tutelare l’enorme patrimonio professionale del SSN”. Lo dichiara Andrea Filippi Segretario Nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, al termine del primo incontro avuto in ARAN per l’avvio delle trattative di rinnovo contrattuale 2025-2027 per l’Area Sanità.
“Troppi sono ancora i punti irrisolti sulla promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità”. È quanto denunciano Cgil nazionale, Fp Cgil e Flc Cgil, intervenute oggi in audizione sulle proposte di legge che istituiscono il profilo professionale dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione degli alunni con disabilità.
Secondo la Confederazione, insieme a Fp e Flc, “il disegno di legge rappresenta un arretramento rispetto all’impostazione originaria del ddl n. 236, depositato al Senato, da cui ha originato il testo oggi in discussione alla Camera, che, pur con le sue criticità circa la mancata individuazione delle risorse necessarie, indicava la strada dell’internalizzazione del personale nella pubblica amministrazione”.
“L’Assistente all’autonomia e alla comunicazione rappresenta – affermano Cgil, Fp e Flc – una figura professionale strategica nell’ambito delle politiche per l’inclusione scolastica e sociale, che opera a supporto degli studenti e delle studentesse con bisogni educativi connessi alla comunicazione, all’autonomia e all’inclusione personale, contribuendo in modo qualificato alla rimozione delle barriere che ostacolano la piena partecipazione alla vita scolastica. Questo profilo non si configura in alcun modo come sostitutivo del docente di sostegno o di altri operatori scolastici, ma si inserisce in un’ottica di integrazione funzionale all’interno dell’équipe educativa e multidisciplinare, concorrendo alla definizione e all’attuazione del progetto educativo individualizzato. Inoltre, è una figura fondamentale nella realizzazione del Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato per le alunne e gl alunni con disabilità”.
Per Cgil e categorie, “prevederne la valorizzazione è assolutamente necessario, ma l’ipotesi del doppio binario formativo prevista dal testo passato in senato è contraddittoria sul versante di una reale valorizzazione del profilo e del corretto inquadramento. È importante prevedere le dovute garanzie di tutela e continuità occupazionale del personale attualmente inserito nei percorsi di formazione o che già svolge l’attività di assistente all’autonomia e alla comunicazione.
“È meritoria la previsione di indicare, per la prima volta in una legge dello Stato, un contratto pubblico come quello delle Funzioni Locali come contratto di riferimento per i servizi affidati in appalto o subappalto, ma resta il nodo dell’investimento necessario ad attuare quanto previsto nelle finalità del disegno di legge: senza risorse eterofinanziate, certe e stabili, per gli enti locali sarà infatti molto difficile, se non impossibile, attuare le disposizioni per l’internalizzazione del personale”, concludono Cgil nazionale, Fp Cgil, Flc Cgil.
Come FP CGIL siamo stati auditi dalla 1a Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica nel corso dell’esame del disegno di legge già approvato alla Camera dei Deputati in prima lettura lo scorso 28 gennaio, recante “Disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della performance del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni”.
Il testo in discussione non ha subito particolari modificazioni nell’esame da parte della Camera dei Deputati, nonostante le numerose criticità che pure sono state già rappresentate in sede di audizione alla Camera
Ascolta l’intervento della Fp Cgil al minuto 42.55
“In occasione della Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro sono stati resi noti i risultati delle elezioni dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, avvenute dal 23 al 29 marzo scorso. Un’elezione, svolta per la prima volta, fortemente sostenuta dalla Fp Cgil, con la convinzione che l’RLS sia un presidio indispensabile di tutela e controllo democratico nei luoghi di lavoro, e che attraverso la rappresentanza eletta si rafforzi la capacità delle lavoratrici e dei lavoratori di essere protagonisti delle scelte che riguardano la loro sicurezza, la loro salute e la qualità del loro lavoro. Un protagonismo che si è manifestato in queste elezioni che hanno fatto registrare un primo straordinario risultato nell’alta partecipazione democratica avuta: su una platea di elettori di circa 35 mila unità, sono state oltre 40.000 le preferenze espresse per 730 candidature presentate complessivamente in tutte le sedi”.
Lo si legge in una nota diffusa dalla Funzione pubblica della Cgil.
