Pubblichiamo l’uscita n 12 dell’ PARTICELLA PAZZA editoriale d’informazione su SALUTE e SICUREZZA
A seguito del sollecito della FP Cgil VVF inviato all’Amministrazione il 25 febbrio u.s. riguardo l’applicazione della mobilità dei C.R. non specialista, pubblichiamo la nota inviata dalla Direzione Centrale delle Risorse Umane sugli elenchi avente diritto al trasferimento.
21 MARZO…UN NUOVO INIZIO
Sono Laura Paradiso, mi presento perché nuova del Comitato Direttivo Nazionale, Assistente
sociale RSU da 12 anni, del Comune di Roma nel quale lavoro da 19 anni. Ringrazio per
l’opportunità di poter fare con voi una riflessione su quanto sta accadendo negli EELL in seguito alle
nuove misure di contrasto alla povertà. In questi ultimi anni, noi che lavoriamo nei servizi sociali, ci
sentiamo trascinati dalla misura del momento, che si chiami carta acquisti sia rei o rdc, come se
prima di queste misure non avessimo un’identità e un ruolo ben preciso nei servizi pubblici. Ed è
proprio di questo che voglio parlare oggi.. facciamo memoria insieme.. Sono 40 anni che i Servizi
sociali nei comuni, adattandosi ai tempi, offrono servizi alla cittadinanza, come il lavoro anche
l’assistenza sociale è un diritto costituzionale (artt.3 e 38 Cost.). Da questo la necessità a novembre
di proporre un odg all’XI Congresso della FP, sul servizio sociale come fondamento costituzionale.
Il Congresso ha acquisito l’odg in tutte le sue parti, per rilanciare ed aprire una discussione e un
confronto sulla deriva che oggi rischiano i servizi sociali tutti, quelli delle Funzioni Locali come
quelli dei Servizi sociosanitari, quelli della Giustizia e della cooperazione sociale.
Allora di cosa stiamo veramente parlando???
Stiamo parlando di misure di contrasto alla povertà che pur avendo ottenuto consistenti
finanziamenti statali non hanno intaccato di un punto la percentuale della povertà assoluta nel
nostro Paese… E’ nostro dovere chiederci perché. La motivazione purtroppo è nella storia delle
politiche di welfare italiano che utilizza spesso queste misure come cavallo di battaglia durante le
campagne elettorali ma non vuole sapere cosa significa contrastare in maniera strutturale la
povertà…cosa significa veramente fare inclusione sociale.. niente di nuovo sotto il sole rispetto al
modello e al metodo.. si continuano a proporre autostrade sostenute da pilastri di sabbia, in poche
parole su quali servizi territoriali costruiamo queste autostrade, su quale infrastruttura sociale??
Allora mi dispiace ma per ora stiamo parlando ancora di luoghi insalubri e fatiscenti in cui
accogliere le persone per fare un colloquio, spesso anche con bambini presenti, stiamo parlando di
stanze di ufficio con 4 -5 scrivanie con 1 Pc a disposizione, alla faccia della digitalizzazione della PA
e della privacy, stiamo parlando di una grave carenza di personale che ci vede in un rapporto con la
popolazione di un assistente sociale ogni 13.000 abitanti anzicchè 1:500, su quasi tutto il territorio
nazionale, stiamo parlando di una deriva amministrativa che ci vuole burocrati del sociale
totalmente snaturati nel compito e nel mandato istituzionale che ci viene consegnato dal codice
deontologico come professione ordinata, e così potrei andare avanti ancora per molto ma l’intento
oggi non è tediarvi facendo la lista delle criticità, ma piuttosto condividere con voi che invece ci
dobbiamo riappropriare di quella dimensione politica del lavoro sociale, necessaria per rompere la
solitudine della professione e di chi lavora nei servizi sociali superandone la frammentazione e la
divisione, quella percezione di ruolo debole ed inutile nell’agire quotidiano, restituendo
entusiasmo al lavoro, anche e soprattutto nell’immaginario collettivo. Diventa fondamentale che
l’azione di politica sindacale promuova un’idea di welfare di tipo generativo e di comunità a fronte
della deriva di tipo assistenzialista promossa dagli ultimi interventi legislativi.
