Roma, 15 maggio 2021

Siamo stati convocati dall’Amministrazione nella mattinata di ieri per il confronto sulla nuova
bozza di Decreto di riorganizzazione del Ministero che modifica parzialmente il Regolamento recante
l’organizzazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (DPCM n.190 del
23/12/2021). Si tratta, di fatto, di piccole modifiche riguardanti prevalentemente il nuovo indirizzo
strategico conferito. Tuttavia, il nuovo DPCM di prossima emanazione, allungherà i tempi per l’uscita
del Decreto di II livello che definisce l’organizzazione degli uffici centrali e periferici.
Come Fp Cgil abbiamo confermato, alla presenza del Capo della Segreteria del Ministro
dott. Tardiola e del Capo del Personale dott. Guardabassi, le osservazioni presentate nel precedente
confronto avvenuto nel mese di luglio, di cui vi alleghiamo il comunicato.
L’aspetto che più ci interessa sottolineare, invece, è la grave carenza di personale che attualmente
si aggira intorno alle 1.500 unità. Risultano, infatti, presenti al 28/2/2021 n.6.429 lavoratori,
a fronte di 7.999 previsti dal DPCM. Gravissima è la situazione di alcuni uffici periferici
che sono al collasso. Abbiamo, inoltre, espresso la nostra preoccupazione per le sedi dei tre Prov –
veditorati (Torino, Firenze e Napoli) e della DGT Sud che ancora sono prive del dirigente generale.
Com’è evidente, il ritardo nelle nomine sta arrecando nocumento alla continuità dell’azione amministrativa.
Abbiamo ancora una volta sottolineato la situazione del personale civile delle Capitanerie di
Porto. Tra gli uffici periferici del MIMS esse vanno previste come organizzazione periferica della
Direzione Generale per la Vigilanza sulle autorità del Sistema Portuale, il Trasporto Marittimo e
per le Vie di Acqua Interne. Per quanto ci riguarda non è più accettabile che questi lavoratori restino
dei “fantasmi”, pur essendo lavoratori del MIMS da oltre vent’anni.
La discussione è proseguita su altri argomenti quali il FRD, la regolamentazione dello sw, il
regolamento incentivi, per i quali abbiamo chiesto la calendarizzazione di una serie di incontri.
Il tema delle assunzioni è sicuramente all’attenzione dell’Amministrazione che ci ha comunicato
che da marzo 2020 ha provveduto a reclutare complessivamente, tra seconda e terza area, circa
500 unità attraverso l’utilizzo di graduatorie di idonei. Dovrebbe, a breve, ripartire anche il concorso
per 210 Funzionari Amministrativi Contabili e per le 80 alte professionalità. Per quanto riguarda
i dirigenti, l’Amministrazione ci ha anticipato che i 12 dirigenti amministrativi previsti perverranno dal concorso SNA e per i tecnici, invece, si sta pensando ad un concorso specifico del MIMS.
Abbiamo accolto favorevolmente questa notizia perché riteniamo, e lo abbiamo ribadito più volte ai tavoli, che ai nostri tecnici, come avveniva un tempo, deve essere riconosciuta e valorizzata la professionalità acquisita che rappresenta sicuramente un punto di forza anche per l’Amministrazione.
Per i passaggi di area, l’amministrazione ci ha comunicato che intende subito concludere le procedure per la prima/seconda area e per addetto/assistente. Invece, per il bando che riguarda la seconda/terza area, si stanno elaborando i quiz a risposta multipla sulla base delle materie previste per i vari profili, probabilmente le prove saranno espletate in autunno.
Abbiamo ribadito, infine, come non sia più accettabile che il Regolamento incentivi per funzioni tecniche non sia ancora operativo a distanza ormai di quasi tre anni dall’accordo.
L’Amministrazione ci ha informato che l’articolo 14, che disciplinava il periodo transitorio, deve essere
espunto; pertanto, siamo stati informati che, con l’ufficio legislativo, si è convenuto di dover redigere una specifica norma per consentire il pagamento di tale periodo. Sul punto abbiamo ribadito la nostra posizione: tutte le eventuali economie che dovessero prodursi devono esser indirizzate verso la CPA.
La riunione è stata aggiornata a venerdì prossimo per affrontare gli altri argomenti riportati nella nota allegata, per i quali abbiamo chiesto la calendarizzazione di specifici incontri. Cominceremo con il FRD 2020 e la regolamentazione dello smart working.

