Pubblichiamo la convocazione della Direzione Centrale per la Formazione in merito la discussione al tavolo tecnico per la formazione, dei corsi in ingresso per AA.VV.F a 9 mesi e del corso a Capo S quadra su 5 settimane

Corona virus

Pubblichiamo la circolare emanata dal Ministro dell’Interno riguardo la Gestione dei pazienti con infezione da Sars-CoV-2″ aggiornata al 26 aprile.

Pubblichiamo la nota unitaria delle strutture Fp Cgil VVF, Fns Cisl e Confsal VVF, inviata al Ministro e al Sottosegretario in merito lo schema di regolamento recante norme per la ripartizione dell’incentivo per funzioni tecniche al personale del Ministero dell’interno, ai sensi dell’articolo 113 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, serve  introdurre una modifica al testo di regolamento integrando.

Pubblichiamo la mobilità ruolo dei Vigili del Fuoco, emanata dalla Direzione centrale per le Risorse Umane

 

 

Comunicato Stampa

MINISTERO DELLA CULTURA – SMART WORKING EMERGENZIALE:

INDIETRO TUTTA

IL RIENTRO IN “INSICUREZZA”

La decisione incredibile di far rientrare in massa il personale negli Uffici del MIC avviene paradossalmente nel momento in cui occorrerebbe saggezza e gradualità nelle riaperture dei luoghi della cultura. Invece assistiamo ad una netta inversione di tendenza del ministro Franceschini, di cui sinora erano invece note le posizioni prudenziali sulla gestione dell’emergenza. E quindi si decide di riaprire tutto al buio e senza le necessarie garanzie di una ritrovata condizione di normalità, sia per l’utenza che frequenta i nostri istituti che per i nostri lavoratori che sono chiamati a garantire dei servizi essenziali.

Scaricando il peso di questa decisione sui dirigenti degli Uffici, responsabili effettivi come datori di lavoro, che, a seguito delle ultime disposizioni del Segretario Generale, dalle quali abbiamo chiesto inutilmente l’eliminazione della percentuale minima del 70% del personale in presenza, si dovranno assumere l’onere di disporre il rientro in servizio di gran parte del personale in condizioni in cui oggettivamente non saranno in grado di garantire le dovute misure di prevenzione dal contagio da COVID. In sostanza la pandemia scompare dall’agenda del Ministro in nome di esigenze politiche e propagandistiche.

Lo ribadiamo: a nostro avviso ci sono le condizioni per una ripartenza graduale alle medesime condizioni di sicurezza che sono state adottate a maggio dello scorso anno, mentre non esistono quelle per un rientro in massa negli Uffici per il semplice motivo che la logistica ministeriale e le condizioni organizzative legate alla sicurezza non lo consentono. E questo riguarda sia le strutture centrali che quelle periferiche. Di conseguenza decisioni di questo tipo pongono i lavoratori ed i cittadini a grave rischio di recrudescenza da contagio, come peraltro si stanno affannando a denunciare i sanitari specialisti, anch’essi surclassati dalle esigenze politiche.

Non solo: il Ministro, con questa decisione, segna un grande passo indietro sul lavoro agile nel MiC, proprio mentre si discute con il suo collega Brunetta la sua regolamentazione nel nuovo Contratto Nazionale, per il quale, vale la pena di ricordarlo, non si intravede ancora alcun investimento significativo di risorse indirizzate alla digitalizzazione ed alla infrastrutturazione tecnologica che possa supportare la remotizzazione delle attività del MiC, malgrado i proclami trionfalistici sulla cosiddetta modernizzazione della PA. Gli stessi progetti di digitalizzazione previsti nello sbandierato Piano per la Cultura nel PNRR riguardano esclusivamente la digitalizzazione del patrimonio per scopi dichiaratamente commerciali e non c’è un centesimo indirizzato alla semplificazione delle prassi amministrative interne. I lavoratori in pandemia hanno continuato a garantire regolarmente i servizi in molti casi aumentando la produttività, arrangiandosi con le proprie reti domestiche e dotazioni informatiche, auto organizzandosi anche per sopperire ad inefficienze strutturali. Garantendo, anche in questo contesto, la tutela e l’integrità del patrimonio culturale.

