Pubblichiamo la nota di riferimento in merito l’estensione della patente VF per ADR, emanata dalla Direzione Centrale per la Formazione
Al Capo di Gabinetto
del Ministro della Giustizia
dott. R. Piccirillo
Al Capo Dipartimento DOG
dott.ssa B. Fabbrini
Al Direttore Generale Personale DOG
dott. A. Leopizzi
Al Capo Dipartimento DAP
dott. B. Petralia
Al Direttore Generale Personale DAP
Dott. M. Parisi
Al Capo Dipartimento DGMC
dott.ssa G. Tuccillo
Al Direttore Generale personale DGMC
Dott. G. Cacciapuoti
Oggetto: misure urgenti di contrasto del “Covid-19” – Decreto Legge 13 marzo 2021, n. 30
Come è noto alle SS.LL., per effetto del decreto-legge 13 marzo 2021, n. 30 e delle successive
ordinanze firmate dal Ministro della Salute, sono state introdotte ulteriori prescrizioni limitative della libertà
di circolazione, che si ripercuotono, tra l’altro, sulla presenza in servizio del personale.
Con il passaggio nella c.d. “zona rossa” di diverse Regioni, in particolare, preme rammentare le
previsioni di cui all’art. 48 del DPCM 2 marzo 2021, per effetto delle quali “I datori di lavoro pubblici
limitano la presenza del personale nei luoghi di lavoro per assicurare esclusivamente le attività che ritengono
indifferibili e che richiedono necessariamente tale presenza, anche in ragione della gestione dell’emergenza.
Il personale non in presenza presta la propria attività lavorativa in modalità agile”.
Purtroppo, com’è tipico del sistema Giustizia, gli uffici e istituti sparsi sul territorio nazionale stanno
applicando poco od affatto la novella sopra richiamata, con inevitabili e gravi ripercussioni sulla salute dei
lavoratori e sull’ulteriore aggravio di stress cui sono inopinatamente sottoposti.
Si invitano conseguentemente le SS.LL., ognuno per la propria competenza, a diramare stringenti ed
efficaci disposizioni ai responsabili di ciascuna articolazione territoriale dell’Amministrazione posta nelle
c.d. zone rosse, a porre massima attenzione alle richiamate prescrizioni, in modo da garantire la corretta
applicazione del regime di lavoro agile semplificato e consentire la presenza in servizio del personale, come
già avvenuto nel precedente periodo di “lock-down”, nei soli casi effettivamente necessari.
Si rammenta inoltre, ad ogni buon fine, che anche nelle cc.dd. zone gialle ed arancioni gli spostamenti
sono consentiti solo se motivati da “comprovate esigenze lavorative” (cfr. artt. 9 e 35 del citato D.P.C.M).
Anche per quest’ultima condizione, s’invitano le SS.LL. a diramare disposizioni affinché i responsabili
degli uffici/istituti posti nelle zone gialle ed arancioni disciplinino la presenza in servizio del personale
tenendo conto delle disposizioni sopra richiamate.
Invero, colpisce negativamente l’assenza di indicazioni provenienti dai vertici ministeriali: nella pima
fase, infatti, si è assistito ad uno sforzo che ha visto protagonista l’Amministrazione centrale nello spingere e spronare le articolazioni territoriali ad organizzarsi adeguatamente – anche con i nuovi strumenti – allo
scopo di tutelare la salute del personale ed impedire che il propagarsi incontrollato della pandemia nelle
strutture della Giustizia determinasse l’interruzione dei servizi.
Laddove il sin qui fragoroso silenzio dell’Amministrazione in tale senso dovesse continuare a perdurare,
le conseguenze dell’immobilismo – se non del disinteresse – con cui la fase 3 viene adesso gestita dai Servizi
della Giustizia verranno ritenute responsabilità anche di Codesti vertici ministeriali, unitamente ai Capi
Ufficio/Dirigenti territoriali inadempienti.
