Pubblichiamo l’informativa emanata dalla Direzione Centrale per l’Emergenza , il soccorso Tecnico e l’Antincendio Boschivo in merito al programma di attuazione del Piano di mobilitazione nazionale  previsto dalla Circolare EM 1/2020 per l’anno 2021.

Pubblichiamo la nota della struttura territoriale Fp Cgil VVF con la quale evidenzia le difficoltà nella sostituzione dei DPI per il personale

covid

Fin dai primi giorni della diffusione dell’epidemia, poi divenuta pandemia, la Fp Cgil ha acceso un faro sulla questione della necessità di tutelare lavoratrici e lavoratori dal contagio da SARS COV 2, comunemente detto COVID-19.

L’adozione dei protocolli sottoscritti tra Cgil Cisl Uil e Governo, quali (a titolo di esempio) quello del 14 Marzo (misure di contrasto e contenimento della diffusione negli ambienti di lavoro, integrato il 24 Aprile), 24 Marzo (misure per Sanità, Socio Sanitario, Socio Assistenziale), 3 Aprile (misure per la tutela della salute e della sicurezza dei dipendenti pubblici), 24 Luglio (rientro in sicurezza) ha permesso di intervenire in modo determinante su aspetti tecnico/organizzativi nel contrasto al Virus.

La revisione del Documento di Valutazione dei Rischi con tutto il portato in materia di prevenzione, ha coinvolto tutte le figure di rappresentanza dei lavoratori: rls, rsu, delegati, funzionari, e su questa partita abbiamo consolidato il concetto di necessità di monitoraggio costante dell’efficacia ed efficienza delle azioni.

Stiamo facendo un lavoro fondamentale per il mondo del lavoro pubblico. Stiamo cercando di tutelare la salute delle lavoratrici, dei lavoratori, di donne e uomini, bambini ed anziani.

La nostra battaglia prosegue. Abbiamo bisogno di eradicare questa minaccia globale, che attacca le persone sia sul lato della salute che su quello dell’economia. Abbiamo bisogno di intensificare gli sforzi per uscire il prima possibile da questo triste momento, in attesa che la migliore delle armi in nostro possesso, il vaccino, possa ridare a tutti gli esseri umani la capacità di tornare ad una normalità di vita.

“Nei lavori di assistenza alla persona è necessario innalzare il livello di protezione”

È indubbio che in molte attività lavorative che riguardano settori che si occupano di assistenza alla persona il tema del distanziamento tra persone (che come sappiamo è uno degli elementi di prevenzione a maggior efficacia nella trasmissione del Virus) va declinato diversamente innalzando il livello di protezione. Particolare attenzione va posta sui Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), i quali devono essere idonei ed efficaci.

Tale sottolineatura è importantissima dal punto di vista pratico. Con una posizione indotta dalla carenza di FFP2, l’OMS già ad inizio Marzo 2020 ha reso idonee le mascherine chirurgiche assimilandole ad un DPI, sebbene nascano come dispositivi medici (con diverse varianti a seconda delle caratteristiche di impermeabilità, stratificazione dei filtranti, ecc), quindi a tutela del paziente, più che dell’operatore.

“Le varianti sembrano avere una trasmissibilità maggiore. È necessario l’utilizzo delle ffp2”

Questo poteva avere un senso quando la “barriera” doveva essere efficace contro il “droplet” (le goccioline espulse con tosse, starnuti, per semplificare al massimo il concetto). Oggi però le varianti sembrano avere una capacità di trasmissibilità maggiore e quindi è supponibile che la capacità del virus di circolare si sia modificata (cfr. BMJ 2021; 372: n230; BMJ 2021;372:n288). Ad oggi quindi non è chiaro, sebbene supponibile, se la trasmissione possa avvenire air-borne (molto più invasivo rispetto al droplets) ed in assenza di questa chiarezza deve valere il principio di precauzione che vedrebbe necessario perlomeno l’utilizzo delle mascherine ffp2.

In data 9 Settembre 2020 il British Medicine Journal (BMJ2020;370:m3526) ha pubblicato uno studio in cui è evidenziato che il personale operante nelle terapie intensive veniva infettato meno del personale operante nelle medicine. Cosa significhi è chiaro. Nelle terapie intensive vengono indossati DPI di categoria superiore (maggiore livello di protezione) e questi proteggono perfino in ambienti ad altissimo rischio.