Per non parlare infine della drammatica situazione di moltissimi uffici, che avranno serie difficoltà a garantire i servizi se non addirittura a riaprire. Ci riferiamo agli Archivi ed alle Biblioteche ma anche a moltissimi Musei, alle Soprintendenze spacchettate dall’ennesima riorganizzazione, che scontano i gravi ritardi e le insufficienze del piano assunzioni, e certo non sono sufficienti i reclutamenti discutibili dei collaboratori o il ricorso pervasivo alle esternalizzazioni.

Abbiamo chiesto semplicemente di adottare metodi di confronto che hanno consentito sinora di ridurre al minimo i rischi della diffusione della pandemia. La risposta è stata una riunione nella quale hanno pensato bene di delegare ad altri il compito di illustrarci queste disgraziate misure. Per questo ci pare inevitabile la proclamazione dello stato di agitazione e l’avvio di una vertenza nazionale finalizzata alla messa in sicurezza del patrimonio culturale riservandoci ulteriori iniziative di mobilitazione e sensibilizzazione dei cittadini qualora non avremo riscontro alle nostre richieste. Denunceremo puntualmente all’opinione pubblica tutte le disfunzioni, la precarietà ed il degrado nel quale si trovano i cicli lavorativi che si occupano di tutela e promozione del patrimonio culturale e cercheremo di tutelare in ogni modo possibile la salute e sicurezza di lavoratori e dei cittadini. Se davvero il Ministro Franceschini vuole lavorare per la ripartenza delle attività del Ministero inizi ad occuparsi seriamente di questo e non solo del suo ufficio stampa.

Roma, 7 maggio 2021

FP CGIL

CISL FP

UIL PA

CONFSAL

CONFINTESA

Meloni

Nolè

Di Stefano

Trastulli

UNSA

Urbino

Zicarelli

Governo e Ministero della Salute si impegnino per dare a operatori giusto riconoscimento professionale

Ancora una volta, nel decreto legge Sostegni, è stato rifiutato il riconoscimento del ruolo sociosanitario agli Oss, come pure agli assistenti sociali e ai sociologi, la cui definizione specifica risale addirittura al 1979“. Così Michele Vannini, segretario della Fp Cgil, Marianna Ferruzzi, segretaria della Cisl Fp e Maria Vittoria Gobbo, segretario della Uil Fpl.

“Un ritardo inappropriato ed ingiusto rispetto alle profonde modifiche che stanno interessando il sistema sanitario, socio sanitario e socio assistenziale, ancora più stridente alla luce della pandemia che ha evidenziato l’essenziale lavoro svolto da queste figure nel sistema sanitario – affermano i Segretari, che continuano – per di più nel momento in cui si sta rafforzando la pressione per modificare il percorso formativo degli Oss, chiedendo di assumere competenze improprie e fuori da una chiara cornice normativa e contrattuale”.

“Chiediamo coerenza nel percorso e la fine delle continue incursioni di chi, ogni volta, si oppone ad un provvedimento che non ha alcun costo ma che è fondamentale per completare il percorso avviato con la legge 3 del 2018, dando finalmente il giusto riconoscimento professionale agli operatori”, continuano Vannini, Ferruzzi e Gobbo, che concludono: “Il Governo si impegni a sostenere il percorso e in particolare il Ministero della Salute, che già aveva espresso parere positivo, diventi parte attiva presentando nel decreto legge Sostegni o in altro provvedimento all’esame del Parlamento un emendamento finalizzato alla istituzione e al riconoscimento del ruolo socio sanitario agli Oss, agli assistenti sociali, ai sociologi”.

Serve ripartenza graduale e in sicurezza, al via stato agitazione

La decisione incredibile di far rientrare in massa il personale negli Uffici del Ministero della Cultura (MiC) avviene paradossalmente nel momento in cui occorrerebbe saggezza e gradualità nelle riaperture dei luoghi della cultura. Invece assistiamo ad una netta inversione di tendenza del ministro Franceschini, di cui sinora erano invece note le posizioni prudenziali sulla gestione dell’emergenza”. Lo affermano Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa, Confsal e Confintesa, aggiungendo che: “Quindi si decide di riaprire tutto al buio e senza le necessarie garanzie di una ritrovata condizione di normalità, sia per l’utenza che frequenta i nostri istituti che per i nostri lavoratori che sono chiamati a garantire dei servizi essenziali”.