D’altra parte, per la prima volta nel nostro Paese, si introducono nella normativa tutte quelle
situazioni di fragilità sociale in cui a determinare la fragilità e la povertà, non è SOLO la perdita
del lavoro e/o la difficoltà di trovare un lavoro, ma piuttosto fattori cosiddetti multidimensionali
(fragilità psicologica, dipendenze, disabilità, competenze formative insufficienti che portano lavori
in nero, mal pagati senza diritti nè tutele etc.). La povertà diventa una cosa seria da attenzionare , i
poveri sono persone, pertanto occuparsi dei poveri diventa una cosa seria. Dico questo non
perchè prima non fosse una cosa seria, ma perchè finalmente diventando un Liveas, il contrasto
alla povertà diventa un argomento di rilevanza nazionale.
Ma la fragilità attuale dei servizi sociali territoriali TUTTI, non può diventare il capro espiatorio
della non riuscita del REI o del RDC.
Quindi quando parliamo di infrastruttura sociale, parliamo proprio di un sistema che crea quelle
condizioni di inclusione sociale attraverso la cooperazione e integrazione di più modelli di
intervento: i servizi territoriali le Asl piuttosto che i servizi per l’impiego, piuttosto che i servizi per
l’abitare, se non tutti questi insieme…La partita quindi è complessa e vanno analizzate le
molteplicità di elementi e di aspetti, per trovare le possibili soluzioni. A domande complesse i
servizi rispondono in maniera lineare, una linearità che non può essere risolutiva, ma che si deve
costruire insieme.
Quindi quello che ci serve oggi è un quadro locale di reti sostenibili, finanziate da una pluralità di
livelli con una regia assolutamente istituzionale pubblica, governata dalle Funzioni Locali (Regioni
Città metropolitane Comuni). Sono assenti le Regioni nell’ultimo decreto sul RDC.. com’è possibile?
Sull’assistenza sociale le regioni hanno un ruolo centrale. La scorsa settimana un importante
giornata in cui si è presentato il Manifesto dell’alleanza tra professionisti della salute, perchè
investire sulla salute e sul welfare significa fare coesione sociale. Ma come realizziamo tutto questo
se un abitante della Calabria ha a disposizione per la spesa sociale 22 euro e un abitante del
Trentino 220, l’universalismo è fortemente a rischio e il SSN non sta assicurando in questa fase
l’uguaglianza dei cittadini. Sono trenta anni che parliamo di integrazione socio sanitaria come
obiettivo fondamentale, non possiamo rinunciare, il nostro mandato è stare con le famiglie in
difficoltà, così come ci viene confermato dal professor Marmot, in una delle sue ultime ricerche in
cui ci conferma che “i fattori sociali hanno un ruolo fondamentale nella salute del corpo e lo
condizionano fortemente”. Nei servizi sociosanitari non ci sono più assistenti sociali, quelli che
vanno in pensione sappiamo che non vengono sostituiti.. Stiamo facendo a meno del trade union
fondamentale tra la cura della salute e il contesto di cura.
Quindi non serve un NUOVO Welfare ma piuttosto un welfare locale che funzioni veramente.
Questa è la sfida per tutti, nessuno escluso…
Come Liveas il REI piuttosto che il RDC si presentano come un percorso di inclusione sociale
(lavorativa, di tutela della salute fisica e mentale e di inclusione abitativa). Un vero percorso di
rientro nel mondo sociale con tutte le sue caratteristiche.
Cosa manca?
Nell’ultimo decennio quella che è venuta meno, per il servizio sociale territoriale, è proprio la
comunità competente ed inclusiva, i luoghi, i contesti in cui far crescere questa rete questo
senso di appartenenza, quindi una comunità un territorio inteso come luogo fisico e mentale, fatto
di socialità e solidarietà, in cui i cittadini più fragili possano ricominciare a vivere…
Il rischio concreto è che queste misure economiche diventino un problema piuttosto che
un’opportunità, per noi operatori e per i cittadini che ne possono beneficiare, questo perché
molto concretamente anche in questa nostra regione sono tanti i piccoli comuni che hanno un
assistente sociale, che scappa di qua e di là non regolarizzata, sottopagata che si deve occupare di
tutti i procedimenti relativi alla misura e a tante altre incombenze istituzionali. Dico questo perché
si sta creando il paradosso che vecchi servizi già normati dalla legge quadro nel 2000, come il
servizio sociale professionale vedano ancora oggi tanti comuni inadempienti, ai quali si aggiunge
il REI o il RDC, senza avere la certezza e garantire livelli minimi di risorse umane, professionali e in
condizioni di prendersi le necessarie responsabilità, e quindi rispondere positivamente ai controlli.
