“Continuiamo a registrare un ritardo inaccettabile nel rinnovo dei CCNL della sanità privata e delle RSA da parte di Aiop e Aris. Un vuoto contrattuale, rispettivamente di otto e tredici anni, che le nostre organizzazioni sindacali denunciano da tempo e che non possiamo più tollerare”.
Così i segretari generali di FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, che proseguono: “le due associazioni datoriali Aiop e Aris, responsabili dei tavoli di contrattazione, continuano a sottrarsi all’apertura dei negoziati nascondendosi dietro la pretesa di avere certezze economiche dalle istituzioni. È una posizione per noi inaccettabile, ma altrettanto grave è che, nonostante le sollecitazioni avanzate dieci giorni fa, non sia arrivata alcuna risposta dal Ministero della Salute e dalla Conferenza delle Regioni, chiamati a svolgere un ruolo di indirizzo e garanzia su un settore che opera con risorse pubbliche e in regime di accreditamento: un silenzio che ci preoccupa fortemente e che non è tollerabile”.
“L’assenza di un quadro contrattuale aggiornato – spiegano i segretari – produce salari non adeguati, una forte perdita del potere d’acquisto e una cornice normativa ormai superata, compromettendo la qualità dell’assistenza e la garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza su tutto il territorio nazionale. Basti pensare che, per una figura come quella dell’infermiere, il differenziale sul trattamento tabellare e sulle indennità tra sanità pubblica e sanità privata è di circa 500 euro mensili, pur svolgendo il medesimo servizio pubblico. Le trattative avviate, in particolare nel settore RSA, sono ancora in una fase embrionale e segnate da forti criticità. Nel frattempo, continuiamo ad assistere a fenomeni di dumping contrattuale che favoriscono alcune strutture private accreditate che, pur beneficiando di finanziamenti pubblici, adottano logiche di contenimento dei costi a scapito dei diritti dei lavoratori e della qualità dei servizi offerti ai cittadini”.
“Queste disparità di trattamento, a fronte di mansioni svolte per il Servizio sanitario nazionale – spiegano Bozzanca, Chierchia e Longobardi – stanno determinando l’abbandono del settore da parte del personale, con gravi ripercussioni sulla tenuta dei servizi e sull’impossibilità, per molti operatori accreditati, di rispettare i requisiti di organico previsti dalle normative regionali. E mentre nelle prossime settimane si aprirà la tornata contrattuale 2025–2027 nella sanità pubblica, il divario tra pubblico e privato rischia di trasformarsi in una frattura ancora più profonda: se i rinnovi restano fermi, le tornate contrattuali che separano chi lavora nei servizi accreditati dai colleghi del pubblico sono destinate a diventare ben tre, con effetti pesantissimi su salari, diritti e tutele”.
“Per tali ragioni – concludono – abbiamo già messo in campo iniziative di mobilitazione su tutto il territorio nazionale e stiamo ricorrendo a tutti gli strumenti necessari, dalle denunce alla stampa locale alle azioni legali, oltre alla richiesta di ispezioni nelle strutture sanitarie, residenziali e semiresidenziali, per far emergere le condizioni di lavoro e le contraddizioni del sistema accreditato. È necessario verificare il rispetto delle delibere regionali in materia di accreditamento, la dotazione e la qualificazione del personale, nonché la coerenza tra i requisiti dichiarati e le condizioni effettive di esercizio. Il rinnovo dei contratti e il rispetto delle regole sono condizioni imprescindibili per tutelare chi lavora ma soprattutto per consentire un’assistenza dignitosa e di qualità a tutta la popolazione”.
Il sindacato: “serve Piano straordinario con 1.250.000 assunzioni. Senza nuovo personale servizi pubblici rischiano il collasso. Presentati emendamenti a Dl Milleproroghe”
“Stabilizzare i circa novantamila precari e precarie della pubblica amministrazione, prorogare e scorrere le graduatorie, prevedere 1.250.000 assunzioni attraverso un Piano straordinario per l’occupazione pubblica per recuperare i 700.000 pensionamenti previsti nei prossimi dieci anni e potenziare i servizi. Altrimenti sarà emergenza desertificazione nelle amministrazioni e collasso dei servizi pubblici”.
E’ la richiesta di Fp Cgil, attraverso il Segretario generale Federico Bozzanca, lanciata nel corso del presìdio promosso dal sindacato in piazza Vidoni a Roma dal titolo “Non c’è più tempo”.
“Parliamo di 11.180 lavoratrici e lavoratori nelle funzioni centrali, 35.780 nelle funzioni locali, 41.760 nella sanità per un totale di 88.720 forme di lavoro flessibili dipendenti della PA, pari al 6,2% sul totale del personale a tempo indeterminato: uomini e donne che svolgono un ruolo fondamentale e strategico nel sistema pubblico. Come Fp Cgil abbiamo proposto a tutti i gruppi parlamentari, in occasione della discussione della conversione in legge del DL milleproroghe alla Camera dei Deputati, specifici emendamenti per finanziare un Piano straordinario per l’occupazione pubblica garantendo la proroga dei rapporti di lavoro a tempo determinato dei precari di tutta la PA, finanziare le procedure di stabilizzazione, prorogare la validità delle graduatorie pubbliche in scadenza e ripristinare quelle appena scadute, finanziare gli scorrimenti per assumere il personale cancellando l’assurda norma che limita al 20% degli idonei il collocamento in graduatoria. Non c’è più tempo, bisogna agire subito”, conclude Bozzanca.
Al presidio hanno partecipato, tra gli altri, i parlamentari Rachele Scarpa ed Andrea Casu.