la Coordinatrice nazionale MIMS                             p. la Fp Cgil Nazionale
Carmen Sabbatella                                                          Paolo Camardella

Pubblichiamo la documentazione della Direzione Centrale per l’Emergenza, il Soccorso Tecnico e l’Antincendio Boschivo in merito all’Esercitazione SFO 2021

Pubblichiamo  la nota della Direzione Centrale per l’Emergenza, il Soccorso tecnico e l’Antincendio Boschivo in merito al potenziamento del personale sommozzatori presso i reparti volo VF

Si è svolta la prima riunione biennale della rete ECEC (Educazione e Cura della Prima Infanzia) della Federazione Sindacale Europea dei Servizi Pubblici, martedì 10 maggio 2021.

Lo scopo principale dell’incontro è stato quello di presentare i risultati del gruppo di lavoro sulla professionalizzazione e attrattiva nel settore ECEC, soprattutto per i lavoratori e i sindacati.

Per prima cosa, Geraldine Libreau (DG EAC) ha introdotto brevemente il “kit di strumenti per l’inclusione”.

Contiene misure specifiche per i bambini svantaggiati (Rom, bambini migranti, bambini con disabilità, bambini in isolamento).

Successivamente, l’attenzione si è concentrata su “come reclutare, formare e motivare personale ECEC qualificato”. Rivolto ad autorità, datori di lavoro, personale e sindacati. Tutti hanno bisogno di lavorare insieme per migliorare le condizioni di lavoro: personale sufficiente, buon rapporto personale-bambini e qualifiche adeguate sono fondamentali. I lavoratori ECEC non sono baby sitter, è un settore educativo: le loro qualifiche e abilità devono essere riconosciute adeguatamente.

Il gruppo di lavoro ha anche raccomandato di aumentare il numero di ruoli ECEC e creare nuovi percorsi professionali – anche attraverso persone che normalmente non lavorano nel settore come logopedisti, artisti ecc., aumentando tra l’altro la diversità di genere.
Tutto il personale ECEC dovrebbe partecipare allo sviluppo professionale continuo – compresi gli assistenti che tra l’altro non esistono in tutti i paesi!

Prossimi webinar:
20 maggio: come assumere e formare personale ECEC qualificato?
24 giugno: Lo stato del settore ECEC a un anno dall’inizio della pandemia COVID-19

l’intervento di Viktoria Szucks (ungheria) ha presentato la situazione dei rapporti del personale e delle qualifiche in Ungheria spiegando come i sindacati possono utilizzare il rapporto (toolkit) nel loro lavoro.

Marina Monaco (CES) ha poi aggiornato sullo stato della Garanzia per i bambini. La proposta della Commissione sulla garanzia è stata ben accolto dalla CES. Ma dobbiamo anche cercare di prevenire la povertà infantile fin dall’inizio: dobbiamo prevenire la povertà dei genitori con il lavoro. L’accesso a un’ECEC di alto livello per tutte le famiglie è fondamentale. La fornitura di servizi essenziali è centrale per prevenire situazioni di estrema privazione.
Al momento, il Consiglio sta discutendo la proposta di utilizzare il 5% dei fondi FSE per finanziare questo obiettivo. La garanzia dovrebbe inoltre essere incorporata nei piani di ripresa e resilienza dagli Stati membri. L’ECEC non dovrebbe essere modellata solo sul mercato del lavoro, ma anche sugli ideali umanisti.

