“E’ inaccettabile che alla Polizia locale vengano assegnate nuove responsabilità, nuove competenze, nuove attribuzioni senza risorse aggiuntive e con un sotto organico che abbiamo stimato in sedicimila unità in tutto il Paese. Nessun investimento, nessuna nuova tutela, nessun intervento sulla previdenza: la riforma proposta dalla maggioranza di governo è un insulto alla professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori della Polizia locale”.
Lo ha detto la segretaria nazionale Fp Cgil Tatiana Cazzaniga a margine del presidio nazionale promosso a Roma per chiedere “dignità e valorizzazione del personale della Polizia locale”.
Secondo Cazzaniga “sulla sicurezza urbana la maggioranza agita tanti slogan ma di provvedimenti concreti per la Polizia locale nemmeno l’ombra: la verità è che il sistema rischia il collasso, e a pagarne le conseguenze saranno lavoratrici, lavoratori e cittadini”
“La I Commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato il disegno di legge delega di Riforma dell’Ordinamento della Polizia Locale confermando il testo già licenziato dalla Camera dei Deputati, per noi insufficiente e peggiorativo. Abbiamo proposto emendamenti migliorativi che includevano le giuste tutele pensionistiche, infortunistiche, assistenziali e legali, insieme alla valorizzazione professionale e agli investimenti necessari per rendere concreti tali obiettivi. Sono stati respinti”.
“In queste ore il testo verrà posto all’ordine del giorno dell’aula del Senato per l’approvazione definitiva. Lanciamo quindi un appello alla politica: la Polizia locale chiede dignità, rispetto, valorizzazione”.
“L’annullamento, da parte della Cassazione, delle misure a carico delle dottoresse indagate a Ravenna nell’ambito dell’inchiesta sui certificati per i Cpr è un provvedimento importante che evidenzia l’essenzialità della difesa, in ogni momento, della dignità professionale e personale di chi lavora ogni giorno per salvaguardare la salute di tutti. La libertà e l’indipendenza dell’atto medico devono essere sempre garantite: la cura medica e la tutela della salute sono diritti universali, sanciti dall’Articolo 32 della Costituzione, e non possono diventare un reato”.
Lo si legge in una nota diffusa dalla Funzione Pubblica della Cgil.
“Abbiamo sempre espresso solidarietà ai professionisti coinvolti promuovendo presìdi in varie città e continueremo a difendere in ogni sede l’autonomia professionale e il dovere etico dei medici che ogni giorno, con coscienza, competenza e dedizione garantiscono la tutela della salute, a partire da quella delle persone più vulnerabili. Proteggere l’autonomia dei professionisti sanitari significa proteggere la possibilità stessa di esercitare pienamente il diritto alla salute – prosegue Fp Cgil -. Condanniamo la strumentalizzazione politica che è stata scatenata prima di accertare qualsiasi ipotesi di eventuali responsabilità, e riteniamo che i medici non possano pagare un costo professionale e umano per delle scelte, come quelle sui Cpr, che meriterebbero di essere raccontate con chiarezza: questi centri sono dei luoghi disumanizzanti che violano la dignità umana”.
Presìdio nazionale a Roma, piazza Vidoni ore 14.30. “Da maggioranza di governo solo propaganda”
“Difendiamo la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori della Polizia Locale: domani 13 ottobre ci mobiliteremo nelle principali città d’Italia, tra le quali Milano, Genova e Firenze, per denunciare che, ancora una volta, questa maggioranza di governo preferisce la propaganda alla coerenza ed alla concretezza. Nessun investimento, nessuna nuova tutela, nessun intervento sulla previdenza, nessuna vera riforma. Il presìdio nazionale si terrà a Roma in piazza Vidoni, nei pressi del Senato, a partire dalle ore 14.30”.
Lo si legge in una nota diffusa dalla Funzione pubblica della Cgil.