Il tutto, proseguono, “scaricando il peso di questa decisione sui dirigenti degli Uffici, responsabili effettivi come datori di lavoro, che, a seguito delle ultime disposizioni del Segretario Generale, dalle quali abbiamo chiesto inutilmente l’eliminazione della percentuale minima del 70% del personale in presenza, si dovranno assumere l’onere di disporre il rientro in servizio di gran parte del personale in condizioni in cui oggettivamente non saranno in grado di garantire le dovute misure di prevenzione dal contagio da Covid. In sostanza la pandemia scompare dall’agenda del Ministro in nome di esigenze politiche e propagandistiche”.

I sindacati ribadiscono: “A nostro avviso ci sono le condizioni per una ripartenza graduale alle medesime condizioni di sicurezza che sono state adottate a maggio dello scorso anno, mentre non esistono quelle per un rientro in massa negli Uffici per il semplice motivo che la logistica ministeriale e le condizioni organizzative legate alla sicurezza non lo consentono. E questo riguarda sia le strutture centrali che quelle periferiche. Di conseguenza decisioni di questo tipo pongono i lavoratori ed i cittadini a grave rischio di recrudescenza da contagio, come peraltro si stanno affannando a denunciare i sanitari specialisti, anch’essi surclassati dalle esigenze politiche”.

Non solo, rilevano, “il Ministro Franceschini, con questa decisione, segna un grande passo indietro sul lavoro agile nel MiC, proprio mentre si discute con il suo collega Brunetta la sua regolamentazione nel nuovo Contratto Nazionale, per il quale, vale la pena di ricordarlo, non si intravede ancora alcun investimento significativo di risorse indirizzate alla digitalizzazione e alla infrastrutturazione tecnologica che possa supportare la remotizzazione delle attività del MiC, malgrado i proclami trionfalistici sulla cosiddetta modernizzazione della PA”.

Gli stessi progetti di digitalizzazione, continunano, “previsti nello sbandierato Piano per la Cultura nel PNRR riguardano esclusivamente la digitalizzazione del patrimonio per scopi dichiaratamente commerciali e non c’è un centesimo indirizzato alla semplificazione delle prassi amministrative interne. I lavoratori in pandemia hanno continuato a garantire regolarmente i servizi in molti casi aumentando la produttività, arrangiandosi con le proprie reti domestiche e dotazioni informatiche, auto organizzandosi anche per sopperire ad inefficienze strutturali. Garantendo, anche in questo contesto, la tutela e l’integrità del patrimonio culturale. Per non parlare infine della drammatica situazione di moltissimi uffici, che avranno serie difficoltà a garantire i servizi se non addirittura a riaprire. Ci riferiamo agli Archivi ed alle Biblioteche ma anche a moltissimi Musei, alle Soprintendenze spacchettate dall’ennesima riorganizzazione, che scontano i gravi ritardi e le insufficienze del piano assunzioni, e certo non sono sufficienti i reclutamenti discutibili dei collaboratori o il ricorso pervasivo alle esternalizzazioni”.

“Abbiamo chiesto – sottolineano Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa, Confsal e Confintesa – di adottare metodi di confronto che hanno consentito sinora di ridurre al minimo i rischi della diffusione della pandemia. La risposta è stata una riunione nella quale hanno pensato bene di delegare ad altri il compito di illustrarci queste disgraziate misure. Per questo ci pare inevitabile la proclamazione dello stato di agitazione e l’avvio di una vertenza nazionale finalizzata alla messa in sicurezza del patrimonio culturale, riservandoci ulteriori iniziative di mobilitazione e sensibilizzazione dei cittadini qualora non avremo riscontro alle nostre richieste. Denunceremo all’opinione pubblica tutte le disfunzioni, la precarietà ed il degrado nel quale si trovano i cicli lavorativi che si occupano di tutela e promozione del patrimonio culturale e cercheremo di tutelare in ogni modo possibile la salute e sicurezza di lavoratori e dei cittadini. Se davvero il Ministro Franceschini vuole lavorare per la ripartenza delle attività del Ministero inizi ad occuparsi seriamente di questo e non solo del suo ufficio stampa”, concludono.