Geraldine Libreau ha poi sottolineato che il “Child garantee” è stato sottoscritto per il diritto di accesso a servizi ECEC convenienti e accessibili per i Paesi con un livello di povertà dell’infanzia superiore alla media. Per questi SI DEVE utilizzare il 5% dell’FSE plus attraverso la Garanzia per l’infanzia.
Gli altri paesi possono utilizzare i finanziamenti già stanziati con altri fondi. Saranno nominati coordinatori nazionali.

 

      Paola Grieco               Susanna Giuliani

Il Capo Dipartimento ha rappresentato e illustrato  i progetti presentati al Governo sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Pubblichiamo il resoconto unitario delle strutture Fp Cgil VVF, Fns Cisl e Confsal VVF a seguito dell’incontro

Delegazione FP CGIL Polizia Penitenziaria incontra il sottosegretario di stato alla Giustizia.

Questa mattina una delegazione della FP CGIL Polizia Penitenziaria, formata dal Coordinatore Nazionale Stefano Branchi e dal Coordinatore Nazionale Funzioni Centrali Massimiliano Prestini, ha incontrato il sottosegretario di Stato alla Giustizia Francesco Paolo Sisto per il primo di una serie di confronti sui temi di maggior rilevanza per tutto il personale che opera nel sistema penitenziario.
Oggi abbiamo parlato del personale di Polizia Penitenziaria e abbiamo rappresentato al sottosegretario come gli interventi normativi, attuati a seguito della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dell’8 gennaio 2013, abbiano portato ad una modifica del modo di lavorare della Polizia Penitenziaria. Tale volontà si è tradotta, all’interno delle mura, nell’istituzione della cosiddetta “vigilanza dinamica” e, all’esterno, nella nascita del nuovo Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità (DGMC), con cui si voleva potenziare il sistema dell’esecuzione penale esterna. Purtroppo, all’interno degli istituti l’istituzione della vigilanza dinamica si è tradotta in un’operazione di apertura delle celle che poco ha a che fare con il progetto iniziale e le aggressioni subite dal personale di Polizia Penitenziaria sono aumentate copiosamente di anno in anno. Su questo tema abbiamo illustrato la nostra proposta di modifica delle attuali modalità custodiali che è già all’attenzione del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria dallo scorso anno.
Nell’area dell’esecuzione penale esterna, il progetto introdotto rischia invece il fallimento soprattutto
a causa di una dotazione organica sottodimensionata, che non consentirebbe neanche di svolgere i compiti affidati alla Polizia Penitenziaria all’interno delle carceri. Compiti che, invece, sono aumentati nel tempo senza che alcun governo si facesse carico di prevedere, parallelamente all’aumento dei carichi di lavoro, un piano straordinario di assunzioni che potesse colmare le carenze di organico e far fronte alle nuove esigenze.
La pianta organica del Corpo di Polizia Penitenziaria è stata dapprima fissata, con un Decreto Ministeriale del 2013, in 45.325 unità, poi ridotta a 41.595 con un decreto del 2017 e, comunque, il
personale amministrato risulta di circa 36.600 poliziotti, di cui entro un anno ne andranno in pensione
circa 1.300. Tra l’altro, tale organico è formato solo in minima parte da personale femminile, non solo nei ruoli esecutivi, ma anche in quelli di concetto come quello degli ispettori, dove da anni chiediamo di unificare le dotazioni organiche, superando la distinzione di genere, cosa tra l’altro già prevista per la Polizia di Stato. Con queste carenti dotazioni organiche il personale in servizio negli istituti penitenziari è costretto ad effettuare turni massacranti, che arrivano anche a 16 ore al giorno, e quello impiegato nelle traduzioni dei detenuti viene continuamente utilizzato in ulteriori viaggi al termine del turno di lavoro. Situazione ulteriormente aggravata durante il periodo della pandemia, in cui a causa dei contagi e delle necessità di isolamento precauzionale il personale in servizio nelle nostre carceri è diminuito ulteriormente. Per questo abbiamo chiesto al sottosegretario di farsi carico di chiedere al Governo un piano straordinario di assunzioni che possa colmare la carenza di organico nel minor tempo possibile.
Inoltre, gli istituti penitenziari sono diventati luoghi insicuri, obsoleti e fatiscenti, con scarse risorse
a disposizione per consentirne un’adeguata ristrutturazione e messa in sicurezza. Tra l’altro, in
questi posti di lavoro si utilizzano tecnologie ormai superate, che portano ad aumentare ulteriormente i carichi di lavoro del personale e necessitano di un immediato ammodernamento. Da questo punto di vista abbiamo ribadito che a nostro parere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta un’opportunità unica per ammodernare tutto il sistema giustizia e quindi auspichiamo che non si limiti ad un solo settore del Ministero, ma possa riguardare anche il sistema penitenziario.
La situazione descritta tende a far aumentare i casi di stress correlato al lavoro e i casi di suicidio, che meritano un’attenzione maggiore da parte dell’amministrazione penitenziaria, anche attraverso l’istituzione di figure di supporto che possano assistere il personale e contrastare il fenomeno. Tra
l’altro abbiamo già presentato al tavolo del rinnovo del contratto del comparto sicurezza e difesa una serie di proposte per istituire commissioni che possano monitorare il fenomeno e fornire proposte di soluzione del problema.
Infine, abbiamo evidenziato la necessità non più rinviabile di dare la possibilità di aderire a forme di
previdenza complementare anche ai lavoratori del Comparto sicurezza e difesa, unico comparto
del pubblico impiego a non avere questa possibilità, e di rivedere il sistema della misurazione della
rappresentatività sindacale, istituendo le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU), elette a suffragio
universale come per gli altri comparti pubblici contrattualizzati.