“La I Commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato il disegno di legge delega di Riforma dell’Ordinamento della Polizia Locale confermando il testo già licenziato dalla Camera dei Deputati e per noi insufficiente e peggiorativo. Tutti gli emendamenti migliorativi che abbiamo sostenuto per fare inserire nel testo le giuste tutele pensionistiche, infortunistiche, assistenziali e legali, insieme alla valorizzazione professionale e agli investimenti necessari per rendere concreti tali obiettivi – scrive Fp Cgil -, sono stati respinti facendo emergere una totale chiusura. In questi giorni il testo verrà posto all’ordine del giorno dell’aula del Senato per l’approvazione definitiva. Per questo saremo in presìdio con lavoratrici e lavoratori della Polizia locale”.
“Ora basta chiacchiere e rinvii: alla Polizia Locale vengono aumentate responsabilità e rischi ma senza aggiungere tutele e risorse, dimostrando che l’intenzione della maggioranza di governo è solo quella di recitare uno slogan per prendere in giro lavoratrici e lavoratori che aspettano da quarant’anni una vera riforma”.
“Ci è chiaro che la tutela e la valorizzazione del personale della Polizia Locale non sono tra le priorità di questo Governo ma ci batteremo sempre e tenacemente per conquistare tutele, valorizzazione e per un Piano straordinario di assunzioni a favore di questo comparto strategico per le nostre comunità”.
Al presìdio di Roma parteciperà la Segretaria nazionale Tatiana Cazzaniga.
“La scelta di ANASTE di sottoscrivere una pre-intesa per il rinnovo del CCNL 2026-2028 con organizzazioni sindacali diverse da quelle comparativamente più rappresentative del settore sociosanitario, mentre era già in corso un confronto con FP CGIL, CISL FP e UIL FP, rappresenta un comportamento grave e inaccettabile. Ancora più grave è averlo fatto senza alcuna comunicazione preventiva né spiegazione sulle ragioni dell’interruzione del negoziato”.
È quanto dichiarano le Segreterie nazionali di FP CGIL, CISL FP e UIL FP, che esprimono forte contrarietà rispetto a una decisione appresa esclusivamente attraverso i social media. “Una scelta che solleva seri interrogativi sulla trasparenza, sulla correttezza e sulla buona fede negoziale di ANASTE, in contraddizione con i principi di lealtà e fiducia reciproca che devono essere alla base delle relazioni sindacali”.
“La nostra preoccupazione va oltre il metodo. Il rischio è che, pur di annunciare il rinnovo, ANASTE abbia scelto interlocutori disponibili a sottoscrivere condizioni economiche e normative insufficienti rispetto alle esigenze del personale. Ci siamo seduti al tavolo con senso di responsabilità e piena disponibilità a negoziare per ottenere miglioramenti concreti per le lavoratrici e i lavoratori. È questo il compito di un sindacato: migliorare salari, diritti e condizioni di lavoro, non limitarsi a certificare ciò che la controparte è disposta a concedere”.
Per le tre organizzazioni, la questione riguarda la qualità della contrattazione collettiva in un comparto già segnato da retribuzioni inadeguate, carichi di lavoro crescenti e difficoltà nel reperimento del personale.
“Restano disparità economiche e giuridiche che non possono più essere tollerate. Lavoratrici e lavoratori che svolgono le stesse attività, con identiche responsabilità e professionalità, continuano a ricevere trattamenti e tutele profondamente differenti. Non possiamo accettare lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, né che la frammentazione contrattuale diventi uno strumento di competizione al ribasso sul costo del lavoro”.
“Non basta definire un contratto ‘giusto’ per renderlo tale. La qualità di un rinnovo si misura dagli aumenti salariali effettivi, dal rafforzamento dei diritti e dal miglioramento delle condizioni di lavoro, non dalla velocità con cui viene sottoscritto o dal numero delle firme raccolte. Anche la rappresentatività deve essere verificabile attraverso criteri oggettivi e trasparenti, non semplicemente dichiarata”.
FP CGIL, CISL FP e UIL FP richiamano inoltre la recente normativa in materia di salari e rappresentanza e gli orientamenti giurisprudenziali sulla tutela del lavoro e sul ruolo della contrattazione collettiva. “Un quadro che rafforza la necessità di valorizzare la rappresentatività effettiva delle organizzazioni firmatarie e di contrastare il dumping contrattuale. La qualità di un contratto deve essere valutata nel merito dei trattamenti economici e delle tutele riconosciute alle lavoratrici e ai lavoratori”.
