Appena pubblicati gli ennesimi bandi per le ulteriori selezioni che dovranno affrontare i precari PNRR della giustizia amministrativa, dopo quelli per la giustizia ordinaria dello scorso 16 marzo
“Sebbene riteniamo positiva ogni azione volta a garantire la prosecuzione a tempo indeterminato dei rapporti di lavoro dei precari Pnrr, non possiamo assolutamente ritenerci soddisfatti dalle modalità di questa che non è una stabilizzazione ma un vero e proprio nuovo concorso per quanti l’hanno già superato con successo e lavorano da anni alle dipendenze di un’amministrazione pubblica”.
Lo si legge in una nota di Fp Cgil.
“Non c’è molto tempo per evitare che centinaia di precari rimangano a casa dal 1° luglio 2026: invitiamo il Governo a intervenire subito approvando gli emendamenti proposti per evitare che si arrechi un danno alla pubblica amministrazione, alla garanzia del servizio pubblico, oltre che alla vita delle lavoratrici e dei lavoratori.”
“Chiediamo quindi che il Governo stanzi le risorse necessarie alla loro stabilizzazione totale, superando dei bandi inutili che non servono a certificare competenze che il personale ha già dimostrato di possedere. Vista la sonora bocciatura da parte della maggioranza dei cittadini della riforma della giustizia, consigliamo al Governo di utilizzare le risorse che avrebbero impegnato per il doppio CSM e l’Alta corte disciplinare per attuare la vera riforma della giustizia che serve: stabilizzazione di tutti i precari, assunzioni di nuovo personale, investimento nelle strutture e nella strumentazione digitale, strutturazione a regime dell’ufficio per il processo”, conclude Fp Cgil.
“È stato sottoscritto oggi, 1 aprile, definitivamente, il nuovo CCNL Fabbricerie 2024-2026. Dopo quasi due anni di trattativa e una vertenza che ha visto i lavoratori delle Fabbricerie italiane mobilitarsi con successo, abbiamo finalmente siglato il rinnovo del contratto nazionale. Si tratta di un risultato importante e per nulla scontato, che dà risposte concrete sia sul piano normativo che su quello economico”.
Lo annunciano in una nota unitaria le segreterie nazionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.
“Il rinnovo – spiegano i sindacati – prevede modifiche normative rilevanti su temi centrali come i contenuti dei contratti di assunzione, l’utilizzo dei permessi della banca delle ore e le tutele per maternità e paternità. Sul piano dei diritti, è stato fondamentale respingere il tentativo della parte datoriale di peggiorare le condizioni economiche dei giorni di malattia e del lavoro flessibile: una tenuta sindacale che ha permesso di salvaguardare la dignità dei lavoratori”.
Sul fronte economico, “l’aumento complessivo è dell’8,4%, di cui il 7% sul trattamento tabellare, mentre l’1,4% (calcolato sulla massa salariale del 2023 per ciascuna fabbrica) sarà destinato al trattamento accessorio del personale. Gli incrementi saranno così scanditi: 1,3% dal 1° gennaio 2024, 3,3% dal 1° gennaio 2025 e il 7% a regime dal 1° gennaio 2026. Per la prima volta, inoltre, viene applicato il principio contrattuale per cui questo triennio compensa, almeno in parte, lo scarto inflattivo negativo registrato nel triennio precedente”.
“Inoltre – concludono le segreterie di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – è stata concordata una rapida riapertura delle trattative per il rinnovo del CCNL 2027-2029, che avrà luogo entro ottobre 2026. Ora bisogna lavorare alla piattaforma per il nuovo contratto e interloquire con la controparte a fronte delle possibili modifiche agli assetti giuridici che le Fabbricerie potrebbero conoscere nei prossimi mesi. La firma di oggi è la base solida da cui ripartire per continuare a valorizzare le professionalità delle colleghe e dei colleghi”.
“La sanità privata sciopererà il 17 aprile con una grande manifestazione a Roma, in piazza Santi Apostoli, dalle ore 9 alle ore 13. Diciamo a gran voce ‘no’ alla penalizzazione continua di 300mila lavoratrici e lavoratori”.
L’annuncio è di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, che osservano: “nonostante le Istituzioni abbiano già previsto adeguamenti tariffari per Drg di oltre 1,3 miliardi nel 2026, che diventeranno 2 miliardi nel 2027, continuiamo a non ricevere alcun riscontro da Aris e Aiop, né dal Ministero della Salute e dalla Conferenza delle Regioni. Ogni giorno di più si continua a giocare a nascondino sulla pelle di lavoratrici, lavoratori e professionisti senza contratto da 8 anni per la sanità privata e 14 anni per le Rsa”.