Roma, 06/05/2021

Al Capo di Gabinetto
del Ministero della Salute
Pres. Goffredo Zaccardi
segr.capogabinetto@sanita.it

Al Capo dell’Ufficio legislativo
del Ministero della Salute
Cons. Luca Monteferrante
segr.legislativo@sanita.it

e p.c.
Al Direttore generale Generale
della prevenzione sanitaria
Dott. Giovanni REZZA

Oggetto –Accordo nazionale collettivo per la regolazione dei rapporti lavorativi del
personale sanitario non medico, operante nella rete dei poliambulatori SASN

Ancora una volta, si deve dar seguito alle poche informazioni riferite dal Direttore Generale
della DGPOB, nell’ultima riunione con le OO.SS. alla presenza della Vice Capo di Gabinetto, dott.ssa
Tiziana Coccoluto, a seguito di ripetute richieste indirizzate a codesto Gabinetto per l’aggiornamento
dello stato della procedura d’approvazione, con ordinario atto dell’On. Ministro, dell’Accordo
nazionale collettivo per la regolazione dei rapporti lavorativi del personale sanitario non
medico, operante nella rete dei poliambulatori SASN di questo Ministero.
Sono trascorsi 17 mesi dalla sottoscrizione e più di un anno dalla firma definitiva di tale atto
contrattuale ed ancora non si è giunti a conclusione del processo.
Nonostante richieste inviate a vari uffici (all’Ufficio X della DGPREV, al Direttore generale
della Prevenzione -dott. Rezza), come pure agli organi politici del Ministero (Ministro, Capo di
Gabinetto, Ufficio Legislativo), nulla è dato a sapersi sulla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale
dell’Accordo, atteso da decine di colleghi sanitari in servizio presso i nostri USMAF-SASN, che in
questo periodo di pandemia sono stati sempre in prima linea per svolgere il proprio compito.
Varie volte siamo stati costretti a sostituirci alla mancanza di notizie dell’Amministrazione,
indagando in prima persona, per provare a risalire l’iter burocratico del citato Accordo.
Dalle informazioni acquisite a marzo risultava che, nella seduta del 9 febbraio scorso, il
Consiglio di Stato avesse finalmente espresso il proprio parere consultivo definitivo, che è risultato
favorevole, non senza osservazioni sulle scelte procedurali operate da codesti Uffici.
Finalmente pubblicato e spedito al Ministero dal Consiglio di Stato, da settimane l’Ufficio
Legislativo dovrebbe averne curato l’invio al DAGL della Presidenza del Consiglio, per il compimento
del terz’ultimo passo di questa storia prolissa, in cui i tempi di controllo contabile e approvazione
hanno superato anche i tempi di contrattazione tra sindacati e DGPREV.
Con la presenta si sollecita un aggiornamento in merito.

CISL FP                               FP CGIL
Fabrizio Garroni               Fabio Lupi

Al Direttore dell’Agenzia delle Dogane
e dei Monopoli
Dott. Marcello MINENNA

e p.c.

Al Ministro dell’Economia e delle Finanze
Dott. Daniele FRANCO

Al Ministro per la Pubblica Amministrazione
On.le Prof. Renato BRUNETTA

Al Presidente dell’ARAN
Dott. Antonio NADDEO

OGGETTO: Determinazione Direttoriale Prot. 131016 del 3 maggio 2021 “Rimodulazione dei
Profili Professionali del personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”.