“Le mascherine chirurgiche possono risultare del tutto inadeguate”

Questa mutata condizione ci induce a pensare con ancor più convinzione, che si possa verificare anche un problema di saturazione ambientale in molti contesti chiusi, e che le valutazioni debbano tenere conto della capacità di ricambi d’aria dei vari luoghi di lavoro e che le mascherine chirurgiche possano risultare del tutto inadeguate.

Sarebbe pertanto di buon senso, oltre che fondato su evidenze scientifiche, l’utilizzo diffuso delle FFp2 che peraltro oggi sono comunemente reperibili sul mercato. Sebbene i costi siano giudicati elevati per molti datori di lavoro, rimane prioritario in questo momento comprendere che la spesa per la corretta ed efficacia prevenzione in questa fase è non solo un risparmio per la gestione complessiva dell’emergenza sanitaria ma aiuta ad accelerare l’efficacia delle misure di contrasto all’emergenza economica e sociale.

Al lavoro Sicuri, per garantire la Sicurezza di tutti.

The Italian Firefighters presents their contractual platform. “A path of dignity out of corruption”, which aims to give back dignity and rights to all firefighters through Collective bargaining.

Assunzioni dei 1000 operatori giudiziari e situazione vertenza tirocinanti: facciamo il punto.

Si sta concludendo in questi giorni l’iter del bando per i 1000 operatori giudiziari a tempo determinato biennale con la scelta delle sedi per i 950 attuali vincitori ed il prossimo inserimento degli ulteriori 50 all’esito del contenzioso giudiziario in atto e conseguente all’esclusione preventiva di alcuni potenziali concorrenti. Un bando che segue quello dei 616 operatori assunti tramite i CPI, che peraltro deve ancora concludersi in alcune significative Regioni. A cui aggiungere la selezione per 109 autisti e lo scorrimento previsto, a partire da giugno prossimo ed entro gennaio 2022, dalla legge di stabilità per ulteriori 1080 posizioni per un tempo determinato annuale che con ogni probabilità attingerà alla graduatoria degli idonei al bando dei 1000. Tutti questi bandi hanno interessato principalmente il bacino dei lavoratori tirocinanti assorbendone buona parte e per tale motivo non possiamo che esprimere una prima soddisfazione per un passo in avanti assai significativo, anche se certamente non risolutivo.

Un processo che purtroppo non è stato privo di grandi difficoltà ed anche di errori commessi nella identificazione del percorso più utile a garantire un risultato soddisfacente, tramite la scelta iniziale di utilizzare le selezioni tramite CPI, che ha portato ad ulteriori ritardi rispetto a quelli paradossali determinati dal prolungamento dei tirocini senza prospettive vere. A cui si aggiunge l’ulteriore mancanza di sensibilità che l’Amministrazione sta dimostrando nell’allocazione di questo personale negli Uffici Giudiziari. A noi sembrava una operazione di buon senso non operare grandi spostamenti sul territorio, semplicemente perché non sono assegnazioni a lungo termine. Le assegnazioni definitive, infatti, potranno avvenire solo a seguito della trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato mediante apposito concorso. In tal caso si metteranno a concorso le sedi solo sulla base della carenza effettiva degli organici e ciò a differenza delle assegnazioni a tempo determinato che possono essere anche soprannumerarie. Nella modalità prescelta dall’amministrazione i lavoratori saranno con ogni probabilità costretti a spostarsi sul territorio nazionale almeno due volte e non ci pare una bella cosa nei confronti di persone che da dieci anni operano all’interno degli Uffici Giudiziari a 400 euro al mese. E la cui permanenza è stata espressamente richiesta dai Capi degli Uffici interessati.

Questa scelta richiede da parte nostra un ulteriore impegno per la stabilizzazione e per limitare al massimo gli spostamenti sul territorio. Intanto diamo il benvenuto ai lavoratori, invitandoli a contattare le nostre strutture territoriali ed i nostri delegati per ogni opportuno supporto nella fase di inserimento al lavoro.

Proseguiremo il nostro lavoro che è quello di valutare lo stato di avanzamento della vertenza e porre le basi per i passi successivi. Sulla base di uno scenario delineato dalla legge di stabilità, che prevede ulteriori 3000 assunzioni a partire dal 2023, di cui 1500 nella qualifica di operatore. Che non può essere considerato uno scenario conclusivo, ma un punto di riferimento temporale rispetto alle prospettive date allo stato, che necessita comunque di opportuni approfondimenti sulle strade migliori da percorrere che non possono che mirare all’applicazione della legge Madia in materia di riserva concorsuale e che, da subito, ci deve porre il problema della proroga di questi rapporti poiché il tempo passa in fretta.