Cosa può significare tutto questo per i cittadini fragili e in difficoltà?
Che la misura economica che pure finalmente riporta al centro la necessità di occuparsi seriamente
di una fetta di popolazione svantaggiata, non sia efficace perché il servizio sociale non è in
condizione di renderla esigibile, non è in condizioni di costruire percorsi efficaci di inclusione
sociale.
Ad oggi, la realtà è di una grande competenza, una grande buona volontà ma anche di una grande
solitudine di questi servizi, ancora non riconosciuti come infrastruttura essenziale e portante, non
adeguatamente supportati da quelle reti istituzionali di cui abbiamo già parlato. Quella stessa
solitudine di tanti cittadini ripiegati nella loro sofferenza.
Quella solitudine, frustrazione degli operatori, che diventa burn out, e dei cittadini/utenti che
sentendosi “presi in giro” proprio da coloro a cui hanno raccontato le loro disgrazie, diventa
violenza verbale o fisica. Una violenza che solo ultimamente sta emergendo ma che di fatto crea
imbarazzo e senso di colpa da chi la subisce, perchè viene quasi giustificata o compresa. Da una
ricerca dell’Ordine Nazionale emerge che più dell’88% degli assistenti sociali durante il servizio ha
subito violenze di vario genere, e la percentuale è in netto aumento.
Non accetteremo l’ennesima delega in bianco, così come abbiamo sempre fatto, sbagliando…. Ci
impegneremo piuttosto, a partire dal Coordinamento della FP Nazionale degli AASS delle Funzioni
Locali, a raggiungere tutti gli AASS dei territori, della sanità, della giustizia, della cooperazione
sociale per far crescere un movimento culturale e coinvolgere l’intera cittadinanza…perché la
fragilità è una condizione dell’esistenza umana.
Concludo dicendo poche parole sulla vertenza sindacale dei servizi sociali del Comune di Roma,
che ormai ci ha portato alla proclamazione dello sciopero per il 21 marzo. .nella nostra natura
visionaria abbiamo immediatamente pensato che questa data non era casuale, l’arrivo della
primavera sarà per NOI un nuovo inizio…. non siamo contenti di fare sciopero, ma siamo
consapevoli che questo sciopero è necessario per la nostra dignità di servizio pubblico e ancor di
più, per la dignità di quelle persone che tutti i giorni si rivolgono a noi, e che hanno diritto ad avere
una risposta seria, un servizio efficace e professionale.. oggi non è più così..
Ci auguriamo però che questo movimento nato nel cuore della FP di Roma e Nazionale diventi
veramente fermento politico e culturale per tutta CGIL che basa i suoi valori fondanti proprio nella
carta Costituzionale.
Laura Paradiso RSU FP CGIL Roma e Lazio
REDDITO DI CITTADINANZA SULLE SPALLE DEI LAVORATORI DELL’INPS
La FP CGIL ha svolto, nelle scorse settimane, un’indagine su come le principali Amministrazioni coinvolte nell’erogazione del Reddito di Cittadinanza si stiano preparando e sui possibili scenari che si apriranno a partire dal 6 marzo – data a partire dalla quale potranno essere presentate le domande.
Questa settimana l’indagine si è conclusa concentrandosi sull’INPS. Vi invitiamo a leggerla, collegandovi al sito della FP CGIL, al seguente indirizzo.
https://www.fpcgil.it/2019/02/27/reddito-di-cittadinanza-sulle-spalle-dei-lavoratori-dellinps/
Roma, 28 febbraio 2019
IL COORDINATORE NAZIONALE FP CGIL INPS
Matteo Ariano
Pubblichiamo la bozza proposta dall’Amministrazione per la ripartizione delle risorse economiche di cui l’art 1 comma 680 della legge 27.12.2017 n°205 ripartite dal D.P.C.M. del 21.03.2019 per il personale non Direttivo e non Dirigente del CNVVF
FONDO RISORSE DECENTRATE 2018
Programmate ulteriori 4.290 progressioni economiche
con decorrenza 1° gennaio 2019
Domani la sottoscrizione dell’ipotesi di accordo
Trasmettiamo l’ipotesi di accordo sul fondo risorse decentrate 2018 (ex fua), che sarà sottoscritto domani 28 febbraio, che successivamente verrà inoltrato ai competenti organi di controllo per la prescritta certificazione.