I sindacati denunciano “un differenziale salariale tra pubblico e privato insostenibile: per una figura come quella dell’infermiere parliamo di circa 500 euro mensili in meno rispetto ai colleghi della sanità pubblica. Un divario che sta generando una fuga di personale da questi comparti, con ricadute pesanti sulla qualità dei servizi per le persone più fragili. C’è un paradosso poi che i cittadini devono conoscere: la stragrande maggioranza degli utenti non è consapevole della natura privatistica di queste strutture perché riceve un servizio pubblico a tutti gli effetti. Chi entra in una RSA, chi svolge riabilitazione o chi effettua visite e analisi tramite CUP, rischia oggi di ricevere un’assistenza di minore qualità proprio perché il sistema sta perdendo i suoi professionisti migliori. Chiediamo al Ministero e alle Regioni una svolta immediata: serve un sistema di accreditamento che vincoli il finanziamento pubblico all’applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Inoltre, tra i requisiti organizzativi e le regole per accreditarsi con il Servizio Sanitario Nazionale deve essere previsto il rinnovo dei contratti alle stesse vigenze del contratto della sanità pubblica: è inammissibile che ad uno stesso lavoro non corrispondano stessi salari e stessi diritti”.
“Scioperiamo – concludono i sindacati – per difendere la dignità di lavoratrici e lavoratori, e perché non si può più consentire che il profitto delle strutture accreditate si regga sul dumping contrattuale di chi assicura la salute dei cittadini. Il 17 aprile sarà solo l’inizio di una mobilitazione ancora più forte, determinata e unitaria”.
“La straordinaria vittoria del NO che ha respinto la riforma della giustizia voluta dalla maggioranza di Governo conferma quello che diciamo da tempo: serve un’altra idea di giustizia, fondata sul personale che tutti i giorni lavora per garantire i servizi della giustizia alla cittadinanza”.
E’ quanto si afferma in una nota di Fp Cgil.
“Serve aumentare e rivedere le dotazioni organiche di tutti i dipartimenti, stabilizzare tutti i precari del PNRR senza ulteriori selezioni e mettere a regime l’ufficio per il processo. Serve investire risorse per assicurare strumentazioni adeguate e sedi idonee alla essenziale funzione che migliaia di lavoratrici e lavoratori assolvono tutti i giorni, spesso in situazioni disagiate, in tutti gli uffici giudiziari e centrali. Per una giustizia efficiente per davvero, serve aumentare il personale per colmare le carenze strutturali e valorizzare la professionalità di tutto il personale”, conclude Fp Cgil.
“Ad oggi non abbiamo ricevuto alcun riscontro ufficiale relativo all’incontro dello scorso 18 marzo tra Ministero della Salute, Conferenza delle Regioni e associazioni datoriali: occasione che avrebbe dovuto definire il quadro dei finanziamenti. Siamo davanti ad uno stallo inaccettabile che conferma i nostri timori: si continua a giocare a nascondino sulla pelle di 300mila lavoratrici, lavoratori e professionisti, senza contratto da 8 e 14 anni. A questo punto gli alibi sono finiti: il 17 aprile sarà sciopero nazionale con una grande manifestazione a Roma”.
Lo annunciano in una nota unitaria i Segretari Generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
“L’incontro del 18 marzo avrebbe dovuto sciogliere il nodo delle risorse, condizione che Aris e Aiop pongono da mesi come pregiudiziale per aprire la trattativa. Il risultato è invece un totale silenzio. C’è un paradosso – spiegano i sindacati – che i cittadini devono conoscere: la stragrande maggioranza degli utenti che usufruisce di questi servizi non è nemmeno consapevole della loro natura privatistica. Chi riceve una visita cardiologica o ortopedica, chi effettua accertamenti diagnostici come risonanze, TC ed ecografie, o chi affronta un intervento chirurgico in regime di ricovero, spesso lo fa tramite CUP convinto di rivolgersi allo Stato. Lo stesso vale per le migliaia di famiglie che si affidano alle RSA per l’assistenza quotidiana garantita da OSS e OSA o per le attività di riabilitazione fisioterapica necessarie al recupero funzionale. Sono servizi pubblici a tutti gli effetti, finanziati dalle tasse dei cittadini e garantiti dalla Costituzione, ma erogati da personale che attende il contratto da oltre un decennio”.