Le lavoratrici e i lavoratori della ricerca esprimono piena solidarietà alle colleghe e ai colleghi precari della giustizia, che finalmente vedono concretizzarsi l’obiettivo della stabilizzazione. È un risultato importante, che riconosce il valore del lavoro svolto in un settore essenziale.

Questa vicinanza è anche concreta: nella ricerca, come nella giustizia, troppo personale continua a non vedersi riconosciuti impegno e professionalità. La platea di chi merita la stabilizzazione è ancora ampia.

La qualità dei servizi e il futuro del Paese passano dal riconoscimento stabile di chi ogni giorno garantisce competenza e responsabilità.

“Non c’è più tempo: in dieci anni 700.000 pensionamenti. Il rischio è la desertificazione delle amministrazioni pubbliche e la fine dell’universalità dei diritti”

Domani 3 febbraio alle ore 15 a Roma, in piazza Vidoni, si terrà un sit in dal titolo “Non c’è più tempo” promosso da Fp Cgil per sollecitare il governo a “stabilizzare tutte le precarie e i precari della Pubblica amministrazione, prorogare e scorrere le graduatorie e prevedere nuove assunzioni attraverso un Piano straordinario per l’occupazione pubblica”.

“Nelle amministrazioni pubbliche in dieci anni ci saranno pensionamenti per oltre 700.000 lavoratrici e lavoratori, nel frattempo si mandano a casa i precari, si lasciano scadere le graduatorie pubbliche e non si programmano nuove assunzioni per adeguare agli organici ai reali fabbisogni di personale. Affrontare l’emergenza della desertificazione delle amministrazioni pubbliche – scrive Fp Cgil – deve essere una priorità. Se non si agirà il rischio sono l’inesorabile smantellamento del sistema pubblico e la fine dell’universalità dell’accesso ai diritti”.

“Come Fp Cgil abbiamo proposto a tutti i gruppi parlamentari in occasione della discussione della conversione in legge del DL milleproroghe alla Camera dei Deputati degli emendamenti per finanziare un Piano straordinario per l’occupazione pubblica garantendo la proroga dei rapporti di lavoro a tempo determinato dei precari di tutta la PA, il finanziamento delle procedure di stabilizzazione con risorse dal bilancio dello Stato, la proroga della validità delle graduatorie pubbliche in scadenza, il ripristino di quelle appena scadute e il finanziamento degli scorrimenti per assumere il personale, cancellando l’assurda norma che limita al 20% degli idonei il collocamento in graduatoria”.

Alla manifestazione parteciperà, tra gli altri, il Segretario generale Fp Cgil Federico Bozzanca.