Oltre ai consueti istituti previsti dal ccnl, l’ipotesi di accordo contiene l’intesa programmatica relativa agli sviluppi economici all’interno delle aree con decorrenza 1.1.2019.
Mantenendo fede agli impegni assunti con i lavoratori nel corso di questi ultimi mesi, ed in relazione delle risorse disponibili, abbiamo ottenuto la programmazione di ulteriori 4.290 progressioni economiche con decorrenza 1.1.2019, che sommate alle 5.700 del 2018, consentiranno a circa 10.000 lavoratori di ottenere un passaggio di fascia economica nel biennio 2018-2019.
Questo risultato è stato raggiunto grazie alla caparbietà di FP Cgil, Cisl FP e Uil PA che con la legge di bilancio 2019 sono riuscite a ottenere le risorse necessarie per garantire una nuova quota di progressioni, ed a affermare l’importanza di valorizzare e motivare il personale dell’amministrazione civile dell’Interno, a cui vengono affidati compiti sempre più delicati e il cui numero si è ridotto negli anni.
Inoltre, l’ipotesi di accordo, nella parte relativa a premi e trattamenti economici, recepisce
quanto stabilito dagli articoli 76 e 77 del ccnl comparto funzioni centrali 2016-2018 in relazione alla
performance organizzativa ed individuale.
L’intesa introduce anche il bonus per l’eccellenza, che è stato limitato ad una quota non superiore al 20% del personale che ha conseguito il punteggio massimo, così come previsto dall’articolo 78 del ccnl.
Per quanto riguarda le progressioni 2018 l’amministrazione ha comunicato che entro le prossime settimane si concluderanno i controlli in autotutela, effettuati sulla base delle segnalazioni ricevute dai lavoratori interessati. Successivamente il decreto sarà pubblicato dopo la necessaria registrazione dell’ufficio centrale del bilancio presso il ministero.
Di conseguenza, in considerazione del fatto che i fondi vengono riaccreditati ogni anno entro e non oltre il primo semestre, è ipotizzabile che gli aggiornamenti stipendiali saranno effettuati con la busta paga di giugno 2019.
FP CGIL CISL FP UIL PA
Adelaide Benvenuto Paolo Bonomo Enzo Candalino
Pubblichiamo il comunicato stampa unitario delle strutture provinciali del Comando di Napoli che condividiamo e sosteniamo.
In una città grande e complicata dal punto di vista della viabilità come Napoli è impossibile rinunciare ad un presidio permanente nella zona di Bagnoli e Fuorigrotta.
Il soccorso alla cittadinanza va garantito sempre e comunque
IMPORTANTI NOVITA’
Le scriventi OO.SS., CGIL-UIL-CONFSAL/UNSA-FLP-CONFINTESA, unitariamente, così come richiesto con forza dal personale della Corte dei conti, nel corso dell’incontro con l’Amministrazione di venerdì 22 febbraio u.s. hanno preliminarmente sottoscritto le dichiarazioni congiunte rivolte a garantire la liquidazione degli importi dei progetti di produttività 2016, dei risparmi di spesa 2016 e delle rimanenze non altrimenti distribuite del FUA 2017 (€ 426.000) seguendo, per i progetti di produttività 2017, vista la mancata pubblicazione della circolare applicativa, le regole per la distribuzione del premio di produttività collettiva. Il pagamento avverrà, in base a quanto dichiarato
dall’Amministrazione, a marzo/aprile 2019.
In merito alla contrattazione sul FRD 2018 (Fondo Risorse Decentrate), le scriventi sigle sindacali hanno ribadito con fermezza l’attivazione delle progressioni economiche come da proposta unitaria presentata il 30 novembre 2018. Queste OO.SS. hanno chiesto che le progressioni siano programmate per tutto il personale attraverso un accordo siglato con l’Amministrazione.
OGGI
in un incontro informale con il Segretario generale, tutte le OO.SS. sono state informate che l’iter rivolto al riconoscimento dell’autonomia finanziaria e organizzativa della Corte dei conti, con risorse di bilancio che dovrebbero affluire al Fondo risorse decentrate, dovrebbe concludersi entro il 19-20 marzo c.a. dinanzi al Consiglio di Presidenza. In quella circostanza saranno audite anche tutte le Organizzazioni Sindacali.