Distinti saluti
Roma, 16 marzo 2021
FP CGIL CISL FP UIL PA
Meloni / Prestini Marra Amoroso
Dopo una lunga ed estenuante stagione di blocchi contrattuali nel pubblico impiego, cominciata nel 2009 e durata un decennio, passo dopo passo, trattativa dopo trattativa, questa cattiva tendenza è stata interrotta. Uno dopo l’altro, i contratti (2016-2018) dei dipendenti pubblici sono stati rinnovati. Tutti tranne uno: quello della Presidenza del Consiglio dei ministri. Un contratto che riguarda circa duemila lavoratrici e lavoratori di ruolo, e altrettanti in comando, che ormai da 12 anni attendono il proprio contratto.
Quindici mesi. È il tempo trascorso dalla Fp Cgil al tavolo con gli altri sindacati per tentare di costruire un nuovo contratto per i lavoratori della Presidenza del Consiglio. Quindici mesi di lavoro che si sono risolti in un nulla di fatto.
Questo perché, se da una parte c’è la nostra disponibilità a siglare una pre-intesa che tolga finalmente i lavoratori da uno stallo che dura dal 2009, dall’altra al contrario sindacati come Snaprecom, Sipre e Ugl (maggiormente rappresentativi) confermano la loro indisponibilità.
Tutto questo sfruttando il fatto che i sindacati d’accordo con la firma (Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa, Flp e Usb), disponibili alla sottoscrizione, pur rappresentando più del 50%, non raggiungono il 51% imposto dalla legge.
Il risultato è un unico storico: l’impossibilità di definire un contratto per i dipendenti della Presidenza del Consiglio.
Snaprecom (il sindacato più rappresentativo dei lavoratori della PCM) lo ha detto con chiarezza: il motivo per cui non è disponibile a firmare il contratto è perché teme che con il rinnovo, dovendo conseguentemente rinnovare anche il contratto integrativo, si potrebbero perdere gli effetti di quest’ultimo. In particolare a preoccupare è una possibile revisione degli articoli 15 e 18. Questi articoli riguardano l’”utilizzo flessibile della professionalità” e l’”indennità di specificità organizzativa”.
Ma se non si rinnova il contratto e si continuano a tenere le relazioni con questi sindacati come se nulla fosse, è segno che, tutto sommato, rinnovare il contratto non è un’esigenza. Vorremmo ci fosse spiegato perché non si può rinnovare il contratto e restituire alla contrattazione integrativa la decisione di come e a quali condizioni rinnovare il contratto integrativo, compresa l’efficacia o meno di quegli articoli 15 e 18. Evidentemente quegli articoli, per come sono scritti, oggi non sono proponibili. E siccome è sempre spiacevole dover dire le verità che fanno male ai lavoratori, si preferisce scaricare la responsabilità su altri e parlare d’altro. Non si dovrebbe temere di aggiornare le norme di un contratto, anche integrativo, alla luce delle leggi introdotte nel frattempo. Altrimenti il rischio è che i lavoratori vadano ancora più indietro e perdano anche i diritti fondamentali.
È singolare e paradossale che il diritto dei lavoratori ad avere un contratto di lavoro gli venga negato da chi pretende di rappresentarli. E alla immediata vigilia di una fase cruciale per il Paese così come quella rappresentata dal Pnrr. Serve una svolta ora, serve il rinnovo del contratto.
pubblichiamo la nota di ricognizione sulla mobilità per gli Ispettori Antincendi e AIB, emanata dalla Direzione Centrale per le Risorse Umane
Il sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, ha lanciato una campagna di raccolta firme per presentare alle Camere una proposta di legge di iniziativa popolare che prevede pene severe a chi si rende colpevole di propaganda delle ideologie fasciste e naziste con qualunque mezzo di diffusione e l’aggravante di diffusione in rete, e della produzione e la vendita di oggetti celebrativi dei regimi fascista e nazista.