“Frutto della nostra mobilitazione. Sabato 31 saremo davanti alle Corti d’appello per tutti i lavoratori della Giustizia”
“Il Ministero della giustizia ha individuato dai propri piani assunzionali risorse aggiuntive a quelle stanziate dalla legge di bilancio per il 2025 per la stabilizzazione di 9.368 precari assunti per il Pnrr su 11.211 attualmente in servizio. Un risultato importante, frutto della mobilitazione straordinaria delle lavoratrici e dei lavoratori insieme alla Fp Cgil negli ultimi 4 anni”.
E’ quanto si legge in una nota diffusa dalla segretaria nazionale Fp Cgil, Giordana Pallone.
“Non ci siamo arresi – ricorda – quando i loro contratti sarebbero dovuti scadere a dicembre 2024 e abbiamo ottenuto la proroga per tutti a giugno 2026. Non ci siamo arresi quando da più parti della politica e dell’amministrazione ci avevano detto che sarebbero stati 3.000 e non uno di più, non l’abbiamo fatto quando l’amministrazione sussurrava nei corridoi che sarebbero arrivati a 6.000 e basta. Oggi ne mancano poco meno di 2.000 all’appello e continueremo a lavorare con le istituzioni per raggiungere l’obiettivo che da sempre la Fp Cgil si è posta: stabilizzazione di tutti i precari, insieme ai precari dell’Obiettivo convergenza per le regioni del sud, e strutturazione a regime del modello dell’ufficio per il processo, di cui ancora non si hanno certezze da via Arenula”.
“Anche per questo abbiamo proposto degli emendamenti al DL milleproroghe che sarà discusso nei prossimi giorni alla Camera dei deputati, che sono sostenuti da diversi parlamentari. Proseguiremo la nostra lotta per la lavoratrici e lavoratori e per un’altra idea di giustizia a partire dai numerosi presìdi e volantinaggi previsti nella mattinata di sabato 31 gennaio, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, presso numerose Corti d’appello, in particolare a Venezia, Milano, Firenze, Bologna, Napoli, Palermo, Catania, Bari, Lecce, Catanzaro, Reggio Calabria, Trieste, Genova, Roma, Ancona, L’Aquila”, conclude Pallone.
“A distanza di settimane dall’incontro istituzionale del 22 dicembre scorso al Ministero della Salute, non è ancora arrivata alcuna convocazione del tavolo di confronto annunciato. Un fatto grave, che smentisce gli impegni assunti davanti alle lavoratrici e ai lavoratori e alimenta una frustrazione ormai insostenibile”.
Lo dichiarano, in una nota stampa, i Segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, commentando la mancata apertura del negoziato con le centrali datoriali Aiop e Aris per il rinnovo dei CCNL della sanità privata e delle RSA.
“Parliamo di oltre 300mila lavoratrici, lavoratori e professionisti – proseguono – con contratti scaduti da 8 e 13 anni, che continuano ogni giorno a garantire un servizio pubblico essenziale, spesso alle persone più fragili, senza alcuna prospettiva di rivalutazione salariale e di aggiornamento normativo. È inaccettabile che, mentre per la sanità pubblica è imminente l’avvio della trattativa 2025–2027, chi svolge lo stesso ruolo nel privato accreditato resti ancora senza risposte”.
“Questa situazione – sottolineano i sindacati – pesa anche sulle profonde disuguaglianze retributive rispetto alla sanità pubblica: per alcune figure, come gli infermieri, il divario arriva a circa 500 euro mensili. Una condizione che rende sempre meno attrattivo il lavoro nelle strutture accreditate e mette a rischio la qualità e la tenuta dei servizi”.
“Ministero della Salute e Conferenza delle Regioni devono ora assumere un ruolo più incisivo – aggiungono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – anche nei confronti di AIOP e ARIS, che ricevono risorse pubbliche. L’accreditamento istituzionale deve essere vincolato all’applicazione e al rinnovo dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative. Non sono più accettabili ambiguità o rimpalli di responsabilità”.
“L’assenza di atti concreti e di una chiara volontà politica – concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi – configura una grave mancanza di rispetto verso chi lavora e verso i cittadini. Per questo proclamiamo lo stato di agitazione del personale della sanità privata e delle RSA e ci riserviamo di attivare tutte le iniziative di mobilitazione necessarie, comprese quelle più incisive, qualora non si proceda con urgenza alla convocazione del tavolo negoziale. Restiamo disponibili al confronto, ma non tollereremo ulteriori rinvii”.
“Continueremo a sostenere e a rivendicare con forza la necessità che il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco esca dall’ambito del Ministero dell’Interno per entrare a far parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, insieme al Dipartimento della Protezione Civile, al fine di realizzare una piena e reale cooperazione tra tutti gli enti e le associazioni del settore, coordinati e diretti, in caso di emergenza, dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco”.