IL PROGETTO
il superamento del divario economico con i lavoratori degli altri Organi di pari rango costituzionale attraverso “specifici trattamenti economici” in favore di tutti i dipendenti dell’Istituto.
Queste OO.SS. ribadiscono che, fin quando non avranno la certezza sui contenuti del progetto e sull’ammontare delle risorse economiche da assegnare al personale, non faranno nessun passo indietro e manterranno fede all’impegno assunto con i lavoratori affinché sia garantito un processo di riqualificazione professionale ed economico che interessi tutto il personale.
In relazione alla revisione dell’accordo sui sussidi, le scriventi sigle sindacali hanno confermato la richiesta di procedere alla riapertura dei termini ed hanno formulato una proposta basata sulla progressività delle percentuali afferenti i vari scaglioni ISEE per superare il vincolo del 40% previsto dalla circolare applicativa ma non contenuta nell’accordo del mese di agosto 2018.
L’Amministrazione ha confermato la volontà di superare la disparità di trattamento relativa all’applicazione della legge n. 1345/1961 e, a tale proposito, resta in attesa di acquisire il parere del MEF.
Sarà compito di queste OO.SS. informare prontamente sugli sviluppi e sulle novità relative ai temi rappresentati nonché su tutte le altre questioni di interesse dei lavoratori.
Roma, 26 febbraio 2019
S. Di Folco F. Amidani U. Cafiero A. Benedetti F. Stefanangeli
DILAZIONE CONGUAGLIO FISCALE
TUTTI D’ACCORDO MA MANCA LA BASE NORMATIVA !
Incontro quest’oggi con l’Ufficio di Gabinetto, su iniziativa esclusiva di FP CGIL CISLFP UIL PA e Confsal Unsa, sul tema del pesante conguaglio fiscale dei mesi di febbraio e marzo.
L’ Amministrazione ha illustrato la proposta del Ministro della Difesa, condivisa dal Mef e contenuta in una bozza di decreto, con la previsione della rateizzazione del debito fiscale in 5 rate.
La stessa amministrazione ha però precisato che la procedura si è arrestata perché la norma è prevista solo per chi presenta la dichiarazione dei redditi ma non per i lavoratori dipendenti.
Un ‘assurdità normativa che nessuno ha mai sollevato e che ricade sui più deboli.
Le promesse di far approvare rapidamente un provvedimento legislativo che colmi questa lacuna stride con l’emergenza di chi, in questi mesi, non potrà affrontare neppure le spese del più elementare sostentamento.
Abbiamo chiesto al Capo di gabinetto ed al Consigliere del Ministro di esplorare tutte le possibilità concretamente praticabili di ricorrere agli strumenti, anche di eventuale natura straordinaria, che è possibile mettere in campo al fine di attenuare la difficilissima condizione nella quale sono venute a trovarsi circa seicento famiglie.
L’amministrazione si è resa disponibile ad adottare ogni provvedimento straordinario.
Attendiamo di sapere come e soprattutto quando, visto che i lavoratori (la situazione più grave ne coinvolge circa 600) di tempo non ne hanno più.
Fp Cgil Cisl Fp Uil Pa Confsal Unsa
Francesco Quinti Massimo Ferri/Franco Volpi Sandro Colombi Gianfranco Braconi
NOTA FLASH: INCONTRO SU RECUPERI – ASSEGNO DI GARANZIA
A termine dell’incontro sullo smart-working, abbiamo nuovamente rappresentato all’Amministrazione la necessità di un incontro urgente sul recupero delle somme rientranti nell’assegno di garanzia.
L’incontro è fissato per il prossimo 6 marzo. Nelle more, vi trasmettiamo un modulo di diffida che ciascuno dei lavoratori interessati potrà inviare all’Amministrazione.
FP CGIL/INPS CISL FP/INPS UIL PA/INPS
Matteo ARIANO Paolo SCILINGUO Sergio CERVO
Si conclude l’indagine Fp Cgil sugli effetti del Reddito di Cittadinanza nel lavoro pubblico. Dopo aver analizzato nello specifico tempi, carico di lavoro e clima nei servizi sociali e nei centri per l’impiego, è la volta dell’ultima grande fetta della macchina pubblica che si occuperà della nuova misura di governo: l’Inps, il primo vero meccanismo della catena di montaggio. Ciò che trapela, ancora una volta, è uno stato di confusione.