Siamo di fronte a nuovi razzismi, nazionalismi, sovranismi che attraverso il ripudio della memoria e revisionismo storico aggrediscono principi e valori della nostra Costituzione, fondamento della democrazia.
Il nostro sindacato è sempre stato in prima linea nelle battaglie di civiltà ed è per questo che invitiamo tutte le iscritte e tutti gli iscritti alla Funzione Pubblica Cgil a recarsi presso il proprio comune di residenza per sottoscrivere la proposta di legge di iniziativa popolare “NORME CONTRO LA PROPAGANDA E LA DIFFUSIONE DI MESSAGGI INNEGGIANTI A FASCISMO E NAZISMO E LA VENDITA E PRODUZIONE DI OGGETTI CON SIMBOLI FASCISTI E NAZISTI” promossa dal sindaco di Stazzema.
Siamo Funzione Pubblica ed esercitiamo la nostra Funzione Partigiana. Sempre a difesa della democrazia, contro ogni fascismo, orientati dalla Costituzione. Il nostro impegno deriva dai valori della resistenza, dalla nostra strenua difesa dei diritti e della libertà delle persone, contro ogni forma di oppressione, violenza, discriminazione.
Per maggiori informazioni -> anagrafeantifascista.it
Al Capo D.A.P.
pres. Bernardo PETRALIA
Roma
Al Capo D.G.M.C.
pres. Gemma TUCCILLO
Roma
Al Vice Capo D.A.P.
cons. Roberto TARTAGLIA
Roma
Al DGPRAM – D.G.M.C.
cons. Giuseppe CACCIAPUOTI
Roma
E, p.c. Alla Direttrice U.R.S. – D.A.P.
dott.ssa Ida DEL GROSSO
Roma
Alla Direttrice U.R.S. – D.G.M.C.
dott.ssa Liliana DELLE CHIAIE
Roma
Oggetto: piano vaccinale “ASTRAZENECA” a favore delle lavoratrici e dei lavoratori del
Comparto Sicurezza e Funzioni Centrali”. RICHIESTA CHIARIMENTI URGENTI.
Egregi,
apprendiamo in queste ore, da comunicati diffusi a mezzo stampa nazionale, con estrema amarezza, della sospensione da parte dell’A.I.F.A. del prodotto indicato in oggetto.
Orbene, la FP CGIL ebbe già a chiedere chiarimenti ed opportuno monitoraggio (con nota del 12
marzo ultimo scorso), viste alcune problematiche evidenziate da vari apparati sanitari ed istituzionali, sia interni che esteri, circa alcune delicate situazioni verificatosi subito dopo alcune somministrazioni.
Pertanto, a sostegno di quanto sopra in narrativa, non volendo assolutamente incalzare ulteriori allarmismi, questa Organizzazione Sindacale chiede maggiori garanzie e degne rassicurazioni (così come stanno giustamente e legittimamente rivendicando i lavoratori) per tutte e tutti coloro che hanno già effettuato la prima dose e per i restanti che avevano in programma la convocazione presso le AA.SS.LL. di competenza.
Crediamo, infine, nell’interesse pubblico e penitenziario, in considerazione dell’acuto fenomeno epidemiologico in essere, avviare impellenti attività interventistiche riparative in ordine all’argomento di cui trattasi.
Certi di un Vostro sensibile e scrupoloso interessamento, Vogliate gradire distinti saluti.
Il coordinatore nazionale
Fp Cgil Polizia penitenziaria
Stefano BRANCHI
Pubblichiamo la nota unitaria delle strutture nazionale Fp Cgil VVF, Fns Cisl e Confsal VVF, in merito alla richiesta di sospensione delle attività formative e di mantenimento, che non interessino i corsi in ingresso, in linea con i provvedimenti intrapresi dal Governo al contrasto dell’emergenza sanitaria in atto
Agenzia del demanio
Direzione risorse Umane e Organizzazione
U.O. Normativa e Relazioni Sindacali
Oggetto: Contenimento rischio contagio COVID-19 e delle sue varianti.