Il Coordinatore nazionale                                       Il Coordinatore nazionale
Fp Cgil Funzioni Centrali                                  Fp Cgil Polizia penitenziaria
Massimiliano PRESTINI                                          Stefano BRANCHI

Posizioni organizzative e di responsabilità:
una discussione surreale.
Appunti a margine dell’incontro 13 Maggio 2021

In sintesi
L’Agenzia ha proposto alcune modifiche di dettaglio sul testo presentato ed ha indicato una sorta di pianta a livello regionale degli incarichi sviluppabili. La selezione resta essenzialmente “arbitraria”. Noi abbiamo sollevato anche un punto ulteriore: che senso ha una prospettazione di incarichi in termini numerici, un confronto sui requisiti dimensionali se nella seconda parte dell’anno sono previsti numerosissimi pensionamenti e con la circolare 4 si rivedono le consistenze delle aree controllo rispetto a quelle servizi?
Abbiamo chiesto una riflessione organizzativa profonda e una condivisione ottenendo solo silenzio. Per tre volte abbiamo posto la questione e per tre volte non ci è stato risposto.
A questo punto riteniamo sia giunta l’ora di mettere da parte questo testo su cui evidentemente non c’è consenso sufficiente e provare a convergere su una proposta diversa. L’Agenzia ha convocato un’altra riunione senza poi rispondere nel merito a tutte le questioni di principio poste.
A margine si è discusso dei permessi 104 in sw. Su questo abbiamo ottenuto una convocazione per
rivedere finalmente l’assurdo diniego contenuto nell’accordo sullo sw, accordo che anche per questo noi non firmammo, l’unica buona notizia della giornata.
Nell’ultima riunione sul tema si è creato un clima straniante.
L’Agenzia oltre a modificare ulteriormente la proposta presentata su aspetti di dettaglio ci ha
finalmente fornito un documento con cui identifica il numero di posizioni di capoteam
astrattamente attribuibili in ciascuna Regione ripartite per aree operative, documento che fin
dalla prima riunione consideravamo indispensabile per cominciare a discutere.
Poi ha anche precisato che lo sviluppo è meramente teorico, basato sulla consistenza delle aree così
come sono costituite ad aprile di quest’anno e che al momento di costruire effettivamente i team ci
sono anche altri criteri di cui tener conto. Insomma un documento che vale nulla soprattutto
considerando che da aprile a fine anno sono previsti un numero di pensionamenti rilevante e che
la circolare sui primi indirizzi operativi parla di adeguamento degli organici delle aree ai nuovi
budget. Quest’ultima indicazione può essere tradotta in molti modi ma già sono pervenute voci da
singoli territori di pianificazione di massicci spostamenti di personale dalle aree controllo alle aree
servizi. Tali voci, laddove fossero vere, farebbero presumere mutamenti organizzativi di tale
rilevanza da richiedere un’apposita informativa, che ad oggi non c’è stata, ma soprattutto
renderebbero vani tutti i discorsi dimensionali relativi ai team di cui da settimane andiamo