“La qualità dell’assistenza dipende dalla professionalità e dalla valorizzazione di chi ogni giorno garantisce cura alle persone più fragili. La contrattazione deve contribuire a qualificare il lavoro e i servizi, non diventare una leva per comprimere i costi a scapito di salari, diritti e tutele”.
Le tre sigle chiedono quindi ad ANASTE di rendere pubblici tutti i contenuti economici e normativi della pre-intesa e di chiarire formalmente le ragioni della scelta compiuta, ripristinando un confronto serio e trasparente.
“Siamo ancora di fronte a una pre-intesa, non a un accordo definitivo: esistono dunque le condizioni per riaprire il negoziato. Non ci interessa una firma a qualsiasi costo, ma un contratto che riconosca dignità, professionalità e diritti. ANASTE dimostri con i fatti di voler costruire relazioni sindacali credibili e miglioramenti reali. Su salari, diritti e dignità del lavoro non intendiamo arretrare e contrasteremo ogni scelta che scarichi sulle lavoratrici e sui lavoratori il prezzo di una competizione al ribasso”.
“La proposta di riordino del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco non risponde alle vere necessità di riordino alla luce delle numerose criticità contenute, e rischia di comprometterne la effettiva funzionalità e di tradire gli obiettivi propri dell’emergenza e del soccorso”.
Così si è espressa la Fp Cgil in occasione dell’audizione nelle Commissioni riunite 1a (Affari costituzionali) e 5a (Bilancio) del Senato della Repubblica e Commissioni riunite I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) della Camera dei Deputati, in relazione all’Atto del Governo sottoposto a parere parlamentare n. 439 – Schema di decreto legislativo recante disciplina in materia di funzioni, compiti e rapporto di impiego del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
“Un provvedimento la cui approvazione andrebbe sospesa – osserva la Fp Cgil – e riavviata una approfondita discussione con le rappresentanze sindacali per realizzare un riordino che rafforzi la missione costituzionale del Corpo, valorizzando il personale che vi opera con grande professionalità ogni giorno”.
Ecco le principali criticità da noi segnalate:
La possibilità di prolungare la permanenza in servizio attraverso il nuovo assetto ordinamentale in maniera indiscriminata e senza condizionalità relative alla contribuzione maturata rischia di generare forti distorsioni in termini di ricambio generazionale. Analogamente, la riduzione dei tempi necessari per l’accesso alle qualifiche non coincide automaticamente con una reale accelerazione delle carriere. La progressione resta infatti condizionata dal rapporto tra personale avente titolo, posti disponibili, dotazioni organiche e modalità di selezione. Il rischio è che la riduzione dei tempi ordinamentali produca un’accelerazione soltanto teorica, lasciando permanere nuovi vincoli strutturali.
Un ulteriore elemento di particolare delicatezza riguarda l’estensione dei sistemi di valutazione individuale e il ricorso al merito comparativo. La valorizzazione della professionalità, dell’esperienza e della formazione deve necessariamente essere accompagnata da criteri oggettivi, uniformi e verificabili. Il rischio è che l’aumento del peso della valutazione individuale determini una maggiore discrezionalità e differenze di giudizio tra strutture, Comandi e dirigenti.
Ancora più delicata è la possibilità che la valutazione incida sui percorsi di carriera. In tale situazione deve essere garantito che il personale possa continuare a segnalare rischi, carenze organizzative e criticità operative senza che l’esercizio della propria autonomia professionale possa essere condizionato.
Il rafforzamento delle specialità deve essere accompagnato da una valutazione complessiva degli effetti sulle capacità operative del Corpo. Abbiamo chiesto, e questo riordino non va in questa direzione, la rimodulazione delle dotazioni organiche specialistiche che non può essere considerata esclusivamente come una diversa distribuzione numerica del personale, ma deve essere valutata in relazione alla funzionalità dei nuclei, alla continuità del servizio e alle effettive esigenze operative.