Lo dichiara Mauro Giulianella, Coordinatore nazionale Fp Cgil Vigili del Fuoco, nel ricordare Giuseppe Zamberletti, nell’anniversario della sua morte avvenuta il 26 gennaio 2019, fondatore e ispiratore del sistema di Protezione Civile italiano.
“Ricordare Zamberletti – prosegue – significa tornare con la memoria al 1976 e al terremoto del Friuli, evento che segnò una svolta profonda nel modo di concepire il soccorso pubblico nel nostro Paese. Sotto la guida del commissario straordinario Zamberletti quell’esperienza divenne il laboratorio da cui presero forma i princìpi fondanti della Protezione Civile italiana: il coordinamento, la responsabilità pubblica, la centralità delle competenze e la capacità di tenere insieme istituzioni e comunità. Da lì nacque una visione moderna del soccorso, che ancora oggi rappresenta un riferimento imprescindibile per il Paese”.
“Noi pompieri c’eravamo allora. C’eravamo in Friuli nel 1976, in Irpinia nel 1980 e in tutte le grandi emergenze che hanno colpito il Paese, fino alle più recenti, quando il ciclone Harry ha messo in ginocchio la Sicilia, la Calabria e la Sardegna. Sempre con lo stesso spirito di servizio, con la stessa professionalità e con la consapevolezza di essere una componente essenziale del sistema di Protezione Civile immaginato anche grazie all’intuizione e alla determinazione di Giuseppe Zamberletti”, aggiunge Giulianella.
“Quanto all’oggi – afferma ancora il Coordinatore nazionale Fp Cgil Vigili del Fuoco – evidenziamo ancora una volta che la nostra proposta di riforma si pone in netta contrapposizione a quella proposta dall’Amministrazione e dal Governo, che va nella direzione di una progressiva militarizzazione e gerarchizzazione del Corpo attraverso l’introduzione delle funzioni di pubblica sicurezza. Anziché snellire l’impianto organizzativo e rafforzare il dispositivo di soccorso si propone addirittura di aumentare il numero dei dirigenti, mentre il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco sta progressivamente collassando sotto il peso dei pensionamenti e di una cronica e grave carenza di organico. Ricordare oggi Giuseppe Zamberletti non è solo un doveroso omaggio alla sua figura ma significa riaffermare un modello di Protezione Civile fondato sul ruolo centrale dello Stato, sulla professionalità dei Vigili del Fuoco e sulla solidarietà concreta che unisce il Paese nei momenti più difficili. È su queste basi che continueremo a rivendicare con forza una riforma strutturale coerente con la storia del Corpo e con le reali esigenze del soccorso pubblico”, conclude.
-Federazione Europea Servizi Pubblici (Epsu) scrive alla Commissione europea: “governo italiano non vanifichi miglioramenti apportati dal Pnrr”-
“La Fp Cgil esprime un primo apprezzamento per quanto indicato ieri al Ministero della Giustizia nella presentazione del PIAO dove si sarebbe evidenziata la possibilità di arrivare a poco più di 8.000 stabilizzazioni del personale assunto per il Pnrr sugli oltre 11.000 attualmente in servizio. Un ulteriore risultato della straordinaria mobilitazione delle precarie e dei precari insieme alla Fp Cgil di questi ultimi quattro anni che si è intensificata con gli scioperi ben riusciti dei precari prima, il 16 settembre, e poi di tutto il Ministero della giustizia, lo scorso 5 dicembre, per rivendicare la stabilizzazione totale di tutto il personale precario, risorse per nuove assunzioni e valorizzazione professionale delle lavoratrici e dei lavoratori della giustizia”.
Lo afferma Fp Cgil in una nota.
“Tutto questo però non basta perché rimangono ancora fuori migliaia di precari. La stabilizzazione di tutti, anche di quelli dell’Obiettivo convergenza per le regioni del sud, senza dover ripetere una nuova procedura concorsuale, e la strutturazione a regime dell’Ufficio del Processo sono un imperativo se l’Italia vuole rendere veramente efficiente l’amministrazione giudiziaria, ridurre i tempi dei processi, garantire i servizi della giustizia ai cittadini. Per questo – prosegue Fp Cgil – continueremo a mobilitarci fino all’ultima trasformazione dei loro contratti da tempo determinato a indeterminato perché nessuno sia lasciato a casa. Lo chiediamo fin dall’inizio e continueremo a farlo, anche con il sostegno della Federazione Europea dei Servizi Pubblici EPSU il cui Segretario Generale, Jan Willem Goudriaan, ha scritto una lettera alla Vice Presidente della Commissione europea, Roxana Minzatu, e al Commissario europeo, Valdis Dombrovskis, per chiedere esplicitamente che il Governo italiano non vanifichi i miglioramenti introdotti con le risorse del Pnrr, metta a regime l’Ufficio per il Processo, e stabilizzi le lavoratrici e i lavoratori che hanno reso possibili questi miglioramenti e la cui professionalità contribuisce fortemente all’efficienza del sistema giudiziario italiano”.
“Condividiamo, ed anzi evidenziamo che noi lo diciamo a gran voce e da tempo, quanto affermato dal presidente di Anci, Gaetano Manfredi: per la Polizia Locale servono risorse, investimenti, tecnologie, innovazione. Senza adeguate risorse è impossibile fare un passo avanti che sia degno di questo nome”.