Nell’ambito delle attività poste in essere da questa Agenzia per fronteggiare l’emergenza epidemiologica vi sono state, tra le altre, misure finalizzate a rendere maggiormente flessibile la fruizione dei permessi orari/riposi/congedi e, parallelamente, agevolarne il recupero laddove previsto.
Le misure adottate a favore del personale dell’Agenzia nel corso del 2020 furono oggetto di un percorso relazionale: inizialmente attraverso la sottoscrizione di un verbale e, successivamente, mediante informative finalizzate a condividere con le Organizzazioni sindacali le strategie aziendali orientate a conciliare l’organizzazione del lavoro con la prevenzione della salute dei lavoratori in un quadro più generale di tutela della salute collettiva.
L’inasprimento delle misure recentemente individuate dall’Autorità politica, finalizzate al contenimento della maggiore diffusività del virus e delle sue varianti, necessitano per la loro puntuale adozione dell’accompagnamento di interventi che, oltre a consentire il maggior ricorso possibile a forme di lavoro da remoto, confermino le flessibilità nell’utilizzo degli istituti contrattuali almeno pari a quanto convenuto nel corso del 2020 consentendo di rispondere, tra le altre, ad esigenze di conciliazione e integrazione con modalità di contenimento del Virus disposte da altre realtà (si pensi alla Didattica a Distanza) o, più in generale, alla mobilità “in sicurezza” per coloro che dovranno effettuare il percorso “casa-lavoro”.
Nel chiedere all’Agenzia di confermare confermare le misure a favore del personale già individuate nel corso delle interlocuzioni con le Organizzazioni sindacali ad Aprile 2020 si sollecita, stante la delicatezza dell’attuale situazione epidemiologica, di convocare un apposito incontro sindacale per la verifica delle misure in essere.
In attesa di riscontro si porgono cordiali saluti.
FP CGIL Nazionale
Daniele Gamberini
Alla Dr.ssa Ermenegilda SINISCALCHI
Capo Dipartimento Funzione Pubblica
email: segreteria.ucd@governo.it
PEC: protocollo_dfp@mailbox.governo.it
OGGETTO: Art. 1, c. 4, D.L. n. 5/2021 – Richiesta apertura tavolo di confronto.
Come è noto, l’art. 1, c. 4 del decreto legge 29 gennaio 2021, n. 5 recante “misure urgenti in materia di organizzazione e funzionamento del Coni”, rinvia ad uno specifico decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o dell’Autorità di governo competente in materia di sport, adottato su proposta del Ministro della pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, l’approvazione della tabella di corrispondenza per l’inquadramento del personale di Sport e Salute S.p.A. in avvalimento presso lo stesso Coni alla data del 29/01/2021 nell’ambito del sistema di classificazione del personale del Comparto Funzioni Centrali – Sezione Enti Pubblici non Economici.
In data 16/2 u.s., nell’ambito di un’audizione presso la 7^ Commissione Senato Istruzione pubblica, beni culturali, le scriventi hanno tra l’altro auspicato che, in sede di conversione in legge del decreto indicato in oggetto, fosse disposta l’apertura di uno specifico tavolo di confronto con le rappresentanze dei lavoratori rivolto alla definizione dei contenuti della citatatabella. E ciò, con l’obiettivo di evitare che il nuovo inquadramento avesse a produrre impatti negativi sul rapporto di lavoro di quanti in servizio presso il Coni in regime di avvalimento. A tal fine, in sede di definizione del nuovo inquadramento, andranno con attenzione analizzate anche le problematiche che, ad esempio in termini di addensamento nelle posizioni economiche
apicali di ciascuna area, allo stato interessano l’ordinamento professionale del personale di Sport e Salute Spa (il CCNL di Comparto è scaduto da oltre tre anni). Del resto, lo stesso ordinamento professionale del personale dell’ex Comparto degli Enti Pubblici non Economici è attualmente oggetto di revisione nell’ambito del più complessivo processo di riscrittura del
sistema di classificazione del personale del Comparto Funzioni Centrali.