Tra pochi giorni si apriranno le domande per il Reddito di Cittadinanza e il primo protagonista che avrà a che fare con la nuova misura di governo e che dovrà governare, analizzare e selezionare le domande sarà l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (l’Inps). Una nuova ‘sfida’ per il più grande ente previdenziale d’Europa che al momento, dopo la decadenza di Tito Boeri, è ancora senza una guida ufficiale, in attesa che si formalizzi la nomina di Pasquale Tridico.
[Scopri come funziona il Reddito di Cittadinanza: fase 1 e fase 2]

RDC: il percorso dei dipendenti Inps
Scopriamo come funziona.
Il 6 marzo si apriranno le domande per il reddito presso gli uffici postali, i Centri di assistenza fiscale (Caf) e tramite modalità telematiche (e la stessa possibilità si avrà il 6 di ogni mese). Dopo 5 giorni le domande verranno comunicate all’Inps che avrà altri 5 giorni per verificare se chi ha fatto richiesta abbia i requisiti previsti per divenire beneficiario del reddito, da un punto di vista patrimoniale e reddituale. Invece, la verifica dei requisiti di residenza e di soggiorno spetterà ai Comuni che, in seconda battuta, ripasseranno la palla ad Inps, comunicandogli gli esiti delle verifiche. Una volta arrivata la risposta positiva, il beneficio sarà erogato attraverso la ‘Carta RDC’.
Le sanzioni.
Ricevere il beneficio vuol dire però anche stare a delle regole: rendersi immediatamente disponibile a lavorare, presentarsi alle convocazioni fatte dai Centri per l’Impiego e, chiaramente, comunicare informazioni vere e dichiarare qualsiasi variazione del proprio reddito familiare. Nel caso in cui una di queste regole venga trasgredita, sono previste delle sanzioni di cui dovrà occuparsi proprio l’Inps.
Sono previsti tre tipi di sanzioni, a seconda dell’obbligo trasgredito:
– la revoca del reddito con efficacia retroattiva (che prevede la restituzione delle somme percepite fino a quel momento)
– la decadenza del beneficio (senza efficacia retroattiva)
– una riduzione del beneficio (in misura crescente)
Dunque spetterà all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale un compito molto importante e delicato ai fini della buona riuscita della misura. E anche in questo caso, come in quello dei servizi sociali e dei Centri per l’Impiego, non mancano le forti criticità nella concreta e reale applicazione dell’Rdc. Vediamo quali.
Le assunzioni e Quota 100.
In Inps lavorano attualmente 25.600 dipendenti. Per rafforzare l’organico è prevista la spesa di una somma fino a 50 milioni di euro per 1.003 nuove assunzioni. A dire il vero, però, Inps è da anni in attesa di nuove assunzioni che, sommandosi a quelle previste dal governo per il Reddito di Cittadinanza, ammontano ad un totale di 4.094 assunzioni, da fare entro dicembre 2019. Non tutte le assunzioni previste, però, saranno destinate alla gestione del reddito. Di queste, infatti, solo la prima parte (1.003 unità), ovvero quella che si rifarà ai 50 milioni messi a disposizione, dovrà obbligatoriamente dedicarsi alla nuova misura. Queste nuove assunzioni verranno fatte a tempo determinato fino al mese di novembre, poi si procederà alla loro stabilizzazione con lo sblocco del turn over. Insomma, non sembrerebbe una situazione in sé indecorosa. C’è un unico vero problema che non si è considerato: i pensionamenti. Infatti con l’avvento di Quota 100 è previsto che saranno circa 4 mila le unità in uscita in Inps, secondo un calcolo dello stesso istituto. Questo significa che non avverrà alcun rafforzamento del personale, ma solo un mantenimento dello stato attuale delle cose.

I numeri del turn over che avverrà in Inps nei prossimi mesi
Il problema delle sanzioni.
Una delle principali criticità con cui l’Inps si troverà ad avere a che fare è nel controllo sui patrimoni immobiliari dei richiedenti il beneficio. Infatti, in assenza di controlli preliminari sulla veridicità delle autodichiarazioni patrimoniali (che infatti non sono previste, anche per una ragione di tempistiche) si rischia di erogare il beneficio al buio e di dover poi, in sede di verifica ex post, recuperare ingenti somme di denaro da famiglie che non soddisfano i requisiti patrimoniali della misura. Somme che non è assolutamente scontato che si riescano a recuperare, tanto meno in tempi brevi.
Le banche dati.