discutendo.
Noi siamo stati chiari. Anzitutto discutiamo di posizioni organizzative per definire i criteri di
attribuzione delle stesse e il criterio di attribuzione fin qui chiarito è assolutamente discrezionale.
L’agenzia ha fin qui tratteggiato una procedura piena di obblighi formali e non ha chiarito, perché vuole assicurare la massima discrezionalità di scelta alla dirigenza locale, quale sia il contenuto professionale che legittima l’attribuzione della posizione. Quanto contano le competenze tecniche? Quanto contano le competenze manageriali? Come si accertano e le prime e le seconde? La risposta è una sola: le valuta la commissione.
Stando così le cose non esiste al momento uno spazio che consenta a FP CGIL, in linea con quanto sempre sostenuto, di siglare un simile accordo. A maggior ragione considerando che stiamo valutando un’organizzazione che l’Agenzia nei suoi documenti ufficiali ha già detto di non voler lasciare immutata ma anzi di voler cambiare profondamente.
Noi siamo disponibili a discutere anche assumendoci delle responsabilità in merito alla professionalizzazione dei lavoratori e delle posizioni organizzative, ma sulla base di trasparenza, equa possibilità dei colleghi di professionalizzarsi e soprattutto di un modello applicato ad una organizzazione reale, non destinata a mutare nel giro di un mese. E sono anni che dimostriamo questa disponibilità. E sono anni che la controparte non si dichiara disponibile ad un confronto serio. Il suo unico interesse è scegliere autonomamente i beneficiari di questa operazione e finanziarla in parte con le risorse dei fondi di sviluppo del personale.
Questa operazione non siamo disponibili a farla, quantomeno a queste condizioni.
Anche nell’ultima riunione a FP CGIL non è stata fornita alcuna risposta e prendiamo atto che il nostro atteggiamento di opposizione stia cominciando ad aprire gli occhi anche alle altre organizzazioni che finalmente paiono rendersi conto di come quest’atteggiamento dell’agenzia sia meramente strumentale. Meglio tardi che mai.
L’unica nota positiva della giornata riguarda i permessi L.104 in smart working. È noto che a settembre scorso non firmammo l’accordo sullo smart working perché comprimeva in modo intollerabile i diritti contrattuali e legali dei lavoratori. Nonostante ciò quell’accordo fu firmato da una maggioranza di organizzazioni sindacali. Oggi grazie anche al nostro lavoro sono diversi i documenti della funzione pubblica e dell’ispettorato del lavoro che dicono quanto noi dicevamo allora: non è possibile limitare i diritti dei lavoratori solo perché si attiva lo smart working. Sui permessi 104 e sui riposi per l’allattamento l’agenzia non può onestamente più far finta di nulla e ha dovuto riconoscere di aver illegittimamente, con il consenso di qualche ooss., compresso i diritti dei lavoratori. Pertanto nei prossimi giorni verremo convocati per discutere dei permessi 104 in sw e coglieremo l’occasione per riprendere in mano tutta la materia dei permessi da fruire ad ore.