La creazione di nuovi ruoli e livelli direttivi deve tenere conto delle professionalità già presenti nel Corpo. L’esperienza maturata nei nuclei specialistici, nei Comandi e nelle strutture centrali costituisce un patrimonio professionale che non può essere disperso. L’introduzione di nuovi requisiti di accesso non dovrebbe determinare l’esclusione di personale che abbia già acquisito sul campo competenze, responsabilità ed esperienza direttamente connesse alle funzioni da svolgere.
Il personale che garantisce quotidianamente il soccorso opera nei Comandi e nei distaccamenti, affronta il rischio, assicura la funzionalità delle squadre e costituisce il nucleo fondamentale della missione istituzionale del Corpo. Questo riordino invece non valorizza adeguatamente proprio le figure centrali del soccorso, a partire dal caposquadra.
Una particolare attenzione deve essere riservata al personale parzialmente inidoneo. Una condizione di limitazione fisica può maturare nel corso di una lunga carriera, anche in conseguenza dell’usura, degli infortuni e delle condizioni operative nelle quali il personale è chiamato a prestare servizio. La tutela di questo personale deve essere valutata nell’ottica dell’intero arco della vita lavorativa, evitando che una condizione fisica maturata dopo anni di servizio possa determinare automaticamente forme di mobilità non volontaria.
Su tre punti in particolare esprimiamo poi la nostra contrarietà di merito e una particolare attenzione: 1. la soppressione dei riferimenti introdotti in materia di attribuzione della qualifica di “agente di pubblica sicurezza”. Crediamo infatti che la disposizione debba essere cancellata, onde evitare qualsiasi interpretazione e deriva che snaturi la funzione fondamentale del Corpo Nazionale; 2. la profonda modifica e revisione di disposizioni che nei fatti determinano una riforma strutturale del requisito per l’accesso al congedo per quiescenza. 3. Bisogna inoltre stanziare ulteriori risorse per la realizzazione della previdenza dedicata e complementare e superare quelle norme apertamente in contrasto con il quadro normativo vigente e giurisprudenziale di rilievo anche costituzionale in materia di relazioni sindacali e partecipazione delle organizzazioni sindacali.
A luglio abbiamo sottoscritto la preintesa per il CCNL comparto funzioni locali 2025-27. Ma per la FP CGIL un contratto non è un atto che si esaurisce al tavolo negoziale: acquista pieno valore solo quando le lavoratrici e i lavoratori che ne sono i destinatari lo conoscono, lo discutono e lo approvano. È questa la ragione che ci ha spinti ad avviare, dopo la sottoscrizione della preintesa, un’ampia consultazione democratica, per ottenere un mandato chiaro e legittimo alla firma definitiva.
I numeri di questo percorso, che ancora non si è concluso, parlano da soli: più di 1500 assemblee su tutto il territorio nazionale, in 1.700 enti, per una platea di circa 200.000 lavoratrici e lavoratori chiamati a esprimersi. Il dato ad oggi registrato vede un giudizio favorevole da parte del 97% di chi ha espresso il voto nelle assemblee.
Un risultato che non è solo un dato statistico ma rappresenta l’espressione di una partecipazione reale, capillare e consapevole. Il voto dei lavoratori restituisce al sindacato la legittimazione piena a procedere con la sottoscrizione definitiva e conferma un metodo in cui la rappresentanza si fonda sull’ascolto, sul confronto e sulla decisione condivisa.
In occasione della firma della preintesa, abbiamo osservato che “per la prima volta è previsto un finanziamento extracontrattuale, in capo allo Stato e non agli enti locali, per contribuire a ridurre le differenze retributive tra le funzioni locali e le altre amministrazioni pubbliche. Siamo di fronte a risorse ancora insufficienti e chiederemo vengano aumentate dalla prossima legge di Bilancio, ma intanto rivendichiamo l’aver fortemente contribuito all’istituzione di questa nuova indennità di comparto che rappresenta il frutto di una lunga battaglia sindacale e culturale che abbiamo condotto e continueremo a condurre per garantire salari dignitosi, aumentare l’attrattività del comparto e valorizzare le professionalità di lavoratrici e lavoratori. E’ un primo passo, al quale dovranno seguirne molti altri”.