Le scriventi OO.SS. prendono atto negativamente della Determinazione di cui all’oggetto – peraltro
non indirizzata alle OO.SS. – che viola l’impegno assunto con l’intesa del 13 gennaio 2021 di adottare
la determinazione di cui alloggetto solo all’esito di un ulteriore confronto sulla materia ed a seguito
della definizione del CCNI di Agenzia.
Le scriventi ritengono inaccettabile un tale comportamento dell’Agenzia su una materia così
importante quale è l’ordinamento del personale, in particolare dove ha scelto una modalità non
conforme al sistema di relazioni sindacali introdotto dal CCNL Funzioni Centrali.
Nel merito, come le scriventi hanno più volte dichiarato, la proposta dell’Amministrazione sui profili
professionali si pone in contrasto con le previsioni contrattuali vigenti (art. 96 CCNL Funzioni Centrali
– artt. 17-18-19 del CCNL Agenzie Fiscali) ed istituisce nuove figure professionali non in linea con
l’attività istituzionale dell’Agenzia, la cui mission è volta al contrasto all’evasione fiscale e alle
violazioni extra-tributarie.
Nello specifico il citato CCNL del Comparto Agenzie Fiscali stabilisce (art. 18) che:
● la individuazione dei profili professionali deve tenere conto di una “gestione più flessibile del
personale” per “garantire la migliore corrispondenza delle prestazioni dei dipendenti agli
obbiettivi di ciascuna Agenzia” individuando, tra i criteri di definizione dei profili, il
“superamento dell’eccessiva parcellizzazione derivante dalla legge 312/1980 attraverso la
costituzione di profili che contengano al loro interno attività tra loro simili” e la “semplificazione
dei contenuti mansionistici attraverso l’utilizzazione di formulazioni più ampie”;
● l’inquadramento del personale (art. 19 “Istituzione di nuovi profili”) deve avvenire “con il
consenso degli interessati” tra coloro “in possesso dei requisiti culturale e professionali” e
che “svolgano già le relative mansioni”.
Inoltre le scriventi ritengono che l’Agenzia abbia introdotto una modalità di passaggio dai precedenti
profili professionali a quelli nuovi del tutto contraddittoria, in quanto l’inquadramento del personale è
posto alla sola ed autonoma decisione dell’Agenzia sulla base di parametri discrezionali, ciò in
contrasto con l’art. 19 del CCNL delle Agenzie Fiscali.
Infine fanno rilevare che la Determina sui Profili Professionali, dove interviene sull’attuale sistema di
classificazione del personale mentre è aperta all’Aran – proprio su tale materia – la trattativa per il
rinnovo del CCNL Funzioni Centrali, individua forme gerarchiche tra fasce economiche alle quali,
contradditoriamente, non viene attribuita alcuna finalità economica o giuridica, producendo dunque
solo esiti paradossali che ad esempio vedono assegnata ad un neo assunto in F3 della seconda
Area una qualificazione professionale che non avrebbe affatto rispetto al personale già in servizio
nella stessa fascia.
La Determinazione, in sintesi, istituisce ben 24 nuovi profili in sostituzione dei 6 precedenti, tra i quali
alcuni evidentemente inconferenti rispetto ai compiti istituzionali dell’Agenzia previsti dalle norme
vigenti (D.lvo 300/1999) come quelli di “cuoco”, “meccanico”, “infermiere”, “architetto” ecc.
Tale decisione produrrà la depauperazione delle professionalità indispensabili alle attività
strategiche di lotta all’evasione fiscale e accertamento dei reati extra-tributari di competenza
dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e, per la eccessiva parcellizzazione delle nuove
professioni e per la illogica attivazione di profili descritti con declaratorie assolutamente
sovrapponibili, comprometterà la migliore gestione delle attività, con particolare riferimento a quelle
incomprimibili degli uffici operativi. Una tale decisione non potrà non ricadere in maniera negativa
sull’organizzazione e sui servizi istituzionali, di cui l’amministrazione si assume ogni responsabilità.
La determinazione risulta tanto più incomprensibile nel contesto attuale di avvio della trattativa con
l’ARAN su delega del Ministro della Pubblica Amministrazione per il rinnovo del CCNL Funzioni
Centrali, che vede al centro proprio la revisione dell’ordinamento professionale del personale.
Per quanto attiene le modalità di tenuta delle relazioni sindacali, in considerazione della violazione
dell’intesa del 13 gennaio 2021, le scriventi – nel ritenere che permangano le valutazione alla base
dello stato di agitazione proclamato a suo tempo – chiedono che vengano assunte subito tutte le
iniziative utili a superare una questione così delicata. Per gli stessi fini chiedono la immediata
definizione delle materie ancora in sospeso e di cui è stata avviata la trattativa in data 05 maggio
2021: rinnovo CCNI, mobilità nazionale, scorrimento graduatorie personale in mobilità
intercompartimentale a copertura delle criticità di personale negli uffici operativi, definizione degli
Accordi sul Fondo 2018 e 2019 alla luce anche delle possibili interpretazioni della Avvocatura di
Stato di cui si attendeva risposta ad apposito quesito.