Questo è il nostro impegno per il prossimo futuro: per sostenere al meglio queste istanze, insieme a quelle che riguardano i gravi ritardi e le inadempienze che registriamo su tutte le problematiche inerenti il personale di ruolo, abbiamo necessità di avere l’appoggio e l’adesione dei lavoratori, mantenendo e rafforzando la nostra presenza nei luoghi di lavoro ed il clima di partecipazione, mobilitazione e condivisione che ci ha accompagnato nei lunghi anni di questa complessa vertenza.

Fraterni saluti

 

 

Felicia Russo                                                              Claudio Meloni

Coordinamento Nazionale FP CGIL                        Giustizia FP CGIL Nazionale

SIAMO ALLA FARSA!

Con il nostro comunicato dello scorso 15 febbraio avevamo dato la notizia dell’approvazione in via definitiva da parte del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto, in seduta straordinaria, del Piano Triennale dei Fabbisogni di Personale 2020/2022 che rappresentava il presupposto per la successiva approvazione delle graduatorie definitive delle progressioni verticali che sarebbe dovuta avvenire oggi in occasione di un’ulteriore seduta dell’Organo di vertice dell’INPS.
Usiamo il condizionale “sarebbe” in quanto abbiamo appreso, informalmente, nel corso della serata di ieri che quella famosa riunione non ci sarà più e ne ignoriamo ufficialmente le ragioni anche se la versione più accreditata negli ambienti della Direzione generale parla della necessità di un’ulteriore presa d’atto da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in ordine alla delibera del CdA di approvazione definitiva del Piano Triennale dei Fabbisogni di Personale 2020/2022, atto rispetto al quale il 9 febbraio l’allora Ministro Sen. Nunzia Catalfo aveva già espresso un via libera approvando la deliberazione n.3 del 4 maggio 2020 con la quale in prima battuta, sempre il CdA dell’INPS, aveva approvato il citato Piano.
Ora ignoriamo, a meno che non sia in atto un gioco al ping pong tra via Ciro il Grande e via Veneto, un gioco che però si svolge sulla pelle di centinaia di colleghi direttamente interessati al buon esito della procedura selettiva, quale debba essere la presa d’atto ministeriale di una deliberazione i cui contenuti sono già passati al vaglio del MEF/Ragioneria Generale dello Stato e del Ministero della Funzione Pubblica, ministeri noti, anche in passato, per il rigore manifestato nei confronti dell’azione amministrativa dell’INPS.
Cosa ci deve dire il Ministero del Lavoro? Che la delibera è conforme alla legislazione vigente? Lo ha già messo nero su bianco con la nota del 9 febbraio scorso nella quale è testualmente scritto che “Al riguardo questo Ministero, verificata la conformità alla legislazione vigente e considerato l’avviso favorevole espresso … approva la deliberazione n.3 del 4 maggio 2020, di concerto con le predette Amministrazioni, ai sensi dell’articolo 53, comma 3, del DPR 30 aprile 1970 n.639”. Sulla scorta di quella nota il CdA dell’INPS, composto da persone non certo sprovvedute, ha deliberato la scorsa settimana l’approvazione definitiva del Piano, ragion per cui per cui facciamo fatica a comprendere quale ulteriore passaggio amministrativo sia necessario, a meno che non si voglia portare alle calende greche la chiusura definitiva di un iter avviato 10 mesi fa!
Questo ulteriore rinvio, al quale si sarebbe potuto ovviare usando un po’ di buon senso, lo interpretiamo come una presa in giro verso i colleghi e ci induce ad interrompere le relazioni sindacali a partire già dal confronto previsto giorno 18 febbraio p.v. in sede di Organismo Paritetico per l’Innovazione sul tema del P.O.L.A. (Piano Organizzativo del Lavoro Agile): fino a quando non avremo l’atto formale di approvazione definitiva delle graduatorie sulle progressioni verticali da parte del CdA, non parteciperemo alle riunioni convocate dall’Amministrazione e lasceremo ad altri l’onore di tale interlocuzione.