FP CGIL Nazionale
Agenzia delle entrate
Daniele Gamberini

CCNL Funzioni Centrali 2019/2021. 13 maggio 2021: il punto della FP CGIL (e il comunicato unitario)

 

Si è tenuto giovedì 13 maggio 2021 il secondo incontro tra Aran e Organizzazioni Sindacali per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Comparto delle Funzioni Centrali.
Come previsto l’Aran ha presentato un primo indice di argomenti che nel corso della trattativa dovranno essere affrontati, secondo uno schema di lavori che le parti hanno condiviso e che comincerà a entrare nel merito dei singoli temi a partire dal prossimo incontro che Aran ha annunciato di poter convocare entro un paio di settimane.
L’indice proposto comprende le seguenti macroaree di intervento: Relazioni sindacali, Ordinamento professionale, Rapporto di lavoro, Lavoro agile, Trattamento economico.
Nel corso dell’incontro ciascuna organizzazione ha espresso condivisione sullo schema di lavoro presentato da Aran fornendo prime valutazioni di merito. Di seguito le riflessioni della Funzione Pubblica CGIL.
Relazioni sindacali.
Abbiamo chiesto ad Aran di fornire un quadro puntuale sull’effettiva attivazione degli Organismi Paritetici per l’Innovazione, ponendo la necessità di rafforzarne l’istituto con il prossimo CCNL. Dal nostro punto di vista, infatti, quello che doveva essere il luogo in cui le rappresentanze dei lavoratori potevano esercitare un ruolo su materie che la legge esclude dalla contrattazione (organizzazione del lavoro, benessere organizzativo, innovazione organizzativa e tecnologica, …) non è stato utilizzato quando addirittura non è stato nemmeno costituito. Eppure, proprio la pandemia ha richiesto a tutte le amministrazioni di misurarsi con la necessità di sperimentare nuove modalità di lavoro (il ricorso al lavoro da remoto e non solo) e le RSU hanno fatto tanta fatica, quando non sono state impedite, nel determinare condizioni utili a salvaguardare da un lato le lavoratrici e i lavoratori e dall’altro la continuità dei servizi.
Allo stesso modo abbiamo rimarcato la necessità di rendere gli istituti di partecipazione (informazione e confronto) maggiormente esigibili, evidenziando come l’aver eliminato la distinzione tra informazione preventiva e successiva anziché richiamare le amministrazioni ad una costante e preventiva informazione a RSU e organizzazioni sindacali, troppo spesso ha visto amministrazioni agire discrezionalmente e senza alcun coinvolgimento reale delle rappresentanze.
Abbiamo poi chiesto di valorizzare figura e ruolo dei rappresentanti sindacali che, proprio nella pandemia, hanno spesso svolto un ruolo fondamentale non solo per difendere e tutelare lavoratrici e lavoratori ma per l’interesse più generale di amministrazioni che senza il loro contributo avrebbero avuto seri problemi nel fronteggiare l’inedita condizione dell’emergenza sanitaria.
Ordinamento professionale.
La commissione paritetica, istituita con il precedente CCNL, ha svolto un importante lavoro di ricognizione delle criticità degli attuali sei sistemi di classificazione esistenti nel comparto. Al suo interno si sono misurate proposte, sindacali e di parte pubblica, diverse ma che possono trovare un punto di sintesi avanzata.
I nostri obiettivi rimangono: superamento della prima area per una pubblica amministrazione sempre più proiettata verso un lavoro di qualità e dalle competenze sempre più qualificate; ridefinizione di aree di inquadramento giuridico in grado di corrispondere da un lato alla semplificazione delle carriere e dall’altro alla flessibilità organizzativa, con l’obiettivo di una pubblica amministrazione riconoscente – nei confronti di chi già lavora e da tempo svolge il proprio lavoro ben oltre i limiti imposti dalle declaratorie dei profili di appartenenza – e attrattiva – nei confronti di chi guarda alla pubblica amministrazione come il luogo in cui investire la propria professionalità e il proprio sapere; l’istituzione di un’area di inquadramento giuridico per le elevate professionalità, in cui salvaguardare l’esercizio della propria attività professionale quando non è esclusivamente assoggettabile al potere gerarchico.