Il differenziale salariale tra pubblico e privato è infatti insostenibile: “per una figura come quella dell’infermiere parliamo di circa 500 euro mensili in meno rispetto ai colleghi della sanità pubblica. Un divario che sta generando una fuga di personale da questi comparti, con ricadute pesanti sulla qualità dei servizi per le persone più fragili. Per questo chiediamo al Ministero e alle Regioni una svolta immediata: serve un sistema di accreditamento che vincoli il finanziamento pubblico all’applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative”.
“Scioperiamo perché non si può più permettere che il profitto delle strutture accreditate si regga sul dumping contrattuale di chi assicura la salute dei cittadini”, concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi.
Pronti a confronto sul merito, non a sottoscrivere ‘la qualunque’
“Al Ministero della giustizia a forza di fare tavoli con le organizzazioni sindacali che dicono di sì a qualsiasi cosa si devono esser persi i fogli con i numeri per le dotazioni organiche e la strutturazione a regime dell’ufficio del processo. Praticamente stanno chiedendo ai precari di partecipare a un’altra selezione concorsuale senza neanche sapere quanti posti sono messi a bando e in quale distretto finiranno. E chi rimane fuori? A casa senza stipendio?”.
E’ la replica della Segretaria nazionale Fp Cgil Giordana Pallone alla nota del ministero della Giustizia sui precari Pnrr.
“Al Ministero ribadiamo: se vuole convocare le organizzazioni sindacali rappresentative per trovare una soluzione per stabilizzare tutte e tutti nelle proprie sedi di servizio siamo sempre a disposizione per confrontarci nel merito, non per sottoscrivere la qualunque”.
“Chiediamo all’amministrazione di non adottare un provvedimento al ribasso sul lavoro agile che peggiorerebbe le condizioni di lavoro e di vita di tutte e tutti”. E’ la richiesta di Fp Cgil in occasione del presìdio promosso oggi con lavoratrici e lavoratori della Presidenza del Consiglio dei ministri che si è svolto in piazza Vidoni a Roma.
“Lavoratrici e lavoratori hanno espresso chiaramente le loro richieste nelle numerose assemblee che si sono susseguite – prosegue Fp Cgil -: nonostante ciò l’amministrazione, con un atto unilaterale, ha adottato una stretta e ridotto la possibilità di accedere allo Smart working portando tutti i dipartimenti a massimo 1 giorno a settimana, con poche possibilità di deroghe e ancor meno flessibilità nella gestione delle giornate. E’ così che si consente a lavoratrici e lavoratori di conciliare le esigenze vita-lavoro? Siamo molto preoccupati, anche perché registriamo in tante amministrazioni pubbliche una tendenza che vuole riportarci a un passato in cui il valore dell’attività lavorativa si misurava sulla presenza. Sarebbe un tuffo nel passato dannoso, anacronistico e irrispettoso delle esigenze del personale”.
“Noi di Fp Cgil chiediamo all’amministrazione di prevedere 2 giorni per tutte e tutti, flessibilità nella gestione delle giornate, possibilità di ulteriori giorni per il personale con fragilità, carichi di cura e pendolari. Dopo il presìdio di oggi continueremo a mobilitarci e difenderemo sempre, con coerenza e determinazione, diritti e dignità di lavoratrici e lavoratori”, conclude il sindacato.
“Sono stati ufficialmente pubblicati i bandi per la stabilizzazione di 9.368 precari del PNRR al Ministero della Giustizia a fronte degli 11.211 censiti dall’amministrazione nel PIAO 2026-2028. Un risultato straordinario della nostra mobilitazione costante e instancabile insieme alle lavoratrici e ai lavoratori. Ora avanti fino alla stabilizzazione degli ultimi 1.800”.
Così la Funzione Pubblica Cgil.
“Le lavoratrici e i lavoratori non si sono mai arresi, anche quando non era prevista alcuna stabilizzazione. La loro e la nostra determinazione hanno portato il Governo a correggere il tiro, prima con 3.000 unità finanziate dalle legge di bilancio per il 2025, poi con l’impegno del Ministero per raggiungere le 6.000 unità, dopo ancora 8.000 e oggi le 9.368 indicate nei bandi”, ricorda il sindacato.