Quella del Reddito di Cittadinanza rimane, nei fatti, una misura molto delicata e complessa da mettere in atto. Infatti è necessaria una interconnessione di dati per tracciare il profilo dei percettori del reddito. E se da una parte c’è un problema di tutela della privacy, dall’altra regna una carenza di comunicazione tra le banche dati. Un esempio, nel caso di Inps, è quello del rapporto con Aci (Automobile Club d’Italia) per il controllo delle automobili. Non esiste infatti una piattaforma informatica per incrociare i dati e garantire un lavoro coordinato tra gli istituti.
Intorno alla misura del Reddito di Cittadinanza c’è indubbiamente molta confusione, molti aspetti ancora non definiti. Come la mancanza di una convenzione con i Caf perché anche questi possano accogliere le domande per il reddito di cittadinanza [Aggiornamento 4 marzo: raggiunto l’intesa, i Caf forniranno gratuitamente – già a partire dal 6 marzo – il servizio di raccolta delle domande per il reddito di cittadinanza da inviare all’Inps]. Proprio per questo non è affatto semplice formulare una previsione esatta dei cambiamenti che porterà nel lavoro pubblico. Abbiamo provato a fare un po’ di chiarezza ascoltando la testimonianza dei lavoratori, di chi tra pochi giorni si renderà concretamente interlocutore dei cittadini che faranno richiesta o che, semplicemente, chiederanno informazioni. Ciò che però viene descritto è, nel caso dell’Inps come nei casi precedenti (di assistenti sociali e dipendenti dei centri per l’impiego), la conferma di uno scenario confuso, caotico e preoccupante.
Parola ai lavoratori.
Lavoratrice di 50 anni dalla Toscana. Dipendente Inps da 18 anni.
“Il gap tra aspettativa e realtà sarà devastante. Saranno tutti i cittadini a subire, quelli di fronte agli sportelli e quelli dietro”
Ad oggi non sappiamo nemmeno quali siano i definitivi requisiti per avere accesso al reddito. Il 6 di marzo apriremo le porte agli utenti e ci sarà tantissima affluenza. E noi cosa diremo a queste persone? Qualcuno è già venuto in questi giorni ed è stato faticoso fargli capire che noi non abbiamo ancore le informazioni. Non abbiamo avuto neanche il tempo di essere formati, non siamo in grado di dare al cittadino il servizio che merita di avere. Il gap tra aspettativa e realtà sarà sicuramente devastante.
Intanto stiamo rimandando gli appuntamenti a marzo, sperando di saperne di più. Ho come la sensazione che si aspettino che ci informiamo da soli dal flusso di notizie che girano su internet. Non mi sembra serio e professionale.
Quando avvii una misura del genere non puoi, per fare propaganda, stabilire una data per la quale non sei pronto. Prima bisogna creare i presupposti e poi aprire le porte. Noi qui siamo nella più grande confusione. E saranno tutti i cittadini a subire, quelli di fronte agli sportelli e quelli dietro.
Lavoratrice di 56 anni dal Veneto. Dipendente Inps da 13 anni.
“Non riusciamo più ad erogare i servizi, c’è tantissimo stress da lavoro correlato”
Noi in Veneto siamo in stato di agitazione perché non riusciamo più ad erogare i servizi per la carenza di personale. Quelli che hanno delle professionalità stanno andando in pensione e l’ultimo concorso che era stato fatto per 300 persone è stato accantonato. Mancano almeno 80 persone a Verona, c’è tantissimo stress da lavoro correlato. Forse ci saranno nuove assunzioni, ma prima che questo personale sarà operativo passerà del tempo.
Lavoratrice di 50 anni dalla Sicilia. Dipendente Inps da 12 anni.
“La situazione in Sicilia non è come nel Nord Italia, ma non se ne tiene conto”
“Più che in un clima di preoccupazione viviamo in un clima di buio. La situazione in Sicilia è particolare, non è come nel Nord Italia. Hanno vietato l’accesso al reddito a persone in possesso di macchine di grossa cilindrata. Ma qui spesso le famiglie hanno macchine vecchie di 15 anni, con grosse cilindrate ma non per questo benestanti, anzi. Ci sono nella misura un po’ di contraddizioni. Non si è saputo fino in fondo tenere conto della disomogeneità tra i territori”.
Conclusioni.