E’ notizia di questi giorni l’approvazione da parte del Senato, senza modifiche rispetto al testo originario, del disegno di legge n. 2077 di conversione del decreto di cui all’oggetto. Sul provvedimento, ora all’esame della Camera, il Governo ha peraltro posto la questione di fiducia.
In considerazione della ristrettezza dei tempi a disposizione, è ragionevole ipotizzare che la legge di conversione sarà definitivamente approvata nella versione licenziata dal Senato il 10/3 u.s.
Tutto ciò premesso, le scriventi OO.SS. chiedono che, in vista dell’adozione del decreto previsto dall’art. 4, c. 1 del D.L. n. 5/2021, sia aperto un tavolo di confronto nell’ambito del quale poter offrire il proprio contributo ai fini della definizione della tabella di corrispondenza richiamata nella medesima disposizione.
Rimanendo in attesa di cortese riscontro, porgono distinti saluti.
FP CGIL CISL FP UIL PA
Florindo Oliverio Angelo Marinelli Andrea Bordini
Francesco Quinti Andrea Nardella Paolo Liberati
I lavoratori della Presidenza del Consiglio tenuti in ostaggio dal 15-18
Portavamo ancora i calzoni corti quando i nostri vecchi raccontavano della guerra del 15-18, ma in Presidenza del Consiglio siamo tornati li!
Scherzi a parte, saccenti o meno, abbiamo già detto che ad oggi, mentre tutti i lavoratori pubblici hanno potuto gettarsi alle spalle il blocco dei contratti (che durava dal 2009), grazie ai rinnovi 2016/2018, a quelli della Presidenza ciò è ancora impedito. E questo è un fatto, il resto sono chiacchiere.
Abbiamo anche detto che ci sentiamo responsabili del mancato rinnovo del contratto dei lavoratori della Presidenza per quota parte. Per quel 5 per cento di responsabilità che portiamo, mentre altri hanno una responsabilità maggiore della nostra, in ragione dei numeri di rappresentatività che hanno e pesi evidentemente diversi ai tavoli di trattativa e che noi rispettiamo. E questo è un altro fatto, il resto sono chiacchiere.
Continuiamo a ribadire che le responsabilità stanno comunque in entrambi i lati del tavolo, quello della parte sindacale e anche nella parte dell’amministrazione, che non permette un buon esito della trattativa per il ccnl, trincerandosi dietro la propria agenzia di rappresentanza negoziale, salvo continuare a tenere incontri senza alcun fine concreto con i soggetti negoziali come se nulla fosse su altri argomenti. E questo è un altro fatto. Il resto sono chiacchiere.
Ringraziamo però Snaprecom per la sua chiarezza. Il motivo per cui non è disponibile firmare il contratto di comparto è perché teme che con il rinnovo, dovendo conseguentemente rinnovare anche il contratto integrativo, si potranno perdere gli effetti non del contratto di primo livello (si badi bene) ma del contratto integrativo e in particolare degli articoli 15 e 18 di quello sottoscritto a novembre del 2009, che riguardano “Utilizzo flessibile della professionalità” e “Indennità di specificità
organizzativa”.
Va detto che quel contratto integrativo vide la firma di tre organizzazioni sindacali: Snaprecom, Cisl e Flp. Noi della Cgil non eravamo nemmeno invitati a quel tavolo perché “pesavamo” meno del fatidico 5 per centro. Tutte le altre organizzazioni, pur partecipando alle trattative decisero di non firmare (così è scritto).
Ora il punto è capire se l’ostruzionismo sul contratto di primo livello è giustificato o meno. Noi riteniamo che finora lo sia. Infatti, l’atteggiamento dell’amministrazione continua a dare ragione a Snaprecom. Infatti, osserviamo (magari sbagliando), se non si rinnova il contratto di primo livello con Aran e si continua a tenere le relazioni sindacali come se nulla fosse nelle stanze della Presidenza è segno che anche per l’amministrazione, tutto sommato, rinnovare il ccnl non è un’esigenza.