Succede ad Andrea Filippi. “Continueremo a lavorare per migliorare le condizioni di lavoro dei professionisti sanitari”
“Intendiamo continuare ad impegnarci per restituire dignità e migliorare le condizioni di vita e di lavoro, comprensive dell’aspetto retributivo, di tutti i professionisti sanitari. Consideriamo centrali la valorizzazione professionale ed economica delle donne nel lavoro medico e nella dirigenza sanitaria del SSN e la battaglia per la medicina di genere. Ci riconosciamo nei valori della solidarietà, dell’uguaglianza e della laicità in un’ottica multi professionale e confederale in contrasto con un mondo lavorativo e sociale sempre più corporativo e sosteniamo il diritto al dissenso del personale sanitario nei confronti delle politiche migratorie e di detenzione degli immigrati nei cpr in Italia e all’estero”.
Lo ha detto Francesco Palmeggiani, nuovo Segretario Nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN che succede ad Andrea Filippi, in occasione dell’assemblea nazionale Fp Cgil Medici tenutasi a Roma alla presenza del Segretario Generale della Cgil Maurizio Landini.
Medico radiologo dall’esperienza professionale trentennale nel Servizio sanitario nazionale, da sempre iscritto alla Cgil, già Segretario regionale della Fp Cgil Medici, Veterinari e dirigenti Ssn Roma e Lazio, vicino ai movimenti di lotta per la difesa del diritto alla salute.
“Contrasteremo ogni forma di privatizzazione del SSN e ogni misura che renda ineguale l’accesso alle cure, perché senza salute non c’è democrazia”, ha osservato.
“Abbiamo sottoscritto un ottimo contratto che va nella direzione di dare risposte economiche, ma soprattutto normative, per migliorare le condizioni di lavoro e quindi la qualità delle cure”: lo ha dichiarato il Segretario Generale Fp Cgil Federico Bozzanca a seguito della sottoscrizione della preintesa del CCNL 2025-2027 che coinvolge circa 137 mila Dirigenti Medici, Veterinari, Sanitari.
“La strada è ancora lunga per recuperare il terreno perso in questi anni di definanziamento che hanno allontanato i professionisti dal SSN, ma con il contratto possiamo contrastare questa deriva liberista che favorisce il privato. Sugli aumenti contrattuali della busta paga tra tabellare, aumento specificità e posizione fissa – ha aggiunto Bozzanca – ci sarà un aumento minimo di 480 euro lordi mensili per medici e veterinari e 400 per i Dirigenti Sanitari. Tale ultima differenza di aumenti deriva da una sperequazione tra i professionisti introdotta con le ultime leggi di bilancio, che abbiamo ripetutamente contestato e che al tavolo abbiamo ridotto notevolmente. Gli arretrati non saranno ingenti perché, come noto, è un contratto siglato in anticipo: circa 6 mila euro pro capite al netto dell’indennità di vacanza contrattuale già percepita”.
“Da un punto di vista normativo ci sono tantissime novità: abbiamo migliorato le relazioni sindacali, valorizzato tutte le carriere a partire dai neoassunti, che avranno un incarico fin dal primo mese di servizio e non più solo dopo il periodo di prova, fino alla fascia degli incarichi da sempre più sacrificati, con minimi retributivi ai 3 ed ai 10 anni di servizio; abbiamo reso ancora più chiaro che tutti gli incarichi dovranno avere una retribuzione variabile. Sull’orario di lavoro, inoltre – ha proseguito – abbiamo finalmente chiarito alcuni punti che ancora permettevano alle aziende di sottrarre ore ai professionisti che invece potranno recuperarle sin da subito. Abbiamo poi limitato il servizio fuori sede e aumentato la retribuzione della pronta disponibilità”.
“Abbiamo inoltre inserito 2 giorni di ferie in più nei primi tre anni di servizio ed una indennità percepita anche durante le ferie, migliorato l’articolato sui fondi contrattuali e introdotte clausole per l’equità retributiva di genere. Un contratto che per certi versi raggiunge obiettivi di un percorso iniziato già dal triennio 16-18 e che abbiamo sempre più perfezionato. Stiamo dunque introducendo quelle norme che possono aiutare a valorizzare i professionisti ed a lavorare in condizioni almeno accettabili. Si tratta di ottimi risultati su temi che attendevano risposte chiare da tempo. Ora tocca al Governo finanziare con la legge di bilancio i servizi sanitari pubblici a partire da un piano assunzionale straordinario”, ha concluso Bozzanca.