Roma 6 maggio 2021

FPCGIL                CISLFP                 UILPA
Oliverio                Marinelli             Romano
Iervolino               De Caro               Procopio

PEO 2020
FISSATA LA PROVA SELETTIVA
FACCIAMO CHIAREZZA

GLI EVENTI:
• 6 agosto 2020: viene sottoscritta l’ipotesi di Accordo per le PEO 2020, ovvero quando la pandemia era scemata e si stava tranquillamente in vacanza;
• 24 settembre 2020: viene sottoscritto l’Accordo definitivo sulle PEO 2020, in attesa della prova selettiva;
• 30 settembre 2020: viene pubblicato il bando per partecipare alle PEO 2020;
• 9 ottobre 2020: l’Amministrazione con circolare n. 30 comunica le modalità di svolgimento della prova selettiva indicando, orientativamente, come data prevista, l’ultima decade di novembre 2020;
• 9 novembre 2020: con circolare n. 35 viene disposto, causa recrudescenza della pandemia, il rinvio della prova selettiva alla seconda decade di dicembre;
• 3 dicembre 2020: incontro informativo con le Organizzazioni Sindacali, alle quali viene comunicato che l’Aran ha espresso parere favorevole per superare il vincolo della pubblicazione delle graduatorie entro il 31 dicembre 2020, mantenendo la decorrenza economica della nuova fascia retributiva al 1° gennaio 2020;
• 8 dicembre 2020: con circolare n. 42 viene disposto l’ulteriore rinvio della prova, a data da destinarsi, nel 2021;
• 15 gennaio 2021: viene pubblicato il Dpcm nel quale si dispone all’art. 1, lettera z, lo svolgimento delle prove scritte e selettive a decorrere dal 15 febbraio 2021, purché ogni sessione non sia superiore a 30 candidati;
• Fino ad oggi non era stato ancora possibile svolgere la prova selettiva, per l’emergenza sanitaria tutt’ora in corso.
• 5 maggio 2021: con una mail, il Segretario generale, ha comunicato che la prova selettiva si svolgerà, compatibilmente con l’evolversi della situazione epidemiologica, a decorrere dal 24 maggio p.v.
I PUNTEGGI DELL’ACCORDO:
1) Esperienza professionale maturata: max 30 punti;
2) Titoli di studio: max 30 punti;
3) Prova selettiva: max 30 punti;
4) Valorizzazione della qualità della prestazione resa (valutazione): max 10 punti.
TOTALE MAX 100 PUNTI
Se si fossero modificati i suindicati criteri (ovvero eliminare la prevista prova selettiva per la quale sono attribuibili max 30 punti) si sarebbe dovuto rimettere mano all’accordo e quindi si DOVEVA OBBLIGATORIAMENTE RIAPRIRE IL TAVOLO DI NEGOZIAZIONE.
COSA AVREBBE COMPORTATO MODIFICARE L’ACCORDO CON UN PUNTEGGIO ESCLUSIVAMENTE CURRICULARE?
a) Il punteggio, a quel punto ridotto a max 70 punti, avrebbe dovuto essere reintegrato dei 30 punti sottratti alla prova selettiva, ovviamente, al criterio con il punteggio più basso (10 punti) ovvero alla VALUTAZIONE, CHE SI SAREBBE PORTATO A MAX 40 PUNTI;
b) La decorrenza 1° gennaio 2020 sarebbe stata inficiata, in quanto il parere dell’Aran è vincolato all’Accordo sottoscritto e non ad altri; PRATICAMENTE ESISTEVA IL CONCRETO RISCHIO CHE LE PEO 2020 AVREBBERO POTUTO ESSERE ANNULLATE;
Inutile dire quanto alla Corte dei conti il vigente sistema di valutazione sia disomogeneo e discriminante e che vada riformato con il confronto delle Organizzazioni Sindacali.
Ora che speriamo si sia fatta definitivamente e una volta per tutte chiarezza, fate una riflessione,

VI SAREBBE CONVENUTO?

Roma, 7 maggio 2021

La Coordinatrice FP CGIL Corte dei conti
Susanna Di Folco

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