Ma se questo è, a maggior ragione, vorremmo ci fosse spiegato, da chi ha titolo per farlo, perché non si può rinnovare il contratto di primo livello, che è in linea e coerente con le norme di legge che regolano la contrattazione e restituire alla contrattazione integrativa la decisione di come e a quali condizioni rinnovare quello di secondo livello, compresa l’efficacia o meno di quegli articoli 15 e 18.
Dobbiamo ritenere che questa eventualità sia impedita perché probabilmente quegli articoli, per come sono scritti, oggi non sono proponibili e, siccome è sempre spiacevole dover dire le verità che fanno male ai lavoratori, sia da parte dell’amministrazione sia da parte dell’ultimo “sindacato del 15-18” (gli altri, come detto, o non avevano firmato prima, come Sipre e Ugl, o fanno i conti con le norme intervenute successivamente, come Cisl e Flp), si preferisce scaricare la responsabilità
su altri e parlare d’altro.
Infine, ci siano permesse due ultime considerazioni.
La prima: al Ministero della PA è tornato il ministro che bloccò i contratti e la contrattazione e diede una stretta al salario accessorio legandolo ai sistemi di valutazione con le tre faccine. Verificheremo quanto e se è davvero finita quella stagione.
La seconda: il ccnl è quello che permette la realizzazione della contrattazione integrativa. Senza il primo la seconda non esiste e i lavoratori sono più esposti alle decisioni unilaterali del proprio datore di lavoro. Un sindacato responsabile dovrebbe fare proposte e saper giocare il proprio ruolo con la stessa capacità in entrambi i livelli, indipendentemente dall’interlocutore che ha davanti. Se ciò non accade è segno che (forse) quanto ottenuto prima è stato frutto della capacità di controparte.
In caso contrario non si dovrebbe temere di aggiornare le norme di un contratto, anche integrativo, alla luce delle leggi introdotte nel frattempo. Altrimenti si rischia di venire ricordati si come il “Sindacato del 15-18” ma i lavoratori vanno ancora più indietro e perdono anche i diritti fondamentali.
Roma, 15 marzo 2021
Il Segretario nazionale
Florindo Oliverio
Emergenza COVID e buoni pasto: se non ora quando?
Nell’anniversario del primo lock-down generalizzato l’emergenza pandemica è ben lungi dall’essere superata, anzi. Siamo nel pieno della terza ondata con le terapie intensive ed i reparti Covid di nuovo in sofferenza.
All’Istituto ed ai suoi dipendenti verrà chiesto un nuovo sforzo produttivo per l’erogazione dei sussidi alla parte più fragile del
nostro Paese a prescindere dal fatto che la maggior parte delle regioni saranno da domani in lock-down e che questa attività verrà condotta prevalentemente in smart working.
A distanza di un anno, oggi, il metodo e l’organizzazione del lavoro, seppur perfettibili, sono ampiamente rodati ma, ancora una volta, non sembra che l’eccezionalità del lavoro svolto trovi riconoscimento da parte dell’Amministrazione.
Inutile ricordare che il Dipartimento della Funzione Pubblica già ad agosto dello scorso anno ha lasciato la possibilità all’Amministrazione di erogare il buono pasto ai lavoratori in smart working e che la modalità agile del lavoro ha consentito risparmi notevoli sulla spesa per il personale. Oggi che l’emergenza sanitaria che ha portato il Governo ad estendere la
“zona rossa” alla maggior parte delle regioni d’Italia costringendo a casa la maggior parte dei dipendenti e che la mole di lavoro da svolgere non conosce tregua, nelle more della regolamentazione contrattuale dello smart working, cosa impedisce il riconoscimento del buono pasto ai lavoratori smart?
Diciamo basta a questo attendismo e chiediamo di discuterne con urgenza!