“In questo quadro di ampia partecipazione, la Fp Cgil ha confermato di avere un vasto consenso tra lavoratrici e lavoratori, affermandosi come seconda organizzazione per numero di lavoratori rappresentati e come terza per radicamento sul territorio. Un risultato – prosegue la nota – frutto del lavoro costante e capillare, certificato sia dal numero di candidature presentate, il più alto su scala nazionale, sia dal riconoscimento da parte di colleghe e colleghi dell’impegno profuso negli anni e della competenza messe al servizio della comunità del Corpo dalle tante e tanti delegate e delegati della Fp Cgil, pronti ad assumersi una responsabilità importante. Per il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, infatti, il tema della sicurezza non è un principio astratto ma una condizione quotidiana che riguarda direttamente la vita, l’integrità e la dignità professionale di lavoratrici e lavoratori”.
“Per la Fp Cgil essere la terza forza per numero complessivo di RLS eletti, con una estesa rappresentanza territoriale tra comandi e direzioni, è il riconoscimento del lavoro fatto, quotidianamente e con coerenza, per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori del Corpo ed è, soprattutto, il punto di partenza per le sfide che gli RLS e l’intero comparto hanno davanti per assicurare la salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori dei Vigili del Fuoco, un obiettivo che la Fp Cgil mette al centro dell’agenda e della propria azione vertenziale non solo oggi, 28 aprile, ma tutti i giorni dell’anno”, conclude la nota.
“Preoccupati per tasso dimissioni volontarie”
“Siamo molto preoccupati per l’andamento delle dimissioni volontarie nel comparto delle funzioni locali, il cui numero è decisamente in crescita: è assolutamente necessario rendere più attrattivo il contratto del comparto. Nel corso dell’incontro abbiamo ribadito la centralità della questione salariale, sottolineando il divario esistente tra il comparto delle Funzioni Locali e gli altri comparti pubblici. Pur riconoscendo che l’incremento del 5,4% proposto risulta in linea con l’inflazione programmata, è necessario prevedere una clausola di salvaguardia nel caso in cui il contratto venga sottoscritto prima della registrazione dello scostamento tra inflazione programmata e reale”.
Lo ha detto la segretaria nazionale Fp Cgil Tatiana Cazzaniga nel corso dell’incontro convocato all’Aran nell’ambito del percorso di rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2025-2027 per il comparto delle Funzioni Locali.
“Occorre inoltre – ha proseguito – rafforzare le relazioni sindacali, con la richiesta di restituire centralità al ruolo e alla contrattazione delle RSU e delle Organizzazioni Sindacali. Sempre più centrale è il tema della salute e sicurezza sul lavoro, con riferimento all’aumento dei carichi e all’intensificazione delle condizioni lavorative, anche a causa delle carenze di organico. Abbiamo altresì evidenziato il rischio crescente per il benessere delle lavoratrici e dei lavoratori, anche in termini di stress lavoro-correlato e burnout. Bisogna inoltre investire nelle professionalità attraverso il superamento dell’area degli operatori e l’introduzione dell’area delle elevate qualificazioni, ed è necessaria la stabilizzazione dei criteri in deroga per le progressioni tra le aree. È stato inoltre affrontato il tema dell’inquadramento del personale scolastico ed educativo, per il quale si propone una riqualificazione complessiva accompagnata da un finanziamento dedicato”.
Sul fronte dell’organizzazione del lavoro, “abbiamo sottolineato l’importanza di una maggiore flessibilità dell’orario, anche tramite l’utilizzo del lavoro multiperiodale, oltre alla necessità di eliminare la riduzione di ferie e permessi per chi adotta la settimana corta e di equiparare il trattamento delle ferie tra personale esperto e neoassunto”.
“Come Fp Cgil abbiamo inoltre chiesto un ampliamento del sostegno al lavoro a distanza e al lavoro agile, considerati strumenti fondamentali anche per aumentare l’attrattività del comparto. In materia di formazione, chiediamo si utilizzino integralmente le risorse previste dal contratto, anche per accompagnare l’uso sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale nelle attività lavorative quotidiane, prevedendo al contempo modalità flessibili di utilizzo di eventuali risorse residue. Infine, abbiamo ribadito il valore del tema della disabilità, con la richiesta di riportare al centro della contrattazione l’inserimento lavorativo e l’inclusione”, ha concluso Tatiana Cazzaniga.
“Quadruplica il divario delle retribuzioni medie con amministrazioni dello Stato. Servono risorse per ridurre gap salariale e migliorare attrattività, tasso dimissioni è elevatissimo”