“Ma”, prosegue la nota, “ci sono diversi elementi di criticità, a partire dall’assenza di garanzie sulla messa a regime dell’ufficio per il processo con la definizione delle dotazioni organiche. Un aspetto determinante che per molti si tradurrà nell’impossibilità di proseguire l’attività lavorativa nelle proprie sedi di servizio, con la contestuale formazione di graduatorie distrettuali da cui l’amministrazione potrà attingere. Rimane, inoltre, il tema degli ultimi 1.800 precari che sono rimasti fuori e che dal 1° luglio 2026 andranno a casa. Il sistema Giustizia non può privarsi di personale altamente qualificato come loro che, in questi anni, hanno maturato una grande esperienza sul campo. Per questo abbiamo proposto degli emendamenti al DL PNRR, le cui formulazioni sono state depositate da diversi gruppi parlamentari e sono state segnalate per la prosecuzione della discussione nella V Commissione bilancio della Camera dei Deputati”.
“Il costo per coprire queste ultime stabilizzazioni rimaste è di 85 milioni di euro, un ultimo sforzo che il Governo deve assolutamente compiere. O vengono immediatamente stabilizzati con le coperture previste dalla scorsa legge di bilancio, oppure bisogna prorogare il loro contratto fino al 31 dicembre 2026 per trovare le risorse necessarie nella prossima legge di bilancio. Questa è la vera riforma della giustizia che serve: stabilizzazione di tutti i precari, assunzioni di nuovo personale, investimento nelle strutture e nella strumentazione digitale, strutturazione a regime dell’ufficio per il processo”, conclude la Funzione Pubblica Cgil.
“No al taglio dello smart working, vogliamo due giorni per tutti”
“Le lavoratrici e i lavoratori della Presidenza del Consiglio saranno in presìdio domani 17 marzo a piazza Vidoni (Roma) dalle ore 10 alle 11 per chiedere all’amministrazione di non adottare un provvedimento al ribasso sul lavoro agile che peggiorerebbe le condizioni di lavoro e di vita di tutte e tutti”.
Lo annuncia Fp Cgil in una nota.
“Dopo settimane di indiscrezioni e anticipazioni, nonostante le lavoratrici e i lavoratori abbiano espresso in modo inequivocabile le loro richieste nelle tante assemblee molto partecipate che si sono susseguite – prosegue Fp Cgil -, è alla fine arrivata la dimostrazione di quella che già nella trattativa per il rinnovo del CCNL 20219-2021 era apparsa essere la volontà dell’amministrazione: adottare una stretta e ridurre la possibilità di accedere allo Smart working, portando tutti i dipartimenti a massimo 1 giorno a settimana, con poche possibilità di deroghe e ancor meno flessibilità nella gestione delle giornate.”
“Un atto unilaterale di chiusura alle istanze del personale inspiegabile se non con la volontà di intraprendere un ritorno al passato, a quell’era prepandemica in cui non si erano ancora pienamente esplorati i positivi cambiamenti che lo Smart working può apportare al benessere lavorativo generale con un’organizzazione del lavoro più moderna ed efficiente capace di conciliare esigenze di vita delle lavoratrici e dei lavoratori con quelle dell’amministrazione. Le lavoratrici e i lavoratori della Presidenza – ricorda il sindacato – nelle scorse settimane hanno proclamato lo stato di agitazione e continueranno a mobilitarsi, a partire dal presidio di domani, per chiedere all’amministrazione di prevedere 2 giorni per tutte e tutti, flessibilità nella gestione delle giornate, possibilità di ulteriori giorni per il personale con fragilità, carichi di cura e pendolari. Quanto sta avvenendo in Presidenza del Consiglio è il preoccupante sintomo di una più generale tendenza che si sta registrando in tante amministrazioni pubbliche e che vuole riportarci a un passato in cui il valore dell’attività lavorativa si misurava sulla presenza. Un tuffo nel passato a cui ci opporremo”, conclude Fp Cgil.
“Abbiamo sottoscritto un accordo preliminare per il rinnovo del CCNL Federculture per il triennio 2022/2024. Il partecipato percorso assembleare delle scorse settimane ha consentito un incremento rispetto a quanto prospettato a dicembre da parte datoriale che, pur non assicurando il pieno recupero del potere d’acquisto, rappresenta il miglior risultato possibile nel contesto dato. E’ solo grazie alla determinazione ed alla alta rappresentatività di FP CGIL che è stato possibile evitare una sottoscrizione arrendevole una settimana fa e incrementare ulteriormente il riconoscimento economico tabellare e gli arretrati”.
Così Fp Cgil in una nota.