“Il quadro delineato, anche dai lavoratori – fa sapere Matteo Ariano della Funzione Pubblica Cgil – è di un Istituto ancora non pronto all’applicazione della misura per la mancanza di personale necessario ad affrontare questa ulteriore incombenza calata dall’alto (che andrà ad affiancarsi alle tante altre già svolte dall’Inps) e la mancanza di formazione e informazione ai lavoratori, in assenza di un contesto normativo chiaro e preciso e anche in relazione alle nuove piattaforme informatiche, tuttora non presenti”.
“In questa continua e logorante rincorsa agli obiettivi che sta facendo perdere di vista la funzione dell’Inps, chi rischia di farne le spese sono i lavoratori dell’Istituto – denuncia Ariano -, su cui rischia di abbattersi un vero e proprio “tsunami” di domande. Ci auguriamo perciò – conclude – che i vertici dell’Ente – al di là delle rassicurazioni pubbliche – tutelino i propri dipendenti, mettendoli realmente nelle condizioni di erogare tutti i servizi alla cittadinanza, al di là delle priorità politiche del momento”.
Ascolta il podcast di RadioArticolo 1 su Reddito di cittadinanza? Vince la confusione
Interventi di Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia; Laura Paradiso, Rsu comune di Roma; Christian Biagini, centro per l’impiego Perugia; Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro Regione Lazio. In studio Enzo Bernardo, Fp Cgil e Anna Teselli, Cgil.
SMART-WORKING:DELUDENTE CONCLUSIONE
Nella giornata del 26 è proseguito il tavolo di approfondimento sullo smart-working, preceduto da una fase “seminariale”.
Non possiamo che definire sconfortante l’esito del confronto: pur essendo state recepite alcune proposte di modifica da noi presentate, il testo ci appare ancora lontano dall’essere accettabile.
Di seguito alcune criticità che abbiamo evidenziato:
– Viene fissato un tetto massimo del 10% del personale in servizio, come limite complessivo di lavoratori che potranno aderire, nonostante lo stesso testo normativo (articolo 14 della Legge n. 124/2015) precisi
che “almeno” il 10% del personale possa aderire allo smart-working. Avevamo chiesto che fossero considerate le specificità di alcuni profili (ispettori e legali, ad esempio), ma l’Amministrazione ha voluto creare un unico “calderone” in cui confluiranno tutte le richieste.
– La sperimentazione – che durerà fino al 31 dicembre 2019 – partirà una volta presentati i progetti da parte delle singole strutture: nonostante le nostre richieste, non è dato sapere se tutti i progetti presentati saranno poi approvati e, quindi, quante sedi saranno in sperimentazione.
– I singoli lavoratori potranno presentare domanda di ammissione allo smart-working ma verranno ammessi tenendo conto in via prioritaria di caratteristiche personali e comportamentali (?!?), quali l’affidabilità. Chi e su che basi decide se un lavoratore è affidabile o meno? Non vorremmo, poi, che criteri come l’ “affidabilità” o il “problem solving” possano escludere o fortemente condizionare la partecipazione dei colleghi di Area A e B.
– Se le domande presentate superano il tetto del 10%, l’Amministrazione prenderà in considerazione una serie di criteri indicati nel testo, senza che ci sia dato sapere come verranno valutati.
Queste sono solo alcune delle nostre osservazioni, di cui l’Amministrazione non ha voluto tener conto e, con un atteggiamento un po’ troppo frettoloso, ha ritenuto di voler chiudere. Per questo, non
abbiamo ritenuto di firmare il protocollo d’intesa che ci è stato proposto.
Altri, invece – quelli che gridano continuamente allo scandalo dei “firmaioli” -, hanno firmato quel testo senza batter ciglio, facendo per l’ennesima volta da sponda all’Amministrazione, così come accadde quando si presentarono da soli all’informativa posticcia sulla Determina 153.
Da parte nostra, riteniamo che si sia sprecata l’ennesima occasione per mostrare di avere a cuore il benessere del personale. Ci attiveremo, pertanto, durante il previsto monitoraggio, per evidenziare tutte le criticità che verranno in rilievo ed evitare che lo smart-working diventi un mero adempimento tra i tanti obiettivi che l’Inps deve realizzare.
Roma, 26 febbraio 2019
FP CGIL/INPS CISL FP/INPS UIL PA/INPS CONFINTESA/INPS
Matteo ARIANO Paolo SCILINGUO Sergio CERVO Francesco VIOLA
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