FP CGIL
Matteo Ariano
Antonella Trevisani
CISL FP
Paolo Scilinguo
UIL PA
Sergio Cervo
CONFSAL/UNSA
Francesco Viola
Smart working, congedi e bonus baby sitter: una guida a tutti i permessi parentali per genitori con figli fino ai 16 anni. Validi dal 15 marzo fino al 30 giugno 2021, i permessi sono stati attivati per aiutare le famiglie nella conciliazione casa-lavoro, in vista delle nuove misure anti-covid (in vigore da oggi) che “costringono” a casa milioni di studenti in didattica a distanza.
In sostanza, il nuovo decreto legge permette ai genitori di figli fino a 16 anni di svolgere il proprio lavoro in smart working. E, qualora non ci fosse la possibilità di utilizzare questa modalità di lavoro, consente di assentarsi dal lavoro, riconoscendo il 50% della retribuzione ai genitori di figli con meno di 14 anni. Per i genitori di figli tra i 14 e i 16 anni sarà ugualmente possibile assentarsi dal lavoro, ma non è prevista alcuna retribuzione. Sono previsti anche dei bonus baby sitter per alcune tipologie di lavoratori, che non hanno possibilità di assentarsi dal lavoro.
Ecco una breve guida ai nuovi permessi covid.
I genitori di figli conviventi minori di 16 anni, possono svolgere la prestazione lavorativa in modalità agile:
1. per il periodo corrispondente in tutto o in parte all’interruzione dell’attività didattica in presenza del figlio
2. per la durata dell’infezione da SARS Covid 19 del figlio
3. per la durata della quarantena del figlio/a disposta dalla ASL
Se la prestazione lavorativa non può essere effettuata in modalità agile, il genitore di figlio convivente minore di 14 anni può astenersi dal lavoro:
1. per il periodo corrispondente in tutto o in parte all’interruzione dell’attività didattica in presenza del figlio
2. per la durata dell’infezione da SARS Covid 19 del figlio/a
3. per la durata della quarantena del figlio/a disposta dalla ASL
4. Tale beneficio è riconosciuto anche ai genitori di figli con disabilità in situazione di gravità accertata (ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della Legge n. 104/1992(, iscritti a scuole di ogni ordine e grado per le quali sia stata disposta la sospensione dell’attività didattica in presenza o ospitati in centri diurni a carattere assistenziale per i quali sia stata disposta la chiusura
Per tali astensioni è riconosciuta un’indennità pari al 50% della retribuzione stessa, con copertura della contribuzione figurativa.
Se si è fruito di congedi parentali dal 1° gennaio 2021 al 15 marzo 2021 per:
1. per il periodo corrispondente in tutto o in parte all’interruzione dell’attività didattica in presenza del figlio/a;
2. per la durata dell’infezione da SARS Covid 19 del figlio/a;
3. per la durata della quarantena del figlio/a disposta dalla ASL;
si possono convertire su richiesta nel congedo precedente al 50%, e non saranno più computati
nel congedo parentale né indennizzati.
I genitori di figli di età compresa tra 14 e 16 anni che non possono svolgere la prestazione lavorativa in modalità agile possono astenersi dal lavoro:
1. per il periodo corrispondente in tutto o in parte all’interruzione dell’attività didattica in presenza del figlio
2. per la durata dell’infezione da SARS Covid 19 del figlio
3. per la durata della quarantena del figlio/a disposta dalla ASL
Per tali astensioni non è prevista ne retribuzione o indennità al 50%, ne contribuzione figurativa, con divieto di licenziamento e mantenimento del posto di lavoro.
I lavoratori autonomi, il personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico impiegato nell’emergenza covid19, nonché i lavoratori dipendenti del settore sanitario pubblico e privato accreditato appartenenti alle categorie dei medici, infermieri, tecnici di laboratorio biomedico, tecnici di radiologia medica e degli operatori socio sanitari per i figli conviventi minori di 14 anni, possono scegliere la corresponsione di uno o più bonus per servizi di baby-sitting nel limite massimo settimanale di 100 euro.