“Abbiamo sottoscritto un ottimo contratto che va nella direzione di dare risposte economiche, ma soprattutto normative, per migliorare le condizioni di lavoro e quindi la qualità delle cure”: lo ha dichiarato il Segretario Generale Fp Cgil Federico Bozzanca a seguito della sottoscrizione della preintesa del CCNL 2025-2027 che coinvolge circa 137 mila Dirigenti Medici, Veterinari, Sanitari.
“La strada è ancora lunga per recuperare il terreno perso in questi anni di definanziamento che hanno allontanato i professionisti dal SSN, ma con il contratto possiamo contrastare questa deriva liberista che favorisce il privato. Sugli aumenti contrattuali della busta paga tra tabellare, aumento specificità e posizione fissa – ha aggiunto Bozzanca – ci sarà un aumento minimo di 480 euro lordi mensili per medici e veterinari e 400 per i Dirigenti Sanitari. Tale ultima differenza di aumenti deriva da una sperequazione tra i professionisti introdotta con le ultime leggi di bilancio, che abbiamo ripetutamente contestato e che al tavolo abbiamo ridotto notevolmente. Gli arretrati non saranno ingenti perché, come noto, è un contratto siglato in anticipo: circa 6 mila euro pro capite al netto dell’indennità di vacanza contrattuale già percepita”.
“Da un punto di vista normativo ci sono tantissime novità: abbiamo migliorato le relazioni sindacali, valorizzato tutte le carriere a partire dai neoassunti, che avranno un incarico fin dal primo mese di servizio e non più solo dopo il periodo di prova, fino alla fascia degli incarichi da sempre più sacrificati, con minimi retributivi ai 3 ed ai 10 anni di servizio; abbiamo reso ancora più chiaro che tutti gli incarichi dovranno avere una retribuzione variabile. Sull’orario di lavoro, inoltre – ha proseguito – abbiamo finalmente chiarito alcuni punti che ancora permettevano alle aziende di sottrarre ore ai professionisti che invece potranno recuperarle sin da subito. Abbiamo poi limitato il servizio fuori sede e aumentato la retribuzione della pronta disponibilità”.
“Abbiamo inoltre inserito 2 giorni di ferie in più nei primi tre anni di servizio ed una indennità percepita anche durante le ferie, migliorato l’articolato sui fondi contrattuali e introdotte clausole per l’equità retributiva di genere. Un contratto che per certi versi raggiunge obiettivi di un percorso iniziato già dal triennio 16-18 e che abbiamo sempre più perfezionato. Stiamo dunque introducendo quelle norme che possono aiutare a valorizzare i professionisti ed a lavorare in condizioni almeno accettabili. Si tratta di ottimi risultati su temi che attendevano risposte chiare da tempo. Ora tocca al Governo finanziare con la legge di bilancio i servizi sanitari pubblici a partire da un piano assunzionale straordinario”, ha concluso Bozzanca.
“Salute=democrazia è il titolo dell’Assemblea Nazionale Fp Cgil Medici, Veterinari e Dirigenti Sanitari che si terrà l’8 ottobre a Roma alle ore 9,30 presso la sala Di Vittorio (sede Cgil nazionale) in Corso d’Italia 25, occasione che vedrà l’avvicendamento della Segreteria della categoria. E’ prevista la partecipazione del Segretario Generale della Cgil Maurizio Landini.
“Tutela della salute, difesa del Servizio Sanitario Nazionale pubblico, universale, statale; contratto, formazione valorizzazione dei professionisti in una visione inclusiva, partecipata, multiprofessionale, confederale del ruolo sociale e politico di chi è garante della salute delle persone”: questi i temi che delegate e delegati provenienti da tutta Italia affronteranno nell’occasione, anche a sostegno della manifestazione nazionale del 17 ottobre in difesa di diritti, salute, lavoro, promossa dalla Cgil con “La Via Maestra”, e della proposta di legge d’iniziativa popolare di riforma del SSN che la Cgil presenterà in Senato a fine ottobre.