Il nuovo sistema di classificazione dovrà poi prevedere percorsi di apprezzamento economico (le attuali progressioni economiche orizzontali) che, da un lato, facciano premio dell’esperienza acquisita nel tempo, con un meccanismo di riconoscimento dell’anzianità lungo tutto l’arco della vita lavorativa e, dall’altro, apprezzino la crescita di competenze con strumenti di valutazione condivisi, trasparenti e certi, per tutte e tutti.
Andrà poi rivisto il sistema degli incarichi di coordinamento e responsabilità, riconoscendone adeguatamente l’esercizio con forme di inquadramento specifico in ragione dell’effettività degli stessi.
Non potevamo non stigmatizzare però, nell’incontro di ieri, il fatto che, proprio mentre si avvia la trattativa per il rinnovo del contratto, dalla stampa si apprende della possibilità di interventi legislativi proprio su questa materia. Per questo abbiamo chiesto al presidente Aran di rendere noto alle parti in quale situazione di contesto anche normativo la trattativa si svolgerà, ricordando che le sole modifiche legislative che anche noi abbiamo chiesto devono riguardare il fatto che la contrattazione torni ad avere la possibilità di prevedere i passaggi tra le aree di inquadramento giuridico per il personale già in servizio, superando l’obbligatorietà del concorso pubblico e ripristinando la possibilità di prevedere requisiti sostitutivi del titolo di studio eventualmente richiesto per l’accesso dall’esterno.
Rapporto di lavoro.
Abbiamo posto l’accento sulla necessità di manutenzione della parte normativa del ccnl 2016/2018 alla luce delle difficoltà applicative riscontrate. Solo per citarne alcune: i permessi ex artt. 32 e 35, la cancellazione del limite temporale dei 4 mesi per le malattie in caso di gravi patologie, aggiornare la malattia sulla base dell’esperienza fatta nel corso dell’emergenza sanitaria, disciplinare il caso della malattia insorta nel corso della giornata lavorativa, l’estensione delle ferie solidali a casi diversi dalla necessità di assicurare assistenza a minori, eccetera).
Lavoro agile.
Abbiamo rimarcato la necessità di una disciplina contrattuale piena e completa di un sistema di relazioni sindacali utile a definire con la contrattazione e gli strumenti di partecipazione: le attività lavorabili da remoto, le forme e le diverse tipologie di lavoro agile, i criteri per la definizione e assegnazione degli obiettivi, il riconoscimento dell’autonomia e flessibilità organizzativa da parte del lavoratore, il diritto alla disconnessione, le fasce di contattabilità, la disciplina delle assenze giornaliere e dei permessi temporanei, il rispetto delle tutele previste da legge (legge 104, maternità e genitorialità), il sistema indennitario (reperibilità, straordinari, buoni pasto, eccetera). Così come è necessario ricondurre alla contrattazione collettiva la cornice di riferimento degli accordi individuali previsti dalla legge 81/2017.
Trattamento economico.
Naturalmente si dovrà conglobare l’elemento perequativo nella retribuzione tabellare.
Abbiamo poi ribadito la necessità di incrociare il negoziato con gli interventi legislativi che il governo si è impegnato ad adottare, con il “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale”, da un lato per il superamento dei vincoli stabiliti dall’art. 32, comma 2 del decreto legislativo 75/2017, che pongono il limite all’incremento dei fondi per la contrattazione integrativa, dall’altro per rendere disponibili risorse economiche aggiuntive a quelle previste dalla legge di bilancio e che dovranno essere messe a disposizione innanzitutto dei passaggi dal vecchio al nuovo sistema di classificazione.
Va poi fatta una valutazione su come intervenire contrattualmente per mettere nelle condizioni le lavoratrici e i lavoratori di vedere riconosciuto il proprio salario accessorio in tempi certi e possibilmente sulla concreta esigibilità dell’utilizzo dei fondi risorse decentrate in contestualità di esercizio economico – finanziario con l’anno di riferimento e non più a distanza di almeno due anni come avviene ancora adesso.