Lo dice in una nota Tatiana Cazzaniga, Segretaria nazionale Fp Cgil, commentando le dichiarazioni di Gaetano Manfredi, presidente Anci.
“La Polizia Locale fornisce un contributo fondamentale all’ordinato svolgersi della vita delle comunità locali salvaguardando i diritti dei cittadini attraverso un’azione di contrasto alle illegalità e alla violazione delle norme sulla civile convivenza, e attraverso un’azione di garanzia della pubblica sicurezza. I processi di riforma di questi anni hanno accresciuto il ruolo dei sindaci nel garantire la sicurezza delle comunità locali. Questo ha visto accrescere i compiti dei Corpi di Polizia Locale esponendo le lavoratrici e i lavoratori a rischi crescenti cui non sempre sono corrisposte adeguate tutele. E per questo, la nostra azione in questi anni ha mirato ad adeguare o a equiparare le tutele dei lavoratori della Polizia Locale a quelle degli altri Corpi di Polizia, per esempio in ambito legale e previdenziale, o a ripristinarle quando erano state compromesse. Crediamo, tuttavia, che debba essere sempre salvaguardata la specificità della Polizia Locale, non solo all’interno del comparto ma anche rispetto agli altri Corpi di Polizia, anche con l’approvazione della non più rinviabile Riforma della Polizia locale”.
“Bisogna subito invertire la rotta e tornare ad investire, pena il depauperamento di un comparto strategico per le nostre comunità”, conclude Cazzaniga.
“Un’altra idea di giustizia” è il titolo dell’iniziativa che si svolgerà lunedi 19 gennaio a Napoli alle ore 9,30 (Palazzo di Giustizia, Sala Arengario, piazza Giovanni Porzio), promossa dalla Fp Cgil.
​I lavori inizieranno con l’intervento di Alfredo Garzi Cosentino, Segretario Generale Fp Cgil Napoli. A seguire la relazione introduttiva di Giordana Pallone, Segretaria Nazionale Fp Cgil, gli interventi di lavoratrici e lavoratori della Giustizia, di Giovanni Bachelet, Presidente Comitato società civile per il No al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, Marcello De Chiara, Vice presidente dell’Anm e Paola Briguori, Magistrata della Corte dei Conti.
Conclusioni di Maurizio Landini.
“La legge di bilancio appena approvata in prima lettura al Senato non ha messo un euro in più per le stabilizzazioni di tutti i precari, per valorizzare competenze e professionalità del personale, per investimenti in strumentazioni, innovazione e nella dignità del lavoro di tutto il personale della giustizia”.
Lo si legge in una nota di Fp Cgil.
“Con questa legge di bilancio il governo ha confermato che l’investimento serio e strutturale sulla giustizia non è una priorità, a partire dalla valorizzazione del suo personale. L’unico emendamento che si occupa del personale parla della durata triennale delle graduatorie che saranno formate ad esito delle procedure selettive. Frutto della nostra costante e pressante mobilitazione sul tema, ma senza aver definito una proroga finalizzata alla stabilizzazione totale di tutte e tutti i precari PNRR della giustizia sarà solo un’altra scusa per lasciarli a casa”.
“Si vorrebbe un sistema giustizia più veloce ed efficiente, ma nel frattempo si determinano le condizioni per mandare a casa i lavoratori di un ministero che già di per sé ha punte di sottorganico di oltre il 50% che mettono a rischio chiusura i servizi di Tribunali e Corti d’Appello – prosegue la nota -. Ci sarebbero gli spazi per stabilizzare tutti i precari, quelli del PNRR così come quelli a 18 ore dell’Obiettivo Convergenza delle regioni del sud, e fare nuove assunzioni al Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria e agli archivi notarili ma anche per quei profili particolarmente in sofferenza del DAP (Amministrazione penitenziaria) e DGMC (Giustizia minorile) come funzionari contabili, del servizio sociale, tecnici e FOR, giuridico-pedagogici ed educatori oltre agli assistenti amministrativi. Anche per questo la mobilitazione prosegue, perché il Governo deve stanziare le risorse necessarie a dare risposte a tutto il personale del ministero della Giustizia: stabilizzazione di tutte le precarie e i precari senza alcuna interruzione dei rapporti di lavoro, anche a partire dal DL proroga termini il cui testo definitivo non risulta ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale, strutturazione a regime del modello dell’ufficio per il processo, nuove assunzioni per garantire i servizi, valorizzazione del personale di ruolo. Questo serve al sistema della Giustizia per essere efficiente, non una riforma che mette in discussione l’indipendenza della magistratura, indebolendone la funzione costituzionale e che contrasteremo nel referendum. La battaglia della Fp Cgil a tutela di lavoratrici e lavoratori non si fermerà finché non otterremo ciò che spetta loro. Valorizzare il lavoro pubblico deve essere una priorità”, conclude Fp Cgil.