“Abbiamo rinnovato per riaprire subito il 25-27 e dare risposte alle lavoratrici e lavoratori del settore, ribadendo il nostro significativo presidio su tutto il territorio nel settore culturale. Questo CCNL ha l’ambizione di essere il contratto di riferimento per il mondo della cultura e perché sia così è necessario innovare la parte normativa e produrre avanzamenti per la valorizzazione economica del personale che svolge attività culturali’”, ha concluso Fp Cgil.
“I dati presentati ieri dal Garante Nazionale per i detenuti sul numero dei decessi in carcere ci conferma quello che, come rappresentanti sindacali di lavoratrici e lavoratori pubblici, sosteniamo da sempre: serve un radicale cambio di paradigma nella gestione degli istituti penitenziari”.
Così Fp Cgil in una nota.
“Le carceri sovraffollate sono diventate da ‘eccezione’ una ‘regola’ che tradisce il mandato rieducativo della detenzione, sancito dalla Costituzione, lasciando le persone ristrette in condizioni inumane e che nega il diritto a un lavoro dignitoso per tutte quelle professionalità che negli istituti penitenziari svolgono quotidianamente il proprio lavoro, troppo spesso in condizioni massacranti. A partire dalle donne e dagli uomini della Polizia penitenziaria – evidenzia Fp Cgil – che sono chiamati a operare, insieme a educatori, assistenti sociali, e tutte le altre figure professionali, dopo che l’intero sistema ha fallito perché non ha prevenuto quelle azioni illegali che portano a commettere un illecito e alla detenzione”.
“Il sovraffollamento delle carceri, l’assenza di un’adeguata dotazione organica, l’inadeguatezza delle strutture troppo spesso causa di condizioni di lavoro e di detenzione inumane, l’assenza di dispositivi di sicurezza per il personale e gli effetti che i carichi di lavoro provocano in termini di stress lavoro correlato sono elementi ricorrenti che mettono a rischio costantemente la vita sia di chi lavora nelle carceri sia quella di chi vi è ristretto, come dimostrano i dati diffusi dal Garante”, prosegue Fp Cgil.
“Tutto questo impone un cambio di paradigma nell’approcciare il tema del governo delle pene. Servono risorse, servono politiche che valorizzino il personale, serve superare l’impostazione securitaria e servono investimenti per consentire l’esecuzione penale esterna e ridurre il sovraffollamento. Serve un nuovo governo delle pene che metta al centro la persona: le lavoratrice e i lavoratori penitenziari del comparto sicurezza e del comparto funzioni centrali, e le persone ristrette. È evidente, invece, che, al di là della propaganda, nemmeno su questo fronte, la riforma della giustizia cambierà nulla e per questo voteremo NO al referendum del 22 e 23 marzo prossimi”, conclude Fp Cgil.
“L’incontro odierno presso il Ministero della Salute si è concluso con esito negativo. Nonostante la convocazione positiva e l’impegno di mediazione da parte del Ministero della Salute e della Conferenza Delle Regioni, non abbiamo registrato alcuna reale volontà delle parti datoriali di aprire concretamente la stagione dei rinnovi. È una situazione inaccettabile: non siamo più disposti a tollerare ulteriori attese e rinvii sulla pelle di chi garantisce la salute pubblica. Pertanto, confermiamo e rilanciamo lo sciopero nazionale del settore per il prossimo 17 aprile”.
Lo annunciano in una nota unitaria i Segretari Generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
“Parliamo di contratti che interessano 300 mila lavoratrici e lavoratori – spiegano i segretari – che assicurano ogni giorno la resilienza del Sistema Sanitario Nazionale e garantiscono i livelli essenziali di assistenza al pari dei colleghi del pubblico. Eppure, Aris e Aiop continuano a sottrarsi alle proprie responsabilità”.
Nel merito della vertenza, i sindacati ribadiscono la necessità di regole ferree: “abbiamo chiesto al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni un nuovo sistema di accreditamento che sia indissolubilmente vincolato all’applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. La vigenza del CCNL non può accumulare questa enorme distanza dal settore pubblico: chi effettua un servizio pubblico deve avere pari dignità salariale e normativa. Non accettiamo alcuna disparità di trattamento”.
“La mobilitazione prosegue ora senza sosta in tutti i territori – concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi –. Intensificheremo le richieste di ispezioni nelle strutture e il 17 aprile porteremo la voce della sanità privata in piazza a Roma: la tutela della salute dei cittadini passa necessariamente attraverso il rispetto del lavoro e il rinnovo dei diritti di chi se ne prende cura”.
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