Roma, 14 maggio 2021

Il Segretario nazionale
Florindo Oliverio

Pubblichiamo il resoconto dell’incontro del Tavolo Tecnico per la Formazione in merito la discussione sulla progettualità del corso in ingresso per AA.VV.F. della durata di 9 mesi,  del corso a Capo Squadra decorrenza 2020 della durata di 5 settimane

Pubblichiamo il regolamento recante le modalità di svolgimento del concorso pubblico per l’accesso alla qualifica di vice direttore tecnico-scientifico del CNVVF

La giustizia ha fatto il suo corso facendo emergere il buon operato dei Vigili

Pubblichiamo la nota delle strutture territoriali Fp Cgil VVF e Fns Cisl

Vaccini:  Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uilpa scrivono al Ministro Di Maio in vista del vertice dell’incontro del 20 maggio dell’EU trade and foreign affairs Council per sostenere la deroga all’accordo TRIPS

 

Signor Ministro,

Le scriviamo per chiedere il Suo sostegno nel garantire un accesso equo e adeguato di tutte le persone ai vaccini e ai trattamenti contro il COVID-19.  Una deroga temporanea e mirata all’ Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale (TRIPs) che permetta ai paesi di produrre a prezzi più accessibili  i vaccini COVID brevettati senza paura di ricorsi legali sarebbe un passo nella giusta direzione.

I paesi del Sud del mondo sono stati in grado di accedere solo all’1% dei vaccini a causa della mancanza di fornitura e dell’alto costo dei vaccini brevettati.  Di conseguenza, la pandemia sta avendo un effetto catastrofico sulla salute e sulle vite delle persone, acuendo le disuguaglianze globali e bloccando i progressi verso il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.   La lenta distribuzione dei vaccini nel Sud del mondo rischia anche di minare gli sforzi che mirano ad evitare che nuove varianti prendano piede nel resto del mondo.

L’industria farmaceutica si oppone alla deroga, ma allo stesso tempo sostiene che se l’OMC dovesse accettarla, non vi sarebbe grande differenza.  Troviamo questa posizione non rispondente a verità. La deroga avrebbe un chiaro impatto, se non altro dando copertura legale ai governi che potranno agire senza paura di rappresaglie. Dato che il sistema volontario COVAX ha fornito solo circa 40 milioni di dosi – molto al di sotto di ciò che è necessario – sono infatti urgenti e necessarie altre misure.

Inoltre, le affermazioni delle aziende farmaceutiche secondo cui i diritti di proprietà intellettuale sui trattamenti legati alla COVID sono giustificati dal fatto che va va premiata l’innovazione, non riportano I dati relativi alla grande quantità di investimenti pubblici che sostengono la ricerca, lo sviluppo e la produzione di trattamenti medici. Il Graduate Institute di Ginevra nota che “Il finanziamento pubblico rappresenta la grande maggioranza dei dati raccolti (98,12% dei 5,9 miliardi di dollari tracciati)”.  Le cifre sono una sottostima a causa della mancanza di trasparenza finanziaria, ma in ogni caso risulta chiaro che è stato il finanziamento pubblico a permettere la messa a punto dei trattamenti contro il COVID. Ed è giusto che i benefici di questi investimenti siano condivisi con il pubblico in modo equo.

Per questi motivi esortiamo Lei ed il Governo a sostenere la deroga all’Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale

Distinti saluti

Il Segretario Generale Epsu
Jan Willem Goudriaan

La Segretaria  Generale FP CGIL
Serena Sorrentino

Il Segretario Generale  CISL FP
Maurizio Petriccioli

Il Segretario Generale UIL FPL
Michelangelo Librandi

Il Segretario Generale  UIL PA
Sandro Colombi

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