 

In data odierna si è svolta, presso la sede del Ministero della Salute, la programmata riunione tra Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, le associazioni datoriali Aris e Aiop, il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni, finalizzata a proseguire il confronto sulle note criticità connesse al mancato rinnovo dei CCNL di riferimento del comparto della sanità privata e delle RSA.

Nel corso dell’incontro abbiamo ribadito con forza alle istituzioni presenti e alle associazioni datoriali l’urgenza improcrastinabile di procedere al rinnovo dei contratti nazionali, scaduti da molti anni. Abbiamo inoltre sottolineato l’irrinunciabilità della definizione di regole certe e vincolanti in materia di finanziamento e accreditamento istituzionale, al fine di garantire che l’erogazione di servizi finanziati con risorse pubbliche sia riservata esclusivamente ai soggetti che applicano CCNL sottoscritti con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative e che ne assicurano il rinnovo in tempi congrui”.
Lo dichiarano, a margine dell’incontro, i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.
“Il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni – proseguono – hanno manifestato comprensione e condivisione delle preoccupazioni espresse dalle organizzazioni sindacali, evidenziando come sia responsabilità e volontà di tutte le parti presenti al tavolo giungere a una soluzione della vertenza in tempi rapidi, in considerazione delle importanti risorse in procinto di essere stanziate dalla Legge di Bilancio 2026, fondamentali per l’aggiornamento dei DRG e delle quote destinate al finanziamento dei rinnovi contrattuali”.
“Nell’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori e al fine di garantire servizi di qualità alle cittadine e ai cittadini utenti dei servizi accreditati, auspichiamo che il percorso condiviso avviato possa condurre a una rapida e positiva conclusione della vertenza. A seguito dell’incontro preliminare tra Conferenza delle Regioni e Ministero sulla ripartizione delle risorse, stabilito entro il giorno 15 gennaio, le Parti presenti all’incontro hanno concordato di aprire la negoziazione entro il prossimo 20 gennaio. L’obiettivo, dopo 8 e 13 anni, è quello di giungere quanto prima all’apertura dei tavoli di contrattazione nazionale per dare risposte ai legittimi bisogni di lavoratrici, lavoratori e professionisti sanitari, in ragione del forte dumping contrattuale tra operatori del settore pubblico e privato a parità di inquadramento”, specificano.
“In mancanza di un’apertura, già nelle prossime settimane, le organizzazioni sindacali si riservano di intensificare la mobilitazione a tutela del personale in servizio e della qualità assistenziale in favore dei cittadini”, concludono i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.
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