Roma, 17 febbraio 2021

FP CGIL
Matteo Ariano Antonella Trevisani

CISL FP
Paolo Scilinguo

UIL PA
Sergio Cervo

CONFSAL/UNSA
Francesco Viola

Pubblichiamo la nota della Direzione Centrale per la Formazione, con la quale convoca e organizza le selezioni per gli aspiranti formatori per patenti terrestri VF

A seguito dell’incontro con il Dipartimento sull’emergenza sanitaria in atto, pubblichiamo il resoconto unitario delle Organizzazioni Sindacali Fp Cgil VVF, Fns Cisl e Confsal VVF

Pubblichiamo le bozze dell’accordo e le relative tabelle di riferimento inviate dall’Amministrazione, riguardo la  distribuzione del FA 2018

La struttura territoriale Fp Cgil VVF, ribadisce ancora una volta la necessità di provvedere ad una vera sorveglianza sanitaria nel rispetto della salute  e sicurezza delle donne e gli uomini

L’associazione che si dedica alla cura e alla riabilitazione delle persone con disabilità, soprattutto in età evolutiva, presente in 6 regioni per 28 sedi, divide i lavoratori passando una parte dei suoi lavoratori al contratto Aris Rsa. Sindacati e lavoratori, insieme ai familiari dei pazienti, non ci stanno.

L’associazione ‘La Nostra Famiglia’ ha deciso unilateralmente di procedere per 1.600 lavoratori ad un cambio di contratto di lavoro, verso uno peggiorativo, e lo ha deciso unilateralmente. Un’operazione di divisione dei lavoratori, perché il cambio interesserà molti ma non tutti. Uno scarico di responsabilità a motivare il tutto, che neanche a dirlo non contempla errori gestionali da parte dei vertici. È in estrema sintesi la vertenza che riguarda ‘La Nostra Famiglia’, ovvero quell’associazione che, come si legge sul loro sito, si dedica alla cura e alla riabilitazione delle persone con disabilità, soprattutto in età evolutiva. Presente in sei regioni italiane con 28 sedi (12 in Lombardia, 8 in Veneto, 2 nel Friuli Venezia Giulia, 1 in Liguria e Campania, 4 in Puglia), annovera 2.468 lavoratrici e lavoratori.

Una vertenza che si trascina da un anno, come peraltro abbiamo raccontato in una lettera aperta indirizzata ai familiari dei piccoli pazienti, e che si è acuita nel corso delle passate settimane quando l’associazione presieduta da Luisa Minoli, esattamente il 6 novembre dello scorso anno, comunicava la proposta di suddividere l’applicazione del contratto: a circa 1.600 lavoratori quello di Aris Rsa e ai rimanenti 400 quello della Sanità Privata, appena rinnovato. Il tutto adducendo motivazioni di tenuta occupazionale, anche in ragione di perdite di bilancio, imputabili, invece, alla mancanza di un vero controllo di gestione. Come Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl ribadivamo quindi la volontà di ricercare soluzioni alternative, possibili nel caso ci fosse una effettiva volontà, ma respingevamo al mittente l’ipotesi di diversificare il contratto nazionale di riferimento, rivendicando per tutti i 2.000 dipendenti il nuovo contratto della Sanità Privata.

Lo scorso anno in numerosi incontri, come sindacati, abbiamo sollecitato La Nostra Famiglia ad aprire le interlocuzioni necessarie con le Regioni, ma senza nulla di fatto. E a dicembre, quindi, ci siamo rifiutati in maniera categorica di sottoscrivere un accordo che non riconosce ai lavoratori quello che legittimamente aspettano da 14 anni, ovvero il contratto nazionale della Sanità privata. Ovviamente dopo le lettere ricevute dai lavoratori sul cambio di contratto, la vertenza ha preso una piega diversa: sono partite le diffide nei confronti dell’associazione sull’applicazione contrattuale e una battaglia legale per riconoscere a questi lavoratori ciò che gli è stato negato.

In questi mesi di battaglie non è mai mancato il sostegno da parte delle famiglie dei pazienti alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori. Decine e decine di messaggi sono infatti arrivati presso le strutture dell’associazione da parte dei familiari dei bambini assistiti in solidarietà con la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori: uniti, utenti e operatori, per rivendicare dignità e rispetto per i lavoratori dell’associazione. Tra i messaggi anche quello del campione interista Javier Zanetti che per ben due volte, con una netta scelta di campo, ha scelto di stare dalla parte dei lavoratori. La lotta continua quindi perché in ballo non c’è “solo” il diritto dei lavoratori a vedersi riconosciuto il giusto contratto ma anche la cura che questi ultimi garantiscono, con professionalità e abnegazione, alle bambine ai bambini interessati.

Questa vertenza rappresenta con maggiore evidenza la necessità di andare a rivedere il sistema di accreditamento sanitario, dell’urgenza di andare verso l’erga omnes dei contratti per evitare dumping contrattuale, di andare verso una riforma del sistema sociosanitario nazionale come proposto dalla Fp Cgil insieme alla Cgil con il position paper New Deal per la Salute.

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